16/12/09

DOPO IL 28 E 29 NON SI PUÒ FAR FINTA DI NIENTE


Il 28 è stata una manifestazione partita male e caratterizzata poi inevitabilmente dalla linea della tiepidissima denuncia e della "convivenza civile". A parte poche parti del corteo in cui vi era la denuncia della polizia che stupra nei CIE, con presenza anche di donne immigrate con Action A, la denuncia di Montalto di Castro e in particolare dello "stupro a spese dello Stato" portata in particolare dalle compagne bolognesi e dall'ass. Erinna, la denuncia dei recenti provvedimenti antiaborto e antimmigrate della Carfagna, la presenza di uno spezzone di "donne da sud" (non solo per la provenienza, ma perchè "da Sud" vuole dare il senso della profondità dell'oppressione della donna), la denuncia dell'utilizzatore finale Berlusconi della violenza sistemica legalizzata portata dalle compagne del MFPR, e poco altro, il resto - e ciò che ha dato il segno "ufficiale" della manifestazione - era deprimentemente riformista, democratico nel senso perbenista della parola, caratterizzato dalla parola d'ordine "Basta".
Una parola d'ordine generica che non indica un percorso di lotta, ma di fatto una richiesta (a chi?), che parla di violenza senza tempo né spazio, che non denuncia la violenza sessuale nella fase specifica in cui il sessismo è legato strettamente al fascismo istituzionale e non e al razzismo; non una parola contro Berlusconi e l'uso/abuso del potere politico contro le donne (a parte rarissime eccezioni). L'unico striscione contro il governo era quello che diceva chiaro: "noi odiamo gli uomini che odiano le donne - 1°della lista: Berlusconi". Anche la composizione del corteo è stata una specchio dell'impostazione imposta da alcune realtà e compagne, in particolare romane, alla manifestazione: mentre nel 2007 le parlamentari sia di destra che di "sinistra" erano tenute fuori e furono attaccate/cacciate, il 28, invece, giravano nel corteo e parlamentari del PD rilasciavano anche interviste (valorizzate pure nei blog/siti); mentre nel 2007 giustamente gli uomini erano fuori perchè il corteo doveva affermare l'autonomia autorganizzata della forza e unità delle donne, il 28 erano accolti nel corteo gli uomini organizzati nel "maschile/ plurale" e la loro presenza da parte di alcune è stata considerata addirittura "la novità importante della Giornata sulla violenza contro le donne" (L. Melandri).
La realtà è che nonostante la denominazione del sito "torniamo in piazza", la manifestazione ha mostrato quello che era evidente già da prima: una manifestazione organizzata "sulle donne" e non "con le donne" che da mesi GIA' scendono in piazza e fanno anche lotte dure: lavoratrici che stanno perdendo il lavoro, disoccupate, precarie della scuola, dei call, center, studentesse, ecc.; che parla della lotta contro la violenza sessuale ma si guarda bene di andare a Montalto di Castro per lottarvi concretamente. Queste donne sono state usate solo nei discorsi, nelle e mail, quando si è solo voluto contrapporre le "donne reali", i "problemi concreti che vivono ogni giorno", alla lotta contro il primo e ultimo utilizzatore/responsabile di questa condizione delle donne: Berlusconi, le sue ministre, e la inesistente "opposizione". Per non fare in realtà la lotta qui ed ora, che non si esaurisce in una manifestazione all'anno. Parlare "sulle donne" ma non dare voce, non essere espressione della maggioranza delle donne, delle loro lotte ha reso via via arida, inutile, piccolo borghese nel senso più negativo del termine, la lista "sommosse".
In questo senso, la bella iniziativa del 29 a Montalto non solo è stata una cosa necessaria e sacrosanta, ma è stata l'altra lotta, quella giusta rispetto all'impostazione del 28. Il 28 e il 29 non sono, quindi, "due iniziative", ma sono due linee, due modi di concepire la lotta contro la violenza sessuale, due pratiche diverse - tant'è che anche chi poteva non è venuta a Montalto (soprattutto le romane che non avevano neanche la giustificazione delle difficoltà pratiche) e altre addirittura l'hanno apertamente boicottata. Questo non lo dobbiamo nascondere ma farne terreno di chiarezza e di decisioni conseguenti.
La manifestazione a Montalto è stata costruita da pochissime, le compagne di Bologna che ci hanno messo un grande impegno anche pratico, le compagne del Mfpr che l'hanno sostenuta, la compagna Luigia che ha dato la spinta definitiva, le compagne dell'ass. Erinna che dopo prime difficoltà sono state determinate, forti, accoglienti, e poi a Montalto altre realtà da Milano a Pisa, anche qualcuna da Roma, ecc.; ma è stata costruita con un confronto franco e aperto che aveva l'unico scopo di fare la cosa giusta e necessaria per Marinella e per tutte le donne - tutt'altra cosa dei dibattiti tutti interni apparsi su "sommosse" che non interessano nessuna. L'iniziativa a Montalto è stata di rottura qui ed ora, sì anche di "guerra civile" (nel senso di necessaria lotta anche tra la popolazione e le stesse donne).
L'iniziativa a Montalto è stata di chiarezza/schieramento tra la gente: vi erano donne che dicevano "fate schifo", ma altre che applaudivano. Ma questo è inevitabile e necessario. Il "moderno fascismo" non è solo repressione e violenza, ma anche costruzione di ideologia reazionaria, razzista, costruzione di opinioni di massa, ecc. Contro tutto questo non bastano gli appelli, ma occorrono i fatti, una lotta aperta, coraggiosa, in prima persona, per schierare, per permettere anche alle poche di non sentirsi sole.
Chi non è venuta volutamente a Montalto (e non per ragioni pratiche) ha invece lasciato sole le Marinelle, le donne, le compagne che non ci stanno; in nome di un ipocrito rispetto delle opinioni, non si ostacola che il cancro dell'ideologia fascista, sessista, razzista possa via via invadere come una macchia nera senza trovare barriere.

Ora non si può, ripetiamo, far finta di niente e tornare ai dibattiti in lista, o fare una due/tre giorni per il "piacere" di parlarsi addosso. Lasciamo a chi si sveglia una volta all'anno, farlo. Noi vogliamo, invece, dare continuità al modo come si è costruita la manifestazione a Montalto, vogliamo unire la lotta contro la violenza sessuale di Stato alla lotta delle immigrate, delle lavoratrici, precarie, disoccupate, delle ragazze nelle scuole e nelle università, alla lotta delle donne contro i "terremoti" nei territori. Vogliamo costruire un momento di assemblea nazionale, in cui protagoniste siano le donne, le ragazze, compagne, collettivi che lavorano e lottano ogni giorno.

Per questo: rilanciamo la proposta di preparare un incontro/assemblea nazionale - il luogo proposto e che vorremmo confermare è L'Aquila, il periodo potrebbe essere febbraio. Prepariamola attraverso un uso più vasto della lista Tavolo 4, che sempre di più deve essere il quadro di tutte le lotte, i dibattiti reali che possano interessare la maggioranza delle donne che lottano sui posti di lavoro, nelle scuole, nei territori, per essere al servizio della costruzione di una rete tra le donne, di coordinamento effettivo, di sostegno reciproco delle lotte, di costruzione di iniziative comuni, e in questo modo avanzare nella battaglia femminista, di classe, di lotta a ogni moderno fascismo, razzismo ma anche ad ogni riformismo. La lista Tavolo 4 non è ancora così. Pochissime scrivono, non tutte le lotte sono rappresentate, vi è ancora un vizio di parlare a ruota libera, certo utile, ma oggi abbiamo bisogno di fare di questa lista sempre più uno strumento per il coordinamento e la lotta.

Chiediamo alle compagne di dirci cosa ne pensano, e di cominciare a lavorare insieme in maniera coordinata.

Un forte saluto a tutte

Le compagne del MFPR
6.12.09

Sulla manifestazione del 10 dicembre a Torino

COMUNICATO della rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro


Oltre un migliaio ha partecipato al presidio al Tribunale di Torino in occasione dell'apertura del processo Eternit. Molto forte la partecipazione di lavoratori, familiari interessati al processo,organizzata dal Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio
Associazione Esposti Amianto e altre associazioni amianto di Sesto San Giovanni, Trieste, Roma, Taranto, Broni, Latina, Importante anche una forte rappresentanza delle associazioni francesi.
La Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro che aveva lanciato l'appello per far diventare questa scadenza una manifestazione nazionale ha portato al presidio decine e decine di rappresentanti di lavoratori, associazioni familiari, comitati, provenienti da diverse città italiane. Da
Trento a Palermo, da Napoli a Marghera, da Roma a Milano, Bergamo, Bologna, Ravenna; molto consistente e rappresentativa la delegazione della Rete di Taranto con operai, familiari di operai Ilva e un contingente di Disoccupati Organizzati in lotta anche in questi giorni per il lavoro, la salute e
l'ambiente, e che ha portato anche l'adesione di "Alta Marea" che raccogliendo numerose associazioni ambientaliste a Taranto il 28 nov. ha portato in piazza oltre 20 mila persone; molto significativa infine la presenza dell'associazione 29 giugno vittime della strage del treno di
Viareggio.
Naturalmente folta la rappresentanza di operai e familiari Thyssenkrupp dell'associazione legami d'acciaio e dei rappresentanti del comitato milanese 'dalla parte dei lavoratori'- presenti un gruppo di operai della fiat mirafiori e rappresentato il Comitato 5 aprile di Roma. Presenti collettivi di studenti oltre che da torino anche da Venezia e Marghera
In tutta la mattinata si sono susseguiti gli interventi di tutte le associazioni presenti che hanno unito la denuncia alle proposte e hanno fornito un quadro delle emergenze e drammaticità delle questioni delle morti sul lavoro e da lavoro, le dimensioni vaste della questione amianto e l'impegno a sviluppare la lotta dentro e fuori i Tribunali.
Alla manifestazione della Rete hanno aderito organizzazioni sindacali di base e confederali, Slai cobas per il sindacato di classe, Sindacato Lavoratori in Lotta napoli, Usi, Fiom/Cgil, ecc.; forze politiche con rappresentanti, Rifondazione, Sinistra critica, Pdci, Sinistra popolare, ecc.; e delegazioni di Proletari comunisti, Carc, Coordinamento dei collettivi comunisti, Piattaforma comunista ed altri.
Sull'andamento del processo che ha visto la massiccia partecipazione dei familiari e delle associazioni che hanno chiesto la 'partecipazione di parte civile' rimandiamo al comunicato degli stessi, - le udienze riprenderanno ogni lunedì a partire dal 25 gennaio -quello che conta segnalare è che la Rete ha rappresentato, come era già stato per la Thyssen di Torino il 6 dicembre 2008, per l'Ilva Taranto il 18 aprile, l'unica forza nazionale capace di associare le energie e trasformare anche questa occasione in movimento di lotta, fuori dai Tribunali, nelle strade nelle fabbriche e
posti di lavoro. Certamente questa scadenza richiedeva una partecipazione di massa più consistente. Tanti che avrebbero potuto esserci, sia pure nelle difficoltà di un giorno feriale e in coincidenza con un periodo pieno di manifestazioni nazionali, non hanno fatto tutto lo sforzo necessario per esserci realmente.
Questo dimostra quanto lavoro sia ancora da fare da parte della Rete. La manifestazione ha portato in piazza a Torino non solo solidarietà e denuncia ma anche le numerose proposte provenienti dalla piattaforma della Rete, come da convegni che ci sono stati nelle passate settimane, Orvieto tra questi, e dal fronte delle associazioni amianto che avevano tenuto un mese prima un ricco convegno nazionale sempre a Torino.
Ora, però, anche da Torino viene l'appello a fare un salto di qualità e un nuovo sforzo unitario, perchè il movimento cresca, influenzi la battaglia per lo sciopero generale, per la lotta contro il governo Berlusconi che su questo fronte tutela sempre più gli interessi dei padroni, ostacola i
processi, risponde negativamente alle richieste che vengono dagli operai, dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni.
La manifestazione di Torino ha riportato anche l'attenzione sulla repressione, licenziamenti fatti dai padroni nei confronti di lavoratori e Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza, questioni che vanno ben oltre il caso esemplare Dante De Angelis: dai cantieri navali di Palermo, all'ATM
di Milano, alle fabbriche bergamasche, agli attivisti denunciati, processati e in alcuni casi già condannati, come a Ravenna, tutte battaglie che richiedono il rafforzamento della Rete e l'azione diretta.
Nella manifestazione grande peso è stato dato negli interventi all'emergenza nell'emergenza data dalle morti degli immigrati sui posti di lavoro che subiscono clandestinità, precarietà, lavoro nero, schiavitù nei cantieri, nei laboratori, nelle fabbriche. La giornata è stata dedicata all'ultima
vittima di questi crimini del capitale, crimini anche contro i diritti umani, la morte di una giovanissima operaia cinese di 13 anni, ma anche dell'operaio senegalese ucciso dal padrone e buttato in una campagna, semplicemente perchè pretendeva il suo salario.
Per questo la Rete ha deciso di lavorare ad una nuova manifestazione nazionale da realizzarsi in collaborazione con comitati e associazione degli immigrati - scesi in piazza in maniera così impetuosa e massiccia il 17 novembre scorso.
Tutti questi temi - l'unità, le nuove campagne, la manifestazione degli immigrati, insieme al potenziamento dell'ufficio legale, la partecipazione ai processi,- primo fra tutti quello della Umbria Olii in cui sono attivi l'associazione familiari Colletti e la rete umbra- la lotta contro la repressione a dei lavoratori e rls -la ricerca di proposte mirate e unificanti da proporre anche nella forma di leggi di iniziative popolari - sono al centro dell'assemblea nazionale che la rete promuove per il 16
gennaio 2010 a Roma.


Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro
bastamorte@gmail.com

03/12/09

29 novembre a Montalto di castro con Marinella

 
Vai a www.women.it per vedere il video di Cristina Comperini sulla manifestazione di Montalto
SIAMO TUTTE CON MARINELLA

Nella settimana simbolo della lotta contro la violenza sulle donne una significativa, determinata e combattiva manifestazione di femministe e lesbiche si è tenuta a Montalto di Castro.

Provenienti da varie città d’Italia abbiamo denunciato con forza l’humus maschilista e reazionario di colpevolizzazione nei confronti delle donne che subiscono violenza, la legittimazione istituzionale dello stupro che arriva a sottrarre soldi pubblici per difendere gli stupratori, come è accaduto nella vicenda di Marinella, una giovane donna violentata 2 anni fa in quel luogo, da un branco di ragazzi minorenni, l’uso “privato” delle istituzioni e dei ruoli
istituzionali a difesa della propria “famiglia” e dei suoi rampolli – il sindaco del paese, Caria, zio di uno degli stupratori, mise a disposizione dei “bravi ragazzi” 40.000 euro per la loro difesa col risultato vergognoso che il giudice decise, nonostante l’ammissione delle violenze, di sospendere il processo e affidare i violentatori ai servizi sociali e l’alimentarsi di un clima di ostilità da parte del paese nei confronti della ragazza violentata e di sostegno agli stupratori.

Con tanti cartelli di denuncia, striscioni e slogans abbiamo attraversato le strade di un paese quasi deserto, in cui palpabile era l’avversione per questa manifestazione.
“Per ogni donna stuprata e offesa siamo tutte parte lesa”, “siamo tutte con Marinella”, “stupratori uscite fuori adesso, ve lo facciamo noi un bel processo”, “sono bravi ragazzi e di famiglia buona, chi stupra le donne non si perdona” “guai a chi ci tocca, ci difenderemo con la lotta”.
Questi ed altri slogans scanditi ripetutamente da tutte, la lettura di una lettera in solidarietà a Marinella, hanno costretto gli abitanti del paese a guardare da dietro le finestre e se da un lato qualcuno ha lanciato degli insulti, dall’altro alcune donne hanno applaudito.
 
Giunte davanti al Comune, disposte in cerchio con tutti gli striscioni e i pannelli, abbiamo chiesto a gran voce le dimissioni del sindaco ed è stata letta una lettera di protesta e denuncia all’A.N.C.I.

Il corteo è stato seguito per tutto il suo percorso dai giornalisti, a cui sono state rilasciate interviste.

29.11.2009
Movimento femminista proletario rivoluzionario

16/11/09

Perché andrò a Montalto

    Montalto è come il paese della mia adolescenza. Avevamo 13 anni e un padre che ci prendeva a cinghiate ed ombrellate se ci scopriva al bar ad ascoltare musica e un nonno che ci faceva sedere sulle sue gambe per masturbarsi e un padre che ci faceva una piazzata se salutavamo i nostri amici con un bacio sulle labbra perchè lui ne aveva l'esclusiva, lui sì che poteva infilarci anche la lingua.

    Avevamo 13 anni e delle madri che chiudevano entrambi gli occhi quando i nostri parenti ci usavano violenza e dei paesani che ci tendevano imboscate quando non eravamo a scuola o chiuse in casa per cercare di farci la festa e dei compagni di scuola che ci mettevano le mani addosso quando eravamo in classe, sotto lo sguardo e le risate e le beffe di tutti.

    Avevamo 13 anni quando con le amiche ci sedevamo sulle scale della chiesa con "Ciao2001" a cantare, a sognare, a reinventare il futuro, a parlare di amore, di morte e di rivoluzione quando arrivava la perpetua del prete e ci scacciava dal "sacramento" dandoci delle "brutte svergognate", ossia puttane.

    Avevamo 13 anni quando una madre, preoccupata per quello che si diceva in giro di noi (eravamo troppo libere) e per le conseguenze che potevano derivarne (stupri e molestie di branco come punizione della nostra "civile società") si rivolse ai carabinieri per dissuadere i potenziali stupratori.

    Avevamo 13 anni quando questi carabinieri, insieme ai "potenziali stupratori", di cui uno figlio di carabiniere e ora digossino, vennero in borghese a molestarci e a minacciarci perchè non eravamo gentili con loro.

    Quella fu la prima volta che mi sentii dare della "terrorista" da un carabiniere, amico e padre di "potenziali stupratori" perchè non ero gentile con loro e mi ribellavo all'autorità.

    Sono fuggita da quel paese ostile perchè non ho incontrato solidarietà e con essa la forza collettiva di cambiarlo.

    Delle mie amiche sono stata l'unica che ha cercato di liberarsi, poche altre sono riuscite ad emanciparsi molte hanno accettato le "regole", si sono sposate e chiuse in casa, si sono chiuse la bocca perchè non hanno incontrato solidarietà.

    PIUTTOSTO CHE FARE L'ENNESIMA PROCESSIONE CIVILE A ROMA ANDRO' A MONTALTO, ARMATA FINO AI DENTI DI TUTTA LA MIA RABBIA QUELLA CHE A 13 ANNI MI HA FATTO GUADAGNARE IL TITOLO DI TERRORISTA

    perchè è della solidarietà fisica che le giovani donne di Montalto hanno bisogno non della nostra "civile società".

Luigia

10.000 lavoratrici/ori in lotta per lo stipendio e il lavoro !

GRUPPO OMEGA: 17 novembre Sciopero
Manifestazione Nazionale a Roma
10.000 lavoratrici/ori in lotta per lo stipendio e il lavoro !

Lavoratrici/ori di Agile (ex Eutelia) e del gruppo Phonemedia da quando sono stati ceduti ad Omega smettono di essere pagati. Precariatà, stress e mobbing invece dello stipendio e di un piano industriale! E per 1.200 lavoratori di Agile è stata aperta la procedura di LICENZIAMENTO!!
Mobilitiamoci e lottiamo: Non lasciamo il nostro destino a chi finora ci ha spinto nelle mani di imprenditori di malaffare o ha lasciato che tutto ciò accadesse… I tentativi di rassicurazione sul pagamento degli stipendi e sul futuro dell’azienda palesati da alcuni responsabili aziendali sono risultati aria fritta: ad oggi non ci sono garanzie sul pagamento degli stipendi e sul futuro di Omega. In diverse sedi/call center Agile e Phonemedia (Answers) i lavoratori stanno scioperando ad oltranza, sono in assemblea permanente e stanno occupando.
Occorre estendere la protesta alle altre sedi/call center e proseguire con gli scioperi, le occupazioni e le manifestazioni e dall’esterno sostenere i lavoratori con solidarietà concreta: solo così ci sarà un vera prospettiva di ottenere la tutela dei diritti dei lavoratori Omega.

Ma chi c’è dietro Eutelia e Omega? i capi di Eutelia hanno problemucci con la guardia di finanza (frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita), sono amici di Licio Gelli e di altri emeriti massoni. Nella creazione del gruppo Omega ci sono di mezzo loschi personaggi più volte coinvolti in fallimenti di numerose società, politici, fondi esteri e banche (come il MPS)… un gruppo che nel giro di poco ha acquisito un sacco di aziende e poi non ha i soldi per pagare gli stipendi e apre le procedure di messa in mobilità per centinaia di lavoratori è certamente un contenitore creato per dissolvere tutto. A questo proposto ricordiamo l’incursione squadrista all’interno della sede romana di Agile occupata dai lavoratori, azione orchestrata dall’ex amministratore delegato di Eutelia Samuele Landi al comando di un manipolo di vigilantes: un atto che dimostra il livello cui stanno portando lo scontro i padroni.

Lavoratrici/ori non si devono far coinvolgere nel teatrino messo in campo da padroni, sindacati confederali, partiti e istituzioni con scambi di accuse tra blocchi politici di centrodestra e centrosinistra che poco hanno a che fare con l’interesse dei lavoratori; tutti soggetti che fino a ieri hanno acconsentito che su questa vicenda oscura ci fosse meno rumore possibile.
Denunciamo la poca azione di quei sindacati che si sono mossi in ritardo e spesso gettano acqua sul fuoco: In diverse sedi/call center abbiamo deciso di organizzarci direttamente, abbiamo deciso di lottare con sciopero a oltranza dal 01/09/2009; effettuando incontri con le istituzioni locali e nazionali (ministero dello sviluppo economico), presidiato le prefetture, fatto conferenze stampa e azioni legali come l’ingiunzione al pagamento.
Dobbiamo proseguire la lotta su questa strada e invitiamo i colleghi a contattarci per difendere collettivamente e direttamente i nostri diritti (per info Sabrina tel. 339-8100140).

Martedì 17 novembre tutti a Roma !
Partecipiamo alla Manifestazione – ore 9.30 p.zza della Repubblica

Per partecipare contattare i nostri rappresentanti in azienda, i numeri 339-8100140 o 331-6019879 oppure le sedi CUB.

Pistoia - Firenze, novembre 2009

FLMUniti-CUB gruppo Omega

Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti – Confederazione Unitaria di Base
Firenze, Via Guelfa 148r tel./fax 055/3200938 Pistoia, via Porta San Marco 134 tel/fax 057327672
Milano, Viale Lombardia,20 tel. 02-7063.1804 www.cub.it www.flmutim.it - email: cubtlc@libero.it

15/11/09

Dalle lavoratrici e dai lavoratori della Transcom dell'Aquila

VERGOGNA! UN ACCORDO FIRMATO SULLA TESTA DEI LAVORATORI

La politica aziendale di Transcom Worldwide S.p.A. applicata alla sede aquilana ha manifestato un livello di cinismo inaccettabile con il licenziamento collettivo dell'80% dei suoi dipendenti.
Non ci sono parole, soprattutto se si inserisce tale decisione in una tragedia collettiva come quella del terremoto che ha devastato la vita economica, culturale e sociale di un'intera città, dei suoi abitanti e del suo territorio.
Mentre da tutta Italia arrivavano attestati, spesso anche concreti, di solidarietà e mentre altre aziende dell'Aquila tutelavano, prima di tutto mantenendo attive le loro sedi, i propri dipendenti con ogni forma di solidarietà, Transcom pensava bene di togliere il lavoro, approfittando della tragica situazione di emergenza che riguardava i suoi dipendenti.
Non ci sono limiti alla voglia di profitto di tali managers, che hanno approfittato degli incentivi (lèggasi sgravi fiscali) per insediarsi in città e poi, venuti meno questi, minacciavano già da anni di andarsene!
Il terremoto ha dato loro la "giusta" opportunità di farlo.
Il 9 novembre è stato firmato da tutte le organizzazioni sindacali, dagli enti locali e dall'azienda un accordo che consente di fatto a TWW di liberarsi dei 4/5 dei suoi dipendenti, mantenendo aperta la sede dell'Aquila con soltanto 69 unità su 345 per poter utilizzare la commessa milionaria dell'INPS-INAIL (che non sarà comunque gestita nel sito aquilano) e per poter usufruire, in seguito, dei probabili benefici fiscali derivanti dalla "zona franca urbana", magari assumendo altre persone con i più svariati contratti a termine.
E, nonostante il comportamento indegno di TWW di tutti questi mesi, in data 1 novembre "un gruppo di lavoratori della Transcom" ha fatto pubblicare una lettera sul quotidiano "Il Centro", nella quale si esprime profonda gratitudine nei confronti di un'azienda che ha dato loro l'opportunità di continuare a lavorare a Roma (!!!). La lettera è piena di considerazioni sentimental-romantiche sul terremoto, sulle macerie, sulle vite sconvolte e spezzate, sulle case distrutte, tutte cose che pare riguardino solo e soltanto tale gruppo trasferitosi a Roma. E, mentre quest'ultimo era alle prese con una tragedia che, invece, gli altri dipendenti sembra non stessero vivendo, "l'azienda non si tira indietro e ci offre di continuare a lavorare in via temporanea presso una sede diversa da quella dell'Aquila".
Il gruppo, poi, continua la propria lettera in maniera ancor più vergognosa affermando: "Per questo noi lavoratori Transcom, da 7 mesi, stiamo facendo un duro sacrificio con l'augurio di poter tornare a svolgere le nostre attività professionali nella sede dell'Aquila. Transcom è un'azienda che, malgrado i suoi sbagli, le sue rigide regole lavorative e le promesse disattese, ci ha dato la possibilità, per nove anni, di poter percepire ogni mese uno stipendio che ha giovato non solo a livello personale e familiare, ma ha anche provveduto a far girare l'economia della nostra città."
Come se lo stipendio che l'azienda "benefattrice" ci ha elargito con grande generosità non ce lo fossimo guadagnato tutto, con competenza e professionalità indiscutibili e producendo un cospicuo fatturato per TWW in tutti questi anni! E come se percepire uno stipendio lavorando sia una cosa del tutto eccezionale e non ordinaria e dovuta come è nella logica delle cose.

Ricordiamo, a titolo di esempio, che tra le macerie è morta una nostra collega e che l'azienda si è guardata bene dal fare una dichiarazione ufficiale di cordoglio per tale perdita umana. Ciò basterebbe da solo a dimostrare la grande sensibilità di tale azienda...

Come dipendenti TWW ci dissociamo totalmente dalle dichiarazioni farneticanti del gruppo di cui sopra.
Così come rigettiamo in toto l'accordo firmato il 9 novembre e ci riserviamo di inviare nuove comunicazioni per informare adeguatamente l'opinione pubblica su questa desolante vicenda.

Un gruppo di lavoratori Transcom dell'Aquila

08/11/09


Morire di Stato


Salutare un figlio. Rivederlo morto.
E’ il dramma di Patrizia, madre di Federico Aldovrandi, ucciso da quattro poliziotti durante un fermo.
E’ il dramma di Ornella madre di Nike Aprile Gatti, morto nel carcere di Sollicciano (Firenze),
E’ il dramma di Maria, madre di Manuel Eliantonio,morto nel carcere di Marassi a 22 anni.
E’ il dramma della mamma di Stefano Cucchi, morto in carcere a Roma dopo un arresto per pochi grammi di droga.
Uno stato che sottrae un figlio e lo restituisce morto, negando ogni possibilità di avvicinarlo, di esercitare il diritto di ogni madre di constatare la salute e le condizioni del proprio figlio, anche di chi si trovi in carcere.

In ricordo di Renato, accoltellato per odio e intolleranza nel 2006, le Madri per Roma Città Aperta vogliono interrogarsi su questi eventi, su queste maternità negate che calpestano i diritti dell’individuo e rappresentano un gravissimo segnale di deriva della nostra democrazia.
Anche queste morti appartengono al tema della sicurezza. Sicurezza anche dei cittadini quando hanno a che fare con le istituzioni repressive e carcerarie.
Per questo come madri non vogliamo dimenticare Nabruka Mimuni, la donna che si è tolta la vita nella notte tra il 6 e il 7 maggio di quest’anno nel lager di Ponte Galeria, alle porte di Roma.
Abbiamo contestato ai vari sindaci la risposta xenofoba e repressiva delle istituzioni a fenomeni di grave disagio e precarietà, che ha alimentato episodi di razzismo e violenza, opponendo, praticando e sostenendo la cultura della diversità e del rispetto.
Vogliamo affrontare il tema della sicurezza portandolo anche dietro le mura di un carcere o di un CIE. Vogliamo riproporre il tema dei diritti dentro la città e soprattutto nei luoghi dove sembra che rappresentanti dello Stato possano esercitare un diritto di vita e di morte su cittadini italiani e stranieri.

Come le madri argentine di Plaza de Majo, le madri cinesi di Piazza Tien a men e le madri iraniane hanno chiesto giustizia e verità per i loro figli, le Madri per Roma Città Aperta vogliono sostenere e dar voce ad ogni madre che voglia rivendicare la dignità e i diritti dei suoi figli strappati alla vita.

Comitato Madri per Roma Città Aperta
madrixromacittaperta@libero.it


Sabato 14 novembre ad Acrobax (ex Cinodromo)
Ponte Marconi ore 17,30

Incontro con avvocati, operatori del carcere, associazioni
Cena per sostenere la famiglia di Manuel Eliantonio