02/12/17

#lacasasiamotutte


Il MFPR esprime solidarietà alla Casa Internazionale delle Donne di Roma sotto sfratto e rilancia l'appuntamento per lunedì 4 dicembre alla Casa, per un'assemblea preparatoria all'incontro indetto dal Comune di Roma sulla questione del "TETTO CHE SCOTTA".

Di seguito il comunicato della Casa:


La Casa Internazionale delle Donne
contro ogni ipotesi di sfratto


Casa Internazionale delle Donne via della Lungara 19

#lacasasiamotutte
La Casa Internazionale delle Donne, patrimonio della città di Roma e risorsa per tutte le donne è oggi a rischio di sfratto da parte del Comune.
Da oltre trent’anni questo luogo, unico in Europa, rappresenta un punto di riferimento delle donne italiane e straniere e del femminismo internazionale.
La Casa è da tutti apprezzata e riconosciuta per la sua capacità di autogestione e per avere mantenuto in ottimo stato un bene pubblico
frequentato annualmente da oltre 30.000 persone, di essere luogo di offerta di servizi sociali e culturali, di svolgere azioni di accrescimento delle capacità delle donne. Tutto questo è il frutto del lavoro volontario e dell’impegno quotidiano e gratuito di centinaia di donne e di decine di
associazioni. Per decenni questo luogo è stato salvato, conservato, restaurato, reso vivo e frequentato, sottratto al degrado cui sono andati incontro tanti beni pubblici della nostra città.

Anche la Casa corre ora il pericolo di chiusura cui sono andate incontro tante associazioni e realtà sociali di Roma.
Il debito che ci viene attribuito dall’Amministrazione non tiene conto del valore dei servizi che vengono offerti. In tal senso la Casa Internazionale delle Donne, fin dal 2013, ha iniziato un’interlocuzione con il Comune di Roma il quale, dopo avere verificato la qualità dei servizi, proponeva una valutazione del loro valore economico dell’ordine di € 700.000 annui.
 
Con questa Giunta la Casa aveva avviato un confronto per risolvere il problema del debito e la definizione di un affitto realmente sostenibile, salvaguardando e rilanciando il valore della Casa e il suo futuro al servizio della cittadinanza. Per questo la lettera di richiesta di rimborso immediata, in mancanza del quale “si procederà all’attivazione, senza ulteriore comunicazione, sia della procedura coattiva; in sede civile, per il recupero del credito, sia della procedura di requisizione del bene in regime di autotutela” è giunta del tutto inattesa.
 
La Casa Internazionale delle Donne ha risposto alla comunicazione del Comune chiedendo con urgenza alla Sindaca e alle Assessore competenti di riaprire l’interlocuzione e di sospendere il termine perentorio di pagamento.
 
La Casa Internazionale delle Donne è molto grata per la solidarietà ricevuta da tantissime donne e uomini, associazioni e Istituzioni. Queste testimonianze confermano il valore e l’apprezzamento di cui la Casa gode non solo nella città di Roma ma in tutto il Paese.
Il Direttivo della Casa Internazionale delle Donne




 

Sosteniamo in tutti i modi la manifestazione nazionale del 16 dicembre a Roma! Nella stessa giornata anche iniziative locali del MFPR e dello Slai Cobas per il sindacato di classe



Il Movimento femminista proletario rivoluzionario aderisce e sostiene la manifestazione nazionale a Roma delle migranti e migranti del 16 dicembre. Lì dove non potrà esserci concretamente (abbiamo fatto il 25 novembre un grande sforzo anche economico per essere alla manifestazione delle donne), faremo in contemporanea sabato iniziative a livello locale con i migranti - sicuramente a Taranto in piazza della Vittoria.
Come donne non possiamo non essere parte attiva, in prima fila nella lotta delle migranti e migranti. Come ha detto una compagna di Nudm di Milano: "Gli accordi con la Libia grondano sangue". L'ultima strage è stata proprio il giorno della nostra grande manifestazione del 25 novembre: mentre governo, parlamento facevano ipocrite e squallide dichiarazioni contro la violenza sulle donne, altre 18 donne migranti morivano in mare. Per questo abbiamo portato il 25 novembre il cartello "Stuprano le donne, torturano i migranti - governo, Minniti siete i mandanti", che la polizia ha cercato di strappare, senza riuscirci grazie alla pronta risposta delle donne.

Il movimento delle donne deve essere sempre e comunque al fianco delle nostre sorelle straniere che subiscono tripla e quadrupla oppressione e violenze, sia nei loro paesi, nei campi lager in Libia, sia dal nostro imperialismo. E il nostro miglior sostegno è proprio combattere il nostro imperialismo.

E' assurda la querelle che alcune di nudm stanno facendo nella lista. Le assemblee nazionali non possono essere delle catene e un recinto. Così di fatto si parla di "marea" ma in realtà si vuole affermare una cupola, soprattutto romana. Nè come donne possiamo contrapporre le "nostre manifestazioni" alle altre giuste manifestazioni di lotta, ma portare in queste la nostra ricchezza di denuncia, di lotta, di prospettiva.
Per questo il 16 facciamo appello a tutte le donne a sostenere senza se e senza ma la mobilitazione delle migranti e migranti.

MFPR



MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 16 DICEMBRE ORE 14 DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA - ROMA
 
APPELLO PER UGUALI DIRITTI E CONTRO LA GHETTIZZAZIONE DEI MIGRANTI/PROFUGHI
Siamo quelle donne e quegli uomini che attraversano il pianeta, decine di milioni di persone strappate alla loro terra e ai loro cari dalle scelte geopolitiche, economiche e ambientali dei potenti, costrette ogni giorno a combattere contro i fili spinati e i muri fisici e ideologici. Siamo i dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali imposte dall'Unione europea e dalla Banca centrale europea (BCE) alle popolazioni d'Europa e d'Italia, che privano le persone del reddito, del lavoro e dell'alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica.

Basta parlare di noi, su di noi, contro di noi, o al posto nostro. Basta fare affari sulla nostra pelle,
basta guadagnare voti sulla scelta di accoglierci o di cacciarci. Non abbiamo bisogno di retorica interessata, abbiamo bisogno di fatti. Il razzismo, lo sfruttamento sociale e lavorativo che viviamo concretamente non è possibile batterlo con la carità né speculando sulle nostre vite.
Il razzismo si sta diffondendo proprio tra chi sta più in difficoltà, tra le persone più povere. Il cambiamento che vogliamo non può riguardare solo la nostra condizione ma anche quella di quanti soffrono uno stato di ingiustizia e di privazione.

È grazie ai tagli allo stato sociale e alla ghettizzazione di ampie fasce della società che molti territori, secondo una logica di confino e militarizzazione, sono stati trasformati in discariche di bisogni e depositi di ingiustizie sociali.

Partendo dall'impegno costante nei territori, creando e valorizzando buone pratiche condivise, le nostre storie si sono intrecciate nella condivisione dei bisogni comuni, consapevoli di dover prendere il nostro destino nelle nostre mani per ottenere il riscatto sociale e rifiutare le campagne xenofobe e razziste condotte sulla nostra pelle, di qualsiasi colore essa sia.
Riteniamo l’insieme degli attuali dispositivi legislativi italiani (Bossi – Fini con il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro; Minniti – Orlando; decreto Lupi) ed europei (Regolamento Dublino III) un tentativo di camuffamento della realtà che vuole far passare i migranti e i profughi come i responsabili primi delle disuguaglianze sociali. Gli obiettivi dichiarati sono la
trasformazione del welfare in elemosina da elargire agli ultimi e l’individuazione del povero e del migrante come nemico da combattere, specchio inquietante di una società che si vuole governare con la paura e lo sfruttamento, contrastando e reprimendo le forme di dissenso e di lotta per i diritti.

Consideriamo inaccettabile che chi nasce e cresce sul territorio italiano faccia fatica a essere riconosciuto come cittadino italiano. Basti osservare le reazioni scomposte al tentativo poco convinto di introdurre lo ius soli, alle quali opponiamo la certezza incrollabile che la politica si debba assumere la responsabilità di una legge sulla cittadinanza per le cosiddette seconde generazioni.
Senza dimenticare la condizione dei minore straniero non accompagnato.
Siamo convinti che una parte significativa della filiera dei centri d'accoglienza neghi quotidianamente i nostri diritti e faccia invece parte a pieno titolo del sistema di sfruttamento economico, lavorativo e sociale che nega i nostri bisogni e colpisce la dignità non solo dei profughi ma anche degli operatori. Si vogliono trasformare le persone in oggetti invisibili e senza diritti, esattamente come si sente invisibile chi è in un centro d’accoglienza o chi è ancora privo di un permesso di soggiorno.
Crediamo che la regolarizzazione sia l'unica via per restituire dignità a queste persone.

Oggi la filiera dell'accoglienza è diventata troppo spesso la giustificazione umanitaria per alimentare un business che mantiene in una condizione di ricatto permanente le persone, permettendo l'arricchimento di cooperative e gestori dei centri.

A PARTIRE DAL LAVORO NEI TERRITORI E DALLE PRATICHE QUOTIDIANE, ABBIAMO CONDIVISO LA NECESSITÀ DI CONIUGARE ANTIRAZZISMO, ANTISESSISMO, LOTTA PER LA GIUSTIZIA SOCIALE E LA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE E DI RESIDENZA. È PER QUESTO CHE ABBIAMO DECISO DI ORGANIZZARE UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IL 16 DICEMBRE PER RIVENDICARE LA GIUSTIZIA SOCIALE E IL DIRITTO ALL’UGUAGLIANZA PER TUTTE E TUTTI.

La manifestazione che vogliamo costruire è promossa pertanto proprio da noi, i dannati della globalizzazione e della colonizzazione economico finanziaria, uomini e donne in fuga o sfruttati. Non è la manifestazione che parla di noi, è la nostra manifestazione, per prendere parola e spiegare la nostra piattaforma rivendicativa, gli obiettivi concreti della nostra lotta.

Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche e religiose, i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione nazionale partendo da una piattaforma articolata sui seguenti punti:

·Per la libertà di circolazione e di residenza;
·Per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari ai profughi a cui non è stata riconosciuta la protezione internazionale;
·Per la regolarizzazione generalizzata dei migranti presenti in Italia;
·Per la solidarietà, l’antirazzismo e la giustizia sociale;
·Per la regolarizzazione dei migranti presenti in Italia;
·Per l’abolizione delle leggi repressive (Bossi-Fini, Minniti - Orlando e Dublino III);
·Per la rottura del vincolo permesso di soggiorno/contratto di lavoro e residenza;
·Per il diritto all'iscrizione anagrafica;
·Contro i lager e gli accordi di deportazione;
·Per la cancellazione dell'art 5 della legge Lupi e della legge sulla Sicurezza urbana;
·Per un'accoglienza un lavoro dignitosi per tutti e tutte;
·Contro qualsiasi forma di ghettizzazione;
·Per spese servizi sociali fuori dal patto di stabilità;
·Per il diritto al reddito minimo per tutte e tutti;

CISPM (COALIZIONE INTERNAZIONALE SANS-PAPIERS, MIGRANTI, RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO) - MOVIMENTO MIGRANTI E RIFUGIATI - EX OPG "JE SO PAZZO" - ASSOCIAZIONE IVORIANI E FRATELLI DI WEST AFRICA - NAPOLI DIREZIONE OPPOSTA (NDO) - ASSOCIAZIONE SENEGALESE TORINO - COMITATO SOLIDARIETÀ MIGRANTI  FEDERAZIONE DEL SOCIALE USB - OSSERVATORIO SUL DISAGIO ABITATIVO - ASSOCIAZIONE ASAHI - MOVIMENTO PROFUGHI CONETTA-CONA - C.S.C NUVOLA ROSSA - COLLETTIVO AUTONOMO ALTRA LAMEZIA - C.S.O.A ANGELINA CARTELLA - SOS ROSARNO - USB (UNIONE SINDACALE DI BASE) – ASKAVUSA – COLLETTIVO AUTOGESTITO CASAROSSA40 - ASD ATLETICO BRIGANTE - BENEVENTO ANTIRAZZISTA - MOVIMENTO PER IL DIRITTO ALL'ABITARE - PROGETTO DIRITTI -
COORDINAMENTO LAVORATORI AGRICOLI USB - MOVIMENTO PROFUGHI ASSOCIAZIONE LA TORRE DI BABELE - COORDINAMENTO MIGRANTI TOSCANA NORD - UN MONDO DI MONDI - CAMPAGNA #OVERTHE FORTRESS – PROGETTO MELTING POT EUROPA - CENTRI SOCIALI AUTOGESTITI MARCHE - AMBASCIATA DEI DIRITTI MARCHE - LABORATORIO INSURGENCIA - ASSOCIAZIONE SENEGALESI NAPOLI - ASSOCIAZIONE IL BRIGANTE SOCIETÀ DEI TERRITORIALISTI - IL SALTO - JVP ITALIA - ASSOCIAZIONE DEGLI IVORIANI DI NAPOLI - FRONTE POPOLARE AUTORGANIZZATO-SI COBAS - LASCIATECIENTRARE - CONTROPIANO - RETE ANTIRAZZISTA CATANESE -
PIATTAFORMA SOCIALE EUROSTOP - ASSOCIAZIONE DIASPORA DEL CENTRO SUD
- ASSOCIAZIONE CULTURALE COTRONEINFORMA - MOVIMENTO MAMME DEL MONDO - MOVIMENTO DI LOTTA PER L'ABITARE NAPOLI – TPO BOLOGNA – LABÀS
BOLOGNA - COMITATO IMMIGRATI ITALIA - CENTRI SOCIALI NORD EST - ADL COBAS  - INDIGENOUS PEOPLE OF BIAFRA – UMANGAT-MIGRANTE - CASAMADIBA - CISPM (COALIZIONE INTERNAZIONALE SANS-PAPIERS, MIGRANTI, RIFUGIATI E RICHIEDENTI ASILO) GERMANIA - SPRAR ROMA WELLCHOME - COBAS SCUOLA DI CATANIA - ASSOCIAZIONE TRANSGLOBAL - COASER (COORDINADORA DI ASSOCIAZIONE ECUADOR) -  RETE NUMERI PARI – CINECITTÀ BENE COMUNE - ASINITAS - BAOBAB EXPERIENCE - VITA DI DONNA ONLUS - L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS- RIFONDAZIONE COMUNISTA - COMUNITÀ EMMAUS FERRARA - L’ALTRAEUROPA_LABORATORIO VENEZIA- COLLETTIVO MAMADOU - WILPF- ITALIA (WOMENS INTERNATIONAL LEAGUE FOR PEACE AND FREEDOM- LEGA INTERNAZIONALE DELLE DONNE PER LA PACE E LA LIBERTÀ) - NOI RESTIAMO - PER UN'EUROPA DEI POPOLI - QUESTAÈROMA - COMITATO ANTIRAZZISTA SALUZZESE -, ECC ...ECC ...

PER PROMOZIONE / INFORMAZIONI /COMUNICAZIONI ED ADESIONI:

MANIFESTAZIONEROMA16DICEMBRE@GMAIL.COM

DIRITTI SENZA CONFINI

"LAUREA A MINNITI? #FacciamogliLaFesta - Appello da Perugia

Laurea a Minniti?
#Facciamoglilafesta

E’ recente la notizia che l'Università degli Stranieri di Perugia conferirà la laurea honoris causa in Relazioni Internazionali al ministro dell'interno Marco Minniti. La decisione dell'Ateneo legittima pienamente, premiandola, la capacità del fascistissimo ministro di dare esecuzioni efficace all’ ordine del sistema neoliberista, che ha nelle istituzioni europee alcuni dei suoi pilastri.
I due decreti firmati Minniti, cercando di raccontarci la loro idea di sicurezza, non fanno altro che portare avanti una stretta securitaria finalizzata alla selezione minuziosa di chi sta dentro e chi sta fuori, di chi è assimilabile ad un ideale fittizio di normalità, produttività, docilità, decoro e chi deve essere respinto ai margini della società, invisibilizzato e, nel caso, lasciato affogare in mare aperto o rinchiuso nei lager libici.

In particolare, così facendo, non si vuol far altro che mettere in atto un sistema di "pulizia" delle città e dei territori rimuovendo tutte quelle soggettività considerate indecenti, immorali, povere e socialmente pericolose.

Anche a Perugia non mancano esempi di tali politiche, una città sempre più svuotata dei sui spazi di socialità e reale partecipazione, un'università in profonda crisi, 450 esuberi di operai della Perugina, aumento dello sfruttamento e della precarietà non sono infatti questioni rilevanti. Ciò che importa è che la città sia attraente per i turisti ricchi, che non ci siano ostacoli all'opera di gentrificazione e pulizia.

Come donne, trans lesbiche e soggettività queer sappiamo bene il significato e il peso dei concetti di sicurezza così come di decoro, quindi respingiamo ogni tipo di confine e frontiera, travolgeremo ogni tentativo di costruire muri e barriere: tra i paesi così come tra i generi. Rifiutiamo un decoro che ci vuole tutte disciplinate, caste e depresse , vogliamo riprenderci le strade a ritmo della favolosità dei nostri corpi, liberi, ribelli e indecorosi.

"PIANO FEMMINISTA" DI NUDM....? Riformismo e illusioni di cambiare dall'interno il sistema si danno la mano - Le donne proletarie devono avere un altro "PIANO"...



Non Una Di Meno sta facendo della presentazione del «Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere» il cuore della manifestazione del 25 novembre.

Entreremo più avanti anche nel merito dei vari punti del piano, ma la questione importante è stigmatizzare subito la filosofia che guida questo piano, la classe che lo esprime, e la pratica conseguente che ne deriva.

La filosofia è quella di voler migliorare/cambiare dall'interno questo sistema borghese, imperialista, che in realtà è sempre più marcio, che ogni giorno regala alle masse popolari peggioramenti inaccettabili delle condizioni di vita, di lavoro, dei diritti democratici, diremmo "umani"; peggioramenti che verso le donne hanno doppie conseguenze, spesso drammatiche.
Con questa filosofia, la denuncia di questo Stato, dei governi, della classe dei padroni si ferma alla soglia degli aspetti fenomenici, di cui si chiedono riforme.
A questo si finalizza la/le manifestazioni delle donne, facendo un'operazione di rovesciamento tipica del riformismo borghese: le riforme non sono il sottoprodotto della rivoluzione, della paura della borghesia della rivoluzione delle masse, ma sono le lotte che diventano il sottoprodotto, l'accompagnamento alle riforme (che ora più che mai il governo, il parlamento non può e non vuole dare).

D'altra parte, lo stesso cambiamento che si chiede è molto di "trasformazione culturale e politica", e invece pochissimo in termini di cambiamenti delle condizioni di vita e di lavoro delle donne, delle donne proletarie che sono la maggioranza delle donne.
E quindi i luoghi principi di questa trasformazione diventano le scuole, le Università, il mondo educativo; in cui le lotte contro la "buona-scuola" diventano lo "scenario", e il centro diventano "...figure professionali e qualsiasi elemento coinvolto dagli avvocati agli insegnanti eccetera. La formazione si allarga ad altre professioni, «dai media all’industria culturale», per cominciare a decostruire «narrazioni tossiche» e analfabetismi discriminatori altrettanto noti...".

Su questo si vogliono spargere illusioni, mentre si persegue molto più concretamente una realtà.

Sulle illusioni di poter cambiare le idee, senza rovesciare il sistema capitalista, la classe borghese dominante già tanti anni fa Marx ed Engels hanno detto parole definitive:
"Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché a essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l'espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio. (...)". [Marx Engels, L'ideologia tedesca]

Sulla realtà concreta, come affermano le esponenti di Nudm: "Il focus, oggi come allora, ruota intorno ai centri antiviolenza, «luoghi di elaborazione politica, autonomi, laici e femministi, formazione «permanente e multidisciplinare» al cui interno operano esclusivamente donne e il cui obiettivo principale è attivare processi di trasformazione culturale e politica e intervenire sulle dinamiche strutturali da cui origina la violenza maschile e di genere sulle donne». E per questi si chiedono finanziamenti pubblici e strutturali.
Il questo il contrasto con il governo e le proposte e documenti prodotti dall’Osservatorio nazionale contro la violenza è soprattutto perchè tali proposte non sono state condivise con i Centri antiviolenza.

Anche la denuncia della violenza come strutturale - perché «nasce dalla disparità di potere, non è amore, è trasversale e avviene principalmente in famiglia e nelle relazioni di prossimità. (…) e gli uomini che agiscono violenza non sono mostri, belve, pazzi, depressi" - per cui sarebbe essenziale la formulazione di una "carta deontologica rivolta agli operatori ed operatrici del sistema informativo e mediatico" - non pone la conseguenza logica che è allora la struttura da attaccare.
Si dice che la "violenza è strutturale" solo per dire che non è frutto di individui ma è insita nella società, nella famiglia, ecc. Un pò poco decisamente.
Non si fa un'analisi di classe di questa società, non si denuncia che è questo sistema capitalista la causa principe e che quindi non si può chiedere allo stesso sistema di non essere tale, e di conseguenza non si fa, anzi si contrasta una lotta delle donne che abbia come prospettiva il rovesciamento della struttura sociale capitalista, il suo Stato, il suo governo.

Questo è evidente in questa mobilitazione del 25 novembre, in cui le principali esponenti di Nudm, soprattutto romane, hanno decisamente contrasto la volontà (espressa in vari interventi nell'assemblea nazionale a Pisa) dei settori più proletari delle donne di fare un corteo diverso, non una semplice grande manifestazione, ma un corteo combattivo, che esprima forza, ma anche determinazione, rabbia, volontà di elevare la lotta, un corteo che possa assediare alcuni Palazzi del potere.

"La classe non è acqua"! Queste posizioni esprimono e sono il frutto delle donne appartenenti alla piccola e anche media borghesia.
Noi porteremo in questa manifestazione piattaforme, lotte reali, istanze, proposte espressione delle lotte di ogni giorno delle lavoratrici, precarie, disoccupate...
Ma ancora una volta si conferma che la forma più adatta della lotta delle donne proletarie è lo sciopero delle donne, e a questa arma bisogna tornare nel futuro, creando una rete autonoma da Nonunadimeno delle donne operaie e proletarie.
Nello sciopero delle donne è stata portata una piattaforma, ma essa è elaborata “sul campo” dalle stesse lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, braccianti, ecc. in anni di lotte, lavoro, iniziative sui posti di lavoro e fuori, nei quartieri, nei caseggiati, ecc.
Il valore di questa piattaforma e ciò che la distingue dalle altre è di essere arma di lotta oggi delle donne su tutti i fronti, ma mostrando, nello scontro con questo sistema sociale borghese che non solo nega i diritti alla maggioranza delle donne, soprattutto proletarie, ma sempre più li toglie, anche quelli conquistati con grandi movimenti femministi di lotta, che per ottenere questi obiettivi “normali” per la vita, la dignità, l'autodeterminazione delle donne, occorre una nuova società, una società socialista, in cui le donne abbiamo potere e possano dare l'assalto al cielo e conquistarselo.

23.11.17

Sulla manifestazione nazionale delle donne del 25 novembre - Nota per il dibattito

Il 25 novembre a Roma hanno manifestato oltre centomila donne. La manifestazione e i numeri dimostrano che il movimento delle donne continua ed è grande. E' il più grande movimento in Italia e in Europa che attualmente c'è. A dimostrazione che, comunque, al di là delle contraddizioni interne al movimento, le donne hanno “una marcia in più”!

Questa manifestazione è stata per un verso una manifestazione simile all'anno scorso, per un altro verso diversa.

Simile, nel porre al centro delle parole d'ordine, degli striscioni, dei cartelli, degli slogan, la questione della violenza maschile contro le donne, della libertà di scelta delle donne; pochissimi invece quelli che facevano riferimento agli altri aspetti di attacco, di oppressione: lavoro, aborto, militarismo e alla denuncia del capitalismo, alla necessità, come risposta, delle lotta e ribellione delle donne; mentre assenti i riferimenti contro governo, padroni, Stato, ecc.
Simile, nel clima, spesso più da "festa" che espressione della rabbia, protesta, combattività delle donne.
Simile, per il carattere di classe prevalente piccolo borghese, anche medio borghese.
E' chiaro che vi erano tante lavoratrici, precarie, ma come realtà organizzate vi era solo Usb, alcune della Fiom e poco altro; mentre per la lotta delle scuole e Università, Link Uds.

Diversa, perchè mentre l'anno scorso era una manifestazione che esprimeva spontaneità, sorpresa per la ripresa forte nazionale del movimento delle donne - e i numeri, 200mila, stavano lì a testimoniarlo - quest'anno vi è stata meno spontaneità e più manifestazione canonizzata. Questo se da un lato è endemico, dall'altro è frutto essenzialmente di due aspetti:
primo, una maggiore azione delle esponenti principalmente romane di Nudm nella fase di organizzazione, perchè il corteo fosse canonico, pacifico, gioioso..., contrastando nei fatti le posizioni delle realtà più proletarie e di lotta che invece quest'anno volevano un corteo differente, combattivo, specchio della ribellione delle donne, un corteo espressione delle lotte delle donne su tutte le questioni: dal lavoro, alle discriminazioni, dalla repressione, alla militarizzazione dei territori, alla questione migranti; un corteo contro il governo, che toccasse anche alcuni luoghi simbolo dei Palazzi del governo. Queste erano state parte delle indicazioni venute dall'assemblea nazionale di Pisa, ma sostanzialmente ignorate una volta che la preparazione e gestione della manifestazione è tornata nelle mani delle rappresentanti romane di nudm, lì dove, invece, l'assemblea a Pisa aveva fatto incrinare questo egemonia romana;
secondo, la questione del "piano femminista"; questo ha indirizzato la manifestazione verso il "per", piuttosto che verso il "contro". Infatti il “piano femminista” non è contro il “piano”, le nuove norme predisposte dal governo, ma alternativo; questo pone nel futuro la linea della interlocuzione invece che dello scontro. Se il "Piano femminista" è ora centrale, il movimento verrà indirizzato e sarà al servizio della affermazione, azione verso i Palazzi intorno a questo piano.
Il piano sembra in “strana interlocuzione” con i contenuti e l'impostazione data al 25 novembre dalla Boldrini, dalle istituzioni più in generale, dall'assemblea tenutasi al mattino in parlamento. Naturalmente i due piani non sono la stessa cosa, ma sono interni a quella linea del dialogo, di competizione dialettica tra Stato e movimento che è tutt'altra cosa da un movimento delle donne che con le sue lotte faccia paura a governo, parlamento, e in questo, solo in questo riesca a strappare anche dei risultati. Sempre, e ancora di più oggi in una fase di marcia verso il moderno fascismo, le riforme possono essere solo il sottoprodotto della paura della borghesia della rivoluzione. Invece le esponenti di Nudm operano un rovesciamento, per cui le lotte diventano il sottoprodotto, l'accompagnamento alle riforme (che ora più che mai il governo, il parlamento non può e non vuole dare).

Detto questo, approfondiremo anche nel merito (oltre che nella sua filosofia di cui abbiamo già brevemente parlato – vedi articolo allegato) i punti del “Piano femminista”, distinguendo ciò che è utile alle donne, è in sintonia con la loro lotta e ciò che non lo è, è in contrasto.
Tornando alla manifestazione del 25 novembre. Abbiamo detto che il carattere di realtà grande del movimento femminista resta e non va sottovalutato - 100mila e più sono sempre tantissime donne; inevitabilmente al suo interno ci sono varie posizioni (che possiamo dire schematicamente: sinistra, centro, destra) e ci sono le classi (piccola borghesia, media borghesia, proletariato).
La canalizzazione della “marea” che vogliono e per cui hanno agito nella gestione del corteo, le esponenti, soprattutto romane, di nudm, non può nascondere, impedire l'espressione di queste realtà.
Ma oggi si pone in maniera più chiara a livello di massa che vi sono due o più posizioni, due strade. E questo è un bene. Oggi si pone la necessità dell'autorganizzazione autonoma, dell' unità delle donne proletarie, della “sinistra” femminista; altrimenti prevale sempre e comunque chi è organizzato, queste parlano alle altre, al movimento delle donne di “marea”, ma loro sono sempre più uno “scoglio”.

Tutto questo spiega la reazione delle principali esponenti romane di nudm contro l'mfpr che esplicitamente, nel modo di stare nella manifestazione, nei contenuti, nelle parole d'ordini, nell'affermazione del carattere di classe e rivoluzionario, ha contrastato da subito questa posizione, vi ha fatto una lotta prima (nell'assemblea nazionale di Pisa), durante (nella preparazione del 25) e nel corteo di Roma.
Non stiamo dicendo che l'mfpr è l'unica ad esprimere posizioni in contrasto con quelle di nudm, ma l'mfpr dice e fa la lotta pubblicamente, e in questo si fa voce collettiva; l'mfpr non critica solo uno o alcuni aspetti ma fa una critica su tutti e quindi esprime una linea organica e smaschera una linea organica; l'mfpr non solo fa la lotta di posizione ma, per quello che è possibile per i nostri numeri attuali, la mette in pratica (come è stato il 25 novembre), sfida apertamente e nei fatti le rappresentanti dell'altra posizione, ne scombina i piani, le costringe a venire allo scoperto.

Ma andiamo ai fatti.
Lavoratrici, precarie, compagne, del Mfpr soprattutto del Sud, di Palermo, Taranto, hanno portato il loro piccolo pulmino (per capirci, di 9 posti), insieme a striscioni, bandiere, che sempre vivono nelle lotte quotidiane e sono espressione di queste lotte. Il pulmino era un modo, in una grandissima manifestazione, in un lungo corteo (in cui era anche difficile arrivare alla sua testa per intervenire) per poter parlare, aperto a tutte, era una ricchezza in più.
Le esponenti romane di Nudm, invece, sono venute a dire e insistere, perchè quel pulmino non ci fosse, o che al massimo andasse in coda al corteo, comprese bandiere e striscioni – volendo di fatto considerare “fuori dalla manifestazione”, al pari di “partitini”, lavoratrici, precarie, donne che ogni giorno, e non solo nelle scadenze nazionali, fanno lotte, occupazioni, blocchi, scioperi, presidi, ecc. ecc. Secondo questa logica, per esempio i maschi nella manifestazione delle donne potevano stare, le donne autorganizzate, proletarie, che lottano, e ci mettono le loro facce, No!

Quali motivazioni opponevano le esponenti di nudm al Mfpr:
chi non è di nonunadimeno non può far parte della manifestazione - il corteo deve esprimere una "marea", una marea di individue, di realtà ma di fatto saldamente e obbligatoriamente dentro nudm - chi non sta in nudm, chi mantiene i suoi dati identitari non può stare nella manifestazione. Quindi, sì, una "marea", ma super controllata da una ben precisa realtà romana che, dopo Pisa in cui non avevano tanto il controllo della situazione e tutte le realtà presenti di lavoratrici hanno potuto esprimersi, ha cercato di riprendere il controllo della situazione, imponendo come un diktat i suoi contenuti, i suoi metodi, le sue rappresentanti.
Si impone alle altre, in nome della "contaminazione", del "flusso" ("Anche questo anno per essere marea e per rompere la ritualità vorremmo che non si definissero degli spezzoni all’interno della manifestazione, bensì una contaminazione forte, un flusso di corpi che assieme invadono le strade di Roma. Vorremmo non avere bandiere e simboli identitari, ma ancora una volta mostrare la forza della donne e di tutte le soggettività che in questo anno hanno animato la marea" - da una comunicazione di nudm) di non stare nella manifestazione con le proprie identità politiche, ideologiche, di lotta, di percorsi, di esperienze concrete di organizzazione; mentre nudm deve eccome stare e imporre la sua organizzazione, la sua identità politica e ideologica, i suoi simboli, le sue firme, ecc.
Ma questa è la “dittatura” del pensiero unico, della cancellazione delle lotte e dell'autorganizzazione che tante realtà sui territori o nei luoghi di lotta esprimono. Si tratta di un monopolio che per imporsi deve liquidare le altre realtà.

Altra motivazione portata dalle esponenti romane di nudm:
Le assemblee hanno deciso che vi devono essere solo i 2 camion di nudm e nessun simbolo identitario. Quali assemblee? Quelle romane, di Milano, dove chi ha partecipato senza paraocchi sa bene che tutto sono tranne che democratiche, nel senso di libertà di posizione, di proposte, di linguaggio.
Mentre non è vero – come le esponenti romane sostenevano – che questo fosse stato deciso nell'assemblea nazionale a Pisa. Piuttosto, dell'assemblea nazionale di Pisa (al massimo era stato solo posto da qualche realtà). Non viene detto, invece, che dell'assemblea nazionale di Pisa, con la presenza complessivamente di 500 donne, non si è voluto assolutamente tener conto della decisione di fare un corteo differente, combattivo, di passare dal Ministero del Lavoro, degli Interni. Vale a dire, di Pisa si è preso quello che era conveniente, mentre si sono bellamente cancellate le proposte, indicazioni venute dai settori già in lotta, soprattutto di lavoratrici, precarie.

Ma alla manifestazione di Roma c'è stato purtroppo anche altro, anche questo eloquente e più grave.
Il rapporto, l'intreccio, oggettivo, ma anche soggettivo, tra l'azione di alcune principali esponenti di nudm romane e l'azione della polizia.

Finita la questione del pulmino - perchè l'Mfpr in maniera ferma ha detto che il pulmino non si toglieva, né andava in coda, e in questo ottenendo l'appoggio, sostegno, condivisione di tante donne, compagne, che in maniera schierata o cercando di “convincere” le romane, sono state un grande aiuto per respingere, mettere in difesa le esponenti romane di nudm - in maniera quasi di “passaggio del testimone” la parola e l'azione passa alla polizia.
Digos e polizia in forze vengono e pretendono che si tolgano due cartelli che avevamo affisso sul retro del pulmino. Uno diceva: “maschilisti, fascisti, poliziotti, giù le mani dai nostri corpi” (uno slogan iper usato nelle manifestazioni delle donne), l'altro diceva “Stuprano le donne, torturano i migranti, Minniti, governo siete i mandanti”. Se non li avessimo tolti – diceva la polizia, oltre a minacce di fermi, denunce, perquisizione del pulmino da parte della scientifica (pensavano forse di trovare droga, o armi...?) - la manifestazione non partiva...
Chiaramente, la reazione ferma e inamovibile delle lavoratrici e compagne del mfpr è immediata: i cartelli non si toccano! E alcune lavoratrici si schierano subito a difenderli, respingendo i tentativi della polizia (sia uomini che una donna) di strapparli, di fermare alcune compagne.

Quei cartelli erano più che giusti. Proprio quel giorno, altre 18 donne migranti, e bambini erano stati lasciati affogare; come non denunciare il criminale accordo Minniti/regime libico, l'aiuto, i finanziamenti del governo italiano ai torturatori/stupratori della guardia costiera libica?
Proprio il giorno prima si era aperto il processo ai due carabinieri stupratori di Firenze; come non denunciare nella manifestazione contro la violenza sulle donne, queste violenze di “Stato”, di cui potremmo riempire decine e decine di pagine, a dimostrazione che non si tratta affatto di “alcuni cattivi poliziotti/carabinieri” ma di una ideologia fascista, sessista strutturale e connaturata nel mondo delle forze dell'ordine?
D'altra parte questi cartelli esprimevano due nodi centrali oggi dell'azione nazionale e internazionale contro le donne di questo sistema borghese, dell'imperialismo italiano – come si faceva proprio nella giornata del 25 novembre a non denunciare tutto questo?
D'altra parte questi cartelli non facevano che riportare nel corteo del 25 iniziative di protesta, di lotte delle donne (da Torino a Firenze, alla Sardegna, alle città in cui si lotta con i migranti, ecc.) esprimevano le denunce emerse nell'assemblea nazionale di Pisa. Quindi, non si potevano assolutamente toccare, e più i poliziotti aumentavano, più arrivava un loro capo superiore a minacciare, più la nostra protesta si alzava e, soprattutto e bellissimo, più tantissime donne, ragazze e anche ragazzi si avvicinavano, dicendo alla polizia di andare via; un emozionate momento è stato quando un folto gruppo di ragazze, a cui si sono unite tante altre donne anche anziane, ragazzi, ha gridato per molti minuti: “Poliziotti ma che ci state a fare? a casa ci sono i piatti da lavare”, mostrando che la questione non era tra il nostro piccolo gruppo e i poliziotti, ma che quei poliziotti attaccando noi, attaccava tutte le donne. Questo bella risposta combattiva ha di fatto cambiato la situazione, ha messo in difesa i poliziotti che a quel punto hanno lasciato i cartelli dove ben stavano (è possibile che ci arriveranno denunce, ma il 25 novembre le donne hanno vinto, loro hanno perso).

Ma torniamo alle esponenti romane di nudm. La polizia arriva stranamente subito dopo la querelle sul pulmino di nudm. Ma la cosa grave è che dopo un po' arrivano ancora le esponenti di nudm e non dicono alla polizia di andare via, che quei cartelli erano pienamente legittimi nella manifestazione; niente di tutto questo, ma dicono e insistono con noi che è meglio che effettivamente togliamo quei cartelli, altrimenti la polizia non farà partire il corteo (addirittura...!).
Così nel bel sostegno che vi sarà dopo da parte di tante donne/ragazze, loro se ne restano in mezzo, infastidite. Nonostante altre compagne, pur a loro vicine, ci diano ragione, protestano verso la polizia, o cerchino di mediare.

Ma altro fatto è che, una volta che la polizia si “rassegna” a lasciare i manifesti, non possiamo ancora muoverci e entrare con il pulmino nel corteo perchè, dice la polizia, su questo decidono le organizzatrici della manifestazione e loro aspettano da queste le disposizioni.
Una mascheratura, un gioco delle parti? Fatto sta che oggettivamente c'è un intreccio e l'uno serve l'altro. La polizia usa nudm per bloccarci, nudm utilizza la polizia per continuare ad ostacolare la nostra partecipazione al corteo.
Anche questo ostacolo, non senza difficoltà e necessità di “forzature”, viene sgretolato, sia da noi, sia da altre compagne di nudm.

Ma il 25 novembre si è dimostrato che anche un piccolo gruppo se determinato, se su una linea e ideologia giusta, rivoluzionaria può influire, sia nel “male” (le principali esponenti romane che sono venute a dire di togliere il nostro pulmino, le bandiere e poi i cartelli contro polizia e Minniti), sia nel bene (le tante altre donne, le ragazze che sono venute a dare sostegno alle compagne, lavoratrici del Mfpr).

Ciò che è avvenuto a Roma, è emblematico, di una linea, di una concezione, di una classe. Ma anche di un cambiamento.
Il femminismo borghese e piccolo borghese oggi non è solo opportunista, non solo nelle sue espressioni organiche porta avanti posizioni di destra; ma a tutto questo oggi unisce un isterismo, un astio “militante”, che impedisce di fare una lotta "normale" contro l'opportunismo e il riformismo. Questa è una novità. E non si tratta assolutamente di individue, di alcune persone, ma di una linea, di una concezione organica. Anche a Taranto le esponenti e gli esponenti (i maschi che gonfiando il petto si proclamano “più femministi delle femministe”) di nudm per impedire le bandiere del Mfpr dicono: chiamiamo la polizia...
Una novità che spiega cosa è e come agisce, come si esprime l'opportunismo, il riformismo, quanto è non solo impotente ma pericoloso al movimento di massa proletario, rivoluzionario, in una fase di "moderno fascismo" gestito dalla cosiddetta "sinistra" di governo e parlamentare.

Se il movimento delle donne non comprende la fase, non riuscirà mai a spiegare perchè, nonostante cresca la “marea”, crescono violenze e femminicidi, e contemporaneamente peggiora la condizione di vivibilità quotidiana della maggioranza delle donne, e la risposta del governo sono le politiche securitarie, il primato dell'ordine pubblico e del controllo, che è tutto il contrario della libertà collettiva, individuale delle donne, ed è tutto il contrario della loro autodeterminazione.
Oggi la borghesia, il governo, lo Stato usa la denuncia della violenza per darsi un'altra faccia, e per affermare il binomio repressione/guerra alla maggioranza delle donne, alle donne proletarie.
La questione di genere, quando viene sollevata, viene usata così contro la questione di classe.

Ma questo, attenzione, avviene anche nel femminismo borghese, dove la questione della violenza contro le donne, senza classi, viene via via posta per negare la classe e la lotta di classe.
E alla fine si pone nuda e cruda che anche nel movimento femminista la questione è borghesia/proletariato. Questo è emerso in alcuni momenti chiaramente il 25 novembre. Erano le lavoratrici in lotta tutti i giorni, per il lavoro, contro le discriminazioni, contro il tentativo di ricacciarle nella famiglia (a rischiare anche la vita), contro il peso dei tagli ai servizi sociali, all'assistenza dei malati, dei disabili, dei tagli alla scuola, alla sanità che ricadono tutti sul doppio lavoro delle donne, erano queste lavoratrici che si volevano inquadrare o mettere in coda.
Alcune di nudm, stupidamente alla fine, non trovando argomenti hanno cominciato ad attaccare le lavoratrici e compagne proletarie che non sopravvivono con i propri stipendi, dicendo loro che avevano evidentemente soldi per avere un pulmino (loro, che avevano mega autocarri), o chiamando “borghese” una precaria che licenziata si arrangia a lavare i piatti in ristoranti, ecc. ecc.
Sono robe piccole e meschine, ma denotano che stiamo parlando di due classi.
(altre realtà nella manifestazione del 25 portavano bandiere o striscioni identitari, ma le esponenti romane di nudm sono venute ad attaccare l'Mfpr, perchè sono le parole “proletario” e “rivoluzionario” che danno molto fastidio...).
Secondo questa logica al massimo le proletarie sono accettate o in un clima di collaborazione femminista o espunte e respinte come “identitarie”. Le ragioni collettive delle donne proletarie sono cancellate per principio.
Se si pensa che nella stessa giornata del 25 novembre le imprenditrici hanno manifestato compatte, con simboli simili (palloncini arancioni), è logico pensare che se si va avanti secondo questa logica il prossimo 25 novembre staranno nella stessa manifestazione.

Certo, l'infinita variante di organismi esistenti che si ritrova nella dinamica di questo movimento è fatta di donne che si occupano realmente e quotidianamente di violenze, discriminazioni, ma la logica del “concreto”, la logica del “volontariato assistito” dal governo, che è sempre dipendente dai soldi pubblici, inquina il movimento.

Il 25 novembre, il “piano femminista”, pongono come urgenza la costruzione di un'autonomia di classe da parte del donne proletarie, che sono la maggioranza. Le donne proletarie senza autonomia non possono agire. Sono presenti nel movimento più generale delle donne, ma non possono pesare, non possono decidere, non possono avere influenza, e sono dipendenti dal femminismo piccola e media borghese.
Occorre come abbiamo detto e scritto, una rete, un coordinamento/unità delle lavoratrici, delle precarie, delle disoccupate, delle immigrate, ecc. ecc., occorre far fronte con le grande realtà delle ragazze, delle femministe ribelli.
Questo richiede che le donne proletarie elevino la loro mobilitazione, devono essere forti, ribelli, influenti, riconosciute, non solo nelle e per le loro realtà di lotta, ma anche nel movimento generale delle donne. Le “proletarie” devono essere femministe, devono lottare su tutti i terreni a far proprie tutte le questioni che opprimono le donne, le ragazze, affinchè le “femministe” si uniscano alle proletarie.
L'arma principale oggi di questa autonomia del femminismo proletario è lo sciopero delle donne.
Ma, diciamo subito, che non abbiamo alcuna intenzione di fare il prossimo 8 marzo la ripetizione dello “sciopero globale”, come è uscito dall'assemblea del 26 novembre.
Noi vogliamo ed è necessario che lo sciopero delle donne sia reale, si estenda in tante fabbriche, in tante altre realtà di lavoro, sottolavoro, precario, in realtà in cui non è mai arrivato neanche il messaggio; le braccianti, le immigrate ipersfruttate e schiavizzate, ecc.
Ma perchè sia questo è necessario prima che le realtà di lotta delle proletarie si uniscano, facciano rete, cerchino le realtà di lavoratrici, precarie che non sono su internet...; che si faccia inchiesta sul posto, che si organizzi una marcia delle donne nei luoghi più simbolici dello sfruttamento, dell'oppressione, delle violenze delle donne – come è stato proposto da interventi nell'assemblea di Pisa.

Il movimento è un divenire, è una dialettica, una contraddizione, ma senza trattare la contraddizione interna e i due poli di essa, non ci potrà essere sviluppo, ma solo composizione. E questo è contro le istanze, i bisogni, le esigenze che le stesse espressioni organizzate dichiarano di affermare.
E' questa la sfida che l'Mfpr ha lanciato, la scintilla che essa ha rappresentato per lo sciopero delle donne – che ora sembra un fatto scontato – ora va consegnata a 10-100-1000 fuochi di contraddizione interne al movimento, che trasformi la “marea” rappacificata e festosa in prateria infiammata del cambiamento.


01/12/17

Indotto FCA Melfi una lavoratrice denuncia

una lavoratrice metalmeccanica riceve una lettera di trasferimento a centinaia di chilometri da casa e dalla fabbrica,
Dovrebbe abbandonare figli, famiglia e propri cari per non perdere il posto di lavoro.
Si ribella, chiede aiuto, denuncia la questione in assemblea. Non si capisce come andrà a finire. Dopo pochi mesi riceve una lettera di contestazione per un lavoro che secondo il padrone non avrebbe svolto. La lavoratrice controlla e risulta che quel giorno era a casa e fruiva del riposo.
Anche questa è una violenza da denunciare e condannare senza indugi!

mfpr

OCCORRE UN "DIRITTO DISEGUALE" PER LE DONNE

L'articolo, di cui di seguito pubblichiamo stralci, è utile per contrastare una posizione, presente da destra nel campo Istituzionale, ma anche da sinistra in alcuni settori del movimento delle donne, sulla battaglia per l'uguaglianza delle donne. 

La questione dell'uguaglianza è chiaramente strumentale da parte della borghesia che via via utilizza sempre più il problema della disparità della condizione femminile rispetto a quella degli uomini (che chiaramente è vera) per affermare una "parità" nel peggio, vedi nelle condizioni di lavoro più sfruttate, sulla questione dell'età pensionabile, ecc.; quindi il governo, i padroni non solo non danno più diritti alle donne, ma tolgono quelli esistenti, di tutela rispetto ad una condizione oggettivamente diseguale - che continua fortemente ad esserci. 
La condizione generale di disparità resta eccome, i pochi diritti "diseguali" invece no!

In alcuni settori del movimento femminista, soprattutto di area riformista, la questione della battaglia per l'uguaglianza viene posta in senso di più diritti per le donne, ma senza una critica e lotta di classe rischia di scadere, in questo sistema capitalista, negli stessi effetti dell'azione della borghesia.

Per questo le donne, sembra paradossale ma non lo è, devono lottare per un "diritto diseguale", che risponde alle condizioni "diseguali" di discriminazione, di doppio sfruttamento e oppressione delle donne. E questo non solo per l'oggi. 

Nelle lotte rivoluzionarie, nelle guerre popolari, es. durante la guerra popolare in Nepal, le donne maoiste dicevano che per affermare il potere della 'metà del cielo' occorre un “diritto diseguale”: ci battiamo per un potere che realizzi non “l'uguaglianza” ma la “disuguaglianza” e attraverso la disuguaglianza realizzi la vera uguaglianza. Perchè anche il potere del proletariato, socialista dovrà ancora per molto tempo dopo la rivoluzione "torcere per raddrizzare", affermare il diritto diseguale (cioè più diritti alle donne), perchè si affermi una vera liberazione che rompa ogni catena materiale e ideologica. 

(dall'articolo di Silvia Niccolai su Il Manifesto)
"Molti, anche esponenti politici, sostengono che una donna non dovrebbe essere discriminata in quanto madre, come sarebbe accaduto alla signora licenziata da Ikea qualche giorno fa.
È vero, ma dicendo questo non si coglie del tutto la posta in gioco.
Da quarant’anni il diritto antidiscriminatorio, dettato dalla Ue e interpretato dalla Corte di Giustizia, ripete che come genitori donne e uomini sono eguali. Giustissima idea, che però è servita a dire che sono discriminatorie le norme nazionali che assicurano alle donne tutele ulteriori rispetto a quelle strettamente legate al fatto biologico della gravidanza e del parto...
Perciò è stato considerato discriminatorio, nel 2008, che le pubbliche dipendenti italiane potessero andare in pensione prima degli uomini; così come, nel 1988, furono condannate norme francesi che anticipavano l’età pensionabile delle donne in relazione al numero di figli.
Per il diritto europeo, che condiziona quello italiano, nessuna donna può dire «sono stata discriminata in quanto madre» se un uomo nella sua stessa situazione sarebbe stato trattato allo stesso modo.
Se la condizione di genitore è considerata dal datore egualmente irrilevante nei confronti sia dei dipendenti, sia delle dipendenti, non c’è discriminazione...
In questo quadro, una donna licenziata perché si occupa di un figlio disabile...
Elogiatissimo per la sua lotta progressista contro gli stereotipi di genere, il diritto antidiscriminatorio è servito alla Ue a smantellare le legislazioni protettive del lavoro, e a ridurre il campo delle ragioni che un lavoratore può opporre al datore...
Dopo che il divieto di lavoro notturno per le donne fu abolito perché discriminatorio. le condizioni del lavoro notturno sono diventate più gravose per tutti i lavoratori...
la Ue ha demolito la legittimazione di ogni tutela nel lavoro e ha costruito il suo modello ideale: la persona che vive per garantire il soddisfacimento delle esigenze del mercato.
Non parliamo, dunque, di «diritti delle donne»...