17/04/14

Se toccano una toccano tutte


“Con Rosalba, se toccano una toccano tutte”. E’ questa la scritta riportata sugli striscioni contro la violenza sulle donne e in solidarietà a Rosalba Gucciardi, la donna aggredita il 14 aprile dal suo ex fidanzato.
La donna è ricoverata al reparto di terapia intensiva di Villa Sofia e riporta gravi lesioni di arma da taglio allo stomaco, al braccio e alla spalla. Il Collettivo Anillo de Fuego ha affisso gli striscioni oltre che per le vie del centro storico al fine di informare e coinvolgere la cittadinanza anche nei luoghi simbolici della vicenda. Uno anche davanti all’ingresso di Villa Sofia dove la donna è ricoverata e un altro in via Marchese di Villabianca, il luogo dell’aggressione.I
Il Collettivo Anillo de fuego che ha anche organizzato una manifestazione cittadina a Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo.  L’assemblea cittadina contro la violenza sulle donne avrà inizio alle 18 presso l’aula Rostagno. Parteciperanno il Coordinamento anti violenza 21 luglio, il movimento femministe proletarie, diversi consiglieri comunali tra cui Antonella Monastra consigliere del Pd e cittadini attivi sensibili al problema.
“Non possiamo più stare a guardare di fronte all’ennesimo caso di violenza perpetrata sul corpo femminile per le strade nella nostra città- afferma Tiziana Siragusa del Collettivo Anillo de Fuego- e non possiamo permettere che si descrivano ancora tali accaduti come delitti passionali. Se tali aggressioni avvengono è pura conseguenza sociale di un sistema capitalista e patriarcale che intende il corpo della donna come oggetto di possesso di cui abusare liberamente. I decreti legislativi varati contro il femminicidio si sono rivelati assolutamente inutili a fini della salvaguardia della donna e del contenimento del fenomeno, Rosalba per esempio ha più volte denunciato di stalker l’uomo che poi l’ha accoltellata liberamente in pieno centro città”.
Tiziana Siragusa pone poi l’accento sugli aspetti normativi: “Leggi come il decreto 93 sono state redatte solo per servire ben altri fini come la criminalizzazione della lotta No Tav e per proteggere solo quell’ideale di donna riflesso di un sistema capitalista votato alla repressione e che nega l’emancipazione reale della donna quale essere libero di lottare per le proprie idee e di determinare la propria vita e il proprio corpo. Riteniamo dunque inutili le soluzioni apportate dal Governo che si erge come difensore delle donne in nome del securitarismo e convochiamo dunque un’assemblea cittadina per discutere l’emergenza e capire come costruire delle risposte reali”.

16/04/14

La "quota nera"

Emma Marcegaglia, una delle "quote rosa" messe dal governo Renzi al vertice delle aziende pubbliche, ha mostrato subito - ma non avevamo dubbi - che le donne al potere di questo sistema borghese sono "quote nere" come e più degli uomini.
Con una coincidenza molto sospetta, appena nominata a capo dell'ENI, ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Milano, con licenziamento di 169 lavoratori.


NOI DONNE, LAVORATRICI, COMPAGNE, SIAMO DECISAMENTE UNITE E SOLIDALI CON GLI
UOMINI OPERAI DELLA MARCEGAGLIA, CONTRO LE DONNE PADRONI!


Le lavoratrici, disoccupate dello Slai cobas per il sindacato di classe di Taranto 

***
MILANO - Marcegaglia chiude una fabbrica a Milano. L'annuncio è arrivato proprio all'indomani della nomina di Emma Marcegaglia al vertice dell'Eni, nonostante i suoi conflitti d'interesse. Questa mattina - spiegano i sindacati - la direzione della Marcegaglia Buildtech di viale Sarca 336 dove lavorano 169 persone ha comunicato l'intenzione di chiudere il sito.

In una nota la Fiom Cgil di Milano dice: "Dopo aver licenziato i lavoratori di Taranto che operavano nel settore del fotovoltaico e pannelli, il già presidente di Confindustria e oggi presidente di Eni decide di trasformare la fabbrica milanese in area dismessa. Un'area che, guarda caso, si trova al centro del "Bicocca Village", zona assai "gettonata" dal punto di vista edilizio".

Tra l'altro, il Def varato dal governo prevede l'introduzione di "un regime di facilitazione e gratuità per i cambi di destinazione d'uso degli immobili, in particolare per quelli non utilizzati o occupati da imprese in difficoltà, nel rispetto delle esigenze di tutela del paesaggio e dei volumi esistenti degli edifici". Come dire che non sarebbe impossibile cambiare la destinazione
d'uso da fabbrica ad residenziale. Gli operai della Marcegaglia Buildtech non hanno alcuna intenzione di subire in silenzio la chiusura della fabbrica e i licenziamenti e alla notizia dell'annuncio aziendale hanno deciso di organizzarsi".

La notizia dififusa dai sindacati è stata commentata con una nota ufficiale dalla società interessata: "Non c'è nessuna chiusura dell'attività dello stabilimento di Marcegaglia Buildtech di viale Sarca, a Milano. La produzione di pannelli per l'edilizia industriale continuerà a Pozzolo Formigaro, in provincia di Alessandria, proprio per salvaguardare il posto di lavoro ai nostri 167 dipendenti". Per il presidente Fabrizio Prete è "una decisione, quella di trasferirci e di non chiudere, che l'azienda ha preso con grande senso di responsabilità sociale proprio per garantire l'occupazione in un momento di grande crisi per il settore della siderurgia e dell'edilizia industriale, in particolare".

E intanto, parlando del nuovo presidente dell'Eni, l'assessore all'Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, ha detto: "Ci auguriamo che sia uno stimolo per la riconversione e il rilancio del polo chimico di Mantova, assecondando anche sull'area mantovana la vocazione del Cane a sei zampe verso la green economy".
 

15/04/14

Omsa: la vertenza finisce male, ma la lotta continua


Boicottiamo chi licenzia! Boicottiamo Omsa!

Tutto era iniziato con la delocalizzazione in Serbia, poi la riconversione dello stabilimento di calze in divanificio, infine la battaglia delle ultime 58 lavoratrici dell’Omsa è arrivata all’ultimo affondo e dopo 5 anni di cassa integrazione, dal primo aprile, torneranno tutte “a casa”, con l’unica prospettiva di fare richiesta dell’indennità di mobilità.

boicotta omsa

Avevano provato a lottare e a dare voce alla loro vertenza in tutti i modi, anche mettendo in scena uno spettacolo teatrale che raccontava – per le vie di Bologna, Faenza, Genova, Mantova – la loro storia, una piéce dal titolo amaramente profetico: “Licenziata” (guarda in basso il trailer).
A molte di loro era stato promesso che sarebbero state ricollocate nel Centro Commerciale “Le Perle”, un outlet per grandi firme, ma la costruzione del complesso è rimasta incompiuta e tutt’ora si è incerti riguardo ad una possibile apertura nel 2015. I commenti delle ex-operaie Omsa fanno trasparire la disillusione e lo sconforto, “Cinque anni di speranze tramutate in polvere” commenta una delle più combattive tra loro, Clara Zacchini, protagonista delle iniziative di protesta degli ultimi anni.

Eppure, sebbene sia una magra consolazione, alle lavoratrici, che ormai devono preoccuparsi di ricollocarsi sul mercato, resta il merito e l’orgoglio non solo di aver combattuto fino in fondo la loro battaglia, ma anche di aver aperto e indicato una strada per tanti altri nelle loro stesse condizioni: le campagne di boicottaggio da loro promosse hanno avuto, aldilà dell’esito finale della vertenza, grande successo, mettendo in discussione l’immagine dell’azienda e costringendola a fare i conti con i suoi ex-dipendenti che invece avrebbe voluto semplicemente scaricare nel silenzio e nell’indifferenza generali.


Boicottiamo chi licenzia! Boicottiamo Omsa!


Donna accoltellata da ex a Palermo

da alcune compagne del Mfpr Palermo

Ennesimo episodio di violenza contro le donne. Questa volta ci troviamo a Palermo e la vittima è una donna di 34 anni, Rosalba Guicciardi, che decide di interrompere una relazione cn l' ex compagno Giuseppe Casale. Ma l' uomo non accetta la decisione e inizia a perseguitare la donna. Fin quando ieri pomeriggio, armato di coltello da cucina, scende da casa sua, raggiunge la donna che si trovava in via marchese di villa bianca, le apre lo sportello dell' auto e l'accoltella allo stomaco...poi fugge via...una fuga che dura 5 ore...la polizia lo ritrova grazie alle indicazione fornite dalla stessa donna, in via ugo la malfa, intorno alle 23.La donna si trova ricoverata all'ospedale villa sofia...per fortuna le sue condizioni non sono disperate....Una mattanza che non si vuole arrestare, l' ennesimo esempio di ferocia contro una donna che, vista come oggetto e come subordinata all' uomo, in questo sistema del capitale che nn fa che acuire questa ideologia, nn ha e nn deve avere potere decisionale. Non puo decidere sulla propria vita e qualora lo faccia allora deve essere punita. Questa è la realta in cui viviamo...e la polizia??? Lo Stato??? La donna aveva gia denunciato l'uomo per precedenti aggressioni....e questa è la riprova che lo Stato nn è al nostro servizio ma che è complice di questa mattanza di donne... ed uno sSato che non sa difendere le donne nn puo essere definito civile! Per questo motivo dobbiamo appellarci a noi stesse...dobbiamo unirci e lottare tutte insieme cn forza e determinazione contro questo sistema brutale del capitale, il cui frutto piu atroce è proprio il femminicidio.
Francesca


L'ennesima donna aggredita... quando finirà tutto questo? quando si prenderanno dei seri e giusti provvedimenti per impedire altre donne uccise, stuprate, represse?? Siamo stanche di vedere e sentire le 'donne' al potere che fanno credere di rappresentare le donne e di essere in loro difesa,perché non è cosi!!loro stanno lì solo per i loro interessi economici e per la loro salita a gradini sempre più alti, mentre tante donne vengono uccise, violentate...tante donne lottano ogni giorno per la loro indipendenza economica affinché possano essere libere di scegliere del loro futuro! Questo Stato che ci dovrebbe rappresentare non tutela le donne da nessun punto di vista, molte donne non denunciano per mancanza di protezione e quindi per paura di ritrovarsi il compagno o il marito sotto casa ad aspettarle, molte donne non possono dividersi, se pur volendo, dal marito x mancanza di indipendenza economica...
le donne devono lottare doppiamente ogni giorno per dei diritti che dovrebbero avere a priori da tutto... ma tutto questo deve cambiare! in memoria di tutte le donne uccise violentate maltrattate, che siano le ultime a pagare tutto questo schifo che ci circonda...tutto questo schifo lo dobbiamo abbattere noi DONNE, scendendo in piazza, battendoci nelle nostre case, nei posti di lavoro ma soprattutto lottando contro lo Stato ke dovrebbe fare i nostri interessi ma che fa solo quelli di chi sta al potere ...questo Stato che crede di abbindolarci con queste quote rosa, ma che vedrà la scintilla che si è accesa il 25 novembre e che non si spegnerà più, xke indietro non si torna!!..
Daniela

Rosalba Guicciardi 34 anni,  donna accoltellata ieri mentre era nella sua auto,  avvicinata dal suo ex fidanzato che l'accoltella, tutto succede  in una via centrale della città di Palermo, ora in gravissime condizioni in ospedale dove i medici stanno tentando  di operarla. 
Alziamo sempre più IMPONENTE LA NOSTRA VOCE, per noi e per tutte le donne che vivono all'ombra di uomini, mariti, amanti, padri, fratelli, compagni che ritengono la donna proprietà privata...................... 
     
NESSUNA DONNA PUO' ESSERE PROPRIETA' OPPURE OSTAGGIO DI UN UOMO, DI UNO STATO, NE' TANTO MENO DI UNA RELIGIONE.
Cettina


Altri messaggi:

Quante altre vittime dovranno esserci???!!! Io NON ci sto! contro quegli uomini che odiano le donne pagherete caro pagherete tutto! Rosalba siamo tutte con te! reagisci combatti perchè non sei sola La nostra forza sarà la tua forza!
AntonellaP. mfpr palermo



A te che sei donna come noi un forte forte abbraccio e la nostra solidarietà
Marcella S., Maria Antonietta D., Stefania P. studentesse/corsiste Palermo


Per Giuseppina Corvi, di Terni, uccisa ieri a martellate dal marito, per Rosalba Gucciardi, di Palermo,  accoltellata, ieri, dall’ex compagno, per tutte le donne uccise, stuprate, offese, picchiate,  sfruttate, vessate,rinchiuse in casa, disperate,  intensifichiamo il cammino di lotta perché, la stanchezza, la paura, il dolore, le lacrime e la rabbia delle donne, si trasformino in pallottole contro la borghesia e questo marcio sistema che deve essere
rovesciato.

Lavoratrici Policlinico/SLAI Cobas s.c. ed MFPR 

14/04/14

Quote rosa per loro, quote nere per noi

 Violenta schifezza di potere e violenza reale

Mentre le donnicciole ministre, parlamentari, pure senza "arte nè parte", squallide e imbarazzanti replicanti della peggior specie del potere maschile borghese; mentre parassite donne di partiti borghesi sgomitano per essere messe al vertice di liste nelle elezioni europee; mentre le imprenditrici, le ricche signore, queste già nei posti di potere, cercano di fare più in alto le loro scalate, in concorrenza con i maschi, ad un potere politico ed economico basato sullo sfruttamento e oppressione, e che continua sempre più ad attaccare i diritti, le condizioni di vita delle donne; mentre nei Palazzi è di moda ora il nuovo gioco delle "quote rosa", con Renzi e oggi Delrio che le assicurano sul loro onore e con le donnette che contano i numeri, e diventano sempre più delle "maschere" da talk show,
LE DONNE, QUELLE VERE, QUELLE CHE DEVONO LOTTARE OGNI GIORNO CONTRO UNA VITA CHE NON HA NIENTE DI "ROSA", CONTINUANO A MORIRE PER FEMMINICIDIO:

"Questa volta la vittima è una donna di 43 anni, Giuseppina Corvi, che stava lasciando il marito, Franco Rinaldi, di 48 anni, e da qualche tempo era andata a vivere con il figlio sedicenne a Borgo Rivo. Il ragazzo era andato a scuola quando l'uomo si è recato nella casa in cui viveva con la madre, forse per un chiarimento con la donna. A dare l'allarme i vicini che hanno sentito le urla della coppia: il litigio è finito con un colpo di martello sulla donna che sarebbe morta all'istante" (oggi, 14 aprile)

Per questa donna, come per tutte le centinaia di donne uccise, le migliaia maltrattate, stuprate, oppresse, ma anche licenziate, disoccupate, rese "gratuito ammortizzatore sociale" della famiglia da parte di questo odioso sistema capitalista; per tutte queste, le loro "quota rosa" sono rappresentate dalle quote mensili di femminicidi, stupri, di posti di lavoro precari, di servizi di assistenza scaricati sulle loro spalle, di anni di disoccupazione, ecc.
E queste donne dovrebbero interessarsi e parteggiare per le quote e le scalate al potere delle "signore"?
Questa violenta "schifezza" di potere, fatta pure passare per difesa delle donne, non permettetevi di farla in nostro nome!
Noi donne sfruttate, oppresse, uccise, violentate, ma ribelle, in lotta, BELLE, non scaleremo ma abbatteremo il vostro potere, la vostra "GRANDE E VIOLENTA BRUTTEZZA"

MFPR

13/04/14

Indietro non torniamo! No al "marcio" corteo dei NO194!

Indietro non torniamo! Il diritto d’aborto non si tocca!

Il 12 Aprile a Milano un nutrito gruppo di femministe del movimento femminista proletario rivoluzionario e di un altro genere di comunicazione, a cui si sono unite alcune compagne della consultoria di Milano e del Cacomela di Bologna, ha animato un presidio per opporsi e contrastare sul campo la macabra marcia dei fascisti integralisti NO194.



Il contropresidio è stato reso visibile da volantinaggi di controinformazione, cartelloni e slogan.
Ma, soprattutto, il contropresidio ha permesso alle tante donne che  si sono trovate inaspettatamente di fronte a una scena con macabre croci con fetini, volantini di negazione del diritto di scelta delle donne  e di  intimidazione verso le donne  di trovare  le femministe a contrastare sul campo i clerico-fascisti, tante hanno ringraziato,  si sono sentite risollevate dal senso di profonda offesa,  preoccupazione, di rinnovata oppressione  e rabbia perché si fosse permesso questo odioso corteo  e sostenuto e apprezzato il contropresidio. Ma è avvenuto molto di più, le donne che hanno animato il presidio hanno osato andare, fare incursioni dentro il concentramento dei clerico-fascisti, sfidandoli,  per fotografare da vicino i loro mortiferi simboli, a dire loro: ”vergognatevi, voi uccidete, non le donne che abortiscono”, non ci siamo lasciate relegare in un angolo della piazza
 
Un contropresidio di denuncia anche verso le istituzioni che permettono le veglie di preghiera davanti agli ospedali, come anche il corteo dei NO 194, delle frange più oltranziste del fondamentalismo cattolico che contribuiscono ad alimentare un humus reazionario e maschilista.

Come abbiamo affermato nella necessaria ripresa del nostro 8 Marzo rosso, di lotta contro la mercificazione di questa giornata simbolicamente e praticamente  importante per le donne in tutto il mondo – NON ABBIAMO NULLA DA FESTEGGIARE- ABBIAMO TANTO PER CUI LOTTARE- coerentemente anche il 12 aprile abbiamo voluto come lavoratrici, precarie, disoccupate in lotta per difendere e conquistare diritti e dignità abbiamo scelto la via della lotta e del contrasto sul campo a chi vuole negarci la vita stessa. Di questo siamo orgogliose perché abbiamo dato voce alla necessaria ribellione delle donne ed ha unito le giovani ribelli alle donne quotidianamente in lotta contro la doppia oppressione.

Doppiamente orgogliose e fiere perché questa è la città che ha visto nel 2006 oltre 200.000 donne scendere in piazza contro gli attacchi al diritto d’aborto ed è la città Medaglia d’oro alla Resistenza: noi non vogliamo seppellire la memoria, ma renderla viva quotidianamente e, a pochi giorni dal 25 aprile e dal 36° anniversario della 194, non potevamo permettere di lasciare sfilare tranquillamente i clerico fascisti antiabortisti.

Al passaggio dell’ esiguo  corteo (non più di 150)- anche questo dato ci ha reso ottimiste, è stato motivo di gioia-, abbiamo lanciato slogan di aperta battaglia:
FASCISTI E REAZIONARI, PASSERETE UN GUAIO NOI NON TORNEREMO A PREZZEMOLO E CUCCHIAIO !
MA QUALE STATO MA QUALE DIO SUL MIO CORPO DECIDO IO!

Come abbiamo affermato nella piattaforma dello sciopero delle donne del 25 novembre 2013: difesa ed ampliamento del diritto d’aborto, abolizione dell’obiezione di coscienza nella 194. Questo serve, oggi.

Milano, 13 aprile 2014
Le compagne del movimento femminista proletario rivoluzionario - Milano

Milano, occupazione della Direzione Sanitaria di Niguarda

A Milano un segnale forte contro l’obiezione di coscienza e per l’autodeterminazione dei corpi: occupati stamattina gli uffici della Direzione Sanitaria di Niguarda, ospedale con la percentuale più alta di obiettori di coscienza a Milano.

image3

Milano, 11 aprile 2014
Negli stessi giorni in cui gli integralisti cattolici sfilano per la città ostentando macabri crocefissi ornati di feti sanguinanti e chiedendo il ritorno dell’aborto clandestino, abbiamo deciso di “andare alla fonte” dei problemi che già ci affliggono -e che questi signori vorrebbero istituzionalizzare- e di stanare chi se ne rende complice quotidianamente, in particolare le direzioni sanitarie degli ospedali che:
- continuano ad assumere personale obiettore di coscienza rendendo ogni giorno più difficile lo svolgimento del servizio IVG e drammatica e pericolosa la condizione delle donne che devono sottoporsi ad un aborto terapeutico
- consentono l’obiezione anche per prestazioni su cui non sarebbe consentita (visite pre ricovero e pre-dimissioni, prescrizione della pillola del giorno dopo che NON è un abortivo, raschiamenti per emorragie conseguenti ad aborti spontanei ecc)
- applicano all’accettazione del servizio IVG assurdi meccanismi di numero chiuso, inesistenti per qualunque altra prestazione medica, che obbligano le donne che devono abortire ad un drammatico percorso a ostacoli da un ospedale all’altro
Abbiamo deciso di dare un segnale forte contro tutto ciò, occupando simbolicamente la Direzione Sanitaria dell’ospedale Niguarda di Milano:
Perché Niguarda, feudo di Comunione Liberazione, è l’ospedale milanese con la maggiore percentuale di medici obiettori, che supera il 90%.
Perché è l’ospedale che ha dato pronta ospitalità agli integralisti cattolici di No194 che, sfrattati dalla Mangiagalli grazie alle nostre mobilitazioni, svolgono adesso qua davanti le loro maratone di preghiera contro aborto e eutanasia.
Perché qui in autunno è morta una donna in seguito ad una IVG e subito è stata messa una sordina alla notizia, che è sparita immediatamente dai media.
Perché ginecologi di questo ospedale partecipano ridacchiando a trasmissioni radiofoniche che dovrebbero parlare di scienza e in cui invece si sbertucciano con offese misogine e sessiste donne con malattie croniche invalidanti come l’endometriosi (è successo alcuni mesi fa a radio 105)
Come un mese fa a Roma le donne hanno occupato l’Ordine dei Medici, anche noi oggi siamo qui per chiedere una posizione chiara della direzione ma anche dei singoli medici operanti nel servizio pubblico, in merito a questi punti:
- cessazione della presenza degli integralisti cattolici nel piazzale dell’ospedale
-accesso libero e gratuito all’aborto per ogni donna, anche senza permesso di soggiorno, in qualsiasi struttura sanitaria pubblica e in qualsiasi momento. Il medico che obbietta si rifiuta di erogare una prestazione sanitaria e quindi di compiere il suo dovere
20140411_111434-possibilità di scelta effettiva fra aborto chirurgico farmacologico (pillola ru486), in regime di day hospital
-accessibilità senza obiezioni di sorta alla prescrizione e all’acquisto della pillola del giorno dopo
autonomia decisionale e partecipazione attiva di ogni donna a tutto il percorso nascita (gravidanza, parto, puerperio), con riduzione degli interventi medici ai soli casi di effettiva urgenza e necessità e comunque previo consenso libero e informato della donna
-nessun* bambino deve subire interventi medico farmacologici non necessari o trattamenti chirurgici cosmetici su genitali sani solo perché “atipici”
-depatologizzazione della condizione trans
-riduzione delle liste di attesa e dei costi della perizia dei diversi servizi per la re-attribuzione chirurgica del sesso