11/10/22

Ministero della natalità e modello Polonia - Questa è la "difesa della Legge 194" della Meloni!


1) La Lega chiede un ministero esplicitamente per la natalità,
perchè ha detto Salvini: "
perché bisogna tornare a mettere al mondo figli senza tanti problemi». E chiaramente il problema principale sarebbe la possibilità delle donne di abortire. "Dobbiamo seguire l'esempio - hanno aggiunto esponenti della Legadelle politiche del Trentino Alto Adige, la Regione che ha l'indice di natalità più alto".
Quindi, di conseguenza, bisogna eliminare il diritto d'aborto!
Così, con il governo della Meloni si vuole passare dal Ministero delle "pari opportunità e della Famiglia", ancora ambiguo verso la condizione e i diritti delle donne, al possibile, chiaro, "Ministero della natalità" diretto dalla Lega, esplicitamente impegnato a ricattare le donne perchè facciano figli, per l'economia del capitale e per la guerra imperialista.
2) Giorgia Meloni ha detto che il suo modello è la Polonia.
La Polonia è il paese che ha cancellato il diritto all’aborto e colpito tutti i diritti umani, civili, del lavoro. Che ha eliminato l’autonomia della magistratura e dichiarato fuori legge lo stato di diritto europeo. Che persegue una politica razzista e di fanatismo religioso.

Già nessuno aveva creduto alle dichiarazioni della Meloni da Mentana, in cui giurava che l'aborto non sarebbe stato cancellato; ora nell'approssimarsi della formazione del governo su questo cade ogni menzogna.

Tante donne, i movimenti femministi, Nudm hanno già dato nelle scorse settimane una prima estesa risposta. Ma se attaccano realmente il diritto d'aborto sono le donne più colpite, le proletarie che non hanno alcuna soluzione alternativa, che devono scendere in campo, per elevare e rendere "pericolosa" la lotta. 

Dalle lavoratrici degli asili di Taranto: aumento orario di lavoro e del salario!

Facciamo anche in altre città questa lotta; uniamoci, insieme siamo più forti per dire basta alla miseria attuale delle nostre condizioni di lavoro.
Per collegarci: slaicobasta@gmail.com - WA 3519575628

10/10/22

Dalla fabbrica Beretta - verso l'Assemblea operaie del 28 ottobre

Il giorno 30 settembre vi è stato un intervento alla Beretta  di Trezzo da compagni dello Slai cobas sc di Bergamo e compagne del Mfpr. L'intervento, con volantinaggio, si è svolto alle 21, al turno di uscita delle operaie. Il volantino di post elezioni/governo aveva sul retro il volantino di preparazione assemblea operaie. 

L’uscita delle operaie, singolarmente o a piccoli gruppi, ha permesso di parlare con loro. Molte si sono fermate. Abbiamo parlato principalmente sulla preparazione dell’assemblea operaie, a partire dalla lotta della Beretta, ma subito collegandoci alla necessità di unità di altre lavoratrici in lotta, in particolare in questa fase contro il nuovo governo. La maggioparte delle operaie con cui abbiamo parlato ha accolto molto bene l’assemblea in preparazione a Trezzo, pur nelle difficoltà in fabbrica sia con azienda/capi, sia con le altre lavoratrici dirette;. hanno voluto sapere meglio del perché e dei contenuti, e tante  hanno lasciato loro recapiti.

Dopo l'intervento alla fabbrica in un bar vicino vi è stato l’incontro/riunione con due operaie delegate dello Slai cobas sc. Abbiamo condiviso l'importanza e necessità di questa prima assemblea cittadina in questa fase a cui chiamiamo altre operaie delle fabbriche della zona principalmente (per es. Montello di Bergamo) a cui nei mesi scorsi è stata portata l'informazione della lotta della Beretta che ha incoraggiato altre lavoratrici. Si è sottolineato il valore dell’assemblea anche a livello nazionale, prima assemblea di operaie, e come necessaria raccolta delle tante solidarietà arrivate alla loro lotta. 

Poi si è vista la questione dell’assemblea, la data, il 28 ottobre in una sala a Trezzo dalle ore 12,30/15; giorno e orario sono state decisi per favorire, in questa prima assemblea, la partecipazione delle operaie Beretta. Chiediamo a chi viene da fuori un piccolo sforzo, per una grande battaglia, per l'unità delle donne/lavoratrici

Con le donne iraniane, contro il regime fascista e oppressore, contro l'ipocrisia dell'imperialismo - Dichiarazione di proletari comunisti

La rivolta in Iran si estende ogni giorno di più. Ora le università, con al centro l'università Sharif di Teheran, Sharif di Teheran, le scuole scendono in campo, con le ragazze sempre in prima fila che cacciano i rappresentanti del regime dalle università. Le donne - che subiscono tutta l'oppressione, il buio, la ferocia - hanno iniziato, hanno organizzato le prime manifestazioni, e ora sono sempre più alla testa di queste rivolte.
La ferocissima repressione, con centinaia di morti, arresti della polizia, come l'osceno tentativo del regime iraniano di nascondere che la morte di Mahsa è un assassinio - un tentativo che esprime in realtà la debolezza, le difficoltà in cui si sta imbrigliando il regime - invece di fermare questa marea di manifestazioni, proteste la alimenta.
Sviluppiamo dovunque in Italia il sostegno.

Pubblichiamo la dichiarazione di proletari comunisti 

Proletari comunisti esprime la massima solidarietà, sostegno al movimento delle donne in lotta in Iran contro il regime fascista e oppressore di questo paese.

Questo movimento nato con proteste e ribellioni per la morte della giovane Mahsa Amini nelle carceri iraniane si è via via esteso al movimento studentesco e al movimento popolare in numerose città dell’Iran, legandosi alle condizioni di vita dei proletari e delle masse popolari colpiti dallo stesso regime e dai suoi padroni. Il regime ha risposto con una feroce repressione, eccidi e morti e soprattutto ha mostrato il suo volto feroce di una dittatura oscurantista e di classe.

Certamente l’imperialismo, e principalmente l’imperialismo USA, si è ipocritamente schierato con l’opposizione, così come viene fatto da tutti i governi imperialisti, in particolare nell’attuale situazione mondiale in cui questi governi marciano verso la guerra imperialista per una nuova ripartizione del mondo e per la appropriazione delle risorse energetiche strategiche e, quindi, vedono nell’Iran un possibile alleato degli altri paesi imperialisti in contesa, l’imperialismo russo e l’imperialismo cinese. Ed è chiaro che questa situazione viene usata dal regime reazionario iraniano per colpire il grande movimento delle donne e di opposizione interno.

Ma le donne iraniane e le masse oppresse in Iran hanno ragione e ci uniamo a loro nel grido: “Morte al dittatore!”.

Proletari comunisti ha legami internazionali con forze comuniste rivoluzionarie in Iran, in alcuni casi presenti anche nei paesi europei e negli Usa. Le sostiene, perché l’internazionalismo non ha nazione e la lotta contro l’imperialismo e regimi oppressori è una lotta comune.

Nel nostro paese proletari comunisti sostiene il Movimento femminista proletario rivoluzionario impegnato a partecipare, orientare le manifestazioni delle donne nelle città in cui è presente. Ma come sempre la nostra azione è perché il proletariato nel suo insieme si schieri solidamente al fianco della lotta delle donne contro ogni oppressione, in qualunque paese avvenga.

Bisogna nello stesso tempo smascherare l’ipocrisia dei governi imperialisti e delle donne del potere e del sistema borghese che nel nostro paese cercano di farsi “belle” di questo sostegno, quando sono da sempre parte del sistema che opprime, della classe dominante che sviluppa politiche, prassi e cultura contro le donne, e oggi una parte di esse sono parte del governo che dell’attacco alle donne, a partire dal diritto d’aborto, in nome di valori clericofascisti della famiglia è un nemico giurato delle istanze delle donne, in particolare proletarie e del movimento in corso.

09/10/22

“Questa volta non è una rivolta, è una rivoluzione". In piazza a Bergamo con la lotta delle donne iraniane. Solidarietà internazionalista dei lavoratori dello Slai cobas s.c.


Per due volte, la comunità iraniana nella settimana appena trascorsa, è scesa in piazza a Bergamo e ieri lo ha fatto in tutta fretta per l’appello lanciato in Iran, per uscire dalle case, andare nelle piazza alle ore 10.00, ovunque possibile, contemporaneamente.

A Bergamo, principalmente studenti, in maggioranza donne, coraggiose e determinate portano la loro lotta contro il regime islamico, anche per le persone all’estero, non priva di pericoli e ritorsioni come viene detto dal megafono. Combattivi nel denunciare l’oppressione e la repressione della vita e della lotta che vede in Iran le donne in prima fila. Per smascherare l’incredibile versione ‘ufficiale’ del regime, come d’uso corrente tra le polizie anche dei paesi cosiddetti democratici, che cerca di far passare per un malore l’omicidio di Mahsa, barbaramente uccisa di botte nelle celle della polizia religiosa. E nelle proteste seguite sono oltre 180 i manifestanti uccisi dai militari, 3 solo ieri negli scontri per le cariche nelle piazze del paese, dove la repressione non ferma le proteste dalle università, dei lavoratori in seguito all’assassinio di Mahsa, ma le alimenta.



Nelle partecipate iniziative di Bergamo, significativa la presenza di un gruppo di lavoratori immigrati dello Slai Cobas per il sindacato di classe, che nella solidarietà internazionalista ‘alla rivoluzione di Mahsa’, nell’appoggio alla lotta delle donne che sono alla testa delle masse e del popolo in rivolta contro il regime degli ayatollay, hanno trovato una immediata intesa con i giovani universitari..





Non c'è lotta antirazzista senza lotta anti-sessista. Dalla Rete Campagne In Lotta, un dibattito necessario alla lotta

Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato, giunto da Rete Campagne in Lotta, utile per sviluppare lotta e organizzazione più elevate, sempre più urgenti in questa fase del governo fascio-populista cementato dal razzismo, che ha al suo centro la guerra contro i migranti.

IL COMUNICATO DI RETE CAMPAGNE IN LOTTA
"Approfittiamo dell’invito, rivoltoci dal SICOBAS e ancora prima da uno dei suoi membri, a partecipare all’assemblea in oggetto e alla giornata di lotta in programma il 26 ottobre, per esprimere alcune valutazioni rispetto non soltanto alla giornata, a cui abbiamo deciso di non partecipare per le ragioni di cui diamo conto qui, ma anche al percorso intrapreso insieme con le parole d’ordine “no confini, no sfruttamento” nel 2016-2017. Ci sembra, infatti, doveroso (sebbene con ritardo, di cui ci rammarichiamo) cominciare a riflettere sulle ragioni per le quali quell’esperimento è naufragato, perché eventuali futuri tentativi (che ci auguriamo potranno emergere) non ricadano nelle stesse dinamiche. 

Iniziamo da un assunto banale, ma forse non troppo: non esistono più le mezze stagioni. Da tempo. Ragione per la quale riteniamo di diffidare di qualsiasi appello ad un fantomatico “autunno caldo”...qui nei nuovi tropici dove ci troviamo a vivere e lottare, che sia la stagione delle piogge o quella secca, tocca stare sempre in guardia e soprattutto passare all'offensiva per non farsi schiacciare, ad agosto come a gennaio, con un lavoro quotidiano che possa appunto fare dell’antirazzismo una pratica necessaria della lotta di classe. Ce lo ha insegnato e ce lo insegna tutti i giorni chi viveva ai tropici da prima che noi perdessimo l'autunno. Forse alcuni tra di noi, però, tardano a recepire l'insegnamento.

In generale, riteniamo che guardare indietro – a quanto di buono è stato fatto da chi ci ha preceduto, come da ciò che essi combattevano – sia utile solo nella misura in cui non ci ingabbia dentro logiche e ragionamenti che appartengono al passato, un passato che non ritorna mai uguale a se stesso. Il fascismo del secolo scorso, così come l'Occidente imperialista, per citarvi, non possono essere il nostro nemico di oggi (il capitalismo non è più fondato su base nazionale, nonostante l'apparente risorgere del sovranismo), né possono essere quelli del secolo scorso gli strumenti per combattere chi ci vuole divise, succubi e sfruttate. I fascismi e gli imperialismi hanno cambiato volto.

Guardare al passato, d'altra parte, deve significare anche e soprattutto riconoscere gli errori di quegli stessi che ci hanno preceduto, per provare a non ricaderci - e quindi riconoscere anche i nostri, di errori. È questo, forse, il nodo più importante e la ragione che ci spinge, nonostante tutto, a rispondere al vostro invito. Invito che ci lascia non poco spiazzate, visti i trascorsi. A cominciare da una questione di genere e di 'razzializzazione' mai veramente affrontata, che ci sembra ancora una volta trattata in maniera superficiale e persino strumentale nell'appello che chiama a questa assemblea e alle prossime mobilitazioni, stile appunto 'autunno caldo'. Il riferimento alla questione di genere (che, mettiamocelo in testa una volta per tutte, non riguarda soltanto le donne, così come il razzismo non riguarda soltanto i neri) sembra piuttosto una concessione a un'ondata di lotte e ribellioni che non si può più ignorare, che non il frutto di una reale riflessione su quanto l'estrazione di lavoro gratuito e sottopagato sulla pelle e sul corpo di molte donne, o più in generale dei soggetti femminilizzati, sia fondante del sistema di sfruttamento che dite di voler combattere. Non c'è lotta antirazzista senza lotta anti-sessista. Non ci si può indignare delle stragi di immigrati, di persone definite di colore, per poi tacere sulla strage di donne, un quotidiano stillicidio passato sotto silenzio. E la lotta contro il sessismo in tutte le sue forme ci pone davanti al fatto che non possiamo concentrarci unicamente sul lavoro salariato, ma dobbiamo guardare alla questione della riproduzione sociale nel suo complesso.

Nel vostro appello vi rivolgete sempre e soltanto a compagni maschi ed italiani, compagni che 'sostengono le lotte degli immigrati'. D'altronde, il vostro linguaggio è perlopiù incomprensibile a quelli che voi, compagni italiani e uomini, chiamate immigrati. E, detto per inciso, per favore smettiamo di dare corda al linguaggio razzista avvalorando l'idea che esistano entità chiamate 'etnie' o 'razze', o che esistano persone 'meticce'. Per favore. E smettete di utilizzare l'immagine, buona alla bisogna per dimostrare quanto siano sfruttati i lavoratori immigrati, del bracciante di Foggia o di Rosarno, quel bracciante che avete abbandonato alla sua lotta, senza spiegazioni valide. Ci sembra, infatti, piuttosto grottesco voler lanciare una piattaforma antirazzista senza fare minimamente riferimento al percorso comune a cui diverse realtà che saranno presenti il 23 settembre, e probabilmente il 26 ottobre, hanno aderito nel 2016.

Un percorso, quello che si era formato intorno allo slogan 'no confini, no sfruttamento', che partiva dal principio di una reale auto-organizzazione; dall'importanza che riveste per noi una battaglia per un reale riconoscimento paritario, anche a livello amministrativo e giuridico, di chi vive e lavora in Europa, indipendentemente dalle origini; e da una volontà compositiva che evidentemente si è scontrata con calcoli politici e ripiegamenti identitari e verticistici che a noi puzzano di paternalismo, di sessismo e sì, anche di razzismo. D'altronde nessuno o nessuna di noi può considerarsi immune da questi virus, che ci hanno instillato alla nascita in quanto cittadini e cittadine dell'Europa dello sfruttamento, delle gerarchie e della competitività. Occorrerebbe, quindi, ripartire da noi, guardare al passato in maniera critica e riflessiva, riprendere le fila di un dibattito e di un percorso di cui mai si è dimostrata la volontà reale di fare perlomeno un bilancio. Lo dobbiamo alle migliaia di compagne e compagni di strada che ci hanno creduto, che hanno investito le loro energie in questo percorso, e che tuttora non comprendono, così come non le comprendiamo appieno nemmeno noi, le ragioni del suo affossamento. Possiamo tutt’al più proporre qualche riflessione. Ci troverete sempre pronte al confronto, purché sia franco, leale e affrontato ponendoci tutte e tutti, indipendentemente da esperienze, vissuti, forme e colori, sullo stesso piano. Se non siamo capaci di fare questo, qualsiasi piattaforma antirazzista sarà destinata a naufragare insieme alle speranze di quante e quanti vi ripongono la loro fiducia.

Rete Campagne in Lotta
On 18 Sep 2018, at 01:49, si cobas <sicobas.napoli@gmail.com> wrote:

Il 23 settembre il SI Cobas indice un’Assemblea Antirazzista Internazionalista a Bologna. 
Nel clima sempre più arroventato di canea anti-immigrati e razzista, non solo in Italia ma in tutta Europa (vedi Germania), funzionale anche ad aizzare il nazionalismo, da destra e da “sinistra” (“sovranismo”), al servizio dei vari interessi imperialistici (vedi il riacceso scontro Italia/Francia sulla Libia) è necessaria un’iniziativa su scala non solo italiana, ma almeno europea contro il razzismo, da un punto di vista di classe e internazionalista.
C’è da auspicare che tutti coloro che condividono questa esigenza portino il proprio contributo all'assemblea.

07/10/22

28 ottobre ASSEMBLEA OPERAIE


Il 28 ottobre vi sarà L'ASSEMBLEA OPERAIE IN SOLIDARIETA' ALLE OPERAIE BERETTA E PER L'UNITA' DELLE LAVORATRICI 

L'assemblea si svolgerà a Trezzo sull'Adda (MI) in una sala cittadina sala via Mons. Grisetti 1. L'orario è dalle 12.30 alle ore 15,00
Questo orario è in funzione di permettere la presenza delle operaie Beretta.

E’ un’assemblea importante; è la prima assemblea esplicitamente delle operaie, che vuole unire le varie fabbriche e posti di lavoro in lotta o in sofferenza. Con l'assemblea poi si vuole raccogliere la solidarietà che c'è stata nei mesi scorsi intorno a questa lotta della Beretta che riguarda diritti fondamentali delle donne lavoratrici.

E’ la marcia in più delle donne proletarie che più unita diventa più forte e visibile, come avevamo detto nelle assemblee telematiche dell'Assemblea Donne/Lavoratrici.

Chiediamo a tutte e tutti di far girare, inviare sui posti di lavoro, nelle lotte, manifestazioni in corso l'informazione (utilizzando anche questo primo volantino in allegato) di questa assemblea e l'invito ad essere presenti, almeno con rappresentanti


Invieremo successivamente una informazione su come arrivare sul posto.

Assemblea Donne/Lavoratrici
Lavoratrici Slai cobas sc Beretta

Per comunicare adesioni o avere informazioni:
WA 3408429376