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Noi abbiamo posto una piattaforma, a 360°, perché rappresenta l’insieme dell’attacco verso le donne. Il nostro scopo non è però quello di migliorare, trovare soluzioni per questo sistema sociale che invece vogliamo rovesciare, perché è un sistema marcio che deve essere solo rovesciato. La piattaforma è interna a questa battaglia.
Non è la piattaforma dei sindacati confederali e a volte di alcuni sindacati di base che è limitata ad ottenere miglioramenti.
E’ una piattaforma che punta sì ad ottenere dei risultati concreti ma in una prospettiva che vuole attraverso queste lotte essere più forti, più organizzate e più unite nella lotta per mettere fine a questo sistema.
Sui punti della piattaforma. La prima questione è il lavoro, perché l’indipendenza economica delle donne dall'uomo, dalla famiglia è una condizione di base per poter avanzare, poter lottare.
Non vogliamo invece interventi che di fatto sono di conciliazione tra lavoro e casa.
Nella piattaforma c'è la questione del salario sia rispetto ai contratti collettivi nazionali, sia del salario garantito per le donne che non trovano lavoro e sono costrette a stare in casa, o che sono state licenziate, queste lavoratrici devono avere un reddito.
C'è il problema della lotta contro le discriminazioni per il lavoro e sul lavoro, perché non ci deve essere nessuna divisione, nessuna discriminazione legate allo stato familiare, alla maternità, al genere, alla razza;
c'è il problema delle condizioni di lavoro, per cui oggi centrali sono le misure di sicurezza; a questo sono legate anche le battaglie per la riduzione dell’orario di lavoro, per l’aumento delle pause, la riduzione dei carichi di lavoro, perché anche questo è difesa della salute; l'altra questione riguarda le condizioni igieniche e la difesa della salute negli ambienti di lavoro, contro il fatto, denunciato da operaie di varie fabbriche, che i bagni sono lontani dalla postazione lavorativa.
Pensiamo alle braccianti, alle lavoratrici sia immigrate sia italiane che vengono iper sfruttate nelle campagne o nelle aziende agricole, quanto è importante per loro la questione dei servizi igienici nelle campagne; è una questione anche di dignità per le lavoratrici che sono costrette ad andare dietro l'albero per poter fare una pipì.
In agricoltura, ma anche in tanti posti di lavoro, è importante il problema della parità, perché le lavoratrici prendono ancora meno del salario misero che prendono gli uomini; in agricoltura inoltre c'è il problema grosso delle violenze, abusi sessuali. Su questo noi diciamo con la piattaforma: non bastano le denunce, ci vogliono delle “delegate sul campo”, decise dalle lavoratrici, che abbiano questo compito in più, di controllare, di impedire, di avere le antenne allertate contro i porci caporali o i porci padroni.
Assumiamo poi tutte le rivendicazioni delle migranti per quanto riguarda case vicino al posto di lavoro, permessi di soggiorno, di residenza, nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai documenti, ai servizi sociali sanitari, al salario garantito.
Sul lavoro di riproduzione - che non è affatto un fatto privato ma l'altra faccia della produzione per il profitto, senza riproduzione i padroni non avrebbero la forza-lavoro da sfruttare - dobbiamo porre il problema della socializzazione dei servizi domestici essenziali, cosa possibilissima che però questo sistema scarica tutto sulle donne.
C'è tutta la questione della lotta contro le violenze sessuali in cui noi poniamo: l'allontanamento dai luoghi di lavoro, licenziamento di capi, padroni responsabili di molestie, ricatti sessuali, atteggiamenti sessisti; il divieto di permanenza in casa per gli uomini violenti, e misure di controllo quotidiano che questo avvenga.
Quindi case per le donne; consultori laici gestiti dalle donne; procedura d’urgenza nei processi per femminicidi, stupro, stalking e molestie sessuali; repressione degli atteggiamenti macisti e chiusura dei loro ritrovi.
Sul diritto d’aborto, che sintetizza la questione della libertà di scelta delle donne; aborto libero, gratuito assistito, divieto dell’obiezione di coscienza, chiusura dei Centri pro vita.
Questi e altri obiettivi di lotta pongono, però, tre questioni.
La prima, più importante, l'autorganizzazione delle lavoratrici. Questa organizzazione deve essere in un certo senso “separata”, e le stesse lotte delle donne delle lavoratrici devono essere anche autonome e anche separate, perchè se le donne non si rendono visibili con proprie azioni di lotta, proprie piattaforme, propria organizzazione, sono solo un punto nelle piattaforme sindacali, che non ha influenza nei rapporti di forza.
Ai lavoratori combattivi diciamo: assumete la piattaforma delle donne. Non vogliamo essere un capoverso di un documento generale o un punto di una piattaforma generale ma vogliamo che assumete la piattaforma delle donne.
Senza autonomia, senza autorganizzazione le donne non possono far pesare la marcia in più. che è necessaria per la nostra lotta ma che è necessaria a tutto il movimento proletario.
La seconda questione è che noi dobbiamo invadere con le nostre battaglie con la nostra piattaforma tutti i campi, dobbiamo in un certo senso contaminare lì dove stanno altre donne, altre lavoratrici. Per far emergere la realtà delle donne delle lavoratrici e imporla, perché senza “imposizione” le lavoratrici non contano, come dicono alcune operaie: “sì siamo tutti uniti” però poi le donne spesso anche dagli stessi lavoratori vengono viste come una realtà secondaria addirittura a volte in contrasto con le loro rivendicazioni.
Allora occorre organizzazione autonoma delle donne per invadere tutti i campi.
La forma più utile per rendere autonoma la lotta delle donne visibile e dirompente è lo sciopero delle donne. Lo sciopero delle donne è una sfida non solo economica, ma politica, ideologica contro padroni, governo, famiglia, contro “gli uomini che odiano le donne”.
Noi poniamo come prioritaria la pratica, la lotta perché è dalla lotta che provengono le idee giuste, l’analisi giusta dei fatti reali, ma è necessario che le donne mentre lottano comprendano il perché della loro condizione di doppia oppressione e doppio sfruttamento in questa società capitalista, il perché dell’intreccio classe/genere e che lo comprendano da un punto di vista scientifico, da un punto di vista rivoluzionario sulla base di una concezione materialistica storico dialettica contro la concezione borghese che eternizza questa condizione delle donne.
Armarci praticamente ma anche teoricamente ci serve per combattere con più forza e prospettiva contro questo sistema sociale capitalista borghese che fa della doppia oppressione delle donne una delle sue basi, contro questo Stato borghese e i suoi governi, contro gli "uomini che odiano le donne".
La teoria rivoluzionaria nasce prima di tutto dal lavoro, dalla pratica di lotta, ma se rimanesse solo la pratica avremmo fatto solo un terzo di quello che è necessario, invece dobbiamo fare gli altri due terzi. L’altra fonte della nostra teoria è la scienza del proletariato, il marxismo-leninismo-maoismo, incarnato dalle “maestre” del movimento delle donne, le maestre storiche che il movimento, la storia ci ha consegnato, Clara Zetkin, Alexandra Kollontaj, Chiang Ching, altre, in Italia Teresa Noce. ecc. Anche queste “maestre” erano fin in fondo fuse con l’attività rivoluzionaria, ed hanno consegnato a tutte le donne di tutti i paesi una teoria interna alla più generale teoria scientifica del proletariato elaborata da Marx, Engels, Lenin, Mao.

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