23/10/16

Violenza sulle donne - Reggio Calabria sfila per la bimba stuprata dal branco a Melito, ma ipocrita presenza di Boschi, Boldrini e Bindi



La loro presenza è un'offesa alle donne che subiscono stupri, violenze e uccisioni.
Siamo da un lato all'ipocrisia più sfrondata e dall'altra a una sceneggiata di una ministra, ricca truffaldina (sulla Bindy stendiamo un velo pietoso...).

Vanno impunemente a farsi paladine delle donne chi, come la Boldrini, è a capo di una istituzione di questo Stato, che si ricorda delle donne una, massimo due volte l'anno, e che invece negli altri giorni insabbia le denunce delle donne che temono per la loro vita o nei suoi tribunali violenta una seconda volta le donne.

O la inqualificabile Boschi, che ora cerca altri lidi in cui farsi propaganda, vista la caduta a bassa fortuna con il suo Renzi; una che non sa neanche come vivono la maggioranza delle donne.

QUESTE E LE LORO COMARI SONO CORRESPONSABILI DELLA STRAGE SILENZIOSA DELLE DONNE! 
E devono essere cacciate se mettono il loro "faccino" nelle manifestazioni contro le violenze sessuali

LE LAVORATRICI, PRECARIE: DALLA GIORNATA DEL 21 ALLA MANIFESTAZIONE A ROMA DEL 25 NOVEMBRE

LE LAVORATRICI, PRECARIE: DALLA GIORNATA DEL 21 ALLA MANIFESTAZIONE A ROMA DEL 25 NOVEMBRE



Ieri le donne sono state numerose e in prima linea nella giornata di lotta, nel presidio al Comune, dalle lavoratrici degli asili alle lavoratrici della Teoma, dalle operaie della Pasquinelli alle lavoratrici delle pulizie delle scuole statali, alla disoccupate.

Nella condizione negativa generale, le donne a Taranto - ma dovunque - sono quelle che vivono condizioni di lavoro sempre precarie a rischio perdita del lavoro, a orari e salari vergognosi; ma sono anche quelle che hanno il doppio lavoro fuori e in casa, che devono sobbaccarsi tutti i problemi quotidiani della famiglia, della mancanza di servizi sociali. Ma, anche per questa condizione, sono una vera forza materiale, combattive, e che nellalotta portano l'insieme della denuncia della loro condizione di sfruttamento e oppressione.

Per questo ieri è stato naturale dire che dopo Taranto si va a Roma, per manifestare e protestare sotto i Palazzi del potere nella giornata del 25 novembre. In questa giornata, dedicata a livello ondiale contro la violenza sessuale sulle donne, che fa stupri e femminicidi peggio di una guerra, le lavoratrici, precarie, disoccupate vogliono portare la loro ribellione contro tutte le violenze di questo sistema sociale.

Per organizzarsi, le lavoratrici ieri si sono date appuntamento per il 3 novembre alle ore 17,30 c/o sede Slai cobas via Rintone, 22. 

Intanto viene portata in ogni posto di lavoro la locandina della manifestazione del 25 novembre e si stanno organizzando anche riunioni nei quartieri.  

22/10/16

VERSO IL 25... PRECARIE COOP SOCIALI, LAVORATRICI SCUOLA, DISOCCUPATE, INSIME A PRECARIE ALMAVIVA E STUDENTESSE... A PALERMO CONTESTANO RENZI

DIVERSE PRECARIE, ASSISTENTI IGIENICO PERSONALE AGLI STUDENTI DISABILI, LAVORATRICI ATA DELLA SCUOLA, E GIOVANI DISOCCUPATE DELLO SLAI COBAS S.C. E ADERENTI AL MFPR, INSIEME A PRECARIE ALMAVIVA E A STUDENTESSE, NEL GIORNO DELLO SCIOPERO GENERALE INDETTO DA ALCUNI SINDACATI DI BASE, HANNO ANIMATO LA CONTESTAZIONE DI IERI SERA A PALERMO CONTRO RENZI, VENUTO  PER LA SUA ENNESIMA PASSERELLA PRO SI IN VISTA DEL REFERENDUM SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE MODERNO FASCISTA. 

CONTINUA E' STATA LA DENUNCIA E GLI SLOGAN DELLE DONNE CONTRO UN GOVERNO CHE CON LE SUE LEGGI SCELLERATE COLPISCE OGNI GIORNO SEMPRE PIU' PESANTEMENTE LA CONDIZIONE DI LAVORO E DI VITA DELLA MAGGIORANZA DELLE DONNE CHE SONO LE PRIME AD ESSERE LICENZIATE, SEMPRE PIU' PRECARIZZATE, DISCRIMINATE, RICACCIATE  A CASA IN UN PAESE DOVE IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE FEMMINILE E' TRA I PIU' ALTI DI EUROPA

CONTRO UN GOVERNO CHE SCARICA SULLE LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, SULLE PROLETARIE ANCHE TUTTO IL PESO DEL LAVORO DI CURA FAMILIARE, TAGLIANDO SERVIZI PUBBLICI COME LA SCUOLA, OSPEDALI, SERVIZI SOCIALI... LAVORO DI CURA CHE SPESSO IMPEDISCE ALLE DONNE DI LAVORARE O LE COSTRINGE A MEZZI LAVORI, PRECARI E SOTTO-PAGATI

CONTRO UN GOVERNO CHE MENTRE CI TOGLIE IL LAVORO PORTA AVANTI CAMPAGNE REAZIONARIE  PER INCENTIVARE LE DONNE AD ESSERE MERE MACCHINE RIPRODUTTRICI PER METTERE AL MONDO FIGLI, NUOVE BRACCIA PER IL MERCATO DEL CAPITALE, MENTRE POI SI UCCIDONO LE DONNE NEGLI OSPEDALI PERCHE' BASTARDI MEDICI OBIETTORI SI RIFIUTANO DI INTERROMPERE GRAVIDANZE A RISCHIO, COME SUCCESSO IN QUESTI GIORNI PROPRIO QUI IN SICILIA...

 GOVERNO,  PADRONI, QUESTO STATO AVANZANO NEL MODERNO FASCISMO E VOGLIONO IMPRIGIONARE NOI DONNE IN UN MODERNO MEDIOEVO,  ACCRESCENDO L'HUMUS REAZIONARIO E MASCHILISTA A LIVELLO DI MASSA CHE PORTA INEVITABILMENTE ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE FINO AI FEMMINICIDI 

VERSO IL 25 NOVEMBRE A ROMA A MANIFESTARE E A LOTTARE CONTRO LA VIOLENZA DEL GOVERNO , DEI PADRONI, DI QUESTO STATO ALLA NOSTRA VITA!

NON CI AVETE FERMATO E NON CI FERMERETE!









CON LE LAVORATRICI DI ALMAVIVA IN LOTTA - INSIEME IL 25 NOVEMBRE A ROMA!


Purtroppo, potremmo dire: “come volevasi dimostrare”, e come tanti lavoratrici e lavoratori avevano denunciato subito e bocciato l'accordo fatto il 31 maggio scorso da Almaviva dopo lunghi giorni di lotta in particolare a Palermo, ma anche a Napoli, Roma, contro i licenziamenti, la minaccia di licenziamenti ritorna, come i trasferimenti e il peggioramento delle condizioni di lavoro.

Cgil, Cisl e Uil sapevano che era un accordo con i banditi (e noi diciamo “tra banditi”) e lo hanno fatto passare, con un discorso ricattatorio e cancellando i tantissimi voti, spesso della maggioranza dei lavoratori, contrari all'accordo.
Ancora una volta, i nemici diretti dei lavoratori sono chi li dovrebbe difendere e invece li svende, i sindacati confederali che giocano sulla pelle di tante lavoratrici, lavoratori, famiglie.

Fare una lotta autonoma da questi “svenditori” di lavoratori, è ora la prima e inevitabile conseguenza.

Nello stesso tempo, Almaviva come, altri grandi call center, vuole utilizzare i suoi attacchi per pretendere dal governo di più, perchè stia al suo fianco contro la concorrenza, lamentando i costi troppo alti, appalti al ribasso, ecc.
Non abbiamo dubbi che il governo ancora una volta lo farà, lasciando poi comunque all'azienda di scaricare la salvaguardia dei suoi profitti sui lavoratori.
Ma sono i lavoratori che devono con forza non stare ad ascoltare queste “sirene” aziendaliste.

Almaviva, come altri grossi call center denuncia gli altri piccoli e medi padroni di illegalità. Ma la strada di Almaviva è una lunga scia di continue illegalità.

Nonostante anni fa si siano dichiarati, a seguito di una grossa ispezione dell'Ispettorato del lavoro, illegali i co.co.co presso questa azienda, Almaviva mentre minaccia di cacciare i lavoratori con contratto a tempo indeterminato, continua a prendere lavoratori a co.co.co – che, poi dire co.co.co è anche abbellire la situazione. Come chiamare, infatti, un lavoro che viene pagato 380 euro al mese per 4 ore al giorno, dove però le 4 ore sono al netto delle inevitabile pause, per cui per farne 4 ne devi fare 5/6 effettive? Come chiamare un lavoro per cui vieni pagato due mesi dopo? Come chiamare un lavoro che ti rapinano anche sui contratti che fai? E' un lavoro anche peggiore dei contratti precari.

Ma è verso tutte le lavoratrici e i lavoratori di Almaviva che le condizioni di lavoro sono fuori da ogni regola.
I lavoratori devono lavorare in condizioni di iperstress. Le pesanti pressioni aziendali, l'odiosa e illegale politica aziendale dei "controlli", dell'azione dei capetti, dei turni, le condizioni di lavoro e ambientali portano un rischio salute concreto.
Le lavoratrici devono nascondere di essere incinta per non essere licenziate o non essere assunte.

Questa situazione di Almaviva è una delle principali espressioni di cosa per la vita (o "non vita") delle lavoratrici significa la parola “precarietà”, e come questa condizione prima “privilegio” soprattutto delle donne ora sia diventata la norma delle stragrande maggioranza dei rapporti lavorativi.

Per questo, perchè va ha toccare un nodo centrale della politica dei padroni, del governo, del jobs act, questa lotta è importante e va sostenuta.

NOI CHIAMIAMO LE LAVORATRICI DI ALMAVIVA A TROVARCI INSIEME, CON LE ALTRE LAVORATRICI PRECARIE, DAL SUD AL NORD, IL 25 NOVEMBRE A ROMA, NELLA MANIFESTAZIONE DELLE LAVORATRICI CHE VUOLE ASSEDIARE IL PARLAMENTO, IL MINISTERO DEL LAVORO, ECC.

Nella giornata contro la violenza sessuale andiamo a dire forte che tutto questo sistema capitalista è violenza! Perchè è violenza distruggere le nostre vite giorno per giorno!

Dalle lavoratrici, precarie dello Slai cobas e del
Movimento femminista proletario rivoluzionario

20/10/16

Un altro sciopero delle donne. Dopo la Polonia, ora l' Argentina - Si generalizza una grande forma di lotta introdotta in Italia dal Movimento Femminista Rroletario Rivoluzionario

Argentina. Sciopero delle donne dopo lo stupro di una sedicenne

Cinquanta collettivi di donne hanno indetto per oggi uno sciopero contro la violenza di genere, dopo l'ultimo brutale caso di cui è rimasta vittima una studentessa di soli 16 anni.
Lucia Perez è stata prelevata dalla sua scuola a Mar del Plata, costretta ad assumere cocaina, stuprata e "impalata" con un "oggetto non specificato", con conseguente emorragia interna che ne ha causato il decesso, avvenuto l'8 ottobre scorso. La studentessa, in fin di vita, era stata lavata e rivestita per mascherare lo stupro e poi portata in ospedale da due spacciatori di droga, secondo i quali era andata in overdose, ma i medici avevano subito notato gli evidenti segni di violenza sessuale e tortura. L'autopsia ha subito rivelato la terribile sorte subita dalla ragazza.
"Sono una madre e una donna e nella mia carriera ho visto migliaia di cose, ma niente pari a questa sequenza di atti ripugnanti", ha detto la procuratrice Maria Isabel Sanchez.

L'omicidio della studentessa è solo l'ultimo caso di violenza contro le donne registrato in Argentina, dove si sono tenute diverse manifestazioni di piazza. Per oggi i collettivi femministi e varie organizzazioni hanno invitato le donne argentine a "scioperare" per un'ora, dalle 13 alle 14, e a
scendere in piazza vestite di nero.
E' previsto un corteo a Buenos Aires che partirà dall'obelisco, lungo la Avenida 9 de julio, e raggiungerà la Casa Rosada, sede della presidenza, nella centralissima Plaza de Mayo.
Una delle organizzatrici, Sabrina Cartabia, ha precisato che la protesta è stata indetta non solo contro l'omicidio di Perez, ma contro una cultura in cui le donne valgono meno degli uomini. "In un contesto di insicurezza sociale, con i bambini di cui prendersi cura e nessun accesso a un'indipendenza economica, è molto più difficile superare la violenza domestica", ha detto Cartabia, legale del gruppo Women's Network. In Argentina la violenza domestica causa la morte, in media, di una donna ogni 36 ore. 
Secondo i dati raccolti nel "registro nazionale del femminicidio" voluto dalla Corte Suprema ai tempi del governo di Cristina Kirchner, ogni dieci donne uccise almeno due avevano già denunciato il loro aggressore senza ricevere mai la protezione necessaria. Dati simili a quelli registrati in Italia e nel resto d'Europa. 
Nel manifesto di convocazione dello sciopero di oggi le promotrici ricordano che "questo nuovo e brutale femminicidio pone in evidenza la violenza alla quale siamo tutteesposte. Scioperiamo per tutte le donne che non ci sono più, per quelle assassinate e per quelle 'desaparecidas', contro la violenza e il terrorismo machista, contro l'impunità, contro la censura, l'inerzia e la complicità dello Stato e della polizia".

Sicilia, muore dopo l'aborto dei gemelli "Il medico era obiettore"

Il 25 Novembre tutte in piazza a Roma contro gli uomini che odiano le donne


Il medico si sarebbe rifiutato di estrarre il feto che aveva gravi difficoltà respiratorie fino a quando fosse rimasto vivo perché obiettore di coscienza. E' la denuncia fatta dall'avvocato della famiglia della signora che a Catania ha perso la vita dopo aver partorito prematuramente due gemellini senza vita, un maschietto e una femminuccia. Dopo 12 ore dall'intervento la donna, originaria di Palagonia, è morta. Si chiamava Valentina Milluzzo, aveva 32 anni ed era al quinto mese di gravidanza dopo essersi sottoposta alla procreazione assistita. La famiglia ha presentato una dettagliata denuncia e la magistratura ha aperto un'inchiesta affidata al sostituto Fabio Saponara.

Sull'esempio di Bologna, in tutte le fabbriche a grande composizione operaia è il tempo di lottare per la nostra vita - mfpr.naz@gmail.com


Portiamo nelle manifestazioni dei lavoratori  e lavoratrici, precarie, disoccupate, del 21 ottobre la denuncia e la proposta delle donne proletarie per una manifestazione il 25 novembre a Roma
«No al sabato in fabbrica" - con Samira, con le operaie che non accettano lo stato di cose esistente, contro la violenza padronale sulla loro vita, contro ogni violenza sulle donne - manifestazione nazionale delle proletarie 25 novembre a Roma
info mfprnaz@gmail.com