17/11/21
L'Appello di NUDM per il 27 novembre - Organizziamo il contingente delle donne rosso e proletario!
14/11/21
L'Aquila - No al cimitero dei feti, no al cimitero dei nostri diritti!
Giovedì 11 novembre si è svolto a L’Aquila un sit-in davanti alla sede dell’Emiciclo, contro la proposta di modifica, presentata lo scorso luglio da Fratelli d’Italia, all’art. 19 della legge regionale n. 41/2012 (“Disciplina in materia funeraria e di polizia mortuaria”), per obbligare alla sepoltura dei bambini mai nati..
La proposta prevede che per ogni aborto che si verifica prima delle 28 settimane e dopo i 90 giorni, qualora i genitori non provvedano o non lo richiedano, il seppellimento sia disposto dalla ASL in una specifica area cimiteriale.
Di fatto, quindi, la sepoltura in un cimitero cattolico diventerebbe obbligatoria a prescindere dalla volontà della donna, in quanto o la donna acconsente a fare la sepoltura o la sepoltura sarà comunque effettuata!
Questa proposta arriva sulla scia di quanto già accaduto in Lombardia prima e in Veneto poi ed è chiaro come tale scelta politica rientri all’interno di un più grande disegno integralista cattolico delle destre, strettamente connesse ai movimenti no-choice. Ciò si evince dal vergognoso ed eloquente copia-incolla fatto sul comma 2-ter dell’articolo 19 del ddl veneto che nel ddl abruzzese doveva comparire come 3-ter: la cura e la difesa dei diritti delle donne è così impellente che qualcuno ha sbadatamente dimenticando di modificarlo e adattarlo al testo abruzzese!
Questa proposta rientra in un più grande disegno integralista cattolico delle destre, strettamente connesse ai movimenti no-choice, che non ha nulla a che fare con la tutela dei diritti delle donne e ne annienta il diritto all’autodeterminazione.
Vogliamo che si prenda posizione contraria rispetto a questo scempio che calpesta i nostri diritti e la nostra libertà di scelta! Riteniamo che sia urgente rendere chiari i consensi informati inserendo tutte le eventuali possibilità sul destino del feto o del prodotto del concepimento, che sia necessario garantire la piena libertà di scelta sull’eventuale sepoltura e pretendere l’abolizione di tutti gli accordi tra ospedali e ASL con le associazioni cattoliche!
La discussione della proposta di modifica, prevista per giovedì è stata rimandata, ma la lotta non si ferma qui, attendiamo con ansia la prossima riunione di commissione
FUORI GLI OBIETTORI DAI CONSULTORI E DAGLI OSPEDALI PUBBLICI!
ABORTO LIBERO SICURO E GRATUITO!
#noalcimiterodeifeti #moltopiùdi194
Lo scandalo della sentenza di Firenze su un femminicidio - Giustizia/Stato complici degli uomini assassini!
Germania: Aborto: togliere la norma scritta dai nazisti
12/11/21
Denunciò i suoi sfruttatori: Adelina si toglie la vita, non riusciva ad avere la cittadinanza - Basta! Trasformiamo il dolore in lotta collettiva!
Aveva denunciato i suoi aguzzini e fatto arrestare quaranta sfruttatori del racket albanese della prostituzione. In cambio chiedeva di essere aiutata dallo Stato per rifarsi una vita. Ma quando si è vista voltare le spalle, stremata da una lotta durata anni, Alma "Adelina" Sejdini si è tolta la vita. Domenica si è lanciata dal cavalcavia ferroviario di ponte Garibaldi a Roma, dove era arrivata per protestare contro la burocrazia che la strangolava e le impediva di ottenere la cittadinanza italiana.
La storia di Adelina Sejdini, ex prostituta antiracket che si è tolta la vita
Nata 47 anni fa a Durazzo, in Albania, poco più che adolescente era stata rapita e seviziata. A metà degli anni '90, lei come tante ragazze, era finita su un barcone diretta in Italia, dove fu costretta a prostituirsi. Con coraggio, decise di affidarsi alla polizia e denunciare i suoi sfruttatori. Condannata a morte dai suoi connazionali per le sue denunce, aveva trovato rifugio a Pavia. Malata di cancro al seno, faceva avanti e indietro fino a Milano per curarsi e conduceva una battaglia parallela a quella contro la malattia per vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana. Per la burocrazia italiana, sull'ultimo permesso di soggiorno che le era stato rilasciato risultava ancora cittadina albanese, lei che quella cittadinanza l'aveva rifiutata ed era apolide.
Invalida al 100 per cento, senza un lavoro (nonostante sul permesso di soggiorno figurasse avere una occupazione), Adelina chiedeva la cittadinanza italiana che l'avrebbe aiutata almeno ad ottenere una casa popolare. A fine ottobre, la donna si era recata a Roma per portare avanti la sua protesta e riuscire ad avere una risposta dalle istituzioni. Il 29 ottobre ha cercato di darsi fuoco davanti al ministero dell'Interno. Il 5 novembre un'altra protesta. L'ennesimo buco nell'acqua e un foglio di via obbligatorio da Roma, per aver opposto resistenza a pubblico ufficiale quando la polizia era arrivata per prelevarla e portarla in Questura. Domenica il tragico epilogo.





