17/01/23

Sabato 14 gennaio a Milano l'incontro tra due manifestazioni: Iran e Afghanistan


Milano


A Milano, continuano le mobilitazioni della comunita' iraniana
l'mfpr è sempre a loro fianco

Combattività, determinazione e molta energia da parte delle ragazze iraniane che hanno guidato il corteo. Va sottolineata purtroppo la scarsa partecipazione degli antagonisti italiani.
La presenza di figure istituzionali è sembrata più un'apparizione in funzione pre-elettorale, individuale e simbolica, senza l'allargamento della mobilitazione alla propria base che una vera presa di coscienza. Le giovani iraniane combattono molto coraggiosamente, ma l'appoggio efficace dall'estero non può limitarsi alle lodi per loro e all'esecrazione del regime iraniano: se i governi, spinti dall'opinione pubblica, non prendono seri provvedimenti contro l'Iran, la presenza di qualche figura istituzionale in piazza è superflua.

Il corteo partito da porta Venezia è terminato in piazza del Duomo, dove ad attenderlo c'erano le donne della comunità afgana a cui di recente è stato proibito l'accesso all'università. Gli interventi delle ragazze afgane hanno messo in evidenza come l'oppressione delle donne riguardi tutto il mondo e non solo i regimi fascisti islamici, in tutto il mondo le donne si trovano a fronteggiare regimi patriarcali, fascisti e oppressivi, quindi in tutto il mondo c'è la lotta delle donne.

Abbiamo preso la parola in piazza per spiegare come sia importante e necessaria essere solidali e di come si faccia sentire ancora troppo poco la solidarietà degli italiani, per questo noi abbiamo promosso una mozione/petizione che stiamo portando in tutti posti di lavoro nelle città in cui siamo presenti come proletari comunisti e come MFPR.
Inoltre pensiamo che sia importante sapere e conoscere ciò che sta succedendo in Iran e, ora, anche alle donne afghane e come anche noi avremo sempre più problemi con questo governo e come non hanno nessuna intenzione di interrompere relazioni.
Sosteniamo il più possibile il coraggio di queste donne coraggiose.


16/01/23

Martedi 17 gennaio ore 19-21: Riunione telematica preparatoria della nuova assemblea proletaria anticapitalista in febbraio a Roma

Iran. La feroce repressione non ferma la rivolta delle donne, giovani, masse popolari. Una importante Dichiarazione internazionalista di Partiti e Organizzazioni marxisti leninisti maoisti

Italia Milano

DICHIARAZIONE INTERNAZIONALE

Viva la rivolta delle donne e del popolo iraniano, 
morte alla Repubblica Islamica dell'Iran

Ai lavoratori, donne, giovani e ai popoli oppressi del mondo

Ai partiti e alle organizzazioni comunisti, ai marxisti-leninisti-maoisti

Appello al sostegno e alla mobilitazione:

La Repubblica Islamica dell'Iran è scossa dallo scorso settembre da una protesta di massa senza precedenti per estensione geografica (di tutto il paese: dal Kurdistan iraniano nel Nord-Ovest, fino al Baluchistan nel Sud-Est passando per il cuore del Paese e dalla capitale Teheran) per estensione sociale (con la partecipazione di ampi settori della classe operaia, studenti e piccola borghesia nelle città e di contadini nelle campagne) e per la sua durata prolungata.

Una protesta innescata dalla crudele repressione patriarcale neo-medievale del regime degli ayatollah che per mezzo della sua "polizia morale" molesta quotidianamente le donne, strumentalizzando la religione con l'imposizione rigida dell'hijab, con l'obiettivo di restringere la presenza femminile nello spazio pubblico e relegare le donne nelle pareti della propria casa, che il regime vorrebbe vedere come madri che sfornano figli, mogli accondiscendenti o ragazze da dare in matrimonio.

L'assassinio brutale di Mahsa Amini ha scatenato inarrestabile la rabbia delle donne, soprattutto delle giovani e giovanissime: dalle scuole, alle università, dai quartieri popolari ai posti di lavoro, sono scese nelle strade dando alle fiamme i propri hijab e la bandiera nazionale, tagliandosi ciocche di capelli e sfidando cosi' apertamente il regime.

Non è bastata la prima ondata repressiva: al contrario si sono uniti alla protesta anche i giovani, gli studenti sino alla classe operaia, che ha organizzato scioperi politici nei principali siti petroliferi e in altri settori come nella fabbrica nazionale di pneumatici. A Theran le principali facoltà sono in mobilitazione, le aule universitarie e liceali sono vuote mentre le strade sono piene di manifestanti. Anche nelle campagne, i contadini si sono mobilitati, nonostante il regime utilizzi una più dura repressione nelle aree agricole. In tutto il mondo la comunità iraniana scende nelle strade contro il regime.

Le masse popolari iraniane non vogliono  fermarsi, nonostante le condanne a morte di giovani, la feroce repressione nelle strade, le torture e assassinii della polizia di regime, le centinaia di morti e migliaia di arresti

In alcuni casi le caserme sono state attaccate a colpi di molotov, e le brutali cariche della polizia antisommossa sono state respinte dai giovani e dalle giovani armati di determinazione e di mezzi occasionali.

La vera novità è quindi la natura prolungata di tale rivolta con un ampio fronte di classe su tutto il territorio della repubblica con rivendicazioni politiche: "donne, vita, libertà", "morte al dittatore" e "morte alla Repubblica Islamica".

La natura profondamente reazionaria del regime degli ayatollah, diretta conseguenza del suo sistema semi-feudale capeggiata da una borghesia burocratica e compradora (l grande borghesia e i latifondisti locali dell'imperialismo), non lascia margine a negoziazioni o a riforme come la ventilata soppressione della "polizia morale", d'altra parte le masse iraniane in lotta, estromettendo dalle proteste i rappresentanti dei partiti politici riformisti, mostrano anch'esse che l'intenzione è di lottare sino alle ultime conseguenze per la caduta del regime.

Tutto ciò indica che tatticamente il movimento delle donne e di protesta in Iran dovrà ancora affrontare la dura repressione del regime iraniano che gode del supporto dei regimi imperialisti russo e cinese, però strategicamente ciò è positivo: le masse in lotta, così determinate, non si stanno sacrificando invano perché con tale determinazione possono far cadere il regime reazionario iraniano, avanzando verso la propria liberazione e favorendo anche la liberazione dei popoli della regione, a partire dall'oppresso popolo curdo, "incatenato e diviso" tra Iran, Turchia, Iraq e Siria. La rivolta del movimento delle donne e del popolo iraniano mostra la via ai popoli oppressi dai regimi sunniti vicini dell'Arabia Saudita, Pakistan e Afghanistan, formalmente contrapposti al regime sciita iraniano, ma nella sostanza simili per la natura semi-feudale e la strumentalizzazione della religione per sottomettere le masse.

L'imperialismo yankee e le potenze occidentali sperano e lavorano perché il regime iraniano cada allo scopo di indebolire il campo avversario rappresentato dall'imperialismo russo in particolare, ma anche dall'imperialismo cinese, con l'obiettivo di sostituire l'attuale regime con un regime fantoccio filo-occidentale, come già successo lo scorso decennio con le rivolte arabe in Tunisia ed Egitto il cui esito fu una vera vittoria di Pirro in cui la caduta di regimi reazionari, in assenza di una direzione proletaria di quelle rivolte, fu sostituita da altrettanti regimi reazionari qui in forma "democratica" (Tunisia) lì apertamente in continuità col regime appena deposto (Egitto). Questa strumentalizzazione dell'imperialismo deve essere quindi denunciata e combattuta ovunque nel mondo.

Allo stesso tempo, facendo tesoro di queste esperienze, la lotta in Iran deve necessariamente elevarsi dallo spontaneismo attuale e raggiungere superiori forme organizzative necessarie per rovesciare il nemico, ispirandosi alle attuali forme rivoluzionarie più avanzate nel mondo: le Guerre Popolari in India e nelle Filippine, sviluppando creativamente la guerra rivoluzionaria adeguata al contesto iraniano contro il regime degli ayatollah.

I partiti e le organizzazioni comuniste ed in particolare i marxisti-leninisti-maoisti hanno il dovere internazionalista di sostenere le masse popolari, la classe operaia iraniana cosi' come i compagni marxisti-leninisti-maoisti iraniani, organizzando il sostegno in ogni Paese, solidarizzando con le comunità iraniane presenti, con tutti i mezzi materiali e politici, unendosi alle mobilitazioni davanti le ambasciate iraniane, denunciando nello stesso tempo i partiti della borghesia imperialista che strumentalizzano tali mobilitazioni con l'obiettivo di espellerli.

Nei Paesi imperialisti in particolare, ma anche in alcuni Paesi arabi, cosi' come in quelli dei BRICS, è necessario opporsi ugualmente agli opportunisti sedicenti "anti-imperialisti" (e in certi casi sedicenti comunisti) che sostengono il regime reazionario iraniano insieme all'imperialismo russo e cinese in chiave anti-americana: non sostenendo le donne e le masse iraniane in lotta mostrano la loro vera natura di classe reazionaria.

In tutti i Paesi del mondo far sentire forte e chiaro l'appoggio al popolo iraniano ed al suo movimento delle donne davanti le ambasciate e i consolati della Repubblica Islamica dell'Iran.

Viva il movimento delle donne liberatore e democratico!

Viva il movimento liberatore e democratico delle masse!

Operai, contadini, donne, studenti iraniani: avanti per la costruzione degli strumenti necessari per la vittoria: il partito, il fronte unito e l'esercito popolare!

Trasformare la rivolta spontanea in Guerra Popolare Rivoluzionaria!

Morte alla Repubblica islamica!

Istaurare la Repubblica Democratica Popolare sotto la direzione della classe operaia!


PRIMI FIRMATARI

Communist Worker Union (mlm) Colombia

Maoist Communist Party – Italy

Red Road of Iran (maoist group)


15/01/23

Femminicidio di Martina, gia' il secondo dall'inizio del 2023

Ancora una volta si tende a rinchiudere la motivazione del femminicidio in una vicenda frutto della gelosia. Ma come si viene a sapere dalle stesse iniziali notizie stampa questo uomo aveva più pistole, si esercitava con le pistole nel poligono di Tor di Quinto chiuso a dicembre dai carabinieri dopo che il titolare aveva fatto la strage di 4 donne a Colle Salario. 
E' un femminicidio principalmente frutto di una concezione fascista, che oggi sempre più viene alimentata.
"...venerdì 13 gennaio, Martina Scialdone, avvocata di 34 anni, è stata uccisa davanti a un ristorante a Roma. Sarebbe stato l’ex compagno, Costantino Bonaiuti, ad aprire il fuoco con una pistola in seguito ad una lite, dopo di cui è fuggito a piedi.
Martina si eraa anche chiusa in bagno per sfuggire all’aggressività del compagno che continuava a sferrare pugni sulla porta. A un certo punto, visto che stavano disturbando i clienti, i due sono stati invitati a lasciare il locale, ma prima di uscire la giovane avrebbe cercato con la scusa di una sigaretta di attirare l’attenzione di un cameriere, che tuttavia non avrebbe colto la sua richiesta di aiuto: Martina sperava forse che qualcuno riuscisse a distrarre il partner il tempo necessario per allontanarsi e rifugiarsi a casa, non lontano dal ristorante. In strada ha provato a correre via, ma è stata raggiunta. poi l’ingegnere le ha esploso un colpo a bruciapelo al petto, uccidendola. Bonaiuti è fuggito braccato dalla polizia che lo ha arrestato,  si è arreso, consegnando la pistola. Ne sono state sequestrate altre tre.
Martina Scialdone era specializzata in diritto di famiglia, ma anche in casi di maltrattamenti sulle donne.
Bonaiuti è un appassionato di armi da fuoco, già campione regionale nel Lazio di tiro a segno con la pistola. Si esercita al poligono di Tor di Quinto: è proprio quello chiuso a dicembre dai carabinieri dopo che Claudio Campiti, l’autore della strage sempre a Colle Salario, si è appropriato di una Glock per uccidere quattro donne". 

14/01/23

17 gennaio ore 19 - riunione telematica preparatoria della nuova Assemblea Proletaria Anticapitalista in febbraio a Roma

Martedi 17 gennaio ore 19-21 

link

https://meet.jit.si/RNN_assprolanticapitalista_17123


LA RIUNIONE PREPARATORIA TELEMATICA

DELL’Assemblea proletaria Anticapitalista 

Chivasso, il Comune, di centrosinistra, sostiene associazione anti aborto. La Regione appoggia. Centrosinistra e destra si uniscono contro le donne

Marrone: "Progetti come Vita nascente non si possono più fermare"

"Una certa sinistra si metta l'animo in pace, le politiche sociali a sostegno della Vita nascente sono ormai un’onda che non si può fermare", ha dichiarato l'assessore alle Politiche sociali della Regione Maurizio Marrone, commentando la scelta del Comune di Chivasso, a guida centrosinistra, di sostenere le attività del locale Centro di Aiuto alla Vita in favore di donne e bambini, sostenute anche dal nuovo fondo regionale.

"In questi mesi abbiamo assistito a scene al limite del ridicolo - dichiara l'assessore Marrone - con siparietti in Consiglio Regionale, improbabili "mobilitazioni" di piazza ed ottusi emendamenti ostruzionistici tesi a farci fare marcia indietro. Tranquillizziamo tutti: mettetevi l'animo in pace perché, non solo il fondo Vita nascente è divenuto realtà in Piemonte, ma anzi è destinato a fare da esempio per la amministrazioni locali, comprese quelle di centrosinistra. Segno che la concretezza del supporto alla maternità e alla vera libertà di scelta della donna supera qualsiasi pregiudizio ideologico", ha concluso Marrone.

13/01/23

Libertà immediata per Lina

Radio Onda Rossa ripercorree la storia di Lina, una donna di 76 anni, che si trova oggi in carcere a seguito della revoca degli arresti domiciliari. Dopo l’arresto Lina ha smesso di mangiare ed è stata ricoverata in ospedale, ma ad oggi nesssuno semba trovare una misura alternativa al carcere o un luogo che la possa ospitare in attesa del processo che iniziera lunedì.

L’appello è a partecioare al presidio che si terrà sotto al  tribunale lunedì 16 e, a seguire la sua vicenda sulle pagine dell’ex caserma rossani occupata.

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Lina Libera!

Siamo amici ed amiche di Lina, una donna di 76 anni, rinchiusa da oltre un mese nel Carcere Femminile di Trani. Ci abbiamo messo un po’ per affrontare collettivamente ed insieme al figlio, incredulità, rabbia e dolore nel pensarla rinchiusa, alla sua età e con i sui acciacchi, nel carcere, lontana dalla sua casa, dai suoi affetti e dalle sue abitudini di donna libera e determinata nel vivere la vita in maniera semplice e genuina.

Lina è una proletaria che vive insieme al figlio in uno dei tanti palazzi del quartiere Libertà di Bari Spesso a Bari le discussioni sono animate e non si sa mai come possono andare a finire; a causa di una di queste discussioni Lina finisce ai domiciliari a seguito di un provvedimento dell’autorità giudiziaria causato da una presunta lite condominiale e dopo alcuni giorni viene portata nel carcere di Trani in quanto considerata “evasa” dai domiciliari che le avevano imposto.

L’avvocato non viene avvisato ed il figlio scopre che la madre è stata portata via dai carabinieri dagli abitanti del quartiere. Lina è stata portata nella discarica sociale del paese Italia; è stata rinchiusa nel carcere femminile di Trani perché lo stato, i servizi sociali, il welfare, la cura e il sostegno che tutti gli anziani di questo paese dovrebbero avere è loro negato, soprattutto se si è poveri, se si vive in un quartiere proletario e se non si dispone del denaro per poter affrontare al meglio i guai della vita.

Lina è una donna anziana, con diverse patologie e con i segni di un’intera vita passata ad affrontare problemi e difficoltà e sappiamo con certezza che saprà ed avrà la forza di affrontare la vita, costretta tra le mura del carcere femminile di Trani (un carcere ‘ospitato’ in una struttura costruita nel 1800, sovraffollato e con carenza di personale, come riportato dall’ultimo report dell’Associazione Antigone) così come noi, i suoi amici e le sue amiche, avremo la forza e la determinazione nel pretendere, per ovvie motivazioni, la sua immediata liberazione dalla costrizione carceraria. Lina va liberata dal carcere immediatamente e va individuata una soluzione alternativa alla detenzione perché è indegno per un paese che si considera moderno e democratico che una donna della sua età e con i sui problemi sia costretta a vivere in carcere.