04/05/16

Fortuna e la colpa di essere femmina

Le vergognose  parole di Corrado Augias al programma di Floris su La 7 ci indignano e ci fanno arrabbiare.
Si parlava del fatto di cronaca di Caivano dove una bimba di 6 anni fu uccisa e stuprata da un pedofilo, vicino di casa della bimba. Commentando una foto della bimba sorridente vicino alla madre con i lunghi capelli biondi con boccoli afferma che la bimba era conciata come una sedicenne e proveniente da una situazione di degrado sociale  dava da pensare.
Augias dovrebbe sapere che l' abuso sessuale non è una questione di classe o di ricchezza o povertà la pedofilia è una perversione che non ha classi.
Ma le sue affermazioni invece sono frutto di una mentalità patriarcale maschilista sessista . Fortuna, violentata e uccisa due volte. Lui ha indicato la foto della bimba sottolineando come i suoi capelli, l'espressione del viso e la posa nella foto fossero una sorta di ammiccare e provocare il suo assassino ,Una bambina dall'aspetto di una sedicenne Dunque Augias vuoi vedere che Fortuna se l'è cercata?  A qualunque età sono dunque le femmine le uniche responsabili del le violenze che subiscono. Troppo corte le gonne Troppo rosse le labbra e troppo indipendenti non angeli del focolare come ci vorrebbero.  invece si legittima la violenza sulle donne  diffondendo a livello di massa concezioni maschiliste e sessiste contro le donne.
La violenza maschile sulle  donne è uno strumento che ne perpetua l’oppressione. Affonda le radici nel sistema patriarcale e interagisce con altri sistemi  ideologici di oppressione (capitalismo, neo-colonialismo fascismo. È il sistema che va rovesciato con la lotta delle donne proletarie .
Fiorella Masci

Solidarietà e mobilitazione per le prigioniere politiche DIFENDIAMO LE CONDIZIONI DI VITA DI NADIA LIOCE - STOP AL 41-bis



Nadia è l'unica compagna, insieme ad altri 2 prigionieri politici, ad essere ancora sottoposta al regime di 41bis, inasprito dalla direzione del carcere de L'Aquila da fine novembre 2014, con una condizione d’isolamento totale e perenne. Ora d'aria in compagnia di una sola detenuta, in una vasca di cemento da tre metri per tre. Massimo due libri e due quaderni al mese. Alle detenute è vietato scambiarsi libri. Anche ai familiari e ai parenti, è vietato inviarne in regalo.
Alle Costarelle le detenute sono trattate peggio dei boss mafiosi. Le loro celle si trovano alla fine di un lungo tunnel sotterraneo. Sono grandi due metri per due. Si affacciano sul nulla. E ancora peggio va per l'ora d'aria, in una vasca di cemento grande tre metri per tre. Alla maggior parte dei boss mafiosi è consentito socializzare in gruppi di sei persone. Siamo di fronte ad una sorta di “tortura bianca”!
In queste condizioni e in questo stesso carcere, fu detenuta Diana Blefari, un’altra prigioniera politica, suicidatasi il 31 ottobre del 2009.

L'accanimento dello Stato contro Nadia Lioce non può e non deve passare sotto silenzio, perché, al di là del giudizio sulle sue scelte di lotta, questo accanimento repressivo è per cercare di ammazzare la sua volontà di non cedere, la sua coerenza nella battaglia contro questo Stato. Queste donne hanno avuto il merito di riaffermare, dopo gli anni della Resistenza, contro una visione delle donne “pacifiche e non violente”, la necessità della lotta rivoluzionaria in cui le donne siano in prima fila per mettere fine all'unica vera violenza, quella reazionaria dello Stato borghese, fascista e maschilista.
Con l'applicazione del 41 bis ai comunisti rivoluzionari è proprio l'emergenza della necessità della lotta rivoluzionaria che si vuole colpire. Lo Stato borghese vuole le donne subordinate e oppresse e, se lottano, pentite o dissociate. Chi non ci sta viene doppiamente repressa, anche perché ha osato...
Per questo, tutte le donne, le compagne che lottano per spezzare le doppie catene di questo sistema sociale devono far sentire la solidarietà per Nadia.

Vogliamo organizzare una mobilitazione al carcere dell’Aquila il 19 giugno.
Facciamo appello a inviare già da ora adesioni, scrivendo a: mfpr.naz@gmail.com

L’MFPR sostiene la campagna delle “PAGINE CONTRO LA TORTURA”
Dall’appello della campagna "PAGINE CONTRO LA TORTURA” contro il divieto di ricevere dall’esterno libri e stampe d’ogni genere nelle sezioni 41bis:
“Nel tempo le istituzioni hanno allevato funzionari che ritengono naturale questo sistema di barbarie.
Quando si eleva il meccanismo della mostrificazione a ’normale’ strumento di repressione, la tortura di varia natura diventa burocrazia quotidiana”. (Da una lettera di un detenuto rinchiuso nel nuovo carcere di Massama, Oristano, giugno 2015).
Da alcuni mesi chi è sottoposto al regime previsto dall’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario (o.p.) non può più ricevere libri, né qualsiasi altra forma di stampa, attraverso la corrispondenza e i colloqui sia con parenti sia con avvocati. È un’ulteriore censura, una potenziale forma di ricatto, in aggiunta alle restrizioni sul numero di libri che è consentito tenere in cella: solo tre....
...Invitiamo tutte le realtà a spedire cataloghi, libri, riviste, ecc, presso le biblioteche delle carceri in cui sono presenti le sezioni a 41bis e ai detenuti e alle detenute che di volta in volta ne faranno richiesta.
Informazioni utili allo sviluppo della campagna si trovano in rete a questo indirizzo: http://paginecontrolatortura.noblogs.org/
Il carcere non è la soluzione, ma parte del problema.
Sommergiamo di libri le carceri, evitiamo che si metta in catene la cultura!

Le soluzioni del governo per il lavoro delle donne significano più sfruttamento e oppressione, meno salario

DOPO LO SCIOPERO DELLE DONNE DELL'8 MARZO - COSTRUIAMO UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE IN AUTUNNO DELLE LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE

(da Sole 24 Ore) - "Da gennaio 2010 ad oggi l'occupazione femminile è cresciuta di 253.000 unità, soprattutto nella componente over55 (per effetto dell'allungamento dei requisiti pensionistici)... da gennaio 2015 a febbraio scorso il numero di donne occupate è salito di appena 24mila unità...
Ma ora il governo Renzi ha varato un “mini” piano in quattro mosse: smart-work, welfare contrattato, incentivi, sistema duale di formazione"

Ma che significano in concreto per le donne queste formule?


Smart-work o "lavoro agile" è una «modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro»... può essere svolto in parte all'interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, seguendo però gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevede l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all'esterno dei locali aziendali... Il disegno di legge stabilisce che il lavoratore abbia il diritto di ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le stesse mansioni all’interno dell’azienda..."
Di fatto usando un termine inglese, si tratta del vecchio lavoro a domicilio, in cui non ci sono "tempi di lavoro", se non quelli che occupano ogni spazio della giornata, e per cui parlare di "conciliazione dei tempi di vita e di lavoro" è fare del sarcasmo, lì dove si tratta di subordinazione dei tempi di vita ai tempi di lavoro. Una "catena" che lega le donne sempre più in casa.


Welfare contrattato è la possibilità di ricevere il premio aziendale sotto forma di servizi anziché di retribuzione monetaria. Lo Stato, poi, prevede sgravi e agevolazioni alle aziende, che rendono l’offerta di beni e servizi da parte del datore di lavoro più conveniente rispetto al tradizionale aumento in busta paga,  Mentre per le donne si tratta di una beffa, che serve solo a non pagare il loro lavoro, per i padroni significa più sgravi e agevolazioni finanziarie, cioè soldi!

Sistema duale di formazione
- La nuova normativa, prevede un azzeramento della retribuzione per la formazione in aula, una diminuzione della remunerazione al 10% ( della retribuzione) per la formazione svolta in azienda, l'abolizione del contributo previsto a carico dei datori di lavoro in caso di licenziamento dell'apprendista, lo sgravio dal pagamento dei contributi per l'ASPI rivolto alle imprese artigiane, la cancellazione della contribuzione dello 0,30% per la formazione continua e, infine, viene dimezzata l'aliquota di contribuzione del 10% portandola al 5% per le imprese con più di nove dipendenti”.
Anche questa "magica" formula significa, meno soldi alle lavoratrici, ore di lavoro gratis perchè tutti sanno bene che la "formazione" in azienda significa lavoro punto e basta (spesso senza neanche un briciolo di contenuto formativo); mentre per i padroni significano sgravi e sgravi

MFPR

"I fatti di Colonia" usati all'incontrario - La Germania riforma la legge sullo stupro: dire “No” non basta

Anche con la nuova norma, voluta dopo i fatti di Colonia, non basterà manifestare di opporsi al rapporto sessuale per far condannare l’aggressore.
Lettera aperta di un gruppo di associazioni alla Merkel: “No significa no”

BERLINO
È polemica in Germania sulla riforma della legge sui reati sessuali, allo studio dopo le aggressioni di Capodanno a Colonia. In base al testo che approderà  al Bundestag, anche in futuro non basterà il chiaro «no» pronunciato da una vittima di abusi sessuali per far condannare uno stupratore, denuncia un gruppo di associazioni riunite nell’iniziativa «No significa no».
Le aggressioni resteranno impunite anche se la persona che ha subito violenza ha manifestato la sua volontà contraria al rapporto sessuale e l’autore dello stupro non ha rispettato questo rifiuto, si legge
in una lettera aperta alla cancelliera Angela Merkel e ai deputati tedeschi firmata, oltre che da sigle come Terre des Femmes e dal comitato tedesco di Un Women,

Per la valutazione dell’accaduto rimane pertanto decisivo il comportamento della persona danneggiata e non del colpevole, continua la lettera. Ciò contraddice tra l’altro la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (la Convenzione di Istanbul), un testo non ancora ratificato dalla Germania, ricordano le associazioni. Le quali muovono anche una seconda critica, che suona tanto più pesante alla luce del dibattito seguito alle aggressioni di Colonia: anche nel nuovo testo i palpeggiamenti resteranno non punibili per legge.
In base al quadro giuridico attualmente in vigore in Germania, si parla di stupro se il colpevole costringe la vittima al rapporto sessuale con la violenza o con minacce oppure se sfrutta la condizione di vulnerabilità in cui si trova la sua vittima. Non è insomma sufficiente che quest’ultima abbia detto chiaramente di no. La donna o l’uomo che ha subito una violenza sessuale deve inoltre dimostrare di aver opposto resistenza, il che complica notevolmente la possibilità di giungere a una condanna del colpevole. 

Il testo di riforma elaborato dal ministro della Giustizia, il socialdemocratico Heiko Maas, prevede che in futuro sarà punibile anche chi sfrutta «una situazione in cui un’altra persona è incapace di opporsi» a causa della sua situazione fisica o psichica, oppure perché l’aggressione è compiuta «a sorpresa» o ancora perché teme per la propria incolumità nel caso in cui opponga resistenza.  «Un no chiaramente espresso – afferma Karin Nordmeyer, presidente del Comitato tedesco di Un Women - deve bastare per punire un o una colpevole».

02/05/16

Solidarietà e appoggio alle lavoratrici di Zara cacciate dalla polizia

Forza! la lotta è l' unica arma per vedere rispettati i diritti delle lavoratrici siamo tutte con voi!
M.f.p.r. e lavoratrici Slai Cobas s.c.
Roma al negozio Zara di Largo Goldoni la proprietà fa intervenire la polizia per cacciare le lavoratrici in presidio. La polizia esegue!
Al negozio ZARA di Roma dove era in corso, come nelle principali città italiane il presidio promesso
DALL’USO contro il lavoro festivo e in particolare il 1 maggio festa dei lavoratori si è verificato un episodio violento e grottesco.
La direttrice del negozio, al grido questo è il mio negozio, ha fatto intervenire la polizia per impedire che alcune commesse in presidio entrasse nel negozio a distribuire fiori rossi alla sparuta clientela.
Un atto di intimidazione e di rabbia che però testimonia quanto L’iniziativa di lotta di USB sia capace di
innervosire i padroni del commercio.
Non smetteremo mai di lottare per difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio e non
ci facciamo intimidire dalla polizia che si erge a a paladina dei diritti dei commercianti invece che difendere quelli di chi è costretto a precarietà costante, ricatti continui e condizioni di lavoro inaccettabili.
 
Francesco Iacovone.

1° Maggio a tutte le lavoratrici - "MARGHERITA E I SUOI COMPAGNI" - Una dolce e forte poesia

Mandataci dal nipote
(Paolo Vinella – Dicembre 2003 – Putignano)
 
Alle braccianti della nostra terra, a tutte le donne che lavorano, che studiano, che lottano e si chiedono il perché…”.

Era bella, era dolce, era forte
Margherita Pusterla di Putignano
bracciante a giornata, quando trovava,
zappava da mattina a sera, quando trovava,
e cantava coi compagni, Margherita.

“Manco i cani!” urlò
Quando partorì sotto una parete,
la zappa ancora in mano
Il fazzoletto in mezzo ai denti,
“Manco i cani!” urlò alla vendemmia,
la museruola del padrone alla bocca
se no si mangiava tutta la vigna.

E dalle sue mani d’oro uscivano, e grano, e fave, e ceci,
e fichi, e mandorle, e noci, e pane, e olio, e vino…
a lei quattro fave e una cipolla,
fame e freddo ai quattro figli.

Non sapeva leggere e scrivere, Margherita,
non sapeva il vapore e l’aeroplano,
non sapeva Roma e Milano
non sapeva il re e la regina,
ulivi d’argento e spighe d’oro tra papaveri rossi
sognava, Margherita.

Era maggio, papaveri rossi nei capelli.
“Ora basta!” gridava Margherita
“siamo cristiani pure noi!”.
“Ora basta!” gridava coi compagni,
cinquemila davanti al comune a Putignano.
“Pane e lavoro, non l’elemosina!
pane e lavoro e libertà!”

I compagni difendeva Margherita:
vigliacco un colpo
in mezzo al petto,
e chiuse gli occhi neri, Margherita…
prato di papaveri
sangue rosso in mezzo alla polvere.

Cantate, genti, cantate la storia di Margherita.
Grazie, Margherita, cambierà, vedrai, il mondo cambierà!

NON PIÙ SERVI, NON PIÙ PADRONI,
PANE E LAVORO E LIBERTÀ

01/05/16

Alla vigilia del I maggio contestazione a Renzi a Palermo - lavoratrici e precarie in prima linea

Ieri pomeriggio alcune centinaia di lavoratrici e lavoratori, all’ex Deposito tram di Roccella, hanno contestato l’arrivo del Presidente del Consiglio  Renzi che ha concluso  a Palermo il suo “ tour per il Sud” dalla Calabria alla Sicilia: 
Lavoratrici e lavoratori, in particolare dell’Almaviva a rischio di licenziamento, della formazione Cerisdi licenziati,  alcuni operai della ex Fiat di Termini Imerese,  precarie delle Coop Sociali già da domani senza lavoro per il non rinnovo della proroga e lavoratrici della scuola dello Slai Cobas per il s.c., le compagne del Mfpr e del ciroclo di Proletari Comunisti…  hanno atteso l’arrivo di Renzi con denuncia e slogans gridati collettivamente in un piazzale presidiato da un notevole spiegamento di forze di polizia e digos… “Siamo tutti Almaviva” – “il posto di lavoro non si tocca lo difenderemo con la lotta” – “ disoccupazione, precarietà e carovita con questo governo facciamola finita” – “la vostra repressione non ci fa paura” dando solidarietà ai vari manifestanti contro Renzi e il governo, caricati selvaggiamente dalla polizia in questi giorni nelle varie città, da Napoli a Pisa.
Tanti gli striscioni e i cartelli, le bandiere dello Slai e di proletari comunisti al vento… diffusi i volantini del I maggio.





Lo scambio di solidarietà ha caratterizzato sempre tutte le discussioni che si è avuto modo di fare così l’informativa reciproca sulle lotte, le tante lavoratrici e lavoratori Almaviva in particolare volevano denunciare anche in questa occasione l’accordo-vergogna proposto a livello nazionale tra l’azienda e le O.S. confederali, con il beneplacito del governo Renzi, fatto sempre e solo sulla pelle dei lavoratori, dicendo chiaramente che è necessario votare NO al prossimo “referendum” perché votare SI significa mettere seriamente e definitivamente a rischio il posto di lavoro. 
L’arrivo del sindaco Orlando che è sceso dalla macchina per farsi l’ennesima passerella elettorale, mentre  ha suscitato un applauso di uno sparuto gruppo di lavoratori Almaviva (speranzosi per una sua buona parola con Renzi),  non è stato invece sostenuto per nulla  dalla maggioranza degli altri e di tutti i presenti che hanno protestato, in particolare una delegata dello Slai Cobas s.c. con una lavoratrice Almaviva, oltrepassando rapidamente il cordone della polizia si sono affiancate al sindaco, subito circondate dalla digos,  protestando sui tanti problemi ed emergenze sociali che ci sono a Palermo per nulla risolte, dal lavoro ai servizi sociali…  “questi di oggi sono solo vostri sporchi spettacoli che alle masse non danno proprio nulla! “
Subito dopo, annunciato da un elicottero che sorvolava sopra il piazzale, l’arrivo di Renzi in una delle tre auto di grossa cilindrata giunte a grande velocità, per evitare vigliaccamente qualsiasi contatto con i manifestanti, un passaggio che è stato accompagnato da forti fischi, slogan, cartelli e bandiere ben in alto…







Da Reggio Calabria a Catania a Palermo il giro  di Renzi, insieme al ministro Del Rio e ad una serie di servetti sotto-segretari, ieri è stato sempre contestato  ma la stampa borghese, asservita e venduta, ha per la maggior parte taciuto sulle proteste dei lavoratori, dei manifestanti mettendo l’accento invece sulle “ingenti” somme che Renzi dice di volere elargire per diversi progetti per il Sud mentre si tratta di un’altra operazione di pura propaganda elettorale dell’aspirante dittatorello sempre più moderno fascista, che non deve essere contrastata e disturbata… in questo senso la scelta  del luogo della “firma del patto”  per Palermo, modificata varie volte e infine relegata in periferia, nel quartiere Brancaccio (dove “per 365 gg.” come ha gridato da un balcone una abitante del quartiere “le strade restano un immondezzaio mentre oggi arriva lo stronzo di Renzi ed è tutto pulito in un baleno!”) non è stata per nulla casuale ma questo non ha impedito la contestazione e le proteste.