30/03/25

Giornata della terra palestinese - Ieri all'Aquila, forte denuncia delle violenze israeliane contro le donne e il popolo palestinese e la repressione della sua resistenza


Compagne di Fuori Genere e dell’MFPR dell’Aquila hanno portato in piazza ieri la forte denuncia della violenza sessuale perpetrata da soldati e coloni israeliani contro le donne palestinesi. Una violenza utilizzata come strumento per intimidire, umiliare e destabilizzare le comunità palestinesi.


Una violenza usata come arma di guerra, che ha un impatto profondo e duraturo sulle sopravvissute e che può avere effetti intergenerazionali, colpendo non solo le vittime immediate ma anche le loro famiglie e le generazioni future, e giustamente inquadrata dall’ultimo rapporto della Commissione indipendente dell’ONU tra gli “atti genocidiari”.


Per denunciare tutto questo e la complicità del governo Meloni nei crimini di guerra e contro l’umanità compiuti dall’entità sionista, ma anche in solidarietà alla resistenza palestinese che il 2 aprile sarà processata proprio a L’Aquila nella figura di Anan Yaeesh e di altri due palestinesi, sono stati fatti volantinaggi, interventi al microfono ed è stato allestito un banchetto con vari materiali di controinformazione.


Inoltre è stata allestita una piccola mostra fotografica che sarà completata proprio in vista del 2 aprile.



Di seguito una prima rassegna stampa:


Ieri e oggi in tutte le manifestazioni pro Palestina, la forte denuncia delle violenze sessuali contro le donne palestinesi




28/03/25

Oggi anche le operaie metalmeccaniche scioperano, ma la loro condizione, i loro bisogni restano "invisibili" - Lottiamo per una piattaforma delle donne/Lavoratrici


Oggi anche le operaie metalmeccaniche scioperano. Ma la prima cosa da dire è che in tante fabbriche metalmeccaniche non ci sono, con una discriminazione che nasce dall’origine. In altre sono presenti, e anche tante, per esempio nelle fabbriche Stellantis. Però anche in queste fabbriche sono spesso “invisibili” – certo “visibili” per i padroni e i capi per lo sfruttamento, per i contratti peggiori, ultraprecari, a termine, perché più ricattabili, licenziabili, ma invisibili nei loro diritti.

Ma in generale le operaie sono “invisibili” anche per i sindacati confederali, nonostante la loro condizione “gridi” in ogni momento il doppio sfruttamento e la doppia oppressione che subiscono; le pesanti discriminazioni che vivono sono al massimo materia di centri statistici delle segreterie sindacali, raramente di qualche inchiesta, come dei giornali, anche in questi giorni.

Le loro rivendicazioni di donne-lavoratrici non entrano nella piattaforma contrattuale; così come sono delle “mosche bianche” delegate donne nelle Rsu, Rls – e quindi viene tolto alle lavoratrici il diritto di decidere su rivendicazioni che riguardano le loro condizioni di lavoro o contro piani o accordi che penalizzano la maternità o aumentano le differenze di genere nei salari e nelle mansioni.

Noi negli anni, negli interventi alle fabbriche in cui lavorano le operaie – in particolare negli stabilimenti Stellantis/ex Fiat di Mirafiori, di Melfi - abbiamo raccolto in una specie di “piattaforma” alcune rivendicazioni – di cui non c’è traccia anche in questo contratto metalmeccanico e per cui Fiom, Fim, Uilm chiamano allo sciopero oggi.

Riportiamo le principali di queste rivendicazioni:

- la trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari;
- Pari salario per pari lavoro;
- NO a discriminazioni legate allo stato familiare, maternità, razza, orientamento sessuale, nelle assunzioni, licenziamenti, e nella vita lavorativa;
- Aumento delle pause, riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro nelle fabbriche e in tutti i luoghi di lavoro;
- Riduzione orario di lavoro a parità di paga contro licenziamenti e per la difesa della salute;
- Condizioni di lavoro e ambienti di lavoro (compreso servizi igienici – vicini alla postazione lavorativa) a tutela della salute, anche riproduttiva, delle donne e della dignità delle lavoratrici;
- abbassamento dell’età pensionabile, come riconoscimento del doppio lavoro delle donne.

Ma dove stanno queste richieste nel contratto per cui oggi i sindacati metalmeccanici hanno chiamato allo sciopero?

Se i dati dei mass media, delle inchieste sindacali restano solo dati, per le operaie si tratta di vita concreta, di sofferenze, di discriminazioni sul lavoro, salariali inaccettabili.

Per non parlare della ipocrita odiosa auto propaganda del governo Meloni sull’occupazione e la condizione delle lavoratrici, che si riempie di falsità e di elemosine offensive, come i bonus dati a una ristretto numero di lavoratrici e a “peso”, secondo il numero dei figli – e che ora si vuole anche ridurre (a meno che di figli non ne hai 3 o più).

Nel settore metalmeccanico le donne sono mediamente il 20% tra gli operai, nella grande industria hanno raggiunto anche più del 28% degli occupati. Ma lo scarico della crisi su tutti gli operai, per le donne lavoratrici è un dramma. Tra le prime ad essere messe in cassintegrazione, ad essere licenziate, a vedersi trasformati contratti da tempo indeterminato in contratti a termine, sempre a rischio di essere sbattute fuori; in questi anni l’occupazione delle donne è calata del 15,7%.

La maggior parte delle operaie vive una situazione di ricatto, repressione e umiliazione dei diritti,

come lavoratrici e come donne. Insieme allo sfruttamento e fatica del lavoro – questo chiaramente comune nei suoi fondamenti a quelli degli operai maschi – per le donne vi è lo stress dovuto ai posti di lavoro peggiori ma soprattutto al peso del doppio lavoro fabbrica-casa, che influenza tutto: orari, ritmi, riposo. E questa condizione, sia chiaro, non è affatto un fatto privato, ma una condizione sociale frutto di questo sistema sociale capitalista.

Le operaie dicono che non ce la fanno più, per i ritmi di lavoro più intensi, anche a causa della velocità delle macchine, per il controllo dei capi.

La cassa integrazione, o la chiamata al lavoro, comunicata il giorno prima o addirittura ore prima - per esempio questo è norma negli stabilimenti Stellantis - comporta per le donne una doppia fatica e stress, dovendo sistemare all’ultimo momento i figli, la casa.

Sono sottoposte a movimenti ripetitivi di mani e braccia e a posizioni disagiate; a causa di questo modo di lavorare hanno dolori alla schiena, alle articolazioni e nel corpo; in alcuni casi sono esposte a rumori molto forti, a temperature troppo alte, a vibrazioni, o vapori, polveri e sostanze chimiche.

La sensazione delle operaie è come se il corpo giorno dopo giorno si consuma in mansioni logoranti e ambienti di lavoro nocivi.

Tutto questo per le donne ha conseguenze pesanti anche sulla salute riproduttiva, sulla possibilità di portare a termine in modo sano le gravidanze; comportano disfunzioni e patologie del ciclo mestruale e della menopausa, fino ad aborti spontanei.

A questo si unisce spesso un controllo eccessivo sulle prestazioni. Questa condizione di lavoro è peggiore rispetto agli uomini pure a parità di inquadramento, perchè rispetto a loro le donne hanno meno possibilità di cambiare orario di lavoro per l'incastro del lavoro esterno con il lavoro in famiglia.

In un’inchiesta da noi fatta allo stabilimento di Melfi, dove erano stati ridotti anche i minuti di pausa, le operaie dicevano: "Loro non sanno cosa significa catena di montaggio. Dicono: "che cosa sono 10 minuti di pausa in meno…?", ma quando i bagni stanno a inizio e fine del reparto, per chi sta in mezzo ci vogliono 10 minuti solo per arrivarci! E per le donne? Chi ha il ciclo mestruale come deve fare?".

Sul fronte salariale e dei livelli, la condizione, in una situazione generale di impoverimento dei salari, per le operaie vuol dire guadagnare sempre meno dei loro compagni di lavoro maschi ed essere inquadrate nei livelli più bassi pur a parità di ore, anzianità di lavoro e di titolo di studio. La loro maggiore presenza nei lavori precari, flessibili porta a livelli ancora più bassi e quindi ad una retribuzione più bassa, in cui una serie di voci retributive sono limitate alle voci “base”. Le donne sono penalizzate sui premi legati alle ore di effettiva prestazione lavorativa perché escludono le assenze di maternità, le assenze per malattia dei figli, le assenze per assistenza, come i permessi della legge 104.

E’ poi facile immaginare come i tagli del governo ai servizi sociali, alla sanità, all’assistenza per gli anziani, al bluff degli asili, che solo sui giornali la Meloni e i suoi ministri avevano promesso di aumentare e di renderli gratuiti, tutto questo riduce le possibilità lavorative.

Infine a tutto questo dobbiamo aggiungere le varie forme di discriminazione, molestie, a volte violenze che subiscono le operaie sul lavoro. Le subiscono maggiormente le migranti, le donne al sud, le giovani operaie, le single, e, sorprendentemente, accade più spesso alle lavoratrici delle grandi fabbriche.

La condizione sempre più precaria delle operaie, sempre più pesante per la loro salute (dato che le donne finiscono il loro turno inn fabbrica e comincia il “turno” in casa nei lavori domestici, nella cura dei figli, pure del marito, a volte anche degli anziani) deve portare a una doppia lotta contro i padroni, il governo e l’humus e l’azione maschilista che impregna tutto e tutti.

Occorre, utilizzare anche gli scioperi sindacali per costruire l’unità delle operaie tra i vari posti di lavoro, per costruire piattaforme delle donne operaie, per scioperi delle donne; per essere protagoniste della costruzione del sindacato di classe di tipo nuovo che ponga come principio costitutivo e permanentemente agente il ruolo delle donne lavoratrici nel affermare il carattere di classe e di genere che deve avere il sindacato, rompendo nei fatti con una “classe senza sesso”.

Beretta di Trezzo - la Cgil firma accordi bidoni sul salario contro le operaie - Disponibile il Dossier dell'assemblea delle operaie Beretta

ACCORDO ALLA BERETTA, QUANTO VALGONO LE OPERAIE PER LA CGIL
primo commento
Cgil firma un accordo senza e contro le operaie al Salumificio Beretta di Trezzo, 2.19 euro lordi al mese l’aumento di stipendio
Mpm e Cgil e le sue delegate hanno firmato a sorpresa e alle spalle delle operaie dell’appalto Beretta al Salumificio Beretta di Trezzo un accordo aziendale per 2,19 centesimi lordi di aumento dello stipendio al mese.


Un accordo visceralmente contro la ribellione delle operaie, che ne attacca la dignità e il diritto a decidere. Un accordo paternalisticamente spacciato come miglioramento del clima aziendale, da padroni e sindacato che odiano le operaie, insieme.
Un accordo che difende i profitti dei padroni, lo sfruttamento, l’intensificazione dello sfruttamento e legittima il contestatissimo appalto che taglia la paga, riduce i diritti precarizza il lavoro ed è elemento di divisione tra le operaie della fabbrica che pur hanno reparto, linee, lavoro uguali e la stessa direzione di fatto.
La firma di questo accordo dà un esempio pratico del fascismo padronale che nega alle operaie la libertà, di parola nelle decisioni dell’azienda come nella scelta della rappresentanza sindacale e lo mette in pratica attraverso un sindacato che firma un accordo arbitrariamente, espropriando da ogni processo decisionale le operaie che al pari dell’azienda, considera come nullità a cui lasciare solo la fatica, l’oppressione e lo sfruttamento.
Un accordo che mette cifre minime sui turni disagiati e straordinari che sono un misero indennizzo usato come incentivo per le operaie ad essere totalmente flessibili; un accordo ‘che annulla e sostituisce il precedente contratto e successive modifiche’, andando a cancellare così la garanzia del posto di lavoro al Salumificio Beretta di Trezzo per le operaie dell’appalto, inserita con la lotta nell’accordo aziendale del 2021 e sottoscritta tra Beretta e Slai Cobas per il sindacato di classe.
Una prima assemblea molto arrabbiata convocata da Slai Cobas si è tenuta in un clima unitario tra operaie e tra operaie e sindacato, ha condannato la Cgil, l'accordo aziendale e deciso di contrastarlo e metterlo in discussione in tutti i modi possibili, contestare le delegate e la loro autodifesa, puntando alla sua cancellazione, per una piattaforma operaia.
E nella giornata in cui tutta la stampa scrive che i salari sono diventati più poveri ‘meno 8.7% in 17 anni’ mangiati dall’aumento dei prezzi che i padroni applicano, che il potere d’acquisto dei salari va in fumo cioè ‘spesa sempre più cara e carrello sempre più vuoto’, ha fatto effetto ciò che la Cgil ha scritto sul suo sito nazionale (Collettiva) ‘serve una vera e propria vertenza sugli stipendi’.
Sicuramente ma contro gli accordi osceni come alla Beretta e con la lotta, gli scioperi delle operaie e degli operai, su di una Piattaforma Operaia autonoma.
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A fine 2022 l'Mfpr organizzò con le operaie della Beretta in lotta anche allora, una assemblea operaia a cui parteciparono operaie di altre fabbriche di Bergamo/Milano, prime tra tutte le operaie della Montello anch'esse in lotta. Gli interventi delle operaie, delle compagne del Mfpr andarono, come è normale per le donne lavoratrici, al di là della lotta sindacale in corso, mettendo sul tappeto l'intera condizione di doppio sfruttamento e oppressione delle donne e una indicazione di organizzazione e di lotta che si rivolge a tutte le donne lavoratrici. Il Dossier che raccolse questa ricca assemblea, oggi sempre più attuale, si può richiedere in pdf a mfpr.naz@gmail.com


























26/03/25

Ungheria - Risposta al divieto di Orban del Pride… occupati e bloccati tre ponti di Budapest


Notizie dall'Ungheria
L'Ungheria ha approvato il 18 marzo una legge che vieta il Pride e consente alla polizia di utilizzare un software di riconoscimento facciale per identificare i partecipanti, proseguendo così il giro di vite voluto dal primo ministro Viktor Orbán nei confronti della comunità Lgbtq+ ungherese.
La legge è approdata in Parlamento con una procedura accelerata e approvata con 136 voti a favore, quelli del partito di governo Fidesz e dei suoi partner di governo, e 27 contrari.
Durante la votazione, deputati dell'opposizione hanno acceso dei fumogeni che hanno colorato l'aula di rosso.

Cosa prevede la nuova legge ungherese contro il Pride
Il testo modifica la legge esistente per rendere reato l'organizzazione o la partecipazione a eventi che violino le norme vigenti in Ungheria sulla “protezione dell'infanzia”, che vieta la “rappresentazione o la promozione” dell'omosessualità a chiunque abbia meno di 18 anni.
La partecipazione a un evento vietato comporterà multe fino a 200mila fiorini ungheresi (503 euro) e le autorità di pubblica sicurezza potranno ricorrere al riconoscimento facciale per identificare i manifestanti.

In una dichiarazione rilasciata lunedì, dopo la presentazione del disegno di legge, gli organizzatori del Budapest Pride hanno affermato che l'obiettivo della legge è quello di fare della comunità Lgbtq+ “un capro espiatorio” e di mettere a tacere le voci critiche nei confronti del governo di Orbán.
“Questo non è proteggere i bambini, è fascismo", ha dichiarato Máté Hegedűs, addetto stampa dell'evento, “il Pride è un movimento che non può essere vietato”.

La nuova legislazione è solo l'ultima misura adottata contro la comunità Lgbtq+ in Ungheria, il cui governo si presenta come un campione dei valori della famiglia tradizionale e della e civiltà cristiana.

Vita, terra e libertà per il popolo palestinese, no alla repressione della sua Resistenza! La mobilitazione a L'Aquila


Il 22 marzo a L’Aquila siamo state in piazza contro il genocidio in Palestina da parte dello stato occupante di Israele, che ha causato a Gaza oltre 50mila morti dal 7 ottobre 2023. Stime grossolane, che includono solo i martiri identificati per nome e numero di identificazione civile tramite il ministero della Salute assediato a Gaza.  Se a questi si aggiungono i decessi per fame, freddo, mancanza di cure mediche, il numero dei martiri, secondo uno studio di Susan Abulhawa pubblicato su The Electronic Intifada 9 mesi fa, supererebbe ragionevolmente questa cifra del 260%. Il tutto senza contare le migliaia di persone rapite e torturate a morte nei centri di detenzione israeliani, o i prigionieri e le prigioniere che sono morte in condizioni difficili, così come non includono i palestinesi uccisi e torturati a morte in Cisgiordania.
L’orrore poi non si misura solo nel numero delle vittime, ma nelle ferite inflitte alla dignità umana. L’uso sistematico della violenza sessuale, riproduttiva e altre forme di violenza di genere da parte di Israele dal 7 ottobre 2023 è stato nuovamente denunciato dalla Commissione internazionale e indipendente d’inchiesta sui territori palestinesi occupati, in un rapporto intitolato «Più di quanto un essere umano possa sopportare».
Oltre la distruzione fisica di Gaza, il documento svela un sistema di oppressione che si accanisce sui corpi delle donne, sulle loro scelte riproduttive, sulla loro stessa esistenza. Crimini efferati, feroci, «atti genocidari» calcolati dallo stato sionista, per «provocare la distruzione fisica dei palestinesi» e riconosciuti come i peggiori crimini dallo Statuto di Roma, trattato internazionale istitutivo della Corte penale dell’AIA. Il dossier descrive ospedali materni colpiti, accessi negati alle cure, donne costrette a partorire in condizioni medievali, mentre il cibo e l’acqua vengono usati come strumenti di sottomissione. E poi ci sono i racconti di violenze inflitte come forma di dominio, di umiliazione, di annientamento identitario. Il rapporto documenta casi di stupri, molestie sessuali e altre forme di violenza di genere perpetrate dalle forze di sicurezza israeliane e da coloni nei territori occupati. In particolare, denuncia episodi di violenza sessuale contro uomini e donne palestinesi durante arresti e detenzioni, sottolineando che questi atti sono stati filmati e diffusi come strumento di terrore psicologico.
E l’Italia, che pure ha aderito al Trattato, non solo tace di fronte ai crimini dello stato terrorista di Israele, ma vi partecipa, sia indirettamente con il sostegno politico, militare, industriale, commerciale ed accademico all’entità sionista, sia direttamente, imprigionando un partigiano palestinese, Anan Yaeesh, e processandolo insieme ad altri 2 cittadini palestinesi per terrorismo, facendo propria la narrazione sionista, tipicamente fascista, secondo cui i carnefici si dipingono come vittime e le vittime come carnefici.
La partecipazione attiva del governo italiano ai crimini di guerra israeliani emerge dalla stessa vicenda giudiziaria che ha portato Anan a processo, e che trapela dalla sua dichiarazione spontanea, quando afferma «Nella prima udienza estradizionale di febbraio 2024, ho chiesto alla Corte di Appello e al Procuratore Generale di non consegnare i contenuti dei miei telefoni cellulari agli israeliani, in quanto contenevano informazioni riservate che detenevo in qualità di resistente palestinese, di comandante partigiano. Mi è stato risposto che ciò non sarebbe accaduto, poiché erano consapevoli che eravamo in guerra e che l’Italia è neutrale. Tuttavia, sono rimasto sorpreso nel sapere che ad aprile scorso tutte le informazioni contenute nei miei cellulari sono state passate agli israeliani. In questo modo, avete violato ogni principio di sicurezza e lo stesso diritto internazionale, diventando di fatto partecipi degli israeliani in questa guerra, aiutandoli nella repressione delle legittime aspirazioni di un popolo oppresso»
Processando Anan il 2 aprile, ciò che lo stato italiano vuole fare è processare la legittima lotta di liberazione del popolo palestinese, calpestando il diritto internazionale che riconosce esplicitamente il diritto dei popoli oppressi alla resistenza armata (un diritto che torna utile solo quando si invocano le piazze per il riarmo e per gli interessi delle potenze occidentali, ma che puntualmente viene negato quando riguarda un popolo che resiste a un’occupazione coloniale).
Noi non permetteremo che ciò accada sotto silenzio e che questo processo diventi un pericoloso precedente per la repressione della solidarietà e della lotta palestinese: il 2 aprile dalle ore 9:30 saremo ancora sotto il tribunale in solidarietà ai palestinesi sotto processo, perché la Resistenza non è un crimine, il genocidio sì.
E il 29 marzo, dalle ore 17, saremo in Presidio ai Quattro Cantoni per denunciare tutto questo, in solidarietà con le nostre sorelle e i nostri fratelli palestinesi, per difendere il diritto alla vita, alla terra, alla libertà, ma anche alla lotta del popolo palestinese che con questo processo si vorrebbe ancora una volta negare. E lo faremo proprio alla vigilia della giornata della terra palestinese, con cui si commemorano i 7 caduti arabi-palestinesi, tra cui una donna, barbaramente uccisi il 30 marzo 1976 dalle forze di occupazione israeliane durante una lotta popolare per difendere il proprio diritto alla terra.

Di seguito il volantino di Fuori Genere che sarà distribuito al presidio, e il messaggio di una donna palestinese di Tulkarem, la città di Anan, che leggeremo:


"#Anan Yaish 🇵🇸 ✌️ Non è un terrorista e non ha alcun legame con il terrorismo
Difendere la patria è un diritto legittimo, e il vero terrorismo è quello che il mondo ignora, soprattutto il governo italiano.
Il vero terrorismo è quello praticato contro il nostro popolo in Palestina e tutto ciò che viene fatto con l'arroganza della brutale occupazione nella nostra patria, dalle uccisioni, alle prigioni, ai saccheggi e alla privazione delle libertà.
Uccidere bambini, anziani e donne, come si chiama? Oppure il mondo e il governo italiano sono diventati ciechi di fronte al vero significato del terrorismo?"

25/03/25

29/30 marzo nessuna può stare a casa! Siamo tutte palestinesi!


Noi che siamo donne, proletarie, femministe, madri, internazionaliste
in questo momento di terribile emergenza con decine di migliaia di donne, bambini palestinesi che stanno morendo sotto le bombe nei campi profughi, negli ospedali distrutti, per fame, donne stuprate,, sottoposte a violenze sessuali di ogni tipo, costrette e togliersi i vestiti in pubblico a restare nude, minacciate di stupro dalla soldataglia di Netanyahu
dobbiamo scendere in piazza a gridare ancora di più; siamo tutte Palestinesi!  
Noi che odiamo e combattiamo Israele, Trump che vogliono fare della Palestina terra bruciata, portando avanti ancora più genocidio, deportazione di massa, perchè Gaza sia una "riviera" per coloni, ricchi, mostri criminali
Noi che lottiamo contro la Meloni fascista che ha il spudoratezza, l'oscenità di dirsi "donna, madre" mentre è  complice del genocidio.
portiamo dovunque, in ogni manifestazione, in ogni luogo, in ogni posto di lavoro, scuola, in tutte le forme la nostra solidarietà, la verità di quello che succede in Palestina
Nessuna può far finta di non sapere, di non vedere, di non essere dalla parte giusta

Il 29/30 scendiamo nelle piazze, nelle strade! Il 30 marzo è il "giorno della terra" tanto caro ai palestinesi che invece oggi vengono cacciati dalla loro terra. 

23/03/25

Da Milano a L'Aquila le compagne proletarie del Mfpr gridano la orribile condizione delle donne palestinesi - portarla in tutte le manifestazioni

Milano


L'Aquila






Una donna palestinese a Milano

Onore e gloria alla compagna Chiang Ching!

Dal blog proletari comunisti

In occasione dell'anniversario della sua nascita, 19 marzo, i compagni colombiani di Revolucion Obrera hanno pubblicato un lungo post di commemorazione, che, riprendendolo dal blog Maoistroad, pubblichiamo perchè lo condividiamo - lo tradurremo - ma intanto esso può essere letto in spagnolo

Camarada Chiang Ching, ¡presente en la memoria y praxis de los revolucionarios!