14/08/22

Riprende la protesta delle donne contro il regime talebano a un anno dal suo insediamento che risponde con la repressione

The protesters chanted demands for “bread, work and freedom”, carrying a banner reading “August 15 is a black day” – a reference to the day the Taliban captured Kabul in 2021.

The fighters seized the women protesters’ mobile phones, stopping one of the first women’s protests in months.

After the protest was dispersed, some women attempted to take shelter in nearby shops but were reportedly pursued and beaten by Taliban fighters using the butts of their guns.

In May, the militants decreed that Afghan women will have to wear the Islamic face veil for the first time in decades. If a woman refuses to comply, her male guardians could be sent to jail for three days – although this is not always enforced.

13/08/22

Ritornando sul tavolo "Donne e guerra" del campeggio No Muos - report di una compagna Mfpr

Abbiamo partecipato al campeggio No Muos a Niscemi che si è tenuto dal 5 al 7 agosto, in particolare nella giornata del 6 agosto, in un clima accogliente, abbiamo preso parte come Mfpr al partecipato tavolo di lavoro Donne e guerra, bella è stata anche la presenza di tante giovani militanti, studentesse, da diverse città e territori.


Il tavolo Donne e guerra si poneva "...due obiettivi. Il primo quello di creare una riflessione sulla questione dell'oppressione delle donne nei contesti di guerra, dove la guerra si fa praticamente e nei paesi, come il nostro, dove la guerra si decide e le conseguenze economiche ricadono sulle classi più povere. E il secondo di ridare protagonismo alla lotta che le donne hanno svolto negli anni contro la costruzione della base e contro la guerra"

Un tavolo soprattutto “operativo” è stato detto ma che ha avuto anche spunti di riflessione sulla questione della guerra imperialista, di come essa incide in termini ideologici/politici/pratici contro la condizione di vita delle donne anche in termini di scaricamento dei costi sociali di essa, interessante anche l'aspetto di iniziare ad interrogarsi sui 10 e più anni di lotta del movimento No Muos, in cui il protagonismo delle donne è stato forte, nonostante la forte repressione scatenata dallo Stato in svariate forme, di come rilanciare la mobilitazione popolare e nello specifico delle donne, la necessità di collegarsi con le altre realtà e movimenti a livello anche nazionale.

Riportiamo appunti su alcuni interventi a cura della compagna del Mfpr che ha partecipato.

Il tavolo si è aperto con un interessante intervento di una donna rappresentante le donne/mamme No Muos che negli anni sono state protagoniste di lotte forti nel movimento. Donne che dapprima si sono incuriosite anche della lotta che i loro figli facevano e che poi hanno partecipato in prima linea contro l’installazione del Muos, contro l’occupazione del territorio della base Usa, contro la devastazione ambientale, contro la guerra… “Siamo donne non tutelate dallo Stato!”.
Sono state poste anche alcune ragioni in merito al depotenziamento negli anni della lotta delle mamme No Muos, un attivismo che da un inizio positivo di conferme anche mediatiche a livello nazionale è poi passato ad una fase più negativa legata anche alla sfera repressiva scagliata contro il movimento No Muos dallo Stato in diverse forme… donne che osavano lottare contro gli Usa che occupano il territorio siciliano che venivano anche derise per la lotta che facevano… dalla repressione fisica della polizia che caricava con violenza i blocchi pacifici, alcune donne sono finite in ospedale, alle multe, denunce, fogli di via… si è passati anche ad una forma di repressione psicologica, culturale, isolante legata anche alla mentalità propria di alcune realtà siciliane, donne sposate hanno avuto problemi in famiglia con i mariti che venivano influenzati negativamente dall’esterno, anche dalle forze dell’ordine… La mobilitazione delle donne ha dato fastidio, ad una lettera scritta a Mattarella la risposta è stata delegata al Prefetto locale ma poi l’incontro non c’è stato, volevano dare un’impostazione della lotta solo sulla questione salute e non sulla militarizzazione… per questo sistema le donne non si devono mettere in prima fila ma devono restare inchiodate a determinati ruoli… ma se le donne danno fastidio vuole dire che sono nel giusto. Anche la questione del Muos è oggi lo specchietto di quello che accadendo nel mondo in termini di guerra esterna e interna contro le popolazioni, le donne, siamo già in economia di guerra.
Come donne/madri sono state attive anche nel campo della scuola, contro l’alternanza scuola lavoro e la cultura al servizio della militarizzazione, denunciando per esempio programmi scolastici proposti da alcuni Dirigenti vedi quelli sull’attività dei Marines. La distruzione dell’ambiente, le malattie sono conseguenze del sistema imperialista/capitalista… importante è l’unità delle compagne, del movimento, rompere l’isolamento, questa battaglia non finisce…

L’intervento di una compagna giovane del Collettivo Trinacria, valorizzando come esempi positivi del protagonismo delle donne nella lotta l’esperienza delle donne/mamme No Muos così anche l’esperienza/percorso raccontato in questo tavolo dalla compagna Mfpr dell’Assemblea donne/lavoratrici, puntualizzava tra altre cose la questione delle spese belliche del governo che sono deviate dai bisogni sociali, si tolgono soldi da tutto quello che nello specifico per esempio serve alle donne socialmente, le più colpite anche dal punto di vista del ruolo riproduttivo. Quali sono le esigenze oggi delle donne niscemesi, del territorio, da questo occorre partire…, ha posto il fatto che accanto all’analisi giusta di quanto le donne sono oppresse in questa società occorre anche comprendere su quanto le donne siano capaci di reagire e agire nella lotta.

La compagna Mfpr portando al campeggio e al tavolo i saluti della compagne e lavoratrici in lotta ha appunto portato l’esperienza dell’Assemblea Donne/lavoratrici, spiegandone il senso, il percorso dallo scoppio della pandemia che ha oggettivamente aggravato la condizione di lavoro e di vita della maggioranza delle donne ad oggi, la necessità di non essere ricacciate a casa, di rompere l’isolamento, come diceva anche la mamma No Muos, di collegare le lotte per sostenersi, rafforzarsi all’insegna della parola d’ordine da concretizzare nella pratica “se lotta una lottano tutte”… perché l’attacco a 360 gradi del governo, dello Stato, di questa società è comune e noi donne lavoratrici, proletarie non possiamo e non dobbiamo restare divise… dobbiamo trovare, costruire l’unità a partire dalle lotte che facciamo nei posti di lavoro/non lavoro per estenderle a tutti gli aspetti di doppia oppressione che subiamo… in questo senso sulla questione dello scoppio della guerra interimperialista dell’Ucraina l’Assemblea donne/lavoratrici ha preso immediata posizione innanzitutto con la mozione contro la guerra diffusa dalle piazze dell’8 marzo ad oggi, con diverse iniziative messe in campo, nei posti di lavoro… “non in nostro nome! Questa è la vostra guerra non la nostra!”, la compagna ha presentato brevemente il dossier “Donne contro la guerra imperialista” prodotto dopo la significativa assemblea telematica del 9 giugno in cui ad un ragionamento sulla fase che stiamo vivendo dal punto di vista delle donne si è unita la voce delle lavoratrici che lottano, vedi la lotta della operaie della Beretta di Bg, esempio importante di operaie che stanno lottando contro la guerra interna che i padroni scaricano contro di esse colpendo gravemente diritti basilari come la maternità, attacchi che si intensificano, come dicevano anche altre compagne, in fasi come quella che stiamo vivendo dove la guerra è anche uno dei mezzi con cui il Capitale cerca di risolvere la crisi economica in cui sprofonda… le operaie della Beretta l’8 marzo scorso sono scese in sciopero anche contro la guerra…
Il collegamento delle lotte è importante, in questo senso la partecipazione e l’intervento di una compagna No Muos sulla lotta che come Mfpr abbiamo sostenuto attivamente, partecipando direttamente anche a diverse manifestazioni, all’assemblea telematica del 9 giugno è stata importante… questo collegamento deve avere necessariamente anche una dimensione internazionale verso le lotte che le donne nel mondo fanno contro doppio sfruttamento e doppia oppressione, contro la guerra imperialista… da qui il riferimento alla lotta rivoluzionaria delle compagne e donne indiane parte determinante della guerra popolare guidata dal partito comunista maoista dell’India.

11/08/22

Catalogo opuscoli MFPR aggiornato

Questi opuscoli esprimono la ricca, a combattiva battaglia del MFPR sul fronte teorico, politico, pratico, ideologico 
a livello nazionale e internazionale











09/08/22

Alma, la sua storia di staffetta partigiana diventa una graphic novel per la tesi della pronipote


A 93 anni ispira ancora una giovane donna che ha voluto raccoglier e le sue memorie e presentarle con un mezzo artistico insolito
Le memorie sono briciole di pane che si seminano sapendo che, prima o poi, saranno raccolte dalla persona giusta che ne farà il giusto uso.
E’ quanto accaduto ad Alma Passarino, classe 1928, originaria di Rocca d’Arazzo, una vita passata a fare la sarta e una giovinezza nelle fila dei partigiani, con il ruolo di staffetta.
Alma, per i suoi 77 anni, si è fatta un regalo: ha deciso di mettere nero su bianco, in un diario, i ricordi di quegli anni partigiani, raccontando con grande linearità cosa l’avesse spinta a diventare staffetta, le persone conosciute, i suoi ricordi di quegli anni così importanti per la Storia italiana. Ricordi di una vita quotidiana e di atti minimi ma eroici se visti con gli occhi di oggi.
Il diario lo aveva scritto per le sue nipotine, perché avessero memoria di quello che aveva vissuto. Una pronipote, Letizia Veiluva, 23 anni, fin dalla nascita aveva sentito parlare della zia Alma da sua madre e prima del Covid l’aveva anche intervistata per il concorso sulla Resistenza indetto dal Polo900 di Torino. Parole illuminanti che, associate ai ricordi riportati dal diario, hanno fatto strada nella creatività di Letizia fino a prendere forma nella sua tesi di laurea in Pittura e Illustrazione alla Libera Accademia Novalia.
Perché la particolarità di questo intreccio di memorie è che la storia di Alma si è trasformata in un racconto per immagini, una graphic novel in cui Letizia ha fatto convivere tre diversi piani di narrazione: la storia personale della prozia, la Storia che ha attraversato l’Europa in quegli anni e un rimando continuo alla fiaba, Cappuccetto Rosso nella fattispecie, con il lupo rappresentato dai fascisti e dai tedeschi.
«La mia prozia era l’ultima di 7 fratelli e diventò staffetta perché uno di loro era un partigiano. Altri fratelli erano soldati nell’esercito regolare, il padre si fingeva zoppo per non dover partire, un altro fratello ancora si nascose in un pozzo per non essere arruolato – racconta Letizia – Leggendo il suo diario, vi è proprio il racconto della sua trasformazione da bambina a donna sempre fatto con l’impagabile dono dell’ironia e di una freschezza che si mantiene nonostante l’età e la tragicità dei ricordi».
Alma racconta il lutto in casa quando uno dei fratelli, Fiorenzo, venne dato per disperso ma poi ritornò perché era invece stato fatto prigioniero. Racconta della sua vita di tutti i giorni, dei suoi desideri e dei suoi sogni di ragazzina che nemmeno la guerra ha potuto calpestare. Racconta, soprattutto, di quell’amore tragico con Flavio Badella, partigiano con il nome di battaglia “Tarzan”, morto il 25 Aprile, giorno della Liberazione.
La storia di Alma è stata condensata in tavole illustrate che sono valse un bel 110 e lode a Letizia (relatore Giancarlo Marzano e corelatrice Lorena Canottiere) e che non possono restare lì, ma diventeranno una pubblicazione integrata da altre tavole realizzate in stile pittorico.

06/08/22

Basta con la repressione padronale anti Slai cobas sc, anti operaie alla Beretta - Continuiamo la campagna di solidarietà

La Beretta sta portando avanti in queste settimane nello stabilimento di Trezzo (MI) una sorta di guerriglia individuale verso le operaie e delegate dello Slai cobas per il sindacato di classe.

Una guerriglia fatta di cambi improvvisi di turni, di orari che mette le operaie in grande difficoltà soprattutto per la gestione di figli piccoli, fatta di trasferimenti affatto giustificati, di cancellazione di ferie poche ore prima, costringendo a annullare viaggi familiari, col ricatto che se non ti presenti al lavoro sei licenziata, ecc. ecc. 

E' un attacco che ha effetti ancora più pesanti di un attacco collettivo, col chiaro scopo di mettere più in difficoltà per una risposta collettiva.

Ma questa risposta di lotta collettiva c'è e continua anche in questi giorni, vi è stato un nuovo sciopero e c'è resistenza in ogni modo ad ogni azione dell'azienda.

Con questa repressione fatta di una tattica divisiva l'azienda vuole cercare esplicitamente - lo hanno detto chiaramente dei capi in alcune loro dichiarazioni - di mettere a tacere, spegnere il focolaio di lotta che si è acceso in questa fabbrica, con l'azione dello Slai cobas sc e la determinazione di una parte coraggiosa di operaie, la maggioranza immigrate. 

Ma è un focolaio che non si può spegnere e può solo estendersi!

Perchè la Beretta, con gli accordi dei compiacenti sindacati confederali, in primis la Uil, sta cancellando diritti fondamentali delle donne, come la maternità, un salario che sia un diritto uguale per tutte non dipendente da assenze legittime per maternità, infortunio; così come impone condizioni di lavoro differenti pur nello stessa attività lavorativa, ecc.  

Si tratta di attacchi che possono creare un precedente anche in altre fabbriche, verso le donne, le immigrate, strappando da un giorno all'altro anche leggi, Statuto dei lavoratori; con uno Stato, governi, Istituzioni che da un lato portano avanti sempre più minacce al diritto d'aborto, dall'altro colpevolizzano la maternità.

Verso le operaie della Beretta, la loro mobilitazione è incominciata una importante solidarietà, soprattutto da parte di altre lavoratrici, altre fabbriche, sindacati di base combattivi, in particolare Si.cobas, compagne, radio popolari. Questa solidarietà deve continuare, perchè è un'arma importante perchè le operaie resistano: "Lotta una lottano tutte!".

A settembre lo Slai cobas sc chiama a due importanti iniziative:

- un’assemblea alla fabbrica Beretta, a cui lo Slai cobas sc chiama le realtà solidali, le altre lavoratrici a sostenerla, per affermare l'unità delle donne/lavoratrici;

- l'assemblea del 17 settembre a Roma, organizzata dall'Assemblea proletaria anticapitalista.

SGOMBERATA LA CASA DELLE DONNE AD ALESSANDRIA - Denuncia e massima solidarietà dal Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

 comunicato da

                 Non una di meno Alessandria

Oggi la Casa delle Donne è stata sgomberata, ma ci prepariamo a rientrare entro la fine di ottobre con l'impegno del sindaco!

Poco dopo le 14 di oggi siamo arrivate alla conclusione di un’estenuante nottata e giornata di lotta alla Casa delle Donne.

Il presidio in difesa della Casa è stato ripristinato, nonostante il caldo di agosto e le vacanze, a seguito della nota stampa dell'assessore Caucino e di alcune insistenti voci circa lo sgombero.

Alle 8 del mattino di martedì 2 agosto le forze dell’ordine si sono presentate al portone della Casa con un provvedimento di sequestro dell’immobile.

Ancora una volta la Casa delle Donne è stata utilizzata come pedina di una campagna elettorale che non è la nostra. Come nello scorso aprile – quando sulla nostra pelle si giocavano le comunali –, così oggi veniamo coinvoltə dalla battaglia elettorale delle politiche che si terranno a settembre. Troviamo vergognoso che un'esperienza con questo valore e questa storia venga schiacciata da bieche dinamiche elettorali e troviamo altrettanto scandaloso che tutto questo avvenga nel pieno dell'estate, quando la città è deserta ed è più difficile rispondere ad attacchi e minacce di sgombero. 

Di fatto oggi è stato eseguito lo sgombero della Casa delle Donne.

Abbiamo lasciato la nostra Casa dopo lunghe ore di confronto con l'amministrazione comunale.

È stata una decisione molto difficile e sofferta a cui siamo arrivatə solo una volta ottenuta una presa di posizione netta e un impegno concreto da parte del Comune.

Oggi usciamo dalla Casa con un documento firmato dal sindaco nel quale si sancisce l’impegno da parte dell’Amministrazione ad acquisire la struttura entro la fine di ottobre per assegnarla alla costituenda associazione della Casa delle Donne.

Lasciamo quindi la Casa con la certezza di rientrare presto tra quelle mura: speriamo che la riapertura avvenga in virtù dell'iter di assegnazione definito oggi dal sindaco, saremo vigili e attente nel seguire passaggio dopo passaggio l'iter di acquisizione, sicure che alla fine di ottobre la Casa delle Donne, in un modo o nell'altro, riaprirà.

Già una volta abbiamo aperto le porte della Casa alla città e siamo pronte a rifarlo nel caso in cui l'assegnazione non dovesse avvenire come definito oggi!

Alla fine di ottobre la Casa delle Donne riaprirà. Questo ci sentiamo di assicurarlo.

Chi ci conosce sa che manteniamo le promesse, facciamo ciò che diciamo e diciamo ciò che pensiamo.

Casa delle Donne

Non Una di Meno Alessandria