06/04/20

I padroni in Jaguar, le operaie licenziate in tronco. Il segretario della Cgil cittadina denuncia: "Il marchio dei nostri pomodori è rosso vergogna". Come la politica della Cgil, aggiungiamo noi

“Levati i guanti e vatinni a casa”. È così che si licenziano le persone nella Sicilia dei pomodori pachino. Un cenno del capo, la voce indispettita del padrone, la cacciata senza appello. È accaduto sempre e accade anche oggi. Anno 2020 con una pandemia in corso e la fame di lavoro che spaventa. “Ieri pomeriggio ho ricevuto una chiamata e una richiesta di aiuto per una signora, operaia in uno dei più grandi magazzini di lavorazione dei prodotti ortofrutticoli di Vittoria”, denuncia Peppe Scifo, segretario della Cgil di Ragusa. “La donna è stata licenziata in tronco, verbalmente, direttamente dal padrone. Il motivo? Un banale disguido con il capomastro. Lei è una stagionale, contratto a tempo determinato, anche se rinnovato di stagione in stagione, ed è straniera come il 40 per cento della forza lavoro qui da noi”. Scifo sa già che le strade che si potranno percorrere per difenderla saranno poche: tanti, troppi gli strumenti di ricattabilità in mano alle imprese. Ora c’è la tutela del decreto Cura Italia che sospende i licenziamenti, ma la donna ha paura di tornare in magazzino e forse si accontenterà di recuperare solo qualche soldo.
La incontrerò domani ma intanto posso già dire che questi che se ne vanno in giro in Jaguar, Porsche e Maserati non sono altro che patrunazzi”. Così li chiama Scifo questi imprenditori “con un altissimo e milionario volume d'affari, tra i più alti del territorio. Ricchezze e potere inversamente proporzionali alla loro cultura. Con qualche rara eccezione, questa classe imprenditoriale è priva di strumenti competitivi e competenze e ritaglia i suoi margini di profitto solo attraverso lo sfruttamento e il sottosalario, all’inseguimento di quella logica del sottocosto incentivata dalla grande distribuzione organizzata”.
È indignazione profonda quella del sindacalista siciliano che attacca anche “la politica degli ultimi trent’anni che ha finito per mettere questi personaggi al di sopra di ogni cosa, arrivando persino a rappresentare loro –  grandi e piccoli sfruttatori come i veri sfruttati”. Un capovolgimento della realtà rosso vergogna. Negli anni passati fu proprio dalla Camera del lavoro di Ragusa che partì la denuncia che sconvolse l’Italia: braccianti rumene abusate nei campi e nei letti, dai loro caporali che esercitavano così il proprio potere assoluto, padroni sul lavoro e fuori, fino a violare i corpi, fino a quell’impennata di aborti clandestini registrata tra le donne straniere in terra italiana.
Aguzzini se va male, cani da guardia quando va meno peggio. La storia che racconta oggi Scifo è la fotografia di un altro pezzo della filiera agricola: nei magazzini dove il lavoro, perlopiù femminile, “viene scandito dalle urla del capomastro che spesso ha funzione di pitbull”. In quei luoghi  non si può fiatare, parlare, non c’è spazio per il lamento, mai. Pena la denuncia al padrone che sorveglia dall’alto del suo ufficio, che tutto scruta e tutto controlla, come nelle carceri ottocentesche. “Come nel panopticon – conclude Scifo –, se scende tra le operaie è solo per umiliarle, per pronunciare quella frase: ‘levati i guanti e vatinni a casa’”.

Brescia, voci di donne dalla quarantena

Brescia
Io, mia sorella e mia mamma abbiamo contratto il covid-19. Niente tampone, niente assistenza a parte quella del medico di base che ha supposto, dati i sintomi, che fosse covid-19 e ci ha "posto in quarantena". Esperienza allucinante, nonostante febbre alta, tosse, affanno, dolori invalidanti, l'unica indicazione delle istituzioni: ci chiami se inizia ad avere problemi respiratori gravi. Speravamo di non aggravarci perché entrare in una struttura ospedaliera significava rischiare di non uscirne più, visto il collasso del sistema sanitario. Per mia mamma, che è anziana, abbiamo interpellato più medici ma tutti ci davano la stessa risposta: non portatela in nessuna struttura perché non potrete più vederla.
Passavi le ore sperando di non aggravarti. Insomma tutti in balìa di se stessi, sperando che non accadesse il peggio.
Questo è il risultato di tagli scellerati alla sanità pubblica in favore del profitto di pochi!
Nel frattempo a Brescia molto operai continuano ad andare al lavoro, sotto il ricatto padronale, magari sono asintomatici oppure si ammalano e crepano!
Per i padroni, morto un operaio se ne fa un altro!

Contrastiamo unitariamente l'attacco al diritto di sciopero della CGS

CONTRASTIAMO UNITARIAMENTE L'ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO DELLA COMMISSIONE GARANZIA SCIOPERO

Come abbiamo già comunicato e denunciato, nei giorni scorsi la Commissione Garanzia Sciopero ha avviato la procedura per l'applicazione di pesantissime sanzioni nei confronti dello Slai cobas per il sindacato di classe per non aver revocato lo sciopero delle donne del 9 marzo scorso, confermandolo a livello nazionale e in tutti i posti di lavoro privati e pubblici – con la naturale salvaguardia dei servizi essenziali.
Questa procedura sanzionatoria è stata poi avviata anche nei confronti dell'Usb per lo sciopero del 25 marzo.

E' necessario contrastare subito questo attacco. L'azione della CGS è gravissima e costituisce un precedente pericoloso anche per il futuro, per tutti i sindacati e per tutte le lavoratrici e lavoratori.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe propone a tutti i sindacati di base di rispondere unitariamente a questo illegittima azione repressiva che, ripetiamo, riguarda tutti.
GLI SCIOPERI ANCHE IN QUESTO PERIODO SONO PIU' CHE LEGITTIMI E NECESSARI, perchè riguardano la difesa della salute e della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, oltre che naturalmente la difesa del lavoro e del salario.
Per cui gli scioperi, arma principale di lotta dei lavoratori, si devono e si possono fare, dovunque è possibile e necessario. Nessun divieto della CGS deve impedirlo e metterci in difesa.
RIMANDARE AL MITTENTE UNITARIAMENTE L'AZIONE REPRESSIVA DELLA CGS E' LA PRIMA E GIUSTA RISPOSTA.
Slai cobas per il sindacato di classe - coord. nazionale

*****
E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale! L’iniziativa del Garante è tanto più discutibile in quanto va oltre le sue competenze che riguardano il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo (assolutamente non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali).
Come giustamente scrive il Prof. Giovanni Orlandini “La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire “il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti”, alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico”.
Vietando, invece, tutti gli scioperi la CGS ha violato non solo lo Statuto dei Lavoratori, ma prima di tutto la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost. Vietando arbitrariamente uno dei diritti costituzionali, non “contemperandolo” ma subordinandolo ad altri diritti.
Questo costituisce pertanto un precedente molto grave e rischioso per le libertà fondamentali delle persone. E in questo caso proprio delle lavoratrici, donne, che, come si sta rivelando anche in questa emergenza, non muoiono certo di più con il coronavirus ma per l'incentivo ai femminicidi che provoca il “restiamoacasa” e per lo stress, malattia che il lavoro ad alto rischio oggi provoca.
La CGS motiva questo divieto richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile - come scrivono anche dei giuristi - solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.
La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte lo sciopero dei lavoratori dei servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus”.
D'altra parte se si considera che l’arma dello sciopero costituisce un irrinunciabile strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime, e tuttora insufficienti, misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori avevano nello sciopero l'unica arma per imporle.
Siamo al paradosso, in tante realtà lavorative le lavoratrici continuano ancora a lavorare (anche nei grandi centri commerciali, nei call center, nelle stesse fabbriche, ecc.), e invece non potevano scioperare!
Questo sciopero, ribadiamo, è stato pienamente legittimo. Nel confermarlo lo Slai cobas per il sindacato di classe ha posto una questione di principio fondamentale. Se ci tolgono, ora con la questione del coronavirus, domani con un'altra "emergenza", il diritto di sciopero, siamo con tutte e due i piedi nel moderno fascismo.
E' lo sciopero l'unica arma legittima e di tutela dei diritti delle lavoratrici e lavoratori, e oggi del diritto alla salute e alla vita!

D'altra parte è bene sottolineare che l'assurdo divieto della CGS va ben oltre, ed è solo una copertura dell'unico vero interesse che lo Stato vuole difendere, quello del profitto dei padroni (come è stato evidente anche dall'ultimo decreto "Cura Italia") e quello della "pace sociale" perchè tutto continui come prima e peggio di prima.
E che sia così, è chiarito in maniera inequivocabile dalla lettera del Presidente della CGS Giuseppe Passarelli, uscita il 27 marzo su Sole 24 Ore, della CGS, in cui questo presidente propone di estendere, sempre e comunque, la legge sul divieto di sciopero nei servizi pubblici essenziali a tutte le attività sia pubbliche che private e a tutti i lavoratori e lavoratrici. Per questo personaggio il male non è il coronavirus, lo stato drammatico della sanità, la incapacità del governo e Stato borghese di salvare migliaia e migliaia di persone, ma, come scrive: "Il conflitto al tempo del coronavirus (che) ci porta davanti ad uno scontro terribile e inedito..."; le astensioni dal lavoro che "produrrebbero un incalcolabile danno alla collettività e aumenterebbero il senso di insicurezza dei cittadini".
Secondo Passarelli i lavoratori e i sindacati dovrebbero scegliere la via della "cooperazione e del dialogo". E quindi, manda una minaccia: "Sin da ora pensare anche al 'dopo' quando superata l'emergenza sanitaria... cambierà il contenuto delle rivendicazioni di imprese e lavoratori... ma cambierà anche la percezione che abbiamo dell'essenzialità di alcuni servizi...".
La Commissione sembra quindi ispirare la propria azione alla sola logica della massima compressione possibile degli spazi di esercizio del conflitto sindacale, visto evidentemente come “male” sociale.
La Commissione garanzia sciopero è di fatto la Commissione di garanzia del sistema capitalista e dell'ordine sociale.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
4.4.20

UNITARIAMENTE L'ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO DELLA COMMISSIONE GARANZIA SCIOPERO

Come abbiamo già comunicato e denunciato, nei giorni scorsi la Commissione Garanzia Sciopero ha avviato la procedura per l'applicazione di pesantissime sanzioni nei confronti dello Slai cobas per il sindacato di classe per non aver revocato lo sciopero delle donne del 9 marzo scorso, confermandolo a livello nazionale e in tutti i posti di lavoro privati e pubblici – con la naturale salvaguardia dei servizi essenziali.
Questa procedura sanzionatoria è stata poi avviata anche nei confronti dell'Usb per lo sciopero del 25 marzo.

E' necessario contrastare subito questo attacco. L'azione della CGS è gravissima e costituisce un precedente pericoloso anche per il futuro, per tutti i sindacati e per tutte le lavoratrici e lavoratori.
Lo Slai cobas per il sindacato di classe propone a tutti i sindacati di base di rispondere unitariamente a questo illegittima azione repressiva che, ripetiamo, riguarda tutti.
GLI SCIOPERI ANCHE IN QUESTO PERIODO SONO PIU' CHE LEGITTIMI E NECESSARI, perchè riguardano la difesa della salute e della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, oltre che naturalmente la difesa del lavoro e del salario.
Per cui gli scioperi, arma principale di lotta dei lavoratori, si devono e si possono fare, dovunque è possibile e necessario. Nessun divieto della CGS deve impedirlo e metterci in difesa.
RIMANDARE AL MITTENTE UNITARIAMENTE L'AZIONE REPRESSIVA DELLA CGS E' LA PRIMA E GIUSTA RISPOSTA.
Slai cobas per il sindacato di classe - coord. nazionale

*****
E' la prima volta nella storia della Repubblica che viene bloccato uno sciopero a livello nazionale! L’iniziativa del Garante è tanto più discutibile in quanto va oltre le sue competenze che riguardano il rispetto delle norme di autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali, non certo il divieto di sciopero in ogni attività e in ogni settore lavorativo (assolutamente non previsti nell'elenco dei servizi pubblici essenziali).
Come giustamente scrive il Prof. Giovanni Orlandini “La Commissione di garanzia si chiama così perché ad essa spetta garantire “il contemperamento dell’esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente garantiti”, alla cui tutela i servizi pubblici sono funzionali. “Contemperare”, quindi, e non “vietare”, dal momento che qualsiasi regolazione dello sciopero dovrebbe tener conto della sua dimensione di diritto costituzionale, cioè di valore costitutivo dell’ordine democratico”.
Vietando, invece, tutti gli scioperi la CGS ha violato non solo lo Statuto dei Lavoratori, ma prima di tutto la norma costituzionale che tutela il diritto di sciopero, art.40 Cost. Vietando arbitrariamente uno dei diritti costituzionali, non “contemperandolo” ma subordinandolo ad altri diritti.
Questo costituisce pertanto un precedente molto grave e rischioso per le libertà fondamentali delle persone. E in questo caso proprio delle lavoratrici, donne, che, come si sta rivelando anche in questa emergenza, non muoiono certo di più con il coronavirus ma per l'incentivo ai femminicidi che provoca il “restiamoacasa” e per lo stress, malattia che il lavoro ad alto rischio oggi provoca.
La CGS motiva questo divieto richiamando un regolamento contenuto nelle discipline dei vari settori lavorativi che recita che gli scioperi vanno sospesi in caso di "avvenimenti eccezionali di particolare gravità o di calamità naturale". Ma la clausola in questione è però fondamentalmente invocabile - come scrivono anche dei giuristi - solo quando uno sciopero è in grado, in qualsiasi modo, di influire sulla situazione emergenziale, e non per sospenderne l’esercizio prescindendo da qualsiasi valutazione nel merito dei suoi effetti concreti.
La CGS pone un arbitrario rapporto tra l'emergenza coronavirus, i suoi rischi e il divieto di astenersi dal lavoro, ma a parte lo sciopero dei lavoratori dei servizi essenziali (in primis in questo caso la sanità) tutti gli altri scioperi non incidono sull’attività di “prevenzione e contenimento della diffusione del virus”.
D'altra parte se si considera che l’arma dello sciopero costituisce un irrinunciabile strumento di difesa dei lavoratori, in questo caso lo sciopero aveva una doppia valenza, sia rispetto alla condizione generale delle donne, delle lavoratrici, sia rispetto alla condizione particolare in cui agli inizi di marzo sui posti di lavoro non erano state adottate neanche quelle minime, e tuttora insufficienti, misure di tutela della salute, e le lavoratrici e i lavoratori avevano nello sciopero l'unica arma per imporle.
Siamo al paradosso, in tante realtà lavorative le lavoratrici continuano ancora a lavorare (anche nei grandi centri commerciali, nei call center, nelle stesse fabbriche, ecc.), e invece non potevano scioperare!
Questo sciopero, ribadiamo, è stato pienamente legittimo. Nel confermarlo lo Slai cobas per il sindacato di classe ha posto una questione di principio fondamentale. Se ci tolgono, ora con la questione del coronavirus, domani con un'altra "emergenza", il diritto di sciopero, siamo con tutte e due i piedi nel moderno fascismo.
E' lo sciopero l'unica arma legittima e di tutela dei diritti delle lavoratrici e lavoratori, e oggi del diritto alla salute e alla vita!

D'altra parte è bene sottolineare che l'assurdo divieto della CGS va ben oltre, ed è solo una copertura dell'unico vero interesse che lo Stato vuole difendere, quello del profitto dei padroni (come è stato evidente anche dall'ultimo decreto "Cura Italia") e quello della "pace sociale" perchè tutto continui come prima e peggio di prima.
E che sia così, è chiarito in maniera inequivocabile dalla lettera del Presidente della CGS Giuseppe Passarelli, uscita il 27 marzo su Sole 24 Ore, della CGS, in cui questo presidente propone di estendere, sempre e comunque, la legge sul divieto di sciopero nei servizi pubblici essenziali a tutte le attività sia pubbliche che private e a tutti i lavoratori e lavoratrici. Per questo personaggio il male non è il coronavirus, lo stato drammatico della sanità, la incapacità del governo e Stato borghese di salvare migliaia e migliaia di persone, ma, come scrive: "Il conflitto al tempo del coronavirus (che) ci porta davanti ad uno scontro terribile e inedito..."; le astensioni dal lavoro che "produrrebbero un incalcolabile danno alla collettività e aumenterebbero il senso di insicurezza dei cittadini".
Secondo Passarelli i lavoratori e i sindacati dovrebbero scegliere la via della "cooperazione e del dialogo". E quindi, manda una minaccia: "Sin da ora pensare anche al 'dopo' quando superata l'emergenza sanitaria... cambierà il contenuto delle rivendicazioni di imprese e lavoratori... ma cambierà anche la percezione che abbiamo dell'essenzialità di alcuni servizi...".
La Commissione sembra quindi ispirare la propria azione alla sola logica della massima compressione possibile degli spazi di esercizio del conflitto sindacale, visto evidentemente come “male” sociale.
La Commissione garanzia sciopero è di fatto la Commissione di garanzia del sistema capitalista e dell'ordine sociale.

SLAI COBAS per il sindacato di classe
4.4.20

03/04/20

Onore a Helin Bölek, la martire rivoluzionaria artista del Grup Yorum, uccisa nelle carceri dallo stato fascista turco.Çav Bella, Bella Ciao!

Responsabile è il boia Erdogan!
Responsabili sono i governi imperialisti che lo sostengono, Italia compresa, che continua a fornirgli armi!

La cantante rivoluzionaria turca Helin Bölek, 28 anni è morta dopo aver trascorso 288 giorni in sciopero della fame come protesta contro la persecuzione politica nel suo paese e contro il divieto del governo dei concerti della sua banda, Grup Yorum.





Intanto in Turchia il governo libera quasi tutti i delinquenti - assassini, ladri, stupratori e delinquenti comuni - ma non i giornalisti e gli oppositori di Recep Erdogan. Per loro (spesso arrestati in modo pretestuoso, senza prove e persino processo)  coronavirus o non coronavirus, le porte del carcere restano chiuse. ma non gli oppositori di Erdogan e i giornalisti: loro restano in carcere

PER LE DONNE LA MORTE VIENE PIU' IN CASA CHE DAL CORONAVIRUS

Messina - 1.4.20
Coronavirus, studentessa uccisa a Messina, il compagno: «L'ho fatto perché mi ha trasmesso il virus»
"LA CONVIVENZA FORZATA AUMENTA I RISCHI"

«L'ho uccisa perché mi ha trasmesso il coronavirus». Lo ha detto agli inquirenti Antonio De Pace, lo studente calabrese che si è accusato di avere strangolato ieri la compagna, Lorenza Quaranta, 27 anni, anche lei studentessa di Medicina a Messina. Sia la ragazza che lui sono risultati, invece, negativi al coronavirus, come si apprende dalla Procura. Per i magistrati sono frasi «senza senso». Il ragazzo non ha voluto aggiungere altro. 
Lorena Quaranta, in quanto studentessa di Medicina, era molto coinvolta dall'emergenza Coronavirus..
Esplode sui social la rabbia contro Antonio De Pace, lo studente di Odontoiatria dell'Università di Messina, originario di Vibo Valentia, che oggi al culmine di una lite ha strangolato la sua compagna, Lorena... il giovane avrebbe anche tentato di togliersi la vita, tagliandosi le vene, prima di chiamare il 112.
Torino - 2.4.20
Aggredisce la moglie in casa: arrestato per maltrattamenti
Le violenze duravano da tempo ma sono aumentate in questo periodo di quarantena
Ha aggredito e picchiato la moglie al culmine di un litigio nell'appartamento di via Piossasco: un uomo di 34 anni è stato arrestato per maltrattamenti a Torino dai carabinieri del nucleo radiomobile. A chiamare il 112 è stata la vittima, una donna di 27 anni originaria del Perù.. L’uomo è accusato di comportamento vessatorio e violenze psico-fisiche che duravano da tempo nei confronti della moglie e che, secondo quanto ricostruito durante l’intervento, in questo periodo  di quarantena sono aumentate.

CORONAVIRUS, DIRITTO ALL' ABORTO! Noi siamo d'accordo - mfpr

Coronavirus, diritto all’aborto a rischio nell’emergenza: “Favorire quello farmacologico per non congestionare gli ospedali”

L'appello per la de-ospedalizzazione è della rete Pro-choice, rete italiana contraccezione e aborto. La procedura farmacologica in ambulatorio per l’aborto volontario potrebbe alleggerire gli ospedali e limitare il rischio di contagio, ma servono provvedimenti regionali e nuove linee guida per la somministrazione del farmaco. Finora l'Italia è andata nella direzione opposta
di Eleonora Cirant | 26 Marzo 2020

De-ospedalizzare l’aborto farmacologico, autorizzando la procedura nei consultori e negli ambulatori attrezzati come già previsto dalla legge 194/78, e spostare il limite per la somministrazione dalle 7 settimane di gravidanza attuali a 9, come nel resto d’Europa e come previsto dalla Agenzia europea del farmaco. Lo chiede Pro-choice, rete italiana contraccezione e aborto, per ridurre gli accessi in ospedale e il rischio di contagio da coronavirus, favorendo l’accesso ad una pratica medica che nel nostro Paese è ancora sottovalutata se non apertamente ostacolata: la percentuale di aborti farmacologici rispetto al totale delle interruzioni volontarie è attualmente del 17,8%, contro il 97% in Finlandia, il 93% in Svezia, il 75% in Svizzera, il 67% in Francia. E se, in queste ore di emergenza sanitaria, ci sono Stati come il Texas e l’Ohio che hanno incluso l’aborto tra gli interventi medici non essenziali e che devono essere rinviati, in tante altre nazioni il rischio è che il diritto all’aborto non riesca a essere tutelato. Così anche in Italia, dove il ricorso all’aborto farmacologico potrebbe in parte risolvere il problema.

Servirebbero però provvedimenti regionali e nuove linee guide da parte di Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e del Ministero della salute. In mancanza dei quali le procedure di aborto farmacologico vengono sospese, come è successo ad esempio a Lodi, e i servizi di IVG (interruzione volontaria di gravidanza) sospesi, nella confusione più generale, come sta succedendo in Lombardia. Lo testimonia Sara Martelli, coordinatrice della campagna Aborto al sicuro: “Il servizio IVG è sospeso all’Ospedale Sacco, al Buzzi, e parzialmente al Niguarda. Al San Carlo hanno sospeso le IVG con metodo farmacologico e molti reparti ora funzionanti a Milano stanno dedicando posti letto al COVID-19. Ci sono altri ospedali in Lombardia che hanno dovuto chiudere i propri ambulatori IVG e quasi metà dei consultori sono chiusi a Milano. La situazione cambia continuamente ed è quasi impossibile raggiungere informazioni. Quello che sta succedendo mette in evidenza non solo l’utilità di de-ospedalizzare l’aborto farmacologico ma anche la necessità di avere un centro di informazione e coordinamento regionale, come prevede tra l’altro la nostra proposta di legge di iniziativa popolare, arenata da mesi in attesa della discussione in consiglio regionale”.

01/04/20

Rosaria è morta. i suoi colleghi: “ci mandate al massacro senza armi, bastardi”

Rosaria Di Fabio aveva 50 anni e lavorava come Operatrice Socio Sanitaria presso l’Azienda Servizi alla Persona “Golgi Radaelli” a Milano, Ente che gestisce diverse Residenze sanitarie assistenziali sul territorio... 
Rosaria era mamma, era una donna ben voluta, una collega infaticabile ed eccezionale. Ora non è più nulla, è una delle tante eroine che si è immolata, suo malgrado al grido “andrà tutto bene”. Tutto bene per lei non è andata e si è spenta senza nemmeno accorgersi di esser dipartita. 
La morte della collega non deve essere vana, devono pagare i responsabili: ogni OSS deve pretendere di lavorare nel massimo della sicurezza in tutti i reparti e sul territorio”.
Qualche collega di Rosaria ha parlato di impreparazione dell’azienda e di “bastardate” ai danni dei lavoratori, che continuano ad essere mandati in corsia senza armi e senza scudi. Mancano i Dispositivi di Protezione Individuale, manca la formazione, manca la serietà.
Lei lavorava nella ASP da diverso tempo. Ha avuto un contatto con un Paziente affetto da Covid-19, si è ammalata a sua volta e il virus le la procurato una brutta polmonite che l’ha costretta dapprima al ricovero, poi al decesso in ospedale.Nessuno ha voluto presidiare le case di riposo e le RSA, ora si pagano i danni, danni che si chiamano infetti e morti.
Per lo SLAI-COBAS “nessuno si è preoccupato di evitare questa morte, ancora oggi si viaggia con la lotteria per avere mascherine e presidi giusti e nessuno si sta preoccupando di fare i tamponi del caso agli operatori”.
 
Addio Rosaria...