16/05/11

A Taranto come a Napoli: la lotta delle lavoratrici delle pulizie contro i tagli massacra scuola della Gelmini

Mentre la Gelmini, bleffando sui dati reali, annuncia una falsa stabilizzazione di insegnanti precari, per fine giugno stanno per arrivare migliaia di lettere di licenziamento da parte delle ditte ai lavoratori, moltissime donne, che fanno da anni le pulizie nelle scuole, per la infame politica della Gelmini di tagliare i costi nelle scuole pubbliche.

Così gli studenti oltre che scuole di serie A e serie B, oltre che subcultura, dovrebbero trovare dal prossimo anno anche scuole sporche, tra cui quelle materne e elementari.

Nel 2008 le lavoratrici, i lavoratori in alcune città, come Taranto, risposero ad un primo tentativo di tagli con una vera e propria rivolta che durò mesi, con blocchi stradali, di edifici istituzionali, occupazioni delle scuole, minacciando anche allora il blocco delle elezioni; e riuscirono a frenare i licenziamenti.
Oggi è più che mai necessario riprendere questa strada ovunque!

Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe


TARANTO SEGUIRE L'ESEMPIO DI NAPOLI
Occupare le scuole
Ostacolare le elezioni

Scuole occupate contro i tagli del governo(12 maggio 2011) Una ventina di scuole stamani sono state occupate dai collaboratoriscolastici. Gli ex lavoratori socialmente utili addetti alla pulizia degliistituti hanno incrociato le braccia contro i tagli del governo. Secondo imanifestanti sarebbero già scattate le procedure di mobilità e sarebbe arischio il posto di lavoro di ottomila persone solo in Campania, 14mila intutta Italia. Ieri non sarebbe infatti andato a buon fine per icollaboratori un incontro tra Miur, Mef e Consorzi.

15/05/11

Contestazione al movimento per la vita al salone del libro a Torino

www.medea.noblogs.org/2011/05/12/contestato-il-movimento-per-la-vita-al-salone-del-libro-di-torino/

dalle compagne del collettivo Medea

Stamattina nello spazio autori del Salone del libro di Torino era prevista la presentazione di un libro a cura del Movimento per la Vita. Era annunciata anche la partecipazione del presidente del Mpv, Carlo Casini, che da buon bianconiglio qual è non si è nemmeno presentato, lasciando l’autore del libro solo soletto ad affrontare le possibili contestazioni…forse aveva ancora stampate nella memoria le proteste degli anni passati organizzate ogni qualvolta provasse a metter piede e becco nella città di Torino. L’accoglienza che gli abbiamo sempre riservato dev’esser stata talmente indimenticabile, da spingerlo a lasciare il campo e trascorrere la mattinata altrove.

Quale occasione migliore quindi per noi donne torinesi, colpite da quella scellerata Delibera Ferrero, per far sentire i nostri “amici” ancora una volta a casa, accolti e benvoluti…Peccato che la nostra calorosa e sonora accoglienza, partita non appena dal palchetto un’attivista ha cominciato a parlare, sia stata ripagata a suon di spintoni, calci, strattonamenti…una serie di colpi messi a segno contro di noi e tutte le donne presenti, che sia ben chiaro, contro chi ci vorrebbe sesso debole e indifeso, con immenso piacere abbiamo restituito e ricambiato. Alla faccia della tolleranza e della carità cristiana…Mentre qualcuno tentava di darcele e ci metteva le mani addosso, provando a strapparci lo striscione, i volantini, il megafono, qualcun altro preso da un raptus di evangelizzazione improvvisa cercava invece di redimerci e folgorarci per riportarci sulla buona strada. Scene insomma davvero divertenti. Un po’ meno spiritoso il tono di un signorotto che ci ha dato chiaramente delle assassine mentre gli riprendevamo il faccione con la telecamera, dicendoci che se abortiamo e quindi uccidiamo i bambini siamo come se non peggio di Hitler…Vi assicuriamo che la maggior parte delle parole e delle frasi che abbiamo sentito erano di questo colore, ma d’altronde dopo aver partecipato ai corsi di formazione del Mpv, nulla più ci stupisce. Una banda di violenti e intolleranti questi attivisti del Movimento per la Vita…guardacaso per la maggior parte maschietti, che pretenderebbero di saperla più lunga di noi sull’aborto, la riproduzione, il corpo femminile, la vita delle donne.

Nel pieno della contestazione, immancabile è arrivata la polizia, prima in borghese con la digos che cercava di convincere noi “povere fanciulle” a non farci troppo male, a spaventarci con possibili denunce, insomma il solito triste copione destinato a noi donne. Dopo averci provato con le buone, senza aver ottenuto quello che volevano, i poliziotti ci hanno provato con le cattive. Ed ecco allora arrivare gli spintoni, gli strattonamenti, le mani addosso, la brutte parole. Ma oggi davvero non ce n’era per nessuno, scusate il linguaggio gergale, e siamo rimaste lì dove volevamo stare, davanti a quello schifo di palchetto per impedire che la conferenza si potesse svolgere. Li abbiamo riempiti di prezzemolo, ricordando loro che nessuna donna ha più voglia di morire di aborto clandestino, che le donne hanno sempre abortito e sempre abortiranno e che questa benedetta legge 194, pur nei suoi limiti, ce la teniamo ben stretta…troppo viva è la memoria delle nostre mamme, sorelle, zie, nonne, morte sui tavoli delle mammane, troppo forte è la rabbia contro questa gente che vorrebbe cancellare diritti che le donne hanno conquistato con le lotte e con le loro vite. E visto che vogliamo e sappiamo scegliere da sole, abbiamo deciso di restare e continuare la contestazione, nonostante le minacce degli attivisti del Mpv e l’intervento di quei (mai come oggi) guardia cacca dei poliziotti…sempre lì a fare i piacioni, con il loro atteggiamento paternalistico, alternando una pacca sulla spalla prima ad un calcio e uno spintone poi. Loro però ci provano sempre e quando capiscono che il dialogo non è praticabile, via con la forza e la prepotenza.

Arriva il momento per l’entrata in campo dei muscoli della celere, che ci si piazza davanti e comincia a spingerci e malmenarci. Gli ci è voluta quasi mezz’ora per buttarci fuori con la forza. Un muro contro muro proseguito per un bel po’, durante il quale ancora una volta, ci hanno messo le mani addosso, cercando di mettere a segno qualche colpo senza farsi scoprire troppo dai loro superiori…anche se, a onor del vero, anche i capoccia in borghese si sono impegnati non poco, oltre che con calci, strattona menti, ad un certo punto hanno cercato di portar via anche una nostra compagna che immediatamente ci siamo andate a riprendere, rispondendo ai loro soprusi con tutta la forza, la rabbia e la (auto)determinazione che avevamo da esprimere.

Come spesso i poliziotti ci hanno ricordato, come per giustificarsi ipocritamente, “noi facciamo solo il nostro mestiere”…bene, fatelo, continuate a reprimere il dissenso, a denunciare, picchiare, insultare.

Noi continueremo a fare il nostro, continueremo a fare quello che ci riesce meglio, o forse l’unica cosa che abbiamo voglia e sappiamo fare per difendere le nostre vite, i nostri corpi, i nostri diritti: lottare, alzare la voce più di quanto la alziate voi e i personaggi infami che proteggete dietro i vostri scudi, usare tutta la forza che abbiamo in corpo, l’intelligenza che abbiamo in testa e la passione che abbiamo in cuore per custodire il nostro diritto di scelta e autodeterminazione. Non solo oggi, sia ben chiaro…sempre!

Qui i link alle pagine dei giornali locali e di altri siti che riportano la notizia della contestazione e i comunicati delle altre realtà presenti. Speriamo (presto) di riuscire a pubblicare anche le immagini video che abbiamo girato noi.

La Repubblica e La Stampa

www.infoaut.org

http://torino.virgilio.it/primopiano/protesta-femministe-movimento-vita.html

7-8 maggio L'Aquila: un'altra lettura

"Alla 2 giorni de L'Aquila tenutasi il 7 e 8 maggio abbiamo dato l'adesione come MFPR L'Aquila, privilegiando una presenza sulle tematiche lavoratrici, lotta sui territori delle donne.

Anche dal resoconto della compagna de L'Aquila che ha partecipato direttamente, si conferma che il limite principale di questa 2 gg. è stata la mancanza del CONTRO; a fronte di un disastro sia prima che durante che dopo che ha responsabili, con nomi e cognomi, nel sistema capitalista, affarista che specula e fa profitti sulla vita delle popolazioni, nel governo Berlusconi, nello Stato, nella Protezione civile, l'appello della 2 giorni ha dato all'iniziativa un aspetto "costruttivista", della serie “donne che si rimboccano le maniche”.

*****

E' difficile entrare nel merito della 2 giorni all'Aquila, senza entrare nel metodo con il quale è stata impostata e organizzata e senza considerare gli attori di questa impostazione.

E' sulla base di ciò che si definiscono i confini del merito, dei contenuti e della loro espressione e si suggeriscono limiti alle prospettive possibili.

Certamente la 2 giorni è stato un evento positivo per la città de L’Aquila, che si è vista percorrere da tanti corpi di donne e uomini. E’ stata anche l’occasione per far conoscere a tante/i la realtà del post-terremoto, la militarizzazione e la desertificazione del territorio e un pretesto per incontrarsi e ribadire la necessità di una città diversa, una città delle donne, di una casa delle donne.

Ma una lettura critica della 2 giorni, che pur essendo terremotata aquilana ho un po’ subito, devo farla.

L’ho subita nelle visite guidate e su prenotazione, che hanno disperso le donne tra new town e zona rossa, sottraendo tempo ai tavoli ed eliminando il momento di confronto collettivo della plenaria.
Non sarebbe stato meglio irrompere collettivamente nella zona rossa in una manifestazione di donne che fisicamente e in massa si riappropriasse della città?

L’ho subita come un’operazione turistico-commerciale, che con il pretesto di portare le donne all’Aquila ha dato visibilità agli sponsor, alle imprese commerciali locali e non come la coop Lombardia, che deve ancora spiegare l’attività di spionaggio nei confronti dei suoi dipendenti.

L’ho subita come un’ipocrisia radical scic da parte della borghesia, dell’istituzione “Comune dell’Aquila” dei padroni e della cgil/spi, che dietro le donne in nero e in generale dietro le donne, si preparano alle prossime elezioni.

L’ho subita perché, come tante altre donne e lavoratrici aquilane, sono stata chiamata solo a giochi fatti, senza un momento assembleare locale propedeutico alla 2 giorni.

Non c’è da stupirsi quindi della scarsa partecipazione locale di donne alla 2 giorni.

Veniamo al merito.

Si era detto che il tema “lavoro” avrebbe avuto priorità in tutti i tavoli, anche se non specificato in nessuno di essi. Ho pertanto seguito, nel pomeriggio di sabato, quello che mi sembrava più attinente: “beni comuni, legalità delle vittime, ricostruire nella legalità”, che doveva affrontare, tra l’altro, i temi della sicurezza e del mercato.

Ma i tavoli sono stati ulteriormente suddivisi in sottotavoli, quindi in 3 ore ho dovuto fare uno zapping tra una stanza e un’altra, per avere una visione più complessiva. Di conseguenza posso per ora fare un report molto frammentario della 2 giorni, in attesa che donne-terre-mutate mettano in rete il report completo e le proposte emerse.

Dalle donne dell’Aquila è stato denunciato come la mancata prevenzione dei disastri prima del terremoto, ma anche l’intervento successivo delle istituzioni, della protezione civile, il potere di ordinanza, la gestione dell’emergenza, la militarizzazione, l’atomizzazione e disgregazione dei nuclei sociali attraverso le deportazioni e le new town, abbiano fatto parte di un unico disegno, teso a frammentare i rapporti sociali ed espropriare i cittadini della capacità decisionale, estromettendoli dalla partecipazione alle decisioni che li riguardano per favorire l’interesse dei grandi profitti.

Da Torino a Trieste, dicono le donne alluvionate di Brescia, territori non ce ne sono più, sono stati consumati e non sanno dove farle le vasche di laminazione perché gli speculatori, collegati alle lobby mafiose nazionali devono continuare a fare i loro businnes. Hanno fatto un questionario firmato e sottoscritto tra i cittadini per raccogliere informazioni e pretendere trasparenza senza risultato. Denunciano incompetenza.

Interessanti spunti di analisi sono emersi anche dalle narrazioni delle donne di Vicenza contro la base Dal Molin e dalle donne campane contro le discariche.

Tuttavia il fiume di racconti che ho ascoltato, si impantanava principalmente su 2 o 3 punti senza trovare sbocchi:

- si è parlato di illegalità a fronte della mancata prevenzione e dell’inadeguata risposta delle istituzioni ai disastri, a vantaggio delle mafie e dei grandi profitti, ma non si è messo in discussione il sistema capitalistico, perfettamente legale, che sta alla base della shock economy e delle mafie stesse

- si è parlato di crisi democratica come fattore negativo, ma non sono state messe in discussione leistituzioni, che sul sistema capitalistico, anche quello dei disastri, si fondano e che tale sistema proteggono sulla testa delle popolazioni

- si è parlato di protagonismo dei cittadini attraverso l’inchiesta sottoscritta e lapartecipazione, ma non di autorganizzazione dal basso e autonomia


- non ho sentito parlare di lavoro/reddito e questo la dice lunga sulla distanza di questa 2 giorni dai problemi della maggior parte delle donne, anche aquilane, lavoratrici, precarie, disoccupate, studentesse ecc.

Al tavolo sulla violenza “corpi violati corpi desiderati”, sono stata solo la domenica, quando si è riunito per circa un’ora, per leggere una lettera molto intimista e fare un riepilogo di quanto si è detto. Prima della riunione ho incontrato una compagna di Romae le ho chiesto le sue impressioni. Mi ha detto che il sabato pomeriggio è stato molto complicato perché il tavolo si è avvitato sull’autocoscienza, che lei ha fatto un intervento sulla questione del reddito di esistenza ma il tema reddito/lavoro è rimasto a un punto morto.

Dall’intervento riepilogativo di una donna è emerso infatti che la riunione del sabato sia stata guidata ed egemonizzata dal filone di Carla Lonzi, dalla teoria dell’autocoscienza e della differenza sessuale, cui sembra abbiano fatto da contraltare solo le Ribellule, le uniche a parlare di LOTTA per conquistare spazi pubblici, di lavoro sul sociale, di consultori liberi e gratuiti, contro la legge Tarzia ecc. e hanno parlato della violenza quotidiana che si consuma a Roma con lo sgombero dei campi rom.

Questo per quanto riguarda i tavoli, o gli avanzi degli stessi, che sono riuscita a seguire.

Sabato sera mio zio, che ha curato l’allestimento di una mostra fotografica “donne in resistenza”, mi ha presentato Giovanna Marturano, 99 anni, ex partigiana di origini sarde, che è intervenuta al tavolo “donne in resistenza contro la militarizzazione dei territori” e ha fatto l’intervento conclusivo della 2 giorni, che però, con un’amplificazione inesistente, non si è sentito.
Fortunatamente l’ho conosciuta personalmente e ho ascoltato in anteprima ciò che probabilmente ha detto alla fine della 2 giorni. Mi ha raccontato la sua storia e quella di sua madre, anche lei combattente, come tutta la sua famiglia. “eravamo una famiglia di galeotti” mi ha detto “mio fratello se non c’era la liberazione avrebbe dovuto scontare 14 anni” “e ora non voglio morire sotto Berlusconi, ce l’abbiamo fatta allora perché non dobbiamo riuscirci ora? Pensavamo di aver sconfitto il fascismo e invece…”mi ha detto con le lacrime agli occhi: “io amo questa città, ma bisogna che ci arrabbiamo di nuovo e più di ieri per ricostruirla!”

Le ho regalato una copia del foglio Mfpr e una maglietta “revoltemo l’aquila”mi ha detto: “si, una vera rivolta ci vuole!”

Domenica l’incontro conclusivo è durato circa 15 minuti, hanno parlato la partigiana e una giovane donna in nero, ma del loro intervento, per l’amplificazione da schifo non si capiva niente. Col banchetto non riuscivo a distribuire materiale e così mi sono messa a volantinare la piattaforma per lo sciopero delle donne, che non era scontato ricevesse un qualche successo, data l’età media delle partecipanti, molto over 50 e la motivazione per cui erano qui (più come turiste che come manifestanti). Nonostante ciò e lo scarso numero di donne presenti al momento finale, la piattaforma ha riscosso un certo successo, soprattutto tra le Ribellule, che mi hanno fatto una specie di intervista registrata su come pensavamo di costruire lo sciopero totale delle donne e dove si poteva reperire materiale on line. Le ho detto che siamo state all’assemblea donne fiom e abbiamo già iniziato a costruirlo, che per giugno proponiamo di assediare i palazzi del potere, anche con un presidio al ministero del lavoro, che però è necessario che anche le donne presenti negli altri territori, soprattutto a Roma, si attivino per questo.

Da Luigia - Mfpr l'Aquila.

Verità su Melania!

CHI COPRE, E PERCHE', LA VERITA' SULLA MORTE DI MELANIA?

Nonostante indizi sempre più schiaccianti incastrino Salvatore Parolisi, nell'uccisione di Melania, non viene ancora indagato. Per molto meno, in altri delitti, vi sono stati avvisi di reato o arresti (pensiamo all'omicidio di Sarah Scazzi e all'arresto di Sabrina basato solo sulle testimonianze ultra contraddittorie del padre Michele). Qui invece, nonostante contraddizioni, bugie ed elementi emersi - dalle intercettazioni telefoniche tra Parolisi e un amico, e tra Parolisi e la soldatessa dopo la morte di Melania; ai non riscontri sulla presenza e percorso di Melania a Colle San Marco; dalle bugie di Parolisi sulla conoscenza del posto del delitto alla questione dei cellulari, al coltello che avrebbe ucciso Melania tipico di chi sta nell'esercito; dai vestiti di Parolisi all'anello di Melania trovato come se fosse stato buttato da lei, alle reazioni di Melania sulle relazioni del marito, ecc. - questo uomo resta in libertà. Perchè? Quale prevenzione oggettiva e soggettiva, "spontanea" (nel senso di logica spontaneamente inquinata che guida le indagini) o voluta, programmata impedisce di mettere le mani nel buco nero dell'esercito, improntato e pregno comunque di una logica e prassi fascista, maschilista, di relazioni improntate a uno spirito di oppressione/sopraffazione gerarchica che diventa a volte uso/abuso sessuale soprattutto quando vi sono donne (che o si adeguano a questo spirito e ne sono complici, o ne vengono schiacciate dal rambismo machista), ma anche di difesa/omertà di corpo all'interno? E di mettere le mani nella "famiglia", tutta cresciuta nell'esercito, con un padre, di Melania ex maresciallo dell'Areonautica, un fratello aviere scelto, e quindi chiusa nella condivisione di certi valori e nella difesa "a prescindere" di Parolisi"?

MFPR

13/05/11

TELEPERFORMANCE TARANTO - LE LAVORATRICI IN SCIOPERO CON I LORO FIGLI.

Questa mattina tutte le lavoratrici e i lavoratori del più grande calla center Teleperformance di taranto sono scesi in lotta contro i 712 licenziamenti annunciati.
Ma questa volta allo sciopero davanti all'azienda vi erano anche tanti bambini, alcuni piccolissimi. Le lavoratrici che sono la maggioranza in questa azienda hanno detto che questi sono i "figli del passaggio a tempo Indeterminato" (dopo anni di contratti a progetto), della speranza di un lavoro stabile e quindi della possibilità di programmare il proprio futuro. Oggi invece, se passassero questi licenziamenti (quasi la metà dei lavoratori), questi bambini, insieme alle loro madri verrebbero ricacciati in una precarietà di vita. "Per noi, per questi nostri figli, lotteremo fino in fondo" - hanno detto le lavoratrici.

La Teleperformance ripropone a meno di un anno (già a giugno dell'anno scorso tentò un taglio grosso i posti di lavoro, poi trasformato per accordo con i sindacati confederali in contratti di solidarietà) licenziamenti per 712 lavoratrici e lavoratori. Licenzia i lavoratori a tempo indeterminato, conquistato dopo una lunga battaglia iniziata anni fa dalle lavoratrici dello slai cobas per il sindacato di classe, mentre, guarda caso, continua ad assumere illegalmente con contratti a progetto con salari orari ridotti di più del 50% e senza alcun diritto.

La Teleperformance ha fatto finora bei profitti facendo lavorare in condizioni di iperstress.
Le pesanti pressioni aziendali, l'odiosa e illegale politica aziendale dei "controlli", i turni massacranti, le condizioni di lavoro e ambientali a rischio salute, le ferie forzate e varie altre irregolarità, oltre ad essere un pesante attacco alle condizioni e ai diritti delle lavoratrici, hanno causato negli anni un danno anche alla salute psicofisica dei lavoratori, provocando quel "tecnostress" già riconosciuto come patologia specifica dal giudice Guariniello di Torino, e che alcuni film hanno ben rappresentato, benchè sempre al di sotto della realtà effettiva.
In questo call center le condizioni di insicurezza in cui sono costretti a lavorare migliaia di lavoratori tempo fa portò addirittura ad un intossicamento e ricoveri in ospedale di lavoratrici, tra cui donne incinta.

Questa azienda, ancora una volta, mentre privatizza i guadagni e incassa contributi e sgravi dal governo e dalla Regione, socializza le perdite, scaricando ad ogni difficoltà subito sui lavoratori le conseguenze. Così Teleperformance, che è una multinazionale e non una piccola azienda, che ha sedi in varie parti del mondo, non perde mai - come non perde la sua maggior committente Sky che minaccia di trasferire il lavoro in Albania -; chi ci perde sono le lavoratrici, i lavoratori in termini di salario e di messa a rischio del posto di lavoro, ma anche di rischio per il futuro dei loro bambini, per costruirsi una vita indipendente.

NESSUN LICENZIAMENTO DEVE PASSARE!
E' LA VITA DELLE LAVORATRICI, DEI BAMBINI CHE VALE, NON IL PROFITTO!

Le lavoratrici slai cobas per il sindacato di classe
TARANTO

13.5.11

12/05/11

nel 6 maggio "sciopero delle donne"!




Nel corso dello sciopero del 6 maggio, in tante città, da Bologna a Palermo, a Taranto, L'Aquila, da Milano a Marghera, ecc. le compagne del Movimento Femministe Proletario Rivoluzionario e altre compagne, lavoratrici, disoccupate, hanno portato la battaglia necessaria sempre di più in questa fase dello "sciopero totale delle donne". Questa proposta che si rivolge a tutte le donne, non può essere chiaramente presa in mano dalla Cgil della Camusso che anzi fa da doppio ostacolo (come fa da ostacolo e ha boicottato la richiesta di un vero sciopero generale). E purtroppo c'è da dire che anche lì dove, come a Taranto, il comizio finale del 6 maggio lo ha tenuto una delle responsabili delle "metalmeccaniche" che hanno organizzato l'assemblea nazionale delle donne Fiom del 7 aprile, Laura Spezia, la questione condizione e della lotta delle donne è stata solo uno dei punti del lungo elenco di denunce fatte.


Per questo è necessario che ora tutte coloro che denunciano il doppio attacco che padronato e governo stanno facendo verso le donne, facciano un passo avanti!
Lo sciopero delle donne si deve fare, si può fare, ma deve essere autorganizzato e riempirsi di iniziative concrete.
Non basta stare a guardare e dire che si è in poche e che "è giusto...ma...".
Come Bologna e Palermo, in particolare, dimostrano, anche in poche si può fare qualcosa! e se siamo in tante realtà, tante "poche" diventiamo insieme "tante"!

MFPR


BOLOGNA - Le compagne femministe e lesbiche al corteo dello sciopero generale.

Ci siamo trovate al concentramento, con le bandiere dell'8 marzo "unite diverse libere", e lo strscione fatto da alcune compagne "costruiamo lo sciopero delle donne", non eravamo tantissime come il 13 febbraio, ma ci siamo fatte sentire ..., insieme alle lavoratici degli asili nido in lotta contro la chiusura e tagli che il comune vuole portare avanti.
Gli slogan che con forza abbiamo gridato:
-contro tutte le discriminazioni, basta lavoro in queste condizioni!
-contro la politica di Marchionne, sciopero totale delle donne!
-discriminazione sessuale, tutte le donne possono lavorare!
-contro i turni massacranti sul lavoro, in catena di montaggio ci andassero loro!
-con le licenziate solidarietà, rifiutiamo la precarietà!
-violenza sul lavoro, violenza familiare, son questi i nodi d'affrontare!
E quello sempre presente... "E' sempre più bella chi si ribella!!".

Come femministe e lesbiche continuiamo a portare in piazza i nostri contenuti di lotta di genere e di classe (solo qualcuna...) costantemente assenti dalle piattaforme.

Da Layla Buzzi - Bologna


PALERMO - Le lavoratrici, precarie, disoccupate: "Per un vero sciopero nello sciopero".
Al corteo a Palermo, in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGIL ieri 6 maggio, molto combattiva e determinata è stata la partecipazione delle precarie coop sociali, delle lavoratrici e precarie scuola e di alcune disoccupate (ex precarie poste) e studentesse che hanno fatto sentire con forza la loro protesta e lotta nella contestazione fatta nei confronti della Cgil, a partire dalla segretaria nazionale Camusso.

PER UN VERO SCIOPERO GENERALE contro governo, padroni, sindacati venduti
PER UN VERO SCIOPERO NELLO SCIOPERO: COSTRUIAMO LO SCIOPERO DELLE DONNE
contro tutti gli attacchi alle nostre condizioni di lavoro e di vita uno sciopero che unisca tutti gli aspetti della lotta di classe alla lotta di genere

Durante il concentramento abbiamo diffuso l'ultimo numero del foglio prodotto dalle compagne del Mfpr "lo sciopero delle donne è già cominciato" e un volantino contenente la piattaforma dello sciopero delle donne dicendo a tutte le donne, lavoratrici, precarie, studentesse che in generale hanno accolto positivamente i materiali, di contribuire all'arricchimento della piattaforma che è aperta a suggerimenti, proposte, contributi ecc.

Da Donatella Palermo

08/05/11

palermo: la contestazione delle lavoratrici, precarie, disoccupate, studentesse allo sciopero generale



Al corteo a Palermo, in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGIL ieri 6 maggio, molto combattiva e determinata è stata la partecipazione delle precarie coop sociali, delle lavoratrici e precarie scuola e di alcune disoccupate (ex precarie poste) e studentesse che hanno fatto sentire con forza la loro protesta e lotta nella contestazione fatta nei confronti della Cgil, a partire dalla segretaria nazionale Camusso.

PER UN VERO SCIOPERO GENERALE contro governo, padroni,sindacati venduti

PER UN VERO SCIOPERO NELLO SCIOPERO: COSTRUIAMO LO SCIOPERO DELLE DONNE
contro tutti gli attacchi alle nostre condizioni di lavoro e di vita, uno sciopero che unisca tutti gli aspetti della lotta di classe alla lotta del genere

Durante il concentramento abbiamo diffuso l'ultimo numero del foglio prodotto dalle compagne del Mfpr "lo sciopero delle donne è già cominciato" e un volantino contenente la piattaforma dello sciopero delle donne dicendo a tutte le donne, lavoratrici, precarie, studentesse che in generale hanno accolto positivamente i materiali, di contribuire all' arricchimento della piattaforma che è aperta a suggerimenti, proposte, contributi ecc

mfpr palermo
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Riportiamo sotto l'articolo pubblicato ieri sul blog di proletari comunisti

Con due grandi striscioni con su scritto “per un vero sciopero generale” e “per la caduta del governo, contro i padroni, i sindacati venduti, rivolta popolare”, un pannello riportante “contro la guerra imperialista per i profitti dei padroni – LAVORO!!!” e tante bandiere, lavoratrici e lavoratori, precarie e precari, disoccupate dello Slai Cobas per il sindacato di classe insieme ai compagni di proletari comunisti, ai giovani di Red Block e agli studenti del Collettivo autorganizzato dell’Accademia di Belle Arti, sono scesi oggi in piazza a Palermo portando agli operai, lavoratori, precari, studenti presenti allo sciopero generale contenuti e lotta diversi in forte critica nei confronti della Cgil, a cominciare dalla segretaria nazionale Camusso.

Sin dall’inizio del corteo armati di megafono abbiamo spikerato per spiegare a tutti i presenti le ragioni della nostra critica alla Cgil rivolgendoci al corteo di alcune migliaia di partecipanti che ha iniziato a sfilare in un modo che poi è continuato per quasi tutto il tempo, a parte poche eccezioni, quasi in silenzio senza slogan e solo con la musica assordante del sound sistem alla testa.

Per la caduta del governo Berlusconi e di tutti i governi dei padroni

Per un vero sciopero generale per il lavoro, il salario garantito, la salute e sicurezza nei posti di lavoro Per un vero sciopero prolungato, fatto di mille azioni di lotta di assedio al parlamento e alle sedi di padroni e sindacati collaborazionisti

Contro licenziamenti, precarietà, disoccupazione, miseria, carovita solo la rivolta popolare e solo essa può aprire la strada a una situazione nuova favorevole ai proletari e alle masse popolari

questi messaggi lanciati con forza e determinazione, spiegati e argomentati con piccoli comizi alternando soste in più punti davanti al corteo che sfilava a momenti in cui ci si muoveva in un vero e proprio corteo alternativo ai fianchi della strada, hanno trovato la condivisione da parte di diversi lavoratori, precari Cgil della scuola, del pubblico impiego, di operai Fiom della Fiat di Termini Imerese e della Fincantieri, pochissimi al corteo, di studenti che si sono avvicinati, con i quali si è potuto interagire, che hanno detto di essere d’accordo sulle critiche fatte alla Camusso e alla dirigenza sindacale Cgil viste le azioni messe in campo non ultimo per esempio il parere positivo sul decreto sull’apprendistato = sancire il precariato a vita o le dichiarazioni pubblicate proprio sui quotidiani di oggi sullo “sforzo necessario” per cercare l’unità con Cisl e Uil, ma sono state condivise in generale anche le critiche fatte alla Fiom alla luce per esempio dell’ultimo caso della Bertone dove le rsu di fatto hanno spinto gli operai a piegarsi al diktat padronale.

Forte è stata invece la contestazione al passaggio dei diversi dirigenti sindacali, in particolare contro i dirigenti Fiom della Fiat di Termini Imerese e Fincantieri che non hanno avuto nemmeno il coraggio di guardare in faccia i lavoratori, i precari, i disoccupati, gli studenti che a gran voce gli gridavano contro “ venduti”, “al servizio del fascismo padronale” mentre agli operai si diceva “ per tutti gli operai cassa integrati, licenziati, 10, 100, 1000 occupazioni” “ siamo precari, disoccupati in lotta, vi esortiamo a lottare, a non piegarvi, a ribellarvi, voi siete il cuore della classe, dobbiamo lottare insieme contro governo, padroni, sindacati collaborazionisti”, alcuni operai Fiat ci hanno invitato ad entrare nel loro spezzone.

La contestazione e la protesta è continuata fino alla fine del corteo a Piazza Verdi dove il comizio finale ha visto la segretaria regionale della CGIL parlare incentrando quasi tutto l’intervento solo ed elusivamente sulla questione fiscalità.

Le lavoratrici e i lavoratori, le precarie e i precari, le disoccupate dello Slai Cobas per il sindacato di classe si sono quindi spostati in un corteo improvvisato alla prefettura portando tutte le ragioni delle loro lotte in corso in questi mesi contro rischio di licenziamenti, precarietà, disoccupazione.

La contestazione alla Cgil ha trovato spazio in diversi servizi mandati in onda nelle edizioni serali dei tg siciliani.