12/09/13

Golden Lady, la fabbrica che fallì due volte

da  Alessio di Florio
Quattrocento operai abbandonati per delocalizzare in Serbia. E traditi da una riconversione ormai fallita  La Golden Lady di Gissi è stata considerata per decenni una delle eccellenze dell'industria abruzzese, una fabbrica dell'alta moda italiana, ma oggi è senza più futuro in Abruzzo.

Dopo aver prodotto per anni, il proprietario Nerino Grassi negli anni scorsi cominciò a seminare dubbi sulle prospettive future dell'impianto, facendo balenare sempre più  l'ipotesi (mese dopo mese sempre meno ipotesi e sempre più realtà) di una delocalizzazione in Serbia. Come poi è accaduto. Il 25 novembre 2011, durante il periodo di cassintegrazione degli operai e delle operaie e mentre si era aperto solo da due mesi un tavolo nazionale per la crisi "Golden Lady", Nerino Grassi sgombera lo stabilimento da ogni macchinario e se ne vola in Serbia, dove decide di aprire lo stabilimento che sostituirà quello chiuso a Gissi.
Nerino Grassi non chiude per la crisi, se ne va con un'azienda ben florida e dai conti solidi, perché in Serbia i salari e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sono a livelli molto più bassi. Iniziano mesi difficilissimi e duri per gli ex operai e le ex operaie Golden Lady, mesi di proteste, sit in, lotta, ma anche timori e delusioni.
A maggio 2012 sembra, finalmente, arrivare la notizia tanto attesa: la riconversione ci sarà. 250 lavoratori verranno riassunti dalla Silda SpA(che produce calzature) e 115 dalla New Trade(tessile). In un periodo di durissima crisi economica, e con la disoccupazione che aumenta esponenzialmente mese dopo mese, la vicenda della ex Golden Lady appare un raggio di speranza per tantissimi, appare la dimostrazione che è possibile non arrendersi al corso degli eventi: è possibile tutelare il lavoro di centinaia di persone. Appare appunto.  Nei primi dieci giorni di luglio la New Trade invia delle lettere di licenziamento dove, in anticipo rispetto ai tempi previsti (10 giorni, mentre il "periodo di prova" doveva durare 3 volte più, documenta una lavoratrice), viene comunicato il non superamento del "periodo di prova" e, quindi, il licenziamento.

"case chiuse". facciamo saltare i banchetti!

Riceviamo da Nadia Cario, Gruppo Toponomastica femminile:

Per legalizzare la prostituzione femminile (per quella maschile non si pone il problema) dovrebbe esserci una unica e forte componente femminile che la gestisce. Credo sia un modo per evitare lo sfruttamento maschile sempre in agguato feroce.
Creare libere cooperative di prostitute, senza uomini, che gestiscono residenze dedicate, con convenzioni sanitarie gestite direttamente e servizio di sicurezza/vigilanza al femminile. Creazione di una Garante della professione con poteri sanzionatori a cui rivolgersi quando ci siano abusi, pressioni, ricatti, tentativi di ridurre in schivitù.
Eliminando radicalmente i maschi dalla gestione poichè è la donna che detiene il mezzo di produzione del reddito utilizzando liberamente il proprio corpo  e tenendoli esclusivamente come clienti pagatori.
La riapetura delle case chiuse non è un favore fatto alle donne che dalla strada dove sono esposte al freddo e al caldo, in base alla stagione, vengono protette sotto un tetto!
di questo ne sono certa. Si vuole togliere dalla strada le prostitute "per non vedere" e per fare cassa.
Perchè siamo in uno stato patrigno in cui non viene affrontato il problema della repressione sessuale indotta dalla chiesa da una parte e della super offerta  essuale che i media utilizzano in continuazione.
Esiste la doppia morale "buon padre di famiglia" in apparenza e poi cliente di prostitute e trans di notte o quando la moglie è in vacanza con i figli. 
A livello educativo non vengono inseriti gli studi di genere per evidenziare e rispettare le diversità di appartenenza sia biologia che di identificazione: non sempre coincidono. E' sempre più necessario rompere con gli stereotipi di genere che vengono in continuazione proposti.
A cominciare dai giochi che le nostre figlie e i nostri fogli trovano nei nidi, nelle materne, i contenuti dei libri di scuola, la scrittura della storia, ecc.
Ma fino a quando non si affronta a livello di istruzione per preparare nuove generazioni si deve fare i conti col bisogno di perseguire il proprio piacere che l'uomo impone in quanto detentore del potere decisorio e persuasorio.
Penso che finchè non si arrivi ad una società matura dove far l'amore non sia basato sulla capacità di penetrazione come ora, ma diventi l'espressione della capacità di darsi il piacere nell'esplorare i propri corpi senza modelli, ruoli  di riferimento e prestazioni da stallone, le prostitute saranno cercate dagli uomini: è più semplice, sbrigativo, e non fanno troppe domande.
Nella seconda metà dell'800 in Italia donne emancipate come Jessie Whyte hanno fatto la battaglia per chiudere le case di tolleranza per le condizioni di schiavitù e denigrazione in cui vivevano. C'è riuscita la legge della partigiana Merlin nel 1953 cento anni dopo.
Ora ne ripropongono l'apertura per mezzo di una raccolta firme popolare segno che non c'è stata evoluzione sociale, anzi.
Con questo bisogna fare i conti.

Nadia

UN REPORT SOMMARIO SULL'INCONTRO A BOLOGNA PER LO SCIOPERO DELLE DONNE DEL 25 NOVEMBRE


DA COMPAGNA DEL MFPR CHE HA PARTECIPATO

L’incontro del 3 settembre di Bologna presentava, oggettivamente, delle complessità: perché era un incontro locale, ma, contemporaneamente, il primo incontro pubblico sullo sciopero donne indetto per il 25 novembre sull’appello lanciato da 3 giornaliste freelances .
Una quindicina le partecipanti. Una compagna dell’Associazione Cristina da Pizzorno, promotrice dell’incontro, ha introdotto lo scopo della riunione (i suoi interventi risulteranno particolarmente sovradeterminanti, della serie era già tutto deciso): la costituzione di un Comitato paritetico cittadino per costruire lo sciopero delle donne; ha, quindi, sottolineato particolarmente, l’adesione della Camusso che, da un lato, garantisce la copertura sindacale, dall’altro come “valore in sé” per la storia della Camusso, del suo impegno, vedi “Usciamo dal silenzio”; come dirà anche una rappresentante dello sportello contro lo stalking, che ha comunicato l’adesione dell’Udi nazionale e locale, e la rappresentate Cgil. Tanto che a un certo punto abbiamo commentato: è diventato lo sciopero della Camusso.
Sempre l’introduzione ha sottolineato che lo sciopero rappresenta un gesto politico che finalmente le donne si danno. Coinvolgimento di tutte le associazioni anche cattoliche; la varietà delle associazioni rappresenta una ricchezza. La mobilitazione dovrebbe convincere governi ed Enti locali a strutturare interventi a favore delle donne. Poi ha parlato delle cose da fare: uso del web, volantinaggi, manifesti, cartelli. Poi hanno mandato un video prodotto da loro Stop femminicidi.
Parlando della modalità con cui vogliono realizzare lo “sciopero”: ogni donna si ferma lì dove sta per 15 minuti, si è cominciato a mettere le mani avanti: “Non vogliamo mettere in difficoltà le cassiere che si fermano”.

Una rappresentante della Cgil di Bologna ha ripreso l’articolo del venerdì di Repubblica, riportando, con uno spirito di fatto burocratico, le proposte in esso contenuto sulle modalità, parlando di un altro appuntamento da costruire, poi ruolo e storia della Camusso, aggiungendo che come Cgil bolognese non ne avevano ancora discusso e che “Vorremmo sentire come intende procedere la Camusso, sicuramente bisognerà coinvolgere Cisl- Uil, verificarne l’adesione perché lì ci sono tante donne, ma fare un volantino con le parole delle donne, non del sindacato.

09/09/13

Diana la cazadora de choferes

L'articolo è del 31 agosto, qui pubblichiamo la sua traduzione in italiano.
W le donne di Juarez!

In Messico una serial killer bionda uccide chi stupra le operaie

In Messico una serial killer bionda uccide chi stupra le operaie
Una storia incredibile, in Messico è entrata in azione Diana la cacciatrice di autisti. Ne ha uccisi due e in una lettera al giornale di Ciudad Juarez spiega la sua linea...

La rivendicazione è arrivata al giornale messicano La Polaka. C'è in giro una serial killer bionda che agisce a Ciutad Juárez, al confine con gli Stati Uniti, armata di pistola e con un nome di battaglia che è tutto un programma: Diana La Cazadora de Choferes (Diana la vendicatrice di autisti).

Questa la storia. La cittadina messicana è nota come capitale mondiale dei femminicidi. Le operaie che lavorano nelle maquilas, le manifatture, sono costrette ad attraversare luoghi poco battuti e pericolosi visto che gli stabilimenti sono nel deserto. Spesso sono vittime di stupri e omicidi. Gli autisti degli autobus notturni sono tra i più accusati delle violenze sessuali. Il 28 agosto scorso una giustiziera bionda e in gonnella scura è salita a bordo di una corriera pubblica con una pistola in mano e ha ammazzato il conducente, Roberto Flores Carrera di 45 anni, con un solo colpo alla testa. Il giorno successivo la stessa donna ha ripetuto l'azione sparando a Freddy Zarate, anche lui di 45 anni e autista.

Questo il messaggio mandato al giornale di Juarez da Diana La Cazadora de Choferes: "Pensano che poiché siamo donne siamo deboli e abbiamo bisogno di lavorare fino a tarda notte per mantenere le nostre famiglie non possiamo far altro che tacere questi atti che ci riempiono di rabbia; le mie compagne hanno sofferto in silenzio, ma non possiamo tacere di più, siamo state vittime di violenze sessuali da parte dei conducenti che coprono il turno di notte qui a Juárez e nessuno difende o fa nulla per proteggerci, quindi io sono uno strumento per vendicare diverse donne che apparentemente sono deboli per la società, ma non lo sono veramente, noi siamo coraggiose e noi ci faremo rispettare per mano nostra. Le donne di Juarez sono forti".

Qui c'è la sua rivendicazione:

03/09/13

Troiofobia Un’ordinanza comunale vieterà alle donne di vestirsi e atteggiarsi da “prostitute”

Da un altro genere di comunicazione: 

Vietato vestirsi e atteggiarsi come una prostituta, pena una multa fino a 200 euro o l’allontanamento dalla città per chi è recidiva. Si tratta di una legge emessa dalla sharia? No, si tratta di un’ordinanza comunale emessa dal 1 settembre al 30 ottobre dai sindaci di Porto Sant’Elpidio, Fermo e Porto San Giorgio  nelle Marche, per combattere la prostituzione per strada.
Così i sindaci dei tre comuni prevedono una sanzione reprimendo l’abbigliamento e l’atteggiamento femminile “allegro” che secondo l’ordinanza, che non è molto chiara, saranno interpretati come meretricio.  Non è chiaro infatti cosa si intende per “abbigliamento da prostituta” e “atteggiamento da prostituta”. C’è un codice che stabilisce chi rientra tra le abbigliate da prostituta o chi si atteggia da tale?
Si tratta di un codice morale o di misurare i centimetri delle gonne delle passanti?
Se si tratta di un codice morale, allora verranno multate tutte quelle che porteranno una minigonna, visto che in Italia- a dispetto dell’apparente libertinismo televisivo e pubblicitario dove la mini o il tanga è concesso-chi si abbiglia con una gonna dal ginocchio in sù è automaticamente una di facili costumi che deve coprirsi dalla vergogna? Se si tratta di misurare i centimetri delle gonne delle passanti, allora chi è delegato al compito di sorvegliare come si vestono le cittadine, anziché occuparsi di problemi ben più gravi come la sicurezza, avrà un metro da sarto in dotazione per fermare le passanti e prenderle la misura della gonna?
Che si intende per atteggiamenti da prostituta? Partendo da ciò qualunque donna che fermerà un passante dell’altro sesso dovrà stare attenta a non mostrare atteggiamenti disinvolti? Oppure qualsiasi bella donna che “aggancia” un uomo per strada per rimorchiare la scopata del sabato sera verrà multata?
Ironie a parte, si tratta, ancora una volta, dell’ennesimo tentativo di limitare la libertà femminile e sottoporre le donne a controllo sulla propria moralità. Se un’ordinanza simile- ossia quella di limitare l’abbigliamento alle esercenti- è gravissima in un Paese democratico, imporlo a tutte le donne classificandole tutte puttane in base all’abbigliamento è assai incostituzionale.
Perché vieta alle donne la libertà di vestirsi come vogliono;
Perché ripropone la classificazione santa/puttana;
Perché deriva da una considerazione misogina che classifica tutte le donne come meretrici in base al proprio sesso biologico (o genere);
Perché si ripropone di combattere la prostituzione in strada punendo solo le donne, mentre i primi ad incentivarla sono i clienti;
Perché punisce le prostitute in strada malgrado la maggior parte di esse siano vittime di tratta;
Perché limita la libertà sessuale (e generale) delle donne e, quindi, mette in crisi l’uguaglianza di genere sancita dalla Costituzione.
Dunque, chi è portatore di un corpo da donna o chi è una trans-gender (visto che ci sono in ballo anche loro), avrà costantemente il dito puntato, lo stigma della criminale e multa assicurata se veste femminile!  Dunque, questo ordinamento è partorito da una mente misogina, da una cultura sessista che sta dilagando in proporzioni spaventose nel nostro Paese, dove noi donne stiamo subendo limitazioni sistematiche e sempre più frequenti alla nostra libertà di autodeterminazione, per riportarci in una posizione di subalternità, reprimendo la nostra sfera sessuale e sociale in favore di una moralità di sapore bigotto ed ecclesiastico, come sta avvenendo con l’obiezione di coscienza sull’IVG, le pressioni del Movimento per la Vita all’interno delle strutture sanitarie pubbliche e le petizioni per riaprire le case chiuse.
Ciò che sta accadendo con la  petizione in favore dell’apertura delle case chiuse appoggiata bipartisan e partita dal Veneto (la regione che non a caso ha accolto il Movimento della Vita all’interno degli ospedali per imporre alle donne “per bene” di diventare madri) e accolta come una petizione mirata ad abolire la legge Merlin per questioni di “decoro” non è tanto diversa dall’ordinanza di cui sto parlando. In Italia è stata dichiarata una guerra alle “puttane” per stigmatizzarle e allontanarle dalla vita pubblica. In Italia è caccia alle puttane che (come le persone LGBT) sono tornate ad essere le “streghe” del nuovo millennio, coloro che turbano la sensibilità di un popolo ipocrita che allo stesso tempo usufruisce delle prostitute. Sì, perchè sono nove milioni gli uomini che comprano sesso, un terzo della popolazione maschile italiana, ma l’importante è che non si dica, che le loro mogli, quelle che hanno selezionato maniacalmente tra le più “sante” non sappiano nulla della loro doppia vita.
“Un rito di iniziazione maschile” affermava un sindaco di una regione, tra le più maschiliste d’Italia. Quindi, i clienti vanno protetti ma isolando le prostitute, affinché non corrompano i costumi delle donne “per bene,” quelle che devono arrivare “pure” fino all’altare e che devono vestire con pudicizia, perché tanto per il sesso ci saranno le “puttane” regolamentate dentro ai bordelli, quelle che dovranno vergognarsi, per legge, della propria condizione, o meglio, del proprio mestiere di sex worker.
Ci siamo già espresse sulla petizione (Qui) ma è importante sottolineare quanto sia pericolosa questa “caccia alle streghe”.

02/09/13

La loro morale è schifosa

Da una prostituta anarchica italiana:

Sono una prostituta. Il mio nome da sex worker è Carmela e lavoro di notte nella periferia di una città italiana. Sono venuta in contatto con le idee anarchiche per caso e per amore, e così, per la prima volta, ho ascoltato una vecchia canzone anarchica che diceva: “Le prostitute che muoiono di tifo in ospedale, queste sono le nostre figlie.” Durante il giorno la società ci condanna, ma di notte vengono a cercarci. In questa età moderna e avanzata non ci vengono a cercare solo gli uomini, ma da molto tempo è diventata di moda la “tripletta”. Così ora durante le serate siamo invidiate dalle donne che vorrebbero apprendere alcune nozioni della nostra arte amatoria, per scopare meglio i loro capi e avanzare nella carriera.
Lo Stato pappone mostra il suo volto ipocrita e democratico e soppesa la decisione di concedere al mio “settore lavorativo” il diritto al proprio sfruttamento: pagare le tasse, “integrarci” nella società è la parola magica e, disgraziatamente, molte delle mie colleghe lo stanno letteralmente mendicando.
Ma da tempo mi sono appropriata dei miei diritti e della vita come la voglio, senza chiedere il permesso a nessuno. Essere un membro in più? Già mi basta con i membri che vedo tutto il giorno. Per me, la società, si basa su un enorme prostituzione: uomini e donne che ogni giorno, al tempo stesso, vanno al loro posto di lavoro, con la stessa infelicità, con la stessa sorte, che si prostituiscono da soli o in gruppo (spirito di squadra!) affinché tutta questa merda continui ad esistere. Piccoli dipendenti o yuppies, tutti i/le cittadin@ “per bene” hanno qualcosa in comune: essi disprezzano le puttane immorali come me, che lavorano per scelta o per necessità di denaro. Ma chi non va a lavorare per il bisogno di soldi?
Sicuramente, il mondo della notte, anche se gli piace sembrare così attraente, ha i suoi aspetti negativi. Non smette di essere un riflesso della loro violenza che, ipocritamente, nascondono durante il giorno dietro una cultura moralistica. I nostri clienti non sono altri che il tuo capo, il tuo collega di lavoro, i vostri conoscenti, vicini di casa e sempre più, le loro mogli e fidanzate.
Ma ciò che più mi disturba, di più di questa società ignorante, invidiosa e ipocrita, sono queste discussioni psicologiche, che in parte si svolgono in “scene” di sinistra o femminista. Lì ci si tratta come le “povere”prostitute, picchiate dai loro sfruttatori e violentate dai loro clienti malvagi e perversi (sulle clienti donne sembra che si taccia consapevolmente, o si disconosce per ignoranza la loro esistenza).
Spesso mi chiedo da dove tireranno fuori queste persone i propri convincimenti, dal momento che nessuno di quest@ compagn@ di classe o colleghi ha mai goduto di una serata con me o perlomeno mi ha mai chiesto perché preferisco lavorare in piedi per la strada invece che seduta in un ufficio.
Per me questo invalida le affermazioni di chi dice di lottare per la libertà e la rivoluzione, perché non mi riconosce come individuo il diritto e la capacità di prendere le mie decisioni, e mi immagina come una stupida, debole e degna solo di compassione. La prostituzione minorile è qualcosa di penoso, giacché un bambino non può decidere cosa fare e cosa no. Ma perché nessuno parla dei bambini che vengono rimbecilliti ogni giorno nelle scuole e negli asili nido affinché, una volta maggiorenni, diventino allegri consumatori ed efficienti prostitute nel sistema produttivo per lo Stato pappone? Perché nessuno parla dei bambini che vengono al mondo nelle (democratiche) carceri in cui sono rinchiuse le loro madri? Non vale la pena parlarne? Già, forse, molti di questi super-rivoluzionari a parole, non hanno idea che molti bambini trascorrono i loro primi anni di vita in prigione, e dopo, da un giorno all’altro, vengono strappati dall’affetto delle loro madri, e tutto nel nome di alcune attenzioni che chiunque di noi respingerebbe.
Inoltre, esiste una grande differenza: noi puttane apriamo le gambe e permettiamo a un membro di questa società di faccia quello che noi vogliamo, e niente di più. Una società che grazie al suo lavoro salariato rende possibile un sistema che tormenta e uccide le persone e gli animali, che con il denaro delle sue imposte finanzia le guerre che distruggono l’ambiente e il bene, tutto ciò che voi già dovreste sapere meglio di me, che non sono nulla di più di una stupida immatura e inutile puttana. E la morale o moralità di questa storia non esiste, giacché la sua morale è schifosa. Vaffanculo la morale!

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A Carmela tutta la nostra solidarietà. Contro la raccolta di firme per le case chiuse: facciamo saltare i banchetti!

Sempre per Carmela pubblichiamo a seguire una lettera della Dott.ssa Antonella Lucia Faiella da Taranto

Per la falsa sinistra rivoluzionaria invece è forse utile riportare più giù un testo di Karl Marx, tratto da "Salario, prezzo e profitto" (pp. 112-113) su "Lotta per il salario e abolizione del lavoro salariato"

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Brava Carmela in quel che scrivi c'è l'amaro nel cuore e la delusione verso questo schifo di società ipocrita e noi sex worker lo sappiamo bene basta vedere ultimo lo schifo al Festival del Cinema dove prostitute e prostituti lo hanno sporcato nella sua immagine con film porno con "attrici" applaudite da tutti che poi si fanno comprare macchine, case e si fanno super mantenere e sistemare in televisione e cinema e basta osservare con che facilità mostrano i loro corpi nudi, un vero schifo indecente mentre la prostituta che veste anche "normalmente" per strada e rischia aggressioni, malavita, malattie stanto sotto le intemperie non tutelata da nessuno viene colpevolizzata da tante merde e specie dalle femmine "per bene" che le indicano come immonde ma è solo la loro invidia che esplode, prostitute che ingiustamente sbirri sozzoni oltraggiano sicuri di essere intoccabili perchè se si risponde o si rifiutano le loro richieste di porcate si inventano la "resistenza a pubblico ufficiale" o la "aggressione a pubblico ufficiale" o le ingiurie e vilipendio alle forze dell'ordine e ti portano pure dentro dove attuano le loro porcate, quante nigeriane sono state prese a pugni nello stomaca da questi porci,hanno ostato anche farlo con me ma gli ho fatto sempre il culo a scarcella si dice dalle parti mie ora hanno il terrore solo che li punto negli occhi si dice "non accarezzare la tigre che dorme" e la tigre siberiana rugisce ancora . Brava Carmela ammiro e condivido in pieno il tuo sfogo ma ci sarebbe tantissimo altro da scrivere ma non vale la pena.
Dott.ssa Antonella Lucia Faiella da Taranto orgogliosamente Donna Transessuale.


Lotta per il salario e abolizione del lavoro salariato
"Credo di aver dimostrato che le lotte della classe operaia per il livello dei salari sono fenomeni inseparabili da tutto il sistema del salario, che in 99 casi su 100 i suoi sforzi per l'aumento dei salari non sono che tentativi per mantenere integro il valore dato del lavoro, e che la necessità di contrattare con il capitalista per il prezzo del lavoro dipende dalla sua condizione, dal fatto che essa è costretta a difendersi come merce. Se la classe operaia cedesse per viltà nel suo conflitto quotidiano con il capitale, si priverebbe essa stessa della capacità di intraprendere un qualsiasi movimento più grande.
"Nello stesso tempo la classe operaia, indipendentemente dalla servitù generale che è legata al sistema del lavoro salariato, non deve esagerare a se stessa il risultato finale di questa lotta quotidiana. Non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti, ma non contro le cause di questi effetti; che essa può soltanto frenare il movimento discendente, ma non mutarne la direzione: che essa applica soltanto dei palliativi, ma non cura la malattia. Perciò essa non deve lasciarsi assorbire esclusivamente da questa inevitabile guerriglia, che scaturisce incessantemente dagli attacchi continui del capitale dai mutamenti del mercato. Essa deve comprendere che il sistema attuale, con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una costruzione economica della società. Invece della parola d'ordine conservatrice: "Un equo salario per un’'equa giornata di lavoro", gli operai devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario: "Soppressione del sistema del lavoro salariato".

Blitz delle cuoche disoccupate al Capodanno Alessandrino

La protesta delle cuoche al Capodanno Alessandrino
Brindisi blindato per il sindaco Rossa al MezzoLitro, Alessandria, «assediato» dalle manifestanti che protestavano per la perdita del posto di lavoro

Capodanno alessandrino con «sorpresa».
Se la festa nei vari locali della città ha funzionato (gremita piazza Libertà per la disco dance della Shary Band), alla vineria MezzoLitro, di Monica Moccagatta, ideatrice del Capodanno, il brindisi del sindaco Rita Rossa è invece riuscito soltanto a metà, complice il «blitz» delle cuoche, alle quali Costruire Insieme non ha più rinnovato il contratto.

Sono arrivate con un’ora d’anticipo sulla mezzanotte, le cuoche disoccupate, ex dipendenti dell’azienda speciale, «armate» di cartelli («Rossa brinda ai tagli dei precari») e megafono per ricordare che «non c’è nulla da festeggiare, noi non abbiamo più uno stipendio e un lavoro», gridavano Silvia, Cinzia, Livia, Pina, dopo una lunga sfilata in corso Roma. Rita Rossa, che era fuori impegnata nei preparativi dei bicchieri, è rientrata dentro la vineria e ha brindato al chiuso, lontana dagli alessandrini, con un paio di amici, tra cui Monica Moccagatta e l’assessore Gianni Ivaldi. Poi la fuga a bordo di un’auto dei vigili urbani.
Mentre le cuoche hanno fatto rientro nella chiesa di San Michele, che stanno occupando ormai da tre giorni.