Abbiamo cominciato a “mettere le mani” su l'importante tema che riguarda la produzione e riproduzione nel sistema capitalista, la funzione del lavoro domestico in esso, su cui da sempre il movimento delle donne, le sue principali teoriche hanno dibattuto, analizzato, preso posizione, perchè ha a che fare con l’analisi di fondo del ruolo e condizione delle donne nel sistema capitalista e le sue implicazioni nella lotta di liberazione delle donne.
Questo lavoro lo abbiamo fatto da un lato andando in un certo senso all’”origine”, ad un approfondimento uscito nel 1975 dall’allora organizzazione Movimento per la Liberazione della Donna” (MLDD) che scrisse l’opuscolo “Lotta femminista e lotta di classe” - in occasione del suo Congresso nell’aprile 1975.
Dall'altra affrontando posizioni in corso nel movimento femminista attuale.
Dall'altro ancora con una prima, sia pur ancora grezza, analisi critica delle posizioni di una delle teoriche più in "voga" e più influenti nel pensiero teorico femminista, l'accademica Silvia Federici.
Su questo importante tema abbiamo poi raccolto contributi di compagne del mfpr, e di filosofe marxiste.
Quindi, come si dice, "c'è molta carne a cuocere".
Per questo questa Formazione rivoluzionaria delle donne durerà varie settimane (probabilmente intervallata da altre FRD più legate agli eventi nazionali e internazionali).
Invitiamo le donne, compagne, intellettuali a mandarci loro contributi, commenti anche critici - li pubblicheremo tutti.
COMINCIAMO
Appunti in divenire su Produzione e Riproduzione
Dall'opuscolo “Lotta femminista e lotta di classe” - MLDD
(questo testo è contenuto nell'opuscolo 360°)
1° PARTE
Dall' opuscolo del MLDD: “...è necessario compiere un'analisi specifica col metodo marxiano sul ruolo che il capitalismo assegna alla donna per guadagnare alla lotta femminista un corretto spazio politico nell'ambito più generale della lotta di classe e nel progetto più complessivo dell'instaurazione a una società socialista, per comprendere cioè fino in fondo che la lotta di liberazione della donna è una componente decisiva della lotta rivoluzionaria.
Tale analisi - in assenza della quale la lotta per la liberazione della donna resterà nel limbo o nel ghetto di quelle battaglie nella sovrastruttura cui il movimento operaio dedica attenzione saltuaria e parziale nella ricorrente tentazione meccanicistica di rinviarne l'apertura all'indomani della presa del potere - deve svolgersi al duplice livello strutturale e sovrastrutturale. Questo perchè (a parte l'ovvia esigenza di correttezza di impostazione del discorso) l'esistenza di una duplice dimensione del rapporto della donna con la società capitalistica individua e qualifica lo spazio teorico-pratico della lotta femminista”.
Noi diciamo che la lotta femminista è interna alla lotta di classe. Su tutto il resto siamo d'accordo.
Da MLDD: “L'aspetto dell'essere donna legato, a livello strutturale, al modo di produzione capitalistico è il lavoro che essa svolge all'interno del nucleo familiare: il lavoro domestico”.
Engels e Marx scrivevano che sia la produzione che la riproduzione costituiscono la struttura del sistema capitalista. Tutta la riproduzione della forza-lavoro avviene a spese di un altro essere umano, la donna, però tale lavoro non appare nella produzione. La separazione che esiste tra famiglia e produzione è una separazione tipica di una società basata sui valori di scambio, in cui tutto è merce, ma in cui l'operazione che viene fatta sul proletariato è che la sua riproduzione avviene fuori dal mercato, non appare. Per questo il lavoro della donna, che è utile socialmente, non appare come tale, non appare come lavoro.
Il lavoro domestico produce valori d’uso e non di scambio. Questo valore d’uso non si restringe ai componenti familiari – benchè siano questi ad utilizzarlo – ma essendo in funzione della esistenza, assistenza e ricambio della forza lavoro va a beneficio dell’intero sistema capitalista. Ma il lavoro domestico è un'attività di servizio non è un lavoro produttivo per il capitale, perchè per il capitale è produttivo solo ciò che produce plusvalore e può essere scambiato.
Il lavoro riproduttivo, invece, non è produttivo per il capitale, non può scambiarlo.
La riproduzione della Forza-lavoro è un'esigenza del capitalista come classe, ma, come altre attività che pur comportano grande fatica, sfruttamento (vedi per es. l'attività di pulizia nelle città, ecc), per il capitale come classe non producono plusvalore.
Quindi, qui non stiamo parlando dell'importanza per il sistema sociale del lavoro domestico, e che tale lavoro pesi enormemente sulla donna. Qui quello che si mette in discussione è l'uso dell'analisi marxista per dare base teorica all'affermazione del lavoro domestico come produttivo di valore di scambio per il capitale.
Quale sarebbe la merce che la donna ha prodotto? E’ la forza lavoro. E seguendo il ragionamento del MLDD, questa “merce” ha un valore d’uso per il capitale e quindi avrebbe un valore di scambio per la donna, che vendendo questa merce dovrebbe ricevere il denaro.
Ma c’è un particolare: la donna non è proprietaria della FL merce e quindi non può venderla o scambiarla – a differenza delle altre merci prodotte che il capitale scambia. Non è la donna che porta sul mercato la FL e la vende al capitalista. Quindi, per la donna la FL non contiene valore di scambio. E’ il possessore della forza lavorativa – l’uomo (ma può essere anche la donna) che può vendere la sua FL, “esistente solo nella sua viva corporeità” (pag, 139/140 - Il Capitale).
La donna a questo punto potrebbe dire: sì, ma senza il mio lavoro domestico quella merce FL non starebbe sul mercato. Ma questo lavoro domestico rientra in un lavoro di servizio che il capitalista indirettamente paga calcolando il pagamento del salario, con cui l'operaio può acquistare i mezzi di sussistenza necessari a farlo tornare il giorno dopo al lavoro. La riproduzione, per il capitale, è contemperata nei costi del salario. - Marx scrive: ”Il valore della forza lavorativa... (è) determinato non solo dal tempo di lavoro necessario per mantenere il singolo operaio adulto, ma anche da quello necessario per mantenere la sua famiglia”).
Per il capitalista è come il servizio del negoziante, senza il suo lavoro la merce non starebbe sul mercato, ma questo non vuol dire che è il negoziante che l’ha prodotta o che dal lavoro del negoziante il capitalista ottiene plusvalore.
Non si può usare Marx-Il Capitale per dire che siccome valore d’uso è il prodotto destinato al soddisfacimento dei bisogni del produttore e valore di scambio è quando il prodotto è destinato al soddisfacimento dei bisogni di altri…, siccome la riproduzione della FL è destinata ai bisogni dell'altro, questa merce per la donna ha valore di scambio.
Scrive Marx (pag. 57): “Una cosa può essere utile e può essere prodotto di lavoro umano pur non essendo merce: chi provvede con la propria produzione al soddisfacimento del suo bisogno, crea certo valore d’uso ma non merce. Per produrre merce, non basta produrre valore d’uso, ma valore d’uso per altri, valore d’uso sociale”.
La donna attraverso il lavoro domestico non produce merce per il capitalista. Si può dire che la donna col lavoro domestico produce valori d’uso per il soddisfacimento dei bisogni dell’uomo e di tutti i componenti familiari, ma non merce. Con quale merce dell’uomo la può scambiare? Al massimo è l’uomo che dovrebbe pagare con denaro quella merce, (cibo, vestiti lavati, ecc.) in cui è incorporato il lavoro della donna.
La tesi di MLDD è invece: “Dal fatto che ciò che viene prodotto dal lavoro domestico non viene prodotto per l'esclusivo soddisfacimento dei bisogni del produttore - la donna - ma per il soddisfacimento dei bisogni di tutti i componenti il gruppo familiare, consegue in prima istanza che il lavoro domestico non produce solo valori d'uso ma anche valori di scambio, produce cioè merci”.
E per avvalorare questa tesi (in contrasto con la tesi del trotskista Mandel) usa Marx: “Questa tesi dell'economista trotskista è in palese contraddizione con la lucida formulazione marxiana per cui la produzione socializzata di valori d'uso (possibile soltanto in una comunità naturale originaria, proprio quale la famiglia patriarcale, i cui membri non siano reciprocamente estranei in quanto persone indipendenti l'una dall'altra) cessa di esistere non appena la produzione sia divenuta produzione di merci nella vita esterna alla comunità, per divenire essa stessa produzione di merci”.
Ma qui MLDD confonde, perché usa un processo storico, che spiega il superamento dall’economia familiare, comunitaria all'economia capitalista, per affermare che quindi il lavoro domestico produce valori di scambio. Infatti, scrive: “Dal fatto che ciò che viene prodotto dal lavoro domestico diviene oggetto di un rapporto di scambio, consegue in seconda istanza che il lavoro domestico ancora una volta produce merci”. E “il lavoro domestico mentre produce beni e servizi per i componenti del gruppo familiare, produce contemporaneamente per il capitale quella che è la merce per eccellenza nell’organizzazione capitalista del lavoro, la forza lavoro”, che per reintegrarsi ha bisogno di mezzi di sussistenza che sono forniti dal lavoro domestico.
Ma qui vale il discorso di prima, la FL non è una merce proprietà della donna, e non è la donna che vende/scambia la FL, ma l'operaio.
MLDD usa ancora questo pezzo de Il Capitale per affermare che il lavoro della donna produce la FL, la sua riproduzione, conservazione: “La Forza lavoro esiste solo come naturale attitudine dell’individuo vivente. Per questo la sua produzione presuppone l’esistenza dell’individuo. Posta l’esistenza dell’individuo, la produzione della forza lavorativa consiste nella riproduzione, ossia nella conservazione di esso. All’individuo vivente occorre, per la propria conservazione, un certo numero di mezzi di sussistenza… il valore della forza lavoro è il valore dei mezzi di sussistenza occorrenti alla conservazione (riproduzione) del suo possessore”; questi mezzi di sussistenza comprendono anche i mezzi di sussistenza delle forze di ricambio, dei figli (dato che il “proprietario della forza lavorativa è mortale”).
Ma la conclusione di MLDD è: questi “mezzi di sussistenza… sono forniti dal lavoro domestico – che dunque – riproduce la forza-lavoro essenziale al capitale”, sia le FL in uso al capitale, sia le nuove forze lavoro che devono sostituire alla morte le prime. Per cui: “Il lavoro domestico privato è quindi momento centrale dell’organizzazione capitalistica del lavoro”.
Ma per il capitale è centrale la riproduzione della FL perchè possa essere sfruttata il giorno dopo e il giorno dopo ancora, non come essa avvenga. D'altra parte, pur accettando questa analisi, sarebbe l’operaio – come detto prima provocatoriamente - che dovrebbe pagare il salario al lavoro domestico, non direttamente il capitalista. La donna attraverso il lavoro domestico fornisce all’operaio la merce (mezzi di sussistenza) di cui ha bisogno per presentarsi il giorno dopo a lavorare per il capitalista; cosa ha in cambio la donna? parte del salario dell’uomo (in cui è previsto il pagamento dei mezzi di sussistenza).
Tant'è che poi MLDD, per affrontare questa contraddizione e cercare una conciliazione, deve aggiungere: “I due momenti di erogazione di forza-lavoro al capitale, quello in fabbrica e quello in casa, sono diversi in questo: la forza-lavoro in fabbrica viene venduta direttamente al capitale, la forza- lavoro in casa viene venduta al capitale attraverso l'alienazione di essa al salariato”. Per cui vi sarebbe una “omogeneità tra le condizioni di sfruttamento e di alienazione proprie del lavoro domestico e del lavoro salariato”.
Qui per avallare questa analisi (?) si fa riferimento al capitolo de Il Capitale che parla del lavoro delle donne e bambini nell'industria “sottomettendo al diretto dominio del capitale tutti i componenti della famiglia operaia, senza distinzione di sesso e di età”. Ma, appunto, si tratta del lavoro in fabbrica, non in casa.
MLDD, poi, non tiene conto di ciò che Marx scrive subito dopo: “Ma solo con la sua estrinsecazione si realizza la forza lavorativa, essa si attua solo nel lavoro”. Quindi non c’è una Forza lavoro a prescindere, ma l’individuo è forza lavoro solo nell’atto lavorativo per il capitale.
Come Marx scrive più avanti, citando Sismondi: “la capacità di lavoro se non è venduta non è niente”. Quindi non tutti gli uomini nati e riprodotti/ conservati, attraverso il lavoro domestico, la cura e l’assistenza della donna, sono forza lavoro utile al capitale.
Più avanti in riferimento alla tesi per cui “il lavoro domestico privato è un momento essenziale all'organizzazione capitalista del lavoro”, MLDD precisa, però, che questo “non implica però che esso... sia produttivo di plusvalore. In effetti, il lavoro domestico (o meglio, lo sfruttamento della donna attraverso l'alienazione della sua forza-lavoro) serve a fornire mezzi di sussistenza a basso costo al lavoratore salariato e, di conseguenza, a permettere la riproduzione di forza-lavoro ad un costo minimo: in tal modo esso viene a rappresentare una delle condizioni dell'estensione del tempo di lavoro supplementare e, quindi, della misura del saggio di plusvalore”.
Precisiamo. Il salario è costituito dai mezzi di sussistenza necessari al mantenimento/riproduzione per il capitale della FL. Ma come sono calcolati i costi di questi “mezzi di sussistenza”? A loro volta, spiega Marx, dal tempo di lavoro necessario per produrli.
Quindi il lavoro domestico usa questi mezzi di sussistenza già prodotti. Non è il lavoro domestico che fa aumentare il saggio del plusvalore, ma è attraverso o l'allungamento della giornata lavorativa o l'aumento della produttività, entrambi questi mezzi riducono per il capitalista il tempo di lavoro necessario (e quindi relativamente fanno abbassare il pagamento di questo lavoro), e aumentano il pluslavoro, il tempo di lavoro che l'operaio fa gratis per il capitale.
Ancora argomenta MLDD: “Ma il consumo dei mezzi di sussistenza non serve ad altro che a reintegrare la forza-lavoro: in questo senso detto consumo, alla pari della manutenzione dei macchinari, è anch'esso immediatamente produttivo... Il consumo individuale della classe operaia dei mezzi di sussistenza alienati dalla classe capitalista in cambio della forza-lavoro, è riconversione della forza-lavoro, cioè riproduzione del mezzo di produzione più indispensabile al capitale. E se il consumo individuale è un momento della produzione, anche l'organizzazione di tale consumo - il lavoro domestico - è un momento del modo di produzione capitalistico”.
Il paragone che si fa qui tra consumo per reintegrare la FL e manutenzione dei macchinari ci aiuta. Perchè per il capitale la “manutenzione dei macchinari – non è – immediatamente produttiva”. I macchinari in sé non fanno aumentare o diminuire il saggio del plusvalore, ma sempre e solo il lavoro della FL operaia – che viene accelerato o rallentato dall'uso delle macchine. Per le macchine il capitalista paga un costo compensato dal loro uso. La macchina dà tanto per quello che è, non di più (il lavoro gratis per il capitalista, che invece dà l'operaio); se per una macchina il capitalista ha pagato 100mila euro e deve durare 10 anni, ogni giorno la macchina consuma una parte di quelle 100mila euro, fino ad esaurimento del suo valore originario, che perde valore col passare dei giorni.
(CONTINUA)

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