27/04/23

Chi più di noi ha bisogno della teoria? Ma una teoria agente e critica verso il femminismo borghese

Per affermare il movimento femminista proletario rivoluzionario, occorre la pratica, una linea agente, ma occorre anche la teoria, al servizio della pratica, occorre separare non solo praticamente ma soprattutto teoricamente il femminismo proletario rivoluzionario dal femminismo piccolo e anche medio borghese. 
Chi più di noi ha bisogno delle teoria? Perchè ci vogliono fregare tutti, e ci fregano non solo sulla pratica ma soprattutto con le parole, con gli scritti. Alcune teorie sono grossolane, cioè sono facili da smontare, ad esempio quelle più apertamente fasciste, sessiste, integraliste, altre invece sono sottili, sofisticate, e bisogna anche noi attrezzarci. Perchè queste teorie ostacolano, fanno da freno a scatenare la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione.
Allora bisogna liberarcene facendo chiarezza. E’ necessario capire più a fondo: perché vi sono quelle linee, qual’è la politica generale che le sostiene, qual’è la concezione che le guida, e ancora, di quali classi sono espressione quelle concezioni?
Ma il nostro lavoro teorico, di formazione rivoluzionaria non è un esercizio intellettualista, culturalista ma è parte della lotta rivoluzionaria, secondo il principio “pratica-teoria-pratica più avanzata e strumentata”; va nella direzione di dare nelle mani, armare le menti e la voce delle donne; combattere sul campo le influenze nefaste delle teorie del femminismo piccolo borghese.

Questo è il senso dell’opuscolo fatto su alcune delle posizioni della teorica accademica femminista Silvia Federici, che tratta in termini critici le posizioni antimarxiste di questa importante femminista. 
Le trattiamo perchè queste posizioni, espresse anche da altre femministe intellettuali, hanno trovato molto spazio e influenza nel movimento femminista sia a livello nazionale che internazionale.
Con questo scritto abbiamo cercato di mettere in discussione varie sfaccettature delle teorie e posizioni politiche della Federici, dato che non su un solo terreno tali teorie sono sbagliate, ma c'è un filo unico che lega vari terreni, e che fa di esse una organica posizione antimarxista - che è pure andata peggiorando negli anni.
La Federici è tra le teoriche che hanno influenzato e continuano ad influenzare il pensiero femminista occidentale e – in particolare in Italia – il movimento “Non una di meno”.
Il tema centrale che affronta la Federici, e su cui c’è stato e c’è tuttora molto dibattito nel movimento delle donne, e su cui hanno scritto teoriche, filosofe, è quello del lavoro di riproduzione della donna, del lavoro domestico. Questo tema è importante perchè ha a che fare con l’analisi di fondo del ruolo e condizione delle donne nel sistema capitalista e delle sue implicazioni nella lotta di liberazione delle donne. 
La stragrande maggioranza delle donne svolge lavoro domestico, che lavori fuori casa o sia disoccupata. Il carico di cura della famiglia, dei figli, del marito, dei genitori anziani è sulle spalle delle donne. Questa attività che apparentemente sembra privata, in realtà ha un fondamentale ruolo sociale nel sistema capitalista, per la riproduzione/conservazione della forza-lavoro (compresa la nascita di nuove braccia produttive) perché torni ad essere sfruttata il giorno dopo dal padrone. 
Ma in che senso il lavoro domestico è parte della produzione capitalista? Qual’è il suo valore?
La Federici sul lavoro domestico, e ponendo la centralita’ della lotta per il “salario al lavoro domestico” vedendolo come terreno strategico della lotta rivoluzionaria, porta avanti una posizione non classista, non rivoluzionaria, con un uso distorto delle posizioni di Marx ed Engels, non solo su questo campo, ma anche su altri, per esempio sulla questione ambientale.
Per Federici, Marx da un lato non avrebbe voluto considerare la condizione delle donne o ne avrebbe fatto analisi limitate e carenti, dall’altro avrebbe dato una rappresentazione positiva del capitale e della grande industria. 
Questo non è affatto vero e abbiamo cominciato a fare una critica a queste posizioni. 
Marx in svariati passaggi affronta senza alcun moralismo come il marciante sviluppo del processo di produzione capitalista stravolga e sconvolga le vite, i ruoli, i tempi, le concezioni dei proletari in generale e delle donne proletarie. 
Marx ed Engels fanno un analisi scientifica, storica del capitale, della grande industria, che inevitabilmente pone le basi - nella contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e della produzione sociale e appropriazione privata di questa produzione - per il superamento del modo di produzione capitalista e per il socialismo, costruendo (suo malgrado...) i propri "becchini": la classe operaia.
Nella critica tutta moralista e antistorica che invece fa la Federici, in particolare sull’industria, approda in realta’ a una posizione che mantiene la condizione attuale delle donne. 
Federici vuole lasciare "le donne a casa" – sia pur pagate per il loro lavoro domestico - e le masse dei paesi del terzo mondo a rimanere in rapporti di lavoro feudali e incapaci di godere di ciò che lo sviluppo delle forze produttive ha storicamente consegnato come possibilità in atto all’umanità; lì dove invece le donne lottano in ogni città, paese per poter lavorare all’esterno delle case e contro le discriminazioni lavorative, salariali, di condizioni di lavoro, ecc.; e le masse dei paesi del terzo mondo lottano contro la povertà, i gioghi terribili di oppressione feudali.
Federici parla delle donne ma sembra che non conosca affatto le donne, sicuramente non le donne proletarie; per questo non può capire che nella determinazione delle donne in queste lotte c’è un carico ideologico, perché per esse il lavoro fuori casa significa, questo sì, indipendenza economica, liberarsi oggettivamente almeno di una parte del lavoro domestico, come della loro fissazione a farlo bene; ma significa anche socializzazione, unità con le altre donne, significa uscire dalle case. Significa lottare per la propria emancipazione, porre le condizioni per la rivoluzione socialista che rovesci questo sistema di doppio sfruttamento e doppia/tripla oppressione per le donne! 
L’intento di questa analisi critica delle posizioni della Federici non è chiaramente “personale”, ma è parte della necessaria formazione rivoluzionaria delle donne, per “armare” teoricamente le donne proletarie, le rivoluzionarie, renderle autonome da influenze teoriche piccolo-borghesi che a lungo andare hanno l’effetto di frenare/deviare la loro lotta che invece deve essere doppiamente rivoluzionaria, spezzare tutte le catene, pratiche, di vita e mentali, e, nello stesso tempo, rompere quella divisione (che è di classe) tra donne proletarie che lottano e donne femministe piccolo borghesi che “pensano”.

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