09/05/20

Dal sit-in a Bologna per “casa, reddito, salute”, la voce delle femministe e lesbiche: "RILANCIAMO LO SCIOPERO DELLE DONNE" - NO AGLI ATTACCHI DELLA CGS!

 
Da Tavolo4:

Ciao, alcune femministe e lesbiche di Bologna hanno partecipato al presidio di ieri (8 maggio) davanti alla Regione (indetto da alcuni sindacati di base) con lo striscione "Rilanciamo lo sciopero delle donne".

Di seguito il testo del volantino che è stato distribuito:
 
 

 
 
La denuncia e l'indicazione delle lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe e del MFPR:
 


La Commissione Garanzia Sciopero con la nota che in parte riproduciamo ha proceduto alla sanzione per lo sciopero delle donne del 9 marzo che lo Slai cobas per il sindacato di classe aveva indetto e non revocato, dopo aver raccolto il parere di tante donne, lavoratrici. 

Le lavoratrici, i lavoratori devono lavorare, devono farlo senza garanzia di sicurezza, di distanziamento sociale, ma non possono scioperare... tante lavoratrici della sanità, dei servizi si sono ammalate e alcune sono morte per il coronavirus, ma non possono scioperare... 

Per questo, questo provvedimento della CGS non riguarda solo lo Slai cobas sc che lo ha ricevuto ma tutte e tutti.
Dobbiamo insieme contrastare/fermare questo attacco.

Lo Slai cobas sc da marzo ha lanciato una proposta/appello a tutti i sindacati di base, al movimento delle donne, agli organismi dei lavoratori, alle associazioni di lotta a rispondere unitariamente, scrivendo: "E' necessario contrastare questo attacco. L'azione della CGS è gravissima e costituisce un precedente pericoloso anche per il futuro, per tutti i sindacati e per tutte le lavoratrici e lavoratori".

Queste sanzioni vogliono essere un passo verso il divieto di sciopero in tutte le attività sia pubbliche che private e verso tutti i lavoratori e lavoratrici. Lo ha dichiarato settimane fa chiaramente il presidente della CGS affermando: "Il conflitto al tempo del coronavirus ci porta davanti ad uno scontro terribile e inedito..."; le astensioni dal lavoro "produrrebbero un incalcolabile danno alla collettività e aumenterebbero il senso di insicurezza dei cittadini".

GLI SCIOPERI SONO PIU' CHE LEGITTIMI E NECESSARI, e oggi più che mai riguardano la difesa della salute e della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, oltre che naturalmente la difesa del lavoro e del salario. Nessun divieto della CGS li può impedire.

Chiediamo alle lavoratrici, delegate, alle compagne, a tutto il movimento delle donne di prendere posizione.
Inondiamo la Commissione Garanzia Sciopero di e mail: segreteria@cgsse.it
Proponiamo e decidiamo iniziative.

LAVORATRICI  SLAI COBAS per il sindacato di classe
MFPR

08/05/20

2500 EURO DI SANZIONE ALLO SLAI COBAS SC PER LO SCIOPERO DELLE DONNE


 COMMISSIONE GARANZIA SCIOPERO ANELLO DI UN NUOVO PESANTE ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO PER TUTTE E TUTTI, UTILIZZANDO L'EMERGENZA PANDEMIA



La Commissione Garanzia Sciopero con la nota che in parte riproduciamo ha proceduto alla sanzione per lo sciopero delle donne del 9 marzo che lo Slai cobas per il sindacato di classe aveva indetto e non revocato. 
Come abbiamo già detto si vuole usare l'emergenza coronavirus per cominciare ad attaccare in generale il diritto di sciopero. Le lavoratrici, i lavoratori devono lavorare, devono farlo senza garanzia di sicurezza, di distanziamento sociale, ma non possono scioperare... tante lavoratrici della sanità, dei servizi si sono ammalate e alcune sono morte per il coronavirus, ma non possono scioperare... 
Per questo, questo provvedimento della CGS non riguarda solo lo Slai cobas sc che lo ha ricevuto ma tutti, e in primis i sindacati di base.
Dobbiamo insieme contrastare/fermare questo attacco.
E la principale azione di contrasto e opposizione sta nel fare gli scioperi - come è stato nei giorni 30 aprile e 1° maggio.

Lo Slai cobas sc da marzo ha lanciato una proposta/appello a tutti i sindacati di base, agli
organismi dei lavoratori, alle associazioni di lotta a rispondere unitariamente, scrivendo: "E' necessario contrastare questo attacco. L'azione della CGS è gravissima e costituisce un precedente pericoloso anche per il futuro, per tutti i sindacati e per tutte le lavoratrici e lavoratori". 

Nella mozione/piattaforma del Patto d'azione si scrive: 
"6. Garantire la libertà di sciopero e l'agibilità sindacale, contrastando concretamente i divieti delle questure, dei prefetti e della Commissione di garanzia sugli scioperi: fino a quando si lavora si ha il diritto di svolgere attività sindacale e di scioperare".

Il Coordinamento lavoratori-lavoratrici autoconvocati per l'unità di classe nel comunicato del 1° Maggio ha scritto:  
"La Commissione di Garanzia, per la prima volta, da quando è stata istituita... ha vietato - lo sciopero non solo nei c.d. “servizi essenziali” ma in tutti i settori lavorativi. L'Usb e lo Slai Cobas per il Sindacato di Classe che non si sono piegati a questo divieto ed hanno promosso due scioperi generali - il 9 e il 25 marzo - stanno subendo un procedimento sanzionatorio da parte della Commissione. Lo Slai Cobas per il Sindacato di Classe ha lanciato un appello per una risposta unitaria di tutti i sindacati di base a questa offensiva contro le libertà d'azione della classe lavoratrice e delle sue organizzazioni di lotta. Nel raccogliere il carattere unitario dell'appello... lo rilanciamo, inquadrandolo nel generale scenario di lotta fra le classi che va profilandosi".

Ora è il tempo di fare una battaglia larga, interna all'unica linea giusta: "toccano uno, toccano tutti".
Queste sanzioni vogliono essere un passo verso il divieto di sciopero in tutte le attività sia pubbliche che private e verso tutti i lavoratori e lavoratrici. Lo ha dichiarato settimane fa chiaramente il presidente della CGS affermando: "Il conflitto al tempo del coronavirus ci porta davanti ad uno scontro terribile e inedito..."; le astensioni dal lavoro "produrrebbero un incalcolabile danno alla collettività e aumenterebbero il senso di insicurezza dei cittadini".

GLI SCIOPERI SONO PIU' CHE LEGITTIMI E NECESSARI, e oggi più che mai riguardano la difesa della salute e della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, oltre che naturalmente la difesa del lavoro e del salario. Nessun divieto della CGS li può impedire.

Riportiamo la nota che lo Slai cobas per il sindacato di classe ha fatto a metà aprile alla CGS

Alla COMMISSIONE GARANZIA SCIOPERO
All'att.ne Presidente Giuseppe Santoro Passarelli
TA. 15.4.20

OGGETTO: Osservazioni e opposizione alla Delibera n. 20/56 del 16.3.20
La scrivente O.S. in riscontro alla Delibera, in oggetto indicata, osserva quanto segue:
1) E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale. 
2) L’iniziativa del Garante va oltre le competenze di codesta CGS che riguardano, come dalla Legge 146/90 e successive modificazioni, il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali.
La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti, alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico.

3) Vietando tutti gli scioperi, la CGS ha violato sia lo Statuto dei Lavoratori che la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost., così subordinando (non "contemperando") il diritto di sciopero agli altri diritti. Atteso che tale diritto (sia pur regolamentato nei servizi pubblici essenziali) è parte delle libertà fondamentali delle persone.
4) Codesta CGS motiva il divieto di sciopero in tutti i settori lavorativi (mettendo insieme "essenziali" e non "essenziali"  - e anche questo, a conoscenza della scrivente e di giuristi, avviene per la prima volta) richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.
D'altra parte nei settori che non fanno parte dei servizi pubblici essenziali, e come poi è stato stabilito dai Dpcm e dal protocolli Governo/OOSS, gli interessi delle persone, nel caso concreto della salute) andavano più tutelati nel non lavorare e stare a casa (come in effetti hanno fatto le lavoratrici in sciopero il 9 marzo - dato che non si sono tenute manifestazioni) che nel lavorare. Ed è paradossale
che in tante realtà lavorative le lavoratrici potevano lavorare, con tutti i rischi di mancata distanze, mancate protezioni individuali, e invece non potevano scioperare!
La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte i servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) in cui si è assolutamente rispettata la legge 146/90, tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus”.
Se si considera, come la stessa Costituzione prevede, che l’arma dello sciopero costituisce uno strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori hanno scioperato anche per rivendicarle.
Questo sciopero, pertanto, è stato pienamente legittimo e non ha assolutamente violato le disposizioni della Legge 146/90 e successive modifiche.
La scrivente O.S. con la presente fa opposizione alla delibera n. 20/56 e chiede a codesta Commissione di Garanzia Sciopero di non procedere oltre.

02/05/20

Coronavirus - Le donne più contagiate ma per fortuna muoiono meno. Info MFPR


Secondo i dati Inail, su 28mila denunce di infortuni da contagio da Covid19, il 71% sono di donne.
Prendendo in considerazione le diverse attività produttive, il settore della sanità e assistenza sociale – in cui rientrano ospedali, case di cura e case di riposo – registra il 72,8% dei casi di contagio sul lavoro. Il 71,1% dei contagiati sul lavoro sono donne e il 28,9% uomini, con un’età media di poco superiore ai 46 anni (46 per le donne, 47 per gli uomini). Tra gli infermieri e gli altri tecnici della salute, in particolare, più di tre denunce su quattro sono relative a lavoratrici. Il 12,6% dei casi riguarda invece lavoratori stranieri, tra i quali la percentuale delle donne è pari all’80%, molto probabilmente badanti. Concentrando l’attenzione sui 98 casi mortali denunciati, il rapporto tra i generi si inverte. I decessi dei lavoratori, infatti, sono stati 78, quelli delle lavoratrici 20, con un’età media pari a 58 anni sia per gli uomini che per le donne.

In un precedente articolo avevamo già parlato della minore letalità del coronavirus per le donne. Una caratteristica già emersa negli studi epidemiologici condotti in Cina, per i quali sono state coinvolte oltre 70mila persone, 44mila delle quali con diagnosi di COVID-19. La ricerca, coordinata da scienziati del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CCDC) e pubblicata sulla rivista scientifica Chinese Journal of Epidemiology, ha determinato che il tasso di mortalità dei contagiati da coronavirus risulta essere del 2,8 percento per gli uomini contro l'1,7 percento delle donne.

Letalità a parte, mancano ancora dati disaggregati che documentino in quanti casi è stato necessario il ricovero o il ricorso alla terapia intensiva e che permettano quindi di valutare la relativa gravità del decorso della malattia a seconda del genere.

Ma perché il coronavirus provoca un'infezione più aggressiva negli uomini?

Sono state avanzate ipotesi di tipo biologico, genetico, epidemiologico, comportamentale. Per esempio, le donne potrebbero essere più protette grazie al loro diverso equilibrio ormonale, alla minore incidenza tra di loro di fumo e co-morbilità, al loro atteggiamento tendenzialmente più ligio di fronte alle norme, alla loro abitudine a un più frequente lavaggio delle mani. Nessuna di queste ipotesi è però stata modulata in base all’età, elemento che invece appare decisivo alla luce dei dati.

In un'intervista ad Adnkronos, l'immunologo Alberto Mantovani prova ad ipotizzare perché le donne riescono ad affrontare meglio la malattia da Covid 19.

Le donne si ammalano meno di Covid 19 e, soprattutto, muoiono meno degli uomini. Nell’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità datato 23 marzo dei 33.399 positivi segnalati solo il 42% era donna. Nel bollettino precedente (20 marzo) un grafico mostra chiaramente il numero di decessi divisi per fascia di età e sesso. A colpo d’occhio gli uomini muoiono almeno tre volte di più delle donne in tutte le fasce d’età. Tra gli 80-89 anni il divario diminuisce (le donne sopravvivono «solo» il doppio degli uomini). Sopra i 90 anni i decessi (e anche i contagi) sono più numerosi nelle donne, probabilmente per la struttura demografica della popolazione. Tra i deceduti nell’88% dei casi si segnala almeno una co-morbidità. Insomma, lo dicono i numeri: le donne resistono meglio. Un dato lombardo: qui l’82% dei ricoverati in Terapia Intensiva per Covid-19 sono maschi. «I dati generali mostrano che c’è una differenza di più di due volte nella mortalità e nelle patologie gravi fra uomini e donne ed è indubbio che l’universo femminile resiste meglio agli attacchi del nuovo coronavirus» commenta l’immunologo Alberto Mantovani direttore scientifico dell’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e docente di Humanitas University, intervistato dall’Adnkronos . Per lo scienziato i motivi vanno ricercati in un mix tra geni e ormoni.

Il sistema immunitario

«Ci sono tre possibili spiegazioni», sostiene Mantovani. «La prima la riassumo con il titolo di un libro di Carlo Selmi», specialista di Humanitas e docente dell’ateneo, «in uscita nella seconda metà di aprile: Fortissime per natura (Piemme) , riferito alle donne e al loro sistema immunitario. Noi sappiamo - spiega che alcune risposte immunitarie sono messe in campo con maggior vigore dalle donne rispetto agli uomini. Questo ha un senso da un punto di vista evolutivo: le donne passano gli anticorpi al prodotto del concepimento attraverso la placenta. Insomma c’è un significato preciso».

L’assetto ormonale

L’assetto ormonale è fra le spiegazioni ipotizzate da vari esperti. La produzione di estrogeni da parte delle donne, infatti, è solita creare resistenze naturali contro molte patologie, come ad esempio quelle cardiovascolari.Gli uomini tendono a soffrire di malattie cardiovascolari in anticipo rispetto alle donne, che sono appunto protette dagli ormoni fino alla menopausa: in questo periodo, quando la produzione di estrogeni cala, la popolazione femminile diventa più vulnerabile, al pari degli uomini. A questo punto, in teoria, la popolazione femminile anziana dovrebbe essere a rischio quanto gli uomini, tuttavia anche tra gli over 60-70 continuano a essere i maschi i più contagiati. Dunque non è considerata questa una spiegazione per ora sufficiente. (Qui un approfondimento della 27 ora)

La genetica

La seconda spiegazione proposta da Mantovani ha a che fare con la genetica «e potrebbe essere ricercata in alcuni dei geni che controllano l’entrata del virus, cioè il sasso a cui si attacca l’àncora del virus e che lo fa fondere. Due di questi geni si trovano sul cromosoma X o sono regolati dagli ormoni femminili e sono direttamente coinvolti nell’invasione» del patogeno all’organismo. «Restando sulla stessa linea della genetica, sul cromosoma X ci sono anche alcuni geni della risposta immunitaria e quindi quel primo punto che evidenzia un aspetto evolutivo ha anche una faccia genetica».

Il fumo

La terza spiegazione, ragiona Mantovani, «ha conseguenze pratiche importanti. Sappiamo tutti che chi ha più problemi con la Covid-19 sono gli over 60. Ebbene, in quella generazione fumavano molto di più i maschi che non le femmine. E il fumo danneggia i polmoni. Quindi nella lotta contro il virus è come se gli uomini in questo range di età che hanno fumato partissero per una maratona con un handicap di qualche chilometro». Oggi le donne in Italia fumano molto di più. Secondo l’ultimo rapporto Iss fumano il 16,5% delle donne contro il 28% degli uomini. La differenza di mortalità è stata osservata anche in Cina secondo i dati di un grosso studio condotto dal Chinese Centers of Disease Contro su 44 mila persone: il 2,8% degli uomini malati di coronavirus è morto rispetto a un 1,7% delle donne. Nel caso cinese le abitudini e gli stili di vita hanno contato molto dal momento che il Cina fuma il 52% degli uomini e solo il 3% delle donne.


Il 1 Maggio delle donne proletarie


In questo 1° Maggio, in cui le lavoratrici, le donne proletarie non possono scendere in piazza a manifestare cogliamo l'occasione per comprendere ancora di più, anche alla luce della drammatica situazione creata dal coronavirus, ma soprattutto dall'emergenza sintetizzata nel “tuttiacasa” che per le donne costituisce una ulteriore rafforzamento delle catene, quale è e deve essere la nostra battaglia.

Per questo riproponiamo stralci dalle conclusioni dell'opuscolo “360°”.

- La lotta delle donne deve essere finalizzata a che “tutta la vita deve cambiare. Questo è possibile solo con il rovesciamento di questo sistema sociale borghese capitalista di oppressione, di violenza e sempre più pieno di orrore, che verso le donne si manifesta nella maniera più spudorata, e più brutale con i femminicidi. In questo senso questa parola d’ordine racchiude la necessità della battaglia a 360° gradi delle donne.

- In questo senso affermiamo che la lotta delle donne deve essere “irriducibilmente contro”. Oggi irriducibilmente contro il moderno fascismo, razzismo, sessismo. “Irriducibilmente” vuol dire che non c’è settore popolare proletario più delle donne per cui le riforme non possono essere l’obbiettivo, per cui niente può essere meno di un cambiamento totale, un cambiamento rivoluzionario. Certo, ogni giorno facciamo le lotte su aspetti anche specifici della nostra condizione, però in queste lotte da parte nostra deve crescere la denuncia, la combattività, la prospettiva che questa lotta è all’interno della lotta più generale.

- Le donne che lottano hanno una marcia in più che chiaramente proviene dalla condizione di noi donne. Siamo attaccate a 360 gradi, sia nel lavoro domestico, sia in famiglia, sia nelle relazioni sessuali, sia sul posto di lavoro. Questa è la condizione oggettiva da cui nasce la marcia in più. Non è un valore morale, è un’analisi scientifica, un elemento che deve essere riconosciuto da tutti, deve essere riconosciuto da ogni organismo di lotta, da ogni sindacato di base, da ogni organizzazione comunista, rivoluzionaria...

Questa spiega il perchè noi diciamo che la battaglia delle donne non è un’appendice della lotta di classe ma è interna alla lotta di classe, e porta una visione più complessiva. Quando le donne lottano portano nella lotta tutto il peso della loro condizione, anche familiare, dei figli, ecc, e nello stesso tempo portano in famiglia la forza della trasformazione delle lotte.

- In questo chiariamo la questione della lotta per la parità. Sui posti di lavoro vi sono molte discriminazioni, sia per essere assunte, sia durante il rapporto di lavoro, sia per i licenziamenti che si basano proprio sulla condizione di disparità delle donne.

Le battaglie contro le discriminazioni sono assolutamente necessarie, ma sarebbe un pò cieca e ben misera cosa se questa diventa lotta per la parità donna-uomo, anche perché tutte noi giudichiamo la condizione dei proletari, degli operai altrettanto bruttissima.

Noi dobbiamo in un certo senso rovesciare la questione. Le donne devono lottare per affermare la “disuguaglianza” non l’uguaglianza con l’uomo. “Disuguaglianza” vuol dire che in una nuova società, nella società socialista la condizione delle donne deve essere centrale nell’azione dello Stato proletario. Ma perchè questo avvenga, si deve praticare una “disuguaglianza” a favore delle donne, che poi permetta una uguaglianza più alta, per tutti

- Sulla partecipazione delle donne nelle lotte sindacali e la differenza con lo “sciopero delle donne”.

Una cosa è la partecipazione normale delle lavoratrici, spesso maggioritaria, nelle lotte sindacali, altra cosa è la partecipazione allo sciopero delle donne. Sono due livelli diversi e anche scopi diversi. E’ la differenza tra il ruolo nel sindacato seppur di base, di classe delle lavoratrici e l’”organizzazione come donne”. Sono due livelli che chiaramente a volte si intrecciano che però non hanno la stessa funzione.

Quando le lavoratrici lottano, le compagne del femminismo proletario rivoluzionario portano la coscienza della necessità di allargare la lotta, del protagonismo delle donne, che non scaturisce spontaneamente dalla lotta sindacale. Ci vuole un intervento “esterno” alla vertenzialità della lotta, che risponde alla vecchia frase: “non mi dire quello che già so dimmi quello che non conosco”.

- Una necessaria precisazione. Quando parliamo di intreccio genere/classe non si tratta di conciliazione, il problema è che il genere, le donne, è fino in fondo parte costitutiva a volte maggioritaria della classe. Questo vuol dire guardare la questione delle donne dal punto di vista di classe. Oggi parlare di “genere e classe” è una formulazione non esatta, non perfetta, ma quasi obbligata perchè non è scontato che dire classe vuol dire donne, però senza l’idea di conciliazione. Fermo restando che nel movimento attuale delle donne, è la battaglia di classe la questione centrale e discriminante da affermare.

- Il movimento femminista proletario rivoluzionario si deve anche occupare dello stato generale del movimento di classe, sia in termini sindacali che in termini politici, perchè ha un interesse generale. Sia perché le donne non devono delegare niente a nessuno: il sindacato di classe, il partito rivoluzionario non lo fanno solo gli uomini; sia perchè devono essere protagoniste, dirigenti in tutte le questioni; sia - soprattutto - perché se arretra la classe operaia, arretriamo tutti e tutte, se avanza, avanziamo tutti e tutte.

In questo senso noi vogliamo essere protagoniste attive anche dell’avanzata generale del movimento proletario, del movimento di classe. Perchè se ci stiamo noi, se ce ne occupiamo, quello che si costruisce, sindacato di classe, partito della classe, porta l’impronta delle donne, della battaglia delle donne se invece non ce ne occupiamo non porta questa impronta.

Occorre costruire dovunque è possibile il movimento femminista proletario rivoluzionario. Per la necessaria battaglia perché tutta la vita deve cambiare, per contrastare e combattere teorie, linee che non vogliono che le donne si armino in ogni ambito, per portare avanti in teoria e pratica, la lotta rivoluzionaria.

MFPR

01/05/20

1 maggio 2020 la lotta delle lavoratrici/proletarie è parte determinante della lotta di classe - video

Uno sguardo sulla condizione di doppio sfruttamento e oppressione della maggioranza delle donne e sulla necessità di una lotta ampia, a 360 gradi, perchè LA NOSTRA VITA DEVE DAVVERO CAMBIARE, attraverso una breve compilation, in aggiornamento, degli opuscoli prodotti dalle compagne del Mfpr attraverso un percorso di analisi, inchieste dirette e indirette, lotte concrete fatte con le donne lavoratrici, precarie, disoccupate...


1 maggio 2020... la formazione rivoluzionaria rafforza la necessaria doppia lotta cui è chiamata la maggioranza delle donne

Richiedi a mfpr.naz@gmail.com

1 maggio 2020: la battaglia delle lavoratrici/donne è parte della lotta di classe e contiene la necessità di una lotta rivouzionaria di lunga durata a 360 gradi

Richiedi l'opuscolo a cura delle compagne del MFPR
a mfpr.naz@gmail.com