14/05/25

Dalle operaie della Beretta in lotta: Contro l'accordo bidone firmato dalla Cgil

DENUNCIA E MOBILITAZIONE AL SALUMIFICIO BERETTA, CONTRO L’ACCORDO BIDONE 2.19 E LA CGIL CHE SI E’ FATTA AZIENDA

Oltre la mobilitazione delle operaie Slai Cobas, sole a rivendicare una piattaforma operaia con aumenti salariali, la difesa delle condizioni di lavoro, l’internalizzazione dell’appalto, che oggi di fronte all’accordo bidone è denuncia e opposizione per cancellarlo, in reparto e ancora nei giorni scorsi assemblea e sciopero, il fatto nuovo è un comunicato stampa di cui siamo venuti in possesso, uscito dalla sede milanese Cgil, vergognoso, che usa toni paternalistici verso le lavoratrici ed è pieno di menzogne, inviato evidentemente alle redazioni dei giornali dato che in fabbrica non hanno aperto bocca. ‘Prendi i soldi e scappa’, verrebbe da dire, solo che a differenza del noto film i soldi li hanno lasciati tutti nelle tasche dei padroni, ma spariti quello si. Cgil non ha detto o scritto una sola riga nello stabilimento, di fronte alle contestazioni quotidiane contro l’accordo e le delegate che lo hanno convalidato.

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Il comunicato è quello qui riportato.

Ne abbiamo fatto una lettura critica, riga per riga, in assemblea con le operaie durante uno sciopero, in pubblico alla portineria e questa è la valutazione che ne è uscita.

Cgil è in perfetta malafede, concetti come percorso democratico della trattativa, mandato e parere favorevole sono abusati in modo spregiudicato come paravento.

Nella realtà, Cgil ha fatto proprio il fascismo padronale dell’azienda, che nega alle operaie la libertà e i diritti sindacali, come quello di scegliersi il sindacato, ed ha agito attraverso fatti compiuti grazie all’alleanza ed alle concessioni interessate del padrone, spacciate come riconoscimento (noi trattiamo!).

La trattativa è avvenuta nel chiuso degli uffici, non vi è traccia di bozze di piattaforma, ‘quelle del Cobas non le devono sapere...’ sono arrivati a giustifcarsi con loro iscritte, che appaiono come parte passiva quando in realtà opportunisticamente praticano la divisione di classe e il crumitaggio durante gli scioperi. Nessuna assemblea generale e chiaramente le lavoratrici dell’appalto non sono state chiamate ad alcuna votazione per approvare ipotesi di piattaforma.

Il 18 marzo in fabbrica la notizia è arrivata a sorpresa ‘ieri le delegate della Cgil alla sede Mpm hanno firmato il nuovo accordo aziendale’. Una firma che ha spiazzato tutte le operaie che non ne erano al corrente, non conoscevano nemmeno la bozza dell’accordo, comprese le iscritte Cgil.

Tanto è falso il comunicato stampa che pure le date sono piegate alla loro versione democratica di comodo: l’accordo inequivocabilmente riporta che è stato firmato il giorno 17.03.25 non a gennaio o

prima ancora. Nessuna assemblea quindi ci può essere stata ‘dopo la firma il 25 gennaio 25,’ men che meno per la trasparenza dell’accordo. Alterare le date viene fatto per dare l’idea che ci siano state consultazioni.

Quella che chiamano trasparenza in ogni modo non può essere una benevola spiegazione a posteriori. Le lavoratrici hanno il diritto di partecipare alla stesura, approvare e lottare per le piattaforme operaie.

Invece coinvolgimento e comunicazione inesistente, tant’è che appena abbiamo spiegato che l’accordo Cgil aveva anche tagliato l’art 4 del precedente accordo aziendale, riferito ad un vecchio premio presenza di 800 euro (pur se peggiorato dalla Uil nel 2022), Cgil resta muta e corre l’azienda in soccorso del suo sindacato per dire che comunque ‘il premio presenza avrebbe continuato ad essere mantenuto’. Un bel gioco di squadra.

Ma lo scribacchino dell’ufficio stampa conferma e rincara quando scrive: Filcams Cgil è disponibile al dialogo... assicurando il pieno diritto a fare proposte… arrogandosi il potere ‘da padre padrone’ di concedere o meno concessioni postume e impotenti. Altro che dialogo con le lavoratrici, Filcams Cgil ha agito come porta ordini aziendale ‘no aumenti, più di così non si può…, produttività, precarietà’.

Auto celebrazione e disprezzo verso le operaie. Al punto 1, afferma ‘riconferma del superminimo aziendale…! Evviva. L’accordo aziendale Slai Cobas del 2021 prevedeva 150 euro netti come superminimo di aumento mensile. E per fortuna che è stato fatto come superminimo altrimenti avrebbero peggiorato pure quello! Ma si tratta dell’aumento di quattro anni fa! Cgil sta dicendo che quell’aumento deve bastare, alle operaie non serve altro. Difende i profitti dei padroni, mentre la classe operaia è sotto il peso del carovita e di una forte emergenza salariale da sciopero generale. E cerca di trasmettere al lettore disattento o compiacente, l’idea di aver portato un aumento ‘arrotondandolo a 170 euro’. 150 euro netti corrispondono a 167.81 lordi, la differenza con 170 sono e 2.19 euro lordi, appunto l’aumento come vogliono i padroni.

È un gioco di parole, sulla pelle delle operaie. Lo fanno perché sono intrinsecamente dalla parte del sistema produttivo capitalista, collaborano alla gestione dell’attività produttiva. Si possono permettere di farlo così perché oggi la classe operaia non ha ancora il livello di autonomia e di organizzazione necessari.

Gli altri punti parlano di pochi euro, dati come indennizzo per turni e straordinari disagiati, come il necessario 6x6 per far fronte ai carichi stagionali di Beretta (spacciato come sperimentazione) che costringe a stare in fabbrica sei giorni invece che cinque. Incentivi mirati con la logica di spingere le operaie ad essere totalmente flessibili, come richiede l’azienda.

Quindi un comunicato stampa che maschera e rimuove i contenuti effettivi dell’accordo aziendale, facendolo ne rivendica i contenuti e la linea di chi agisce per far passare interessi e richieste del padrone tra le lavoratrici, dopo aver abbandonato la lotta per la difesa di quelli operai, la lotta di classe.

Il comunicato stampa inoltre non dice e nasconde che:

- l’accordo 17.3.25 Cgil/2.19, si assume la necessità di aumentare la produttività, i ritmi di lavoro.

- L’accordo riconosce, dalla prima pagina all’ultima l’appalto, ovvero il doppio inquadramento discriminante in fabbrica per operaie che fanno lo stesso lavoro in linea di produzione, nello stesso reparto, fianco a fianco con diritti e paga differenziate, con il rapporto di lavoro precario in appalto e il CCNL Multiservizi anziché quello Alimentari che hanno le operaie dipendenti dirette Beretta.

- E infamia finale, l’accordo ha eliminato la garanzia del posto di lavoro al Salumificio Beretta di Trezzo, prevista nel precedente accordo del 6.8.21, sottoscritta da Slai Cobas con Beretta spa, per le operaie dell’appalto, un altro degli obiettivi dell’azienda per alimentare un clima di tensione e preoccupazione per le prospettive occupazionale delle operaie dell’appalto.

12/05/25

“Venti minuti per stanza, lavoriamo a cottimo”. La denuncia delle addette alle pulizie di un grande hotel di Milano - Massimo solidarietà

di Simone Bauducco

Sette euro lordi all'ora, meno di mille euro al mese e ore non pagate. Ecco perchè scioperano le cameriere ai piani di un grande hotel di Milano 

Ogni giorno Monica (nome di fantasia) pulisce le stanze di un hotel quattro stelle a Milano, in zona Porta Nuova. Non è assunta direttamente dall’albergo, ma da una ditta esterna, non con il contratto del turismo ma col multiservizi. Poco più di sette euro lordi all’ora. Meno di mille al mese. Per sei ore di lavoro al giorno, almeno in teoria. “Perché nella pratica siamo pagate a cottimo – spiega la lavoratrice al fattoquotidiano.it – ogni giorno ci viene assegnato un numero di stanze da fare che può arrivare anche a venti. E se non ce la facciamo a finire in tempo, siamo 

11/05/25

Pro-Vita: "abrogare la Legge sull'aborto"... in nome del nuovo Papa

Roma. Il grido dei 10.000 in piazza per la Vita: «Papa Leone XIV è uno di noi"

(dalla stampa)
Oltre 10.000 persone hanno partecipato oggi alla Manifestazione Nazionale per la Vita, sfilando da Piazza della Repubblica ai Fori Imperiali, per chiedere con forza il rispetto della Vita umana dal concepimento al termine naturale e la conseguente abrogazione della Legge 194 sull’aborto, delle tecniche di PMA che producono, manipolano e distruggono centinaia di migliaia di embrioni e lo stop a qualsiasi disegno di legge per legalizzare il suicidio assistito...
...contestazione di una decina di femministe che lungo il percorso hanno srotolato uno striscione con su scritto “prima o poi abortiamo pure voi” e hanno intonato cori inneggiando di dare fuoco ai pro vita e alle loro sedi. 
Durante l’evento il saluto istituzionale del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha richiamato l’urgenza di “una riflessione ampia e partecipata sul valore della vita e sulla necessità di assicurarne la tutela in ogni sua fase”, specialmente “in un’epoca nella quale la rapidità del progresso pone seri interrogativi sui limiti dell’agire in ambito scientifico e tecnologico”.
L’elezione di Papa Leone XIV - afferma Antonio Brandi, Presidente di Pro Vita & Famiglia - ci ha infuso grande speranza: da Vescovo ha partecipato in prima persona alla Marcia per la Vita in Perù, affermando con coraggio che ‘la vita va difesa sempre’. Il nuovo Papa è un vero attivista pro vita, uno di noi! Oggi abbiamo detto forte: l’aborto non è un diritto, ma la soppressione di un figlio; la fecondazione artificiale non è progresso, ma distruzione di embrioni; il suicidio assistito non è libertà, ma fuga dalla realtà, una scorciatoia fatale. . Non ci fermeremo finché queste pratiche non saranno non solo illegali, ma impensabili”.
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Torneremo su questo legame: attacco ai diritti delle donne ed elezione del papa.
Aggiungiamo a questo ringalluzzimento dei Pro-Vita, che l'enciclica "Rerum novarum" promulgata dal precedente Papa Leone, XIII, e a cui si rifà questo Leone XIV, a proposito delle donne scrive:
riservare alle donne mansioni a loro consone, anche dal punto di vista morale e del loro ruolo nell'educazione della prole. «Un lavoro proporzionato all'uomo alto e robusto, non è ragionevole che s'imponga a una donna o a un fanciullo. […] Certe specie di lavoro non si addicono alle donne, fatte da natura per í lavori domestici, í quali grandemente proteggono l'onestà del sesso debole, e hanno naturale corrispondenza con l'educazione dei figli e il benessere della casa...".

E abbiamo appena cominciato... Non siamo sorprese, ne vedremo delle "belle"... MA TUTTI SI ASPETTASSERO DELLE VERE "BELLE" DALLA LOTTA DELLE DONNE!