22/02/17

Le condanne per l'uccisione di Sarah Scazzi - una vicenda che ha messo in luce il fango di questo sistema - riprendiamo l'analisi del MFPR

La condanna definitiva all'ergastolo di Sabrina e della madre Cosima per l'uccisione di Sarah di Avetrana (TA) è la conclusione di una vicenda bruttissima che non si è voluta capire e si è continuata ad avvolgere in un alone di “oscuro”. Questa vicenda negli anni, e soprattutto all'inizio, è stata emblematica di tutto un sistema sociale che ha ruotato attorno, fatto di sciacallaggio mass mediatico (con trasmissioni televisive di 24 ore su 24, che si compiacevano di scavare nella vita di Sabrina), e di un sistema di avvocati e avvocaticchi, psicologi, che hanno fatto fortuna sui corpi, sia quelli morti che vivi, delle ragazze ,
Noi avevamo detto che “qualunque sia la natura e l'esito della vicenda, essa affonda nella condizione di vita e di relazione delle ragazze di questo paese, Avetrana, come di tante realtà del sud, ed essa si muove nel contesto generale della doppia oppressione che si vive e del bi-sogno di ribellarsi e fuoriuscirne. Invece di spezzettare la vita di Sarah, bisognerebbe guardarsi attorno, forse si potrebbe capire perchè e cosa è accaduto: Sarah non è una ragazza diversa da tante altre”.
La condanna di Sabrina non cambia questo discorso di fondo e in un certo senso rafforza la nostra denuncia sulla condizione delle ragazze, fatta già all'inizio della vicenda. Essa mostra la realtà che dietro ogni uccisione delle donne vi è l'intera condizione delle donne fatta comunque di oppressione sia di vita, ma anche ideologica, perfino quando si tratta di una donna che uccide un'altra donna; che dietro ogni violenza e uccisione vi sono cause sociali e vi è un sistema capitalista, di cui il patriarcalismo/maschilismo (nelle sue varie forme), con i suoi falsi valori e sentimenti individualistici, è un'ideologia fondamentale e costitutiva e per questo anche dominante e deviante a volte della coscienza delle stesse ragazze.
La morte di Sarah, la vicenda di Sabrina non sono, quindi, una brutta vicenda privata, ma trovano le loro vere ragioni nella condizione di centinaia, migliaia di ragazze a volte fatta di vuoto, ma anche di deviazione dei desideri delle ragazze di un mondo diverso, per imporre falsi, deviati bisogni individuali che puntano a dividere, a contrapporre in una competizione, le ragazze invece che a trovare le ragioni comuni di ribellione e di lotta.
Tutta la vicenda è stata anche uno smascheramento della “famiglia”, chiusa, oppressiva, ora da difendere anche quando è barbarie e morte, ora terreno di “lotta intestina”; mostrando a chi vuole vedere e capire come essa, più viene esaltata da questo sistema sociale come “sacra famiglia”, luogo di solidarietà, sostegno, più nella realtà, di abbrutimento, crisi del sistema capitalista, della sua marcia ideologia, è luogo di “guerra”, in cui, comunque, a farne le spese sono soprattutto le donne, anche quando partecipano a questa guerra. Nella vicenda processuale, prima c'è stata la difesa omertosa della famiglia, da difendere nella sua “onorabilità” verso l’esterno, poi la lotta di tutti contro tutti (a cui grande mano hanno dato i mass media: prima “Michele” era il “mostro” poi il povero zio “schiavizzato” dalle “perfide” donne di casa, ecc.). Una famiglia che è una catena, in cui se cade uno cadono tutti.

Come abbiamo accennato prima, questa triste vicenda di Sarah è stata emblematica per il fango, lo sciacallaggio, l'impazzimento dei Talk Show, la morbosa curiosità per mesi e mesi che si è costruita attorno, sempre più pianificata per eccitare e dare sfogo agli humus della "gente".
Ricordiamo brevemente alcuni fatti. Subito dopo l'uccisione di Sarah, calano in massa nel piccolo paese di Avetrana, le forze dell'ordine: polizia, carabinieri, i Ros, che stazionano per mesi. Mentre comincia in maniera assurda la presenza e pressione mediatica. Il paese, la casa di Sabrina, diventano un luogo di macabro turismo della domenica.
La maggior parte della stampa e delle Tv cerca di sguazzare nelle sofferenze, di trovare la notizia piccante sulla vita amorosa delle ragazze di Avetrana... Vi sono per mesi e mesi Tv nazionali e locali che fanno trasmissioni non stop; che quando inizia il processo si piazzano al Tribunale e ad Avetrana e arrivano a pagare i “cittadini” da intervistare, suggerendo loro anche cosa dire perchè si faccia notizia.
La morte di Sarah, la questione di Misseri prima e di Sabrina e Cosima dopo, diventano uno spettacolo da “grande fratello”, non è più reale, non deve più provocare emozioni, rabbia, ribellione, ma morbosa curiosità, facendo volutamente un’operazione di capovolgimento: non si parte dalla vicenda personale per comprenderne le ragioni sociali, ma si cancellano di fatto le ragioni sociali e tutto si riduce a scandagliare i particolari. Come una dittatura viene imposto a migliaia di persone di parlare solo di questo, di pensare solo a questo, di concentrare l’attenzione della gente sul particolare, per non interessarsi al generale della loro condizione e della stessa condizione delle donne.
Poi c'è lo sporco ruolo degli avvocati, tutti, e degli “esperti”, che si vendono a fior di soldi le loro dichiarazioni e indiscrezioni sugli atti processuali; gli avvocati parlano più in televisione e sui giornali che nell'aula giudiziaria; mentre indirizzano le bugie, mezze verità dei loro difensori.  E poi c'è il sindaco di Avetrana che cerca di sfruttare l'attenzione per rendere più interessante il suo paese a fini turistici (pensa anche di far costruire nella piazza una statua di Sarah). Poi lo stupido fratello di Sarah che cerca di avere da Raffaele Mora anche una sua piccola e squallida pubblicità...
Infine, non possiamo non rilevare un altro fatto. Sabrina e Cosima sono state condannate al massimo della pena: l'ergastolo. Questo avviene in una situazione, anche recente, in cui altre sentenze, che hanno riguardato terribili violenze e perfino uccisioni di donne da parte di uomini, non hanno visto affatto dure condanne, anzi sono state spesso sentenze scandalose per la loro leggerezza.  Della serie che se è l'uomo ad uccidere ha sbagliato e addirittura va perdonato, se è una donna, è un 'mostro'! Anche questo c'è in questa brutta vicenda e pensiamo che anche questo abbia pesato.

Movimento femminista proletario rivoluzionario

21/02/17

8 marzo: facciamo entrare il vento forte dello sciopero delle donne anche nelle nere galere dei cie, dei centri di (non)accoglienza, nelle carceri - appello alle immigrate, alle detenute a farsi sentire in ongi modo!

Roma – CIE di Ponte Galeria: lo Stato risponde alla violenza di genere con le deportazioni

Retate nelle strade, stupri, soprusi e continue violenze nei centri di detenzione: questa è la quotidianità che lo stato offre alle donne migranti. Uno stato fascista e razzista fondato su machismo e cultura dello stupro; al di là dei propagandati progetti della polizia in difesa delle donne contro la violenza di genere, questo è uno stato che dice di proteggerti e nella realtà, al contrario, si trasforma in un ulteriore pericolo per la tua libertà e la tua vita.
Questo è ciò che è successo a Olga (nome di fantasia), una delle tante donne che spesso trovano il coraggio di liberarsi dalle loro relazioni violente. Olga è una donna ucraina che, nel momento in cui si è rivolta alle forze dell’ordine per denunciare le violenze agite da quello che era il suo compagno, è stata rinchiusa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, da dove la deporteranno a breve, perché la sua condizione di “irregolare” ha prevalso sulla sua richiesta di aiuto. Non si tratta di un caso isolato: ogni giorno le migranti devono vivere sulla propria pelle gli effetti di questo stato che le umilia, le sfrutta, le criminalizza e imprigiona per perpetuare poi le stesse violenze all’interno delle mura infami di un CIE.
Ogni giorno le donne migranti portano avanti le loro resistenze a questo sistema razzista fatto di confini e galere.
Non chiediamo allo stato di difenderci dalla violenza che esso stesso produce e di cui si nutre.
Quello che vogliamo è continuare a sostenere le lotte di chi a tutta questa brutalità si ribella, di chi resiste nei CIE, di chi si oppone alle deportazioni.
Quello che vogliamo è la libertà per tutte le donne recluse.

nemiche e nemici delle frontiere

Verso lo sciopero delle donne l'8 marzo - Solidarietà a Higui

L'autodifesa non è reato, solidarietà a Higui, a tutte le donne che si ribellano, alle migranti, alle donne che per sfuggire alla violenza sessuale, economica, strutturale di questo sistema capitalistico e patriarcale, sono ora rinchiuse nelle nere galere dei CIE e nelle carceri imperialiste!

MFPR
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Una corrispondenza dall'Argentina...

Vorrei raccontarvi la storia di eva, higui per le amic*
Higui è una compagna lesbica che vive in uno dei 700mila quartieri di buenos aires.
A ottobre scorso è stata attaccata da 10 merde che l'hanno violentata e picchiata e minacciata di morte.
Higui ha reagito, si è autodifesa, riuscendo a salvarsi la pelle.
Una delle merde è morto.
Higui ora è in carcere accusata di omicidio. Non sono bastati i segni della violenza e delle botte.
Manda a dire in una lettera che si sente fortunata ad essere viva, anche se in carcere, il che da i brividi.

In questi mesi si sono susseguite tante iniziative di solidarietà e sostegno a lei e alla sua famiglia che continua a subire minacce e intimidazioni che potete immaginare.
Quello per cui si combatte è l'immediata liberazione di higui, ma anche e soprattutto per far cadere tutte le infami accuse che le sono state rivolte.
Ovviamente la solidarietà si può esprimere anche dall'altra parte del mondo per questo vi scrivo.
Ci stiamo vedendo in assemblea una volta a settimana per organizzare la giornata del 7 marzo (giornata della "visibilità lesbica") e dell'8 dove si sta organizzando un grosso spezzone in solidarietà a higui, più vari cartelli, "bandiere", striscioni per tutto il corteo. L'appoggio a tutte queste iniziative è arrivato anche dalle realtà organizzatrici del corteo, e la speranza è che la forza di tutte possa cambiare qualcosa.
Vi incollo un articolo che racconta un pò meglio, forse anche troppo, quello che è accaduto. da tradurre è un pò lungo, ma con un minimo sforzo si capisce
http://kaosenlared.net/argentina-higui-presa-por-ser-mujer-y-lesbiana/

non mi dilungo in considerazioni perchè è tutto molto complesso e delicato, soprattutto rispetto alla questione intersezionalità, però l'unica cosa che ho fissa in testa è che autodifendersi non può essere reato.

Le tante ragioni per lo sciopero delle donne l'8 marzo

17/02/17

 - LA POLIZIA VORREBBE PROTEGGERE LE DONNE DALLE VIOLENZE - MA STIAMO SCHERZANDO?! NEL MOVIMENTO DELLE DONNE E' NECESSARIA CHIAREZZA E LOTTA CONTRO LE POLITICHE DI MILITARIZZAZIONE

Lo Stato, il Ministero degli Interni ha colto la giornata del 14 febbraio (S. Valentino), per lasciare l'unica parola, nelle televisioni, giornaliradio, sui giornali, contro i feminicidi, gli stupri, le violenze sessiste, fasciste che subiscono le donne, alla Polizia di Stato. Hanno poi prodotto anche dei volantini per autopropagandarsi
A Taranto (ma è pensabile anche in altre città), la Polizia ha fatto anche di più. Ha diffuso un volantino con numero telefonico del "centro antiviolenza" della Questura
A parte la tragica ironia che dovrebbero difendere le donne e dare "consigli" alle donne proprio chi, umiliando le donne che denunciano violenze, persecuzioni, è corresponsabile di tanti femminicidi (e proprio qui a Taranto troppi femminicidi, avvenuti dopo denunce per stalking lasciate nei cassetti, ne sono una drammatica testimonianza)  - questa campagna è la dimostrazione che la risposta di questo Stato verso le donne è solo da Stato di polizia, in una logica di controllo, di politiche securitarie, di repressione, come è stato con la legge sul femminicidio, come è recentemente anche nel decreto Minniti che strumentalizza i numeri dei femminicidi, stupri per attuare "zone rosse", fare città sotto controllo militare, colpire le nostre sorelle prostitute.


Il governo, da parte sua, che fa? Taglia i fondi ai centri antiviolenza gestiti da associazioni di donne, ma evidentemente non per un problema solo di taglio dei fondi sociali, ma all'interno della politica del Ministero degli Interni di considerare "centro antiviolenza" le sedi delle questure!

Riportiamo un passaggio di un  articolo "Le articolazioni della lotta di classe nella fase "globale" dell'imperialismo" di Marco Morra (dal Libro 'Crisi, governance, imperialismo'), utile per capire la fase dell'azione dello Stato, dei governi:
"Alle trasformazioni delle funzioni economiche e sociali dello Stato corrispondono... determinate forme di
governo della popolazione, corrisponde l'esclusione delle classi subordinate dalla dimensione del "politico", la fine del paradigma socialdemocratico fondato sull'ottenimento del consenso politico di vasti strati delle masse subalterne, sostituito da un paradigma repressivo, che si manifesta nella generale recrudescenza della repressione e del controllo, nella tendenza alla militarizzazione securtiva dei territori e delle metropoli, nella sospensione della democrazia e nel progressivo disfacimento di tutti i diritti politici e sociali"


Questa militarizzazione della risposta di questo Stato borghese alle violenze sessuali contro le donne, che inevitabilmente aumenterà la condizione di oppressione generale delle donne, dovrebbe far aprire gli occhi a tante, ai tanti centri antiviolenza che, oggi, nella mobilitazione sotto la sigla di "nonunadimeno", chiedono al governo un passo indietro su quei tagli e maggiori fondi. Mostrando nei fatti o una tragica illusione, una incomprensione della marcia di questo sistema capitalista verso un moderno fascismo, un moderno medioevo per le donne; o, peggio, una colpevole, politica che se passa toglierebbe forza alla potenzialità di rottura che può portare questo nuovo grande movimento delle donne.
Non si tratta solo di "riformismo" che, anche se volto sinceramente a migliorare la condizione delle donne, frena di fatto la marcia necessaria verso la rivoluzione - unica via per la liberazione delle donne, ma oggi, nella fase del moderno fascismo, di militarizzazione degli interventi dello Stato, si tratta di "riformismo senza riforme".
Questo deve far riflettere anche sui discorsi, che trovano spazio anche tra le ragazze, che propongono come principale, contro le violenze sessuali, il sessismo, azioni di educazione.
Ma "Chi educa chi?". Come dei "centri antiviolenza" se ne vogliono appropriare le Questure, a chi il governo, questo Stato darebbe fondi per progetti di "educazione"? Tra un poco ci potremo trovare la polizia nelle scuole (in coerenza tra l'altro con la politica reazionaria della "buona scuola")!
Quindi, attenzione. Le stesse rivendicazioni, obiettivi del movimento delle donne (di cui si è discusso e se ne discuterà ancora nelle assemblee di "nonunadimeno"), non possono prescindere dalla lotta esplicita contro questa politica di militarizzazione, non possono essere ciechi e non comprendere che ogni rivendicazione del movimento delle donne senza una lotta "senza se e senza ma" contro l'intero sistema, non farebbe che accompagnare le sue tragiche politiche.
Se la violenza sessuale è sistemica, strutturale, la lotta deve essere sistemica, per rovesciare il sistema capitalista. E su questo le donne sono una forza poderosa!

MFPR

16/02/17

Brevi informazioni da compagne del mfpr che sono state a Bologna

 -Tavolo lavoro
Grossa partecipazione, sia la aule dove si sono tenuti i Tavoli, sia l'aula magna della plenaria erano piene, con tante anche sedute a terra, sui davanzali delle finestre, tanto che hanno utilizzato lo streaming.
I numeri dati ufficialmente frutto delle registrazioni erano sui 1600. Al Tavolo sul lavoro vi sono state mediamente più di 200 persone, alcune hanno partecipato solo il 1° giorno, altre il 2°. Nella plenaria erano un migliaio.
Circa lo sciopero. Allo stato attuale è stato indetto da: Slai cobas per il sindacato di classe, Usi, Usb, Cobas confederazione, Sial, (e forse Cub). Lo sciopero è per tutta la giornata.
Le organizzatrici hanno cercato di ridimensionare lo sciopero, proponendo anche altre forme di iniziative.
Un intervento di Bologna e delle compagne del mfpr ha chiarito che anche se indetto da alcune sigle sindacali lo possono fare tutte.
Alcune volevano nell'8 marzo anche una manifestazione nazionale. Ma questa proposta non è passata.
Al Tavolo sul lavoro la richiesta principale è stata: fondi europei per corsi di educazione/formazione. In una logica di “gestione”: gestione delle emergenze, gestione dei molestatori, gestione delle donne vittime di violenza. Sui posti di lavoro, dovrebbe essere il datore di lavoro garante nel far rispettare le norme contro le molestie sessuali.
Interventi hanno parlato di fare impresa tra donne, realizzazione di sé, disponibili a consulenza autoimprenditorialità. Il Sial Milano: formazione aziendale nei luoghi di lavoro attingendo ai fondi interprofessionali su violenza e discriminazione di genere.
Altra rivendicazione per la maggiore, il “Reddito di autodeterminazione” - mentre altre, tra cui un'operaia di Napoli, dicevano: lavoro, no a redditi di assistenza.
Quindi rivendicazioni di: borse lavoro, servizi, casa, salario minimo, welfare.
Sulla questione appello alla Cgil, vi sono stati interventi contrastanti. Alcune dicevano: ci devono dire perchè non indicono anche loro lo sciopero. Altre, invece, in particolare l'mfpr, hanno detto che non andava proprio fatto l'appello ai sindacati confederali. La CGIL per l’8 marzo organizzerà assemblee nei luoghi di lavoro, quindi depotenziando, anzi, sabotando attivamente lo sciopero. Mentre, in embrione, le lavoratrici, operaie hanno mostrato in diverse forme che non si è disponibili a farsi chiudere in un recinto.
Vi sono stati interventi contro il governo. Compagne di Bologna hanno smascherato, con contestazioni, interruzioni una che si presentava come semplice donna, quando in realtà era stata assessora a Bologna alle politiche sulla casa.
Sulla gestione dell'assemblea dalle organizzatrici di nonunadimeno, la valutazione da parte di varie compagne non è buona sia dal punto di vista del metodo che del merito: esclusiva, poco chiara, e non orizzontale, riformista.
Vi era anche una logica da “addette ai lavori”. Per esempio, al tavolo sulla comunicazione il concetto della comunicazione, portato avanti dalle giornaliste professioniste (anche della carta stampata), era improntato all'aziendalismo, all'autoimprenditorialità, sotto un'ottica "professionale".
I maschi c'erano, non tanti, più presenti nel Tav sul sessismo nei movimenti (hanno la “coda di paglia”?...). La presenza dei maschi diventava quasi rassicurante, normalizzante, legata ad una concezione per cui se lotto lotto per tutti e quindi non c’è necessità di un’organizzazione specifica delle donne, di una lotta specifica.
Si è creata un’inedita saldatura che ruota intorno ai CAV e ai loro finanziamenti che vede convergere e convivere UDI, centri sociali area disobbedienti in tutte le declinazioni, PD, sindacalismo di base (USB in maniera massiccia), sinistra critica/quaderni viola/marcia delle donne.
ALCUNI INTERVENTI:
UDI Modena: formazione e responsabilità su violenza nei luoghi di lavoro
“La precarietà rende sterili” slogan dell’ UDI per indicare come la precarietà renda difficile scelta di maternità. Uomini e donne, mettere insieme maternità e paternità nel lavoro, coinvolgere gli uomini nel lavoro di cura (in diversi interventi tornerà il concetto di genitorialità).
CAV Mantova: femminilizzazione del lavoro. Proposta Fedeli condivisione genitoriale. Non è sufficiente lo sciopero ma entrare nelle istituzioni.
Fiom Roma: sui posti di lavoro si stima che almeno 4mln hanno subito molestie. No al differenziale di retribuzione. Indennità di maternità legata al lavoro e/o disoccupazione da estendere.
USB: critica delle politiche di conciliazione che contribuiscono alla precarizzazione. Passare da maternità a genitorialità è importante. Riduzione orario di lavoro. Battaglia sui ritmi. Riduzione età pensionabile.
USB Napoli: Tutti gli studi affermano che il PIL con maggiore inclusione delle donne nel lavoro migliorerebbe. Contrattazione a favore delle donne.
UDI Bologna: Il part time a seguito di maternità è penalizzante sia in termini di carriere, pensione, reddito. Sulle politiche abitative, che attualmente prevedono l’assegnazione al capofamiglia, bisogna chiedere che all’uomo violento non venga assegnata l’abitazione. 8/3 sciopero contro la violenza sulle donne ma anche del lavoro. Non può essere uguale allo sciopero “normale”. Lo sciopero dovrebbe trovare forme di sottrazione, sciopero del lavoro riproduttivo. In diversi lavori sono previste mansioni “implicite” che implicano il doversi prendere cura degli altri clienti-capo, etc; vi è un surplus di sfruttamento, la molestia a volte è parte della mansione. Autorganizzazione del welfare (una sorta di mutuo soccorso).
Lucha y Siesta Roma: Precarietà causa di violenza economica e sociale, la condizione abitativa fondamentale per uscire da situazioni familiari a rischio. Ricerca appartamenti con garante il governo e gli enti locali.
S.G. Base scuola: lavoro precario e disoccupazione causa violenze, difesa della Sanità pubblica,

15/02/17

VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!

L'assemblea di Bologna del 4/5 febbraio ha confermato, dopo la manifestazione del 26 novembre con 200mila donne, la straordinaria mobilitazione delle donne, tantissime giovani. A Bologna tutti i Tavoli erano pienissimi e nell'assemblea plenaria vi erano più di 800 donne, ma è realistico che nei due giorni vi siano state almeno il doppio. Una novità anche rispetto agli altri paesi europei.

Le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario, che il 25 novembre organizzarono un assedio delle donne proletarie al parlamento a Roma, e il giorno dopo parteciparono al grande corteo, sono state presenti e sono intervenute anche nell'assemblea di Bologna, facendo appello ad uno sciopero delle donne vero, che veda al centro nella preparazione e nella giornata dell'8 marzo, lo sciopero nei vari posti di lavoro, le operaie, le lavoratrici, le precarie, verso cui padroni, capi ogni giorno fanno violenza, sia con discriminazioni, umiliazioni, ricatti, sia distruggendo i nostri corpi. Dicevano delle operaie della fabbrica metalmeccanica, Necta di Bergamo, che avevamo incontrato nei giorni precedenti: "Ci tolgono la salute con i ritmi di lavoro, i movimenti non normali, ripetitivi; ognuna di noi ha dolori articolari, alle spalle, è come se avessimo un coltello dietro la schiena. Poi tante operaie in questa fabbrica si sono ammalate di tumore"; nelle fabbriche, dalla Fca di Melfi alla Oerlikon di Bari, le lavoratrici non possono neanche andare al bagno, vengono umiliate; nelle campagne invecchiano e muoiono per la fatica e lavorano sotto il ricatto delle violenze sessuali; tantissime, dopo essere state sfruttate, vengono da un giorno all'altro licenziate, come le migliaia di Almaviva; e poi le centinaia di migliaia di precarie dei servizi, trattate da padroni e Stato come "usa e getta", e poi le lavoratrici immigrate schiavizzate, e poi, e poi...
Uno sciopero sull'insieme delle condizioni delle donne, e quindi contro padroni, governo, Stato, che a tutti i livelli portano avanti un pesante, feroce attacco pratico, politico, ideologico in un clima da moderno fascismo, che unisce, attacchi alle condizioni di vita, di lavoro, oppressione, eliminazioni dei diritti conquistati con le lotte nei paesi imperialisti, come l'aborto, a repressione, e di cui le violenze sessuali degli "uomini che odiano le donne" sono la naturale conseguenza e la punta di iceberg. 
Si tratta di violenza reazionaria, fascista, quotidiana, sistemica, perchè frutto inevitabile di questo sistema capitalista, una violenza che non può fermarsi e che può essere combattuta solo lottando contro tutta la società capitalista.
Lo sciopero delle donne è oggi l'arma delle donne per costruire una lotta generale contro tutto questo sistema borghese, una lotta rivoluzionaria in cui le donne portano una "marcia in più".
Nel nostro paese, lo "sciopero delle donne" l'ha "inventato" il Movimento femminista proletario rivoluzionario, e nei recenti anni l'ha cominciato a fare - nel novembre 2013 e nell'8 marzo dell'anno scorso - in una situazione in cui da parte di alcune di coloro che oggi scoprono lo sciopero delle donne, veniva ignorato, o peggio svilito/attaccato. Ma già questa scintilla dello sciopero, che ha visto fermarsi 20mila lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, donne in lotta nei quartieri, studentesse, ecc., ha mostrato la forza di questa arma di lotta che intreccia condizione di classe e condizione come donne, e che porta rotture, necessità di trasformazione in ogni ambito, anche tra i lavoratori, nel movimento sindacale, nelle famiglie...
Queste scintille, oggi via via si sono trasformate in fuochi, non solo in Italia, ma dall'Argentina, alla Francia, ecc.

Siamo contente che nell'assemblea molti interventi, soprattutto delle giovani, hanno respinto l'appello ai sindacati confederali ad indire lo sciopero delle donne 
Questi sindacati confederali sono parte complementare, organica di questo sistema capitalista di sfruttamento e oppressione. I loro accordi avallano i peggioramenti che i padroni stanno sempre più portando sui posti di lavoro e che colpiscono in particolare le donne, non solo dal punto di vista economico, ma di vita. I sindacati confederali sono anello della catena che opprime le donne proletarie. E non possiamo chiedere a chi contribuisce a stringere questa catena, di indire il nostro sciopero. Nello sciopero delle donne del 2013, le direzioni della Cgil, per "mettersi la coscienza a posto" dichiararono solo uno sciopero virtuale di mezz'ora, ma ostacolarono fortemente sui posti di lavoro le lavoratrici iscritte o delegate che invece volevano, e tante lo fecero, lo sciopero per l'intera giornata
E a dimostrazione da che parte sta la Cgil, anche ora la segreteria ha detto di non voler proclamare nazionalmente lo sciopero.
Anche tanti interventi nei tavoli hanno attaccato il governo, dello Stato, le politiche, dal jobs act ai tagli dei servizi, come l'azione di molta magistratura, polizia, la cui "giustizia" è di usare la legge per "garantire" gli stupratori e i loro complici, mentre piuttosto denunciano e condannano le donne che lottano contro gli assassini/stupratori, le donne che lottano per la casa, per la salute, per il lavoro, ecc.

Ma in questo grande movimento delle donne vi è un femminismo piccolo borghese, un femminismo borghese e un femminismo proletario, ancora debole in questo movimento, ma determinante nelle lotte continue sui posti di lavoro e del non lavoro, in varie realtà soprattutto al sud, ma anche in importanti città del nord.  

Soprattutto nell'organizzazione dei Tavoli, negli obiettivi agisce il femminismo borghese portando una logica riformista, da "addette ai lavori" che di fatto chiedono al governo, allo Stato di migliorare questo sistema capitalista.
Ma questo è insieme una tragica illusione e una, più colpevole, politica che se passa toglierebbe forza alla potenzialità di rottura che può portare questo grande movimento delle donne.
Ogni giorno questo sistema mostra la sua marcia verso un moderno fascismo, un moderno medioevo per le donne. Simbolicamente, ma poi non tanto, lascia la parola sulle donne alla polizia (ieri, 14 febbraio), a dimostrazione - a parte la tragica ironia che dovrebbero difendere le donne e dare "consigli" alle donne proprio chi, umiliando le donne che denunciano violenze, persecuzioni, è corresponsabile di tanti femminicidi - che la risposta di questo Stato è solo da Stato di polizia, in una logica di controllo, di politiche securitarie, di repressione, come è stato nella legge sul femminicidio, come è recentemente anche nel decreto Minniti che strumentalizza i numeri dei femminicidi, stupri per attuare "zone rosse", fare città sotto controllo militare, colpire le nostre sorelle prostitute.

Il femminismo proletario, le donne, ragazze che vogliono realmente che "tutta la vita deve cambiare", devono fare di questo importante "sciopero delle donne" anche un terreno di chiarezza, di organizzazione delle loro forze, per impedire che questo sciopero si riduca a fare piattaforme a tavolino e Tavoli con governo e Ministri.

Per noi le piattaforme, necessarie, sono frutto delle lotte, dei bi/sogni che le donne, soprattutto le donne proletarie, stanno facendo e agendo con le lotte; sono sfide contro padroni, governo Stato che anche dopo l'8 marzo si riempiono di azioni, per strappare dei risultati, ma soprattutto per accendere tanti fuochi in ogni posto di lavoro, in ogni città, in ogni quartiere, per unire le donne, per essere "tante di più", perchè nessuna sia sola, e cominciare effettivamente a "far paura", a questo sistema e agli uomini che odiano le donne.

VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!