04/09/22

Presidio ambasciata indiana - Appello da far girare

In continuità con la campagna di denuncia delle terribili condizioni nelle carceri, per la libertà delle prigioniere politiche in India, 
facciamo appello a partecipare alla manifestazione all'Ambasciata india a Roma del 17 settembre, interna ad una campagna che dal 13 al 19 settembre si svolge in tanti paesi, lanciata dal Comitato Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India, in unità con PCI (M)

03/09/22

Pellegrini appalto ex Ilva - Porre realmente fine all'accordo discriminatorio tra lavoratrici - stesso orario per tutte le lavoratrici

La rappresentanza delle operaie della Pellegrini di Taranto sarà all'Assemblea proletari anticapitalista del 17 settembre a Roma, per incontrare, collegarsi, unire alle altre lotte delle lavoratrici.

Nonostante promesse, assicurazioni che l'accordo di marzo firmato da Cisl e Usb sarebbe stato rivisto, e che l'Usb avrebbe ritirato la firma: ora ritiriamo, ora ritiriamo.... l’accordo sta ancora lì, vivo e vegeto, e continua ad operare i suoi guai di discriminazione tra lavoratori, penalizzando soprattutto le donne.

L’accordo, ricordiamo, sull’orario di lavoro prevede che “solo a una parte minoritaria dei lavoratori part time vengono stabilizzate le 24 ore settimanali fatte nei due anni di covid; a tutti gli altri NO, tornano indietro a 20/17 o meno ore settimanali. Vengono esclusi chi ha superato le 48 ore di assenza nel periodo feb/dic 2021; da queste assenze vengono illegalmente escluse buona parte delle malattie, anche interventi operativi, periodi di quarantena per covid - in cui era vietato dalla normativa di uscire di casa, ecc. Questo accordo colpisce soprattutto le donne. Per le lavoratrici solo la “maternità obbligatoria o facoltativa” non viene definita “assenza”, ma tutto il resto sì: problemi di salute per dover fare il doppio lavoro, in fabbrica e in casa, problemi familiari, con i figli, problemi di assistenza genitori (scaricati sulle donne).
Non solo. I sindacati stanno dicendo ai lavoratori di presentare all’azienda cartelle cliniche, cioè di permettere che sia l’azienda a decidere se quella patologia e il livello di malattia sia riconosciuta o meno nei criteri fissati dall’accordo. Violando in questo modo sia la privacy, sia lo Statuto dei lavorator
i”

Contro questo illegittimo accordo stiamo agendo legalmente. MA NON BASTA!

Serve l’azione collettiva delle lavoratrici. Non stiamo dietro alle promesse o alle rassicurazioni individuali. Questo brutto accordo che crea un precedente deve essere cancellato!

Nella prossima settimana (comunicheremo nei prossimi giorni data e orario) saremo alla portineria dell’appalto e faremo una riunione, aperta a tutti, indipendentemente dall’iscrizione sindacale, per decidere insieme il che fare e informare e invitare all'assemblea nazionale del 17/9 a Roma.

Basta con le divisioni dei lavoratori! Vogliamo un contratto uguale per tutte, un orario di lavoro unico part time, che sia almeno di 24 ore settimanali. 

Operaie Slai cobas per il sindacato di classe 

Giù le mani dal diritto d'aborto! Oggi più che mai serve la lotta non il voto!

(da Il Manifesto) - Sull’esempio della destra americana, è partito l’attacco di Fratelli d’Italia contro la legge 194. E così i candidati alle prossime politiche, a partire dal senatore Luca De Carlo annunciano che ripresenteranno la proposta di legge (già depositata in questa legislatura a prima firma Isabella Rauti) che impone la sepoltura dei feti abortiti sotto le 28 settimane, anche senza la richiesta e il consenso dei genitori.
Nel testo si indicano le modalità di sepoltura. Se i genitori non dovessero fare richiesta, sarà l’Asl ad occuparsi della pratica «in un’area cimiteriale dedicata o nel campo di sepoltura dei bambini del territorio comunale in cui è ubicata la struttura sanitaria».
L’OBIETTIVO DEL PARTITO di Meloni è di generalizzare quello che già accade in varie parti d’Italia, spesso ad opera di associazioni pro-life che stipulano accordi con le Asl e organizzano tumulazioni con cerimonie religiose. Proposte di legge in questa direzione sono già state presentate nelle Regioni guidate da Fdi, come l’Abruzzo. Nelle Marche le norme per riconoscere il diritto di sepoltura dei feti sono già presenti dal 2015, quando alla guida delle regione c’era il centrosinistra, sollecitate dall’Udc. Ma in questi ultimi due anni le associazioni pro-life hanno trovato orecchie molto attente.
La Regione, come l’Umbria governata dalla Lega, non ha voluto recepire le indicazioni ministeriali sulla pillola Ru486 nei consultori. Il capogruppo Fdi Carlo Ciccioli ha parlato della necessità di disincentivare l’aborto per evitare la «sostituzione etnica» degli italiani.

02/09/22

Femminicidi e aborto - due facce della stessa medaglia


Femminicidi
- che sono sempre in aumento, uno degli ultimi ieri una donna operaia di Villa Castelli (BR) uccisa dal suo ex compagno - e gli attacchi al diritto d'aborto, che come un'onda nera si va espandendo, dagli Usa all'Europa, all'Italia, e qui da provvedimenti osceni, reazionari di alcuni Comuni a pericolosi echi nel parlamento, in Vaticano, con la prospettiva di un nuovo governo pieno di fascisti, no vax, feccia sessista che sicuramente vorrà mettere le sue lorde mani sull'aborto (FdI annuncia la proposta di legge per la sepoltura dei feti e per disincentivare l'aborto, allo scopo di "evitare la sostituzione etnica degli italiani"),
SONO DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA 
Entrambi vogliono le donne sottomesse allo Stato, alla famiglia, all'uomo, considerano le donne solo dei corpi da usare per fare figli o per i mariti, trattano le donne la loro vita come proprietà privata al servizio del sistema economico/politico o dell'uomo; entrambi non vogliono che le donne possano decidere della propria vita. 

Per questo LA LOTTA CONTRO I FEMMINICIDI E GLI ATTACCHI AL DIRITTO D'ABORTO E' "PERICOLOSA", ESSA METTE IN DISCUSSIONE LE BASI IDEOLOGICHE, POLITICHE, MATERIALI DI QUESTO SISTEMA CAPITALISTA. 
Per questo questa lotta è necessaria ed è parte fondamentale della lotta di classe rivoluzionaria per rovesciare questa maledetta società.

01/09/22

Alle lavoratrici - A presto, a Roma il 17 sett.

ALLE LAVORATRICI

Come forse già avete letto il 17 settembre a Roma vi sarà un’assemblea con la presenza di varie realtà di lavoratori, lavoratrici, dal nord e dal sud, per collegarci, sviluppare con più forza le nostre lotte, per affrontare insieme la lotta contro i pesantissimi attacchi dei padroni e del governo (chiunque sia il nuovo), che vogliono rendere la nostra vita ancora più difficile, dura; questa battaglia necessariamente richiede di essere unite a livello nazionale, altrimenti non ce la si fa.

Noi abbiamo diritto ad una vita dignitosa, libera, senza oppressione di qualsiasi tipo, senza paura della repressione, e unite abbiamo la forza per lottare.

Per questo vi diciamo di venire all’Assemblea a Roma. Incontrarci direttamente è 100 volte meglio che parlarci on line come abbiamo fatto in questi mesi.

Sappiamo bene che per le donne, le lavoratrici ai normali problemi per partecipare si aggiungono altri problemi, famiglia, figli, assistenza genitori, ecc. – ma questi problemi sono una ragione in più per noi donne per volere una vita diversa, per ribellarci a una condizione, niente affatto individuale, ma sociale che da un lato scarica tutto su di noi e dall’altro ci mette mille ostacoli, ci vuole costringere a rinunciare. Ma non ci stiamo!

Anche questo è un terreno di lotta, di sfida, e noi abbiamo una marcia in più per affrontarlo, perchè tutta la nostra vita deve cambiare.

I problemi si possono e si devono risolvere, anche insieme (se i figli per un giorno non si possono lasciare si portano e all’Assemblea saranno i “figli” di tutte noi, i mariti/compagni di vita per un giorno possono/devono occuparsi dei problemi di casa, quando noi ce ne occupiamo tutti i giorni).

Nell’assemblea portiamo, parliamo delle nostre lotte, dalle operaie della Beretta, alle lavoratrici precarie delle cooperative, dalle operaie della Montello alle lavoratrici delle pulizie, alle insegnanti e lavoratrici Ata delle scuole, dalla sanità alle poste, alle lavoratrici delle campagne, dei magazzini della logistica, ecc.

Venire è incontrare le altre lavoratrici, e collegandoci rendere concreta la nostra parola d’ordine: lotta una lottano tutte!

VI ASPETTIAMO! A PRESTO!

Le lavoratrici dell’Assemblea Donne/Lavoratrici

Le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario


Roma, Via Prenestina 913, ore 14,30 presso il Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz






Solidarietà con le donne detenute nel carcere le Vallette, in sciopero della fame

Carcere e repressione - uno dei temi dell'assemblea proletaria anticapitalista del 17 settembre ore 14.30 Roma - Metropoliz

Torino, le detenute delle Vallette scrivono ai politici: “Ci ignorate. Sciopero della fame fino alle elezioni”

“Ognuna di noi, dal 24 agosto fino al 25 settembre,  farà alcuni giorni di sciopero della fame. A staffetta ognuna di noi vuole  esprimere solidarietà per tutti quelli che sono morti suicidi, soli dentro una cella bollente”.

E’ l’esordio della lettera che alcune detenute del carcere le Vallette di Torino, in sciopero della fame da alcuni giorni,  hanno indirizzato ai politici in segno di “sdegno e dissenso per il menefreghismo di una certa politica, e delle istituzioni”.

Mentre voi non ci nominate – si legge nella missiva – noi vi accompagniamo fino al giorno delle elezioni, poi dopo si aprirà l’ennesimo capitolo… ci negate una riforma da anni… ciò nonostante noi non ci zittiamo!  Chiediamo il supporto e la solidarietà di tutti coloro che si occupano di diritti  per far arrivare le nostre voci ovunque serva. Le voci nostre e dei compagni che non ce l’hanno fatta!”

E concludono: “Un abbraccio prigioniero, le ragazze di Torino”.

Sciopero della fame delle detenute delle Vallette per la riduzione della popolazione carceraria

L’associazione Marco Pannella di Torino aderisce allo sciopero della fame di Rita Bernardini Presidente di Nessuno tocchi Caino, giunta oggi al sesto giorno dell’iniziativa nonviolenta, sulla grave situazione in cui versano le carceri italiane nelle quali si è registrato il numero record di 53 suicidi di detenuti da inizio anno a oggi (presso il carcere delle Vallette il 15 agosto si è tolto la vita un detenuto di 25 anni).

L’associazione Marco Pannella aderisce nella forma dello sciopero della fame a staffetta che coinvolge sedici attivisti e militanti Radicali. Questa adesione segue l’esempio delle ragazze del femminile del carcere delle Vallette di Torino comunicata a Rita Bernardini durante la visita di Nessuno tocchi Caino del 19 agosto scorso.

Lo sciopero della fame è a sostegno delle volontà manifestate dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabia e del Capo del Dap Carlo Renoldi affinché si proceda per l’immediato a ridurre la popolazione detenuta in forte sovraffollamento, con misure come la liberazione anticipata speciale. Per quel che riguarda la vita in carcere, l’iniziativa nonviolenta è a sostegno della volontà di far aumentare i contatti dei detenuti con i familiari attraverso un maggior numero di telefonate e di video chiamate e con la concessione dei trasferimenti richiesti dai detenuti per avvicinamento alla famiglia e per motivi di studio e di lavoro.

Altri obiettivi più a lungo termine sono rivolti a tutte le forze politiche impegnate nella campagna elettorale affinché l’esecuzione penale e la riforma della giustizia siano nel concreto aderenti ai principi della Costituzione italiana e della Convenzione europea      

India: grandi proteste contro la liberazione di 11 stupratori assassini

La denuncia degli stupri e la terribile condizione delle donne in India sarà interna al presidio "Basta massacri e repressione in India, Basta bombe e droni sulle popolazioni" che si tiene il 17 settembre a Roma vicino l'ambasciata indiana - via XX Settembre n. 5, alle ore 10,30

Il 27 agosto centinaia di donne, anche uomini in India hanno manifestato a Nuova Delhi e in altri Stati dell'India contro la decisone del Governo dell'India di Modi di liberare 11 uomini condannati per stupro all’ergastolo. Nel 2002 avevano stuprato una donna musulmana. 
Un famoso caso di stupro, che ebbe come vittima Bilkis Bano, una donna violentata e costretta ad assistere al massacro di 14 dei suoi familiari, compresa la figlia di tre anni, durante le violenze antimusulmane del 2002 in Gujarat, in cui oltre 1.000 persone, per lo più musulmani, rimasero uccise.
I manifestanti hanno gridato slogan e chiesto all’amministrazione dello Stato occidentale del Gujarat di revocare la decisione. 

Mentre il Paese celebrava il 75esimo anniversario dell'Indipendenza, gli undici uomini della gang, che erano stati condannati al carcere a vita 15 anni fa perché riconosciuti autori del crimine, sono stati liberati. I video che li mostrano fuori dal carcere di Godhra, circondati dai familiari che li festeggiano con pasticcini e inchinandosi ai loro piedi, nel tipico gesto di rispetto, hanno suscitato un'ondata di indignazione. 

Il provvedimento è stato preso da una commissione speciale istituita dallo Stato del Gujarat per esaminare la richiesta di grazia; un portavoce del governo dello Stato, guidato dal Bjp, ha ricordato che la legge prevede che dopo 14 anni di buona condotta la condanna a vita venga considerata espiata. 

Le associazioni femministe, quelle dei familiari delle vittime delle violenze e molti giuristi hanno attaccato questa decisione, sostenendo che la concessione della libertà viola le leggi federali, quelle dello stesso Gujarat, e che di consuetudine, in India, ai condannati per reati di questa entità non si applica nessuna grazia.

Bilkis Bano si batté pubblicamente per avere giustizia sostenuta dal marito e da molte associazioni della società civile si è dichiarata "incredula e scioccata" dalla scarcerazione.“Quando ho sentito che i detenuti che avevano devastato la mia famiglia e la mia vita erano stati rilasciati sono rimasta annichilita – ha detto la donna – Come può essere considerata questa giustizia? Mi fidavo dei tribunali e delle istituzioni. Mi fidavo del sistema e stavo imparando lentamente a convivere con il mio trauma. Il rilascio dei miei assalitori mi ha tolto la pace e ha scosso la mia fede nella giustizia”.

Tra le proteste vi è anche quella di 100 funzionari pubblici in pensione che hanno scritto al ministro della Giustizia per sottolineare come il rilascio degli stupratori avrà avuto un impatto agghiacciante sulla sicurezza di tutte le donne.

“Questa misoginia è cresciuta così tanto che è diventata normale al punto che lo stupro di una persona ci sembra un fatto ordinario” ha detto una studentessa scesa in piazza per protestare.