07/10/18

Verona - clerico-fascisti/leghisti/Pd tutti uniti contro il diritto d'aborto e contro il movimento delle donne



I consiglieri comunali della città di Verona, a maggioranza leghista, hanno infatti approvato un ordine del giorno con il quale il capoluogo scaligero viene identificato ufficialmente «città a favore della vita».
La decisione è preoccupante anche nella parte in cui si è approvata la possibilità di finanziare i progetti anti abortisti di una gamma di associazioni pro-life, attraverso l'inserimento di una nuova
voce nel bilancio comunale.
Da segnalare come il voto sia stato bipartisan, con anche una consigliera Pd favorevole alla mozione. L'esito della votazione è stato di 21 voti a favore e 6 contrari.
Decine di donne che si riconoscono nella declinazione locale di Non Una di Meno hanno provato a contestare i lavori del consiglio, subendo però lo sgombero dall'aula consiliare prima che iniziasse la votazione.
Le attiviste, travestitesi nell'occasione come le ancelle della fortunata serie The Handmaid's tale, avevano intenzione di contestare non solo la mozione ma anche le vergognose parole del relatore Zelger, per il quale le motivazioni che portarono all'approvazione della 194 quarant'anni fa sono da riaggiornare ad una nuova fase storica, differente da quella passata.
La sensazione è che contro il ddl Pillon e l'apparato di pensiero che vi sta dietro si debba aprire un campo di battaglia ampio nei prossimi mesi. Il controllo dei corpi, che sia in merito alle scelte riproduttive o a quelle lavorative, sembra essere la cifra di un'azione di governo pericolosamente "etica" nel senso storico peggiore del termine.

L'imperialismo USA del fascio/razzista/imperialista Trump protegge violentatori e molestatori e incarcera le donne che protestano



Washington. Centinaia di donne arrestate per le proteste contro Kavanaugh, il giudice voluto da Trump

di Karol Blint


Centinaia di donne che dimostravano contro la possibile conferma alla Corte Suprema di Brett Kavanaugh, il giudice scelto dal presidente Usa Donald Trump e accusato di abusi sessuali, sono state arrestate.
Le proteste si sono sviluppante mentre all’interno della Commissione giustizia del Senato repubblicani e democratici si dividevano sulla valutazione relativa all’inchiesta dell’Fbi sui comportamenti attribuiti al giudice.

I repubblicani hanno sostenuto che l’indagine non ha trovato nulla contro Kavanaugh e quindi vogliono procedere a una rapida conferma. I democratici, invece, hanno definito incompleta l’inchiesta, perché la Casa bianca ha posto dei limiti alla stessa.
Ieri migliaia di persone, per lo più donne, avevano manifestato per le strade di Washington, partendo dalla Corte d’appello dove Kavanaugh è oggi giudice.
Hanno poi raggiunto Capitol Hill, urlando in coro: “Kavanaugh deve andarsene!”
I manifestanti in gran parte donne, sono arrivate con 20 pullman da tutto il paese, incluse 100 donne venute appositamente dall’Alaska per chiedere che la loro senatrice, Lisa Murkowski, ascolti i sopravvissuti alle violenze sessuali.
La manifestazione è stata la prima di una serie di azioni pianificate da parte di organizzazioni tra cui la Women March, il Centro per l’Azione Popolare Democratica, il Planned Parenthood e UltraViolet che mirano ad fara ascoltare le voci le vittime delle aggressioni sessuali mentre i legislatori votano sulla nomina di Kavanaugh.
Il Time riferisce che almeno 300 persone hanno rischiato l’arresto sedendosi nell’atrio del Hart Building e rifiutandosi di andarsene, tra cui le attrici Emily Ratajkowski e Amy Schumer. Mentre le manifestanti venivano arrestate, alcune hanno iniziato a cantare “arrestate i predatori sessuali, non i manifestanti!” Alcune donne si sono dipinte i volti con la scritta “No”.
Una donna arrivata da Los Angeles per la protesta, indossava un abito blu dipinto a mano con la scritta “Confermare un bugiardo non è patriottico”.

Da contropiano

04/10/18

Continua la strage delle donne



Da tavolo4

CONTINUA LA STRAGE DELLE DONNE

NEI GIORNI SCORSI UN’ALTRA DONNA E’ STATA BARBARAMENTE UCCISA NEL SILENZIO DEL GOVERNO FASCIO-POPULISTA LEGA/M5S E DEL MINISTRO DELL’INTERNO SALVINI INTENTI NELLA CROCIATA ANTIIMMIGRATI, RAZZISTA/XENOFOBA E NELLA REPRESSIONE DELLE LOTTE SOCIALI

Si tratta di  Loredana Lo Piano, 47 anni,infermiera di Avola (SR), massacrata sull’uscio di casa con diverse coltellate al collo e alla nuca, dall’ex fidanzato della figlia 17enne, un giovane italiano che non aveva digerito di essere stato lasciato.

Come si può ben vedere, la strage delle donne continua come se nulla fosse, tanto che sono già 68 le vittime dall’inizio dell’anno, di cui 7 nel solo mese di settembre: 6 settembre, Paola Bosa, operaia di 56 anni,della provincia di Vicenza, impiccata dal marito; 7 settembre, Tanja Dugalic, 32 anni, di Lonigo (VC), uccisa a colpi di pistola dal marito; 15 settembre, Angela Ferrara, 30 anni di Cersosimo (PZ), ammazzata dal marito che voleva lasciare; 16 settembre, Maria Grazia Innocenti, 81 anni, uccisa dal marito, che poi si è suicidato; 19 settembre, Elide Valentini, 85 anni, di Sassuolo (MO), soffocata nel sonno dal proprio figlio; 24 settembre, Alessandra Riffeser, 34 anni, di Merano (BZ), massacrata con numerose coltellate dal proprio consorte; 27 settembre, Loredana Lo Piano.

E come sempre, teatro di tutto questo orrore è principalmente il tanto osannato “focolare domestico”, dove mariti, compagni,fidanzati, ex, figli, parenti etc., nella maggior parte dei casi  italiani “brava gente”, fanno scempio delle donne. 

Ma in merito a ciò, non una sola parola da parte del nuovo governo fascio-populista e dal  ministro dell’interno Salvini che,invece, unitamente al ministro leghista della famiglia- Lorenzo Fontana- ha avuto  la spudoratezza di santificare la famiglia e di esortare le donne italiane a sfornare più figli in concorrenza con le immigrate, in nome del “bisogno della nazione e della razza”, all’insegna del motto di mussoliniana memoria: “Dio-Patria-Famiglia.

In pratica, il nuovo esecutivo - che più che gialloverde andrebbe chiamato “nero”- nel cercare di ingraziarsi la Chiesa, alimenta ulteriormente il clima maschilista, oscurantista, oppressivo  verso le donne, che si vogliono riportare indietro, in un moderno medioevo, per inchiodarle al ruolo di mere incubatrici e di  “angeli del focolare domestico”, al servizio del regime nazifascista che Salvini aspira ad instaurare.

E non è di certo un caso che sia aumentata anche la repressione verso le donne che si oppongono e lottano contro tutto questo.  Due recenti esempi sono  il caso della compagna MFPR di Palermo -Cettina- maltrattata, ammanettata e portata in questura dalla Digos, come fosse una criminale, solo per avere volantinato - durante la manifestazione- del Gay Pride, un documento di denuncia contro il governo fascio-populista Lega/M5S, nonché quello dell’insegnante del liceo scientifico “Filolaio” di Crotone, attaccata ufficialmente da Salvini - che le ha intimato di non fare la militante politica in classe e di cambiare mestiere-   giacché aveva  assegnato, legittimamente, un tema dove si mette in luce il ritorno del razzismo e l’accostamento del decreto sicurezza alle leggi razziali del 1938.

Del resto, non dimentichiamo che questo tipo di attacco da parte del leader della Lega non è affatto una novità: negli anni passati, ed esattamente nel 2015, durante un comizio della Lega Nord, Salvini ha urlato che gli insegnanti che fanno cantare ai loro alunni “bandiera rossa” andrebbero licenziati in tronco.

Allora, uno dei tanti utenti della rete gli rispose, giustamente, così:
Il pensiero alternativo
certo, invece scommetto che promuoveresti quelli che cantano faccetta nera, vero ?! Fascista di merda !!!! Gulagh subito !!

Noi donne/ lavoratrici in lotta per i diritti, la libertà di genere e la trasformazione radicale di questo sistema  che ancor più sulle donne mostra tutta la sua barbarie, di cui soprattutto violenza e femminicidi sono netta dimostrazione,  oggi e sempre, a Salvini e ai suoi accoliti rispondiamo che la REPRESSIONE CON CI FA PAURA E CHE FASCISMO E MODERNO MEDIOEVO NON PASSERANNO, PERCHE’ COME CI INSEGNA LA RESISTENZA,ALLA QUALE HANNO DATO VITA IN MANIERA DETERMINANTE ANCHE DECINA DI MIGLIAIA DI DONNE,GLI UNICI FASCISTI “BUONI” SONO SOLO QUELLI APPESI A TESTA IN GIU’!!!

Lavoratrici SLAI Cobas sc Policlinico

Noi stiamo a fianco della professoressa di Crotone




Il Ministro non ha preso bene la traccia affidata a un liceo di Crotone: "la prof pensasse a insegnare e non a fare militanza politica"

I penta-fascio-leghisti contro un'insegnante che in un tema ha chiesto una riflessione su Leggi razziali e decreto Salvini. La verità fa male e vogliono nasconderla

30 settembre 2018

Il razzismo c’è e va denunciato. La Costituzione italiana va difesa e quei professori che di fronte alla xenofobia dilagante, di fronte al ritorno di quelle espressioni di odio e di fascismo che sono totalmente contrarie allo spirito della repubblica democratica nata con la Resistenza non chinano la testa vanno difesi.
Ora sotto attacco fascio-penta-leghista è finita un’insegnante di un liceo di Crotone che ha dato questo tema: “Il 5 settembre del 1938 in Italia furono promulgate le leggi razziali. Oggi in Italia dopo
80 anni si registra un ritorno al razzismo, è una opinione diffusa che proprio il recente decreto in discussione al Parlamento, che riguarda l'immigrazione, contenga delle istanze razziste. Descrivi le leggi razziali e confronta il testo con il decreto di recente ideazione ed esprimi le tue riflessioni''
.

Qual è lo scandalo? Lo scandalo è aver detto la verità? Non è forse vero che 80 anni dopo le leggi razziali gli eredi politici di quell’infamia stanno tornando sulla scena, pretendono vie intitolate a Giorgio Almirante, sdoganano il fascismo, tollerano i neo-nazisti, ipotizzano iniziative discriminatorie contro i rom (altre vittime dell’olocausto) e che nel nostro paese si stiano riorganizzando gruppi fascisti e che stiamo cancellando tutti i principi umanitari nel nome della xenofobia crescente?La professoressa di Crotone ha chiesto una riflessione su cose che sono sotto gli occhi di tutti e che chi è solo in malafede può tentare di nascondere. Già nel passato, quando arrivò il fascismo, tanti chinarono il capo. Anche in questi ultimi tempi molti di stanno adeguando al Cambiamento reazionario che ha portato ai sequestri di Stato contro i migranti e ci porterà a breve a chiedere le porte in faccia a chi fugge dalla guerra.Chi si oppone e difende la Costituzione è un eroe civile. Noi stiamo a fianco della professoressa di Crotone (M. Vic.)

Un altro commento sull'assoluzione di Nadia Lioce





Nadia Lioce è stata assolta. La sua tenace resistenza alle condizioni di detenzione disumane a cui è sottoposta col regime di isolamento, alla fine ha pagato!
Ma ha pagato anche la mobilitazione continua e costante del movimento militante della solidarietà di classe, che ha appoggiato Nadia nella sua battaglia di dignità. Questo movimento mai ha smesso di denunciare in questi anni, nonostante le minacce repressive degli apparati polizieschi agli ordini dei governi borghesi, l’obbrobrioso articolo 41 bis a cui sono sottoposti, come Nadia, centinaia di detenuti e detenute (politici e comuni) nelle carceri speciali nel nostro Paese.
La prigioniera Nadia in carcere dal 2003 è da 13 anni segregata nel carcere speciale in località Costarelle a L’Aquila, nella sezione femminile a regime di 41 Bis.
Condannata a tre ergastoli assieme ad altri militanti delle denominate nuove Brigate Rosse per la morte dei giuslavoristi D’Antona, Biagi (i consulenti dei governi padronali che esigevano la flessibilità e la precarietà del lavoro) e il poliziotto Petri, nel marzo 2015 Nadia iniziò dalla sua cella una protesta contro le condizioni di detenzione disumane e vessatorie in cui è costretta. Nel modo più classico delle proteste dei detenuti, Nadia incominciò la sua protesta con la “battitura”: due volte al giorno con una bottiglia di plastica e della durata di mezz’ora l’una, Nadia batteva sul blindo della sua cella.
La protesta della prigioniera avveniva a seguito dell’ennesimo sopruso da parte della direzione carceraria che decideva della sottrazione ingiustificata, durante le perquisizioni quotidiane in cella, di materiale cartaceo, corrispondenza e atti giudiziari. Nadia Lioce concluse la sua protesta nel settembre del 2015 quando il materiale le fu parzialmente riconsegnato. Per questa azione di autentica ribellione la compagna fu denunciata dai suoi carcerieri per disturbo della quiete della sezione e per oltraggio nei confronti delle secondine.
Ieri l’altro alla quinta udienza del processo che si è svolta nel Tribunale de L’Aquila, il giudice Cervellini, anche per richiesta dello stesso Pubblico ministero Di Gennaro, ha assolto Lioce “perché il fatto non sussiste”.
Ci sono voluti quindi 3 anni e tanti soldi a carico dei contribuenti perché si giungesse alla conclusione che l’azione della prigioniera “indisciplinata” era più che legittima. Questo dovrebbe come minimo fare riflettere, ma anche fare arrossire il giudice che decise tale rinvio a giudizio.
Il fatto che Nadia sia stata mandata a processo per le ragioni che sono state alla base della sua protesta e che ovviamente non erano solo la sottrazione impropria di quel materiale di cui sopra, bensì soprattutto la condizione ben più grave di tortura che contiene il regime di 41 bis, deve fare pensare e agire tutti. In particolare devono pensare e agire coloro che colgono in modo critico i diversi aspetti della condizione carceraria nel nostro paese, aspetti che possiamo definire umani, politici e di cultura giuridica che sono propri di una società divisa in classi e per questo in perenne conflitto tra loro, tra classi sfruttatrici e classi sfruttate.
È in questo quadro di oppressori e oppressi che in generale le condizioni di detenzioni nel nostro paese fanno centinaia di morti all’anno tra i carcerati per suicidi, per mancanza di assistenza sanitaria, per pestaggi da parte di squadracce di secondini come ci ricorda il processo sulla “cella zero” che si sta celebrando con molta fatica al Tribunale di Napoli https://www.youtube.com/watch?.
Questo è l’ordinario da sempre nel sistema detentivo del nostro Paese. Ma il 41 bis è il top di questo sistema. È veramente esplicativo il racconto di questa misura carceraria che ci fa la stessa prigioniera Nadia con il suo documento messo agli atti nell’udienza del novembre dello scorso anno http://contropiano.org/.
È stato importante il gesto della compagna Nadia. Quel suo battere una bottiglina di plastica sulla porta della sua cella oltre ad avere disturbato la quiete delle sue carceriere acefale e dall’animo algido, che denunciando la Lioce non hanno fatto altro che amplificare il rumore di quella bottiglia, ha avuto il grande effetto di richiamare l’attenzione di settori intellettuali e tecnici delle scienze giuridiche di orientamento autenticamente democratico e garantista dei diritti. Non solo quindi si sono mossi quei militanti solidali di classe che da sempre lottano per la difesa dei detenuti, ma anche magistrati, avvocati attivisti di associazioni dei diritti umani in qualche modo hanno ripreso a ragionare sulla incostituzionalità di regimi di detenzione come il 41 bis.
Ne è un esempio importante e utile per il risveglio delle coscienze il convegno che si è tenuto il 10 maggio 2018 “Art. 41 bis ordinamento penitenziario. Insicurezza sociale e immanente stato di emergenza”, organizzato dalla Camera Penale di Roma in cui è stata parte attiva Caterina Calia avvocata di Nadia Lioce da sempre attiva nella lotta per i diritti dei detenuti http://www.radioradicale.it/, e che le compagne del “Movimento femminista proletario rivoluzionario” hanno ritenuto giustamente di trascrivere per renderlo maggiormente fruibile, dargli il massimo dell’importanza e dell’efficacia.
Occorre fare il massimo di “rumore” possibile, così come ha fatto relativamente alle sue condizioni la compagna Lioce, per fare sì che la battaglia contro la tortura dell’isolamento carcerario e dunque per l’abrogazione/cancellazione dell’articolo 41 dell’ordinamento penitenziario finisca per essere vittoriosa. Questo vuol dire che al silenzio/censura generale dei grandi media (stampa, radio e tv), dei pennivendoli amalgamati e organici al sistema borghese, va opposto il massimo delle mobilitazioni popolare e della comunicazione diretta.
Ma la censura è uno dei modi perché non si parli del 41 bis, o per lo meno che non se ne parli in chiave critica mettendo in evidenza le stesse contraddizioni che sul tema della tortura emergono anche tra le istituzioni democratiche borghesi internazionali (i richiami dell’ONU e quelli della Corte europea dei diritti umani sono noti). Dopo tante insistenze internazionali in Italia non è stata fatta alcuna legge seria contro il reato di tortura praticato in particolare dalle forze di polizia che abusano impunemente dei loro poteri. Quella legge licenziata dal parlamento italiano sotto il governo Gentiloni alla fine veniva snaturata nella sua essenza al fine di proteggere sempre le forze dell’ordine. Proprio il ministro della giustizia di questo governo, Andrea Orlando, rinnovava poi a settembre del 2017 a Lioce altri due anni di isolamento. Mentre l’attuale ministro giallo verde Buonafede, a sua volta in perfetta continuità inaugura il suo mandato dicendo che c’è bisogno ancora di 41 bis. Naturalmente sempre per combattere le mafie.
Come i fatti ci dimostrano, la repressione dello stato è l’altro modo per tappare le bocche e rendere invisibile alle masse popolari chi lotta anche per i diritti dei detenuti. Gli apparati repressivi fanno bene attenzione a che queste lotte e denunce non si uniscano alla protesta generale di resistenza popolare che serpeggia nel paese contro le politiche dei sacrifici che i governi dei finanzieri, banchieri e industriali, coalizzati nella Unione europea e NATO, mettono in campo.
La lotta contro il 41 bis e in solidarietà con la resistenza della Lioce ha visto, come era scontato per le cose dette anzi, oltre 30 condanne pecuniarie contro i militanti che in questi messi hanno manifestato a L’Aquila durante le udienze del processo. Condanne perché questi solidali avevano violato il divieto emanato dal Questore de L’Aquila per motivi di ordine pubblico. Ma è stato altrettanto chiaro che nessuna denuncia e condanna, tra l’altro subito impugnata, avrebbe fermato la solidarietà di classe e la lotta per i diritti http://contropiano.org/altro/. Questo episodio è al tempo stesso emblematico poiché fa vedere da un lato come l’ordine pubblico viene applicato al campo della classe degli sfruttati che lottano, nonostante tutto, in uno schema di norme costituzionali. Mentre al tempo stesso si lasciano da parte di Questori, Prefetti e Procure del Bel Paese che bande di fascisti si organizzino nettamente in contrasto con la Costituzione che li ha messi al bando nelle loro rappresentazioni simboliche e scorrerie razziste.
Non ci può essere dunque lotta che vinca senza una resistenza decisa alla repressione dello stato borghese a cui va buttata giù senza pietà la maschera ipocrita della democrazia, dello stato di diritto fasullo e delle false libertà che vengono propagandate a destra e a manca dai lacchè del potere.
La lotta contro il 41 bis e per i diritti dei detenuti va continuata sempre più forte, senza risparmio di energie e senza ripensamenti e indugi. Essa va portata avanti con un largo fronte di forze nei quartieri popolari in fermento per i diritti al lavoro, alla casa, ai servizi; come nei luoghi del lavoro attraversate dalle lotte per la difesa e il miglioramento dei salari e per la sicurezza. Non solo quindi occorre agire fuori ai tribunale e fuori le mura delle carceri per fare sentire la solidarietà a chi vi è rinchiuso dentro, ma la lotta va portata nelle assemblee popolari, nei cortei, nei circuiti culturali e artistici e in fine soprattutto fuori le sedi di chi ha le dirette responsabilità politiche e morali dello scempio delle condizioni carcerarie.

01/10/18

Alle operaie della Montello



Giù le mani dai diritti, dalla dignità delle operaie della Montello!

Abbiamo avuto modo, in occasione della seconda udienza del 20 settembre, di conoscere dalla viva voce delle operaie della Montello le ragioni della loro lotta: il pagamento integrale delle otto ore lavorate in particolare ci hanno detto che hanno iniziato la lotta vincendo la paura perché non volevano più accettare di essere considerate schiave. Sono tutte straniere provengono dal Pakistan, India, Gambia, Senegal, Burkina Faso, Marocco, Albania, Brasile…

Sono 17 le operaie che hanno osato avviare la vertenza.

Giustamente ci hanno detto che non è giusto che, mediamente ogni due anni, avvenga un cambio appalto.

In occasione dell’udienza è stato loro ufficializzato che nei giorni immediatamente successivi ci sarebbe stato un nuovo cambio appalto.

Dalle prime comunicazioni relative al cambio appalto sono spariti i nomi delle 17 operaie che hanno osato rompere con questa grave discriminazione. Cooperative e CGIL non vogliono rilasciare alle operaie copia dell'accordo di cambio appalto che hanno firmato con i nomi delle operaie comprese nel cambio.

Chiamiamo tutte le donne, le lavoratrici in lotta a sostenere e a schierarsi con le coraggiose operaie che hanno iniziato la loro lotta facendo lo sciopero delle donne l’8 marzo: stanno lottando per tutte noi. Prima le migranti delle cooperative, poi diventerà “normale” applicare a tutte le lavoratrici discriminazioni e peggiorare le condizioni “in quanto donne”. Perché la crisi doppiamente vogliono farla pagare alle donne: rimandandole a casa e/o peggiorandone le condizioni di vita e di lavoro

Se toccano una toccano tutte!

Forza operaie della Montello: non fatevi intimidire! La vostra lotta è giusta!

30/9/2018

Mfpr Milano