23/11/25

Manifestazione a Roma organizzata da Nudm

Il video integrale di più di 3 ore si può vedere su Radio 
Onda d'urto o su Repubblica. Sono state circa 70 mila fino 
alla fine.  

Formazione rivoluzionaria delle donne - La violenza sessuale sulle donne

Oggi, in queste giornate di mobilitazione in Italia e in tutto il mondo delle donne contro la violenza sessuale, riprendiamo parti di un testo "in morte della famiglia" tratto da un opuscolo "Dossier contro la violenza sulle donne" fatto anni fa ma che è sempre attuale; esso analizza il perchè la maggiorparte dei femminicidi avviene nella famiglia, base del sistema capitalista, e funzionale oggi alla marcia verso il moderno fascismo.
L'opuscolo si può richiedere a WA 3408429376


Milano ieri: donne per la Palestina - vedi i video

Le donne in Palestina dimostrano la più grande ipocrisia dei governi, del governo Meloni, dei paesi imperialisti europei sui diritti delle donne. 

Sono loro gli assassini delle donne!

 

Ma le donne in Palestina sono il seme della resistenza

22/11/25

E’ questo governo Meloni con la sua corte di ministri fascio-sessisti che fomenta dall'alto la violenza contro le donne, tocca a noi donne essere in prima linea nella lotta per cacciarlo!


Alla conferenza internazionale sui femminicidi promossa dall’Osce e dalla presidenza del Consiglio, a pochi giorni del 25 novembre giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il ministro Nordio ha vomitato parole oscene affermando che “se oggi l'uomo accetta e deve accettare questa assoluta parità formale e sostanziale nei confronti della donna, nel suo subconscio il suo codice genetico trova sempre una certa resistenza", mentre la più che reazionaria ministra Roccella a margine dell’evento, negando la necessità dell’educazione sessuo-affettiva, ha detto che “non c'è una correlazione fra l'educazione sessuale nella scuola e una diminuzione delle violenze contro le donne…”

La natura, in primis ideologica, fascista di questo governo è palese su ogni aspetto e in ogni ambito in cui agisce ma sulla questione delle donne è ancora più chiara e arrogante.

Scrivevamo solo pochi giorni fa che "l’ultimo provvedimento varato dal governo dice che se non c'è consenso fino alla fine di un atto sessuale allora è sempre stupro. Certo è un passo avanti. Ma come mai questa Meloni fa dei provvedimenti quando o si è vicino l'otto Marzo o si è vicino il 25 novembre? Sembra che lo faccia apposta per farsi autopropaganda…” ebbene solo a pochissimi giorni dalle manifestazioni contro la violenza sulle donne e di genere, il 22 novembre a Roma con la manifestazione nazionale promossa da Nudm e il 25 novembre nelle varie città da nord al sud di questo paese, questo governo attraverso alcuni tra i suoi più beceri ministri torna ad attaccare le donne senza alcuno scrupolo e a fomentare la violenza contro le donne.

L’affermazione di Nordio secondo cui i femminicidi sarebbero «una questione di genetica dei maschi» è un nuovo attacco contro le donne per cui la questione della oppressione/violenza che si subisce in questa società sarebbe naturale, originaria, innata, immutabile, avulsa dalle cause sociali, economiche che hanno invece generato storicamente la condizione di subalternità e oppressione delle donne, la cui più marcia manifestazione sono la violenza sessuale e i femminicidi.

Attribuire i femminicidi, la violenza sessuale a una predisposizione genetica dei “maschietti” come ha detto in modo osceno il fascista Nordio è fomentare la violenza contro le donne, quelle “femminucce” così come le ha definite Nordio che si devono convincere che in fin dei conti i maschi hanno in sé il gene di un dominio che non può essere mutato un dominio che non può quindi che imporre il possesso, il controllo delle donne, dei loro corpi, delle loro vite, fino ad ucciderle inevitabilmente!

E inoltre dal momento che il fascio-sessista ministro parla di “genetica” allora sarebbe come se questo stato borghese, le sue istituzioni, i suoi apparati, dai tribunali alle forze dell’ordine, sarebbero di fatto assolti e su questo vedi anche la ministra Roccella che dando man forte al reazionario e oscurantista ministro Valditara, ha attaccato durante la suddetta conferenza la questione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, perché è la famiglia per questo governo il luogo sovrano dove questa educazione deve essere impartita, quella famiglia che tanto piace a questo governo all’insegna di “Dio, patria e famiglia” e che oggi diventa sempre più luogo invece di oppressione, violenza fino ai femminicidi per sempre più donne.

Femminicidi e violenza sessuale sono il prodotto più marcio di una condizione di doppia oppressione che la maggioranza delle donne subisce in ogni ambito in questa società capitalista e imperialista di cui appunto la suddetta condizione di doppia oppressione delle donne è una delle basi/cardine, una società oggi nella fase del moderno fascismo che avanza rappresentato in questo paese dal governo Meloni, un governo che ha tagliato i fondi ai centri antiviolenza, che ostacola l’educazione affettiva, che considera le donne utili socialmente solo come macchine riproduttrici di figli, che attacca il diritto alla libera scelta delle donne/diritto di aborto, che riduce il fenomeno dei femminicidi e della violenza a “casi isolati” o ad innati “istinti maschili” fomentando ideologicamente a livello di massa la violenza che più che ipocritamente dice di voler combattere.

Tocca a noi donne essere in prima linea nella denuncia e lotta contro la violenza sessuale e i femminicidi ma uno degli aspetti principali deve essere la lotta contro questo governo Meloni/Nordio/Roccella, istigatore dall’alto della violenza contro le donne, che deve essere cacciato.

Che le manifestazioni femministe, delle donne di questi giorni pongano al centro questa necessità!

21/11/25

Il nuovo foglio mfpr - diffondetelo massicciamente nella manifestazione nazionale del 22 nov e nelle manifestazioni locali del 25

 Il foglio si può richiedere a WA 3408429376 o mfpr.naz@gmail.com



Intervento di una compagna di Taranto all'assemblea donne/lavoratrici del Mfpr del 13/11 - Oggi a L'Aquila contro il processo ai prigionieri palestinesi, ad Anan

E’ importante collegare ora le lotte, le mobilitazioni, tutto quello che si può e che dobbiamo fare in quanto donne e anche comuniste, alla resistenza palestinese, che dovrebbe essere di esempio.
In questo genocidio c'è una criminalizzazione, un assassinio di massa puntato sulle donne; e il genocidio non è finito, anche se vogliono normalizzare il tutto. L'esercito israeliano, i cecchini colpiscono direttamente le donne incinta, abbiamo visto espulsioni di feti, abbiamo visto donne violentate. Su questo è chiara la premeditazione, la voglia di evitare la nascita dei bambini. Bambini  che saranno, che sarebbero stati la nuova resistenza, bambini che sarebbero stati i nuovi combattenti. Quindi questa è una pulizia etnica e anche di conseguenza una pulizia di storia, di memoria, una pulizia di tutto ciò che si è seminato.  
Quindi mai prescindere dalla resistenza palestinese, e come donne dalla resistenza, dal coraggio, dalla perseveranza, da tutto quello che stanno facendo e hanno fatto da cent'anni e continuano a fare le donne palestinesi. 
Adesso è in atto una normalizzazione dei crimini di guerra, del genocidio, della pulizia etnica, della devastazione dei territori palestinesi, degli ulteriori insediamenti sulla terra in Cisgiordania da parte dei coloni protetti dall'esercito israeliano; come c'è una normalizzazione dei mass media che ora non fanno più neanche quei miserabili servizi impregnati di schifoso pietismo. 
Ma anche da parte dei movimenti c’è un calo in questa fase, che invece è ancora più delicata e ancora più bisognosa del nostro impegno e della nostra solidarietà attraverso tutte le forme al popolo palestinese e alla Cisgiordania. 
Adesso ci sono gli avvoltoi, ci sono tutte le mani che vogliono mettere i paesi imperialisti, compresa l’Italia, sulla terra palestinese, sulle ricostruzioni per appropriarsi ancora di più di quello che rimane del territorio palestinese. E’ una ricostruzione falsa, i cui fini sono quelli del capitalismo, dell'imperialismo, che vogliono costruzione sulle migliaia di cadaveri che sono sotto le macerie per fare mega profitti. Ci sono in mezzo un sacco di società, anche a livello di lobby del cemento italiano. 
Questo è uno Stato borghese fascista, con tutto l'harem dei partiti che fanno finta di opporsi. D'altra parte sono borghesi, piccolo borghesi e dal borghese piccolo borghesi non è nato mai nulla a favore dei popoli oppressi e di chi lotta per la liberazione dei territori. 
I governi vogliono far vedere che loro aiuteranno i palestinesi. Ma sono tutte chiacchiere quando ci sono in ballo profitti che coinvolgono tutti i paesi imperialisti, compreso l'Italia.
Questa normalizzazione sta avvenendo anche a livello dei femminicidi, delle violenze sessuali. Anche il femminicidio è stato inglobato, è stato “inghiottito” dalla borghesia, dai suoi tribunali, dalle leggi. Perché le leggi potrebbero anche essere importanti, però al di fuori di un contesto di lotta non portano a molto. Si parla di educazione sessuale, di educazione all'affettività, al rispetto; ma chi la dovrebbe fare nella scuola? Chi insegna quello che vogliono i governi di turno? Quanti insegnanti sono stati fatti fuori perché portavano avanti un programma alternativo a quello che erano e sono i diktat a livello ministeriale? Quindi è un grandissimo bluff. Si vuole racchiudere la lotta contro la violenza sessuale nell'ambito di lezioni sessuali e di una legislazione. E questa legislazione su alcuni punti potrebbe anche servire, però le leggi utili che sono state promulgate erano frutto delle lotte forti delle donne che scendevano nelle piazze. Se manca questo, se manca la lotta, se manca il contesto, le leggi servono per deviare. Quindi non ci prendiamo in giro. 
Larga parte delle femministe occidentali, del femminismo “bianco”, di associazioni piccolo borghesi, radical chic, non le ho viste dire una parola sul genocidio in Palestina e sulle donne della resistenza palestinese e sulle donne palestinesi, non sono scese in piazza, non si sono mai schierate. La natura di classe del movimento è una cosa molto importante se si vogliono portare avanti battaglie determinate. Qual’è la strategia, qual’è la tattica oggi del movimento femminista? 
A Taranto, per esempio, c'è il caso della ragazza ripetutamente violentata da un gruppo di autisti dell'Amat, i quali avevano addirittura una chat dove si vantavano delle proprie imprese, dove ridicolizzavano la ragazza che aveva delle fragilità cognitive. Questo processo sono due anni che va avanti, però non c'è movimento; siamo noi del Mfpr, tre o quattro donne che quando ci sono le udienze andiamo sotto il Tribunale.
La violenza, il sopruso, tutto ciò che ha a che fare con la sottomissione della donna fa comodo a molti, fa comodo a questo governo, come a tutti i governi precedenti, perché i soldi li toglie dal sociale e diventano bombe, diventano armamenti, carri armati, ecc. Quindi ancora di più, la donna deve venire crocifissa sulla croce della famiglia, della madre, in quanto supplisce a tutto quello di cui si dovrebbe occupare lo Stato. 
Per concludere, voglio dire che senza un movimento, senza le lotte, senza la piazza, senza le strade occupate... le leggi non servono a niente, a meno che non vogliamo confinare, relegare tutto a livello di un tribunale che è un'emanazione borghese. Però in questa maniera non si va molto lontano.

19/11/25

Torture sessuali come pratica integrante del genocidio in corso in Palestina


Dall’entrata in vigore della finta tregua a Gaza, il 10 ottobre, Israele ha arrestato, in un mese, 442 palestinesi in Cisgiordania e Geruralemme est, tra loro ci sono decine di donne e bambini.

Secondo un rapporto pubblicato il 9/11 da 3 associazioni di solidarietà alle prigioniere e ai prigionieri palestinesi (la Commissione per gli affari dei detenuti e degli ex detenuti, il Palestinian Prisoners Club e l'Addameer Foundation for Prisoner Care and Human Rights), i crimini commessi contro di loro sono aumentati all’inizio del genocidio e si sono ulteriormente ampliati dopo l'annuncio dell'accordo di cessate il fuoco e il completamento dell'accordo di scambio (lo scorso 10 ottobre).

In particolare è stata denunciata una pratica sistematica e organizzata di tortura sessuale, tra cui percosse ai genitali, stupri, spogliarelli forzati, foto e videoriprese forzate e aggressione sessuale con strumenti e cani, da parte dei soldati israeliani.

Le testimonianze raccolte nel rapporto non rappresentano casi isolati, ma rientrano in una politica sistematica praticata nel contesto del genocidio in corso.

Tra le violazioni denunciate vi sono fame, sete, pessime condizioni igieniche, torture fisiche e psicologiche, negligenza medica, violenze sessuali e diniego di visite, isolamento e sparizioni forzate. Questo sia per gli uomini che per le donne. Ma le donne sono il cemento del tessuto sociale palestinese, di un’identità collettiva che si vuole annientare. Le donne sono coloro che piantano i semi della resistenza e Israele usa soprattutto la tortura sessualizzata e lo stupro contro di loro, come arma deliberata di umiliazione per spezzarne la volontà e la loro rappresentazione simbolica di resilienza, identità e resistenza. Il loro corpo diventa un’arena in cui riprodurre controllo e umiliazione. Una prigioniera ha dichiarato : " Non volevano una confessione; volevano che crollassi e mi vergognassi ".

Le donne in gravidanza sono particolarmente prese di mira e sono state segnalate situazioni estreme in cui le detenute vengono incatenate al letto, mantenendo le manette persino durante il parto.

La sofferenza delle prigioniere spesso inizia dal momento dell'irruzione notturna nelle loro case, quando vengono strappate via dai loro figli, ammanettate e bendate, per poi essere sottoposte a duri interrogatori senza assistenza legale e detenute in condizioni in cui sono prive dei beni di prima necessità .

Nei racconti delle prigioniere, lo stesso scenario si ripete: percosse, minacce di violenza sessuale, perquisizioni corporali e privazione del sonno, del cibo e delle cure mediche.

Testimonianze documentate, provenienti da Gaza, dalla Cisgiordania o dai territori del 1948, dimostrano che la tortura rivolta alle prigioniere assume molteplici forme:

1. Tortura fisica diretta

  • Colpi, calci e ghosting : si usano bastoni e calci di fucile per colpire la testa e la schiena, e le mani vengono appese dietro la schiena per lunghi periodi .

  • Schiaffi e tirate di capelli : soprattutto durante gli interrogatori o le perquisizioni all'interno delle celle .

  • Perquisizioni corporali umilianti : vengono costrette a spogliarsi completamente e a volte a inginocchiarsi o accovacciarsi nude, con commenti umilianti e prese in giro del corpo .

  • Privazione del sonno :  tenere le luci accese tutta la notte e puntare lampade sui volti .

  • Contenzione eccessiva :  mani e piedi legati strettamente per lunghe ore, a volte durante il parto o durante gli interrogatori .

2. Tortura psicologica e umiliazione 

  • Minacce di stupro o omicidio : minacce continue durante le indagini e minacce di fare del male ai familiari .

  • Insulti sessuali e religiosi : insulti ripetuti che prendono di mira l'onore e la religione, e rimozione forzata dell'hijab .

  • Isolamento prolungato :  vengono collocati in celle strette e buie, senza ventilazione né contatto umano .

  • Umiliazione collettiva : vengono costrette a ballare o cantare slogan israeliani durante la perquisizione e a baciare l'israeliano .

3. Violenza di genere

  • Violenza sessuale : comprende palpeggiamenti forzati durante le perquisizioni, molestie verbali e minacce esplicite di stupro .

  • Usare il corpo come arma di guerra : umiliare la donna di fronte alle altre prigioniere per sottometterla e spezzare la sua volontà .

4. La negligenza medica come strumento di tortura

  • Negare le cure alle donne incinte e alle donne nel periodo post-partum : lasciare incustodite le ferite del taglio cesareo e impedire la somministrazione di farmaci o il follow-up medico .

  • Privazione dell'igiene e degli assorbenti igienici : le prigioniere erano costrette a strapparsi i vestiti per usarli come sostituti degli assorbenti .

  • Malnutrizione :  fornitura di cibo avariato, acqua contaminata e privazione dell'accesso alla mensa .

5. Procedura medica forzata 

  • Prelievo forzato di campioni di DNA : come nel caso della prigioniera Hadeel Al-Dahdouh, alla quale e ai suoi due figli sono stati prelevati campioni mentre era immobilizzata e parzialmente sedata.

  • Iniezione di sedativi senza consenso : da utilizzare durante un'indagine allo scopo di provocare perdita di coscienza o di controllo.

 

Esempi di tortura e testimonianze oculari


1. Prigioniera Hadeel Yousef Al-Dahdouh (24 anni - Gaza) 

È stata arrestata come madre di due figli dopo che la sua casa è stata bombardata ed è stata ripetutamente sfollata. Nel campo di Sde Timan, è stata sottoposta a gravi abusi, tra cui test del DNA mentre era ammanettata, percosse alla schiena e al viso, e la privazione dell'hijab e degli abiti. Ha dichiarato :

"Mi hanno prelevato un campione dalla schiena mentre ero ammanettata. Urlavo e piangevo, e mi faceva male il petto perché il mio bambino aveva fame e non potevo allattarlo . "

Sono stata trattenuta ad Antot e Damon per 49 giorni e mi è stato negato il trattamento dopo un recente taglio cesareo .

2. Studentessa palestinese A.A. (ventenne – Cisgiordania occupata)

È stata arrestata per un post sui social media. È stata sottoposta a un'umiliante perquisizione corporale, costretta a inginocchiarsi nuda di fronte a soldatesse e ridicolizzata per il suo corpo e il suo hijab. Ha sofferto per la privazione di assorbenti, sonno e acqua, e ha trascorso giorni nelle prigioni di Sharon e Damon prima di essere rilasciata senza accuse .

3. Nihal Al-Ghandour (40 anni – Gaza)

Insegnante e madre di quattro figli, è stata arrestata vicino al checkpoint di Netzarim insieme a decine di altre donne. Ha raccontato che nella prigione di Damon è stata presa a calci, trascinata per i capelli e ripetutamente insultata .

"Ci hanno preso a calci, ci hanno insultato e ci hanno tirato i capelli... Non ci lasciavano dormire, ci mettevano musica e ci urlavano contro tutto il tempo ". È stata rilasciata dopo due settimane di gravi traumi psicologici .

4. Nabila Miqdad (39 anni – Gaza)

Madre di cinque figli, ha perso i fratelli durante la guerra. È stata arrestata in una scuola che ospitava sfollati nel quartiere di Sheikh Radwan dopo un assalto ed è stata sottoposta a una perquisizione corporale da parte di una soldatessa .

"Mi hanno costretto a togliermi i vestiti e a indossare solo la biancheria intima... L'investigatore ha detto che non avrei rivisto il mio bambino se non avessi parlato " . Sono stata tenuta in condizioni degradanti, sul pavimento, senza coperte né cibo a sufficienza, e sono stata sottoposta a ripetute percosse e insulti .

5. Nadia Al-Helou (45 anni – Gaza)

Madre di tre figli, è stata arrestata nel campo di Al-Bureij e portata nei campi di Anatot e Zikim e nella prigione di Damon .

"Volevano solo umiliarci. Ci hanno fatto stare quasi nudi davanti ai soldati, poi ci hanno fotografato e ci hanno ordinato di dire: 'Stiamo bene'".

Durante la sua detenzione, le sono state negate le medicine nonostante soffrisse di diabete e pressione alta, ed è stata sottoposta a percosse, sputi e insulti durante tutto il trasferimento .

6. Ruqayya Amr (25 anni – Hebron)

Una studentessa laureata è stata arrestata a casa sua dopo mezzanotte e minacciata di violenza sessuale da un agente .

"Lui ha urlato e ha detto che mi avrebbe lasciata in balia dei soldati, perché mi facessero quello che gli uomini di Hamas facevano alle donne ebree ". È stata trasferita tra Ofer, Sharon e Damon, ed è stata sottoposta a ripetute perquisizioni corporali, al diniego di cibo e assorbenti igienici e a minacce di ritorsione contro la sua famiglia .

7. Una prigioniera palestinese, (N.A.), rilasciata dalle prigioni di Tel Aviv ha riferito di aver subito violenze sessuali quattro volte, oltre ad essere stata fotografata nuda durante la sua detenzione.

A 42 anni è stata arrestata mentre attraversava uno dei posti di blocco israeliani nella Striscia di Gaza nel novembre 2024”.

All'alba, ho sentito i soldati gridare che le preghiere del mattino erano proibite. Credo fosse il mio quarto giorno di detenzione a Gaza. I soldati mi hanno portato in un luogo sconosciuto perché ero bendata. Mi hanno ordinato di spogliarmi, cosa che ho fatto. Poi mi hanno messo su un tavolo di ferro, forzandomi il petto e la testa. Avevo le mani legate alla colonna del letto e i piedi divaricati. Ho sentito un pene che mi veniva inserito nell'ano e ho sentito un uomo che mi violentava. Ho iniziato a urlare e hanno iniziato a colpirmi sulla schiena e sulla testa. Ero ancora bendata e ho sentito l'uomo eiaculare nell'ano. Ho urlato e sono stata picchiata per tutto il tempo. Sentivo una telecamera; credo mi stessero filmando. Lo stupro è durato circa 10 minuti. Dopo, sono stata lasciata nella stessa posizione per un'ora, con le mani ammanettate alla colonna del letto, la faccia sul letto e i piedi sul pavimento. Ero completamente nuda.

Di nuovo, un'ora dopo, sono stata violentata di nuovo nella stessa posizione. Il pene dell'uomo è stato inserito nella mia vagina e venivo picchiata mentre urlavo. C'erano diversi soldati presenti; potevo sentirli ridere e potevo anche sentire la telecamera che registrava. Lo stupro è stato molto breve e non c'è stata eiaculazione. Durante lo stupro, sono stata colpita alla testa e alla schiena con le loro mani.

Non riesco a descrivere cosa ho provato; desideravo la morte in ogni istante. Dopo essere stata violentata, sono rimasta sola nella stessa stanza, ammanettata al letto, nuda per ore. Sentivo i soldati fuori che parlavano ebraico e ridevano. Poi sono stata violentata di nuovo, questa volta vaginalmente, e ho urlato, ma mi picchiavano ogni volta che cercavo di resistere. Dopo circa un'ora, o forse meno – non so l'ora esatta – è entrato un soldato mascherato, mi ha tolto la benda e il cappuccio dal viso. Era alto e di carnagione chiara. Mi ha chiesto se parlassi inglese. Ho detto di no. Ha detto di essere russo e mi ha chiesto di toccargli il pene, ma mi sono rifiutata. Dopo avermi violentata, mi ha dato un pugno in faccia.

Cioè, quel giorno sono stata violentata due volte. Sono stata lasciata nuda nella stanza per un giorno intero, dove ho trascorso tre giorni. Il primo giorno sono stata violentata due volte, il secondo giorno sono stata violentata due volte e il terzo giorno sono stata lasciata nuda mentre mi guardavano dal buco della serratura e mi fotografavano. Uno dei soldati mi ha detto: "Pubblicheremo le tue foto sui social media". Mentre ero nella stanza, mi è venuto il ciclo, ed è stato allora che mi hanno detto di vestirmi e mi hanno spostata in un'altra stanza.

La violenza sessuale non riguardava solo le prigioniere palestinesi, ma colpiva anche gli uomini. Questi sono stati sodomizzati con l’uso di bottiglie, bastoni, metal detector e cani addestrati allo stupro.

Dal 7 ottobre 2023, le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato oltre 595 casi di donne arrestate in Cisgiordania, compresa Gerusalemme, e nei territori occupati nel 1948. Non sono disponibili statistiche accurate sul numero di donne arrestate a Gaza, ad eccezione di quelle la cui detenzione nel carcere di Damon è stata confermata, e si stima che il loro numero sia nell'ordine delle decine.

Attualmente sono 53 le donne detenute nelle carceri israeliane, tra cui tre provenienti da Gaza e due ragazze minorenni. Questo numero non include tutte le detenute di Gaza trattenute nei campi militari.

La politica di prendere in ostaggio le donne ha subito una pericolosa escalation durante la guerra di sterminio, poiché le forze di occupazione hanno utilizzato questa tattica per fare pressione sui familiari delle prigioniere affinché si arrendessero. Questa politica prendeva di mira le mogli dei prigionieri e dei martiri, così come le madri anziane ultrasettantenni, ed era accompagnata da abusi e distruzioni di case, confisca di proprietà, terrore nei confronti dei bambini e minacce contro le prigioniere di uccidere i loro mariti o figli.

Migliaia di detenute e detenuti palestinesi, compresi bambini, rischiano la morte imminente, poiché il Comitato per la Sicurezza Nazionale della Knesset israeliana ha approvato il 3 novembre 2025 un disegno di legge per applicare la pena di morte ai prigionieri palestinesi. Israele ha estorto numerose confessioni forzate ai prigionieri attraverso brutali torture e minacce, il che significa che la pena di morte potrebbe essere applicata a tutti i detenuti rimasti nelle carceri e nei centri di detenzione, con conseguenti esecuzioni di massa in flagrante violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario.

Leggi il dossier completo “Le carceri israeliane come prima linea del genocidio