Visualizzazione post con etichetta Verso il 22. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Verso il 22. Mostra tutti i post

05/11/08

Volantino sommosse Perugia per il corteo studentesco del 7 novembre

CRISI = SOSTANTIVO INVARIABILE DI GENERE FEMMINILE

Chi ne pagherà il prezzo più alto? LE DONNE

Quindi? ASCOLTIAMOLE!!!

Sì, perché siamo anche le più arrabbiate e siamo stufe di uno Stato clerical-fascista che vuole ricacciarci in casa (per chi ce l’ha) attraverso il ricatto economico-sessuale, tagliando posti di lavoro soprattutto femminile ed eliminando il tempo pieno (cfr. Gelmini).
Siamo stufe di uno Stato e di un sistema sociale che ci vuole sempre più precarie e più povere (cfr. finanziaria 2009 e collegato 133), mogli e madri economicamente dipendenti dagli uomini, costrette a vivere dentro le mura di una famiglia, a svolgere quel ruolo di ammortizzatore sociale di cui il pubblico non si fa più carico. Una famiglia in cui spesso si consumano violenze atroci. Femminicidi che hanno dei mandanti, che noi identifichiamo nella violenza istituzionale e nell’ideologia ecclesiastica (con tutto il suo portato normativo - repressivo, comportamentale - culturale e mediatico).
Siamo stufe di uno Stato inquisitorio che perseguita ogni voce stonata e promuove l’appiattimento culturale sul “pensiero unico”.
Siamo stufe di uno Stato fascista e razzista, che promuove la guerra tra poveri e la repressione, attraverso l’uso strumentale della violenza sessuale e della povertà degli “italiani”.
Siamo stufe dei governi di destra e di sinistra che ascoltano soltanto la voce di papi e padroni, che vorrebbero spingerci verso la brutalità di un nuovo medioevo.

NOI NON ABBIAMO NE’ PAPI NE’ PADRONI!
SIAMO DONNE E UOMINI LIBERI DI AUTODETERMINARSI E POSSIAMO FARLO ATTRAVERSO L’AUTORGANIZZAZIONE!

riappropriamoci degli spazi di confronto, dell’agire politico, della formazione, autonomamente:

Sabato 22 novembre 2008 - Roma, p.zza della Repubblica, h 14:00
MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

si organizzano pullman – per contatti e informazioni rivolgersi a Miriam, mistymixi@oziosi.org o Luigia, sommosprol@gmail.com

Collettivo Sommosse Perugia

LIBERE E TRAVOLGENTI


L'onda va avanti e non si ferma! Inonda strade, piazze, assemblee, costruisce nuovi linguaggi, apre spazi di discussione, pratica l'autorganizzazione come forma di agire politico.

Noi donne in onda della Sapienza vogliamo portare avanti sia un'analisi politica, sia nuove pratiche di movimento che aprano spazi per tutte e tutti.

La mobilitazione, partita dalla battaglia contro i decreti 133 e 137, ha allargato il suo campo d'azione e di rivendicazione. A partire dalle scuole primarie l'onda è dilagata nelle scuole e nelle università ponendo al centro la questione dell'autonomia economica, politica, esistenziale.

L'onda anomala vede il protagonismo delle donne nel movimento. Sono state le donne ad accendere la protesta: sono state le maestre e le mamme che hanno contestato il decreto Gelmini non solo per tagli consistenti ai posti di lavoro, ma anche per quelli alle ore di scuola. Con la riduzione del tempo- scuola da 40 a 24 ore, l'attacco al progetto educativo diviene complessivo. Il tempo pieno, infatti, rappresenta un modello educativo in cui la madre da un lato non è l'unica referente della formazione e della educazione affettiva, e dall'altro permette l'espressione di un'autonomia attraverso la liberazione di tempi di vita.

La precarietà estende l'assenza di garanzie e la discontinuità di reddito a tutte le figure lavorative.

Le conseguenze sono sotto i nostri occhi ogni giorno nelle università, dove il lavoro è spesso gratuito, sotto forma di stages e tirocini, o semi-gratuito con le docenze a contratto, peraltro regolate da criteri di reclutamento arbitrari. Arbitrarietà che per le donne aggiunge l'aggravante di venire discriminate per il fatto stesso di essere donne.
La maternità (o la sua potenzialità) diventa un motore di espulsione dal lavoro, incidendo negativamente sulle assunzioni e le stabilizzazioni. Se in Italia la percentuale delle donne laureate è il 55% del totale, quella delle ricercatrici scende al 29%.

L'accesso delle donne al mondo del lavoro è ormai riconosciuto come condizione diffusa (anche se in Italia limitata, abbiamo infatti uno dei tassi di occupazione femminile più bassi d'Europa), ma con le attuali politiche assisteremo ad una trasformazione dei tempi di vita delle donne.
Prendiamo ad esempio tutti quei casi in cui le donne, pur di non perdere il loro lavoro precario, si trovano a dover scaricare il lavoro di cura su altre donne: le nonne o le migranti e le giovani precarie a cui consegneranno parte o tutto il loro stipendio.

Il corpo delle donne viene attraversato da linee di potere specifiche e il conflitto di genere vive nelle nostre relazioni, come vediamo nel mondo delle università, della ricerca e del lavoro.

Non crediamo che il sapere sia neutro, non crediamo alla parità tra i generi quando proprio nell'università è evidente come nella gerarchia di potere le donne non arrivino quasi mai ai vertici della piramide, basta vedere il numero bassissimo di docenti ordinarie.

C'è una cecità di genere e noi siamo intenzionate a vederci chiaro.
Dobbiamo e vogliamo mettere in gioco i nostri desideri e le nostre rivendicazioni. Riteniamo che, dentro l'università, esista una completa assenza di dibattito e di studi che affrontino le tematiche di genere, proprio per questo pensiamo che la didattica ufficiale debba affrontare tali questioni, attraverso la partecipazione diretta delle studentesse e delle ricercatrici; così come al contempo rivendichiamo la necessità di costruire momenti di autoformazione, attraverso cui costituire saperi differenti.

Il corpo delle donne continua ad essere il veicolo di politiche securitarie, approvate a colpi di decreti, come il pacchetto sicurezza che individua nell'immigrato l'unico colpevole delle violenze, o come il D.d.L. Carfagna che, criminalizzando le prostitute, controlla e gestisce i comportamenti e i modi di esistenza di tutte le donne. La presunta vulnerabilità delle donne diventa un espediente per giustificare tutte le misure di controllo, dalla militarizzazione delle strade alla criminalizzazione dei migranti.

Vogliamo un welfare che consenta l'indipendenza delle donne.
Vogliamo un consultorio in tutte le scuole e le università, così come un'educazione che parli di sessualità sin dalle scuole elementari.

Non vogliamo pagare noi la crisi, non vogliamo rispondere all'appello al sacrificio, non vogliamo delegare a nessuno le decisioni sul nostro presente e sul nostro futuro, non vogliamo subire un controllo sempre più pervasivo.

Riteniamo fondamentale portare questo dibattito nelle università in mobilitazione, farlo vivere nella proposta di autoriforma e declinarlo nelle rivendicazioni del movimento .

Il 22 novembre, alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne, vogliamo costruire uno spezzone nazionale come studentesse, ricercatrici e dottorande che porti la forza e la determinazione dell'onda.

Non sarà un punto di arrivo, ma un momento di denuncia e di reazione sulla violenza contro le donne.

Saremo onda ancora una volta: riprenderemo i nostri spazi invaderemo e bloccheremo la città.

Perché non saranno i nostri corpi né i nostri desideri a pagare la crisi!

Donne in onda della Sapienza in mobilitazione

04/11/08

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

La Gelmini ci vuole tutte a casa .... la legge 133 sempre più precarie!
La finanziaria 2008 prevede tagli ingenti all'istruzione pubblica, scuola e università, con l'obiettivo di trasformare i servizi pubblici d'istruzione in fondazioni private e alimentare la compartecipazione dei privati nella sanità in maniera consistente, eliminando i fondi per consultori e centri anti violenza (servizi fondamentali per la salute delle donne).

I tagli alla spesa sociale sono un duro attacco alla libertà e all'autonomia delle donne che saranno così costrette a svolgere il ruolo di ammortizzatore sociale sostenendo tutti quei servizi di cura di cui il pubblico non si fa più carico.

La riforma Gelmini (ex dl 137), in nome della maestra unica, taglia in primo luogo posti di lavoro di donne-insegnanti e blocca qualsiasi futuro a chi oggi studia scienze della formazione. Inoltre la riduzione del tempo scuola da 40 a 24 ore settimanali (cancellazione del tempo pieno) ricaccerà la donna nell'unico e solo ruolo che le è stato concesso nella storia: quello di madre a casa a farsi carico dei propri figli, costretta addirittura a rinunciare al proprio lavoro.

La legge 133 taglia i fondi alla ricerca incidendo sulla formazione e sulla possibilità di specializzazione sempre più necessario soprattutto per quelle donne che guardano al mondo della scienza. La riduzione del turn over al 20% chiuderà sempre di più le porte alle ricercatrici che, già oggi a parità di curriculum non vengono stabilizzate a vantaggio degli uomini. Le donne continueranno a lavorare gratuitamente, senza alcun riconoscimento!

Vogliono renderci sempre più precarie e meno garantite, ci vogliono mogli e madri economicamente dipendenti dagli uomini.

Vogliono farci pagare il prezzo più alto .. ma

NON SAREMO NOI A PAGARE LA LORO CRISI!

ASSEMBLEA DELLE DONNE IN ONDA...
5 novembre ore 16 facoltà di fisica aula amaldi

27/10/08

Dal m.f.p.r. sulla manifestazione del 22 novembre a Roma

Ciao a tutte!

All'assemblea nazionale del 18 non abbiamo partecipato perché impegnate nelle manifestazioni locali nelle città in cui siamo presenti in occasione dello sciopero del 17 Ottobre, vogliamo comunque dare un contributo al dibattito in vista della manifestazione del 22 novembre e sulla base della discussione in corso.

Importante è che l'analisi e la denuncia della violenza non è rimasta circoscritta e limitata ma ha toccato i diversi aspetti, dalla violenza sessuale, alle uccisioni delle donne, dalla violenza di Stato attraverso leggi sempre più repressive, da Stato di polizia, di Stato sempre più razzista, alla denuncia delle guerre imperialiste e della militarizzazione con le conseguenti forme di violenza fascista/maschilista che si abbattono contro le donne, così come la violenza del governo e dei padroni che non è solo legata alle specifiche condizioni di lavoro ma anche all'oppressione sessuale in una marcia che vuole attaccare sempre più rapidamente le donne nelle loro condizioni generali di vita e nella loro autodeterminazione, così come abbiamo anche dibattuto nell'incontro nazionale del Tavolo/Lavoro del 27 settembre scorso, da cui tra le diverse proposte è uscito e poi si è fatto il volantino del 17 con l'appello e l'invito per la manifestazione del 22, che, come abbiamo letto anche in rete, è stato ben accolto dalle tante lavoratrici e precarie in protesta.
Ciò è un segnale importante che ci deve continuare a spingere a guardare e a rivolgerci, così come è emerso anche nell'assemblea, alle tantissime donne ma anche ragazze che in questi giorni stanno scendendo in piazza.

Tuttavia i report che sono apparsi in rete dopo l'assemblea, sia rispetto ai punti per la piattaforma che rispetto alla proposta dello striscione di apertura, non sono sembrati dare una immediata e chiara traduzione del dibattito effettivo, ma anche della ricchezza di analisi, lotta e proposte a partire dalla manifestazione del 24 novembre dello scorso anno.

La determinata e lucida denuncia politica dell'uso strumentale della violenza sulle donne per far passare il pacchetto sicurezza, le politiche securitarie e razziste e il tentativo di occultare come la famiglia sia il luogo in cui maggiormente le donne subiscono violenza, frutto anche di sempre più oppressione sessuale per le donne sui luoghi di lavoro, per la precarietà, i bassi salari, licenziamenti;
l'interconnessione dello scaricare sempre più sulle donne il lavoro di cura - dalla culla alla tomba- come ben emerge, ad esempio, dal dl Gelmini- che vede tutti gli aspetti- dall'attacco frontale all'occupazione principalmente femminile, alla prospettiva di una socializzazione del lavoro di cura, ripropone, attraverso la restaurazione della maestra unica, la figura materna, il rapporto esclusivo e "privilegiato" madre-figlio, e, con esso, il ruolo subalterno delle donne, in primis in famiglia, ma nell'intera società e la violenza sulle donne. Ripropone il vecchio e impossibile, da superare in questa società, ruolo del lavoro delle donne come "integrazione" al reddito principale per il sostegno della famiglia e, quindi, non fondamentale: le donne sono pertanto "licenziabili" più facilmente e trova un rafforzamento ideologico e sociale la centralità della famiglia.
Il dl Carfagna mostra poi in pieno l'altra faccia della medaglia con la criminalizzazione delle prostitute di "strada", il falso moralismo che vuole la prostituzione per "bene" nei sexy center di lusso, il moderno medioevo del ritorno alle case chiuse che significa "clandestinizzare" maggiormente le prostitute, tra cui le tante donne immigrate.

In questo senso i contenuti della piattaforma/manifesto appaiono come messi in un elenco senza articolazione tra di loro, mentre è importante indicare e fare emergere cosa unisce tutte questi punti, tutte queste forme di violenza, il rapido avanzare di tutte le forze a livello economico, politico, culturale, sociale verso un sistema di moderno fascismo e moderno medioevo.
L'elenco va tenuto unito alla denuncia generale di questo sistema sociale, è proprio dalla denuncia di tutti i vari aspetti della violenza contro le donne che emerge infatti la violenza "sistemica"di questa società capitalista e imperialista che fa della subalternità delle donne un proprio puntello e che per questo non può essere riformata ma solo rovesciata.

Sembra poi sparita dall'agenda del sommovimento femminista l'offensiva contro il diritto d'aborto, culminato con il blitz poliziesco all'ospedale di Napoli, l'evidente assunzione in prima persona dell' attacco all'autodeterminazione delle donne direttamente con la repressione, per non parlare del ruolo attivo della Chiesa di Ratzinger nel portare avanti la controffensiva ideologica, politica tesa a riportare le donne verso un moderno medioevo.

Per quanto detto sopra anche la parola d'ordine dello striscione non rispecchia, secondo noi, l'articolazione dei diversi aspetti della violenza riducendo alla sola violenza maschile, mentre si dovrebbe riuscire a mettere in evidenza il ruolo che governo, padroni stato chiesa hanno, così come nella seconda parte "insieme libere ed indecorose" non emerge l'aspetto fondamentale della lotta "che ci fa libere".

Movimento femminista proletario rivoluzionario