19/05/22
La campagna internazionale di solidarietà e per la liberazione delle prigioniere politiche in India prosegue e raccoglie interesse e attenzione
India: lavoratrici senza utero per poter reggere turni di lavoro massacranti. Sostenere la guerra popolare in India per porre fine all'orrore senza fine della guerra alle donne e al popolo indiano da parte della borghesia compradora e delle multinazionali
Domani scioperi e manifestazioni contro la guerra imperialista, il governo Draghi e la economia di guerra - L'MFPR aderisce
NON SONO ALL'ORDINE DEL GIORNO PER IL GOVERNO
18/05/22
Rimini, l'amministrazione comunale del PD continua nella sua guerra contro le donne: dopo il raduno degli alpini, con centinaia di molestie sessuali, vieta il presidio/dibattito delle femministe
«L’amministrazione comunale sembra non voler riconoscere la gravità di quanto accaduto durante l’adunata». La denuncia, l’ennesima, è di Non Una Di Meno Rimini che ha raccolto 500 segnalazioni e 170 racconti dettagliati di molestie avvenute durante la 93ª adunata degli alpini che si è svolta a Rimini tra il 5 e l’8 maggio.
Il nuovo casus belli è la mancata autorizzazione di un dibattito previsto per domani alle 18 in piazzetta Francesca. Lunedì pomeriggio, tramite la questura, «il comune ha negato lo spazio», scrivono le attiviste. La motivazione ufficiale sarebbe la compresenza di un evento di cui, però, «non vi è traccia nei siti istituzionali così come in rete».
Nel testo che convoca l’iniziativa si legge che l’obiettivo non è parlare di ciò che è successo durante l’adunata ma organizzarsi affinché non accada più. Non Una Di Meno aveva invitato anche rappresentanti istituzionali ed esponenti della stessa amministrazione comunale. Senza ottenere risposta.
Nei giorni scorsi si è consumata una frattura tra i rappresentanti nazionali e locali del Pd (la città è governata dal centro-sinistra guidato da Jamil Sadegholvaad). In particolare dopo un comunicato della Conferenza delle donne Pd di Rimini che a molti è suonato come equidistante tra vittime e autori delle molestie. Uno scontro che ha portato alle dimissioni di Sonia Alvisi, consigliera regionale per la Parità, dal ruolo di coordinatrice dell’organismo cittadino.
Intanto Non Una Di Meno sta andando avanti con il supporto legale delle donne molestate. Nei prossimi giorni potrebbero esserci novità.
da il manifesto
Oggi processo a L'Aquila a 31 compagne e compagni che avevano manifestato contro la tortura del 41bis e la persecuzione di Nadia Lioce
Quel giorno infatti si teneva la terza udienza di un processo alla detenuta, accusata di aver turbato la quiete di un carcere che l’ha sepolta viva, attraverso una serie di “battiture” delle sbarre con una bottiglietta di plastica.
La protesta della Lioce ebbe luogo da marzo a settembre 2015, in seguito alla sottrazione di documenti e atti giudiziari dalla sua cella, e si interruppe quando questi le vennero restituiti. Oltre a comminarle una settantina di provvedimenti disciplinari, fu trascinata a processo per essersi opposta a un decreto penale di condanna con cui si pretendeva il risarcimento dei “danni” arrecati al blindo da una bottiglietta di plastica.
Quel processo, e la mobilitazione conseguente, scoperchiarono un vero e proprio vaso di Pandora, da cui fuoriuscirono prepotentemente tutti i mali del regime speciale. Un regime che vieta l’uso della parola, lo studio, la lettura, la scrittura, il confronto con gli altri, cosicché lo stesso reato per cui Nadia Lioce veniva perseguita si configurava come un reato impossibile. E infatti fu assolta.
Ma Nadia Lioce è ancora in 41 bis e chi aveva protestato contro un regime indegno di uno stato di diritto, viene oggi trascinato a processo, sulla base di una legge fascista e politica (art. 18 comma V del RD del 18 giugno 1931), come politico è il silenzio assordante sulle torture e i massacri nelle carceri, usate come vere e proprie discariche sociali e soprattutto come deterrente delle lotte sociali.
Per questo anche il nostro processo sarà un processo politico, e in occasione dell’inizio dell’udienza, invitiamo tutte e tutti a partecipare alla conferenza stampa al Bistrò L’altra Elodia, di fronte al Tribunale dell’Aquila, il 18 maggio alle ore 10:00, per riprendere la parola e la critica contro un sistema politico che fa della repressione poliziesca e della barbarie del carcere, gli strumenti principali per il controllo sociale.
Nodo aquilano del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario e del Soccorso rosso proletario
15/05/22
Torino, la protesta delle mamme degli studenti arrestati
Manifestazione sabato 14 maggio per gli studenti arrestati per i fatti del 18 febbraio
Il corteo è sfilato ieri in tardo pomeriggio da piazza Solferino a Piazza Castello, per poi proseguire fino al liceo Gioberti, prima scuola di Torino occupata dagli studenti per la morti di Lorezo Parelli e Giuseppe Lenoci.
Presenti al corteo Potere al Popolo e i sindacati di base.
In tutto questo, al di là di qualunque considerazione, occorre ricordare il motivo scatenante di queste proteste, su scala nazionale, che hanno interessato il movimento studentesco: due morti di ragazzi in mano allo Stato. Anche i tre ragazzi portati in carcere sono ora nelle mani dello Stato.
Le mamme dei ragazzi arrestati hanno emesso un comunicato: i ragazzi, tutti incensurati, sono stati sottoposti a misure cautelari preventive per una manifestazione studentesca. S. è stata sottoposta ai domiciliari per aver parlato al microfono, denunciano i manifestanti.
S. è la stessa ragazza che abbiamo visto con i nostri occhi sanguinare dalla testa durante l’inqualificabile pestaggio del 28 gennaio operato dalle forze dell’ordine a danno degli studenti in piazza Arbarello. Non ci risulta, eravamo presenti, che abbia preso parte ad alcuno scontro durante i fatti all’Unione Industriali del 18 febbraio.
S.,un altro studente, secondo indiscrezioni, è sottoposto ad obbligo di firma per una presunta “regia”, anche lui non ci risulta aver preso materialmente parte ai fatti. Sarebbe il caso che la parola “regia”, ormai così spesso usata insidiosamente come sinonimo di “mandante”, scomparisse dal linguaggio ormai corrente in ambito giudiziario. Non si tratta di omicidi di mafia.
I ragazzi, denunciano le loro madri, sono incensurati. Sconcerta la durezza delle misure preventive, i 3 ragazzi detenuti al Lorusso sono in isolamento per Covid: l’udienza col GIP è stata rinviata, non hanno potuto sentire i propri avvocati, i ragazzi quindi sono in carcere, in isolamento, senza che ci sia stato un pronunciamento. Non avendo potuto parlare con i legali, verosimilmente non conoscono la loro situazione.
“Vivono in una bolla di sospensione in cui nessuno ha potuto vederli, parlare con loro“, afferma il comunicato delle madri, “uno di loro ha recentemente subito un intervento chirurgico per il quale dovrebbe effettuare controlli“.
“Emiliano, Francesco e Jacopo sono finiti in un buco nero“.
La sorella di uno dei ragazzi in carcere era anche lei in piazza, sostenuta dalle amiche, anche sul suo viso abbiamo letto l’angoscia per la situazione del fratello.
Questa mattina le mamme si sono recate al carcere per consegnare pacchi, i generi alimentari, il cibo delle madri dei ragazzi, per le complesse norme del sistema penale, non sono stati accettati.
Abbiamo assistito all’angoscia delle mamme degli studenti, al dolore sui loro visi, alla forza con cui una donna tenta di proteggere il proprio figlio partorito, che continua a sentire, inevitabilmente, come parte di sé.
Durissimi gli interventi al microfono, anche di studenti medi giovanissimi, in un corteo che è stato davvero l’altra faccia di una Torino inebriata dall’Eurovision. Era palpabile lo stupore della gente a spasso per il centro, in molti hanno ascoltato, con un’attenzione che ci ha stupito, gli interventi al microfono dei manifestanti efficacemente diffusi dai watt dall’impianto montato sull’auto in testa al corteo.
Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso ha sfilato a fianco di queste mamme. La sorellanza è la cifra di queste donne, che in quanto mamme, ben comprendono la sofferenza della madri dei ragazzi, indagati per forme di dissenso, stringendosi a loro nel sostegno.
“Vogliamo che siano revocate queste gravi misure cautelari per tutte e tutti, che si riconosca il fatto che sono incensurati, che si permetta ai detenuti di interloquire immediatamente con i loro avvocati e di tornare a casa. Noi madri siamo qui, sempre saremo qui, non un passo indietro” hanno dichiarato le madri a chiusura del comunicato letto il piazza Castello.
Il comunicato delle mamme dei ragazzi raggiunti dalle misure cautelari:
da pressenza
14/05/22
Omaggio a Shireen Abu Akleh uccisa dallo Stati d'Israele! Dal blog proletari comunisti
la cronaca della giornata di ieri
pagineesteri
Migliaia di palestinesi hanno partecipato ieri ai funerali di Shireen Abu Akleh La polizia israeliana ha caricato il corteo funebre a Sheikh Jarrah e ha arrestato sei persone. La bara ad un certo punto ha rischiato di cadere.
Contemporaneamente a Hebron, durante le manifestazioni per l'uccisione di Shireen Abu Akleh, alcuni coloni israeliani, approfittando dell'assenza dei proprietari palestinesi, protetti dalle forze d'occupazione nazisionista, occupano l'edificio rubando ogni cosa.
Commando israeliano ucciso e 13 palestinesi feriti a Jenin. A Gerusalemme polizia carica funerale Shireen Abu Akleh
di redazione | 13 Mag 2022
AGGIORNAMENTO ORE 15
Un commando della polizia israeliana, Noam Raz, 47 anni, è stato ucciso e 13 combattenti palestinesi sono rimasti feriti (due sono in condizioni critiche) durante un violento scontro a fuoco a Jenin e nel villaggio di Burin durante incursioni delle forze armate israeliane nel nord della Cisgiordania occupata.
AGGIORNAMENTO ORE 14
Migliaia di palestinesi hanno partecipato oggi ai funerali della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh uccisa due giorni fa a Jenin durante un raid militare israeliano. La polizia ha caricato il corteo funebre alla sua partenza, dall’ospedale S.Joseph a Sheikh Jarrah, nel settore arabo di Gerusalemme, ha lanciato alcune granate stordenti e arrestato almeno sei persone che sventolavano la bandiera palestinese. Ad un certo punto la bara con la salma di Abu Akleh ha rischiato di cadere.AGGIORNAMENTO ORE 8
Nuova incursione questa mattina dell’esercito israeliano a Jenin dove due giorni fa è stata uccisa la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh. Forte tensione nella città. È stato ferito Daoud Zubeidi, fratello di Zakaria Zubeidi, ex comandante delle Brigate di Al Aqsa a Jenin e protagonista lo scorso anno di una clamorosa evasione dal carcere israeliano di Gilboa assieme ad altri cinque detenuti palestinesi. I fuggitivi furono catturati alcuni giorni dopo.





