17/11/21

L'Appello di NUDM per il 27 novembre - Organizziamo il contingente delle donne rosso e proletario!


Pubblichiamo l'appello di NUDM per la manifestazione del 27 novembre a Roma.
Portiamo nella manifestazione la voce forte delle donne proletarie, le lotte di chi non si è mai fermata in questi mesi. 
Ma perchè questa voce sia unita, riconoscibile organizziamo un nostro contingente "rosso e proletario"!

Per questo ASSEMBLEA NAZIONALE DONNE/LAVORATRICI TELEMATICA IL 19 NOVEMBRE DALLE ORE 17 
Il link per collegarci è: https://meet.google.com/pyp-tnni-ttj

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L'appello di Non Una di Meno
27 NOVEMBRE 2021 NON UNA DI MENO! CORTEO NAZIONALE A ROMA
di nonunadimeno

APPELLO DI LANCIO: SAREMO MAREA CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE E DI GENERE 

Non Una di Meno è il grido della  marea femminista e femminista che scenderà in piazza il 27 Novembre per riprendersi le strade di Roma. 

Dopo due anni di pandemia non sta andando "tutto bene”. L'emergenza e la crisi che ne è seguita si sono scaricate su di noi, e ora siamo strette tra un piano di ripresa e resilienza che non ci contempla e una polarizzazione del dibattito pubblico che ci cancella. La deriva patriarcale, razzista e individualista attraversa il dibattito pubblico e attacca la solidarietà, la cura collettiva, l'accesso alla salute per tutt* come priorità dell'agenda politica post pandemica.

Da inizio anno, in Italia, sono più di 90 i femminicidi, 3 i transcidi. 

Il piano triennale anti-violenza istituzionale è scaduto nel 2020 e non viene ancora rinnovato. I fondi sono bloccati e della nuova bozza non si sa ancora nulla. I centri antiviolenza non sono meri servizi, serve il pieno coinvolgimento nella definizione delle strategie di contrasto alla violenza, il riconoscimento dell'autonomia dei Centri antiviolenza femministi e i fondi per i percorsi di fuoriuscita e autonomia. Il reddito di libertà per le donne che fuoriescono dalla violenza riassume una politica ipocrita: 400 euro al mese per 12 mesi che non possono garantire autonomia. È una misura razzista perché inaccessibile per le donne migranti irregolari in Italia. Inoltre, i fondi stanziati sono insufficienti perché su oltre 20.000 donne accolte nei CAV ne potrebbero beneficiare solo 625. 

Grazie a "civilissimi" accordi internazionali, donne e uomini migranti continuano a subire violenza: muoiono in mare e nei centri di detenzione in Libia o sui confini dell’Est Europa, le e i migranti che riescono ad arrivare in Italia devono fare i conti con il razzismo istituzionale che lega la presenza delle donne al potere di un padre o un marito o di un datore di lavoro che possono decidere sulle loro vite e sulle loro condizioni di sfruttamento sotto il ricatto del permesso di soggiorno.

I casi di discriminazione e di violenza su persone trans, queer e LGBTQIAP*+ continuano ad aumentare, mentre in Parlamento si applaude per l’affossamento del Ddl Zan, che è per noi un attacco di violenza istituzionale. Le lotte delle persone queer, froce, trans, non binarie, intersex reclamano molto più di Zan! Riaffermiamo l'autodeterminazione sui nostri corpi e sulle nostre vite...

Siamo le donne e persone LGBTQIAP*+ che durante la pandemia hanno subito violenza, sono state licenziate, e sfruttate nei magazzini, che sanificano gli ospedali, senza tutele e senza presidi sanitari. Siamo le precarie, quelle su cui è ricaduto tutto il lavoro di cura, siamo le migranti, badanti e colf che la sanatoria doveva regolarizzare e che ha fatto precipitare in una situazione di invisibilità e ricatto.

Siamo il grido delle donne e delle persone LGBTQIAP*+ che hanno pagato la convivenza forzata, la dipendenza economica e l'assenza di strutture di accoglienza con l'esplosione della violenza domestica.

Lottiamo per un permesso di soggiorno europeo slegato da famiglia e lavoro, per un reddito di autodeterminazione non condizionato, per un salario minimo europeo e un welfare pensato sulle nostre esigenze.

Siamo il grido di tutte le donne che combattono in tribunale contro ex partner violenti e subiscono la minaccia della revoca dell'affido dei figli. Abbiamo respinto il Ddl Pillon, ora vogliamo la PAS (sindrome da alienazione parentale) fuori dai tribunali!

...Vogliamo accesso all'aborto, al teleaborto e alla RU486 in tutte le regioni e gli obiettori fuori dalla sanità pubblica. Siamo corpi nella quarta ondata: il vaccino è un diritto globale, non un privilegio per ricchi.

Vogliamo una giustizia climatica perché sappiamo che la transizione ecologica proposta dall’Europa è in realtà una nuova imposizione di ordine e di sfruttamenti...

IL 27 NOVEMBRE SAREMO IN CORTEO A ROMA! Occuperemo le strade con la nostra rabbia:

perché rifiutiamo una ripresa che cancella le cause e gli effetti della pandemia sulle nostre vite!

perchè siamo il grido altissimo e feroce di chi non ha più voce!

perchè ci vogliamo viv3 e liber3!...

TORNIAMO MAREA!

NON UNA DI MENO

14/11/21

L'Aquila - No al cimitero dei feti, no al cimitero dei nostri diritti!


Abruzzo: un disegno di legge per obbligare alla sepoltura dei bambini e delle bambine mai nati/e. Fermiamo questo ennesimo attacco alla libertà di scelta delle donne‼

Giovedì 11 novembre si è svolto a L’Aquila un sit-in davanti alla sede dell’Emiciclo, contro la proposta di modifica, presentata lo scorso luglio da Fratelli d’Italia, all’art. 19 della legge regionale n. 41/2012 (“Disciplina in materia funeraria e di polizia mortuaria”), per obbligare alla sepoltura dei bambini mai nati..


La proposta prevede che per ogni aborto che si verifica prima delle 28 settimane e dopo i 90 giorni, qualora i genitori non provvedano o non lo richiedano, il seppellimento sia disposto dalla ASL in una specifica area cimiteriale.


Di fatto, quindi, la sepoltura in un cimitero cattolico diventerebbe obbligatoria a prescindere dalla volontà della donna, in quanto o la donna acconsente a fare la sepoltura o la sepoltura sarà comunque effettuata!

Questa proposta arriva sulla scia di quanto già accaduto in Lombardia prima e in Veneto poi ed è chiaro come tale scelta politica rientri all’interno di un più grande disegno integralista cattolico delle destre, strettamente connesse ai movimenti no-choice. Ciò si evince dal vergognoso ed eloquente copia-incolla fatto sul comma 2-ter dell’articolo 19 del ddl veneto che nel ddl abruzzese doveva comparire come 3-ter: la cura e la difesa dei diritti delle donne è così impellente che qualcuno ha sbadatamente dimenticando di modificarlo e adattarlo al testo abruzzese!


Questa proposta rientra in un più grande disegno integralista cattolico delle destre, strettamente connesse ai movimenti no-choice, che non ha nulla a che fare con la tutela dei diritti delle donne e ne annienta il diritto all’autodeterminazione.


Vogliamo che si prenda posizione contraria rispetto a questo scempio che calpesta i nostri diritti e la nostra libertà di scelta! Riteniamo che sia urgente rendere chiari i consensi informati inserendo tutte le eventuali possibilità sul destino del feto o del prodotto del concepimento, che sia necessario garantire la piena libertà di scelta sull’eventuale sepoltura e pretendere l’abolizione di tutti gli accordi tra ospedali e ASL con le associazioni cattoliche!

La discussione  della proposta di modifica, prevista per giovedì è stata rimandata, ma la lotta non si ferma qui, attendiamo con ansia la prossima riunione di commissione

 

FUORI GLI OBIETTORI DAI CONSULTORI E DAGLI OSPEDALI PUBBLICI!

ABORTO LIBERO SICURO E GRATUITO!

#noalcimiterodeifeti #moltopiùdi194


Lo scandalo della sentenza di Firenze su un femminicidio - Giustizia/Stato complici degli uomini assassini!

Ridotta a metà la pena, solo perchè l'assassino era "turbato" dopo aver ucciso la donna.
I "turbamenti" di un uomo valgono di più della vita di una donna! Che viene "uccisa" per la seconda volta dallo Stato.
ORA IL 25 NOVEMBRE NON CI VENISSERO GOVERNO, ISTITUZIONI, PARTITI PARLAMENTARI A SOLLEVARE "LAMENTI" SULLE MORTI DELLE DONNE. 
NE A QUESTO STATO, QUESTI GOVERNI POSSIAMO CHIEDERE GIUSTIZIA!
L'UNICA GIUSTIZIA E' QUELLA DELLA LOTTA DELLE DONNE CONTRO QUESTO SISTEMA COMPLICE DEI FEMMINICIDI!
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Il "turbamento" manifestato dopo il delitto e il fatto di non aver tentato la fuga, ma anzi di aver subito fatto chiamare la polizia, sono valsi in appello la concessione delle attenuanti generiche a un 32enne, originario del Myanmar, che il 24 novembre 2018 a Firenze uccise la compagna 21enne strangolandola nella camera dell’ostello dove alloggiavano. 
Il 9 luglio 2020 l’uomo era stato condannato con rito abbreviato dal gup di Firenze a 30 anni per omicidio volontario. Il 15 settembre scorso la corte d’assise di appello del capoluogo toscano, riconoscendogli le attenuanti ha di fatto dimezzato la pena, portandola a 16 anni. Nelle motivazioni della sentenza dei giudici di seconda grado l’omicida viene definito “un uomo realmente turbato e sconvolto dall’azione compiuta”. “Da valorizzare - si legge nelle motivazioni della sentenza - il profilo psicologico del comportamento tenuto dall’imputato nell’immediatezza del fatto: le persone presenti lo hanno definito sconvolto, hanno riferito che si è seduto su uno scalino piangendo in attesa che arrivasse la polizia”. “Questa prima reazione sicuramente spontanea e non calcolata - scrivono ancora i giudici di secondo grado - vale molto di più di tanti pentimenti e richieste di perdono sbandierate in udienza a distanza di giorni e non mesi”. E poi ancora: “Il modo in cui l’imputato ha reagito sul momento, quando ha realizzato di aver provocato la morte di una persona, ci restituisce l’immagine di un uomo realmente turbato e sconvolto dell’azione appena compiuta, proprio perché si era trattato di un gesto non premeditato ma di un accesso di ira”.

Germania: Aborto: togliere la norma scritta dai nazisti


Da Il Manifesto:
"...Venerdì scorso davanti alla porta di Brandeburgo hanno presentato la petizione indirizzata «a tutti i partiti democratici» per cancellare dal codice penale lo «scandaloso comma» della legge sull’aborto scritto dai nazisti: il paragrafo 218 che fin dal 1933 vieta ai medici tedeschi di fornire qualunque informazione sui metodi utilizzati per interrompere la gravidanza.
«Basta con la criminalizzazione dei ginecologi e delle donne costrette a subire continui ostacoli, molestie ed esperienze traumatizzanti» riassumono gli attivisti dell’Alleanza per l’autodeterminazione sessuale che hanno raccolto 86mila firme non solo per stralciare il famigerato paragrafo ma anche «per legalizzare l’obbligo di assistenza diffusa per le gravidanze non desiderate e imporre alle compagnie di assicurazione di coprire i costi dell’aborto» (in Germania il sistema sanitario misto pubblico-privato prevede che gli interventi non di pronto soccorso, salvo eccezioni, vengano rimborsati dall’assicurazione obbligatoria che i datori di lavoro pagano ai dipendenti e può essere estesa ai familiari).
PRIME DESTINATARIE dell’istanza sono le delegate per la politica delle Donne dei tre partiti che si sono dichiarati favorevoli a cambiare la norma: Ricarda Lang dei Verdi, Derya Türk-Nachbaur della Spd ed Heidi Reichinnek della Linke, mentre non c’è alcun impegno da parte dei liberali, anzi.
«Gli aborti ci sono sempre stati ed esisteranno sempre. La questione-chiave è se vengono praticati in modo sicuro e se i medici che li eseguono devono continuare ad affrontare pene che prevedono anche il carcere» si legge nella petizione che da un anno chiede a tutti i Gruppi parlamentari, eccetto Afd, di inserire lo stralcio del comma “nazista” nei loro programmi politici...
«il compromesso sul paragrafo 219a (collegato direttamente al 218) raggiunto nella passata legislatura dal governo Merkel ha dimostrato di non funzionare: i medici continuano a essere denunciati dagli antiabortisti, come dimostrano i procedimenti attualmente in corso alla Corte costituzionale» ricorda la Taz. Il riferimento corre allo scorso febbraio quando socialdemocratici e democristiani riformularono il comma consentendo ai medici di comunicare ai pazienti che l’aborto fa parte delle prestazione sanitarie offerte ma continuando a vietare di informare sul metodo con cui vengono eseguiti.
Proprio questa proibizione viene regolarmente impugnata nei tribunali tedeschi dalle associazioni pro-life e costano il processo penale a chiunque non rispetti l’obbligo.
SPICCA IN PARTICOLARE il caso che tre anni fa coinvolse Bettina Gaber e Verena Wayernon, ginecologhe del quartiere berlinese di Steglitz, condannate dal tribunale distrettuale a una multa di 2 mila euro solo per avere segnalato sul sito internet del loro ambulatorio di praticare l’aborto «con metodi privi di medicine». In Germania basta e avanza per essere rubricata come «pubblicità fuori legge», esattamente come avevano previsto i legislatori del Terzo Reich ossessionati dalla questione demografica ma anche come aveva confermato nel 1974 il Parlamento della Germania-Ovest contrario alla «commercializzazione» dell’aborto. Fa il paio con la sentenza della Corte dell’Assia che nel 2017 condannò la ginecologa Kristina Hänel a pagare 6 mila euro per il medesimo «reato» aggravato dal suo rifiuto di cestinare le informazioni caricate sul sito web del suo studio medico. «In 30 anni di attività nessuna delle donne che ho incontrato ha preso alla leggera la decisione di abortire, mentre la facilità o difficoltà a conoscere il metodo non ha avuto alcun peso sulla loro scelta finale» fu la spiegazione del suo gesto di disobbedienza civile.
EPPURE IL DIVIETO di informare sulle pratiche cliniche è rimasto in vigore nonostante venga aggirato in modo assolutamente legale. Il paragrafo 218 chiude la bocca ai medici..."

12/11/21

19 NOVEMBRE IL LINK DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DONNE/LAVORATRICI

 
 

Denunciò i suoi sfruttatori: Adelina si toglie la vita, non riusciva ad avere la cittadinanza - Basta! Trasformiamo il dolore in lotta collettiva!

Con le sue denunce fece arrestare 40 sfruttatori. Malata di cancro, invalida, aveva rifiutato la cittadinanza albanese. Chiedeva aiuto allo Stato

Aveva denunciato i suoi aguzzini e fatto arrestare quaranta sfruttatori del racket albanese della prostituzione. In cambio chiedeva di essere aiutata dallo Stato per rifarsi una vita. Ma quando si è vista voltare le spalle, stremata da una lotta durata anni, Alma "Adelina" Sejdini si è tolta la vita. Domenica si è lanciata dal cavalcavia ferroviario di ponte Garibaldi a Roma, dove era arrivata per protestare contro la burocrazia che la strangolava e le impediva di ottenere la cittadinanza italiana.

La storia di Adelina Sejdini, ex prostituta antiracket che si è tolta la vita

Nata 47 anni fa a Durazzo, in Albania, poco più che adolescente era stata rapita e seviziata. A metà degli anni '90, lei come tante ragazze, era finita su un barcone diretta in Italia, dove fu costretta a prostituirsi. Con coraggio, decise di affidarsi alla polizia e denunciare i suoi sfruttatori. Condannata a morte dai suoi connazionali per le sue denunce, aveva trovato rifugio a Pavia. Malata di cancro al seno, faceva avanti e indietro fino a Milano per curarsi e conduceva una battaglia parallela a quella contro la malattia per vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana. Per la burocrazia italiana, sull'ultimo permesso di soggiorno che le era stato rilasciato risultava ancora cittadina albanese, lei che quella cittadinanza l'aveva rifiutata ed era apolide.

Invalida al 100 per cento, senza un lavoro (nonostante sul permesso di soggiorno figurasse avere una occupazione), Adelina chiedeva la cittadinanza italiana che l'avrebbe aiutata almeno ad ottenere una casa popolare. A fine ottobre, la donna si era recata a Roma per portare avanti la sua protesta e riuscire ad avere una risposta dalle istituzioni. Il 29 ottobre ha cercato di darsi fuoco davanti al ministero dell'Interno. Il 5 novembre un'altra protesta. L'ennesimo buco nell'acqua e un foglio di via obbligatorio da Roma, per aver opposto resistenza a pubblico ufficiale quando la polizia era arrivata per prelevarla e portarla in Questura. Domenica il tragico epilogo.

10/11/21

Per la manifestazione del 27 novembre a Roma appello a realizzare un foglio dell'Assemblea Donne/Lavoratrici

Ne parleremo nella assemblea nazionale telematica del 19 novembre.

Finora sono usciti tre fogli espressione dell'Assemblea Donne/Lavoratrici, che hanno dato voce alle lotte delle operaie, delle lavoratrici, alle iniziative su tutti i fronti dell'attacco dei padroni, governo, Stato. uomini che odiano le donne, che hanno mostrato la forza, determinazione, la marcia in più delle donne.
Portiamo questa voce, forza rossa e proletaria nella manifestazione a Roma del 27 novembre, perchè le donne proletarie, le compagne, ragazze ribelli e combattive non siano un'"appendice" del femminismo piccolo borghese, ma comincino anche in queste grandi manifestazioni a portare la differenza/necessità del femminismo proletario rivoluzionario.
 
QUESTI SONO I FOGLI GIA' USCITI - per richiederli, scrivi a: lavoratriciprecariedisoccupate@gmail.com