07/10/11

Barletta: "... le nostre vite valgono di più dei vostri affari e complicità"



Una delegazione di lavoratrici, disoccupate del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario da Taranto è andata ieri a Barletta, perchè, come abbiamo detto ai vari giornalisti e tv, la morte delle 4 operaie e della ragazzina Maria non è un “disastro”, ma un assassinio che mette tragicamente in luce una condizione delle donne operaie che per lavorare devono rischiare anche di morire; è un assassinio che grida ribellione, giustizia, necessità di unità e lotta non solo a Barletta ma per tutte le donne. Per questo era giusto esserci a Barletta (benchè oltre la nostra non vi erano altre presenze di lavoratrici da altre città).
Quando siamo arrivate, abbiamo trovato il primo grosso contrasto: da un lato arrivavano da varie vie nella piazza A. Moro tanti spezzoni di gente che sembravano quasi dei cortei, soprattutto gruppi di donne, la maggior parte giovani, tante ragazze che portavano il loro dolore, calore, rabbia; dall'altra una piazza resa volutamente ferma, silente dall'intreccio apparati della Chiesa – tutti presenti ai massimi livelli e che hanno imposto durante la cerimonia funebre un clima da “sepolcri imbiancati” - e apparati delle forze dell'ordine.
Da un lato le operaie delle altre fabbriche tessili, le operaie della fabbrica Vinci Shoes, una delle più grandi con 100 lavoratori, venute con il loro striscione, che volevano stringersi intorno alle loro compagne uccise e ai loro familiari, operai di fabbriche che erano usciti prima dal lavoro per partecipare al funerale, ma anche commercianti che avevano tutti chiuso per lutto, e poi migliaia e migliaia di persone, sicuramente più di 10 mila solo nella piazza, ma vi era tante gente anche nelle strade laterali, in particolare nelle 2 strade vicinissime alla piazza dove vi è stato il crollo; da un lato i familiari, i parenti, le amiche delle 5 donne che esprimevano la loro disperazione, ma anche, alcuni, la loro denuncia per quelle morti annunciate. Dall'altra arrivavano quelli in “giacca e cravatta”: gli amministratori con il sindaco di Barletta, complici, o forse di più, per questi omicidi e giustificatori della “normalità” del lavoro in quelle condizioni di tutto nero; arrivavano scortati i politici e rappresentanti delle istituzioni regionali, Vendola, e nazionali, Carfagna; e uguali a questi sono arrivati anche i segretari sindacali Bonanni e Camusso, che hanno detto parole scontate. E l'ipocrisia è andata in scena!
“Vendola – ci ha detto un'operaia correggendo il nostro volantino – non è vero che ha dato 200 mila euro a famiglia. Ha dato 200mila euro in tutto! E poi per pagare il funerale e le spese dell'albergo dove ora stanno le famiglie sgomberate dalle palazzine”. Quindi, soldi dovuti (ci mancava anche che le famiglie dovessero pagare), non certo un contributo di solidarietà espressione di una politica “diversa” della Regione Puglia.

Intanto, le gerarchie della Chiesa all'inizio ogni 5 minuti facevano dal palco appelli al “silenzio”, quasi preoccupati che così non potesse essere.
Ma la stessa preoccupazione aveva la polizia, ed essa si è subito manifestata verso la nostra delegazione che aveva aperto in piazza uno striscione che diceva: “CON MATILDE, GIOVANNA, ANTONELLA, TINA E MARIA. LE NOSTRE VITE VALGONO DI PIÙ DEI VOSTRI AFFARI E COMPLICITÀ”. Striscione davanti a cui si fermavano tante persone, donne, e soprattutto le operaie della Vinci Shoes, operaie di altre fabbriche tessili, delegate sindacali, per parlare, prendere il nostro volantino/messaggio, rimanere in contatto.
Ma quella scritta, "...le nostre vite valgono di più dei vostri affari e complicità", guastava il clima di “silenzio-rassegnazione” imposto; ad un certo punto è arrivata la polizia che si è accanita sullo striscione, ha provato a strapparlo e poi a sequestrarlo, cercando anche di portare in questura una compagna di Taranto. Solo la nostra ferma determinazione e l'isolamento del dirigente della polizia dalle donne e persone vicine lo ha impedito. Ma per far rimanere lo striscione nella piazza abbiamo dovuto mettere dello shock sulla frase "pericolosa", benchè, come si può vedere da alcune foto, la frase si leggeva bene lo stesso....

Con le operaie con cui abbiamo parlato, e nelle interviste rilasciate a Tv e stampa locale e nazionale, abbiamo insistito sul fatto che queste morti sono frutto sia della speculazione edile dei padroni, come della complicità del Sindaco di Barletta - e, forse, anche più che complicità. Visto quanto sta venendo fuori circa un piano esistente che prevedeva l'abbattimento di quelle palazzine non per fare abitazioni e locali a norma, ma per farci abitazioni di lusso; piano che potrebbe nascondere un intreccio affari/tangenti.

Ma queste morti sono soprattutto frutto del lavoro nero. Chi in questi giorni sta negando questo sbaglia, o volutamente in cattiva fede, o anche in buona fede come alcuni familiari, lavoratrici, gente di Barletta.
Le 4 donne sono morte in quanto operaie, sono morte sul lavoro e per il lavoro. Anche la piccola Maria è morta sul luogo di lavoro. E sono morte per le condizioni di lavoro a “nero”, che vuol dire taglio dei costi del lavoro, del salario come dei costi per la sicurezza. Se le operaie non fossero state in quelle condizioni, non si sarebbero neanche trovate in quel sottoscala a lavorare quasi di nascosto, in locali con le crepe nei muri, senza via d'uscita a norma, ecc., per gli affari del padroncino ma soprattutto per i profitti delle 'Grandi marche'. Se non sono queste morti per il lavoro, cosa sono? Non è sicuramente un caso che sono morte solo operaie e Maria che era andata da loro. Chi nega il rischio mortale del lavoro nero, intrecciato con la speculazione affaristica dei padroni edili e la mancanza di controlli di Ispettorato, Asl, ecc., il menefreghismo, o connivenza delle Istituzioni, di fatto, come sta facendo il sindaco di Barletta, lo vuole giustificare, normalizzare, renderlo ordinario e scontato, accettabile come unica prospettiva soprattutto al sud, soprattutto per le donne. Ma così non deve essere!
Con le operaie abbiamo parlato della necessità, anche di fronte alla morte di Giovanna, Matilde, Antonella, Tina, Maria – ma c'era stata un'altra morte pochi giorni fa in Puglia tra le braccianti – dell'unità, della lotta, di uno “sciopero delle donne”, per dire Basta!, per sentirci forti, per non accettare questa vita!

Purtroppo, a Barletta, chi non c'era, a parte le delegate operaie, erano i sindacati confederali locali, regionali. Ma questa non è una ragione in meno, ma un motivo in più per non delegare la nostra lotta di lavoratrici e di donne.

Il momento più emozionante è stato verso la fine della pomposa, lunga celebrazione religiosa.
Un grande, fortissimo applauso di tutta la piazza ha salutato le bare che andavano via.
Ma nello stesso tempo all'applauso si è unita la ribellione. Striscioni sono calati dai palazzi nella piazza: da un terrazzo, lo striscione nero “E ora vogliamo la verità!!”; da un balcone di un altro palazzo: “Muore chi fa il suo dovere per colpa di chi non ha mai fatto il suo”.
I rappresentanti istituzionali sono stati “accompagnati” alla fine dalle grida di gente comune, dal minimo “Bella figura che avete fatto”, a frasi molto più pesanti “Bastardi”, “Assassini”, “Andate in galera”.
La rabbia poi si è trasferita da parte di tanti cittadini sotto il Comune, verso il sindaco che si è barricato dentro e non ha voluto neanche incontrare una delegazione. La parola principale era “Dimettetevi”, “i Profitti non valgono la vita di 5 operaie Dimettetevi” - diceva uno striscione.

Noi prima di tornare a Taranto siamo andate sul luogo del disastro, vicinissimo a p.zza A. Moro, per lasciare su quelle maledette pietre il nostro striscione, come saluto, insieme ai fiori e ai cartelli, e ad altri striscioni.
Un padre ci ha detto: “grazie di essere venute. Avete fatto una cosa bella!”.

per Le lavoratrici, disoccupate del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario – Taranto

Concetta Musio
Fiorella Masci

TA. 7.10.11


La polizia ieri si è accanita sullo striscione del mfpr per la frase "...le nostre vite valgono di più dei vostri affari e complicità", ha provato a strapparlo e poi a sequestrarlo, cercando anche di fermare e portare in questura una compag...na di Taranto. Solo la nostra ferma determinazione e
l'isolamento del dirigente della polizia dalle donne e persone vicine lo ha impedito. Ma per far rimanere lo striscione nella piazza abbiamo dovuto mettere dello skoch sulla frase "pericolosa", ma, come si può vedere da alcune foto, la frase si legge lo stesso.

DALLE LAVORATRICI E DISOCCUPATE MFPR - SLAI COBAS per il s.c. - TARANTO

06/10/11

Oggi a Barletta, attorno a Matilde, Giovanna, Antonella, Tina, alla ragazzina Maria.

Le compagne del MFPR di Taranto saranno a Barletta, per stringersi attorno a Matilde, Giovanna, Antonella, Tina, alla ragazzina Maria.


UCCISE DALLA SPECULAZIONE EDILIZIA DEI PADRONI, DALLA COMPLICITA' EMENEFREGHISMO DELLE ISTITUZIONI, DAL LAVORO NERO, DAI PROFITTI DELLE GRANDI AZIENDE, e, come denunciano dei parenti, dai soccorsi lenti.


"DOMANI, QUANDO ANDRANNO VIA DOVRANNO ESSERE BELLE. BELLISSIME. BELLE EFIERE. INSOMMA DOVRANNO ESSERE DONNE" - ha detto la madre di una operaia.Perchè questo è un assassinio di donne.Donne operaie costrette a lavorare a nero, dalle 8 alle 12 ore al giorno per3,95/4 euro all'ora, per confezionare maglioni e felpe da padroncini chedevono tagliare su tutto; operaie che devono accontentarsi della miseria perprodurre la ricchezza per la "Grandi marche", che incassano "l'oro" dal"fango", e, come ora, dal sangue.Donne operaie come ce ne sono tante a Barletta, in Puglia a lavorare spessoin scantinati, in locali, garage che anche quando non sono a rischio vita,sono a rischio salute, perchè il più delle volte, senza aria, ventilazione,spazio o illuminazione sufficiente, ma spesso con tanto rumore, con fibre ditessuti, sostanze coloranti, che ti entrano nei polmoni.Donne operaie uccise dal menefreghismo delle Istituzioni. "Non mi sento dicriminalizzare - ha detto il sindaco Maffei - chi, in un momento di crisicome questo viola la legge assicurando, però, il lavoro". Questo sindaco chenonostante le denunce fatte più volte da alcuni abitanti, aveva detto chenon c'era pericolo, come avevano confermato suoi tecnici appena venerdìscorso, e che solo dopo la strage ha disposto la verifica di altre palazzineDonne operaie uccise dalla speculazioni delle imprese edili, come l'impresaGiannini che aveva demolito la palazzina adiacente, lasciando da un annosolo ammasso di detriti, e che, solo dopo tante denunce, aveva subappaltatola loro rimozione ad una ditta che lo ha fatto senza alcun rispetto di normedi sicurezza.Donne operaie che sono costrette ad accettare lavori ultraprecari, a nero, arischio, perchè per le donne in tanti posti del sud, ma ora anche nel nord,non ve ne sono altri.Donne che però come Matilde, Giovanna, Antonella, Tina, riuscivano a faremergere il bello anche dal "nero", con la loro unità, complicità, ancheallegria, con la loro determinazione a resistere.
OGGI, DOMANI SONO I GIORNI DEL DOLORE, ANCHE DELLA RABBIA, MA GIA' DALLEPAROLE DEI FAMILIARI VIENE FUORI LA NECESSITA' DEI GIORNI DELLA RIBELLIONE.

Le lavoratrici, disoccupate del Movimento Femminista ProletarioRivoluzionario
Taranto 5.10.11 - mfpr@libero.it

04/10/11

3 ottobre come l' 8 marzo di tanti anni fa...

quante operaie tessili dobbiamo ancora vedere morire , mentre lavorano in nero rinchiuse nelle fabbriche per 8- 14 ore al giorno, a 3,95 all' ora. basta!!!
ci restino i padroni sotto le macerie

L.

basta con le "tragedie annuciate" di questo sistema

Davanti all'ennesima strage delle donne operaie morte di una morte assurda a Barletta, vogliamo esprimere la nostra vicinanza alle famiglie colpite da questa tragedia, ma non possiamo non gridare la nostra rabbia contro tutto questo... contro un sistema che riserva alle proletarie e ai proletari solo sfruttamento, oppressione, miseria, precarietà...morte.

Quello che è accaduto è solo l'ultimo anello di una lunga catena di operaie e operai, lavoratrici e lavoratori, donne e uomini uccisi dalle ignobili condizioni di lavoro e di vita a cui ci costringe ogni giorno sempre di più chi detiene il potere nel nostro paese, e quanta schifosa ipocrisia nelle loro parole di "cordoglio" a tragedia avvenuta, primo fra tutti il presidente Napolitano ma non solo: parlano di "stragi annunciate che si potevano e si devono evitare", parlano di leggi che devono essere rispettate, parlano della "politica e dei poteri pubblici e soggetti privati" che devono essere impegnati a "tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro" ...

MA CHI PERMETTE in realtà tutto questo??? Il Presidente Napolitano ha forse improvvisamente dimenticato il ruolo che quotidianamente mette in atto nel pieno della sua carica??? Il presidente Napolitano è il MASSIMO GARANTE delle politiche sempre più antiproletarie e antipopolari che il governo con la collusione dei falsi partiti di opposizione e dei sindacati venduti scarica sui proletari e le masse popolari per salvaguardare il loro potere e il loro sistema , politiche che significano molteplici attacchi alle condizioni di lavoro e di vita, salari sempre più bassi, cancellazione di diritti basilari in un via libera per padroni e padroncini allo sfruttamento di operaie/i, lavoratrici/tori sempre più esteso e pesante.

Davanti all'ennesimo assissinio di queste operaie, di queste donne, come giustamente l' hanno definito i loro parenti, la risposta non può che essere la lotta e la ribellione contro questo sistema per cambiare lo stato di cose esistenti, e che proprio da noi lavoratrici, operaie, precarie deve venire più radicale...

Lavoratrici e precarie Slai Cobas pe ril sindacato di classe Palermo

ennesima strage di operaie a barletta

Antonella Zazza Giovanna Sardaro. Matilde Doronzo. Tina Ceci sono morte sepolte sotto una montagna di macerie 5 le vittime compresa Maria Cinquepalmi, 14 anni, la figlia dei titolari del
maglificio.
i soccorritori hanno estratto viva Mariella Fasanella, 37 anni, l'operaia che era riuscita a trovare riparo in un cunicolo. sei sono i feriti, a centinaia hanno lavorato senza sosta. non hanno mai
smesso di scavare

Tragedia di donne, le operaie che lavorano nel maglificio «Tutti sapevano che l'edificio stava cedendo» Lo dicono in tanti, per strada
Parole colme di rabbia. Perché il palazzo maledetto, costruito negli anni sessanta, faceva paura. I tufi sono porosi, assorbono l'acqua e si gonfiano quando non si fa la manutenzione. Inevitabili, allora, le crepe, i piccoli smottamenti, i cedimenti, gli scricchiolii. E inevitabili le richieste di
sopralluoghi e accertamenti da parte dei tecnici competenti. Inevitabili, allora, le crepe, i piccoli smottamenti, i cedimenti, gli scricchiolii. E inevitabili le richieste di sopralluoghi e accertamenti da parte dei tecnici competenti. Una procedura eseguita, nei giorni scorsi, anche dai
proprietari. Il palazzo vicino era stato transennato, "ingabbiato" con delle catene di ferro, ed ha resistito al crollo. Il secondo edificio si è sbriciolato in attesa della messa in sicurezza prevista proprio ieri. C'è chi racconta di aver visto al lavoro, in mattinata, prima della tragedia,
una ruspa. È possibile - dicono numerosi residenti della zona - che a favorire il crollo possa essere stato un intervento di scavo compiuto al di sotto del piano stradale, al centro fra la palazzina messa in sicurezza e quella crollata. Esisteva infatti il rudere di una vecchia struttura, in
parte demolita un anno fa e proprio venerdì erano riprese le operazioni per distruggere definitivamente l'e d i f i c i o, con l'abbattimento tra l'altro di una parete confinante con uno dei muri della palazzina crollata. La Procura di Trani, intanto, ha già avviato un'inchiesta, al momento senza indagati. Le ipotesi di reato sono omicidio e disastroso colposo. Tanti gli
spunti da approfondire. tante le domande in attesa di una risposta. A cominciare dalla collocazione del maglificio sotto il palazzo maledetto.

"Non parlate di tragedia, questo è un assassinio", gridavano i parenti delle donne asserragliati per tutta la giornata tra le macerie. Da giorni infatti gli abitanti avevano chiesto agli uffici tecnici comunali di verificare la staticità del palazzo. Accanto, infatti, è stato da qualche settimana abbattuto un altro edificio in ristrutturazione e da quel momento si erano aperte una serie di crepe nella struttura. Venerdì c'era stato un primo sopralluogo dei vigili urbani che avevano parlato della possibile emissione di un'ordinanza di inagibilità della struttura ma fino a ieri non
era arrivato nulla.

"Anzi - racconta il figlio di una delle residenti, tra le prime a essere estratte vive - proprio questa mattina è arrivato uno dei dirigenti dell'ufficio tecnico per dirci che era tutto in ordine". Attorno a mezzogiorno, invece, è venuto giù tutto. La vittima e le donne rimaste intrappolate erano tutte dipendenti di una ditta di confezioni di prodotti di maglierie che si trovava nello scantinato.

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Crollo della palazzina, vittime erano 'in nero' Napolitano: 'Sciagura Barletta inaccettabile'

Lavoravano in 'nero', senza contratto, le operaie morte nel crollo della palazzina di via Roma, a Barletta. Lo raccontano i parenti delle vittime, assiepati davanti all'obitorio del Policlinico di Bari dove si trovano i corpi delle operaie in attesa dell'autopsia. "Era gente - dicono - che lavorava per sopravvivere".


"Mia nipote, 33 anni, prendeva 3,95 euro all'ora, mia nuora quattro euro: lavoravano dalle otto alle 14 ore, a seconda del lavoro che c'era da fare. Avevano ferie e tredicesima pagate, ma senza contratto. Quelle donne lavoravano per pagare affitti, mutui, benzina, per poter vivere, anzi sopravvivere". Lo racconta la zia di una delle vittime.

PROCURA TRANI,PER ORA NESSUN INDAGATO - Nessun nome è stato iscritto per ora nel registro degli indagati. Lo ha detto all'ANSA il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Trani, Carlo Maria Capristo, per il crollo della palazzina a Barletta in cui sono morte quattro operaie e una ragazzina e per il quale s'indaga per omicidio colposo plurimo e disastro colposo.

CROLLO PALAZZINA: NAPOLITANO, SCIAGURA INACCETTABILE - "L'inaccettabile ripetersi di terribili sciagure, laddove si vive e si lavora, impone l'accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità, e soprattutto l'impegno di tutti, poteri pubblici e soggetti privati, a tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro con una costante azione di prevenzione e vigilanza". Lo scrive Giorgio Napolitano, in un messaggio al sindaco di Barletta dove ieri è crollata una palazzina.

Profondamente colpito dal tragico bilancio del crollo di una palazzina avvenuto a Barletta, Napolitano ha espresso al Sindaco Nicola Maffei, "sentimenti di commossa e affettuosa partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime" e rivolto ai feriti "gli auguri di una pronta guarigione, manifestando all'intera comunità di Barletta, già duramente colpita negli anni da analoghi gravi eventi, la solidarietà di tutto il Paese. L'inaccettabile ripetersi di terribili sciagure, laddove si vive e si lavora - sottolinea il Capo dello Stato - impone l'accertamento rigoroso delle cause e delle responsabilità, e soprattutto l'impegno di tutti, poteri pubblici e soggetti privati, a tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza delle abitazioni e dei luoghi di lavoro con una costante azione di prevenzione e di vigilanza".

MARITO DONNA INCINTA, BENE LEI E BIMBO - "Manuela è ferita ad un orecchio, al volto, ha una spalla graffiata e una gamba immobilizzata ma è viva e sta bene, lei e nostro figlio". Emanuele Lanotte racconta della gioia e dello spavento ad un tempo per sua moglie Manuela scampata alla morte sotto le macerie della palazzina crollata in via Roma. La donna in attesa del primo figlio è stata la prima persona ad esser tirata via dalle macerie, un'oretta e mezza dopo il crollo. "Ho trascorso la notte in ospedale - dice Emanuele Lanotte - e anche oggi starò lì a fianco di mia moglie sino a quando i medici non la dimetteranno".

VENDOLA, RIUNIONE STRAORDINARIA GIUNTA BARI - "Non aggiungere dolore a dolore, disagio a disagio": lo ha detto, parlando con i giornalisti, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, annunciando che, per questo, la giunta regionale pugliese alle 14 si riunirà in seduta straordinaria per decidere un "contributo concreto" per le famiglie delle vittime. Vendola ne ha parlato a Barletta, a conclusione di una riunione che ha tenuto col sindaco e al quale ha partecipato anche l'assessore regionale alle opere pubbliche, Fabiano Amati, coordinatore regionale della Protezione civile. Scopo della riunione dell'esecutivo regionale sarà anche quello di "affrontare tutti gli altri problemi" per consentire al comune di Barletta di alleviare i disagi delle famiglie rimaste senza casa col crollo e con lo sgombero delle case adiacenti.

VENDOLA, TRAGEDIA SI POTEVA EVITARE - "Fare memoria delle tragedie" perché "tragedie come queste, e come tutte quelle di questo tipo, avrebbero potuto essere evitate". Dopo un sopralluogo nell'area del crollo della palazzina di via Roma, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, invita tutti ad affrontare in altro modo emergenze "che riguardano tutta l'Italia" poiché "non è possibile accettare morti annunciate come quelle di ieri". "Stiamo diventando bravi nella gestione delle emergenze - ha insistito - ma dobbiamo lavorare per prevenirle, per combattere il partito del cemento e investire sulla riqualificazione delle periferie". Vendola ha ringraziato l'efficace opera dei soccorritori e soprattutto "dei barlettani che li hanno aiutati togliendo le macerie a mani nude". Incalzato dai giornalisti sulle eventuali responsabilità della sciagura, il presidente ha auspicato che l'autorità giudiziaria possa accertare rapidamente se ci siano state delle responsabilità. Ai famigliari delle vittime Vendola ha sottolineato "che niente potrà restituire i loro cari" ma che "la Puglia intera piange insieme con loro". Quello che bisogna fare - ha concluso Vendola - "é impegnare la politica e la società civile alla messa in sicurezza delle nostre città. Non si può vivere non sapendo quali siano le condizioni di staticità degli edifici"


28/09/11

Pensioni donne gli "ostacoli" interni

Sulla questione dell'aumento dell'età pensionabile alle donne, nel settore privato - quindi, vuol dire soprattutto delle operaie, lavoratrici, spesso già precarie, e che nella maggior parte fanno lavori stancanti, "usuranti", sotto padroni grandi o padroncini che spesso non sanno nanche cosa sia la dignità di una donna - pensiamo che occorra una risposta da un punto di vista appunto di donne, contro e rigettando l'insieme del significato politico, ideologico, pratico di attacco alla vita, oltre che al lavoro. Per questo non si tratta di "entrare nel merito" delle possibili contro
proposte, anzi sarebbe sbagliato, perchè oggettivamente metterebbe in ombra l'attacco generale di classe e di genere che questa manovra sta facendo.Sulla necessaria, ma effettivamente difficile lotta delle donne, dobbiamo anche una buona volta dire chiaro che, al di là delle difficoltà in "casa
nostra", chi ci rema pervicacemnete contro sono da un lato la Cgil, dall'altra una parte dei sindacati di base.La Cgil ha fatto passare già, senza nulla opporre, in passato controriforme
sulle pensioni, e oggi, la Camusso è una sciagura, che come per la questione dell'art. 8, da un lato alza le grida e dall'altro firma il 28 giugno un'accordo apripista all'attacco della manovra; così per le lavoratrici, da un lato denuncia oggi, in maniera molto blanda per la vertità, l'attacco
sulle pensioni, dall'altro mesi fa ha firmato l'intesa su conciliazione lavoro-famiglia, che è la cornice ideologica-politica al doppio lavoro delle donne.Ma anche i sindacati di base, remano contro le loro stesse compagne, lavoratrici.
Un paio d'anni fa, come ricorda Lidia Cirillo, anche noi insieme alle compagne della Cub, SdL abbiamo fatto circolare, e portato e sostenuto nelle loro assemblee un appello per una mobilitazione nazionale delle lavoratrici, a partire dall'attacco alle pensioni delle donne; in un'assemblea nazionale del 7 febbraio 2008 dei sindacati di base questo appello fu presentato
insieme alla proposta di "sciopero delle donne". Ma già la presentazione dell'appello fu un vera e propria battaglia da parte delle compagne con la presidenza, prevalentemente maschile; poi, nonostante l'impegno a far proprio l'appello alla mobilitazione delle lavoratrici, nella piattaforma
del documento conclusivo vi era solo citata, insieme ad altre decine di obiettivi, la questione di contrastare l'allungamento dell'età pensionabile per le donne, ma senza alcun riferimento alla questione della mobilitazione nazionale delle donne - opponendosi di fatto ad una battaglia di valore politico delle lavoratrici che non può essere ristretta solo in un punto della piattaforma; per non parlare del fatto che nel documento finale uscito qualche giorno dopo era sparito anche il riferimento nella piattaforma.

Oggi i sindacati di base hanno deciso un calendario di iniziative da ora
fino a quasi fine anno, su tutto e il contrario di tutto - Bene! Ma qualcuna
può trovare dove è una mobilitazione contro uno dei punti centrali della
manovra, quello delle pensioni delle donne?

Allora, quando parliamo della difficoltà della mobilitazione delle lavoratrici, diciamo anche che dobbiamo fare una lotta contro e liberarci di "questi ostacoli":Una mobilitazione delle donne o è autorganizzata, o già nella sua costruzione si afferma il punto di vista ricco femminista, di classe, di genere, o non c'è.
Lo "sciopero delle donne" è anche il frutto di una ribellione di delegate, iscritte, alle direzioni della Fiom, Cgil, sindacati di base, per una mobilitazione che non delega, che costruisce in maniera autorganizzata le condizioni della doppia lotta.

MFPR

Marianna e Nina libere!

Fuori dal carcere delle Vallette, anche se una dovrà restare chiusa nel suo appartamento e l'altra sarà costretta a non muoversi da Torino, dove risiede, pur essendo originaria di Rovereto. Elena Garberi e Marianna Valenti, le due militanti No Tav arrestate il 9 gennaio durante una protesta davanti al cantiere di Chiomonte, tornano a casa dopo tredici giorni di cella, dopo alcune manifestazioni di sostegno del popolo No Tav, dopo un appello lanciato in televisione dal meteorologo Luca Mercalli, molto discusso da politici e amministratori. Le due donne - Garberi, 39 anni, tre figli, vive a Chiomonte, Valenti, vent'anni, frequenta l'università a Torino - dovrebbero essere scarcerate nelle prossime ore.

http://torino.repubblica.it/