03/04/21

Un appello delle Madri Contro l'operazione Lince- Contro la repressione, da sostenere


Appello
Siamo un gruppo di Madri dei 45 giovani sotto processo per l’operazione Lince.
Dall’inizio del processo contro i nostri figli e altri attivisti dei movimenti contro le basi militari, ci ritroviamo davanti al tribunale di Cagliari ogni volta che le nostre forze e i nostri impegni di lavoro e di cura delle nostre famiglie ce lo consentono.
Ci ritroviamo davanti al tribunale di Cagliari per chiedere, attraverso la nostra presenza, che sia posta fine a questa volontà repressiva mirata ad annichilire gli ideali, i sogni e i progetti ,non solo dei nostri figli, ma di un’intera generazione, attraverso operazioni poliziesche e giudiziarie persecutorie che hanno prodotto accuse gravissime ed esorbitanti rispetto alla realtà dei fatti cui si riferiscono.
L’ Operazione Lince è un’inchiesta della procura di Cagliari sviluppatasi, a partire dal 2014, nei confronti di movimenti e associazioni impegnati nelle lotte e nelle manifestazioni contro l’occupazione militare della Sardegna, contro le basi Nato e contro le devastanti esercitazioni militari che vi si svolgono.
La chiusura delle indagini ha portato ad una quantità di accuse che vanno, in un crescendo spropositato, da reati connessi alle manifestazioni di piazza, fino all’accusa gravissima di Associazione con finalità di terrorismo.
Definire terroristiche le manifestazioni del legittimo dissenso nei confronti dell’occupazione militare - che ha tra i suoi effetti il fatto che nei diversi poligoni in Sardegna si fanno esplodere l’80% di tutte le bombe esplose nel territorio nazionale- è quanto meno sconcertante e paradossale se per terrorismo si intende “ l’uso di violenza illegittima, finalizzata ad incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti aerei e simili”(www.treccani.it).
Davanti a tale distorsione della realtà , che sembra finalizzata a stritolare tanti giovani e la loro coscienza antimilitarista,
noi Madri
siamo qui a testimoniare la nostra condivisione dei motivi delle proteste dei nostri figli e delle migliaia di cittadini sardi che nei decenni hanno manifestato contro l’occupazione militare;
esprimiamo con forza il nostro diritto a opporci a quello che appare come un teorema accusatorio basato su postulati ideologici. Uno Stato di diritto dovrebbe riconoscere la libertà di manifestare il proprio pensiero.
Chiediamo perché lo Stato italiano, attraverso la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Interni, si sia costituito parte civile, mentre non ha ritenuto di costituirsi parte civile in altri processi quali quelli per
la strage di Viareggio
i morti di Teulada e di Quirra.
Quali sono i motivi veri dell’operazione Lince e delle gravissime accuse con le quali si vogliono stritolare i nostri figli e si vuole imbavagliare la loro legittima protesta? L’interesse dello Stato italiano che incassa 50mila euro l’ora (*Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07735 del 2017*) per l’affitto agli eserciti di tutto il mondo e a società private dei poligoni e delle basi, potrebbe essere uno dei motivi che hanno portato all’operazione Lince.
La lotta contro l’occupazione militare è parte della storia della Sardegna dove è allocato il 65% del totale del demanio militare italiano.
Ciò ha portato migliaia di persone alle manifestazioni di Capo Frasca, Teulada, Quirra, persone di estrazione sociale, di cultura e formazione politica e umana quanto mai diversificate che, però, hanno condiviso gli appelli alla mobilitazione.
L’esistenza di questa consapevolezza è un altro dei motivi che muovono l’operazione Lince.
Le accuse che sono mosse ai nostri figli comportano delle ripercussioni pesantissime sul piano personale, familiare e sociale, sul lavoro, sullo studio e sulle prospettive di vita.
Noi non lo permettiamo e verremo qui, davanti al Tribunale di Cagliari, davanti al Palazzo di Giustizia, come presidio di solidarietà a cui vi invitiamo ad aderire.
Ci rivolgiamo alle persone , ai lavorator* della formazione, accademic*, della cultura dello spettacolo dell’arte, dell’informazione, avvocat* e magistrat* perché si apra una riflessione e un dibattito che non rimanga confinato nelle aule del tribunale e nel privato degli accusati ma che tocchi la sensibilità dei singoli e renda la giusta dimensione ideale perché nessuno può ritenersi tranquillo e immune dal pericolo della repressione di pensiero e libertà sancite dalla Costituzione italiana.
Vi chiediamo pertanto:
· l’ adesione “pubblica” a questo appello per email o per contatto telefonico personale.
· l’attivazione di iniziative personali o collettive di informazione e discussione a sostegno dell’iniziativa.
Madri Contro la repressione Contro Lince madricontrorepressione.lince@gmail.com

02/04/21

Se toccano una rispondiamo tutte: sulle violenze poliziesche a San Berillo a Catania

Sulle violenze poliziesche nel quartiere San Berillo a Catania, un collegamento di Radio onda rossa con tre compagne e abitanti del quartiere.

Dai loro racconti emerge una storia di sconcertante abuso di potere, di violenza istituzionale, omertà e connivenze. L’ultima di una lunga serie.


Diffondete la locandina per il 9 aprile - il link verrà comunicato in seguito

Focolaio nel carcere femminile di Rebibbia: né vaccini né tamponi, ma in cella h24 e minacce di sanzioni

Nella sezione femminile del carcere di Rebibbia c’è un vero e proprio focolaio di Covid-19. 

Dopo aver saputo che i pacchi e i colloqui erano stati sospesi, il 27 marzo alcune persone hanno portato un saluto di affetto e solidarietà alle detenute per ascoltare dalla loro voce com’era la situazione all’interno e come stavano. 

Le donne hanno risposto raccontando che la sezione "Cellulare" (che si affaccia sul parco) era stata chiusa proprio quel giorno: in cella h24, niente più pacchi né colloqui. Nella sezione “Camerotti”, invece, queste misure erano state già prese da una settimana. 

Hanno parlato della scarsità di mascherine e del ritardo nell’effettuare i tamponi. 

Le persone contagiate si trovano attualmente nelle celle d’isolamento al primo piano; sembra che nessuna di loro sia in ospedale e, a quanto ci dicono, il ricovero è stato negato anche ai casi più gravi. 

A tutto questo si aggiungono le costanti minacce di sanzioni disciplinari se mettono in atto azioni di protesta come la battitura o interagiscono con le persone solidali all’esterno per raccontare quello che succede dentro. 

Esasperate dalla condizione che vivono in carcere, arrabbiate per il fatto di non poter più vedere le persone care, preoccupate per l’altissima diffusione del contagio e le scarsissime misure preventive messe in atto, le donne detenute ci chiedono la massima diffusione di questa situazione. 

Chiedono, come dall’inizio della pandemia, amnistia e indulto!
Non lasciamole sole, non lasciamo che cada il silenzio sulle loro voci. 

L'unica sicurezza è la libertà 


Assemblea parenti e solidali delle persone detenute 

Ma a Piacenza non ci facciamo mancare niente - ora i volantini antiabortisti, dopo la repressione antioperaia, la caserma Levante degli sbirri torturatori e collusi con gli spacciatori...

...La vicenda dei volantini scioccanti, contro l’aborto, trovati nel corridoio di un liceo piacentino e considerati come un attacco verso chi aveva scelto di interrompere la gravidanza, a 18 anni, un mese prima. È stata infatti la preside dell’istituto a voler scrivere ai docenti, agli alunni, alle famiglie per chiarire, alla fine dell’indagine interna alla scuola, quanto era successo. - MA NON CE LA CONTA GIUSTA!

“Nel mese di febbraio il docente di scienze ha affrontato l’argomento: la riproduzione umana”, ripercorre la preside. “Dopo la spiegazione di alcuni paragrafi, ha concordato l’inizio delle interrogazioni. Restavano da trattare i paragrafi sulla gravidanza e il parto, per i quali in data 6 marzo 2021, a distanza, il docente ha chiesto alla classe di preparare tre cartelloni. Nessun riferimento a temi inerenti l’aborto o la realizzazione di slogan antiabortisti”. L’insegnante ha successivamente chiesto di inviare su Classroom il materiale raccolto. Tuttavia è stato inviato solo uno schema di progetto da parte di un solo gruppo”, precisa la preside.

“L’attività successivamente è stata messa in attesa, causa inizio della didattica a distanza. Il giorno 16 marzo una persona della classe ha pensato di affiggere materiale autoprodotto, da lei stessa ideato. Con la collaborazione di alcuni compagni questi volantini sono stati affissi in un corridoio. La persona responsabile ha riferito che le sue intenzioni non erano quelle di manifestare un dissenso riguardo il diritto di aborto e che il gesto sia stato malinteso. La stessa era totalmente ignara del fatto che un’alunna del liceo avesse interrotto volontariamente una gravidanza. Si pensa si sia trattato dunque di una nefasta coincidenza”.   

01/04/21

Calendario del MFPR - Aprile - dedicato alle martiri dello Stato fascista turco



ASSEGNO UNICO - IL "PESCE D'APRILE" PER LE DONNE?

L'assegno unico è ormai legge e dovrebbe partire dal 1°luglio. 
Ma intanto alcune precisazioni. 
Si parla, con enfasi, di 250 euro a figlio, al mese, dal 7°mese di gravidanza fino ai 21 anni, ma in realtà la media sarà di 161 euro e dai 18 ai 21 anni sarà di importo ridotto, si prevedono maggiorazioni per il terzo figlio, per figli con disabilità 
Più della metà delle risorse (quasi 13 miliardi su 20 complessivi) le prenderanno cancellando alcune misure in corso: il bonus bebè, il premio alla nascita o all'adozione, il Fondo di sostegno alla natalità, l'estensione del congedo di paternità, e le detrazioni Irpef per figli a carico. Quindi, una buona fetta di questo nuovo assegno unico lo pagheranno gli stessi lavoratori e soprattutto le lavoratrici! E facendo i conti, per esempio tra detrazioni + attuale AF, rischiano di prendere meno di adesso.
Ancora tutti i fondi per pagare questo assegno unico non ci sono, per quest'anno mancherebbero 800milioni, e circa l'applicazione concreta di questa legge si rimanda ai decreti attuativi.
L'assegno unico verrebbe dato a tutti i "contribuenti" indipendentemente dal reddito; una forma di selettività per ora è solo un'ipotesi.
Questa legge ha visto una unanimità anche al Senato: 227 SI, nessun voto contrario, solo 4 astenuti.
Certo, la votazione è oggi lo specchio della "grande ammucchiata" del governo Draghi e del "nuovo" parlamento - da Salvini a Leu -, ma non è una novità che sulla famiglia, sul contrasto al calo delle nascite, ideologicamente, politicamente, praticamente, c'è una trasversalità inattaccabile, con Salvini e Italia viva a fare da maggiore sponsor, e Pd a rivendicare primogeniture. 

Per questo sistema, le nascite è alla fine un problema di "entrate e uscite": siccome in 12 mesi vi sono state 16mila nascite in meno e invece 112mila decessi e al 31 dicembre 2020 si conta una riduzione della popolazione di circa 384mila persone (loro parlano di "unità) dall'inizio dell'anno ("minimo storico di nascite dall'Unità d'Italia e record di morti dal 2° dopoguerra ad oggi" - da "Avvenire"), allora bisogna incrementare le nascite. 
In questi "conti che non quadrano" chiaramente c'è il pesante effetto covid. E qui si assiste al fatto che loro (sistema capitalista/imperialista, Stato, governo, stato della sanità) che sono da un lato la causa della pandemia e dall'altro della gestione dell'emergenza e di una sanità che fa strage, e ora della guerra dei vaccini e del loro uso sporco/clientelare, loro che hanno portato e portano a un numero altissimo di morti e ad alimentare forti timori per mettere al mondo figli; loro si lamentano di questo mancato ricambio tra "uscite e entrate" che - dicono - incide sullo "sviluppo socio-economico dell'Italia. Da qui la ripresa della martellante campagna trasversale sul "fare figli".

L'unanimità sul fare figli si ritrova sulla condizione delle donne. Tutti - dai fascio populisti ai cosiddetti "democratici", "sinistri" - sono unanimi nell'ammettere la condizione di subordinazione, discriminazione per il lavoro e sul lavoro, salario delle donne, come la mancanza di servizi sociali che pesa sulle donne; tutti "auspicano" più asili, più parità nei congedi, più accesso al lavoro, ecc. ecc. 

Ma tutto questo viene posto comunque in nome della conciliazione tra vita lavorativa e familiare (e il "moderno" smart working insegna...). La Bonetti, ministra del governo Conte e di Draghi e titolare della riforma dell'assegno familiare diceva: “Affronteremo il tema del lavoro femminile e della conciliazione tra vita lavorativa e familiare”. Che in concreto significa continuare a scaricare sulle donne il doppio peso del lavoro e della famiglia e di più figli.