09/05/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Produzione e riproduzione - femminismo radicale o marxismo? Seconda parte

La prima parte è stata pubblicata il 3 maggio: 
L'intero testo è contenuto nell'opuscolo 360° - si può richiedere a: mfpr.naz@gmail.com

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Passando alla seconda parte dell'argomentazione, c’è una interpretazione fantasiosa di quello che Marx scrive: “Il consumo dell'operaio è di duplice natura. Nella produzione egli, tramite il suo lavoro consuma mezzi di produzione convertendoli in prodotti di un valore più elevato di quello del capitale anticipato. Questo è il suo consumo produttivo. Esso è allo stesso tempo consumo della sua forza lavorativa da parte del capitalista che l'ha acquistata. D'altro lato l'operaio converte in mezzi di sussistenza il denaro che gli è stato pagato per l'acquisto della propria forza lavorativa: questo è il suo consumo individuale. Il consumo produttivo e il consumo individuale dell'operaio sono perciò del tutto diversi. Nel primo funge da forza motrice del capitale ed è proprietà del capitalista, nel secondo appartiene a sé stesso e svolge funzioni vitali che prescindono dal processo di produzione. Il risultato dell'uno è la vita del capitalista, quello dell'altro la vita dell'operaio stesso”.
Il capitalista - continua Marx - “Prende due piccioni con una fava. Trae profitto non solo da quanto riceve dall'operaio, ma anche da quanto gli dà. Il capitale anticipato in cambio di forza lavorativa viene trasformato in mezzi di sussistenza, consumo per riprodurre muscoli, nervi, ossa, cervello degli operai presenti e per crearne di nuovi. Quindi, nei limiti dello stretto indispensabile, il consumo individuale della classe operaia è ritrasformazione dei mezzi di sussistenza, che il capitale ha ceduto in cambio di forza lavorativa, in forza lavorativa che il capitale ha nuovamente a disposizione per sfruttarla. Essa è produzione e riproduzione del mezzo di produzione maggiormente necessario al capitalista, vale a dire dell'operaio stesso... La continua produzione e riproduzione della classe operaia resta la costante condizione della riproduzione del capitale”. (Qui Marx dà una interpretazione estesa del concetto di riproduzione, non solo fisica, ma anche per es. professionale, di esperienza lavorativa).
E' vero, quindi, che la riproduzione della forza-lavoro è indispensabile al capitale.
Scrive Marx: “il processo di produzione capitalistico, considerato nel suo insieme, vale a dire come processo di riproduzione, non produce soltanto merce o soltanto plusvalore, ma produce e riproduce il rapporto capitalistico stesso, da un lato capitalista, dall'altro l'operaio salariato”, ma qui sta parlando della riproduzione del processo di produzione capitalistico (“ogni società – dice Marx – per sopravvivere, e quindi per poter consumare, deve produrre e produrre continuamente. Produzione e riproduzione sono dunque un processo unico”); per questo, gli operai come classe si devono riprodurre, per eternizzare le condizioni di sfruttamento della classe capitalista.
Come avviene concretamente questa riproduzione dell'operaio, il lavoro della donna per questa riproduzione è per il capitalista già previsto e “pagato” nel salario che dà all'operaio. Le leggi del capitale permeano tutta la società. I suoi confini non si fermano sulla “soglia della casa”. Il capitale, modifica, funzionalizza al suo sistema tutto. E il lavoro domestico è dentro questa legge. Ma, ripetiamo, ciò non significa che il lavoro domestico produce plusvalore.
La stessa “libera interpretazione” - o meglio interpretazione “pro domo sua” – è fatta da MLDD a proposito della meccanizzazione del lavoro domestico (con l'introduzione degli elettrodomestici) che aumentando la produttività e accorciando i tempi del lavoro domestico “ha enormemente dilatato la possibilità per la donna di inserirsi nella produzione... Questa possibilità ha determinato, come già osservava Marx, un abbassamento del valore della forza-lavoro dell'uomo salariato; valore che viene adesso delimitato dal costo dei mezzi di sussistenza necessari non più ai due componenti il nucleo familiare ma al singolo operaio”.
Vediamo cosa scrive Marx (che MLDD cita): “Le macchine, dando la possibilità di fare a meno della forza dei muscoli, divengono il mezzo per impiegare operai senza forza muscolare o dal fisico non ancora sviluppato, ma di membra maggiormente flessibili. Lavoro di donne e bambini, questo è stato il  primo grido del capitale quando iniziò ad usare le macchine”.
Attenzione. Qui Marx parla delle macchine usate in fabbrica dal capitalista per la produzione, non degli elettrodomestici usati in casa – questi sono stati introdotti a livello di massa a metà anni '50/60, per il lavoro delle donne e bambini in fabbrica stiamo a prima della metà dell'800!
E' questa introduzione del macchinario in fabbrica che aprì al capitale la “convenienza” di far entrare nella produzione donne e bambini; non l'uso di massa degli elettrodomestici in casa. Confondere le cose ha solo lo scopo di affermare che lo stato del lavoro domestico è determinante per il capitale.
Marx poi prosegue: “Il valore della forza lavorativa era determinato non solo dal tempo di lavoro necessario per mantenere il singolo operaio adulto, ma anche da quello necessario per mantenere la sua famiglia. Gettando sul mercato del lavoro ogni componente della famiglia operaia, le macchine ripartiscono su tutta essa il valore della forza lavorativa dell'uomo, che viene in tal modo da esse svalorizzata. Acquistare una famiglia suddivisa per esempio in 4 forze lavorative può forse costare di più di quanto costasse in precedenza la forza lavorativa del capofamiglia, ma adesso si hanno in cambio 4 giornate lavorative in luogo di una, e il loro prezzo cala in proporzione dell'eccedenza del pluslavoro dei quattro su quello di uno. Ora affinché una sola famiglia possa vivere bisogna che quattro persone forniscano al capitale non solo lavoro, ma anche pluslavoro... Prima l'operaio vendeva la propria forza lavorativa che egli possedeva quale persona formalmente libera. Adesso vende mogli e figli. Diviene mercante di schiavi”.
Marx spiega chiaramente ed esattamente come viene svalorizzata la forza lavorativa dell'uomo, ripartendo il suo valore sui membri della famiglia che entrano in fabbrica. E' perchè il capitale mette al lavoro 4 persone al posto di una, e che ora 4. e non solo una persona, forniscono plusvalore e il prezzo dell'operaio cala in proporzione – e questo processo, chiaramente, guardandolo a livello di tutta la classe capitalista, vuol dire calo del tempo della produzione e quindi del costo dei mezzi di sussistenza necessari (trasformato in salario) alla riproduzione della FL.
Ma MLDD concludendo questa parte, invece, usa Marx, per passare arbitrariamente dal lavoro in fabbrica delle donne, descritto e analizzato nelle sue conseguenze da Marx, al lavoro domestico: “di qui si rivela ancora una volta con chiarezza quanto il lavoro femminile sia divenuto funzionale al processo di accumulazione del capitale”.
Non solo, descrive il processo del capitale come se fosse frutto di volontà furba e truffaldina del capitalista che attua la “meccanizzazione del lavoro domestico” per abbassare il costo dei mezzi di sussistenza. Da cui: “il lavoro domestico privato si rivela ben più essenziale al capitale dell'assorbimento di forze-lavoro femminili”.
MLDD stravolge anche Engels de “L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”, scrivendo: “La reintroduzione dell'intero sesso femminile nella produzione sociale non può continuare ad apparirci, come appariva ad Engels, condizione necessaria e sufficiente del processo di liberazione della donna e ciò proprio a causa delle diversa organizzazione del lavoro domestico dovuta alla sua meccanizzazione... (che) ha consentito la coesistenza dell'utilizzazione della forza-lavoro femminile in fabbrica e della riproduzione della forza-lavoro, ora maschile e femminile insieme, nella sfera privata della famiglia. E la mancata scomparsa del lavoro domestico ha preservato dalla distruzione il luogo istituzionale - la famiglia – in cui esso si svolge”.
Ma vediamo cosa ha scritto realmente Engels: “La disparità di diritti dei coniugi, che noi abbiamo ereditato da condizioni sociali anteriori, non è la causa, ma l'effetto dell'oppressione economica della donna. Nell'antica amministrazione comunistica che abbracciava parecchie coppie di coniugi e i loro figli, l'amministrazione domestica affidata alle donne era un'industria di carattere pubblico, un'industria socialmente necessaria, così come lo era l'attività con cui gli uomini procacciavano gli alimenti. Con la famiglia patriarcale, e ancor più con la famiglia singola monogamica, le cose cambiarono. La direzione dell'amministrazione domestica perdette il suo carattere pubblico. Non interessò più la società. Divenne un servizio privato; la donna divenne la prima serva, esclusa dalla partecipazione alla produzione sociale. Soltanto la grande industria dei nostri tempi le ha riaperto, ma sempre limitatamente alla donna proletaria, la via della produzione sociale. Ma in maniera tale che se essa compie i propri doveri nel servizio privato della sua famiglia, rimane esclusa dalla produzione pubblica, e non ha la possibilità di guadagnare nulla dall'industria pubblica e vuole guadagnare in modo autonomo, non è più in grado di adempiere ai doveri familiari...”
“…il carattere peculiare del dominio dell'uomo sulla donna nella famiglia moderna, e la necessità, nonché la maniera, di instaurare un'effettiva eguaglianza sociale dei due sessi, appariranno nella luce più cruda solo allorché entrambi saranno provvisti di diritti perfettamente eguali in sede giuridica. Apparirà allora che l'emancipazione della donna ha come prima condizione preliminare la reintroduzione dell'intero sesso femminile nella pubblica industria, e che ciò richiede a sua volta l'eliminazione della famiglia monogamica in quanto unità economica della società”.
Come si vede Engels non dice che “La reintroduzione dell'intero sesso femminile nella produzione sociale” sarebbe “condizione necessaria e sufficiente del processo di liberazione della donna”. Anzi, nella prima parte del pezzo riportato Engels – che descrive un processo storico – mostra il duplice sfruttamento della donna, che di fatto scarica sulla donna la conciliazione tra lavoro nella produzione pubblica e lavoro nella famiglia; nella seconda parte dice che l'apparente uguaglianza formale dei diritti tra donna e uomo fa apparire nella luce più cruda la diseguaglianza reale e il dominio dell'uomo, e pone come condizione “preliminare”, di base, che per parlare di emancipazione della donna occorre, insieme, la introduzione di tutte le donne nel lavoro pubblico, di produzione e, ripetiamo insieme, l'eliminazione della famiglia monogamica e quindi del lavoro domestico privatizzato a carico della donna.
Anzi lo stesso MLDD qualche passo dopo sulla socializzazione del lavoro domestico privato (alternativo al salario al lavoro domestico, considerato obiettivo scorretto), fa riferimento ancora a Marx ne Il Capitale, per cui il processo di industrializzazione del lavoro domestico è anche funzionale “a uno sviluppo delle forze produttive sociali e alla creazione di condizioni materiali di produzione che sole possono costituire la base reale di una forma superiore di società”.
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In sintesi
Il lavoro domestico per il capitale non fa parte del processo produttivo: non produce plusvalore, non produce merce di scambio.
Nello stesso tempo il lavoro domestico, inteso come lavoro riproduttivo, è essenziale per la società capitalista. Non ci può essere produzione senza riproduzione, che viene regolata, determinata dalle stesse leggi del sistema capitalista. Questo lavoro comporta un alto grado di fatica, logoramento fisico e psichico, anzi, come scrive Lenin che parla di “schiavitù domestica”, le donne: “sono soffocate dal lavoro più meschino, più umiliante, più duro, più degradante”, interno inevitabilmente ad una condizione di subordinazione, oppressione.
Ma senza la lotta per l’abbattimento del capitalismo non ci può essere abolizione del lavoro domestico. La questione non va rovesciata.
E' solo nel socialismo che il lavoro domestico può e deve essere abolito. Il socialismo mette fine al lavoro domestico, riproduttivo, come fatto privato, perchè esso viene socializzato. Il potere socialista in pochi giorni istituisce strutture e emana leggi che “impongono” tale socializzazione, che facciano passare le donne da una uguaglianza formale (come è nella società borghese) ad una uguaglianza sostanziale.

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