La violenza degli uomini è la prima causa di morte per le donne nel mondo.
In Italia, un giorno sì e uno no, un uomo uccide una donna.
Il silenzio sulle relazioni di potere e oppressione degli uomini sulle donne ci sta portando al massacro.
E’ ora di tornare, insieme, ad agire e reagire!
Il 18 ottobre 2012 sotto il Tribunale dell’Aquila si è tenuto un sit-in di femministe e lesbiche in solidarietà con la giovane donna sopravvissuta allo stupro e al tentato omicidio da parte di un militare impiegato nell’operazione “strade sicure”.
A seguito di questa iniziativa, il 28 ottobre, a Roma, si è tenuta un’assemblea di donne femministe e lesbiche di Roma, L’Aquila, Bologna, Tieste, Milano, Sardegna.
Ci siamo ritrovate unite dal desiderio di riprendere collettivamente ad immaginare ed agire spazi di conflitto, forti di un’analisi condivisa sulla violenza maschile contro le donne e sulle sue radici profonde, mutuata mettendo insieme, negli anni, esperienze e riflessioni.
Nel 2007 in tante abbiamo detto che “l’assassino ha le chiavi di casa”.
Le esperienze di moltissime donne ci dicono che la famiglia è il primo luogo della violenza sulle donne, e gli uomini che la commettono sono quasi sempre conosciuti: mariti, padri, fidanzati, ex fidanzati, e anche: vicini di casa, datori di lavoro, professori, medici.
La violenza sulle donne non ha colore, né passaporto, né classe, né età, ma ha un unico genere: sono gli uomini a compierla.
Abbiamo compreso e contrastato l’uso strumentale che la politica fa della violenza degli uomini contro le donne unicamente a fini razzisti, repressivi, e di controllo sociale.
La violenza maschile sulle donne e sulle lesbiche è uno strumento atto a perpetuarne l’oppressione. Affonda le radici nel sistema patriarcale e interagisce con altri sistemi e dispositivi ideologici di oppressione (capitalismo, neo-colonialismo, fascismo, razzismo).
In Italia, un giorno sì e uno no, un uomo uccide una donna.
Il silenzio sulle relazioni di potere e oppressione degli uomini sulle donne ci sta portando al massacro.
E’ ora di tornare, insieme, ad agire e reagire!
Il 18 ottobre 2012 sotto il Tribunale dell’Aquila si è tenuto un sit-in di femministe e lesbiche in solidarietà con la giovane donna sopravvissuta allo stupro e al tentato omicidio da parte di un militare impiegato nell’operazione “strade sicure”.
A seguito di questa iniziativa, il 28 ottobre, a Roma, si è tenuta un’assemblea di donne femministe e lesbiche di Roma, L’Aquila, Bologna, Tieste, Milano, Sardegna.
Ci siamo ritrovate unite dal desiderio di riprendere collettivamente ad immaginare ed agire spazi di conflitto, forti di un’analisi condivisa sulla violenza maschile contro le donne e sulle sue radici profonde, mutuata mettendo insieme, negli anni, esperienze e riflessioni.
Nel 2007 in tante abbiamo detto che “l’assassino ha le chiavi di casa”.
Le esperienze di moltissime donne ci dicono che la famiglia è il primo luogo della violenza sulle donne, e gli uomini che la commettono sono quasi sempre conosciuti: mariti, padri, fidanzati, ex fidanzati, e anche: vicini di casa, datori di lavoro, professori, medici.
La violenza sulle donne non ha colore, né passaporto, né classe, né età, ma ha un unico genere: sono gli uomini a compierla.
Abbiamo compreso e contrastato l’uso strumentale che la politica fa della violenza degli uomini contro le donne unicamente a fini razzisti, repressivi, e di controllo sociale.
La violenza maschile sulle donne e sulle lesbiche è uno strumento atto a perpetuarne l’oppressione. Affonda le radici nel sistema patriarcale e interagisce con altri sistemi e dispositivi ideologici di oppressione (capitalismo, neo-colonialismo, fascismo, razzismo).
