14/04/20

Lettera di Nicoletta Dosio: “L’ora d’aria libera”, in carcere e fuori

Per me le vere “ore d’aria” non erano le marce forzate lungo i muri di un cortile di cemento,una specie di vascone plumbeo sotto l’occhio delle telecamere, sovrastato da un rettangolo di cielo che appariva lontanissimo, irraggiungibile.
La vera zona franca delle mie giornate recluse era la biblioteca. Tra i libri, sia pur rinchiusi in un ambiente angusto, con la vista su un muro che qualche detenuto aveva affrescato a palme e orizzonti di mare, respiravo l’illusione del ritorno a casa. Erano gli autori cari di sempre, ma anche nomi sconosciuti: bastava aprirne le pagine e ti venivano incontro altre vite, altre esperienze; ti sembrava di andare lontano…
La biblioteca non era solo libri, ma anche momento di incontri e di attività culturali. Le teneva una funzionaria della biblioteca comunale, una persona buona, allegra e ben decisa a far valere l’autonomia della cultura: il corso d’inglese, il cineforum, l’ascolto di canzoni, momenti di scrittura collettiva.
Le guardiane si affacciavano raramente oltre quella porta (ne vidi una sola prendere in prestito qualche libro).
Potevamo far proposte e fu così che riuscii a richiedere una serie di film di Ken Loach, puntualmente reperiti dalla cineteca comunale e proiettati nella nostra “ora d’aria libera”.
Ma quella che fece cadere le ultime timidezze delle mie compagne i catena nei miei confronti fu la proposta di una canzone di De André, “L’ora di libertà”.
Nei primi tempi ero considerata con stupore, forse con un po’ di diffidenza. Avevano visto al telegiornale le scene del mio arresto, con la resistenza del movimento NO TAV intorno alla volante che mi portava via (qualcuna mi ricordava sorridendo la prima volta che mi vide passare nel corridoio della sezione “nuove giunte”, dal vivo, nel momento stesso in cui quelle immagini venivano proiettate in TV).
E’ oggettivamente difficile capire come qualcuno possa rinunciare alle misure alternative alla galera, anzi è quasi impossibile per chi la galera la sta provando e chiede invano quelle misure alternative…Ma dalle loro domande, accanto alla perplessità, si affacciava anche l’intuizione che solo una causa grande e bella poteva indurre a tale scelta.

Ma fu quella canzone ad abbattere definitivamente ogni barriera: fu ascoltata con emozione e canticchiata nei corridoi. Da quel giorno divenni la “zia”e, per le più giovani, la “nonna”.
Ora penso a loro con angoscia, le so inermi davanti all’epidemia, invisibili per un sistema il quale, più che mai, al di là di un buonismo da sepolcri imbiancati, condanna a morte chi è scomodo, vecchio, solo, indifeso.
La sera della mia uscita, quelle mie sorelle mi hanno chiesto di non dimenticarle, di far conoscere l’indecenza e l’inutilità del carcere, di raccontare le loro storie di ordinaria ingiustizia.
Nelle carceri italiane, come nei CPR, si sta morendo in catene, perché non viene applicato neppure quello straccio di decreto, già di per sé insufficiente, che prevede per pochissimi la scarcerazione e, in più, la nega ai detenuti delle strutture penitenziarie che, con manifestazioni, hanno denunciato il sovraffollamento penitenziario e le inesistenti garanzie igenico sanitarie , causa di contagio inevitabile.
Voi tutti che affrontate questi momenti “nelle vostre tiepide case” tra i vostri affetti di sempre, e prendete come una pesante necessità il fatto di restare a casa (“agli arresti domiciliari” dite) pensate a chi sogna la propria casa e ne è tenuto lontano, nell’indifferenza di tanti…: anche se voi vi ritenete assolti, siete per sempre coinvolti.

Liberi tutte e tutti! Liberi subito!

Da Contropiano

10/04/20

Tebe, Grecia: Rivolta nel carcere femminile di Eleonas in seguito alla morte di una detenuta - Dichiarazione delle recluse

Continua la rivolta nelle sezioni femminili del carcere di Eleonas, a Tebe. È scoppiata la mattina del 9 aprile 2020, a seguito della morte di una detenuta di 38 anni, che manifestava febbre e fiato corto e che è morta nel reparto dell'ala E, davanti a venti detenute. E' morta di coronavirus. Le altre prigioniere hanno dato fuoco a materassi e vestiti e nel frattempo venivano danneggiati anche i frigoriferi del carcere. Un procuratore è arrivato presso la struttura e un medico legale è andato a condurre l'autopsia. Ingenti forze di polizia (della MAT, "Unità per il ripristino dell'ordine", un corpo della polizia greca) si sono precipitate al carcere per impedire il diffondersi della rivolta in tutte le ali della struttura, compiendo estesi pestaggi. Nonostante la repressione verificatasi, la rivolta si è diffusa in tutto il carcere.

Dichiarazione delle recluse:

"Oggi, 9 aprile, la detenuta Azizel Deniroglou è morta nel suo reparto, inerme, perché aveva anche problemi di cuore e febbre alta. Aveva implorato aiuto per tutta la notte perché provava dolori al petto e non riusciva a respirare.

Secondo le testimonianze, non le hanno nemmeno misurato la temperatura e non siamo a conoscenza delle vere cause della sua morte. La secondina capoturno l'ha minacciata con un rapporto, perché le dava fastidio. Il corpo senza vita della nostra compagna di cella è stato trascinato fuori coperto da un lenzuolo, davanti agli occhi scioccati di tutta l'ala del carcere. Questo tragico avvenimento è avvenuto nell'ala E, dove sono accatastate circa 120 persone. Le prigioniere si sono ribellate e la rivolta si è estesa a tutto il carcere. Un altra prigioniera è morta un mese fa. La criminale indifferenza nei confronti dei prigionieri e della loro salute ha portato alla morte di molti detenuti, il governo e il Ministero sono responsabili della loro condanna a morte. Il governo e il Ministero sono responsabili della morte di questa detenuta. Chiediamo l'immediata scarcerazione dei pazienti, delle madri con i loro figli, degli anziani, di coloro che sono considerati vulnerabili, in gruppi, per 1/3 dei detenuti in totale. Non torneremo nelle nostre celle fino alla fine!".

Anche Pola Roupa, prigioniera politica e membro di Lotta Rivoluzionaria (Επαναστατικού Αγώνα, "Epanastatikòs Agonas"), ha dichiarato che circa un mese fa un'altra donna è morta in carcere. Come ha sottolineato: "Nonostante le promesse di decongestionamento delle carceri a causa della pandemia di coronavirus, non è stato fatto ancora nulla. Gli ospedali non accettano detenuti dalle carceri, non c'è un medico a Tebe. I gruppi vulnerabili avrebbero dovuto essere rilasciati. Siamo imprigionati. Non siamo stati condannati a morte".

- Assemblea di solidarietà con i membri di "Lotta Rivoluzionaria" [Συνέλευση Αλληλεγγύης στα μέλη του Ε. Α.]

A questo link il testo in inglese: https://actforfree.nostate.net/?p=37076
A questo link il testo in greco: https://athens.indymedia.org/post/1604316/

09/04/20

Covid19-Nessuna da sola-Sostieni le sexworker

COVID 19 - SOLIDARIETÀ IMMEDIATA PER LE SEX WORKER PIÙ COLPITE DALL'EMERGENZA

📢 La pandemia #COVID19 sta influendo drammaticamente sulle vite di chi fa lavoro sessuale. La maggior parte delle e dei #sexworker non è in grado di accedere alle prestazioni sociali istituite come misure di emergenza dal Governo. È un momento di disperazione e di paura: molte delle giovani sex worker donne e persone trans sono migranti, sole e senza una rete familiare a cui far riferimento; molte altre sono madri e con il loro lavoro sostengono tutta la famiglia.

📢 In queste settimane e sempre di più nelle prossime, l’#emergenza che stiamo vivendo sta spingendo sull’orlo del baratro molte/i di loro, dando origine a situazioni di disagio e povertà sempre più gravi . E sarà sempre peggio. Vi sono persone dedite ad attività di prostituzione in forma libera, concordata o costretta, già in condizioni di vulnerabilità umana e sociale, e oggi rischiano di precipitare in condizioni di #povertà estrema. Condizioni di necessità che potrebbero costringerle a lavorare, violando le regole, esponendosi alle relative conseguenze penali e ai rischi per la propria salute e quella collettiva.

🔥 Le-gli operatrici/ori del sistema nazionale antitratta, in collaborazione con altre reti e soggetti del civismo attivo e dell’auto-organizzazione delle sex worker, promuovono una campagna di #crowdfunding mirata a sostenere economicamente e con aiuti materiali tutte queste persone che stanno vivendo in una condizione di indigenza, determinata dall'emergenza Covid-19 e che non potranno richiedere gli ammortizzatori sociali .

🔥 Vogliamo spezzare questo silenzio e stare al fianco di tutte le lavoratrici e lavoratori sessuali che sono maggiormente vulnerabili in questa situazione emergenziale . Per questo lanciamo una rete di #solidarietà che possa aiutare nel concreto e raggiungere quante più persone possibili, attraverso la Piattaforma nazionale anti-tratta, le associazioni e i collettivi che da anni lavorano come supporto alla complessa realtà del sex work.

Potete dare il vostro contributo al link qui sotto 👇https://www.produzionidalbasso.com/project/covid19-nessuna-da-sola-solidarieta-immediata-alle-lavoratrici-sessuali-piu-colpite-dall-emergenza/  [scorrendo in basso nella pagina trovate le traduzioni in inglese e castigliano]

TUTTI I SOLDI DONATI VERRANNO UTILIZZATI PER ASSISTERE ECONOMICAMENTE E MATERIALMENTE LAVORATRICI E LAVORATORI SESSUALI IN SITUAZIONI DI ESTREMO BISOGNO:

Per contribuire va bene qualsiasi cifra vogliate donare, sottoscrivete in maniera libera e generosa.

🔥 #nessunadasola #sosteniamolesexworker

❣️ CONDIVIDI, SOSTIENI E METTI IL LIKE ALLA PAGINA FB: Covid19-Nessuna da sola-Sostieni le sexworker!

Infermiera con serie patologie respiratorie viene trasferita al reparto di malattie infettive covid-19. La denuncia delle lavoratrici Slai Cobas sc- Policlinico Palermo

Policlinico di Palermo


ABERRANTE, IN TEMPI DI COVID-19, UN’ INFERMIERA CON SERIE PATOLOGIE, TRA CUI BRONCHITE E NODULO POLMONARE, VIENE TRASFERITA AL REPARTO DI MALATTIE INFETTIVE-COVID-19
LO SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE E LA LAVORATRICE HANNO GIA’ PRESENTATO UNA DENUNCIA ALLA PROCURA E AL PRESAL, PER REITERATA VIOLAZION E DEL D.L.GS 81/08 E LESIONE DELLA SALUTE FISICA E PSICHICA DELLA DIPENDENTE, PERALTRO UNICO GENITORE DI UN MINORE

E’ accaduto che il 13 marzo scorso, un’infermiera professionale affetta da serie e documentate patologie sia stata trasferita presso l’U.O. di Malattie infettive Covid-19, malgrado destinataria di importanti limitazioni imposte dal PRESAL.
La dipendente in oggetto vedendo il menefreghismo della direzione infermieristica e della direzione sanitaria, temendo un ulteriore aggravamento per la propria salute, è ricorsa all’aiuto dello SLAI COBAS sc, che già anni fa ha lanciato lo “SPORTELLO APERTO” per le lavoratrici, che sono quelle che subiscono maggiormente di tutto e di più.
La scrivente O.S. si è attivata immediatamente e dopo avere constatato il persistente immobilismo della direzione infermieristica, preposta ai trasferimenti, ha deciso di denunciare il gravissimo fatto al PRESAL e alla procura, mentre l’infermiera in questione presentava formale denuncia ai carabinieri.
Il PRESAL è intervenuto prontamente chiamando il medico competente e intimandogli di fare spostare subito la dipendente dal reparto. Nella stessa giornata il medico competente del Policlinico ha scritto una nota alla direzione infermieristica nonché alla direzione sanitaria e generale, affermando che è controindicato tenere la dipendente di che trattasi in quel reparto. Inoltre sta sottoponendo quest’ultima a tutta una serie di visite ed esami diagnostici. Tuttavia a tuttora la lavoratrice è ancora nella medesima U.O.
In ragione di ciò, oggi questo sindacato ha chiesto al PRESAL di intervenire nuovamente e di sanzionare l’amministrazione aziendale. Altresì ha inviato un ulteriore esposto/denuncia alla procura - ad integrazione del precedente- per reiterata violazione del D.L.gs 81/08 e lesione della salute dell’infermiera de qua.
Lo SLAI COBAS sc andrà fino in fondo in questa aberrante vicenda, affinché la lavoratrice sarà trasferita e adibita a mansioni compatibili col proprio stato di salute, e tutti i vari responsabili non avranno pagato!

OGGI PIU’ CHE MAI E’ DIMOSTRATO CHE LE DENUNCE A PAROLE NON BASTANO, SOPRATTUTTO PER LE LAVORATRICI, PER LE DONNE.
E’ TEMPO DI AGIRE CONCRETAMENTE CON OGNI MEZZO, PER TUTELARE LA SALUTE/VITA DI CHI LAVORA VERAMENTE E VIENE MASSACRATA/MASSACRATO PER UN TOZZO DI PANE!

Lavoratrici SLAI COBAS sc- Policlinico Palermo 
09.04.2020


Ancora donne le protagoniste della protesta, oggi, sotto il carcere di Santa Maria Capua Vetere. Sono sorelle, madri e mogli dei detenuti rivoltosi e denunciano con forza i pestaggi dei loro congiunti

Dopo la notizia circolata all’interno del carcere di 3 detenuti trovati positivi al Covid19, i detenuti hanno iniziato una rivolta per ottenere i tamponi. La rivolta, iniziata alle 8.30 di domenica scorsa, si è conclusa a mezzanotte, quando i detenuti sono rientrati in cella. Secondo alcune testimonianze, alle 3 del mattino, mentre tutti stavano dormendo, i detenuti sono stati picchiati e massacrati da poliziotti penitenziari entrati in tenuta anti-sommossa. Altre testimonianze parlano di barba e capelli fatti rasare ai detenuti. Molte parenti non hanno idea di che fine abbiano fatto i loro cari, perché molti da dentro non avrebbero più neanche la possibilità di fare telefonate. Ci sono alcune registrazioni di telefonate riuscite che parlano di massacri e pestaggi brutali (si ascoltano dal video qui sotto).
Numerose segnalazioni di sorelle, madri e mogli dei detenuti rivoltosi riferiscono anche di trasferimenti punitivi verso altre carceri. Trasferimenti punitivi con i quali anche il virus viene diffuso in altri penitenziari, come è successo al carcere di San Gimignano, dove il coronavirus è stato portato dal carcere di Bologna, con uno di questi trasferimenti.

Il governo e il Dap sono responsabili della diffusione dell'epidemia, nelle carceri e anche fuori!

Amnistia subito / Stop violenza poliziesca e trasferimenti punitivi!
Il conto si allunga, ma lo pagherete, statene certi! 


Di seguito un Messaggio arrivato tramite le familiari dei detenuti:

09.04.2020
#FATEGIRARE
Hanno picchiato i detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere tutto è successo Perché sono stati trovati 3 detenuti positivi al corona virus i detenuti hanno fatto una rivolta per avere tamponi la rivolta inizia dalle 8:30 è finita a mezzanotte i detenuti sono rientrati nella loro celle alle 3 del mattino mentre Stavano dormendo sono stati picchiati da 400 poliziotti penitenziari con caschi blu e Manganelli hanno proibito ai detenuti di fare le videochiamate per non far vedere ai loro familiari che avevano segni in faccia perché sono stati massacrati i detenuti non possono dire di essere stati maltrattati durante la notte perché la Polizia ha minacciato che se usciva qualcosa fuori riguardo a ciò che è successo durante la notte avrebbero preso delle conseguenze ci sono familiari moglie e figli e mamme detenuti che non sanno che fine hanno fatto e come stanno i loro familiari


Si è svolta ieri una protesta di donne fuori dalle mura del carcere.

Qui sotto il video in diretta della protesta:



Dalle compagne napoletane sulle proteste di ieri davanti al carcere di Poggioreale


Sulle proteste delle donne ieri davanti al carcere di Poggioreale abbiamo già scritto, traendo parte delle notizie dagli organi di stampa. Quello che segue è il comunicato delle compagne. Massima solidarietà dal mfpr:


La lotta non si ferma.


Dopo le rivolte che il mese scorso hanno infuocato le carceri di tutto il paese al grido di libertà amnistia indulto, e  la repressione che ne è seguita, ecco che arrivano notizie dei primi casi di contagio da Coronavirus nelle prigioni.
Dentro le carceri continua la protesta con battiture costanti e rivolte. A Santa Maria Capua Vetere il 6 Aprile dopo che tre detenuti sono stati trovati positivi al coronavirus i prigionieri hanno iniziato una rivolta durata dalla mattina fino a tarda notte, come anche a Secondigliano dove ci sono state battiture e presidi di parenti e solidali fuori dalle mura. Così anche a Poggioreale dove stamattina un gruppo di parenti e solidali si sono assembrate nonostante decreti e divieti, per protestare contro le condizioni all’interno e reclamare ancora una volta libertà e salute per tutti e tutte, bloccando la strada di fronte al carcere.
Dopo che una delegazione è riuscita ad ottenere un incontro con la direzione carceraria conclusasi in un ennesimo nulla di fatto, si è deciso di continuare la protesta nella sede del tribunale.
Varcata la soglia del palazzo di giustizia un ingente schieramento di forze dell’ordine ha rincorso le manifestanti dentro all’atrio del tribunale per spintonarle fuori mentre dentro al carcere iniziava una potente battitura.
Le forze dell’ordine e i miserabili politici puntano il dito contro le parenti e solidali, accusandole come in una caccia alle streghe di diffondere la malattia, quando i veri responsabili del massacro sono quelli che governano, che tengono aperte le fabbriche e che stipano nelle carceri migliaia di persone private della libertà ed esposte al contagio.

Non spezzeranno la solidarietà! Oggi come domani resteremo le une accanto alle altre.

Tutte e tutti liberi!
Fuoco alle galere!

Il coraggio delle donne che hanno manifestato ieri davanti al carcere di Poggioreale per difendere il diritto alla salute per tutte e tutti


Presidio ieri mattina all'ingresso principale del carcere di Poggioreale, da parte di donne solidali e parenti dei carcerati, per il diritto alla salute delle/dei detenut*.



La protesta ha bloccato il traffico di via Poggioreale, per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sui pericoli derivanti da un eventuale contagio negli istituti di pena.



"La Polizia Penitenziaria, tutti i giorni, - hanno gridato al megafono - entra ed esce dal carcere senza alcuna protezione... i detenuti e le detenute devono tornare urgentemente a casa".



Alle 13.40 una delegazione di familiari è salita a discutere col direttore del carcere, mentre altre parenti in presidio si sono spostate dietro al carcere per salutare e sostenere i detenuti.




Dalla stampa:

Due persone sono state identificate e denunciate e una dirigente della Polizia di Stato ha riportato leggere contusioni al termine della protesta che è andata in scena oggi, 8 aprile, prima davanti al carcere di Poggioreale e poi in piazza Cenni, dove alcune persone hanno tentato di entrare con la forza in Tribunale. A manifestare attiviste e parenti di alcuni detenuti del penitenziario napoletano, che hanno esposto uno striscione con la scritta "La salute è un diritto di tutti/e, amnistia e indulto" e hanno per qualche minuto bloccato la strada; al centro della protesta il timore che le misure adottate in carcere non siano sufficienti per evitare la diffusione del coronavirus dietro le sbarre.

Sul posto sono intervenuti carabinieri e polizia. Dopo essere state ricevute dal direttore del carcere le manifestanti, una trentina, si sono spostate in piazza Cenni, dove si trova l'ingresso del Tribunale di Napoli, e alla protesta si sono aggiunte anche altre persone non direttamente collegate ai detenuti. Il gruppo ha cercato con la forza di entrare nel Tribunale, a quel punto le forze dell'ordine sono intervenute; la dirigente della Polizia di Stato che stava coordinando il servizio d'ordine è rimasta contusa nel parapiglia, le sue condizioni non sono preoccupanti.

Due persone sono state fermate e portare in Questura, nelle prossime ore verrà probabilmente formalizzata la denuncia per resistenza a pubblico ufficiale, oltre alla sanzione per avere violato le norme anti contagio; sono in corso accertamenti per identificare gli altri coinvolti nel tentativo di irruzione. Nei giorni scorsi c'erano state altre proteste, avvenute però ad opera dei detenuti, all'interno dei carceri di Poggioreale, Secondigliano e Santa Maria Capua Vetere.