10/06/24

Dior: “Borse costate 53 euro vendute a 2.600” - E le operaie sfruttate quanto vengono sottopagate?

Da Repubblica
Caporalato nella moda, per Manufactures Dior amministrazione giudiziaria: sfruttamento della manodopera nelle aziende produttrici. “Borse costate 53 euro vendute a 2.600”
L’inchiesta dei carabinieri e della procura di Milano. L’accusa: le aziende fornitrici cinesi fanno ricorso a manovalanza in nero e clandestina
Nuovo caso di caporalato nell'alta moda. Dopo Alviero Martini spa e Armani, è ora il turno di Dior. I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano hanno dato esecuzione a un decreto di “amministrazione giudiziaria” emesso dal Tribunale di Milano a carico dell'azienda Manufactures Dior srl, società della maison dell'alta moda francese.

Elezioni - un commento da una compagna... - Ascolta domani ORE 12 Controinformazione rossoperaia - l'analisi e la valutazione proletaria e comunista

Ilaria eletta! Alla faccia di Orban
...è l'unica nota positiva

07/06/24

Un video di Ilaria Salis - L'importante è la continuazione della battaglia, della lotta per la libertà di Ilaria e contro i governi neri di Orban e della Meloni


Noi rispettiamo coloro che voteranno Ilaria Salis. Ma riteniamo, sulla base anche di quanto accaduto finora per Ilaria, che solo la continuazione ed estensione della battaglia, delle iniziative in Italia, come in Ungheria potrà liberare Ilaria. 
Questa mobilitazione ha permesso finora che Ilaria almeno uscisse dall'orrore del carcere; ed è sempre la lotta la strada vincente degli antifascisti, di chi lotta contro i governi che marciano, anche con le elezioni europee, verso un aperto fascismo istituzionale, in primis il nostro governo Meloni.
La lotta, perchè la vicenda gravissima di Ilaria resti emblematica di tanti antifascisti, compagni, compagne, che sono incarcerati per le loro idee e impegno nel lottare per i diritti, per la giustizia, contro il fascismo, la guerra imperialista, e oggi al fianco del popolo palestinese.
La lotta, perchè la battaglia antifascista deve essere oggi più che mai interna alla lotta generale per rovesciare questi Stati, questi governi di sfruttamento, oppressione, repressione, miseria, massacri dei popoli.
Questo è necessario comprendere oggi.

Per questo riprendiamo stralci da un articolo pubblicato il 10 aprile
L'importanza della battaglia politica per la liberazione di Ilaria Salis 
La vicenda di Ilaria Salis è importante non solo dal punto di vista della stessa democrazia, degli stessi diritti democratici borghesi, della denuncia di una repressione fascista che viene portata avanti nei confronti di Ilaria, ma dal punto di vista dei proletari, cioè questa battaglia è importante e deve interessare i proletari italiani come le masse ungheresi, è una vicenda che aiuta la battaglia sia in Ungheria contro il governo Orban, sia in Italia contro il governo Meloni.
(In Ungheria negli mesi recenti, con grandi manifestazioni contro il governo Orban accusato di corruzione) c'è una situazione che apre delle crepe nel governo Orban e questo è un fatto positivo. 
Ma in che senso è importante la vicenda Ilaria Salis in Ungheria? E’ importante perché essa dimostra che la corruzione che viene messa molto in evidenza è legata all'intera politica di Orban, del governo, dei ministri, ecc. Una politica che è fascista a 360°, che attacca i minimi diritti democratici, che chiama coloro che lottano “criminali” che devono essere puniti nella maniera peggiore, come appunto sta avvenendo per Ilaria Salis che viene anche visivamente portata in Tribunale come una criminale con le manette ai polsi e ai piedi, portata come un cane con le catene. Si tratta di una politica generale, una politica che difende i neonazisti e che non fa che incrementare in Ungheria tutta questa presenza del neonazismo.
La vicenda di Ilaria Salis è una vicenda che è importante per aiutare la lotta delle stesse masse ungheresi contro il governo Orban, per la caduta di questo governo, che ora ha appunto delle crepe soprattutto all'interno, ma che ora vede decine di migliaia di persone scendere in piazza nonostante la feroce repressione, la pesante intimidazione che c'è verso chi lotta.

Ma perché è importante anche per l'Italia, per il nostro paese?
La prima questione è abbastanza banale: il governo Orban ha come principale amico il governo Meloni che fin dall'inizio della sua nascita ha appoggiato Orban e tutta la sua politica.
Come Orban sulla vicenda della Salis dice – e minaccia - di non trasformare la questione della detenzione in battaglia politica contro il governo ungherese, lo stesso sta facendo il governo Meloni: sia la Meloni, sia Salvini, sia anche il ministro Tajani dicono di non far diventare questa vicenda politica e quindi vogliono anche qui mettere a tacere le voci, le manifestazioni, le iniziative di protesta che invece stanno aumentando.
Il legame che c'è tra Italia e Ungheria sta anche nell'aspetto della corruzione. In Italia abbiamo dovuto assistere alle "assoluzioni", alla messa a tacere in Parlamento sia della vicenda di Salvini, del suo legame dimostrato in pieno con Putin, sia verso l’ultracorrotta Santanchè. Quindi siamo a un governo, anche in Italia, in cui è evidente l'aspetto della corruzione di ministri, ministri nominati anche per una sorta di nepotismo come il ministro dell'Agricoltura, ministri che hanno degli scheletri pesanti nei loro armadi. Il modello è il governo Orban, la prospettiva, verso cui il governo Meloni sta andando, è ancora più nera.
Un governo Meloni che anche nei confronti dei diritti democratici è sulla stessa tangente di Orban, con la repressione che stiamo vedendo verso i giovani, verso gli studenti, le università, nei confronti del minimo dissenso verso l’azione del governo che è anticostituzionale soprattutto sul terreno della guerra, dell'invio di armi in violazione dell'articolo 11 della Costituzione, e la stessa missione nel Mar Rosso non è un semplice schieramento ma è un intervento attivo nel teatro di guerra imperialista che sta portando avanti il governo Meloni a sostegno dell'azione criminale di Israele. Così come tutta la repressione dell'antifascismo, del dissenso anche dal punto di vista culturale, dei legami delle università con Israele.
Noi chiamiamo i proletari, i lavoratori, le lavoratrici, a capire come questa lotta per la libertà di Ilaria Salis sia una battaglia importante, sia una battaglia effettivamente politica, perché l'antifascismo, la lotta contro i governi neri, sia in Ungheria sia in Italia, è una lotta giustamente politica che deve essere ancora più politica fino al rovesciamento con la lotta delle masse di questi governi.
Che questa vicenda venga presa in mano proprio da chi è più colpito dalla politica dei governi.
Ilaria Salis non sta lottando solo per sé, sta lottando per le masse ungheresi, per aiutare la lotta e la comprensione di che cosa è questo governo Orban che sta provando sulla propria pelle, sta aiutando i lavoratori, le masse qui nel nostro paese nel capire meglio qual è la strada che sta percorrendo il governo Meloni e che cosa è oggi il governo Meloni.

04/06/24

Tante alla fiaccolata per Giada - Di nuovo femminicidi, stupri - E la UE tira fuori una direttiva ultra annacquata...

Serve più mobilitazione... ma serve soprattutto che le donne 
la facciano prima la lotta, unite e organizzate


Oltre duemila persone alla fiaccolata per Giada, 
partita dalla sua casa e giunta al cavalcavia da dove è stata buttata giù dal suo ex compagno. 

Altre donne, ragazze in questi giorni, settimane sono state ammazzate da mariti, fidanzati, che reagiscono alla loro misera frustrazione di essere lasciati, uccidendo. Alcune, ancora una volta, avevano denunciato precedenti violenze (ma a che serve, in questo maledetto sistema?). 
Altre donne sono state stuprate e alcune hanno dovuto subire una doppia violenza, come la manager a Milano, che dopo lo stupro, per lo stupro, è stata licenziata - e nessuna Istituzione statale ha immediatamente impedito all'azienda di fare questa altra violenza.

E mentre femminicidi, stupri non hanno mai fine, proprio in questi giorni la UE ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale una Direttiva 1385/2024 del 14 maggio 2024 sulla "lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica".
Una direttiva che è un affronto alle donne.
Le stesse giornaliste che ne parlano sui giornali borghesi dicono: "Ci sono voluti due anni per l'approvazione del testo definitivo della proposta della Commissione europea fatta l'8 marzo del 2022" - due anni! E dicono poi: "il testo è stato annacquato con la conseguenza che è difficile cogliere la portata innovativa dell'atto che, anzi, per alcuni aspetti segna un passo indietro rispetto alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo e alla Convenzione di Istanbul". 
Una direttiva che addirittura non inserisce la nozione di "stupro" - presente prima nella proposta e che chiedeva la criminalizzazione dello stupro in ogni caso di mancanza di consenso.
Le pene previste per chi commette violenza sessuale sono ridicole. Per esempio nel caso di "matrimonio forzato", la pena può essere massima di tre anni; così per le mutilazioni genitali massimo cinque anni, per lo stalking un anno - e poi gli uomini che hanno distrutto la vita delle donne escono tranquillamente e... ricominciano...
La Direttiva lascia poi ampio margine agli stati nazionali di applicare la prescrizione.
Infine - e se non fosse tragico sarebbe ridicolo - questa direttiva non va in vigore neanche da subito, ma dovrà essere "recepita entro il 14 giugno del 2027" - tra 3 anni!

Questa è la risposta che la UE - e ancora peggio faranno i singoli Stati e governi, pensiamo al nostro della Meloni - danno alle Giada, alle Giulie...
Sono queste Istituzioni complici dei femminicidi, degli stupri!
E la nostra lotta deve colpire anche loro.

Le voci delle donne e del Mfpr nella manifestazione del 2 giugno a Taranto, per la Palestina, contro le guerra imperialiste, contro il G7 in Puglia

Contro le fabbriche di armi/ La complicità del governo Meloni nel genocidio di Israele/ non è affatto iniziato tutto il 7 ottobre



Mfpr: Con la resistenza palestinese/ Contro il G7/ non facciamoli stare tranquilli...

Fuori dagli arresti domiciliari Nicoletta Dosio! Basta con questa persecuzione! La massima solidarietà dalle compagne del Mfpr



‘Da ora sono ai domiciliari.’ La scarna notizia l’ha diramato lei stessa, Nicoletta Dosio, ed era poco dopo la mezza di oggi, 1 giugno. E tuttora, mentre a fine giornata scrivo queste note, i messaggi di solidarietà, incredulità, indignazione non smettono di arrivare sui social e sulle chat del Movimento No Tav e non solo.
Un caso di accanimento giudiziario increscioso, non solo considerata l‘età, l’evidente innocuità della ‘condannata’, ormai 78 enne, ma più ancora per le ‘motivazioni’: storica attivista del Movimento No TAV, i domiciliari le sono stati ennesimamente inflitti per le ‘evasioni’ di cui, verso la fine del 2016, fu protagonista come forma di disobbedienza civile rispetto agli arresti domiciliari che l’avrebbero voluta confinata nella sua abitazione di Bussoleno, Ben 130 evasioni (una cosa ridicola!) dal 4 novembre al 20 dicembre 2016, che lo stesso rappresentante della pubblica accusa ha poi ridotto a due casi soltanto (il numero 130 quantificava i ‘controlli’ da parte delle FFOO) trattandosi in effetti di un’unica condotta – come sottolinearono i difensori della Dosio, gli avvocati Valentina Colletta ed Emanuele D’Amico. “Nicoletta non è mai scappata e non si è mai sottratta alla giustizia: ha sempre reso pubblici i suoi spostamenti. Lo stesso procuratore capo dell’epoca, Armando Spataro, nel corso del procedimento prese atto del carattere politico della presa di posizione della nostra assistita e parlò di ‘innocuità della condotta’”.
“Rivendico tutto quello che ho fatto. Se sono pronta a rifarlo? Io sono sempre io” fu il lapidario commento di Nicoletta Dosio, subito dopo l’iniziale sentenza che un paio di anni fa, secondo un giudice del Tribunale di Torino, Paola Fogliati, l’avrebbe condannata addirittura a un anno e un mese di prigione. Sentenza successivamente ‘mitigata’ fino alle odierne misure ‘domiciliari’… E dunque: misure ‘domiciliari’ per chissà quanti prossimo mesi, per essersi sottratta ai ‘domiciliari’ di OTTO anni fa: ridicolo tutto, se non fosse una tragedia per la più elementare nozione di ‘giustizia’.
Per chi sta a Torino e dintorni l’appuntamento convocato dal Movimento NoTav è per lunedì 3 giugno, h 18.30, per un presidio a Bussoleno davanti alla residenza di Nicoletta Dosio, in via San Lorenzo. A lei, a suo marito Silvano (per giunta molto malato) a tutto il movimento NoTav, da tutti noi di Pressenza, la più sentita calorosa partecipe vicinanza e solidarietà.