14/05/26

"Genocidio riproduttivo e resistenza delle donne" - un libro che apre lo sguardo sul genocidio del futuro a Gaza

Da il Manifesto - di Veronica Daltri
C’è una soglia che Spermopolitica. Genocidio riproduttivo e resistenza in Palestina, scritto da Elisa Bosisio, Maddalena Fragnito e Federica Timeto (Prospero, pp. 170, euro 17), attraversa con decisione: quella che separa la violenza visibile da quella che agisce nel tempo. Non solo distruzione fisica, ma cancellazione delle condizioni che rendono possibile la continuità della vita, quando a essere colpite non sono solo le persone, ma ciò che permette loro di nascere e crescere: acqua, cibo, ospedali, case, reti di cura. L’introduzione, del Palestinian Feminist Collective, racconta Gaza non solo riguardo la morte ma sulla vita resa impossibile. Aborti spontanei in aumento, parti senza anestesia, malnutrizione, distruzione delle case. Qui il genocidio è una struttura che si estende nel futuro, perché colpisce ciò che deve ancora venire.
LE AUTRICI leggono questa violenza attraverso la giustizia riproduttiva, che include il diritto ad avere figli, non averne, crescerli in sicurezza e autodeterminare i corpi. Il genocidio riproduttivo è la negazione simultanea di tutti e quattro questi punti. La riproduzione, però, è anche ciò che resiste. La maternità diventa dunque pratica politica, la cura un atto di opposizione, un modo minimo e radicale di sottrarre la vita al suo annientamento. Il primo capitolo introduce in tal senso la «spermologia della nazione»: in Israele, secondo le autrici, la riproduzione non è una scelta privata bensì un mandato politico.
Incentivi alla natalità e programmi migratori costruiscono la fertilità come dispositivo di controllo territoriale. La maternità viene simbolicamente militarizzata, assimilata a un dovere verso la nazione. Il libro mette in crisi l’idea di un femminismo neutro, denunciando le forme di femminismo coloniale che mobilitano la maternità per legittimare la violenza. E tuttavia apre anche un’altra possibilità: quella della vita che continua.
Le donne palestinesi emergono come soggetti attivi, che generano e curano dentro la distruzione, trasformando la sopravvivenza in gesto politico. Spermopolitica è un pamphlet e un saggio capace di spostare lo sguardo: dalla morte alle condizioni di vita. E a ciò che, nonostante tutto, continua ostinatamente a nascere. 

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