08/08/14

Al fianco delle donne Palestinesi - Presidio ed esposto a Taranto

Lavoratrici, disoccupate del Mfpr e donne di Peace Link hanno fatto mercoledì 6 agosto il presidio sotto la prefettura di Taranto: "Che Israele paghi caro il sangue e le lacrime di donne e bambini palestinesi!".
Durante il presidio interventi delle donne, e raccolta firme ad un esposto/denuncia sul ruolo complice/criminale dello Stato e governo italiano - che sono continuate anche il giorno dopo ad un'iniziativa di associazioni pacifiste.
Il prefetto ha pensanto bene di non farsi trovare - non è una novità... Ma ha trovato tutta la strada sotto la prefettura tappezzata di cartelli, manifesti

MFPR Taranto



ESPOSTO - DENUNCIA NEI CONFRONTI DEL GOVERNO ITALIANO

Sono le donne e bambini palestinesi a pagare il prezzo di sangue più alto nel genocidio che sta portando avanti lo Stato di Israele.
Non si tratta di "vittime collaterali" ma di un massacro mirato, che colpisce precisamente i luoghi dove sono soprattutto donne e bambini (case, ospedali, scuole, parchi, mercati); lo Stato sionista di Israele vuole così cancellare un intero popolo.
COME DONNE ESPRIMIAMO CON FORZA LA NOSTRA PROTESTA PER QUESTO CRIMINE CONTRO L'UMANITA' CHE STA ACCADENDO A GAZA.
CHIEDIAMO CHE LO STATO E IL GOVERNO ITALIANO non continuino a farsi complici del sangue e delle lacrime di donne e bambini palestinesi; mettendo fine al sostegno militare allo stato assassino di Israele.
DENUNCIAMO il silenzio del parlamento e in particolare delle donne parlamentari, per cui gli interessi economici, politici con lo Stato di Israele valgono più della vita di centinaia di donne e bambini.


A fronte della gravità della situazione determinatasi a Gaza in Palestina, in seguito all'invasione ad opera dello stato di Israele, i sottoscritti firmatari fanno propri gli appelli provenienti dai sindacati europei, dai premi nobel, dai medici, scienziati, volti:

a richiedere la cessazione immediata degli attacchi aerei in corso contro il popolo palestinese e di qualsiasi operazione di terra e il ritiro dell'esercito di occupazione israeliano;
a mettere sotto accusa i crimini contro l'umanità commessi dallo stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese e in particolare donne, bambini, in violazione della Convenzione di Ginevra, delle risoluzioni ONU, e dei diritti umani in generale.

E chiedono che il governo italiano metta fine al supporto diplomatico-politico-militare all'aggressione, e, di conseguenza, revochi il memorandum di intesa sulla cooperazione militare italo-istraeliana (legge 17 maggio 2005 n. 94) che prevede la cooperazione tra i ministeri della Difesa, Forze Armate di Italia e Israele, riguardanti l'importazione, esportazione e transito di materiali militari, l'organizzazione delle Forza Armate, l'organizzazione delle attività di addestramento e di esercitazione, la cooperazione nella ricerca, sviluppo e produzione di tecnologie militari, e che incoraggia le industrie italiane e israeliane nella ricerca di progetti e materiali di interesse comune.
Sulla base di questa legge il governo, anche in queste ore, sta sostenendo, l'invasione israeliana, i soldati italiani in Libano vengono coinvolti in attività volte a fermare i razzi di provenienza dalla striscia di Gaza, e Israele sta utilizzando materiale militare di provenienza italiana, attraverso la fornitura di 30 velivoli M36 da addestramento avanzato, costruiti da Alenia-Aermacchi.

Di conseguenza il governo nell'attuazione di questa politica, in spregio dello stesso parlamento che non ha mai esplicitamente approvato tale condotta, e in spregio ai sentimenti di pace e solidarietà con il popolo palestinese che caratterizzano gran parte della popolazione italiana, si sta rendendo complice di soffocare nel sangue la popolazione e il diritto dei palestinesi all'autodeterminazione nazionale.

CHIEDIAMO, QUINDI, L'IMMEDIATA CESSAZIONE DI QUESTA ATTIVITA' DEL GOVERNO E PRESENTIAMO IN QUESTO QUADRO UN ESPOSTO DENUNCIA ALLA MAGISTRATURA ITALIANA, ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA, E IN TUTTE LE SEDI E ISTITUZIONI VOLTE A TUTELARE I DIRITTI DEI POPOLI E I DIRITTI UMANI.

Chiediamo al Sig. Prefetto, di inoltrare tale protesta al governo e ai ministeri competenti e di attivarsi per una risposta positiva alle istanze di pace e solidarietà in essa contenute.

slai cobas per il sindacato di classe
taranto via rintone 22
slaicobasta@gmail.com
347-1102638

AL FIANCO DELLE DONNE PALESTINESI - SIT IN IN PREFETTURA A PALERMO

Forte si è fatta sentire la voce delle donne ieri pomeriggio al sit-in che si è svolto a Palermo alla Prefettura.

Forte la voce e più che giusta la rabbia contro lo  sterminio di massa messo in atto dallo Stato nazista di Israele contro il popolo palestinese, di cui circa l'80% di vittime sono donne e bambini.

Le donne, lavoratrici, precarie... hanno presidiato la prefettura leggendo più volte l'appello a sostegno delle donne palestinesi, che in questi giorni anche in altre città viene diffuso e sta ricevendo numerose sottoscrizioni, e diffondendolo  alle donne per strada che in generale lo hanno condiviso e attaccando locandine nei dintorni.

Un momento del sit-in è stato caratterizzato dalle donne  che con lo striscione hanno attraversato la strada e posizionandosi davanti i cancelli della prefettura si sono rivolte con il megafono alla Prefetta di Palermo chiedendo un incontro. 




Una delegazione di donne  è stata quindi ricevuta a breve dalla Dott.ssa Baratta, funzionario della prefettura, che ha fatto le veci della Prefetta che ha fatto sapere di essere "impegnata", a cui le donne hanno consegnato un documento contenente l'appello e una richiesta ben precisa da trasmettere al governo Renzi/Mogherini " ...e pretendiamo che il governo prenda una netta posizione contro lo sterminio di massa del popolo palestinese, delle donne, dei bambini, degli anziani... interrompendo immediatamente tutti i rapporti commerciali ed economici, politici, militari e culturali con lo Stato di Israele"



Visto il silenzio in generale dei mass media locali sull'iniziativa di ieri vogliamo ringraziare la giornalista Gilda Sciortino, l'unica che ha squarciato questo silenzio criminale con un articolo pubblicato il giorno del sit-in che riportiamo di seguito http://ilquotidianodipalermo.wordpress.com/2014/08/07/sit-in-in-prefettura-per-le-donne-e-i-bambini-palestinesi/




Al sit-in hanno partecipato anche lavoratori dello Slai Cobas s.c. e compagni del circolo di Proletari comunisti che hanno sostenuto attivamente la protesta delle donne.

Le compagne del Mfpr Palermo

07/08/14

Dal presidio davanti la Prefettura delle lavoratrici del Policlinico in lotta

Milano, 6 agosto 2014 - A cura della compagna dell’ mfpr- Milano che ha partecipato al presidio
 
“Abbiamo fatto di tutto, ma non abbiamo ancora un posto di lavoro, per questo oggi siamo in Prefettura”
Stanche, nervose perché da 37 giorni in lotta quotidianamente. Abbiamo una famiglia. E’ una lotta per una causa giusta.
Continua il presidio permanente e l’occupazione permanente del tetto del Policlinico.
Diverse le iniziative messe in campo in oltre un mese: l’occupazione della struttura di Expo 2015 in Cairoli per dare visibilità alla nostra lotta, dove è intervenuta la polizia;
il presidio alla Tempor di via Turati in seguito al quale ci è stato detto che ci avrebbero dato una risposta per un incontro
Le organizzazioni sindacali concertative hanno firmato un accordo che è una bufala, in cui si fanno solo dichiarazioni d’ intenti per cui nei prossimi sei mesi faranno una ricognizione degli ospedali lombardi e in cui si indica genericamente che sono disponibili una decina di posti OSS, ma, nell’accordo, non si dice che questi posti verranno occupati da queste lavoratrici. Non ci sono garanzie.
In merito al concorso espletato dal Policlinico: giusto che ci sia stato, il problema è che il bando non prevedeva alcun requisito, solo l’attestato OSS. Il Policlinico c’entra perché con quale criterio ha tenuto 33 lavoratrici? Deve rispondere sulla base della trasparenza degli atti. Inizialmente (prima del bando. Ndr) era stato affermato che si sarebbe tenuto conto di anzianità di servizio, esigenza di famiglia etc.
Per oggi era stato chiesto un incontro a cui partecipassero Tempor, Policlinico, Regione, OOSS, ma sono presenti solo funzionarie della prefettura.
Nei giorni scorsi abbiamo fatto un appello pubblico sia al Prefetto che all’ Arcivescovado che a Dario Fo.
Sabato mattina siamo state ricevute dalla Curia che si è preoccupata dal punto di vista umano delle persone; il referente per il lavoro si è impegnato affinchè le OOSS che non vogliono i lavoratori agli incontri ufficiali, si arrivi a un incontro con OOSS, Tempor, Policlinico, Regione.
E’ importante che ci sia la Regione perché questa può essere il primo caso visto che si parla di reinternalizzazione soprattutto nel servizio alla persona, ma no ai concorsi che escludano chi ha dato una vita.
L’ accordo di ieri (5 agosto ndr) è solo una dichiarazione di intenti, in quanto lascia in una situazione indeterminata chi deve sopravvivere. Si dice solo che c’è l’esigenza di 2 operatori al Niguarda e sei a Melzo, non dettagliando nulla.
Circa 20  gg fa Tempor aveva proposto che dal 1° settembre iniziassero a lavorare in 50 tra Melzo e Melegnano. Melegnano è attualmente commissaria perché la Colocoop è indagata su questione Expo. In particolare, è stato utilizzato personale ATA che non può svolgere funzioni di OSS, quidni si ha carenza di OSS che l’ospedale sta richiedendo.
La proposta è sparita.
Bisogna inoltre ricordare che, siccome doveva sparire la figura di ausiliario, queste lavoratrici hanno fatto un corso a pagamento – circa 2400 €- per acquisire l’attestato di OSS.
Risulta estremamente curioso, poi, in questa vicenda che una delle Coop abbia la stessa sede legale della Tempor.
Ricordiamo, infine, che queste lavoratrici sono state assunte con contratto a tempo indeterminato a chiamata, contratto che prevede sei mesi di integrazione di circa 520€
Nell’incontro odierno la Prefettura si è detta disponibile a fare la mediazione affinchè si arrivi ad un tavolo con i soggetti interessati

India: si scatena la furia delle donne

È The Independent che riporta la storia di una 17enne che aveva già subito abusi da parte di uno zio. La sua denuncia al consiglio del villaggio però era rimasta inascoltata. A Gurgaon, una città satellite di New Delhi, una bambina di 11 anni è stata violentata da un branco di uomini, strangolata e poi lasciata in un parcheggio. Ogni giorno vengono denunciati 57 episodi di brutalità sulle donne

La violenza sessuale sulle donne è diventata da mesi una emergenza In India. Se ne parla quotidianamente da quando, nel dicembre del 2012, una studentessa di 23 anni era salita su un autobus con una sua amica dopo essere stata al cinema ed era stata brutalmente violentata da un gruppo di uomini. La ragazza era morta tempo dopo a Singapore per le complicazioni della violenza subita. Il 25 luglio scorso una bambina di otto anni è stata stuprata e subito dopo impiccata, e un ‘tantrico’, una figura tra il mago e il guaritore, sospettato del delitto, è stato linciato dalla folla inferocita, che si è avventata su di lui e i suoi presunti complici.
 
Da Gurgaon, una città satellite di New Delhi dove i grattacieli delle multinazionali si alternano ai palazzoni dormitori, un’altra bambina dell’età di 11 anni è stata violentata da un branco di uomini, strangolata e poi lasciata in un parcheggio abusivo, dove è stata trovata dai genitori. È l’ennesimo caso, in ordine di tempo, della lunga scia di stupri contro i minori in India. Il gigante asiatico da un miliardo e 200 milioni di abitanti sembra impotente di fronte a questa piaga sociale: da una recente statistica, basata sulle denunce di 13 anni, emerge che ogni giorno avvengono 57 stupri, ovvero più di due al giorno.
 
Oggi però, dal giornale inglese The Independent arriva anche un’altra storia di violenza. Una ragazza di 17 o 18 anni, nello stato orientale di Bihar, ha evirato suo zio che ha tentato di violentarla per la seconda volta. Si tratta ancora una volta di un tantrico, al quale la famiglia della ragazza si era rivolta per delle cure. Il quotidiano riporta che la ragazza era stata abusata in precedenza dallo zio, e aveva raccontato quello che aveva subito al consiglio del villaggio, che però non aveva considerato la faccenda come lei avrebbe voluto.
A quel punto, la ragazza si è rivolta alla centrale di polizia femminile, ha denunciato la tentata violenza e la sua reazione: il taglio del pene dell’uomo con un coltello. È stata la polizia a informare i giornalisti. Il capo della polizia locale a Bihar ha specificato che l’uomo “si è dileguato dopo l’accaduto” e le forze dell’ordine lo stanno ancora cercando, ma nessuna denuncia è stata avanzata nei confronti della ragazza: “Perché mai dovremmo prendercela con lei?”. Della sorte dell’uomo il giornale non racconta nulla. Almeno per ora.

Il discorso israeliano sulla violenza sessuale nell'assalto a Gaza

Da Infoaut

Pubblichiamo la traduzione (a cura di Sguardi Sui Generis) di un articolo di Alex Shams comparso oggi su maannews.net che riprende la questione (già approfondita qui) del ruolo della violenta retorica contro le donne palestinesi emersa all’interno della più vasta offensiva israeliana contro Gaza.
alt[IMG: Una donna che indossa solo una bandiera israeliana durante una manifestazione di fronte alla Nazioni Unite 28 Luglio 2014 a New York. (AFP/ Stan Honda)]
Mentre le bombe cadevano su Gaza nelle ultime quattro settimane, un'altra guerra era in corso, con in palio i cuori e le menti del pubblico globale.
Anche se meno letale, questa guerra di parole offre uno sguardo eloquente sui cambiamenti in corso tra gli intellettuali mainstream israeliani e sionisti, rivelando che ciò che gli esperti sostengono è una visione del mondo sionista sempre più violentemente razzista e sessista.
Diana Buttu, avvocato palestinese ed ex membro del gruppo di negoziatori dell'Olp, ha detto a Ma'an che, da quando è iniziato l'assalto israeliano, è stata sommersa da centinaia di e-mail cariche di odio e minacce violente. Anche se lei è "abituata" a ricevere odio per posta, ha detto che il tono e la quantità era "senza precedenti".
"In passato ricevevo messaggi in cui mi chiamavano pazza o fuori di testa, ma ora dicono cose come 'dobbiamo uccidere tutta la feccia musulmana', senza scordare i gruppi organizzati di israeliani che inviano regolarmente messaggi di posta elettronica per insultarmi."
Ha detto che ogni singola mail delle centinaia che ha ricevuto in questi ultimi giorni ha usato sia un linguaggio razzista che sessista - comprese le minacce di stupro - praticamente nessuna ha espresso un dissenso educato o argomenti sostanziali.
Buttu ha detto a Ma'an in un'intervista Skype che lei pensa che il cambiamento di linguaggio e l'aumento della violenza sessualmente espressa, come metafora della guerra, è indicativa delle tendenze più ampie del pubblico israeliano.
"Quando si ha un primo ministro che definisce la persone che hanno ucciso i tre coloni israeliani ‘animali umani’, o come Ayelet Sheked (membro della Knesset) che chiama le persone ‘serpenti’ che devono essere ‘sterminati' ... Questo si riflette nel livello dei commenti e delle lettere di odio che riceviamo."
Buttu sostiene che, dal momento che la propaganda del governo israeliano ha sempre dipinto la causa palestinese come una "costola" di Boko Haram, ISIS, Fratelli Musulmani, e "praticamente di tutto ciò che di male sta accadendo nel mondo," l'idea che la "lotta palestinese sia una lotta nazionale ed una lotta per la libertà, è completamente sparita."
La seconda tendenza che Buttu ha sottolineato nel raccontare le mail di odio ricevute era quella del sessismo violento, diventato tradizionale nel discorso sionista.
Buttu racconta come una nota ironica centrale del discorso è l'uso di un linguaggio esplicitamente sessista contro le figure pubbliche pro-palestinesi, anche se i sionisti sostengono che Israele sia un presunto "paradiso" per i diritti delle donne.
Ha evidenziato le recenti dichiarazioni di Mordechai Kedar, studioso israeliano di letteratura araba e docente presso l'università religiosa Bar-Ilan, che ha detto che "l'unico modo" per scoraggiare i "terroristi" palestinesi fosse minacciare di stupro le loro madri e sorelle. Ha fatto questa dichiarazione come parte di un più ampio paragone tra Israele e le "società arabe", suggerendo che la violenza sessuale fosse l'unica lingua che gli arabi comprendono e suggerendo che i soldati ebrei dovessero usarla.
"Poiché credono che i diritti delle donne siano protetti e valorizzati in Israele, questo dà loro il permesso di utilizzare questo tipo di linguaggio sessista di violenza contro le donne", ha detto Buttu. "Nella convinzione che, poiché loro sono così liberali e splendidi, questa è una parte considerevole del loro discorso e le donne devono solo imparare ad accettarlo."
"E' un veleno completamente diverso dal precedente. L'hasbara israeliano è stato sistematicamente incentrato a disumanizzare i palestinesi nel corso degli ultimi 6 anni", ha detto.
"L'odio che riceviamo è un puro riflesso di quello che sta succedendo in Israele."
alt
[Tweet: "Avere a che fare con Hamas è come aver a che fare con una donna pazza che sta cercando di ucciderti - puoi solo tenerla dai polsi prima di essere costretto a schiaffeggiarla" ]

Dalle donne proletarie alle donne palestinesi - primi report da Milano e L'Aquila

A Milano portato manifesto e appello all’ Associazione dei palestinesi in Italia, dove la notizia della mobilitazione nazionale al fianco delle donne della Palestina è stata accolta con interesse misto a curiosità/stupore: “forse a saperlo prima…” (sottindendo che si sarebbe potuta organizzare qualcosa in comune) ha detto il giovane – evidentemente impegnato a seguire gli eventi da Gaza. Gli è stato risposto che non mancheremo di comunicare con più largo anticipo eventuali altre iniziative che verranno da noi promosse.
La locandina è stata affissa sulla porta d’ingresso dell’ ufficio, accanto al cartello che, a centinaia e centinaia di copie è stato portato in tutte le manifestazioni al fianco del popolo palestinese, che si trova in un quartiere dove numerosa è la presenza di immigrati.

Poi, la mobilitazione si è spostata e intrecciata con il presidio davanti alla Prefettura delle lavoratrici del policlinico in lotta da oltre un mese, a cui è stato portato l’ appello al fianco delle donne palestinesi.

Mfpr Milano
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L'Aquila - Volantinaggio, attacchinaggio e raccolta firme per le donne palestinesi iniziati bene alla villa comunale, prima di immergermi nel corso che attraversa lo spettrale centro storico dove ha sede adesso la prefettura. Nonostante i tempi stretti avevo inviato l'appello e l'appuntamento a tutti, anche alle donne in nero, ma davanti alla prefettura non c'era nessuno. Comunque ho fatto in tempo a piazzare davanti al palazzo del governo 2 manifesti e la bandiera palestinese, prima che arrivassero polizia e poi digos ad identificarmi e a farmeli spostare. Quindi ho continuato il volantinaggio e l'attacchinaggio per tutto il corso fino alla fontana luminosa, dove ho trovato le donne in nero, in presidio.

Un'altra intossicazione me la sono presa quando ho dato il volantino a una tipa che stava davanti a una specie di atelier. Mi ha detto: "e alle donne israeliane non gliela diamo la solidarietà?" le ho risposto che intanto in questo mese di attacchi sono morti 1900 palestinesi, di cui l'80% donne e bambini, mentre da parte israeliana sono morti 63 uomini, di cui 60 erano militari. Questa se ne è uscita che nel suo negozio avevano la bandiera israeliana e che lì c'è un pericoloso terrorista, cioè Hamas. Io le ho detto che il vero terrorista è lo stato israeliano e quello italiano che lo sostiene. La "signora" non era da sola e me ne sono andata con le buone.
A parte ciò è stato comunque importante rompere il muro di complicità, silenzio e contraddizioni di cui è intrisa questa cosiddetta "società civile" ed è stato importante romperlo a L'Aquila, davanti al palazzo del governo

Luigia da L'Aquila

06/08/14

Per le donne Palestinesi: appello per la mobilitazione, prime sottoscrizioni e iniziative


Evento FB
Donne, compagne, lavoratrici, disoccupate sottoscriviamo questo appello e soprattutto mobilitiamoci!!


SCENDIAMO IN PIAZZA AL FIANCO DELLE DONNE PALESTINESI!

Sono le donne e bambini palestinesi a pagare il prezzo di sangue più alto nel genocidio che sta portando avanti lo Stato di Israele.
Non si tratta di "vittime collaterali" ma di morti volute di un massacro mirato colpendo precisamente i luoghi dove sono soprattutto donne e bambini (case, ospedali, scuole, parchi, mercati); lo Stato sionista di Israele vuole in realtà distruggere un intero popolo.

COME DONNE FACCIAMO SENTIRE FORTE IL NOSTRO GRIDO DI PROTESTA E IL NOSTRO SOSTEGNO ALLE DONNE PALESTINESI E ALL'INTERO POPOLO.
SCENDIAMO IN PIAZZA IN TUTTE LE CITTA'
CON SIT-IN SOTTO LE PREFETTURE O STRUTTURE ISTITUZIONALI/POLITICHE/MILITARI
 

Siamo con le donne palestinesi perchè Israele paghi caro il loro sangue e lacrime per i figli e familiari uccisi! Siamo con la resistenza delle donne palestinesi. Esse stanno ancora una volta dimostrando che non sono solo “vittime". Il coraggio, la determinazione delle donne palestinesi a non abbandonare la loro terra, la loro resistenza, sono sempre state in passato e sono tuttora una forza potente, che prima o poi trasforma il sangue versato da loro e dai bambini in "armi" contro la barbara oppressione e i massacri di Israele e per la lotta fino alla libertà della Palestina.
LOTTIAMO CONTRO LO STATO E IL GOVERNO ITALIANO AMICI DI ISRAELE
Lo Stato, il governo italiano, Napolitano, la ministra degli esteri Mogherini, le industrie di armi italiane, insieme all'imperialismo Usa e governi europei, sono complici di questo genocidio, giustificando lo Stato colonizzatore di Israele e fornendogli le armi che massacrano i palestinesi.
E le cosiddette "quote rosa" parlamentari non dicono una parola sul sangue delle donne palestinesi!
I criminali interessi strategici dell'imperialismo valgono bene la vita di donne e bambini palestinesi!


MFPR

INIZIATIVE DELLE DONNE IN QUESTA SETTIMANA A: TARANTO - L'AQUILA - MILANO - MANTOVA - PALERMO


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Prime sottoscrizioni:

Graziella Di Gasparro - Caserta / Giovanna Carlà - Trento / Abir Chourgoufa Arfaoui – Tunisi / AnnaMaria Marchese – Bari / Milly Mia – Brindisi / Ronchi Ketti - Sinistra Anticapitalista / Studentesse e studenti del CUR (Collettivo Universitario Rivoluzionario) Palermo / Francesca Calandra – Palermo / Assunta Di Giovanni – Cavriago / Luisanna Nicotra – Trieste / Lavoratrici, precarie e disoccupate Slai Cobas per il s.c. Palermo, Taranto, L'aquila, Milano / Damiana Novellino – Faggiano (TA) / Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario / Lavoratori autorganizzati MEF / Daniela Tranchina – Grignasco / Martamaria Marino – Napoli / Annalisa Melone / Antonila Centonze – Martano (Le) / Interdisciplinarericercaprogetto – La Spezia / Alice Castiglione - Palermo / Alessandra Notarbartolo - Palermo / Marialuisa Vigliani / Movimento Simone de Beauvoir - Roma / Teresa Pezzi - Francavilla al Mare (CH) / Concetta Costa - Palermo / Antonella Tassitano - Reggio Calabria / Vincenza Semplici / Ricciardi Cinzia - Cupello (CH) / Angela Galici - Palermo / Loredana Borghi - Reggio Calabria / Ada Romito - Chieti / Aurora Vazzana / Anna Carrera (volontaria di PeaceLink)-Taranto / Carla Basile - L'Aquila / Luisa Cerasoli - L'Aquila / Mohammad Alì Rezakhan - L'Aquila / Rossella Megna – Palermo / Gabriella Esposito – Palermo / Clr Contatti Donna – Roma / Maruzza Battaglia – Segreteria Provinciale Rifondazione Comunista di Palermo e Presidente dell'Associazione LAB.ZEN 2 Onlus / Rachele Pesaresi – Roma / Rosanna Ovidi – Orvieto / Magdalena Cecilina – Lecco / Alba Barlocco – Busto Arsizio / Sos Donne Bologna / Marcella Raiola (Coordinamento Precari Scuola Napoli) / Comitato “Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni” a Israele