13/09/19

Scuole, la propaganda del governo Conte bis e la realtà delle lavoratrici

Conte: "Rafforzare l'offerta dell'educazione fin dal nido è un investimento strategico per il futuro della nostra società perché combatte le diseguaglianze sociali, che purtroppo si manifestano sin nei primissimi anni di vita, e favorisce una più completa integrazione delle donne nella nostra comunità di vita sociale e lavorativa", sono state le sue parole.".
E LE LAVORATRICI... CHE SONO IN LARGA MAGGIORANZA DONNE? SILENZIO! sulle loro condizioni, uno degli specchi più emblematici dal sud al nord del precariato, dei bassi salari, delle condizioni di sfruttamento, nulla è previsto.  PER FORTUNA PARLANO LE LOTTE

Taranto
 Palermo

La repressione non ferma ma alimenta la nostra ribellione. Solidarietà con le compagne sotto processo dal mfpr


Questa mattina si terranno due udienze contro alcune compagne che da anni si organizzano e lottano insieme alle persone che vivono e lavorano nei numerosi ghetti disseminati nelle campagne di questo paese.

A Palmi (RC) verrà emessa la sentenza contro due compagne accusate di aver aiutato una persona a sfuggire dall’identificazione e, per una di loro, di averlo fatto con l’uso della forza contro un carabiniere, in riferimento alla giornata di lotta del 22 marzo 2017 a San Ferdinando.
A Foggia, invece, si terrà un’udienza del processo che vede accusate alcune compagne di manifestazione non autorizzata, per il blocco avvenuto davanti la Questura durante la mobilitazione congiunta del 6 febbraio 2017, che rientrava in un percorso su scala nazionale contro confini e sfruttamento.

Il caso vuole che questi due processi avverranno in contemporanea, ma non è affatto una coincidenza che in questi contesti, da anni, esistano delle lotte autorganizzate che con tanto coraggio e determinazione stanno contrastando il razzismo e la segregazione che tutti i governi, con il loro apparati istituzionali e non, portano avanti al fine di sfruttare e controllare la vita di migliaia di persone, non solo immigrate.
La nostra solidarietà si basa sulla certezza che solo costruendo relazioni di lotta si possa abbattere questo esistente mortifero.
Quello che accade a chi vive nei ghetti, nei centri di accoglienza o di espulsione, alle persone bloccate alle frontiere o in difficoltà per superarle, viene spesso spettacolarizzato, masticato, digerito e buttato via rapidamente, tra l’esaltazione sul web di gesti altrui.
Noi crediamo invece che sia necessario mettersi in gioco in prima persona, convinti che l’unità vada ricercata tra le differenze e affrontando le contraddizioni, senza alleanze e opportunismi.

Per la libertà.
Rete Evasioni

Rete Campagne in Lotta
i compagni e le compagne di Hurriya

10/09/19

Femminicidio di Elisa Pomarelli, una narrazione che grida vendetta

Da DonnexDiritti, di Luisa Betti Dakli

Elisa non ha provocato la sua morte: Sebastiani è il suo assassino, un violento che la voleva come un oggetto


Adesso è chiaro, il processo è già stato fatto e grazie al nostro grande giornalismo d’inchiesta è emerso che la vera responsabile della morte di Elisa Pomarelli non è altro che lei stessa: una donna di 28 anni che ha provocato il suo decesso per il suo comportamento verso il suo assassino, un amico che voleva essere il suo fidanzato ma che è stato rifiutato da lei perché, oltretutto, era anche lesbica. Una sentenza già confezionata dai giornali che hanno insistito in maniera unanime sulle lacrime del povero Massimo Sebastiani che ha esordito con una confessione dove il pentimento per la sua azione dettata solo da un amore non corrisposto, è stato messo in risalito più della gravità del crimine stesso. Titoli che indugiano su ossessione, raptus di follia e sulle lacrime dell’assassino, e articoli che addirittura empatizzano con l’uomo descritto come un sempliciotto dalle mani grandi che balbetta e si esprime a gesti: un criminale che in realtà ha ucciso senza scrupoli una donna, sua amica, strangolandola e occultandone il cadavere per poi nascondendosi nel tentativo di sfuggire alla legge. Un uomo in realtà violento e pericoloso ripreso in un video pubblicato sulla Libertà dove spacca un armadio recriminando un potere su quella donna come un oggetto tra le sue mani che se non può essere suo, non deve essere di nessuno.
Ieri si è consumata così una delle pagine più vergognose del giornalismo italiano: dai giornali locali fino a Repubblica e Messaggero, la quasi totalità dell’informazione ha solidarizzato con l’assassino che si è macchiato di un femminicidio in piena regola: una dinamica in cui la donna-oggetto (Elisa) che sfugge al possesso del maschio (Massimo), che non vuole se non come amico, viene punita con la sua soppressione fisica senza che questo però provochi un vero sdegno nell’opinionista ma neanche un’oggettiva descrizione dei fatti da parte del cronista che addirittura simpatizza apertamente con chi l’ha uccisa, ribattezzato addirittura “Gigante buono” da un quotidiano non degno di questo nome.
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E allora perché ricamare sopra un amore non corrisposto facendo presa su stereotipi così pericolosi, legati a una quanto mai inopportuna subalternità femminile? Nessuno che abbia usato la parola “violento” per descrivere lo spaccarmadi, nessuno che abbia solidarizzato con Elisa che aveva tutti i diritti di frequentare un amico e di respingerlo senza per questo pensare di dover morire, nessuno che si sia fatto scrupolo di mettere in prima pagina la foto dei due insieme sorridenti e felici come se nulla fosse. 
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Elisa uccisa perché amava le donne;
Era profondamente innamorato;
Il gigante buono e quell’amore non corrisposto;
sono alcune delle perle raccolte nei titoli di giornali che praticamente hanno accusato Elisa di aver provocato la reazione di un uomo respinto che per troppo amore ha ucciso la donna che “non poteva avere”. Una vergogna che ha raggiunto l’apice in Rai dato che al Tg2 è andato un onda un servizio con il seguente commento giornalistico: “L’uomo ha detto di essere distrutto, che la sua vita è finita con quella di Elisa. Il corpo è stato trovato coperto da una coperta in segno di pietà. L’uomo non è andato mai via dal luogo in cui ha portato il corpo della donna, tutti i giorni andava a trovarla e le parlava.” Parole che rendono questi giornali complici di questi femminicidi che vengono descritti come reati marginali perché dettati da gelosia, raptus o amore, dove l’assassino viene dipinto come un uomo disperato che non poteva evitare di commettere quel crimine quando qui è chiaro che i sentimenti non c’entrano assolutamente nulla perché chi ama non uccide. E questo perché nel profondo è insito e ben fermo che l’uomo ha sempre delle ragioni, mentre la donna no, neanche quando è vittima di una furia omicida.
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Una rivittimizzazione grave che avviene ancora dopo anni di formazione fatta in tutta Italia dallo stesso Ordine dei giornalisti e dagli Odg regionali, su concetti spiegati a grandi lettere nel Manifesto di Venezia e in una miriade di articoli, saggi, convegni, libri, recuperabili ovunque da qualsiasi collega che si voglia documentare su quello che va a scrivere. Giornalisti che non possono più nascondersi dietro una presunta ignoranza perché allora sarebbero fuori dal mondo, e che ormai non possono più esimersi dal prendersi la responsabilità di quello che scrivono e del dolore che provocano sia alle sopravvissute che ai familiari di chi viene uccisa.
A questo punto, oltre la formazione che evidentemente non basta, forse bisognerebbe creare una sezione all’interno della commissione di disciplina dell’ordine dei giornalisti su questi argomenti e un canale privilegiato in cui si possano segnalare questi articoli procedendo speditamente alle dovute sanzioni.
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07/09/19

Uomini che odiano le donne e legittimano i femminicidi: Pillon e CasaPound insieme per vomitare omofobia e sessismo

Da Gayburg


Pillon ospite alla festa nazionale di CasaPound: insieme contro il “gender”

Sono evidentemente nati per stare insieme, così senza quel sentimento sconosciuto della vergogna, Simone Pillon raggiunge a Verona gli “amici” di CasaPound nel corso di “Direzione Rivoluzione”, la festa nazionale del partito di matrice neofascista.

Sebbene durante l’ultima campagna elettorale Matteo Salvini abbia preso – almeno con le parole – le distanze dal fascismo, la vicinanza dalla Lega a CasaPound è sempre più evidente. Ricordiamo tutti la polemica scatenata quando l’editore Altaforte – casa editrice vicina al partito di estrema destra – si presentò al Salone del Libro di Torino portando il libro intitolato “Io sono Matteo Salvini”.

Passa per lo stesso editore anche la partecipazione del senatore Pillon alla festa nazionale di Casapound; il leghista ha infatti presentato il libro “L’era delle streghe”, il cui è autore Francesco Borgonovo (vicedirettore de La Verità) mentre l’editore è, appunto Altaforte.

Ad accomunare Pillon a CasaPound non vi sono solo i contenuti del libro antifemminista, ma anche l’ossessione per il “gender” e la lotta contro i diritti delle famiglie arcobaleno. «L’aria che tira è pessima – ha dichiarato Pillon durante l’incontro – L’attuale ministro della famiglia, Elena Bonetti, ancora non si è espressa, ma se ricordiamo che è l’autrice della Carta del Coraggio, un documento con cui gli scout cattolici italiani nel 2014 hanno chiesto alla Chiesa di prendere sostanzialmente le distanze del Family Day e di aprire invece alle unioni gay e ad altro evidentemente contrario alla famiglia, già sappiamo come la pensa». Il senatore si dice allarmato anche della presenza del pentastellato Vincenzo Spadafora al governo: «è stato collocato in un ministero sensibile dal punto di vista della famiglia come quello dello Sport e dei Giovani».

La preoccupazione principale di Pillon è che passi una legge sull’omotransfobia, che punirebbe in modo più duro chi commette reati basati sull’odio verso le persone LGBT. Per chi basa la propria propagnada sull’odio verso le minoranze ed è stato già condannato per diffamazione sarebbe effettivamente una cattiva notizia.

06/09/19

IN USCITA NEL MESE GLI ATTI DEL RICCO SEMINARIO ESTIVO DEL MFPR

NEL MESE IN USCITA GLI ATTI DEL RICCO SEMINARIO MFPR

Entro settembre esce il Quaderno con tutti gli Atti del seminario MFPR che si è tenuto a Taranto a luglio scorso. 

Si tratta di scritti, interventi, contributi molto ricchi e pieni di tanti spunti, da sviluppare e approfondire, su vari temi.

In linea di massima, esso contiene:
- una breve analisi della condizione delle donne e del movimento delle donne in corso;

- Analisi delle tendenze del femminismo raccolto prevalentemente nel movimento nudm;
le concezioni/posizioni generali del femminismo piccolo borghese;

- Necessità della battaglia femminista proletaria rivoluzionaria nei sindacati di base e nelle lotte
sindacali delle lavoratrici

- Elementi di linea politica, teorica sulla necessità del movimento rivoluzionario delle donne, fondato sull'analisi di classe, storico materialista, e sulla pratica, ideologia agente dell'intreccio classe/genere;
- Contributo delle compagne di Rete Campagne in lotta sulla condizione delle braccianti, migranti;

- Contributi su: Famiglia, quale ruolo oggi (femminicidi, ideologia reazionaria...) - Detenute politiche: campagna contro carceri, 41bis, quale linea - Il ruolo dell'arte e delle artiste;

- Materiali su: "Produzione e riproduzione" - "Patriarcato e patriarcalismo" - Note su transfemminismo.

Gli atti saranno a disposizione di tutte. Si possono richiedere a mfpr.naz@gmail.com

Un'altra donna uccisa a Milano... era ricorsa al "codice rosso", è stata uccisa lo stesso!


A Milano Adriana Signorelli a fine agosto aveva denunciato l'ennesima aggressione  del marito e aveva attivato il codice rosso. E' stata uccisa lo stesso! 

Non sono leggi come il codice rosso, che possono risolvere l'emergenza sociale dei femminicidi, della violenza sulla donne frutto più marcio di questa società capitalista, prodotte su impianto ideologico fascio-sessista.
I problemi "tecnici" che già sollevano le procure e che esistevano anche prima del codice rosso (Da quando è entrato in vigore il codice rosso, ci sono 30 allarmi al giorno", pari al numero di casi che vengono immediatamente segnalati in Procura dalle forze dell'ordine, "e questo ci impedisce di concentrarci sui casi più gravi") non sono la causa principale. 
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Da un comunicato del Movimento femminista proletario rivoluzionario del 25 luglio 2019

...Il Codice Rosso  "per il contrasto alla violenza contro le donne", approvato dal governo Salvini/Lega/M5S, non deve far ingannare. Esso non è altra cosa della politica da moderno medioevo, alla Pillon, alla Fontana, ecc.; è l'altra faccia della stessa medaglia.

Meno diritti alle donne, cercando di strappare anche quelli conquistati da anni con le lotte (divorzio, aborto, ecc.), più famiglia (come base di conservazione, oppressione, portatrice di ideologie reazionarie), più repressione, più pene, delega alla polizia vanno di pari passo. 
Non possono essere proprio i responsabili del potenziamento dell'oppressione e
peggioramento delle condizioni di vita delle donne a difendere le donne dalle violenze sessuali. 
Coloro che sdoganano e danno piena legittimità ai fascisti; chi, Salvini, ha alimentato, con frasi sessiste su fb, la pancia razzista del suo "popolo" che incita a stuprare Carola (un ministro dei Caraibi si è dimesso per offese sessiste, qui niente di niente); coloro che spargono dai loro social, dai convegni, dalle Tv, una concezione aberrante sulle donne, sono i primi e più pericolosi violentatori. 

GLI ASSASSINI DOVREBBERO PROTEGGERCI DAGLI ASSASSINI?  
"Il moderno fascismo è l'edificazione a sistema di tutto ciò che è reazionario, maschilista... Le violenze sessuali oggi sono interne ad un clima politico, ad un humus sessista-razzista, sono quasi sempre spinte dalla reazione degli uomini alle donne che vogliono ribellarsi, rompere legami familiari oppressivi..." (Da "Uccisioni delle donne, oggi").

Noi sappiamo bene che la violenza sulle donne non fa che proseguire la discriminazione, il doppio sfruttamento e oppressione, l'ingiustizia che subiscono le donne nella società capitalista, e mai come in questo periodo la condizione delle donne sta facendo passi indietro su lavoro, salario, sfruttamento del lavoro domestico, di assistenza, ecc. Ma su questo non ci sono leggi... 

...Anche con il "Codice rosso" il governo non mette in campo un euro e non accoglie nessuna delle richieste dei centri anti-violenza. 

Le obiezioni a questa legge sono venute da più parti. Alcuni hanno scritto: 
"E’ pura ipocrisia dirsi dalla parte delle donne e poi dare in pasto le donne ai fan dei social in cui le donne vengono minacciate o insultate. E’ ipocrita dirsi dalla parte delle donne e poi condannare quelle che dicono di No a un ministro, al bullismo politico, al mobbing istituzionale".
"Questa legge è solo frutto di una visione paternalista che solletica l’ego dell’eroe che arriva dopo, sempre e solo dopo, che la donna è già stata vittima di violenza. E prima? Durante?". "Manca in questa legge qualunque attenzione alla prevenzione del fenomeno". 

Le donne, il grande movimento di lotta delle donne, espressosi in particolare quest'anno, non si lascerà certo ingannare!

01/09/19

Giù le mani da Luca y siesta

Comune, Atac e Tribunale hanno deciso: la Casa delle donne Lucha y Siesta va chiusa tra pochi giorni. La gravissima decisione ci è stata comunicata ieri con una lettera che annuncia l’interruzione delle utenze per il 15 settembre e l’immediato sgombero dello stabile. È così che Comune, Atac e Tribunale vogliono decretare la fine di una delle esperienze socio-culturali più preziose in città, e la soppressione del Centro e della Casa rifugio per donne che vogliono uscire dalla violenza più grande di Roma e della Regione Lazio.

La brutale accelerazione delle procedure di sgombero, nonostante le inconsistenti rassicurazioni dell’ultimo anno, oltre a causare sconcerto e apprensione per il futuro tra chi vive nella struttura (15 donne e 7 bambini), fa supporre che esista già un acquirente.

Da una parte quindi, il Comune di Roma, che fa della violenza sulle donne una vetrina politica, sceglie la precarietà dei bandi e lo svuotamento dell’approccio femminista al contrasto di questo fenomeno senza tutelare la prevenzione, la sostenibilità dei percorsi di fuoriuscita e la cultura che lo alimenta. Dall’altra l’Atac, affogato dai debiti per una storica cattiva gestione, svende il patrimonio a favore dei soliti noti speculatori.
Dobbiamo pertanto mettere in conto che non solo le interlocuzioni avute si sono rivelate, alla prova dei fatti, solo bugie e manipolazioni, ma che questa città allo sbando è in mano a liquidatrici e a tribunali fallimentari. La politica ha abdicato alla sua funzione pubblica per nascondersi dietro procedure giudiziarie e burocratiche, preoccupandosi come sempre degli interessi di pochi piuttosto che del benessere di milioni di persone che ci vivono. Oggi viene presentato il governo della discontinuità ma noi da qui, Roma – Pianeta Terra – non registriamo alcun cambiamento se non ingiustizia, accanimento e la solita incompetenza e incapacità politica. Da Lucha y Siesta non ce ne vogliamo andare, perché è necessaria più dell’aria.
Le donne, attiviste e femministe della Casa delle donne Lucha y Siesta