Altri contributi per la sanzione della Commissione Garanzia Sciopero stanno arrivando e sono, ve lo assicuriamo una vera "boccata di ossigeno"
Dopo Rosa di Torino, Pinuccia di Milano, Flavia di Bergamo, Potere al popolo, Vincenzo di Milano, Vladimir di Torino, Antonietta di Taranto...
sono arrivati contributi da Rosso Claudia, Luigia de L'Aquila, Nudm di Torino, Giorgio C., Antonella docente universitaria
per chi vuole e può, il contributo può essere mandato su c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357 - con la motivazione: contributo per sanzione della CGS a sciopero delle donne marzo 2020).
Lavoratrici Slai cobas sc
COSA E' SUCCESSO NEL 2020 - da comunicati di allora
- Quest’anno l’8 marzo e lo sciopero delle donne sono caduti proprio in piena emergenza coronavirus. Hanno fatto di tutto per impedire lo sciopero, annunciando pesanti sanzioni. Ma lo Slai cobas per il sindacato di classe lo ha indetto lo stesso.
(Le lavoratrici Slai cobas sc, le compagne del Mfpr fecero prima una inchiesta tra le lavoratrici, compagne, Nudm a livello nazionale - e la maggioranza delle risposte disse SI FACCIAMOLO!)
Continuano ad arrivare messaggi, prese di posizioni di lavoratrici, donne per dire SI allo sciopero delle donne, NO ai divieti strumentali e gravi.
"Non possiamo permettere alla CGS, al governo, ai Ministeri di usare una seria emergenza sanitaria per creare un pericoloso precedente di attacco al diritto di sciopero e alla condizione di noi donne"
"Non siamo d'accordo con il governo che sta dicendo: "tutto chiuso, tutti in casa" (proprio quello che noi donne non vogliamo, perchè significa oppressione, fatica, dipendenza e a volte morte); questa situazione rischia di peggiorare anche in futuro la nostra condizione"
"stanno usando strumentalmente il coronavirus per licenziare o mettere in cassintegrazione o tagliare i salari; ma anche per impedire assemblee, minacciare provvedimenti"
"con le scuole chiuse in tutt'Italia significa scaricare ancora di più sulle donne il peso della famiglia e anche spesso la perdita di salario o lavoro. Occorre una disobbedienza civile!"
"Il divieto della CGS è gravissimo. E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale! Mentre non è certo la prima volta che vi sono "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale".
"Se ci tolgono, ora con la questione del coronavirus, domani con un'altra "emergenza", il diritto di sciopero, siamo con tutte e due i piedi nel fascismo".
"in tante realtà lavorative noi lavoratrici siamo costrette a continuare a lavorare anche più di prima (nel settore sanitario, pulizie, personale Ata nelle scuole, nel commercio, ecc.) e invece non possiamo scioperare!"
D'altra parte lo sciopero è un diritto individuale che non può essere cancellato o subordinato ad altri diritti altrettanto fondamentali.
"NOI non ci stiamo! Noi scioperiamo!"
"SCIOPERIAMO E SCENDIAMO IN PIAZZA. Quando vi è un attacco a diritti fondamentali (come diritto di sciopero, diritti umani dei migranti, ecc.), insieme alla denuncia politica dobbiamo fare delle giuste AZIONI!"
- Tante operaie, lavoratrici, precarie, sfidando i divieti, hanno detto: “Se siamo buone a lavorare fianco a fianco, siamo buone a scioperare!”.
Nell’emergenza coronavirus sono le lavoratrici, le proletarie nella loro grave, e peggiorata dal lockdown, condizione, sia di lavoro che di vita che sono emerse con forza, e in maniera anche drammatica: i casi emblematici di suicidi nelle lavoratrici della sanità e l’intensificazione dei casi di femminicidi.
Ma queste donne non hanno potuto avere voce come movimento organizzato che ne rappresentasse le istanze e bisogni, ma la prepotenza con cui è tornata la condizione delle donne proletarie con l'emergenza coronavirus ha posto in maniera netta e senza scampo che questo sistema capitalista è la causa e il cancro dell’umanità, e che le donne non hanno da aspettarsi niente da esso ma hanno da rompere le catene che si fanno sempre più strette. E non è un caso che sono state, anche nei mesi di emergenza, le lavoratrici, le precarie, le proletarie, la maggioranza delle donne che non ce la fa a vivere ad aver ripreso la scena!
Certo sono ancora poche, ma sono state e sono l’avanguardia, un esempio per tutte; dalle lavoratrici della sanità che hanno comunque, in tanti modi, portato fuori la loro durissima realtà di sfruttamento, di contagi, fino ai troppi casi di morte; alle lavoratrici delle scuole costrette al lavoro in casa ma senza certo futuro; alle precarie delle mense, delle pulizie, degli asili, dei servizi di assistenza scolastici, che hanno lottato sempre; alle lavoratrici delle Poste, alle lavoratrici degli alberghi, dei call center…
Anche qui sono state soprattutto le operaie la punta avanzata della ribellione delle donne: le combattive operaie, quasi tutte immigrate, della Montello (BG), le operaie dell’Electrolux di Susegana che hanno fatto lo sciopero delle mascherine contro i ritmi di lavoro; poi, le operaie della Meridi s.r.l in Sicilia; le lavoratrici delle mense della Fca; e tante altre piccole e medie fabbriche ecc.
Queste combattenti non si sono fermate, sia dalle case, sia sui posti di lavoro, sia appena possibile con gli scioperi, nei presidi, nelle piazze. Queste sono le “eroine”!
In questa “emergenza” vogliamo affermare ancora di più la “nostra emergenza”: che tutta la nostra vita deve cambiare!
Questa emergenza ci pone la necessità di riorganizzarci anche in forme nuove, in forme creative.
Noi diciamo NO alla chiusura, a volerci isolare, individualizzare.
SI all’unità, al collegamento, alla socializzazione, partendo anche dai caseggiati, dai quartieri, dai momenti in cui stiamo in fila a fare la spesa, ecc.;
Ci vuole in questo momento la solidarietà attiva, l’aiuto reciproco, non certo per scaricare lo Stato dal rispondere ai bisogni delle donne ma per rafforzare l’unità e la mobilitazione delle donne contro questo sistema.
Organizziamo lo sciopero delle donne in cui come donne facciamo sentire forte la nostra protesta e le nostre ragioni di lotta.
Nessun commento:
Posta un commento