02/08/26

Evoca/Bergamo, operaie in sciopero con Slai cobas per l’emergenza caldo/umidità

O SCHIATTI DAL CALDO O LOTTI E SCIOPERI
La nuova ondata di caldo e lo sciopero emergenza caldo/umidità, non di massa ma diffuso in tutta la fabbrica, che resta la prima forma di autotutela della salute, è stato indetto dallo Slai Cobas, l’unico che abbia raccolto questi bisogni.
Le operaie in sciopero si ribellano
- alla condizione della fabbrica caserma, perchè la ristrutturazione non avanza senza strappi, imposizioni, repressione
- ai sindacati confederali che hanno la faccia tosta di augurare le buone ferie ai lavoratori, dopo aver dimostrato sul campo torrido di questa estate, quanto sono distanti e insensibili alla condizione operaia.
Uno sciopero per organizzare la lotta collettiva operaia, far valere il protagonismo delle operaie che devono contare e decidere, per liberarne la forza, il vero antidoto alla paura, per la salute caldo, come per la difesa del posto e delle condizioni di lavoro e di vita.
Nell’emergenza caldo in effetti, lo sciopero ha contribuito a far si che tra le operaie si cominciasse a parlare con più coscienza e decisione delle condizioni della fabbrica.
Le rivendicazioni dello sciopero di fronte alle condizioni meteo stagionali, alle condizioni aziendali nei reparti di produzione arretrate e inadeguate sono per un incontro aziendale con Slai Cobas sc ed una delegazione delle operaie in sciopero per un piano di prevenzione caldo centrato sull’esperienza delle operaie in linea; per interventi immediati, quali, distribuzione sali minerali, acqua fresca a disposizione per tutte/i secondo necessità, manutenzione ed efficienza degli impianti esistenti, sonde in linea per percepire lo stesso caldo e umidità delle operaie/i, programma per pause extra retribuite e riduzione velocità delle linee in emergenza caldo.
E la quarta ondata di caldo, che vuol dire un evento meteo che aggrava le stagionali condizioni climatiche, ovvero che è conosciuto ed atteso, è arrivata. Ma di prevenzione non se ne parla mai… potremmo dire parafrasando la storica canzone ‘la ballata della Fiat’ che in musica ci parla ancora oggi della contestazione operaia anche alle vuote parole ed ai piagnistei dei sindacalisti in assemblea ‘e di lottare non si parla mai…’ appunto, operai che si presero le assemblee e via via diventarono i protagonisti di una grande stagione del conflitto di classe.
La cronaca lascia intendere che almeno per i lavoratori esposti direttamente alla calura qualcosa si sia mosso. In realtà questo titolo è uscito proprio ad inizio settimana quando un nuovo omicidio sul lavoro ha colpito un operaio morto di stenti dentro una serra in orario vietato al lavoro dalle ordinanze regionali per ‘l’emergenza caldo’.

Appare chiaro che per i lavoratori i provvedimenti istituzionali, gli allarmi della protezione civile, le azioni del governo Meloni/dei padroni, che fanno danni, come la riduzione da 33 a 15 milioni del fondo per la cassaintegrazione caldo, da soli non bastano, per quantità, efficacia e per sostanza dato che per i profitti dei padroni la produzione non si deve fermare mai.
E altrettanto chiaro che senza le mobilitazioni autonome e collettive, senza un’organizzazione di classe i lavoratori sono destinati a subire nello scontro individuale con i padroni.
Alcuni commenti delle operaie Evoca scese in sciopero con Slai Cobas:
"ieri non si respirava, stamattina è peggio, non oso immaginare di pomeriggio", "71% di umidità già alle 6 di mattina", "stiamo gocciolando in linea"… "ieri i colleghi mi dicono che alla 16 i distributori di acqua erano gia’ vuoti".
Poi denunciano anni di mancati interventi specifici dentro i capannoni in cui non vengono messi soldi per la salute dei lavoratori, quindi nemmeno gli adeguamenti necessari allo stress termico provocato dall’intensificarsi del fenomeno delle ondate di calore, perchè tutto è concentrato su di una ristrutturazione che accelera i ritmi di lavoro, dove ‘correre’ diventa la parola d’ordine, che fa la saturazione dei tempi di lavoro, toglie operaie dalle postazione e chi resta deve fare il lavoro in più, per aumentare il plusvalore estorto alle operaie/i, e mettere più profitti nelle tasche degli azionisti/padroni. Queste sono le normali condizioni di lavoro fortemente usuranti su cui si scarica il microclima tropicale, sulle linee di montaggio di una fabbrica con una età media per altro alta. 
Ma è il piano industriale in corso da tempo avanza. I sindacalisti di Cgil Cisl Uil e i loro delegati fingono di non vedere, arrivando a chiedere nelle assemblee "fateci sapere, noi domandiamo il piano industriale alla direzione ma non abbiamo informazioni"... ridicoli imbonitori che finiscono per essere smentiti dalle stesse operaie: "...questo te l’ho detto anche l’anno scorso ma non avete fatto nulla".
La direzione aziendale e ‘loro sindacati - basta leggere i comunicati congiunti azienda/esecutivo - continuano unitariamente ad ignorare la questione caldo. A questi sindacati è lasciato il ruolo di portaordini, di convincimento e di controllo verso gli operai a restare inermi di fronte a tutto. Sono dunque, un ostacolo diretto alla mobilitazione necessaria, con cui fare i conti.

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