12/02/17
07/02/17
8 MARZO 2017 - SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DELLE DONNE
Lo SLAI Cobas per il sindacato di classe ha proclamato per L’8 MARZO p.v., in coincidenza con la “giornata internazionale delle donne” il quarto SCIOPERO GENERALE NAZIONALE contro la barbara condizione generale di vita delle donne, nei confronti delle quali la questione della violenza è divenuta una vera e propria emergenza sociale che investe ogni ambito, lavorativo, sociale e familiare.
DONNE, LAVORATRICI, SCENDIAMO IN PIAZZA A PROTESTARE
PERCHE’TUTTA LA NOSTRA VITA DEVE REALMENTE CAMBIARE!
Le lavoratrici del policlinico di Palermo,aderenti allo SLAI Cobas sc., hanno risposto all’appello e l’8 MARZO scenderanno nuovamente in piazza – unitamente alle altre lavoratrici,alle operaie, alle precarie,alle disoccupate, alle migranti,alle braccianti, del sud, del centro e del nord del Paese- contro la violenza di ogni tipo sulle donne. Violenza strettamente legata alla condizione di oppressione che il genere femminile vive, frutto di questa società misogina e del suo imbarbarimento ideologico,sociale ed umano, di cui il femminicidio è la più tragica espressione.
Alla violenza fisica e/o psicologica, da parte di mariti, ex, compagni, fidanzati, parenti, amici, estranei, padroni, dirigenti, sindacalisti collusi ecc., contestualmente si aggiunge, principalmente per le donne proletarie e più povere, la VIOLENZA della politica antipopolare e della macelleria sociale, portata avanti dai vari governi fin qui succedutisi (grazie alla connivenza dei sindacati filoistituzionali), e ancor più dall’ex governo Renzi - sonoramente bocciato dalle masse popolari- e di cui l’attuale governo Gentiloni non è altro che la netta continuità.
La prosecuzione di pesanti attacchi al lavoro, ai contratti, ai salari, alle pensioni, alla scuola, alla sicurezza sul lavoro, alla sanità ecc., che colpiscono in primis le donne, le prime ad essere licenziate, precarizzate, sottopagate, discriminate, supersfruttate, in ogni luogo di lavoro –dalle fabbriche al pubblico impiego- ne sono un lampante esempio.
Anche le lavoratrici del policlinico di Palermo, grazie agli scellerati e crescenti tagli operati in tutti questi anni pure dall’amministrazione aziendale, oltreché dal governo nazionale e da quello regionale, hanno potuto sperimentare sulla propria pelle cosa vuol dire essere spogliate progressivamente pure dei più elementari diritti contrattuali (si veda anche l’annoso mancato rinnovo del contratto integrativo, la mancata progressione economica,la perdita di salario accessorio ecc.). A questo si aggiunge la mancanza di sicurezza sul lavoro, oltreché il supersfruttamento soprattutto per il personale addetto all’assistenza (infermiere,O.S.S., OTA ecc.), con il conseguente stress lavoro-correlato,denunciato da tempo dallo SLAI Cobas sc. , e per il quale è stato istituito UNO “SPORTELLO APERTO” presso la sede del sindacato.
Pertanto invitano tutte le altre lavoratrici dell’Azienda a scendere in piazza per lottare
contro tutte le violenze sulle donne, prodotte dal sistema in cui viviamo, che considera le femmine esseri inferiori ed essenzialmente incubatrici e strumento di piacere sessuale.
Contro stato, governi,padroni,sindacati venduti, che cancellano diritti e dignità!
Per i diritti, l’autodeterminazione e la liberazione delle donne!
DONNE, LAVORATRICI, SCENDIAMO IN PIAZZA A PROTESTARE
PERCHE’TUTTA LA NOSTRA VITA DEVE REALMENTE CAMBIARE!
Le lavoratrici del policlinico di Palermo,aderenti allo SLAI Cobas sc., hanno risposto all’appello e l’8 MARZO scenderanno nuovamente in piazza – unitamente alle altre lavoratrici,alle operaie, alle precarie,alle disoccupate, alle migranti,alle braccianti, del sud, del centro e del nord del Paese- contro la violenza di ogni tipo sulle donne. Violenza strettamente legata alla condizione di oppressione che il genere femminile vive, frutto di questa società misogina e del suo imbarbarimento ideologico,sociale ed umano, di cui il femminicidio è la più tragica espressione.
Alla violenza fisica e/o psicologica, da parte di mariti, ex, compagni, fidanzati, parenti, amici, estranei, padroni, dirigenti, sindacalisti collusi ecc., contestualmente si aggiunge, principalmente per le donne proletarie e più povere, la VIOLENZA della politica antipopolare e della macelleria sociale, portata avanti dai vari governi fin qui succedutisi (grazie alla connivenza dei sindacati filoistituzionali), e ancor più dall’ex governo Renzi - sonoramente bocciato dalle masse popolari- e di cui l’attuale governo Gentiloni non è altro che la netta continuità.
La prosecuzione di pesanti attacchi al lavoro, ai contratti, ai salari, alle pensioni, alla scuola, alla sicurezza sul lavoro, alla sanità ecc., che colpiscono in primis le donne, le prime ad essere licenziate, precarizzate, sottopagate, discriminate, supersfruttate, in ogni luogo di lavoro –dalle fabbriche al pubblico impiego- ne sono un lampante esempio.
Anche le lavoratrici del policlinico di Palermo, grazie agli scellerati e crescenti tagli operati in tutti questi anni pure dall’amministrazione aziendale, oltreché dal governo nazionale e da quello regionale, hanno potuto sperimentare sulla propria pelle cosa vuol dire essere spogliate progressivamente pure dei più elementari diritti contrattuali (si veda anche l’annoso mancato rinnovo del contratto integrativo, la mancata progressione economica,la perdita di salario accessorio ecc.). A questo si aggiunge la mancanza di sicurezza sul lavoro, oltreché il supersfruttamento soprattutto per il personale addetto all’assistenza (infermiere,O.S.S., OTA ecc.), con il conseguente stress lavoro-correlato,denunciato da tempo dallo SLAI Cobas sc. , e per il quale è stato istituito UNO “SPORTELLO APERTO” presso la sede del sindacato.
Pertanto invitano tutte le altre lavoratrici dell’Azienda a scendere in piazza per lottare
contro tutte le violenze sulle donne, prodotte dal sistema in cui viviamo, che considera le femmine esseri inferiori ed essenzialmente incubatrici e strumento di piacere sessuale.
Contro stato, governi,padroni,sindacati venduti, che cancellano diritti e dignità!
Per i diritti, l’autodeterminazione e la liberazione delle donne!
Pa, 05.02.2017
Lavoratrici SLAI Cobas sc. -Policlinico
Lavoratrici SLAI Cobas sc. -Policlinico
05/02/17
SIAMO IN "DOPPIA GUERRA"! PRECARIE COOP SOCIALI E MAMME, IN LOTTA A PALERMO DA PIU' DI 1 MESE, SI STANNO ORGANIZZANDO PER LO SCIOPERO DELLE DONNE
SI'! SIAMO IN "DOPPIA GUERRA" CONTRO GLI ATTACCHI CHE STIAMO SUBENDO ALLA NOSTRA CONDIZIONE DI LAVORO E A TUTTA LA NOSTRA VITA
E SIAMO IN "DOPPIA GUERRA" CONTRO GOVERNO, PADRONI, QUESTO STATO CHE CI VOGLIANO RICACCIARE A CASA, PRIVARCI DI DIRITTI BASILARI, INCATENARCI OGNI GIORNO SEMPRE DI PIU' AD UNA CONDIZIONE DI DOPPIA OPPRESSIONE, DI CLASSE E DI GENERE!
E LO SCIOPERO DELLE DONNE DELL'8 MARZO PROSSIMO E' UNA NUOVA TAPPA DI QUESTA "DOPPIA GUERRA" PER PROCEDERE LUNGO UN PERCORSO, GIA' ILLUMINATO DAL CORAGGIO E SFIDA DI MIGLIAIA DI DONNE, LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, MIGRANTI ... DI CUI ABBIAMO FATTE PARTE ANCHE NOI NEI PRIMI STORICI SCIOPERI DELLE DONNE DEL 25 NOVEMBRE 2013 E DELL'8 MARZO 2016, CHE OGGI SI DEVE ILLUMINARE E RAFFORZARE ANCORA DI PIU' PER LOTTARE A 360 GRADI CONTRO QUESTO SISTEMA SOCIALE CAPITALISTA CHE CI VIOLENTA DOPPIAMENTE E DI CUI NON VOGLIAMO CONSERVARE NULLA...
CI STIAMO ORGANIZZANDO!
PRECARIE COOP SOCIALI SLAI COBAS S.C. E ADERENTI AL MFPR
MAMME STUDENTI DISABILI
Blocco stradale davanti il palazzo della Ex Provincia
Occupazione dell'Assessorato Regionale alla Famiglia
e del Palazzo delle Ex Ferrovie della Ex Provincia
03/02/17
VERSO LO SCIOPERO DELLE DONNE DELL' 8 MARZO... INDIZIONE DELLO SCIOPERO NAZIONALE E LA PIATTAFORMA DELLE DONNE
Slai Cobas per il sindacato di classe
Sede legale v. Rintone, 22 Taranto – T/F 0994792086 – 3475301704
– slaicobasta@gmail.com - C.F. 90177580736
TA. 16/01/2017
Mfpr
All. 1
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Coord. Amm.vo
Al Dipartimento Funzione Pubblica
Al Ministero del lavoro e delle Politiche sociali
AL MIUR – Ministero Istruzione Università e Ricerca
Alla Commissione di Garanzia
Alla Confindustria -Roma
Alla Confcommercio – Roma
Alla Confesercenti- Roma
Alla Confcooperative – Roma
Alla Lega Cooperative – Roma
Alla Confagricoltura – Roma
epc
Al Dipartimento per le pari opportunità
Alla Presidente della Camera, Laura Boldrini
OGGETTO: PROCLAMAZIONE SCIOPERO GENERALE NAZIONALE
IN DATA 08 MARZO 2017
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe, comunica con la presente nota la
proclamazione dello sciopero generale che si svolgerà a livello nazionale e per l'intera
giornata del 08 Marzo 2017, in coincidenza con la giornata internazionale delle donne,
in tutti i settori lavorativi pubblici, privati e cooperativi e riguarderà tutte le lavoratrici a tempo indeterminato, a tempo determinato, con contratti precari e atipici.
La motivazione dello sciopero riguarda l'attacco sempre più pesante alla condizione generale di vita
delle donne nei confronti delle quali la questione della violenza è un'emergenza sociale che investe tutti gli ambiti, lavorativo, sociale, familiare.
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe, accetta le limitazioni imposte dalle leggi
e dai contratti di lavoro. Si fa presente che ai sensi dell'art. 28 L. 300/70 nessuna lavoratrice
o lavoratore che aderisca allo sciopero deve subire limitazioni o essere oggetto di interventi
disciplinari per aver esercitato questo diritto tutelato da leggi e Costituzione.
Si precisa che la denominazione della Ns. Organizzazione Sindacale, secondo il
Ns. Statuto è la seguente: SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE.
Quanto sopra allo scopo di non creare equivoci rispetto ad un’altra O.S. già esistente
denominata semplicemente “SLAI COBAS”.
SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
coordinatrice nazionale
Calderazzi Margherita
per com. 74121 Taranto via Rintone, 22 – slaicobasta@gmail.com
pec slaicobassc@pec.libero.it - T/F 0994792086 – 347530170
*********************************************************************************
LA PIATTAFORMA DELLE DONNE, DELLE LAVORATRICI, DELLE PRECARIE, DELLE DISOCCUPATE, DELLE MIGRANTI, DELLE BRACCIANTI...
Noi
donne lavoratrici, precarie, disoccupate, braccianti, migranti… lottiamo ogni
giorno per il lavoro, il salario, contro le discriminazioni, lottiamo nelle
cooperative contro contratti vergognosi che ci offendono, contro le violenze e
molestie che spesso dobbiamo subire nei luoghi di lavoro, lottiamo nelle
fabbriche contro chi vuole ridurre la nostra vita a macchina per il suo
profitto e ogni giorno toglie un pezzo della nostra vita; lottiamo nel
commercio, nei pubblici esercizi, contro il lavoro nero, i licenziamenti, i
ricatti; lottiamo come disoccupate contro l'umiliazione di trovare lavoro;
lottiamo contro la schiavitù e le violenze sessuali di caporale e padroni nelle
campagne, lottiamo nella scuola, nei call center, nelle lotte per la casa,
nelle lotte sul territorio per la salute, ma questa nostra voce e soprattutto
le nostre lotte restano inascoltate, anzi vengono silenziate, oscurate.
Noi
donne subiamo quotidianamente la vergognosa violenza sessuale e la catena
infinita di femminicidi e nessuno, o pochissimi, lega questa violenza alla
nostra condizione generale fondata sull'oppressione, che produce le violenze
sessuali e i femminicidi.
Da
queste condizione che si vive quotidianamente, dalle diverse lotte e battaglie,
sono emerse diverse esigenze, necessità, bi/sogni delle lavoratrici, precarie, disoccupate ecc,
che si sono trasformati in punti vivi e concreti di una piattaforma che ha accompagnato l’eccezionale
primo sciopero delle donne, avvenuto in Italia il 25 novembre del 2013, e su
cui in questi due anni è proseguito il lavoro diretto e indiretto, individuando
ulteriori obiettivi presenti nelle denunce e mobilitazioni più recenti delle
donne proletarie, dalle operaie, alle precarie, alle braccianti, alle
lavoratrici immigrate, alle disoccupate ecc.
Questi
obiettivi vanno raggiunti perché più che giusti e legittimi in un paese che non
può essere affatto definito “civile” se la condizione della maggioranza delle
donne, dal Sud al Nord del paese, di lavoro/non lavoro, precarietà,
disoccupazione, sfruttamento oppressione intrecciata inevitabilmente alla
generale condizione di vita non cambia realmente.
Mfpr
- Lavoro per tutte le donne
- Trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari – No Jobs act
- NO a discriminazioni salariali, pari salario per pari lavoro
- Aumento delle pause nelle fabbriche e in tutti i luoghi di lavoro
- Riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, come difesa anche della nostra salute
- Riposo sabato e domenica o 2 gg consecutivi nelle aziende a turnazione continua
- Turni che non aggravino la condizione delle donne
- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici) a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici, richiesta agli Enti ispettivi di una verifica generale, sotto il nostro controllo!
- Donne dappertutto, nelle Rsu, Rls, decise dalle lavoratrici
- Assemblee sindacali retribuite delle operaie in più rispetto a quelle stabilite, perchè hanno doppi problemi;
- Salario minimo garantito per tutte le donne
- Nei passaggi di appalti o ditte, automaticità del passaggio delle lavoratrici con conservazione dei diritti acquisiti – nei rapporti part time, orario non al di sotto di 30 ore settimanali
- NO al caporalato in agricoltura
- Trasporto gratuito verso e dalle campagne
- passaggio da salario a cottimo al salario orario - applicazione del CCNL, parità salariale con gli uomini
- No all'uso di prodotti tossici durante il lavoro nei campi, strutture mediche vicino ai luoghi di lavoro
- Diritto di residenza, cittadinanza, casa, reddito per tutte le migranti, uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate che lavorano
- NO alla detenzione nei Cie, hotspot luoghi di violenza, stupri da parte delle forze dell'ordine
- Nessuna persecuzione delle prostitute, diritti di tutte ai servizi sociali e al salario minimo garantito
- Allontanamento dai luoghi di lavoro per tutti coloro – capi, padroni, ecc. - responsabili di molestie, ricatti, violenze sessuali, atteggiamenti razzisti, tutela delle lavoratrici denuncianti
- Interventi immediati contro i denunciati per violenze, stalking, maltrattamenti
- Divieto di permanenza in casa, se familiari o conviventi
- Procedura d’urgenza nei processi per stupro e femminicidi e accettazione delle parti civili di organizzazioni di donne, con patrocinio gratuito per le donne.
- Divieto di indagine sulla condizione matrimoniale, di maternità, di orientamento sessuale, nelle assunzioni o licenziamenti
- NO a discriminazioni sul lavoro legate allo stato familiare, di maternità, di razza
- Abbassamento dell’età pensionabile delle donne, come riconoscimento del doppio lavoro
- Estensione dei permessi retribuiti per malattia dei figli oltre i 3 anni di vita dei bambini, per entrambi i genitori.
- Socializzazione e gratuità dei servizi domestici essenziali, asili, servizi di assistenza per anziani, ecc, aumento dei nidi e scuole per l'infanzia e vicino ai luoghi di lavoro
- Difesa e ampliamento del diritto di aborto
- Obbligatorietà di interventi di interruzione gravidanza in tutte le strutture pubbliche, abolizione dell’obiezione di coscienza
- Consultori laici gestiti e controllati dalle donne
- Accesso gratuito per le donne ai servizi sanitari
- Abolizione nella pubblicità, nei giornali, nelle Tv, nei testi scolastici, ecc. di ogni contenuto offensivo, discriminatorio, fascista, sessista, razzista, contro le donne.
Sulle pratiche separatiste da Amazora Bologna
Alle
nostre compagne, donne, lesbiche, femministe, radicali , streghe, guerriere non
riformiste, che credono nella necessità
di pratiche separatiste (ovvero senza uomini), autodeterminate e auto
organizzate per le lotte di liberazione delle donne.
Alcune di amazora, il nostro gruppo di wendo, autodifesa
femminista e lesbica di Bologna, hanno partecipato a due assemblee di preparazione dell’incontro
di nonunadimeno per il 4/5 febbraio.
Fin dalla prima assemblea, da noi e altre individualità e gruppi che
praticano il separatismo, sono emerse
perplessità importanti sulla decisione presa a priori solo di tavoli misti. Ma dopo tante discussioni l’assemblea non ha accolto
le nostre proposte, rifiutando di inserire nel report i tanti interventi che
chiedevano la possibilità di avere tavoli separati.
In un primo momento la nostra proposta era di
avere la possibilità di trovarsi tra sole donne, oltre che nei tavoli misti, per discutere senza maschi della violenza e
dell’oppressione patriarcale, invece che in un
imposto dualismo etero diretto che mostra ancora la dipendenza delle donne dal
referente maschile.
Coerentemente con le nostre pratiche femministe e
lesbiche, riteniamo che la negazione dell’accesso maschile ad uno spazio
decisionale o di discussione non solo interrompe il flusso dei loro
benefici, ma ci
restituisce anche la forma e la piena
consistenza di un’assunzione di potere, DA CUI NORMALMENTE SIAMO NOI AD ESSERE
ESCLUSE. Trovandoci tra noi tracciamo
nuovi confini, tracciamo nuovi ruoli e rapporti alternativi alla forma etero
direzionale impostaci. Siamo convinte che gli spazi di sole donne sfidino in
modo incisivo questa struttura di potere e difenderemo questa posizione con le
unghie e con i denti.
Dopo lunghe riflessioni, visto che le pratiche
separatiste non fanno parte sin dall’inizio del percorso di nonunadimeno,
proponiamo alle separatiste uno o più incontri alternativi e auto-convocati di donne e lesbiche interessate a rilanciare un percorso di lotta
di liberazione delle donne, senza maschi.
Noi comunque
continueremo a portare avanti le nostre pratiche e ci piacerebbe organizzare
una presenza che ci caratterizzi come femministe radicali per l’8 marzo, e oltre, e con lo sciopero delle donne, nelle modalità che ci appartengono
Ringraziamo le compagne
che hanno tirato fuori le varie criticità, e che ci hanno dato la spinta per
scrivere a questa mailing list
saluti femministi
Amazora, gruppo di
autodifesa femminista e lesbica
01/02/17
No a teorizzazioni di fatto giustificazioniste degli "uomini che odiano le donne"
Sulle uccisioni, stupri, violenze sessuali contro le donne sta
emergendo da parte di alcune femministe intellettuali borghesi
e giornaliste una interpretazione psicanalitica.
Scrive,
per esempio, Lea Melandri nell'inserto de Il manifesto “il
corpo del delitto” uscito per il 25 novembre 2016:
“Prima
che un padre o un marito autoritario e violenti, l'uomo è un
tenero figlio. Si può pensare che sia questa commistione di
odio e amore – inquietante perchè si colloca là dove meno ce
l'aspettiamo, cioè nella famiglia, nella coppia – che
impedisce di assumere il fenomeno per la gravità e
l'estensione che ha...
l'uomo
si accanisce sul corpo che l'ha generato, che gli ha dato le
prime cure, le prime sollecitaziobni sessuali, un corpo che
ritrova nella vita amorosa adulta e con cui sogna di
rivivere l'originaria appartenenza intima a un altro essere.
Ma è anche il corpo che lo ha tenuto in sua balia nel
momento della maggiore dipendenza e inermità, un corpo che
poteva dargli la vita o la morte, accudimento o abbandono.
Confinando la donna nel ruolo di madre, l'uomo ha costretto
anche se stesso a restare bambino, a portare una maschera di
virilità sempre minacciata...”.
E
continua: “La coppia trova la sua stabilità – dice Freud – quando
la moglie ha fatto del marito il proprio figlio, cioè quando
si instaura in qualche modo la situazione originaria.
Separandosi, la donna non colpirebbe solo un privilegio e un
potere che l'uomo considera “dovuto” e che la società,
esplicitamente o silenziosamente, “permette” (Michael
Kaufman), ma la fonte prima dell'amore in sé,
dell'autoconservazione”.
Al di
là che vengano colti elementi di “verità”, questa
interpretazione di fatto fa tre operazioni:
Primo.
Individualizza. Gli uomini che ammazzano le donne sono visti
come individui, o come “genere”, e non come frutto,
espressione sociale di un sistema capitalista che
inevitabilmente nella sua marcia verso un moderno fascismo,
una barbarie, produce, alimenta sempre più l'humus di “uomini
che odiano le donne”.
Questa
interpretazione oggettivamente porta a nascondere che la
violenza sessuale non fa che proseguire, su un diverso
terreno, la violenza sistemica, quotidiana, di attacco alle
condizioni generali di vita, doppio sfruttamento,
discriminazioni, oppressione a tutti i livelli, in ogni campo,
che padroni, governo, Stato, mass media, portano avanti.
Secondo.
Questa interpretazione generalista oggettivamente riduce la
portata oggi dei feminicidi, il
loro legame con l'imbarbarimento di questo sistema sociale,
con la crisi, da un lato, e dall'altro con la reazione
fascista degli uomini alle rotture, volontà di indipendenza
delle donne, ma anche con la mancanza ancora di un movimento
delle donne che “faccia paura”, che imponga con la sua forza
la necessità di una trasformazione generale, di una
rivoluzione e di una rivoluzione nella rivoluzione.
Riducendo
la diversità oggi della
violenza contro le donne, non si comprende neanche il perchè
avvengono soprattutto nella famiglia, nei rapporti di coppia.
La Melandri scrive: “...inquietante
perchè si colloca là dove meno ce l'aspettiamo, cioè nella
famiglia, nella coppia...”, quando
invece questo oggi è “naturale”, perchè – come scriviamo
nell'opuscolo “Uccisioni delle donne, oggi” - “la famiglia è
un anello chiave della marcia verso il moderno fascismo del
governo, dello Stato. Il moderno fascismo non potrebbe
realizzarsi senza fare della famiglia una sua base principale,
sia in senso di essere piegata, funzionale alle scelte del
governo, dello Stato, sia in senso di sostenitrice attiva,
combattente in termini ideologici di simbolo e propaganda di
valori di quelle scelte politiche. La famiglia, soprattutto
proletaria, è il luogo centrale in cui si gesticse un'economia
sociale srempre più povera... La famiglia proletaria
garantisce nella fase di attacco, crisi, di attutirne
l'imnpatto devastante... La famiglia, per questo sistema, deve
fare da paracadute alle frustrazioni, alla messa in crisi di
posizioni di privilegio dell'uomo nella famiglia. La famiglia
quindi è come una sorta di ammortizzatore sociale...”.
Terzo.
Questa interpretazione oggettivamente fa un'operazione di
“giustificazione”. Più avanti la Melandri, riprendendo
Kaufman, scrive sul “paradosso
del potere maschile”, “un potere che gode di privilegi ma
che è anche “fonte di enorme paura, isolamento, e dolore per
gli uomini stessi”, che esercita il controllo ma che è
costretto a una vigilanza continua”.
A
fronte di questo la risposta conseguente non può che essere
“l'educazione”, un lavoro comune di uomini e donne “impegnate
da anni nell'analisi del sessismo” perchè nascano altri modi
di vivere la maschilità; non quindi la lotta contro gli uomini
che odiano le donne e questo sistema sociale capitalista.
Ma
questo è l'opposto della “parola d'ordine”, della verità per
cui “non c'è liberazione senza rivoluzione”.
Ma
questo è anche lasciare il campo alle “addette ai lavori”, non
alle donne e chiaramente tanto meno alla ribellione delle
donne proletarie.
Ma
questo, rassicuriamo le melandri, non lo faremo avvenire.
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