03/03/17

INDIA: Violenza sulle donne, lo "strano passatempo” dei poliziotti fascisti

Il 31 gennaio, Gayathiri Bose, una 33enne madre di Singapore, è stata costretta dai funzionari della sicurezza presso l'aeroporto di Francoforte (in rotta verso Parigi) ad allattare per dimostrare che stava ancora allattando perché hanno pensato che il tiralatte fosse sospetto. Stava viaggiando senza il suo bambino a causa di alcuni motivi familiari. Bose ha detto alla BBC che è stata costretta ad andare in una stanza privata per essere interrogata da un ufficiale donna, dove le è stato detto di aprire la camicetta, mostrare il suo seno e spremere. Dopo un calvario di 45 minuti le è stato permesso di salire a bordo sul suo volo per Parigi. Bose ha detto di essersi sentita 'umiliata' e sta valutando un'azione legale. Bose è istruita, distinta e benestante e può perseguire i suoi aguzzini, e fare una fortuna da un possibile risarcimento danni. Il comportamento del funzionario tedesco è deplorevole, anche se è stato stimolato dall’ombra incombente del terrorismo globale.

Se siete scioccati nel sentire parlare dell'umiliazione di Gayathiri Bose, trattenete il respiro; sarete ancora più scossi nel leggere su quanto sta accadendo in casa nostra. A Francoforte, a Bose è stato chiesto di allattare da un "ufficiale donna", che non ha toccato il suo seno. Nella regione Bastar del Chhattisgarh, poliziotti, sì, avete sentito bene (poliziotti di sesso maschile), spremono i seni delle giovani donne tribali per "certificare" che sono in fase di allattamento. Ancor più disgustoso è il fatto che i seni delle donne vengono toccati e spremuti con il pretesto di "operazioni anti-nazionali" da parte di poliziotti maschi armati che si divertono. La polizia prima li taccia di essere simpatizzanti naxalite e utilizza questo stratagemma per razziare le loro case e villaggi. (Le reclute donne nei campi maoisti non sono autorizzate a sposarsi o essere in gravidanza). E quando una giovane donna supplica i poliziotti dicendo di non essere maoista ed essere madre, gli esecutori della legge richiedono la prova. Così spremono i seni per verificare che non stia dicendo una bugia. Ovviamente, la calunnia di essere "anti-nazionale" è solo uno stratagemma per saziare i loro triviali piaceri carnali, infliggendo ferite profonde nella psiche delle donne sfortunate.

Un gruppo di donne tribali in un villaggio in Bastar, ha recentemente raccontato la propria esistenza umiliante al giornalista televisivo Tanushree Pandey della CNN-News 18. Rannicchiate in una remota zona boschiva, piene di vergogna e vulnerabili, le vittime hanno raccontato le loro storie di orrore (che hanno sopportato tra ottobre 2015 e gennaio 2016) a News 18, l'unico canale che ha attraversato 1500 km per parlare con le donne maltrattate prese tra una spietata polizia e i maoisti. "Ero incinta di quattro mesi, quando sono stata violentata. Loro (le forze di sicurezza) non si sono preoccupate per il fatto che ero incinta", ha detto una voce debole, con il viso oscurato dalla tv. Un’altra ha detto di avere appena partorito (otto ore prima) e che stava allattando. «Non erano convinti e un poliziotto ha spremuto il mio seno per vedere se c'era il latte". Un'altra donna ha detto "prima hanno fatto i lascivi, poi mi hanno violentata e picchiata." Ancora un’altra ha dichiarato: "Quattro uomini mi bendarono e mi violentarono, poi mi hanno lasciato incosciente ... " Le donne hanno detto che la polizia ha anche "saccheggiato le loro case in nome della ricerca” di maoisti. Alcune lamentano che le loro case sono state "sequestrate" dagli uomini della sicurezza e "non siamo riusciti a entrare nelle nostre proprie case".
Questi incidenti stanno accadendo da un bel po' di tempo lontano dalle luci della civiltà. Purtroppo, non fanno notizia in prima serata. Con la sola eccezione della CNN-News 18, nessun canale televisivo nazionale ha mandato in onda gli atti abominevoli di coloro che devono applicare le leggi. Nel giornalismo televisivo ossessionato dall’audience, uno stupro a Delhi, Mumbai o Bangalore ottiene una copertura istantanea, febbrile con presentatori che dissezionano ogni dettaglio dell'accaduto, con simulata indignazione. Il ministro per lo sviluppo di donne e bambini, Maneka Gandhi, venerdì scorso ha chiesto l’intervento del governo del presidente in Kerala dopo lo stupro di una attrice cinematografica di lingua Malayalam nei pressi di Kochi. Si spera che cercherà di attivare un'azione rigorosa contro i poliziotti del Chhattisgarh se non addirittura l’intervento del Presidente nello stato.
Nonostante un gran numero di progetti di assistenza sociale, la condizione degli oppressi continua ad essere abissale. Anche i diritti umani fondamentali sono negati..

dalla stampa indiana borghese online

8 Marzo... dalle precarie di Palermo denunciate a tutte le lavoratrici, compagne, donne la cui doppia lotta questo Stato, questa società vuole criminalizzare SCIOPERIAMO TUTTE!


  • MANIFESTAZIONE ORE 10.30 DA PIAZZA INDIPENDENZA... FINO IN PREFETTURA
  • INTERVENTO AL CORTEO CITTADINO POMERIDIANO PIAZZA MASSIMO ORE 17,30

Mfpr Palermo

02/03/17

PALERMO: DENUNCIATE DALLA POLIZIA PERCHE' LOTTIAMO PER LA NOSTRA VITA... 8 MARZO IN SCIOPERO!, LA VOSTRA REPRESSIONE NON CI FA PAURA!

Comunicato stampa
Palermo, 01/03/2017

DIFENDIAMO DIRITTI SACROSANTI E LA NOSTRA VITA DI LAVORATRICI E DONNE E CI DANNO DENUNCE E REPRESSIONE!
DENUNCIATE DALLA QUESTURA DI PALERMO LE PRECARIE ASSISTENTI IGIENICO-PERSONALE DELLO  SLAI COBAS S.C. 

Mentre le studentesse e gli studenti disabili continuano a non andare a scuola a Palermo, ormai siamo a quasi 60 giorni di non frequenza dall'inizio delle lezioni dopo le vacanze di natale, 
Mentre i servizi di assistenza igienico personale e di trasporto nelle scuole superiori continuano VERGOGNOSAMENTE a essere erogati a singhiozzo i primi e a non esserci completamente il secondo,  le precarie Assistenti  dello Slai Cobas s.c. che lottano incessantemente da mesi insieme alle mamme degli studenti disabili sono stati denunciate dalla Questura di Palermo per manifestazione non autorizzata. In questi giorni stanno arrivando le denunce. 


Lottare in modo piu' che legittimo e giusto contro i palazzi del potere che ad oggi, nonostante i vari PROCLAMI,  dal Presidente Crocetta al sindaco Orlando... non hanno risolto proprio nulla continuando a ledere in modo gravissimo e arrogante diritti sacrosanti, in questo sistema è REATO! E l'unica risposta che continuano a dare alle emergenze sociali è la repressione poliziesca!

invece di colpire i veri responsabili dello SCEMPIO SOCIALE che ogni giorno si aggrava si colpiscono lavoratrici che con  coraggio e determinazione stanno lottando in difesa di diritti basilari e della loro dignità di vita.

MA NOI  ANDREMO AVANTI E NON SARANNO LE VOSTRE DENUNCE A FERMARCI!  NOI CONTINUEREMO A LOTTARE!

PROTESTA DELLE PRECARIE ALLA SEDE DI REPUBBLICA

IL DIRITTO ALLO STUDIO E AL LAVORO NON SI TOCCANO!
LA NOSTRA VITA NON SI TOCCA!
LA VOSTRA REPRESSIONE NON CI FERMA MA ALIMENTA LA NOSTRA DOPPIA LOTTA!

E L'8 MARZO SCENDEREMO TUTTE IN SCIOPERO!
Piazza Indipendenza dalle ore 10,30


PRECARIE ASSISTENTI  E MAMME DEI RAGAZZI DISABILI
SLAI COBAS S.C. PALERMO


01/03/17

Otto marzo nelle carceri e nei CIE - lettera/appello alle detenute





Alle donne proletarie rinchiuse nelle carceri dell’imperialismo, alle nostre sorelle migranti rinchiuse nelle nere galere dei CIE o detenute, alle prigioniere rivoluzionarie


Che il nuovo vento dello “Sciopero delle donne” entri l'8 marzo anche nelle carceri!
Che le donne recluse facciano con forza sentire la loro voce e la loro ribellione!



Voi che avete difeso la vostra vita e quella dei vostri figli dalla morte e dalla violenza, afferrando il coltello dalla parte della lama, per rivolgerlo contro i vostri aguzzini
Voi che state scontando una condanna per aver difeso il vostro amore, la vostra vita, la vostra libertà
Voi che vi siete ribellate alla vostra condizione
Voi che siete sopravvissute al mare per fuggire dalle guerre, dalla violenza economica, sessuale e sociale di regimi, dittature fasciste patriarcali e siete ora rinchiuse nelle galere del nostro Stato, dove le violenze, gli abusi, lo sfruttamento e gli stupri si ripetono sommersi, questa volta, da un mare di silenzio.
Voi che per sopravvivere avete dovuto vendere i vostri corpi e vi hanno punite perché vi siete rifiutate di vendervi allo Stato, di accettare la sua “protezione”
Voi che avete risposto con la giusta violenza rivoluzionaria alla vera violenza di questo marcio sistema capitalistico e patriarcale
Voi che non avevate ragione di pentirvi di ciò che era giusto o necessario fare.
Voi che non avete rinnegato la vostra esistenza.
Voi che sopportate di tutto per difendere il diritto alla vita dei vostri figli e delle vostre figlie, senza tradire la vostra dignità. 

A Voi va questo nostro appello: 

Che anche le carceri, i Cie, l'8 marzo si illuminino della luce dello “Sciopero globale delle donne”
Che le donne recluse facciano sentire, in questo giorno in ogni modo, la loro voce e la loro ribellione, che si unisce a quella di tantissime donne nel nostro paese e nel mondo.
Contro questo sistema economico e sociale che opprime tutte noi. 

L’8 marzo non è una festa, ma una giornata di lotta di tutte le donne proletarie.
Scateniamo la nostra ribellione per fare la rivoluzione, perché tutta la vita deve cambiare. 

Movimento femminista proletario rivoluzionario




L'8 marzo del Comitato Mogli Operai Pomigliano




Comunicato stampa

Pomigliano d’Arco, un 8 marzo di “donne di genere operaio

Un messaggio inequivocabile dalle operaie FCA di Pomigliano e Nola in preparazione dell’ 8 marzo:

“UN DECISO ‘CALCIONE’ A TRUMP E MARCHIONNE PERCHÉ: QUANDO  SI ABBASSA LA DEMOCRAZIA NEI LUOGHI DI LAVORO SI ABBASSANO ANCHE I DIRITTI SOCIALI E QUELLI CIVILI” !

Per la giornata internazionale della donna quest’anno le operaie scelgono come incipit un “messaggio pubblico inequivocabile”, con una significativa “vignetta autoprodotta” in queste ore in stampa in tipografia in migliaia di copie - formato manifesto, locandine e volantini - che distribuiranno nei prossimi giorni alle fabbriche di Pomigliano d’Arco e della provincia di Napoli nonché nell’hinterland dei comuni vesuviani.

Sono quelle stesse donne della multinazionale Fiat-FCA, addette alle unità produttive di Pomigliano e Nola, che il 15 maggio del 2012 si costituirono in Comitato Mogli Operai Pomigliano per ‘comprendere e collegare insieme l’altra metà del cielo del Movimento Operaio’: non solo operaie quindi ma, con loro anche le mogli, le madri e le figlie degli operai.

 Il fatto è che”… dicono le donnecon i ‘modelli’ di Trump in Usa e di Marchionne in Italia i poteri economici e le multinazionali esercitano una inquietante influenza politica sugli Stati finalizzata al dominio globale del capitale sul lavoro, ridisegnando in tal senso l’intera società con la progressiva regressione della democrazia sindacale e politica, e dei diritti dei lavoratori, e di quelli sociali, civili e Costituzionali. E in tutto questo, come operaie e come donne siamo costrette e subire da anni un regime sempre più duro di ‘triplo  sfruttamento’: quello dell’organizzazione del lavoro in fabbrica, del lavoro domestico e della maternità”…”e quindi, come operaie della FCA e per la rilevanza che  questa fabbrica ha sul piano nazionale, il nostro 8 marzo non potrà non essere caratterizzato da una attenta ‘lettura’ dell’attuale momento di grande debolezza operaia che come uomini e donne stiamo vivendo sulla nostra pelle”… “questo per la necessaria ricostruzione della nostra storia sociale, culturale e politica sicuramente incompatibile ed estranea alla natura ed ai contenuti restaurativi dei progetti sociali in corso in USA ed in Italia: questo perché quando si perdono le proprie radici storiche ci si preclude il futuro e finanche la speranza e la determinazione per  una vita diversa e migliore”.  

Comitato Mogli Operai - Pomigliano d’Arco, 28 febbraio 2017

L'appello delle lavoratrici della Sodexo in lotta a Pisa

Siamo le donne che puliscono gli ospedali pisani per la multinazionale francese Sodexo. Il 16 febbraio, in assemblea, abbiamo denunciato le condizioni in cui siamo costrette a lavorare, abbiamo proclamato lo stato di agitazione e l’adesione allo sciopero internazionale delle donne dell’8 marzo: come donne e come lavoratrici siamo stanche di subire un’organizzazione del lavoro che ci impone orari certi di poche ore e turni massacranti con gli straordinari, che ci condanna a stipendi miseri guadagnati tra violenze verbali e ricatti. Con la logica degli appalti al massimo ribasso, la svalorizzazione del nostro lavoro e delle nostre vite regala lauti guadagni alla Sodexo.

Siamo consapevoli che ognuna di noi, da sola, è fragile: quando i capi settore ti chiamano, ti rimproverano, ti telefonano a casa per chiederti conto di quanto hai detto, è normale avere paura. Quando sussurrano di licenziamento per chi sciopera, si può temere di perdere anche quel reddito insufficiente. Molte di noi sono sole, con figli a carico. Un cambio turno, una riduzione oraria o il licenziamento possono avere enormi conseguenze.

Vogliono convincerci che la nostra condizione è questa, che non vi è altro orizzonte possibile: chinare la testa e accontentarci. Ma noi vogliamo vivere, non solo sopravvivere. Vogliamo il pane ma anche le rose.

Da sole siamo fragili: ma nel 2012 noi donne, con una lotta durissima costruita in tre mesi di presidio permanente, giorno e notte, davanti all’ospedale, abbiamo sconfitto 80 licenziamenti. Abbiamo vinto l’isolamento che ci voleva sole al lavoro e sole a casa, abbiamo scoperto che insieme diventiamo forza.

Non torniamo indietro. Siamo diventate il “comitato 8 marzo”: vogliamo aumenti salariali, condizioni di lavoro sicure, turni non massacranti, rispetto. La dignità delle donne non si ricatta e non si calpesta. Possiamo vincere.

***
Di seguito il loro volantino:

NON ABBIAMO PIU' PAURA

Le pulizie all'ospedale devono essere fatte bene. Abbiamo a che fare con i malati e l'igiene è la prima cosa. E per essere fatte bene ci vuole il giusto tempo, ci vuole il giusto materiale di lavoro, ci vuole la giusta formazione, e ci vuole il giusto compenso. Ma la pura verità è che tutto questo, a Pisa, nelle pulizie dell'ospedale, non c'è.
E non per colpa delle lavoratrici, ma a causa dei carichi di lavoro massacranti e della mancanza di materiale adeguato. L'unica colpa che abbiamo è quella di non ribellarci. E l'unico motivo per cui non lo abbiamo ancora fatto è la paura. Paura di perdere quel reddito per pagare il mutuo, per sostenere i figli, per pagare le bollette. Paura che non ci facciano fare gli straordinari, di non poter chiedere orari decenti, paura di finire a lavorare nei reparti più faticosi. Paura di essere malvisti dai capi e da quelle colleghe più compiacenti all'azienda. MA ORA BASTA. ABBIAMO CAPITO CHE SIAMO TUTTE NELLA STESSA CONDIZIONE E DOBBIAMO ALZARE LA TESTA E PRETENDERE QUELLO CHE E' GIUSTO. Noi lavoratrici abbiamo iniziato a denunciare le condizioni di lavoro che ci fanno "ammalare". Il nostro lavoro è importante: ci permette di portare a casa lo stipendio ed è un servizio fondamentale per le cure ospedaliere. Ma in questi anni tutto è peggiorato. Gli stipendi sono da fame, e le pulizie vengono fatte male.

I panni che ci danno per pulire sono insufficienti e sporchi. Usiamo la carta per lavare e dobbiamo rimpiattarci il materiale con la paura che il giorno dopo sparisca e di dover perdere tempo a cercare i prodotti qua e là nei reparti. Scarpe, divise, pannetti e carrelli sono indumenti e mezzi vecchi e rotti.

L'azienda ospedaliera ha tagliato le ore di pulizia e la Sodexo ci fa pulire più reparti nello stesso tempo di prima. Ci dicono che "dobbiamo tirare via". Ci chiamano per rimproverarci di quanto tempo ci mettiamo per finire le stanze: ma il "ripasso" che ci dicono di fare, ed il "turno approfondito al posto del risanamento" non sono procedure a norma. Ma nessuno, fino ad oggi, controlla i controllori.

Non abbiamo sicurezza sul lavoro: non abbiamo fatto corsi di formazione per stare in ambienti sanitari a rischio (di infezioni, di epatite, di scabbia etc). Lavoriamo con livelli inferiori alle mansioni che facciamo. I nostri responsabili in più ci cambiano continuamente turno, ci impongono ferie forzate e se chiediamo un cambio del turno-riposo dobbiamo accendere cento ceri alla madonna.

Noi sappiamo che questo mal di lavoro compromette non solo i nostri stipendi e la nostra salute: è la pulizia dei reparti che è messa in grave pericolo. CHI CI RIMETTE SONO ANCHE I PAZIENTI. Ma perchè tutto questo? Perchè devono "risparmiare" su di noi.  Eppure l'AOUP dà in appalto alla nostra azienda Sodexo un servizio che comporterebbe delle procedure precise. Che fine fanno quelle procedure?
Tutte insieme abbiamo iniziato a dire di no ed a trovare la forza per migliorare le nostre vite. Ci siamo stufate di lamentarci tutte le sere che torniamo a casa. VOGLIAMO LAVORARE COL SORRISO. VOGLIAMO IL RISPETTO DELLE PROCEDURE GIUSTE. VOGLIAMO I CONTROLLI E LE VERIFICHE DEI LAVORI SVOLTI, come da capitolato. L'8 MARZO SCIOPERIAMO TUTTE. Indipendentemente dalla tessera del sindacato, la copertura è per tutti.

Da oggi non risponderemo più sul telefono personale ai caposettore che vogliono cambiarci turno, orario, reparto o rimproverarci.
Da oggi non accetteremo più di peggiorare le pulizie lavorando con mezzi inadeguati.
Da oggi smetteremo di spezzarci la schiena per fare lavori in più nello stesso tempo.

L'8 MARZO SCIOPERIAMO TUTTE
ORE 7 DI MATTINA DAVANTI ALLA ROTONDA DEL PONTE DELLE BOCCHETTE

Sciopero delle donne: "sarà una eccezionale giornata di mobilitazione in cui le donne sono protagoniste..."

Riportiamo stralci di una intervista di Eliana Como del 'sindacato è un'altra cosa' - Cgil, che condividiamo, soprattutto quando dice: "Ben vengano le assemblee nei posti di lavoro, gli incontri, gli spettacoli, le iniziative cittadine. Ma senza lo sciopero il segnale è tutt’altro...".

Chiamiamo tutte le operaie, le lavoratrici di tutti i posti di lavoro, le migliaia di precarie, le braccianti, le immigrate supersfruttate nei servizi, nelle pulizie,  ad essere in prima fila nel prendere in mano lo "sciopero delle donne", perchè è lo sciopero che unisce la lotta di classe e la lotta come donne, ed è l'"arma" combattiva proprio delle donne più sfruttate, oppresse, discriminate.

8 MARZO – LO SCIOPERO DELLE DONNE «ECCO PERCHÉ FARLO ANCHE IN ITALIA»
 
"Trecentomila donne hanno manifestato a Roma lo scorso 26 novembre contro la violenza maschile sulle donne e a inizio febbraio si sono riunite a Bologna circa duemila donne..."
«C’è un tempo per piangere e un tempo per indignarsi. C’è anche un tempo per denunciare. Ma poi deve esserci un tempo per provare a cambiare le cose e mettere in discussione alla radice un intero sistema. Abbiamo superato l’approccio vittimistico sul tema della violenza e lo abbiamo sostituito con l’autodeterminazione, la partecipazione, la rivendicazione, la lotta. Il rischio è che alla fine non cambi niente e che la violenza sia condannata a parole ma tollerata nei fatti. Per questo l’8 marzo sarà una giornata di sciopero. Ci provammo già nel 2013. Era giusto anche allora, ma forse i tempi non erano maturi. Ora lo sono, anche perché l’esperienza italiana non è isolata. Anche per questo, non possiamo permetterci di perdere questo appuntamento»...
"...credo che le discriminazioni delle donne sui posti di lavoro siano funzionali alla loro oppressione nella società: con questo non voglio dire che la violenza contro le donne appartenga soltanto a uno strato sociale, non è così e spesso la subiscono anche professioniste affermate. Il punto però è mettere in discussione l’intero sistema. Non basta dire che siamo contro la violenza, se poi accettiamo che le donne siano sempre pagate meno e più discriminate sui posti di lavoro. Senza considerare che per tante donne liberarsi da situazioni di violenza all’interno delle famiglie è difficile proprio perché non sono in condizione di rendersi autonome economicamente, perché hanno un salario basso, un lavoro precario e incerto, magari una pensione da fame anche se è tutta la vita che faticano».
 
Quali sono le vertenze aperte in questo momento in Italia che riguardano in particolare le donne?
«Nel settore in cui lavoro c’è un tema generale che riguarda la condizione delle donne, soprattutto delle operaie. Nelle fabbriche metalmeccaniche italiane, le donne sono circa il 20% della forza lavoro. Non ci sono donne nelle fonderie o nei cantieri navali, ma in tanti comparti manifatturieri sono la maggioranza. Basti pensare all’elettrodomestico, all’elettronica, al motociclo ma anche all’automobile. In particolare le operaie sono impiegate sulle linee di montaggio, dove, guarda caso, le operazioni sono meno qualificate e i livelli salariali più bassi. Un tema che si affronta pochissimo, in questo settore in particolare ma anche negli altri: la salute e la sicurezza delle donne nei posti di lavoro. Concetti che non sono affatto “neutri”, ma vengono perlopiù trattati come tali. C’è differenza tra i corpi degli uomini e delle donne. Eppure, i Dpi (dispositivi di protezione individuale: guanti, occhiali, cuffie etc) sono “neutri”, cioè pensati tutti, uomini e donne. E quando si dice che sono neutri, nelle fabbriche metalmeccaniche significa in realtà che sono pensati per gli uomini. Poi le donne si dovranno adattare. Non si parla mai nemmeno di salute riproduttiva. Aldilà di ogni altra considerazione, quando è uscita la campagna sul Fertility Day a nessuno è venuto in mente di parlare del rapporto tra condizioni di lavoro e fertilità/maternità (lavoro notturno, turni di sabato e domenica, catena di montaggio)».
 
Perché non fare anche solo 2 ore di sciopero?
«Sono settimane che Non Una Di Meno ha lanciato l’appello per lo sciopero generale. Se la Cgil non lo proclama è perché manca la volontà. Mi auguro che la segreteria cambi idea. Credo che si debbano proclamare 8 ore, fermare l’intera giornata di lavoro. Ma se fossero meno sarebbe comunque un segnale. A oggi però la Cgil non ha proclamato nemmeno un’ora»...
"... La copertura per lo sciopero generale l’abbiamo, comunque. Grazie a varie sigle di base: tutti l’8 marzo potranno scioperare, compresi gli uomini se lo vorranno».
 
In alternativa cosa farete?
«Ben vengano le assemblee nei posti di lavoro, gli incontri, gli spettacoli, le iniziative cittadine. Ma senza lo sciopero il segnale è tutt’altro. Non basta più appendere uno striscione fuori dalle camere del lavoro, né presenziare a qualche flashmob, tanto meno fare il tristissimo minuto di silenzio. Una grande organizzazione come la Cgil deve avere il coraggio di dichiarare sciopero. Sarebbe auspicabile lo facesse anche per tutte quelle lavoratrici precarie che lavorano con i voucher e che subiscono le leggi sui cambi appalto».
 
Si può essere femminista e sindacalista?
«Si deve. Chi fa la sindacalista è chiamata a difendere le condizioni di tutti, uomini e donne. Questo non è in discussione. Noi donne siamo le prime a capire che c’è una condizione di genere da combattere. I salari sono bassi per tutti, è vero, ma per le donne lo sono sempre di più. Le condizioni di lavoro sono pessime per tutti, ma per le donne è sempre peggio. La precarietà è un problema per tutti, ma le donne sono le più colpite. Non si migliorano le condizioni di lavoro di nessuno, se non si mette in discussione il più generale sfruttamento delle donne».