06/09/19

IN USCITA NEL MESE GLI ATTI DEL RICCO SEMINARIO ESTIVO DEL MFPR

NEL MESE IN USCITA GLI ATTI DEL RICCO SEMINARIO MFPR

Entro settembre esce il Quaderno con tutti gli Atti del seminario MFPR che si è tenuto a Taranto a luglio scorso. 

Si tratta di scritti, interventi, contributi molto ricchi e pieni di tanti spunti, da sviluppare e approfondire, su vari temi.

In linea di massima, esso contiene:
- una breve analisi della condizione delle donne e del movimento delle donne in corso;

- Analisi delle tendenze del femminismo raccolto prevalentemente nel movimento nudm;
le concezioni/posizioni generali del femminismo piccolo borghese;

- Necessità della battaglia femminista proletaria rivoluzionaria nei sindacati di base e nelle lotte
sindacali delle lavoratrici

- Elementi di linea politica, teorica sulla necessità del movimento rivoluzionario delle donne, fondato sull'analisi di classe, storico materialista, e sulla pratica, ideologia agente dell'intreccio classe/genere;
- Contributo delle compagne di Rete Campagne in lotta sulla condizione delle braccianti, migranti;

- Contributi su: Famiglia, quale ruolo oggi (femminicidi, ideologia reazionaria...) - Detenute politiche: campagna contro carceri, 41bis, quale linea - Il ruolo dell'arte e delle artiste;

- Materiali su: "Produzione e riproduzione" - "Patriarcato e patriarcalismo" - Note su transfemminismo.

Gli atti saranno a disposizione di tutte. Si possono richiedere a mfpr.naz@gmail.com

Un'altra donna uccisa a Milano... era ricorsa al "codice rosso", è stata uccisa lo stesso!


A Milano Adriana Signorelli a fine agosto aveva denunciato l'ennesima aggressione  del marito e aveva attivato il codice rosso. E' stata uccisa lo stesso! 

Non sono leggi come il codice rosso, che possono risolvere l'emergenza sociale dei femminicidi, della violenza sulla donne frutto più marcio di questa società capitalista, prodotte su impianto ideologico fascio-sessista.
I problemi "tecnici" che già sollevano le procure e che esistevano anche prima del codice rosso (Da quando è entrato in vigore il codice rosso, ci sono 30 allarmi al giorno", pari al numero di casi che vengono immediatamente segnalati in Procura dalle forze dell'ordine, "e questo ci impedisce di concentrarci sui casi più gravi") non sono la causa principale. 
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Da un comunicato del Movimento femminista proletario rivoluzionario del 25 luglio 2019

...Il Codice Rosso  "per il contrasto alla violenza contro le donne", approvato dal governo Salvini/Lega/M5S, non deve far ingannare. Esso non è altra cosa della politica da moderno medioevo, alla Pillon, alla Fontana, ecc.; è l'altra faccia della stessa medaglia.

Meno diritti alle donne, cercando di strappare anche quelli conquistati da anni con le lotte (divorzio, aborto, ecc.), più famiglia (come base di conservazione, oppressione, portatrice di ideologie reazionarie), più repressione, più pene, delega alla polizia vanno di pari passo. 
Non possono essere proprio i responsabili del potenziamento dell'oppressione e
peggioramento delle condizioni di vita delle donne a difendere le donne dalle violenze sessuali. 
Coloro che sdoganano e danno piena legittimità ai fascisti; chi, Salvini, ha alimentato, con frasi sessiste su fb, la pancia razzista del suo "popolo" che incita a stuprare Carola (un ministro dei Caraibi si è dimesso per offese sessiste, qui niente di niente); coloro che spargono dai loro social, dai convegni, dalle Tv, una concezione aberrante sulle donne, sono i primi e più pericolosi violentatori. 

GLI ASSASSINI DOVREBBERO PROTEGGERCI DAGLI ASSASSINI?  
"Il moderno fascismo è l'edificazione a sistema di tutto ciò che è reazionario, maschilista... Le violenze sessuali oggi sono interne ad un clima politico, ad un humus sessista-razzista, sono quasi sempre spinte dalla reazione degli uomini alle donne che vogliono ribellarsi, rompere legami familiari oppressivi..." (Da "Uccisioni delle donne, oggi").

Noi sappiamo bene che la violenza sulle donne non fa che proseguire la discriminazione, il doppio sfruttamento e oppressione, l'ingiustizia che subiscono le donne nella società capitalista, e mai come in questo periodo la condizione delle donne sta facendo passi indietro su lavoro, salario, sfruttamento del lavoro domestico, di assistenza, ecc. Ma su questo non ci sono leggi... 

...Anche con il "Codice rosso" il governo non mette in campo un euro e non accoglie nessuna delle richieste dei centri anti-violenza. 

Le obiezioni a questa legge sono venute da più parti. Alcuni hanno scritto: 
"E’ pura ipocrisia dirsi dalla parte delle donne e poi dare in pasto le donne ai fan dei social in cui le donne vengono minacciate o insultate. E’ ipocrita dirsi dalla parte delle donne e poi condannare quelle che dicono di No a un ministro, al bullismo politico, al mobbing istituzionale".
"Questa legge è solo frutto di una visione paternalista che solletica l’ego dell’eroe che arriva dopo, sempre e solo dopo, che la donna è già stata vittima di violenza. E prima? Durante?". "Manca in questa legge qualunque attenzione alla prevenzione del fenomeno". 

Le donne, il grande movimento di lotta delle donne, espressosi in particolare quest'anno, non si lascerà certo ingannare!

01/09/19

Giù le mani da Luca y siesta

Comune, Atac e Tribunale hanno deciso: la Casa delle donne Lucha y Siesta va chiusa tra pochi giorni. La gravissima decisione ci è stata comunicata ieri con una lettera che annuncia l’interruzione delle utenze per il 15 settembre e l’immediato sgombero dello stabile. È così che Comune, Atac e Tribunale vogliono decretare la fine di una delle esperienze socio-culturali più preziose in città, e la soppressione del Centro e della Casa rifugio per donne che vogliono uscire dalla violenza più grande di Roma e della Regione Lazio.

La brutale accelerazione delle procedure di sgombero, nonostante le inconsistenti rassicurazioni dell’ultimo anno, oltre a causare sconcerto e apprensione per il futuro tra chi vive nella struttura (15 donne e 7 bambini), fa supporre che esista già un acquirente.

Da una parte quindi, il Comune di Roma, che fa della violenza sulle donne una vetrina politica, sceglie la precarietà dei bandi e lo svuotamento dell’approccio femminista al contrasto di questo fenomeno senza tutelare la prevenzione, la sostenibilità dei percorsi di fuoriuscita e la cultura che lo alimenta. Dall’altra l’Atac, affogato dai debiti per una storica cattiva gestione, svende il patrimonio a favore dei soliti noti speculatori.
Dobbiamo pertanto mettere in conto che non solo le interlocuzioni avute si sono rivelate, alla prova dei fatti, solo bugie e manipolazioni, ma che questa città allo sbando è in mano a liquidatrici e a tribunali fallimentari. La politica ha abdicato alla sua funzione pubblica per nascondersi dietro procedure giudiziarie e burocratiche, preoccupandosi come sempre degli interessi di pochi piuttosto che del benessere di milioni di persone che ci vivono. Oggi viene presentato il governo della discontinuità ma noi da qui, Roma – Pianeta Terra – non registriamo alcun cambiamento se non ingiustizia, accanimento e la solita incompetenza e incapacità politica. Da Lucha y Siesta non ce ne vogliamo andare, perché è necessaria più dell’aria.
Le donne, attiviste e femministe della Casa delle donne Lucha y Siesta

28/08/19

Sgombero a La Felandina - la lotta deve continuare!


In nome della nostra sorella uccisa.
Le donne a La Felandina sono poche decine, ma non è certo un caso che a
morire il 7 agosto sia stata una di loro.
Tra i braccianti migranti sono quelle che hanno più problemi a trovare
lavoro, alcune di loro fino a ieri restavano al campo durante la
giornata per cucinare per i braccianti, fare dei servizi.
La condizione nel campo, nelle baracche in cui mancava tutto: acqua,
luce, bagni, ecc., era ancora più terribile per loro.
Ora con lo sgombero rischiano solo di andare nel circuito delle Chiese,
in cui l'assistenza è legata al controllo, a dover accettare le regole,
meno libertà.
Le donne de La Felandina vogliono lavoro, vogliono case.

MFPR


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24/08/19

Da vittime a furiose: insurrezione femminista contro la polizia messicana

Lunedì 12 agosto, nella capitale messicana, un gruppo di donne aveva protestato contro l’impunità di quattro poliziotti accusati di aver violentato una minorenne nel municipio di Azcapotzalco, dopo che la sua famiglia aveva ritirato la denuncia a causa di dati e video filtrati ai media dove si metteva in discussione la versione della giovane. Inoltre, vi era da poco stata la denuncia di una ragazza abusata da una guardia di sicurezza del museo della fotografia e lo stupro di una donna indigente che vive in strada da parte di due poliziotti della capitale.
Durante la manifestazione di lunedì scorso, il capo della Sicurezza Pubblica ha ricevuto un bagno di glitter davanti alle telecamere di tutti i media. Arrivate di fronte al Tribunale, conosciuto come “il Bunker”, un gruppo di donne ha attaccato la porta a vetri lasciando sui muri messaggi di ripudio per le violenze sessuali della polizia. Questi gesti sono stati definiti come provocazioni dalla governatrice di Città del Messico, Claudia “Shame-baum”. In un comunicato, ha affermato che «la violenza genera altra violenza» e che aprirà un procedimento poliziesco contro le manifestanti.
Da tempo, la politica progressista del governo della capitale ha provato a costruirsi un volto amichevole implementando corsi con prospettiva di genere e diritti umani per la polizia. Ad esempio il braccialetto fucsia, che i poliziotti porterebbero come codice per segnalare la possibilità di aiutare le donne che si trovano in una situazione di pericolo. Lo strumento ha origine dai braccialetti che le femministe hanno distribuito l’8 marzo 2017 ad altre donne, come segnale di mutuo sostegno nel caso in cui si sentano minacciate nello spazio pubblico.



Messicane al glitter di guerra

A fronte dei tentativi del potere locale di attaccare la protesta, molte voci femministe hanno risposto con una serie di frasi e slogan come «Esigere giustizia non è una provocazione», «Non ci proteggono, ci violentano». Già l’hashtag #MeCuidanMisAmigasNoLaPolicia – «Di me si prendono cura le mie amiche, non la polizia» – esprimeva abbastanza chiaramente la mancanza di fiducia nei corpi di polizia. Alcune hanno cominciato a scrivere l’equazione policía = violicía, per mettere in luce e denunciare la lunga storia di aggressioni sessuali da parte della polizia.

In Messico non è la prima volta che accadono violenze sessuali da parte di forze di polizia o militari nei confronti di giovani, contadine, indigene o cittadine in lotta. Amnesty International ha documentato almeno 60 casi: Acteal 1992,  San Andrés Larrainzar 1995; Montebello,  Tláhuac, 1998; Ayutla, 2002; Guadalajara, 2004; Atenco, 2006; Parral, 2006; Zongolica, 2007; solo per menzionare i casi più conosciuti.

Il percorso lungo per richiedere giustizia da parte delle donne che hanno subito violenza ha incontrato momenti di disprezzo e prese in giro. Ottenere giustizia per vie istituzionali è impossibile se non si proviene da una famiglia ricca o se la rimostranza non arriva a istituzioni internazionali attraverso la pressione delle organizzazioni dei diritti umani.
Nell’arco di tutta la settimana, una generazione di giovani femministe, in gran parte tra i 14 e i 29 anni, si sono organizzate e hanno lanciato un’altra manifestazione per venerdì, mentre neutralizzavano mediaticamente la condanna conservatrice per aver rotto i vetri della porta del tribunale. Intanto, a migliaia di chilometri dalla capitale, anche le donne delle città del nord come Hermosillo, Mazatlán, Culiacán, Saltillo, dove difficilmente si convocano manifestazioni femministe, sono scese in piazza per ripudiare le violenza sessuale della polizia. Nel Chihuahua, le ragazze hanno espresso con scritte sui muri il loro ripudio, mentre a Puebla le donne organizzate hanno assaltato una volante. Fatti inediti da queste parti.
Durante questa mobilitazione il glitter rosa è stato il gioco che ha caratterizzato la giornata di lotta, come gesto simbolico di intervento estetico e politico di fronte al potere. Centinaia di meme e gif hanno cominciato a circolare sui social rivendicando l’uso del glitter come arma magica femminista contro il potere. Sono state condivise ricette per elaborare glitter ecologici, come per esempio colorare con lo zucchero di rosa per non utilizzate il glitter inquinante di metallo.



Siamo capaci di creare, siamo capaci di distruggere

Le manifestazioni nella capitale hanno conquistato l’attenzione dei media internazionali per le immagini dei graffiti sui monumenti e l’incendio di una centrale di polizia. Gli interventi sulle pareti degli immobili sono stati realizzati nella zona Rosa, nel cuore delle aree di commercio di Città del Messico. Una delle immagini che più ha circolato in televisione è quella di un uomo infiltrato che ha colpito un reporter che trasmetteva dal vivo. Ripetendo in modo spettacolare queste immagini si attendeva una reazione conservatrice da parte della popolazione messicana.

Nel pomeriggio di venerdì, nello snodo della Glorieta de Insurgentes, prima che ardesse il fuoco, vi sono state scene di solidarietà e dialogo tra donne e giovani ragazze che condividevano l’indignazione e il glitter.

Scambiandosi pañuelos verdi, neri, viola. Ascoltando i dolori e la rabbia di tutte. Quelle che sono rimaste a casa la osservavano virtualmente. Poesie, canzoni, cori, silenzi, lacrime, gridi. Maschere, teste di maiali come travestimenti, molti A.C.A.B (All Cops Are Bastards).
All’imbrunire è aumentata l’intensità delle proteste: le donne che sono rimaste in piazza hanno organizzato cordoni per evitare che entrassero uomini a provocare nel blocco che attaccava la sede di  Metrobús. «Unitevi tutte» si gridava. Questa unione nei cordoni ha permesso di non darla vinta alla paura a fronte delle voci su una possibile repressione. Per esempio, quando le manifestanti sono entrate nella stazione di polizia di Florencia per incendiarla, un blocco di donne è rimasto fuori per proteggerle. Il governo ha inviato donne poliziotte prima di reprimere, mentre le donne in corteo richiamavano una sorta di solidarietà di genere: «Donna poliziotta, ti stanno usando! Devi stare dalla nostra parte».



Per fortuna, la reazione conservatrice è stata neutralizzata mediaticamente attraverso  conversazioni e discussioni virtuali. Si è riusciti a mettere al centro la difesa e l’importanza della vita al di sopra degli oggetti (auto, monumenti e immobili). Centinaia di donne stanno sostenendo nelle reti transnazionali come facebook e twitter che bruciare oggetti non è comparabile con la violenza patriarcale che quotidianamente soffriamo sui nostri corpi.

Intanto, il governo progressista cerca di amministrare la furia femminista dando spazio a voci femministe istituzionali e dividendo le manifestanti tra “decenti, sensate e mature” contro “giovani, rabbiose e incandescenti”, creando nuove tensioni e nuove discussioni su quello che potrà accadere da qui in avanti rispetto all’aumento della violenza patriarcale contro i nostri corpi.
Nonostante tutto, il 16 di agosto può essere pensato già come il momento in cui abbiamo spostato in avanti i limiti di ciò che ci è permesso fare, un “giorno storico di disobbedienza, rabbia e libertà”.

Foto di copertina: tratta da Desinformemonos. Foto nell’articolo: tratte da Women Are Europe.
Traduzione in italiano: Alioscia Castronovo per DINAMOpress.

Festa Usb TA - le donne fanno da contorno e divertimento nel peggiore cliché sessista

Dal blog tarantocontro
Lo squallido, sessista concorso delle "Miss" è arrivato anche alla festa dell'USB di Taranto.
 
 
Quando si parla di uomini, si trattano temi seri (l'attacco al lavoro e la morte degli operai Ilva/AM). Le donne invece - la cui condizione di lavoro e di vita, di attacco ai diritti e alla dignità, con la punta di iceberg di violenze sessuali e femminicidi, anche a Taranto è pesantissima,  delle donne, dalle mamme dei Tamburi alle lavoratrici degli asili, delle pulizie, ecc., che a Taranto lottano con fermezza e dignità - fanno solo da contorno e divertimento nel più osceno clichè maschilista e sessista. 
Uno schifo! Che le donne, lavoratrici Usb lo impediscano!
 

MFPR Taranto

16/08/19

Solidarietà a Giulia e Gaja aggredite da miltanti leghisti e polizia mentre manifestavano contro Salvini a Siracusa



AGGRESSIONE DA PARTE DI LEGA E POLIZIA A SIRACUSA AL COMIZIO DI SALVINI

A due ore dal comizio di Salvini insieme ad altri attivisti che portano dei cartelli veniamo fermate e scortate da un uomo della Digos. L'uomo- che precede una squadra di poliziotti in divisa- pretende di "accompagnarci" ad una "manifestazione organizzata" che non esiste.

Ci porta vicino ad un luogo dove noi dovremmo incontrare altri attivisti, non a caso non lontano dalla guardia di finanza.Ricordiamo all'uomo che come cittadine e cittadini abbiamo il diritto di manifestare il nostro dissenso con ogni mezzo di diffusione- art. 21 della Costituzione.

Riusciamo ad allontanarci dai poliziotti col pretesto di scrivere un articolo per la scuola per riportare le parole di Salvini.

Una volta ritornate nella piazza del comizio io e Gaja siamo in prima fila e mostriamo i cartelli: "Resistiamo Umani" e- ricordiamo la dichiarazione di Salvini sui "pieni poteri"- "Salvini fascista- historia docet", "Olocausto Mediterraneo" e un altro con scritte tutte le leggi che il decreto sicurezza bis viola.

Subito un militante leghista mi spinge indietro, in un crescendo di insulti e aggressioni verso di noi da destra, sinistra, dietro e avanti oltre la balaustra dove stanno poliziotti e team della lega.

A Gaja un uomo della Digos stacca a una a una le dita dalla balaustra; le danno della "quasi cittadina" perchè è nera, nonostante sia a tutti gli effetti cittadina italiana; ci danno delle fasciste, ma noi dialoghiamo, citiamo a memoria l'art. 21 della Costituzione sulla libera espressione, ricordiamo il discorso del Bivacco del 1922 in cui 

Mussolini chiedeva  "i pieni poteri" e rilasciamo interviste.

Strappano il mio cartello in tre persone, uno della Digos lo sequestra e da dietro stracciano anche quello sulle leggi. La nostra è resistenza passiva: saremmo state ferme coi cartelli se non ci avessero aggredito e non abbiamo mai mosso violenza.


NESSUNO DEVE RIBALTARE LE RESPONSABILITÀ E DIFFONDERE CALUNNIE SU DI NOI: SIAMO CITTADINE CHE HANNO ESPRESSO IL PROPRIO DISSENSO IN MODO PACIFICO E SONO STATE PER QUESTO AGGREDITE.


Una poliziotta strappa il cartello a Gaja e un militante le stringe il polso per "difendere sua moglie" - Gaja si alza sulla balaustra: " non mi muoveró da qui finchè non mi ridanno il cartello e il diritto di manifestare".

L' uomo della Digos che ci aveva scortate entra nel nostro spazio insieme a una squadra della Celere in tenuta anti-sommossa e fa indietreggiare i manifestanti.

Ho paura di ricevere colpi e sono debole per le aggressioni, arretro in quarta, quinta fila.

Solo quando i giornalisti si mettono tra noi e la polizia leggo con Gaja testi su vittime della Resistenza del 42, carceri della Libia e Cpr in Italia nel 2019.

In breve alcuni poliziotti  agitano i manganelli, mi sento mancare e mi stendo a terra; mi soccorrono manifestanti e una donna del pronto soccorso. Mi vengono diagnosticati i sintomi dello stato di presincope. 

Gaja si sdraia, chiede a tutte e  tutti di sedersi per evitare eventuali cariche, ma quelli della Celere manganellano da sotto lo scudo.

Quanto a me una volta in ospedale mi lasciano da sola in corridoio per un'ora mentre continuo a piangere e a ripetere consapevolmente che Salvini non dovrebbe parlare perchè ha violato la Costituzione e vite umane; ripeto che voglio essere libera, che resisteremo.

Mi portano in un'altra stanza dove un infermiere che si dichiara "convinto prosalviniano" dopo aver sentito il mio racconto- sottolineo la scarsa professionalità di un infermiere che non è tenuto a dare opinioni politiche nello svolgimento del suo lavoro- mi porta un liquido senza dirmi che si tratta di un calmante- devo chiedere io stessa se sia un calmante per poi rifiutarlo. Subito dopo nella stanza sono di nuovo da sola prima che arrivi una nuova paziente.

La medica che mi visita mi parla di attacco di panico dovuto a un mio stato di agitazione; le dico che bisogna tener conto del contesto in cui mi trovavo.

Sul referto non c'è scritto che ho subito aggressioni; nessuno lo ha riconosciuto formalmente. All'una di notte vengo dimessa- intanto Gaja, nonostante abbia ripetuto ad un'infermiera che ha subito l'aggressione insieme a me e abbia avuto in sala d'attesa un attacco di panico, non è stata mai ammessa nella stanza nè le è stato prestato soccorso.

Questa è la fine del resoconto e anche uno dei mille inizi per  dimostrare che questi atteggiamenti di leghisti e poliziotti sono fascisti in quanto oppressivi e discriminatori e stanno minando le basi della democrazia e della nostra costituzione antifascista.


  LA NOSTRA TESTIMONIANZA VUOLE ALLARMARE CITTADINE E CITTADINI: UNIAMOCI CONTRO OGNI TIPO DI FASCISMO, MOSTRIAMO COME UNO STATO CON SALVINI PREMIER SAREBBE VIOLENTO, OPPRESSIVO, AUTORITARIO, CLASSISTA, SESSITA E RAZZISTA - basta leggere gli insulti  inammissibili che Gaja ha ricevuto sulla pagina FB di Salvini- RESISTIAMO PERCHÈ LA VIOLENZA AUMENTERÁ E RIPETIAMO: "VIVIAMO, SIAMO PARTIGIANE E PARTIGIANI E 

RESISTEREMO  UMANI"




Giulia e Gaja