04/10/21

Verso lo sciopero generale - Un intervento di una lavoratrice delle poste di Milano, del Si.cobas

Il cobas delle poste ha partecipato alla fondazione del sicobas undici anni fa. Al centro della nostra azione c’è sempre stato l’obiettivo di far passare anche in questa categoria il principio per cui nessun lavoratore salariato si possa dichiarare estraneo alla condizione comune di classe dei suoi simili. Un principio difficile da comprendere per coloro che, per ragioni come l’illusione del ruolo pubblico, la presunta garanzia del posto di lavoro, la falsa tutela data dall’apparato sindacale colluso con l’azienda, si ritiene appartenente, o ha ambizioni di collocarsi su un gradino più alto della scala sociale. E’ questo un tipico esempio di estraniamento dalla propria condizione sociale, perché i livelli salariali, le condizioni di lavoro, la totale subalternità e dipendenza dall’apparato sindacal/aziendale, dicono ben altro cioè, appunto, che il postale è un lavoratore come gli altri legato al proprio destino, inconsapevole, di classe.

Mentre veniva indetto questo sciopero avevamo in corso una campagna contro la gestione dei lavoratori, a vario titolo inidonei, con limitazioni anche importanti, trasferiti da un reparto all’altro quasi senza preavviso. Una campagna nella quale il rapporto con i sindacati di base ha subito mostrato tutti i suoi limiti, con l’evidenziarsi di posizioni opportunistiche ed aleatorie, che poco hanno a che vedere con la volontà di arrivare realmente ad una seria conclusione della vertenza. Ancora una volta quindi, la ricerca della unità tra i sindacati di base ha mostrato tutti i suoi limiti, a noi ben chiari, nel momento in cui non c’è un’effettiva presenza attiva dei lavoratori, se non in numeri molto limitati.

La situazione si è ulteriormente aggravata con l’arrivo del green pass; improvvisamente e magicamente si è accesa una fiammata rivoluzionaria con postali disposti a licenziarsi, a fare tutto il possibile e percorrere qualsiasi strada per non subire questo sopruso. Ho chiesto come mai non ho visto lo stesso ardore per respingere al mittente un contratto peggiorativo sotto tutti gli aspetti, da poco firmato? Come mai non li ho visti agguerriti quando abbiamo denunciato l’amianto e il mancato rispetto delle poche norme sul covid? Come mai abbiamo lavorato sempre e a testa bassa, subendo oggi il realizzarsi quotidiano, passo dopo passo del modello AMAZON? Come mai l’indifferenza per le morti sul lavoro che abbiamo con una certa costanza e sempre per gli stessi motivi? Così ho risposto ai lavoratori che non mi inoltro su una discussione “falsa” e “strumentale” come quella del green pass che paragono ad un arma di distrazione di massa. Tutti a correre per gridare allo scandalo, tutti a fare di questo argomento l’unico argomento decisivo, l’ultima trincea in cui barricarsi. Una situazione paradossale nella quale sinistra (anche “di classe”) e destra (lega e fascisti) si trovano a condividere la stessa battaglia per difendere i diritti inalienabili, veri o presunti, attaccati dal governo e dai padroni. Anche il sicobas è entrato in questa dinamica innaturale, con prese di posizione ambigue e controproducenti, che hanno creato confusione tra i lavoratori. Credo che ciò può provocare solo danni irreparabili.

Io ho deciso, così, di accettare ogni critica ed affermare che non faccio lotte per salvaguardare diritti individuali formali, che sono importanti certo, ma che non possono essere anteposti a diritti collettivi quali la salute e la sicurezza di tutti i lavoratori sui posti di lavoro che, fino a prova contraria, ha oggi nel vaccino, il principale se non l’unico strumento di reale di difesa.

Questo dato va oltre ad ogni possibile considerazione relativamente al ruolo delle big farma, o sulle cause della pandemia, o sulla gestione della sanità pubblica, o sulle necessarie lotte da mettere in campo in prospettiva per garantire un reale diritto alla salute per tutti.

Credo che sia importante lottare per tutti i motivi che ci siamo dati per decidere di fare uno sciopero generale l’11 ottobre, una piattaforma costruita assemblea dopo assemblea:

• contro i padroni e i loro governi amici che ci vogliono sempre più schiavi, dei semplici numeri in un algoritmo • contro i licenziamenti • contro la strage dei morti sul lavoro, qui ricordiamoci i morti e i contagiati di covid nei posti di lavoro, in Lombardia ci sono numeri da paura • Vogliamo una sanità pubblica, quindi i vaccini devono essere liberalizzati • contro il caro vita, l’aumento di bollette indiscriminato che sono lì a dimostrare come la crisi la paghiamo noi, dentro e fuori i posti di lavoro ed aggiungo, per finire, lotto anche per tutte le donne che non accettano questo sistema fatto di “uomini che odiano le donne”.

14 ottobre Assemblea telematica nazionale delle donne/lavoratrici... Vi invitiamo a partecipare

I femminicidi seriali da parte dei padroni e degli uomini che odiano le donne, le condizioni di lavoro/non lavoro, di sfruttamento e oppressione  nella fase attuale di profonda crisi capitalistica amplificata dalla pandemia che padroni e governo vogliono scaricare ancora più doppiamente sulle nostre spalle, chiamano le lavoratrici, le donne proletarie a rimettere in campo una nuova, forte e generale risposta di lotta avanzando in quel percorso già tracciato nei mesi precedenti cha  si deve rafforzare, deve ricollegare le lotte che si fanno, deve estendersi ad altre realtà di lavoratrici/donne…

Vi invitiamo allora tutte a partecipare alla nuova assemblea telematica nazionale delle donne/lavoratrici il prossimo 14 ottobre alle ore 18,00.  

La parola alle lavoratrici che faranno lo sciopero dell’11 ottobre indetto dai sindacati di base, portando in esso la marcia in più e il protagonismo della doppia lotta delle donne, così a tutte le altre lavoratrici/donne  per fare il punto della situazione che vivono nei posti di lavoro e anche più in generale 

Riprendiamo in mano la piattaforma delle donne/lavoratrici alla luce delle lotte che sono continuate o delle nuove lotte che si sono sviluppate in questi mesi ma anche alla luce delle ultime inchieste che si sono fatte tra le operaie, lavoratrici, precarie, di recente

Ripartiamo da alcuni punti affrontati e discussi nell’ultima assemblea nazionale per  rafforzare ma anche aggiornare  il necessario piano di lotta da mettere in campo: 
da una più precisa e tagliente denuncia/analisi della condizione delle donne proletarie, delle lavoratrici immigrate e della lotta al maschilismo anche verso i lavoratori combattivi, 
alla battaglia in difesa del diritto d'aborto che è una battaglia da riprendere con forza in questa fase dove c'è una ripresa di propaganda governativa e provvedimenti di attacco alla libertà di scelta delle donne, una battaglia, come è evidente in tutto il mondo, vedi le lotte di questi giorni negli Stati Uniti,  strategica, che mostra, insieme a femminicidi e stupri, il moderno medioevo imperialista e pone la necessità della lotta rivoluzionaria,  
ma anche la questione della repressione e i processi in corso alle lotte delle lavoratrici, così come proseguire l'importante mobilitazione nelle carceri e verso le carceri…..

A Giovedi 14 ottobre allora! 
seguirà comunicazione link per la partecipazione!

Per info/contatti: lavoratriciprecariedisoccupate@gmail.com – 3408429376

Assemblea nazionale donne/lavoratrici

03/10/21

Group Yorum - dall'assemblea del 30 settembre a Taranto

L'intervista al Group Yorum

Una compagna del Mfpr, presente all'assemblea, ha donato loro il calendario 2021 fatto dal Mfpr, in cui il mese di aprile è dedicato all'artista del Gruppo Yorum uccisa nel carcere in Turchia dallo Stato fascista di Erdogan. I 3 compagni presenti, tra cui una compagna, sono stati molto contenti.

E anche nel "ventre della bestia" imperialista grandi manifestazioni di donne contro il divieto di aborto

"Giù le mani dai nostri corpi!"


"Giù le mani dai nostri corpi!". Sono oltre 650 le manifestazioni in tutti e 50 gli Stati, a difesa dell'aborto dopo l'entrata in vigore in Texas di una nuova normativa, la più restrittiva mai avuta negli Usa; la più grande si è svolta a Washington .
Tra due giorni la Corte Suprema, a maggioranza conservatrice, si riunirà e potrebbe decidere di approvare la legge del texas, la più restrittiva contro l'aborto, che vieta l'aborto, "appena è possibile sentire il battito del feto".
«È una lotta contro i giudici della Corte Suprema, i legislatori statali e i senatori che non sono dalla nostra parte o non agiscono con l'urgenza che questo momento richiede», ha spiegato Rachel O'Leary Carmona, organizzatrice della marcia. Il timore è che la maggioranza della Corte Suprema, composta da 6 giudici conservatori su nove, tre dei quali nominati da Trump, e che si riuniranno domani per la sessione di ottobre, possa mettere in pericolo la storica sentenza Roe vs Wade, che nel 1973 legalizzò l'aborto negli Stati Uniti e ne tutela tuttora il diritto. Il tema dell'interruzione di gravidanza è diventato caldissimo negli States dopo la legge entrata in vigore il primo settembre in Texas, la più restrittiva dell'intero Paese, che vieta l'aborto oltre la sesta settimana, anche a chi è rimasta vittima di stupro o incesto, e consente di citare in giudizio cittadini che aiutano ad abortire, con un passaggio in auto o taxi oppure offrendo sostegno economico.
E il primo dicembre la Corte si pronuncerà anche sul diritto di abortire in Mississippi. 
I numeri e le posizioni della maggioranza dei suoi giudici rispecchiano le posizioni anti-abortiste di Trump, che nel gennaio 2020 fu il primo presidente a partecipare a una «Marcia per la vita», manifestazione anti-aborto, dopo aver ammesso di essere pro-life e favorevole all'interruzione di gravidanza solo in caso di incesto o violenza sessuale.

Dal nord al sud, la lotta delle donne in America per il diritto di aborto

"Uno Stato che non prevede l'aborto è uno stato femminicida"

Dal Cile, al Messico, dal Perù fino alla Colombia le donne dell'America Latina non conoscono confini. Sembrano un unico esercito coloratissimo che si fa strada per le vie e le piazze della città chiedendo a gran voce una sola cosa: libertà, libertà di autodeterminazione sul proprio corpo. Il 28 settembre, in occasione della giornata internazionale dell’aborto sicuro, ci sono state proteste anche piuttosto accese. L'aborto è ancora illegale in diversi Paesi, ma è chiaro dalle voci delle donne scese in piazze che loro non ci stanno più: vogliono che lo Stato garantisca la possibilità di interrompere una gravidanza senza rischiare di finire in carcere o perdere la vita con un'operazione clandestina.


Sono sedici le donne che, secondo il gruppo pro choice Agrupación Ciudadana sono attualmente detenute a El Salvador per aver interrotto una gravidanza. Nel Paese l'aborto è illegale e punito come omicidio volontario, ma negli anni decine di donne sono state imprigionate anche quando hanno affermato di aver subito aborti spontanei o partorito dei bambini nati morti. "Mentre era in lutto per la straziante perdita della sua gravidanza, Sara avrebbe dovuto essere con la sua famiglia", ha detto a Reuters l'attivista femminista Morena Herrera parlando di Sara Rogel che a giugno è stata finalmente rilasciata, "Invece è stata ingiustamente imprigionata per nove anni".


Oltre a El Salvador, l'aborto è vietato anche in Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Haiti, ma in generale la maggior parte dei Paesi dell'America Latina lo consente solo per motivi medici o in caso di stupro. Qualcosa, però, si sta muovendo soprattutto grazie al costante impegno delle donne e delle organizzazioni femministe che si trovano a lottare contro governi conservatori e società di stampo fortemente cattolico. L'anno scorso abbiamo assistito alla vittoria delle donne argentine che, nonostante la forte opposizione della Chiesa, sono riuscite a far approvare un disegno di legge che legalizza l’interruzione volontaria di gravidanza e qualche segnale positivo viene anche dal Messico e dal Cile.

In Messico l’aborto durante le prime 12 settimane di gravidanza è stato depenalizzato in solo quattro dei 32 Stati del Paese ma all’inizio di settembre, la Corte Suprema ha stabilito con una decisione storica che le donne non dovrebbero più essere punite per aver interrotto una gravidanza. Questo si spera possa aprire la strada all'introduzione a livello nazionale di una legge che consenta l'IVG legale e tuteli le donne dagli aborti clandestini. Lo stesso vale per il Cile: la Camera bassa del Congresso ha approvato il 28 settembre un disegno di legge per depenalizzare l'aborto entro le 14 settimane di gravidanza, ora manca l'approvazione del Senato, ma sarebbe un altro passo importante per i diritti femminili in America Latina.


In ogni caso, proprio perché si sta forse aprendo qualche spiraglio, non è il momento di smettere di lottare. E infatti in tutti questi Paesi ci sono state manifestazioni, cortei e, in certi casi, anche scontri con la polizia. I cartelli portati dalle attiviste dicono tutti le stesse cose: "Uno Stato che non prevede l'aborto è uno stato femminicida", "Vogliamo decidere del nostro corpo", "Decidere è un mio diritto", "Mai più aborti clandestini". È un urlo di migliaia di voci che si fondono in un'unica richiesta e stavolta è davvero impossibile far finta di non sentirlo.

02/10/21

Milano 7 ottobre - Presentazione dell'opuscolo "produzione e riproduzione"

IL PUNTO LIBRERIA MILITANTE METROPOLIS PROMUOVE LA PRESENTAZIONE

DELL’OPUSCOLO

PRODUZIONE E RIPRODUZIONE


- Il lavoro riproduttivo di forza-lavoro nel capitalismo

- Sulla critica a posizioni nel movimento femminista

- Il lavoro delle donne è valore d’uso senza valore

- Le donne soffocate dal lavoro più umiliante...

- La sottomissione non legata a differenze biologiche

- “Sciopero essenziale”? Un commento critico

- Capitalismo, riproduzione, femminismo neoliberista


APPENDICE
Femminismo pro-anti Marx - della filosofa marxista Carla Filosa - Una iniziale critica alle posizioni della teorica femminista S. Federici.


GIOVEDÌ 7 OTTOBRE h.17.00

via dei Transiti, 28 - MM1 fermata Pasteur

Invitiamo le donne, le operaie, le lavoratrici in lotta, le giovani ribelli a partecipare perché “ un fronte di battaglia necessaria contro la cappa ideologica, culturale, oppressiva di questo sistema borghese è la formazione rivoluzionaria delle donne.

Che siano soprattutto le lavoratrici, le operaie, le ragazze ribelli, le compagne rivoluzionarie a prenderla nelle proprie mani, per armarsi teoricamente ed essere più forti nella lotta per cambiare tutta la nostra vita!”

Interverranno le compagne del movimento femminista proletario rivoluzionario e dell’assemblea donne/lavoratrici… verso lo sciopero generale dell’11 ottobre

Sarà allestito un banchetto di materiali, libri, pubblicistica sulle lotte e condizione delle donne.

Movimento femminista proletario rivoluzionario - Milano: mfpr.mi1@gmail.com

Punto Libreria militante Metropolis - metropolislibreria@gmail.com

01/10/21

Dal Perù: il pensiero, la prassi del nuovo movimento delle donne


Dal Perù, dalla guerra popolare diretta dal Partito Comunista del Perù e dal suo dirigente, Presidente Gonzalo, morto/ucciso dal regime e dall'imperialismo l'11 settembre, resta e vive ora più che mai il pensiero e la prassi del nuovo movimento delle donne, rinnovati alla luce dell'applicazione del marxismo-leninismo-maoismo alla realtà odierna.
Le donne, contadine, proletarie, giovani, dalle condizioni di terribile oppressione, miseria, violenza, sono diventate nel Partito e nella guerra popolare la marcia in più, combattenti e determinate, diventando anche un riferimento ideologico e pratico per il movimento femminista proletario rivoluzionario delle donne in tanti paesi, compresa l'Italia.
Per questo il regime peruviano ha risposto con uccisioni, incarcerazioni, per tentare di soffocare la "furia delle donne"; ma le donne, il Movimiento Femminino Popular ha portato anche nelle nere galere la sua forza ideologica che spaventava i governi peruviani e gli imperialismi, in primis l'imperialismo americano. 
Ora nè l'uccisione del Presidente Gonzalo, nè gli attacchi, il fango dei rappresentanti della borghesia, potranno fermare la rinascita del partito comunista, della guerra popolare e della forza poderosa per la rivoluzione delle donne.  
Invitiamo a leggere questo importante opuscolo che analizza in maniera moderna e scientifica la questione femminile e la sua importanza nella lotta rivoluzionaria.
Per richiederlo: mfpr.naz@gmail.com