04/05/11

Palermo - le lavoratrici delle cooperative sociali in lotta

http://www.ondarossa.info/newsredazione/palermo-le-lavoratrici-delle-cooperative-sociali-lotta

Da Palermo, una compagna ci racconta le lotte delle lavoratrici delle cooperative sociali nelle scuole.
Le compagne dell’MFPR ci raccontano il percorso critico attraverso lo sciopero del 6 maggio e oltre: verso lo sciopero delle donne.

L'Omsa lascia senza lavoro 400 operaie in Abruzzo!

Dopo la chiusura dello stabilimento di Faenza con 346 operaie a casa senza lavoro, la Golden Lady si prepara a chiudere anche lo stabilimento di Gissi, in Abruzzo, con 400 operaie che perderanno il loro posto di lavoro. Chiusure imposte per delocalizzare in Serbia dove i padroni pensano ai profitti da capogiro mentre preparano l'ennesima presa in giro delle operaie con inesistenti piani di riconversione.

Intanto il governo da parte sua non convoca nemmeno le parti dimostrando nei fatti con quali interessi è schierato.

I confederali continuano a seguire i tempi dettati dal padrone e i politicanti hanno speso solo parole.

Il solo momento in cui le operaie hanno avuto la prima e l'ultima parola per difendere il proprio posto di lavoro è stata quando le operaie faentine hanno diretto la lotta con il presidio permanente davanti alla loro fabbrica che ha impedito lo smantellamento dei macchinari e, attraverso questa lotta, hanno creato seri problemi al padrone che ha spinto i confederali ad intervenire allo scopo di smantellare il presidio e, con questa lotta hanno fatto conoscere la propria condizione a livello nazionale.

Da questa esperienza occorre ripartire e nessuna delega in bianco ai confederali ma comitato di lotta autorganizzato. Nessun posto di lavoro dev'essere perduto! Nesun macchinario deve uscire dalla fabbrica di Gissi!

Slai cobas per il sindacato di classe-Ravenna

tel. 339/8911853

e mail: cobasravenna@libero.it

03/05/11

Pillola del giorno dopo: la necessaria lotta contro l'obiezione di coscienza

rigiriamo volentieri i dati presentati nei giorni scorsi sulla pillola del giorno dopo, come parte della necessaria lotta contro gli attacchi all'autodeterminazione delle donne, contro gli attacchi oscurantisti fino alle mistificazioni-i pro life sostengono che anche la pillola del giorno dopo è un farmaco abortivo- che hanno portato il comitato di bioetica, anche se solo una parte ha espresso parere favorevole, al riconoscimento, anche per i farmacisti, dell'obiezione di coscienza. Come parte della battaglia che vuole la maternità obbligata per le donne, che rende loro la vita più difficile rendendo , in alcune zone e sempre più diffusamente per l'elevata obiezione di coscienza, per la chiusura dei consultori, ma anche per i pregiudizi e la stigmatizzazione per chi, più o meno implicitamente, viene ritenuta "troppo libera", impossibile non solo la possibilità di abortire in condizioni decenti, ma anche il ricorso alla pillola del giorno dopo e quindi prevenire gravidanze indesiderate.

mfpr milano

SALUTE: Presentato Primo rapporto su ”Sos pillola del giorno dopo” (2008/2010)

15 aprile 2011

(Roma) La contraccezione d’emergenza, nota anche come “pillola del giorno dopo”, non è “abortigena” o “occisiva”. E’ un metodo occasionale da utilizzare nelle ore successive al rapporto a rischio, non è diffuso come un metodo contraccettivo abituale. In Italia la percentuale di donne tra i 15 e i 49 anni che ne fa uso è tra le più basse in Europa. Le donne italiane che la richiedono conoscono la contraccezione e se ne preoccupano ma troppo spesso si trovano di fronte un medico che si rifiuta di prescrivere loro la ricetta, soprattutto nei piccoli centri. “E’ necessario zittire gli incompetenti”. Questo il messaggio lanciato nel corso della presentazione del primo Rapporto del servizio SOS Pillola del giorno dopo, presentato a Roma a Palazzo Valentini dall’Associazione Vita di Donna onlus.

“Non solo le donne, il 75%, ma anche gli uomini, il 25%, chiamano per richiedere la pillola del giorno dopo. Il 41,1,% delle donne ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni, il 48% lavora, mentre a studiare è il 43% delle donne e l’84% si dichiara di religione cattolica”.

Dati raccolti da Vita di Donna negli ultimi tre anni grazie al servizio telefonico SOS Pillola del giorno dopo attivo dal 2008. Un servizio operativo dalle 9.00 alle 19.00 in tutti i giorni feriali e fino alle 23.00 nel fine settimana, con una rete operativa di circa 100 medici in tutta Italia: Roma, Torino, Milano, Brescia, Verbania, Udine, Firenze, Pisa, Perugia, Melfi, Matera, Bari, Lecce e Sassari. Un esperimento per risponde all’esigenza di prevenire concretamente in Italia il rischio di una gravidanza indesiderata per non lasciare sole le donne, soprattutto le più giovani, in una situazione di emergenza. “In tre anni 7.935 donne e uomini hanno chiesto aiuto all’Associazione Vita di Donna- spiega Gabriella Pacini, ostetrica- per sapere come, dove e quando poter consultare un dottore per la ricetta della pillola del giorno dopo”.

Più del 50% ha chiamato dopo aver ricevuto un rifiuto alla richiesta della prescrizione medica, con la motivazione della clausola di coscienza, a cui è ricorso l’85% dei dottori. Tra i medici che hanno negato la ricetta il 34% lavora nel pronto soccorso, il 30% in guardia medica, il 25% nei consultori, l’11% sono medici di famiglia. “In base alla clausola di coscienza prevista dall’articolo 22 del codice deontologico il medico può rifiutarsi di prescrivere la contraccezione d’emergenza- chiarisce Elisabetta Canitano, medico e Presidente Vita di Donna- ma è tenuto a fornire alla paziente tutte le informazioni possibili, in modo esaustivo. Spetta al medico spiegare alla donna che quanto prima assume il farmaco tanto maggiore è la sua efficacia. Il medico deve fornire tutte le indicazioni su dove sia possibile ottenere la prescrizione in tempi brevi”. Un aspetto fondamentale la rapidità perché la pillola del giorno dopo deve essere assunta entro 72 ore dal rapporto non protetto, l’efficacia è del 98,5% entro le prime 12 ore.

Dal Rapporto risulta che nel Pronto Soccorso degli ospedali è più difficile ottenere la prescrizione del contraccettivo d’emergenza in quanto gli operatori sono mal disposti o riluttanti a fornire la prescrizione per motivi non sempre ben argomentati. “La difficoltà dei servizi a farsi carico di questa domanda ha anche dei motivi di natura socio-culturale- continua Canitano- prevale un giudizio morale negativo verso chi ha compiuto un atto sessuale, spesso definito irresponsabile, più che l’esigenza di un supporto medico o di accoglienza per prevenire un problema, ovvero il rischio di una gravidanza indesiderata”.

Una scarsa informazione sia tra le donne che talvolta tra i medici è uno dei problemi emersi nel corso dell’incontro. “Per molte pazienti si tratta ancora di una bomba ormonale- conferma Vincenzo Spinelli, Direttore sanitario consultori Aied- una convinzione che non ha riscontro nelle attuali formulazioni, infatti gli effetti collaterali della contraccezione di emergenza sono minimi”. L’OMS considera la pillola del giorno dopo un farmaco essenziale in grado di prevenire il 95% delle gravidanze indesiderate e la colloca per la contraccezione in classe 1, vale a dire che non vi sono restrizioni di uso del metodo, che in molti Paesi europei è acquistabile senza ricetta medica. “Bisogna accrescere il livello di conoscenza della classe medica- continua Spinelli- far capire che è un farmaco sicuro, in questo modo saremmo anche in grado di assicurare un’informazione corretta alle donne”.

La diffusione di una corretta informazione riguarda in particolare i più giovani. “I consultori di Roma- spiega Pina Adorno, Presidente Consulta dei consultori del Lazio- raggiungono circa 20.000 adolescenti nelle scuole con gli incontri di educazione sessuale rivolti al gruppo classe”. Ai consultori si rivolgono non solo le ragazze ma anche i ragazzi che hanno adottato un metodo contraccettivo più o meno sicuro che in quella circostanza non ha funzionato e che soprattutto durante il fine settimana non trovano ascolto nelle Guardie Mediche e nei Pronto Soccorso degli Ospedali. “Sarebbe utile- continua Adorno- che i consultori avessero una fornitura di pillola post coitale come possibilità strategica di agganciare la popolazione giovanile e promuovere una contraccezione sicura”. Da non dimenticare che le donne ricorrono alla contraccezione d’emergenza anche dopo una violenza sessuale.

(Delt@ Anno IX, n. 81 – 82 del 15 – 16 aprile 2011) Anna Lonia

30/04/11

le donne devono lavorare anche il 1° Maggio?

L'IMPOSIZIONE DI LAVORARE ANCHE IL 1° MAGGIO, TRATTANDOSI DI ESERCIZI COMMERCIALI, COLPISCE SOPRATTUTTO LE LAVORATRICI CHE SONO LA MAGGIORANZA IN QUESTO SETTORE. FACCIAMO FALLIRE QUESTO PROVVEDIMENTO CHE UNISCE DAI PADRONI AL PD; SCIOPERIAMO, NON ANDIAMO COMUNQUE A LAVORARE!

MFPR

Rigiriamo dal blog 'proletari comunisti'

"Che volessero mettere in discussione il 1° Maggio, come Festa dei Lavoratori, era da tempo che padroni, governo, partiti borghesi, economisti, giornalisti “a servizio permanente ed effettivo”, ci stavano lavorando.
Quest'anno hanno tentato di fare un primo passo pratico con la imposizione in alcune città, con sindaci del PD in testa, dell'apertura degli esercizi commerciali, e quindi del lavoro dei dipendenti.
Certo per i padroni c'è un problema di basso utilitarismo economico, nella crisi ogni incasso in più “fa brodo”; ma non è questo l'aspetto principale.
La questione è più strategica, è economica, nel senso dell'interesse generale capitalista, è politica; ha a che fare con la lotta di classe. Si vuole cancellare la festa “dei lavoratori”, “dei proletari”, di cui la questione più inaccettabile e da sopprimere è proprio la parola “lavoratori”.
Così come da tempo, da Sacconi a Ichino, a vari esponenti di partiti parlamentari, vogliono trasformare lo Statuto dei Lavoratori in “Statuto del Lavoro”; nello stesso modo vogliono far diventare il 1° Maggio “festa del lavoro”, ma nel senso effettivo di festa in cui si esalta il lavoro, “lavorando”..., fino a trasformare la 'festa dei lavoratori' in 'festa dei padroni'.
Certo, da tempo i sindacati confederali hanno reso il 1° Maggio una semplice giornata di vacanza dal lavoro, in poche città vengono fatte manifestazioni, ma, ma... questa festa del 1° Maggio finchè esiste, non solo parla di operai, "proletari", di classi mai sparite e quindi di lotta di classe, ma soprattutto allude, comunque, all'abolizione del lavoro salariato, ad una società senza sfruttati e sfruttatori, al potere dei lavoratori...
E, allora, è meglio eliminarla!"

la lotta delle ditte di pulizie a taranto: verso una nuova rivolta delle lavoratrici ?

Le lavoratrici e i lavoratori delle pulizie delle scuole statali sono scesi in lotta oggi a Taranto contro i tagli annunciati dalla Gelmini in materia scolastica.
L'iniziativa di lotta promossa dai sindacati confederali, ha visto la partecipazione anche di lavoratrici slai-cobas che si sono adoperate perche non ci fosse solo un presidio formale ma perché la lotta fosse più combattiva e incisiva. con un blocco stradale

Taranto è dentro una grande vertenza nazionale che tocca oltre 25.000 lavoratori e tra di essi tante lavoratrici che vedono il loro lavoro, già precario e sottopagato, messo ora definitivamente a rischio.
Le imprese hanno avviato le procedure di licenziamento dal 30 giugno, ditte che si vedono non pagate né rinnovato il contratto.
Dopo il 30 giugno saranno i dirigenti degli istituti a decidere se vogliono e soprattutto possono mantenere il servizio e garantire le pulizie.
Sappiamo quante difficoltà hanno gli istituti scolastici in materia finanziaria per capire che questo servizio sarà pesantemente tagliato in ore e organici e avremo scuole di serie A e scuole di serie B fatiscenti e non pulite.
In ogni caso i lavoratori delle pulizie in particolare nel sud e a Taranto, non possono accettare ulteriori tagli e disoccupazione.
Si tratta di lavoratrici e lavoratori già ora con un reddito basso garantito da ore di lavoro e ore di cassaintegrazione in deroga, reddito che non si può ulteriormente ridurre, né il lavoro si può perdere in città come Taranto devastate dalla disoccupazione.
I due mesi estivi saranno senza lavoro e senza retribuzione, a settembre vi dovrebbero essere gare provvisorie a 3 mesi e poi la Consip farà un piano di fattibilità.
Un quadro che non si può accettare e che bisogna respingere con la lotta unitaria e di massa.
Per questo lo slai cobas per il sindacato di classe di Taranto chiede un incontro urgente a tutte le istituzioni Prefetto, Regione, Provincia, Comune, alle istituzioni scolastiche, alle imprese per affrontare la vertenza e portarla a una soluzione di continuità di lavoro per tutte e tutti.
Nelle prossime settimane cercheremo di sviluppare forme di lotta dura, come fu negli anni scorsi con il blocco prolungato del ponte e una vera rivolta sociale.

Senza questa strada e questa linea i lavoratori non potranno fermare i piani della Gelmini.

slai cobas per il sindacato di classe
la responsabile del settore
fiorella masci

29/04/11

D ed F hanno vinto

Con sentenza di primo grado, Corrado Gabriele è stato condannato per le molestie reiterate inflitte alle figlie minorenni della moglie. Da circa sette anni di attesa D e F sono state liberate dallo stillicidio di un processo, durato tanto quanto è bastato alla rielezione del loro tormentatore al consiglio regionale della Campania.

Per D e F la condanna non varrà a cancellare il danno subito, ma fin da ora sarà piuttosto la conferma che le donne che le hanno seguite in questi anni, dalle avvocate Elena Coccia e Giorgia de Gennaro a quelle dell’UDI fino alle migliaia che da lontano non le hanno mai abbandonate al loro coraggio come unica risorsa, sono cambiate e non hanno più voglia di aspettare.

Lo stupore per “una condanna così pesante” (?), i commenti che segnano moti di sorpresa la notizia, non erano inaspettati.

Le donne che non hanno avuto voglia di aspettare e di arrendersi ai tempi lunghi del cambiamento culturale, hanno squarciato la monotonia di una classe dirigente Istituzionale e non, nominando il loro diritto a non subire violenza sessuata. Qualcosa è cambiato nella relazione tra donne e nella relazione delle donne con se stesse, resta immobile invece l’arroganza di usare il potere per garantirsi l’impunità da parte di uomini piccoli e inutili per il bene comune.

La sentenza di ieri, forse aprirà loro qualche dubbio, certamente conferma che l’attesa non si addice alla dignità femminile. Parlo dell’attesa imposta dai tempi della giustizia, dell’attesa che a volte le donne assumono come costume gradito e “politicamente corretto”.

D ed F non hanno aspettato eppure hanno dovuto aspettare, ma la determinazione continua a vincere.

Corrado Gabriele si è autospeso dalla sua carica: la sentenza prevede, oltre ai quattro anni di detenzione, cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Forse tra ricorsi in appello e magari oltre, ritroveremo questo signore in politica?

Dipende da quelle che sono cambiate e dalla forza che continueranno ad esprimere nel denunciare gli uomini nel potere che con improntitudine e arroganza affermano la cultura ancestrale dello stupro. Senza giustizialismo, chiedere giustizia è semplicemente un diritto.

per Udi di Napoli, Stefania Cantatore

Le morti di cui non si parla, quelle delle lavoratrici

Se le morti sul lavoro in genere trovano spazio in brevi trafiletti, a meno che non si tratti di tragedie quali quella della Thyssen, dell' Eureco in cui a morire sono diversi lavoratori. quelle delle lavoratrici spesso non trovano neanche quel piccolo spazio. Rigiriamo un breve articolo che parla della morte sul lavoro di Manuela Zecchina avvenuto ieri sera al salumificio Beretta, come parte della lotta contro l' (in)sicurezza delle lavoratrici, di cui poco si parla, appunto.

Dal Giorno-Lecco: le morti di cui non si parla, quelle delle lavoratrici
Schiacciata da macchinario: muore operaia di 46 anni

Incidente al salumificio Beretta, disposti accertamenti. Dalle prime ricostruzioni pare che la donna stesse ripulendo una delle apparecchiature utilizzate per la produzione e il confezionamento di affettati e insaccati

Barzanò (LC), 29 aprile 2011 - Una donna è morta schiacciata da un macchinario. L’infortunio sul lavoro si è verificato ieri sera a Barzanò, presso gli stabilimenti del salumificio Fratelli Beretta di via Giuseppe Garibaldi. La vittima della morte bianca è una donna di 46 anni di Renate, provincia di Monza e Brianza. Si chiamava Manuela Tatiana Zecchina. Dalle prime ricostruzioni dell’accaduto pare che stesse ripulendo una delle apparecchiature utilizzate per la produzione ed il confezionamento di affettati ed inscaccati, ma, per cause ancora da accertare, vi è rimasta intrappolata all’interno. Si tratterebbe di un’impastatrice per miscelare i trinciati. L’allarme è scattato intorno alle 21. Sul posto sono accorsi l’equipe medica del 118 di stanza al San Leopoldo Mandic, i volontari della Croce Rossa Italiana di Casatenovo e due squadre di vigili del fuoco, una del distaccamento di Merate l’altra di quello di Erba. Una volta liberata, il personale sanitario ha operato il possibile per salvarle la vita, mettendo in atto tutte le manovre rianimatorie del caso, ma alla fine non è rimasto altro che constatarne il decesso. A risultare fatali sarebbero state soprattutto le gravi lesioni alla testa. Della vicenda sono stati subito informati anche i carabinieri con una pattuglia di militari della stazione di Cremella. Sono stati mobilitati anche i funzionari del servizio antinfortunistica dell’Asl provinciale. Sulla vicenda il Pm di turno ha disposto l’apertura di un fascicolo d’
inchiesta per stabilire eventuali responsabilità ed omissioni per quanto riguarda i sistemi di sicurezza ed il rispetto delle norme per scongiurare tali episodi. L’impastatrice è stata posta sotto sequestro, mentre sulla salma della 46enne verrà probabilmente eseguita l’autopsia.

di Daniele De Salvo