15/09/19
14/09/19
Gli uomini che odiano le donne sono fascisti e vanno combattuti come tali
"La Corte d'assise d'Appello di Roma, su invito della Cassazione, ritenendo che il reato di stalking non fosse assorbito in quello di omicidio, ha condannato all'ergastolo Vincenzo Paduano assassino di Sara Di Pietrantonio... Non è un semplice raptus di follia che spinge un uomo ad uccidere una donna. Nè tantomeno una scontata forma di "gelosia" - sebbene già nella gelosia sia insito il possesso... Un femminicidio non è qualcosa che accade inaspettatamente: non è l'ordinaria conseguenza di una lite, nè l'ovvio risultato di un tradimento, nè il mero frutto dell'abbandono. E' l'ultimo atto di una catena di soprusi e di violenze che, piano piano, svuotano la donna di ogni dignità, riducendola ad "oggetto"... Gli uomini violenti sono attraversati da profonde fratture narcisistiche che li rendono al tempo stesso fragili e pericolosi: denigrano per sentirsi superiori, offendono per gettare sulla donna la colpa dei propri fallimenti; immaginano che la propria compagna (o moglie) sia una cosa di cui poter disporre a proprio piacimento... Se nessuno interviene per bloccare l'escalation dei soprusi, la violenza di questi uomini non fa altro che aumentare...".
Ecco, vogliamo sottolineare quest'ultima frase. Gli uomini che uccidono, stuprano, fanno violenze sessuali contro le donne, occorre bloccarli prima. E' come contro i fascisti: se non si bloccano, se non si mettono in condizioni di non agire, prima, quando cominciano a sviluppare la loro barbarie, poi crescono, si sentono forti e più pericolosi.
Gli uomini che odiano le donne sono fascisti, comunque, perchè odiano le donne in quanto donne, in quanto pensano, si ribellano, non accettano il loro dominio, ecc., e quindi devono essere trattati come i fascisti, contro cui valgono solo i rapporti di forza e la repressione ferma e immediata, e non le parole o, peggio, la complice connivenza delle Istituzioni.
Questa comprensione è importante anche per contrastare il clima di comprensione, giustificazione, sorpresa perchè era un "brava persona", verso gli uomini che uccidono le donne, che non di rado viene fuori tra gente del popolo. Anche questo clima deve essere contrastato non solo con le parole, la spiegazione, ma con i fatti, le azioni di lotta delle donne in primis, perchè, come per i fascisti, questo clima, se lasciato in pace, cova, dà alimento alla violenza reazionaria e sessista. E per questo va combattuto con altrettanta determinazione.
13/09/19
Ai domiciliari i 2 stupratori neofascisti di Viterbo. Questa è la giustizia borghese che legittima la violenza sulle donne e a cui le donne devonoa cui noi donne devono rispondere con la violenza rivoluzionaria per affermare l'unica vera giustizia: quella proletaria
Venerdì 13 Settembre 2019
Stupro al pub di Casapound, tornano a casa i due indagati.
«Un pentimento vero non c'è mai stato», aveva sottolineato il legale
della donna violentata, l'avvocato Taurchini, secondo il quale le
dichiarazioni rese dai due nel corso di un interrogatorio puntavano solo
ad ottenere un alleggerimento della misura alla quale sono sottoposti.
Questa mattina la gip del Tribunale di Viterbo, Rita Cialoni, ha
concesso i domiciliari con braccialetto elettronico a Riccardo Licci e
Francesco Chiricozzi.
I due ventenni sono stati arrestati a fine aprile per violenza sessulae di gruppo.
Secondo quanto emerso dalla ricostruzione degli inquirenti e dalle
immagini dei video ritrovati sui celllulari i due indagati avrebbero
violentato per più di tre ore una 36enne di Viterbo nel pub ad uso
esclusivo di Casapound a piazza Sallupara.
Nei giorni scorsi il pm Michele Adragna ha chiuso le indagini sul caso e
chiesto che vengano giudicati con rito immeditato. I difensori hanno
ancora dieci giorni per chiedere un rito alternativo al Tribunale di
Viterbo.
Scuole, la propaganda del governo Conte bis e la realtà delle lavoratrici
Conte: "Rafforzare l'offerta dell'educazione fin dal nido è un
investimento strategico per il futuro della nostra società perché
combatte le diseguaglianze sociali, che purtroppo si manifestano sin nei
primissimi anni di vita, e favorisce una più completa integrazione
delle donne nella nostra comunità di vita sociale e lavorativa", sono
state le sue parole.".
E LE LAVORATRICI... CHE SONO IN LARGA MAGGIORANZA DONNE? SILENZIO! sulle loro condizioni, uno degli specchi più emblematici dal sud al nord del precariato, dei bassi salari, delle condizioni di sfruttamento, nulla è previsto. PER FORTUNA PARLANO LE LOTTE
E LE LAVORATRICI... CHE SONO IN LARGA MAGGIORANZA DONNE? SILENZIO! sulle loro condizioni, uno degli specchi più emblematici dal sud al nord del precariato, dei bassi salari, delle condizioni di sfruttamento, nulla è previsto. PER FORTUNA PARLANO LE LOTTE
Taranto
Palermo
La repressione non ferma ma alimenta la nostra ribellione. Solidarietà con le compagne sotto processo dal mfpr
Questa mattina si terranno due udienze contro alcune compagne che da anni si organizzano e lottano insieme alle persone che vivono e lavorano nei numerosi ghetti disseminati nelle campagne di questo paese.
A Palmi (RC) verrà emessa la sentenza contro due compagne accusate di aver aiutato una persona a sfuggire dall’identificazione e, per una di loro, di averlo fatto con l’uso della forza contro un carabiniere, in riferimento alla giornata di lotta del 22 marzo 2017 a San Ferdinando.
A Foggia, invece, si terrà un’udienza del processo che vede accusate alcune compagne di manifestazione non autorizzata, per il blocco avvenuto davanti la Questura durante la mobilitazione congiunta del 6 febbraio 2017, che rientrava in un percorso su scala nazionale contro confini e sfruttamento.
Il caso vuole che questi due processi avverranno in contemporanea, ma non è affatto una coincidenza che in questi contesti, da anni, esistano delle lotte autorganizzate che con tanto coraggio e determinazione stanno contrastando il razzismo e la segregazione che tutti i governi, con il loro apparati istituzionali e non, portano avanti al fine di sfruttare e controllare la vita di migliaia di persone, non solo immigrate.
La nostra solidarietà si basa sulla certezza che solo costruendo relazioni di lotta si possa abbattere questo esistente mortifero.
Quello che accade a chi vive nei ghetti, nei centri di accoglienza o di espulsione, alle persone bloccate alle frontiere o in difficoltà per superarle, viene spesso spettacolarizzato, masticato, digerito e buttato via rapidamente, tra l’esaltazione sul web di gesti altrui.
Noi crediamo invece che sia necessario mettersi in gioco in prima persona, convinti che l’unità vada ricercata tra le differenze e affrontando le contraddizioni, senza alleanze e opportunismi.
Per la libertà.
Rete Evasioni
Rete Campagne in Lotta
i compagni e le compagne di Hurriya
10/09/19
Femminicidio di Elisa Pomarelli, una narrazione che grida vendetta
Da DonnexDiritti, di Luisa Betti Dakli
Elisa non ha provocato la sua morte: Sebastiani è il suo assassino, un violento che la voleva come un oggetto
Adesso è chiaro, il processo è già stato fatto e grazie al nostro grande giornalismo d’inchiesta è emerso che la vera responsabile della morte di Elisa Pomarelli non è altro che lei stessa: una donna di 28 anni che ha provocato il suo decesso per il suo comportamento verso il suo assassino, un amico che voleva essere il suo fidanzato ma che è stato rifiutato da lei perché, oltretutto, era anche lesbica. Una sentenza già confezionata dai giornali che hanno insistito in maniera unanime sulle lacrime del povero Massimo Sebastiani che ha esordito con una confessione dove il pentimento per la sua azione dettata solo da un amore non corrisposto, è stato messo in risalito più della gravità del crimine stesso. Titoli che indugiano su ossessione, raptus di follia e sulle lacrime dell’assassino, e articoli che addirittura empatizzano con l’uomo descritto come un sempliciotto dalle mani grandi che balbetta e si esprime a gesti: un criminale che in realtà ha ucciso senza scrupoli una donna, sua amica, strangolandola e occultandone il cadavere per poi nascondendosi nel tentativo di sfuggire alla legge. Un uomo in realtà violento e pericoloso ripreso in un video pubblicato sulla Libertà dove spacca un armadio recriminando un potere su quella donna come un oggetto tra le sue mani che se non può essere suo, non deve essere di nessuno.
Ieri si è consumata così una delle pagine più vergognose del giornalismo italiano: dai giornali locali fino a Repubblica e Messaggero, la quasi totalità dell’informazione ha solidarizzato con l’assassino che si è macchiato di un femminicidio in piena regola: una dinamica in cui la donna-oggetto (Elisa) che sfugge al possesso del maschio (Massimo), che non vuole se non come amico, viene punita con la sua soppressione fisica senza che questo però provochi un vero sdegno nell’opinionista ma neanche un’oggettiva descrizione dei fatti da parte del cronista che addirittura simpatizza apertamente con chi l’ha uccisa, ribattezzato addirittura “Gigante buono” da un quotidiano non degno di questo nome.

E allora perché ricamare sopra un amore non corrisposto facendo presa su stereotipi così pericolosi, legati a una quanto mai inopportuna subalternità femminile? Nessuno che abbia usato la parola “violento” per descrivere lo spaccarmadi, nessuno che abbia solidarizzato con Elisa che aveva tutti i diritti di frequentare un amico e di respingerlo senza per questo pensare di dover morire, nessuno che si sia fatto scrupolo di mettere in prima pagina la foto dei due insieme sorridenti e felici come se nulla fosse.

Elisa uccisa perché amava le donne;
Era profondamente innamorato;
Il gigante buono e quell’amore non corrisposto;
sono alcune delle perle raccolte nei titoli di giornali che praticamente hanno accusato Elisa di aver provocato la reazione di un uomo respinto che per troppo amore ha ucciso la donna che “non poteva avere”. Una vergogna che ha raggiunto l’apice in Rai dato che al Tg2 è andato un onda un servizio con il seguente commento giornalistico: “L’uomo ha detto di essere distrutto, che la sua vita è finita con quella di Elisa. Il corpo è stato trovato coperto da una coperta in segno di pietà. L’uomo non è andato mai via dal luogo in cui ha portato il corpo della donna, tutti i giorni andava a trovarla e le parlava.” Parole che rendono questi giornali complici di questi femminicidi che vengono descritti come reati marginali perché dettati da gelosia, raptus o amore, dove l’assassino viene dipinto come un uomo disperato che non poteva evitare di commettere quel crimine quando qui è chiaro che i sentimenti non c’entrano assolutamente nulla perché chi ama non uccide. E questo perché nel profondo è insito e ben fermo che l’uomo ha sempre delle ragioni, mentre la donna no, neanche quando è vittima di una furia omicida.

Una rivittimizzazione grave che avviene ancora dopo anni di formazione fatta in tutta Italia dallo stesso Ordine dei giornalisti e dagli Odg regionali, su concetti spiegati a grandi lettere nel Manifesto di Venezia e in una miriade di articoli, saggi, convegni, libri, recuperabili ovunque da qualsiasi collega che si voglia documentare su quello che va a scrivere. Giornalisti che non possono più nascondersi dietro una presunta ignoranza perché allora sarebbero fuori dal mondo, e che ormai non possono più esimersi dal prendersi la responsabilità di quello che scrivono e del dolore che provocano sia alle sopravvissute che ai familiari di chi viene uccisa.
A questo punto, oltre la formazione che evidentemente non basta, forse bisognerebbe creare una sezione all’interno della commissione di disciplina dell’ordine dei giornalisti su questi argomenti e un canale privilegiato in cui si possano segnalare questi articoli procedendo speditamente alle dovute sanzioni.

07/09/19
Uomini che odiano le donne e legittimano i femminicidi: Pillon e CasaPound insieme per vomitare omofobia e sessismo
Da Gayburg
Pillon ospite alla festa nazionale di CasaPound: insieme contro il “gender”
Sono evidentemente nati per stare insieme, così senza quel sentimento sconosciuto della vergogna, Simone Pillon raggiunge a Verona gli “amici” di CasaPound nel corso di “Direzione Rivoluzione”, la festa nazionale del partito di matrice neofascista.
Sebbene durante l’ultima campagna elettorale Matteo Salvini abbia preso – almeno con le parole – le distanze dal fascismo, la vicinanza dalla Lega a CasaPound è sempre più evidente. Ricordiamo tutti la polemica scatenata quando l’editore Altaforte – casa editrice vicina al partito di estrema destra – si presentò al Salone del Libro di Torino portando il libro intitolato “Io sono Matteo Salvini”.
Passa per lo stesso editore anche la partecipazione del senatore Pillon alla festa nazionale di Casapound; il leghista ha infatti presentato il libro “L’era delle streghe”, il cui è autore Francesco Borgonovo (vicedirettore de La Verità) mentre l’editore è, appunto Altaforte.
Ad accomunare Pillon a CasaPound non vi sono solo i contenuti del libro antifemminista, ma anche l’ossessione per il “gender” e la lotta contro i diritti delle famiglie arcobaleno. «L’aria che tira è pessima – ha dichiarato Pillon durante l’incontro – L’attuale ministro della famiglia, Elena Bonetti, ancora non si è espressa, ma se ricordiamo che è l’autrice della Carta del Coraggio, un documento con cui gli scout cattolici italiani nel 2014 hanno chiesto alla Chiesa di prendere sostanzialmente le distanze del Family Day e di aprire invece alle unioni gay e ad altro evidentemente contrario alla famiglia, già sappiamo come la pensa». Il senatore si dice allarmato anche della presenza del pentastellato Vincenzo Spadafora al governo: «è stato collocato in un ministero sensibile dal punto di vista della famiglia come quello dello Sport e dei Giovani».
La preoccupazione principale di Pillon è che passi una legge sull’omotransfobia, che punirebbe in modo più duro chi commette reati basati sull’odio verso le persone LGBT. Per chi basa la propria propagnada sull’odio verso le minoranze ed è stato già condannato per diffamazione sarebbe effettivamente una cattiva notizia.
Pillon ospite alla festa nazionale di CasaPound: insieme contro il “gender”
Sono evidentemente nati per stare insieme, così senza quel sentimento sconosciuto della vergogna, Simone Pillon raggiunge a Verona gli “amici” di CasaPound nel corso di “Direzione Rivoluzione”, la festa nazionale del partito di matrice neofascista.
Sebbene durante l’ultima campagna elettorale Matteo Salvini abbia preso – almeno con le parole – le distanze dal fascismo, la vicinanza dalla Lega a CasaPound è sempre più evidente. Ricordiamo tutti la polemica scatenata quando l’editore Altaforte – casa editrice vicina al partito di estrema destra – si presentò al Salone del Libro di Torino portando il libro intitolato “Io sono Matteo Salvini”.
Passa per lo stesso editore anche la partecipazione del senatore Pillon alla festa nazionale di Casapound; il leghista ha infatti presentato il libro “L’era delle streghe”, il cui è autore Francesco Borgonovo (vicedirettore de La Verità) mentre l’editore è, appunto Altaforte.
Ad accomunare Pillon a CasaPound non vi sono solo i contenuti del libro antifemminista, ma anche l’ossessione per il “gender” e la lotta contro i diritti delle famiglie arcobaleno. «L’aria che tira è pessima – ha dichiarato Pillon durante l’incontro – L’attuale ministro della famiglia, Elena Bonetti, ancora non si è espressa, ma se ricordiamo che è l’autrice della Carta del Coraggio, un documento con cui gli scout cattolici italiani nel 2014 hanno chiesto alla Chiesa di prendere sostanzialmente le distanze del Family Day e di aprire invece alle unioni gay e ad altro evidentemente contrario alla famiglia, già sappiamo come la pensa». Il senatore si dice allarmato anche della presenza del pentastellato Vincenzo Spadafora al governo: «è stato collocato in un ministero sensibile dal punto di vista della famiglia come quello dello Sport e dei Giovani».
La preoccupazione principale di Pillon è che passi una legge sull’omotransfobia, che punirebbe in modo più duro chi commette reati basati sull’odio verso le persone LGBT. Per chi basa la propria propagnada sull’odio verso le minoranze ed è stato già condannato per diffamazione sarebbe effettivamente una cattiva notizia.
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