27/05/20

Arrestate in Turchia 18 donne del movimento femminile kurdo

Arrestate le attiviste del movimento “Rosa Women’s Association” attivo nella Turchia del sud, in quegli insediamenti kurdi dove da cinque anni la repressione di Erdogan contro la cittadinanza e le istituzioni locali è feroce, al punto di far parlare di “genocidio politico”.
 
 
Bologna, 27 maggio 2020 – E’ successo venerdì scorso. Una denuncia per terrorismo a 18 attiviste del movimento Rosa Women’s Association, alcune di esse esponenti del partito di sinistra kurdo HDP. Tutto è stato avviato in seguito ad una indagine aperta dalla Procura della Repubblica di Diyarbakir.

Dichiarazioni segrete portate come prove

 
Il 22 maggio è stato emesso un mandato di cattura per 12 di loro, che sono state prelevate ed arrestate. Cinque rilasciate su cauzione e una messa agli arresti domiciliari. Come ormai nella prassi del dominio autoritario turco, le accuse non sono suffragate da prove documentali ma da dichiarazioni di persone anonime, tenute segrete. C’è da dire che da dopo l’assedio del 2016 tutte le organizzazioni femminili sono state chiuse, l’unica rimasta a supportare la violenza contro le donne era l’Associazione Rosa.

Le accuse surreali

Le accuse esplicitate durante gli interrogatori hanno lasciato sbigottiti gli avvocati difensori. Il repertorio è stato molto vario: dal motivo per cui veniva organizzata una manifestazione per l’8 marzo, al sostegno dato dal “Consiglio delle madri della pace” per uno sciopero della fame contro la carcerazione di Abdullah Öcalan; ancora la vicinanza al movimento delle donne libere, e persino la stigmatizzazione dei femminicidi, che dimostrerebbero la natura terrorista dei comportamenti insiti nel movimento femminile kurdo.

Il “crimine” della doppia leadership

 
Ma le accuse più stringenti hanno riguardato la gestione del sistema territoriale da parte dell’HDP, i cui leader nazionali come Selahattin Demirtaş, sono in carcere da tre anni. Ad essere messo sotto accusa è il sistema paritario di genere in relazione alla doppia leadership sia dentro il partito che fuori nelle istituzioni locali. Cioè a dire che, in qualsiasi contesto, se c’è un presidente uomo ci sara una co-presidente donna e viceversa.

Infine, ma non ultimo in ordine d’importanza, sono stati contestati alle donne inquisite degli slogan cari al movimento, il primo dei quali è “Donne, vita, libertà”, oppure “Non ostacolare il nostro libero arbitrio”…

Il crimine è protestare contro il patriarcato

Il Movimento delle donne libere (TJA), ha emesso un comunicato dove chiarisce in modo inequivocabile cosa stia succedendo in Turchia:

“Il diritto e la libertà delle donne all’organizzazione indipendente vengono considerati una questione incriminante. Tutti gli usi del diritto alla libertà di espressione a favore della libertà delle donne sono trattati come prove incriminanti. Questi attacchi mostrano che il governo dell’AKP-MHP sia intenzionato a continuare le sue politiche misogine, militariste, razziste, sessiste e moniste, usando la religione. Essere una donna, essere kurdo, vivere nella geografia kurda provoca un triplice aumento dell’oppressione.”
 
 

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