11/04/18

L'Aquila, ripreso il processo contro 3 femministe, denunciate dall'avvocato dello stupratore Tuccia - report del mfpr AQ

E' ripresa questa mattina, davanti al giudice Giuseppe Romano Garganella, l'udienza per diffamazione aggravata nei confronti dell'avv. Antonio Valentini. Il querelante non era presente in aula, mentre erano presenti le donne imputate, di cui una del MFPR, e decine di donne e compagne solidali, che hanno sfoggiato le loro cravatte rosa, insieme all'articolo di Ilaria Boiano sul Manifesto di oggi.

L'avvocata Marzia Lombardo, rappresentante di A. Valentini, ha chiesto, oltre al reato di calunnia, un risarcimento per il "povero" avvocato, di soli 250.000 euro + 50. 5 volte di più della provvisionale cui il Tribunale condannò Tuccia per i danni subiti da Rosa, circa il triplo dei risarcimenti previsti dallo Stato per ciascun parente delle vittime del terremoto dell'Aquila dopo la sentenza di primo grado della Commissione Grandi Rischi.

La richiesta per ora non è stata accolta perché presentata preliminarmente al processo penale.

L'avvocata Lombardo ha poi presentato, per l'ammissione alle prove, un elenco di link ai blog, dove la lettera incriminata sarebbe stata pubblicata, anche se dopo la chiusura delle indagini preliminari e il rinvio a giudizio, per dimostrane la diffusività.
 

Si è quindi passate alla presentazione della documentazione e alla proposta dei rispettivi testi. 

In particolare, l'avvocato delle 2 compagne romane ha depositato una corposa memoria difensiva, che il giudice non ha preso molto in considerazione.
 
Il giudice Garganella, che dopo 4 mesi di carcere con Parolisi mandò Tuccia ai domiciliari, ha inoltre ricusato diversi testi, ammettendo solo quelli necessari ad un processo "tecnico".

Ma noi sappiamo che ogni processo è un processo politico e anche le decisioni dei giudici lo sono, anche se spacciate per tecniche o formali.

Per questo siamo rimaste tutte in aula a vigilare sull'andamento dell'udienza e uscendo abbiamo gridato uno slogan che è risuonato nel tribunale: "Valentini sei messo proprio male se per campare ci devi denunciare"
L'udienza è stata rinviata al 13 giugno alle ore 12, quando verranno escussi i testi dell'accusa ed invitiamo sin da ora tutte le donne e le compagne femministe e solidali ad essere presenti

Non abbiamo nulla da cui difenderci!
Noi non dimentichiamo e continueremo a denunciare le atrocità commesse sul corpo di Rosa dal militare Tuccia.
Noi continueremo a mettere sotto "processo" le complicità e coperture dello Stato verso chi stupra e uccide le donne!
Noi continueremo la lotta contro la guerra di bassa intensità verso le donne e questo sistema borghese che la produce!



Leggi il report della giornata sul blog dedicato ci riguarda tutte
Ascolta le corrispondenze su Radiondarossa
Guarda il tg regionale (edizione h 14)
Leggi l'articolo di Ilaria Boiano sul Manifesto
 

10/04/18

8 marzo 2018 e oltre... E' uscito il FOGLIO MFPR - UN NUMERO SPECIALE!

FOGLIO MFPR - UN NUMERO SPECIALE! Richiederlo - in Pdf o cartaceo - a mfpr.naz@gmail.com



Un numero speciale, per restituire la grandezza dell'8 marzo di quest'anno, in Italia e nel mondo, con l'estensione massiccia dello sciopero delle donne, con il ruolo d'avanguardia delle proletarie e delle realtà rivoluzionarie, comuniste delle donne; per fare un bilancio di questa nuova ondata del movimento delle donne, per svilupparne gli aspetti positivi e lottare contro posizioni sbagliate o limitate, o riformiste del femminismo borghese; per affermare la piattaforma di classe nella battaglia delle donne contro Stato, padroni, governi, fascisti/razzisti/sessisti; per far avanzare nell'intreccio classe/genere la linea, la pratica e la prospettiva rivoluzionaria del movimento femminista proletario rivoluzionario. 

07/04/18

L'Aquila 11 aprile - riprende il processo a 3 femministe denunciate per diffamazione

 

Ma che diffamazione ma che reato la lotta delle donne distrugge il patriarcato!


Questo processo prende il via da un precedente caso più noto per cui Valentini è salito agli onori della cronaca che è quello relativo allo stupro avvenuto a Pizzoli (AQ) nel 2012. A perpetrarlo  il militare Francesco Tuccia, di stanza sul territorio per l’operazione “Strade Sicure”, ai danni di una giovane che dopo lo stupro venne lasciata in fin di vita nella neve, fuori dalla discoteca Guernica dove Tuccia si era recato con alcuni commilitoni. Valentini assunse in appello la carica di difensore del militare e le molte donne che seguirono il processo testimoniarono la condotta dell'avvocato, il quale tentò di dimostrare, nonostante le evidenze, che la ragazza fosse consenziente, in questo modo colpevolizzando e rivittimizzando la sopravvissuta.
Nel novembre 2015 l’avvocato Valentini venne invitato ad un convegno, organizzato dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà ed integrità delle donne. Anche in quell'occasione molte associazioni di donne e singole persone si mobilitarono e  la Casa delle donne di Roma segnalò a chi organizzava il convegno che l’avvocato non poteva varcare quella soglia, perché indesiderato. Rifiutato, si sentì nella posizione di forza e di diritto di intentare lui un processo contro tre donne che insieme alle altre avevano sostenuto la donna sopravvissuta all’efferata violenza.
In tante e da varie parti d'Italia presenzieranno le udienze per evidenziare cosa sono i processi per stupro, la responsabilità politica e individuale di chi partecipa al teatro della giustizia e chi colpisce le reti di solidarietà femminista.

Di seguito il link al blog dove si può leggere e diffondere la chiamata per l'11 Aprile.
https://ciriguardatutte.noblogs.org/

Lettera dalle lavoratrici Aci informatica

Come CLU abbiamo inviato una lettera di sostegno agli studenti di Napoli e Carpi che si sono "permessi" di esprimere una loro opinione sull'alternanza scuola/lavoro.

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All'attenzione di studenti, personale docente, personale non docente, dirigenti scolastici del
Liceo Classico “Vittorio Emanuele II”, Napoli
e dell'ITIS “Leonardo da Vinci”, Carpi

Ai volontari, ai lavoratori, ai responsabili a vario titolo del Fondo Ambiente Italiano (FAI)

OGGETTO: CREDERE, OBBEDIRE, LAVORARE E ABBOZZARE sottotitolo “DELLE PRASSI INFAMI DELL’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO”

Siamo il CLU (Coordinamento Lotte Unite), coordinamento di collettivi di attivisti e lavoratori autoconvocati ed autorganizzati di diverse realtà produttive romane.
In quanto lavoratori – della scuola e non – siamo interessati a comprendere il fenomeno della cosiddetta alternanza scuola-lavoro introdotta dal precedente governo. Siamo convinti che questa attività a cui sono sottoposti gli studenti non abbia un valore formativo utile alla crescita umana e civile degli individui e della comunità. Siamo convinti che “l’alternanza” sia un’attività funzionale agli interessi delle imprese, sia per il grande impatto ideologico che essa assume, sia per la ragion pratica del lavoro gratuito.
Unire l’utile – economico – all’indottrinamento ideologico in un colpo solo.
I recenti episodi dei ragazzi del “Vittorio Emanuele II” di Napoli e dell’ITIS “Leonardo da Vinci” di Carpi confermano la sostanza di un’attività che le scuole svolgono a discapito del loro ruolo educativo: formare donne e uomini liberi.
Vogliamo esprimere la nostra più totale solidarietà a chi, sin da giovanissimo, viene obbligato da una legge dello stato, la 107/2015 la c.d. “Buona Scuola”, a lavorare e a farlo gratuitamente.
Siamo solidali con gli studenti di Napoli costretti a lavorare “da volontari” per il FAI “rei” di aver espresso pubblicamente il dissenso al lavoro gratuito durante i turni di lavoro gratis (nuova schiavitù?) delle domenicali “Giornate di primavera”.
I ragazzi hanno segnalato la loro condizione di coercizione e… una responsabile del FAI si è sentita in diritto/dovere di chiedere alla scuola la più tipica delle punizioni agli alunni indisciplinati: un basso voto di condotta.
Zitti e al lavoro. Al lavoro gratis e di domenica. I sogni dei padroni di ogni tempo vengono di nuovo legalizzati e ad ogni minimo cenno di critica si chiedono ritorsioni.

Tali provvedimenti disciplinari non dovrebbero essere neanche presi in considerazione dagli organi collegiali del “Vittorio Emanuele II”, consapevoli del loro ruolo formativo e non certo repressivo.
Siamo altrettanto solidali con lo studente del “Leonardo da Vinci” di Carpi che si è visto attribuire un sei in condotta dal proprio consiglio di classe per aver giustamente affermato su facebook che “l'alternanza è sfruttamento”.
E’ curioso – e contrario a quanto affermato dai rivoluzionari inglesi e francesi qualche secolo fa – che uno studente venga punito per aver espresso un’opinione. E’ evidente che sulla questione “alternanza” il re è nudo e spellato: è funzionale a un nuovo modello di indottrinamento biopolitico ed è parte integrante di una nuova filiera di speculazione e sfruttamento.
Non abbiamo parole per esprimere il nostro disgusto nei confronti di chi – avendo il compito di istruire le generazioni future – invece si prostra ai dictat padronali e punisce con cieca e ottusa obbedienza.
Infine, l’ultima nota riguarda le ricadute che l’alternanza ha sul mondo del lavoro: quanti posti di lavoro scompaiono sotto la schiera della manodopera addomesticata e gratuita degli studenti in alternanza?
Come lavoratori non possiamo che salutare con piacere le numerose esperienze di insubordinazione mosse da studenti di tutta Italia verso questa nuova forma di sfruttamento. Il nostro desiderio è che ricevano sempre il sostegno di genitori e docenti. A questi ultimi il compito di ribadire coi fatti che il loro lavoro non è burocratico ma educativo.
Da noi lavoratori, sfruttati a nostra volta sui luoghi di lavoro, il supporto lo avranno sempre.

Coordinamento Lotte Unite

"ha promesso di uccidermi" - l'appello di Lidia Vivoli

Sono Lidia, ho 46 anni, e vivo a Bagheria in provincia di Palermo. La notte tra il 24 e 25 giugno 2012 sono stata vittima di un tentato omicidio da parte del mio ex compagno, l’uomo che mi dormiva accanto. Quando ha capito che volevo lasciarlo, ha cominciato a pugnalarmi con delle forbici, mi ha rotto in testa una padella di ghisa, ha provato a soffocarmi con i fili elettrici, mi ha rotto tre costole a pugni, insomma ha tentato di uccidermi. Per fortuna non c’è riuscito.

Ho lottato, sono stata sequestrata poi lui è stato arrestato, dopo 5 mesi è uscito, mi ha stalkerizzata per 2 anni per poi rientrare in carcere. Stava per uscire e ora è in custodia cautelare.

Ci sarà un nuovo processo dove, ovviamente, io da vittima, sarò giudicata, sarò interrogata, quasi come se ci fosse il bisogno di trovare nel mio atteggiamento la giustificazione alla violenza.

Anche per questo le donne non denunciano.
Quando una donna denuncia, l'uomo non può essere arrestato se non colto in flagranza di reato o in caso di prognosi superiore a 40 giorni. Se la donna riceve un pugno o uno schiaffo non c’è arresto. Si va a denunciare, si torna a casa e ci si ritrova a faccia a faccia con il proprio compagno. Con il rischio che ci ammazzi.

Io ho lanciato una petizione su Change.org per inserire le donne vittime di violenza nelle categorie protette ma anche per allungare il tempo a disposizione per la denuncia, perché una donna che subisce uno stupro o una violenza ha bisogno di più di 6 mesi per trovare le forza e il coraggio per denunciare e per far sua quella che è la vergogna di questo Stato maschilista.

Il mio ex ha promesso di uccidermi e io non voglio vivere nel terrore.
Grazie,
Lidia Vivoli

06/04/18

Migrante incinta trascinata giù dal treno dalla polizia francese.


Già sotto accusa per il caso di Bardonecchia, sfociato in un braccio di ferro diplomatico tra Parigi e Roma e in un’inchiesta della magistratura, la polizia francese torna di nuovo nell’occhio del ciclone a causa dei suoi metodi spicci nei confronti dei migranti fermati alla frontiera con l’Italia. Il nuovo caso riguarda un controllo per così dire «energico» effettuato da alcuni gendarmi su un treno proveniente da Ventimiglia e fermo alla stazione di Mentone.
«Non toccatela, è incinta!»
Nel video postato su Facebook e che ha già ottenuto oltre 400.000 visualizzazioni si vedono (e si sentono) le voci dei poliziotti e di due migranti di colore, marito e moglie. Lei è incinta e viene trascinata a forza giù dal vagone. L’uomo che è con lei protesta, fa resistenza e urla «non toccatela, è incinta!»; gli agenti però non demordono e si vede uno di loro che porta via una culla dove c’è un neonato. «Dammi il tuo bambino!» urla uno degli uomini in divisa. La scena è molto cruda e si sente in sottofondo anche qualche passeggero del treno dire spaventato «Per favore, ci sono dei bambini...». All’origine della lite ci sarebbe il rifiuto dei passeggeri di mostrare i documenti.
Da Ventimiglia a Bardonecchia
L’episodio risale alla fine di marzo ed è stato da tre ragazzi, attivisti di associazioni per i diritti umani, che si trovavano casualmente sul convoglio. Sono studenti universitari di Cannes e rientravano a casa dopo aver compiuto un reportage proprio sui migranti da anni fermi alla frontiera di Ventimiglia e che quotidianamente tentano il passaggio clandestino in Francia, spesso pagando l’aiuto di passeurs. L’intransigenza dei doganieri francesi, che non ammettono nessuno nel loro territorio se sprovvisto di permesso di soggiorno e lo rimandano in Italia, ha indotto i migranti a cercarsi una nuova «rotta». Ed è per questo che la pressione si è spostata sulle montagne della Val di Susa e del Monginevro, dove gli stranieri, principalmente africani, si avventurano per i sentieri innevati rischiando la vita. Ma anche qui si è riprodotta la guerra tra migranti e Ong che li assistono da un lato e polizia francese dall’altro.

03/04/18

Italtel: violenze psicologiche e intimidazioni sulle lavoratrici

Italtel fa violenze psicologiche, principalmente alle lavoratrici, per incentivare i licenziamenti. La Cgil "denuncia" il fatto ma sono loro che hanno firmato l'accordo. Parlano di violazione dello statuto dei Lavoratori, quando proprio loro hanno dato una forte mano ai vari governi a cancellarlo.
Solidarietà dalle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe: siamo al vostro fianco per iniziative di lotta.

Milano, «violenze psicologiche all’Italtel nei colloqui per le uscite volontarie»

I dipendenti: domande personali e atteggiamenti intimidatori per costringerci ad andare via. L’azienda: lavoratori rispettati


«Lei è coniugata? Divorziata? Separata? Il suo ex marito abita con lei?». «La sua casa è di proprietà? Ha un mutuo? Quanto le resta da pagare?». «Lo sa che se rifiutasse questa proposta sarà licenziata?». Sono alcune delle domande che nei giorni scorsi, diversi dipendenti dell’Italtel di Settimo Milanese si sono sentiti rivolgere dai dirigenti dell’ufficio del personale. Dal dicembre scorso la storica azienda delle telecomunicazioni è passata sotto il controllo di Exprivia e da tempo è in fase di «ristrutturazione».

Nel luglio 2017 è entrato in vigore un accordo sindacale che ha aperto una finestra di uscite volontarie incentivate ed è in questa operazione che ricadono — secondo la denuncia di sindacati e lavoratori — i colloqui «anomali» di queste settimane. Secondo
Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm, infatti, Exprivia vorrebbe convincere «con le buone o con le cattive» alcuni lavoratori ad andarsene. Così, dopo aver raccolto confidenze, proteste e anche lacrime, i delegati sindacali hanno convocato un’assemblea con l’intervento dei dirigenti territoriali dei metalmeccanici. «Sembrava di essere sotto processo — racconta al Corriere un’impiegata che chiede l’anonimato — però loro erano in due e io da sola e senza avvocato. Quando sono uscita ero così arrabbiata che non ho dormito per una settimana. Più che domande erano minacce di licenziamento». E ricorda ciò che si è sentita dire: «Lei è consapevole che l’azienda è in crisi? È consapevole che lei è in contratto di solidarietà e che quindi è un esubero?». Poi le domande personali, ma ad alcune ha rifiutato di rispondere, sentendosi replicare seccamente: «Lo metto agli atti». Soltanto alla fine le sarebbe stato mostrato il prospetto con le cifre per l’uscita bonaria. «È ovvio che volevano spaventarci e ci sono riusciti — dice —. So di colleghi chiamati anche 3-4 volte. A chi non era sposato hanno chiesto l’età dei genitori e in alcuni casi fatto accenno alla legge 104. Alcune colleghe sono uscite dal colloquio piangendo».
Un’altra lavoratrice aggiunge: «Mi ha chiesto le generalità di mio marito, l’età di nostra figlia, se la casa era di nostra proprietà. Ho chiesto la ragione di queste domande e lui si è stizzito e mi ha detto che “la sfortuna ci vede benissimo” e che sono “al posto sbagliato nel momento sbagliato”, che tra sei mesi potrei essere a forte rischio».

Compatta la protesta dei sindacati. «Italtel ha esaurito gli ammortizzatori sociali e ora ricorre alle maniere forti — osserva Roberta Turi, segretaria della Fiom Cgil di Milano — ma questo comportamento ai colloqui è inaccettabile e viola lo Statuto dei lavoratori. Ho visto gente molto turbata. Sopratutto le donne». Ma l’azienda replica: «Gli incontri, come da tradizione, si sono svolti nel pieno rispetto della privacy e della dignità della persona senza alcuna discriminazione di genere. Le informazioni emerse durante i colloqui sono già nella disponibilità dell’azienda e sono utili per comprendere meglio quali lavoratori possano essere disposti a usufruire, sempre su base volontaria, degli incentivi all’uscita».