20/01/18

Alle 3 compagne processate a L'Aquila il 22 - Solidarietà da Milano


Ieri al corteo a Milano delle maestre in lotta che stanno subendo l'ennesima violenza è stata portata la necessità della solidarietà tra le donne che lottano su diversi fronti e che su diversi fronti questo sistema opprime e reprime.

In tante hanno chiesto il volantino e fotografato lo striscione.

In tante saremo con voi anche se lontane il 22!

Se toccano una ci ribelliamo tutte!
Le compagne dell'mfpr  di Milano




19/01/18

Basta violenza dei tribunali contro le donne - Il 22 gennaio a Torino e L'Aquila

Torino - Presidio contro la violenza dei Tribunali ore 11.30
Torniamo in presidio di fronte al tribunale di Torino per protestare:
contro le sentenze che assolvono violenti e stupratori, trasformando la parte lesa in parte imputata; contro la repressione della solidarietà femminista.
Lo facciamo in solidarietà alle donne che, dopo aver seguito il processo di Rosa, stuprata brutalmente a Pizzoli dal militare Francesco Tuccia nel 2012, oggi saranno processate per diffamazione nel Tribunale dell’Aquila. Al processo di Rosa hanno partecipato molte donne e femministe da tutta Italia, per sostenerla e per vigilare sull’andamento delle udienze. Per aver solidarizzato con Rosa e aver denunciato nel 2015 la possibile presenza dell'avvocato di Tuccia (Antonio Valentini) in un convegno ospitato dalla Casa internazionale delle donne di Roma, ora queste donne si ritrovano a loro volta inquisite. Ci chiediamo come un avvocato di uno stupratore che ha impostato il processo colpevolizzando la sopravvissuta, possa pensare due anni dopo di varcare impunemente come ospite d’onore la soglia di una Casa delle donne!
A Torino invece l'anno è iniziato con due agghiaccianti sentenze:
· la seconda in cui il giudice garantisce una serie di attenuanti allo stupratore di una ragazzina, poiché si sarebbe comunque preso cura di lei
La violenza maschile contro le donne è una delle più frequenti forme di violenza di genere; in Italia ogni due giorni una donna muore per mano di mariti, compagni, padri ed ex. Nell’ambito delle relazioni intime la violenza maschile viene agita con premeditazione e in modo reiterato da aggressori lucidi, attraverso differenti forme (violenza fisica, sessuale, psicologica, economica) che minano l’autostima e la dignità delle donne, isolandole sovente da qualsiasi rete familiare e affettiva.
I centri antiviolenza laici e femministi, luoghi di accoglienza e progettualità per sostenere le donne in percorsi di fuoriuscita dalla violenza, vengono chiusi o mal finanziati dalle istituzioni.
I criteri adottati dalle e dai magistrati per interpretare le leggi ad hoc contro le violenze maschili se non sono scevri dalla cultura patriarcale (inferiorizzazione della donna, imposizione di ruoli di cura e riproduzione), generano una colpevolizzazione delle donne che non vengono credute e da parte lesa diventano parte imputata.
I processi per stupro, molestie e maltrattamenti sono spesso processi alle donne che denunciano: nei tribunali si cerca di dimostrare il consenso o la provocazione distruggendone la reputazione, le intenzioni, la vita, discutendo chi frequentano, come si vestono, e con quanta forza si sono opposte alla violenza.
Contro la violenza sulle donne non smetteremo di alzare la voce e solidarizzare.
La repressione non ci ferma!
LUNEDÌ 22 GENNAIO ore 11:30 PRESIDIO DI FRONTE AL TRIBUNALE DI TORINO


Su L'Aquila dall'Assemblea Romana: Si va e si torna insieme

22/11/2017

Il 22 gennaio alle ore 9 inizia il processo per diffamazione nei confronti di 3 donne

Prima avvennero lo stupro e le violenze, poi l’ignobile processo e infine la denuncia a quante avevano sostenuto la donna sopravvissuta.

Lo stupro e le violenze:
È il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli (L’Aquila). Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l’operazione “strade sicure”. Verso le 4 del mattino Rosa verrà ritrovata in mezzo alla neve, con una temperatura sotto lo zero, mezza nuda, sanguinante e in stato di non coscienza. Altri cinque minuti e sarebbe morta. Quello che Rosa ricorderà sarà solo che si trovava al guardaroba a parlare con la sua amica. Si risveglierà poi in sala operatoria. Lo stupro è evidente e anche la brutalità con la quale è stato commesso. Il militare del 33° reggimento artiglieria Aqui de l’Aquila, Francesco Tuccia, difeso dagli avvocati Antonio Valentini e Alberico Villani, sarà l’unico indagato e condannato per i fatti.

Il processo:
Da quando la violenza sessuale è entrata nei codici penali, tra Sette e Ottocento, i processi per stupro sono stati processi alle donne che li denunciavano, di cui si cercava di dimostrare il consenso o la provocazione distruggendone la reputazione, le intenzioni, la vita, discutendo chi frequentavano, come si vestivano, a che ora uscivano e con quanta forza si erano opposte. I movimenti delle donne negli ultimi cinquant’anni hanno fatto di quello che succedeva nelle aule dei tribunali uno dei terreni-chiave nella campagna contro la violenza. Si richiedeva, e lo si continua a fare, da una parte che le donne che denunciano e scelgono di intraprendere la via del processo penale non debbano essere sottoposte a processi di vittimizzazione ulteriore, vale a dire di colpevolizzazione, ritenute parzialmente o interamente responsabili di ciò che è accaduto loro; dall’altra che si riconosca che la condotta assunta in aula dagli avvocati che difendono gli stupratori e dai giudici che sostengono simili impianti è di natura politica, e in quanto tale implica una responsabilità individuale. Un avvocato che sceglie di difendere uno stupratore e insinua, come avvenuto in questo processo e come diversi avvocati hanno fatto nel corso della storia dei processi per stupro, che la donna fosse consenziente e avesse provato piacere durante le violenze compie una scelta precisa, niente affatto neutra o tecnica, figlia della stessa cultura dello stupro che dovrebbero processare.
Al processo di Rosa, come tante altre volte è successo in passato, hanno partecipato molte donne e femministe da tutta Italia, per sostenerla e per vigilare sull’andamento del processo.
La denuncia:
Nel novembre 2015 l’avvocato Valentini è invitato ad un convegno, organizzato dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà delle donne.
Molte donne si mobilitano e alla fine la Casa delle donne di Roma segnala all’organizzazione del convegno che l’avvocato Valentini non può varcare quella soglia, perché indesiderato. Ma l’avvocato Valentini non ci sta e denuncia per diffamazione tre donne, colpevoli di avere diffuso una lettera di una aquilana in cui si cercava di spiegare alle donne romane chi fosse l’avvocato Valentini (ciriguardatutte.noblogs.org).

La posta in gioco:
A sembrarci grave non è la denuncia di per sé. A sembrarci grave è che un avvocato di uno stupratore che ha impostato il processo colpevolizzando la sopravvissuta, possa pensare che due anni dopo può impunemente varcare come ospite d’onore la soglia di una Casa delle donne; la cosa che ci sembra grave è che rifiutato, si senta nella posizione di forza e di diritto di intentare lui un processo contro tre donne; la cosa che ci sembra più grave è che uomini del genere invece di vergognarsi, nascondersi, defilarsi, continuino ad occupare la scena pubblica e a condizionare la vita delle donne.
Questa vicenda, lo abbiamo detto dall’inizio, ha un valore simbolico che non si può trascurare.
Vogliamo che diventi l’occasione per evidenziare cosa sono i processi per stupro, la responsabilità politica e individuale di chi partecipa al teatro della giustizia e chi colpisce le reti di solidarietà femminista.

Si va e si torna insieme abbiamo intitolato questo scritto. Alludendo al fatto che insieme siamo state al processo contro gli stupratori di Rosa e insieme ritorneremo a L’Aquila nel processo che coinvolgerà tre di noi per diffamazione. Il riferimento, però, è anche alla necessità di riprendere in mano, per le vecchie e nuove generazioni di donne, pratiche e strategie di autodifesa: in discoteca, nei centri sociali, per strada, ad una festa, si va e si torna insieme, ci si guarda le spalle e ci si protegge l’una con l’altra.

Appuntamento per tutte il 22 gennaio 2018 ore 9 presso il Tribunale dell’Aquila.

Assemblea Romana Ci Riguarda Tutte

Sostegno alla lotta delle maestre fuori e contro i sindacati confederali


Milano, 15 gennaio 2018
I maestri e le maestre, dopo aver subito un violento attacco dalla magistratura e dalla politica, hanno risposto concretamente all’arroganza di chi pensa di poter mettere in strada 40 mila famiglie. La nostra lotta è la lotta di tutti i precari della scuola, dall’infanzia alla secondaria, e di quelli che dopo
anni di sfruttamento rischiano di tornare ad esserlo a condizioni peggiori di quelle precedenti. Abbiamo sempre denunciato la volontà politica di frammentare la categoria attraverso un sistema di gironi infernali chiamate fasce, utili solo a generare una guerra tra chi vive le stesse condizioni di sfruttamento. Ancora una volta i sindacati confederati non hanno ascoltato i lavoratori e si accingono a sedere a un tavolo che non ha mai rispettato i diritti e la dignità dei lavoratori della scuola. Anni e anni di precariato con la complicità dei sindacati. La politica della delega e il ricorsificio ci ha portati a questa situazione.
ORA ALZIAMO LA TESTA DIFFIDIAMO I SINDACATI A RAPPRESENTARCI
La natura politica della sentenza Plenaria pilotata, attraverso la nomina diretta del capo del Consiglio di Stato, dal governo uscente, ci impone proclamazione della lotta di tutti i precari della scuola, dall’infanzia alla secondaria, e di quelli che dopo anni di sfruttamento rischiano di tornare ad esserlo a condizioni peggiori di quelle precedenti.
OGGI PIU’ DI PRIMA RITENIAMO NECESSARIO RIVENDICARE:
– Il mantenimento dei contratti a tempo indeterminato per tutti i docenti, diplomati magistrali, PAS, TFA, SFP colpiti dal l’esito della Plenaria.
– la permanenza nelle Gae in base al punteggio acquisito
– la riapertura delle Gae
– Il passaggio in ruolo di TUTTI i precari con tre anni di servizio presso l’istituzione scolastica di ogni ordine e grado
– L’eliminazione del Fit che mortifica la professione di tutti i precari e quella dei docenti che rischiano di tornare ad esserlo. Non accetteremo mai di essere pagati 500€ per svolgere lo stesso lavoro che facciamo da decenni e che ha contribuito a mantenere le scuole aperte.
– L’eliminazione del Fit come modello di nuovo reclutamento e istituzionalizzazione di sfruttamento selvaggio dei futuri colleghi.

Lavoratori della scuola autorganizzati Milano Coordinamento lavoratori della scuola “3 ottobre”

18/01/18

Riprende la lotta di precarie e precari delle coop a Palermo

 
PALERMO, LA LOTTA NON SI E' MAI FERMATA
E ORA SI RIPARTE!

20 anni di precariato nelle scuole e ora 2000 Assistenti igienico-personale agli studenti disabili si vogliono cancellare in Sicilia  (circa 200 solo a Palermo) dal mondo del lavoro per la strumentalizzata e illegale interpretazione della legge delega sul sostegno prodotta dalla scellerata "BUONA SCUOLA" DEL GOVERNO, con il beneplacito dei venduti sindacati confederali e compagnia che si seggono più che ipocritamente ai tavoli nazionali di "contrattazione" solo per danneggiare migliaia di lavoratori e lavoratrici e permettere l'eliminazione di diritti sacrosanti.

PER DIFENDERE IL LAVORO E LA NOSTRA VITA LA LOTTA E' L'UNICA ARMA!

Oggi pomeriggio a Palazzo Comitini...


Ass.ti igienico-personale studenti disabili nelle scuole
SLAI COBAS sc

17/01/18

Le lavoratrici degli asili di Taranto tornano sul piede di guerra

Basta con la vergogna e l'illegalità di una condizione, che si trascina da anni a vantaggio delle tasche del Comune e delle Ditte, di sottorari (1h e 50 al giorno), sottosalari (sui 300 euro al mese), di doppio lavoro (pulizia e ausiliariato) non riconosciuto;
basta con una amministrazione comunale che è stata responsabile di appalti al massimo ribasso e di condizioni lavorative in aperta violazione di leggi e contratti, e che anche ora (cambiando amministrazione) continua ad esserlo;
nella falsa "giustificazione" che "almeno si salvano tutti i posti di lavoro, perchè siete troppe" (il che è platealmente falso viste le permanenti sostituzioni che le lavoratrici sono chiamate a fare per mancanza di personale), si continua a calpestare diritti sacrosanti delle lavoratrici;
basta coi sindacati confederali silenti e complici di questa truffa "legale";
basta ad un nuovo appalto o a proroghe che puntano a perpetuare questa situazione vergognosa


Le lavoratrici Slai cobas sc riprendono la mobilitazione!
Mentre stanno facendo varie e pesanti azioni legali contro le varie Ditte (che si sono succedute negli anni) e il Comune - che dovranno pagare caro! - avviano lo stato di agitazione e a fine mese scendono in lotta, se non ci saranno risposte positive alla richiesta di incontro e soluzioni immediate inoltrat

LE LAVORATRICI di SLAI COBAS per il sindacato di classe
16.1.18

Il processo de L'Aquila del 22 gennaio - ci riguarda tutte


Da infoaut - Perché il processo del 22 gennaio all’Aquila ci riguarda tutte:

Ripubblichiamo da cavallette.noblogs.org questa documentata ricostruzione della persecuzione giudiziaria nei confronti di tre compagne da parte dell'avvocato Antonio Valentini - difensore del militare Francesco Tuccia, di stanza nelle zone terremotate dell'Abruzzo nel contesto dell'operazione "strade sicure" ed esecutore di un efferato stupro ai danni di una ragazza del posto. Il legale, al quale la determinazione delle compagne aveva impedito di presenziare ad un'iniziativa tenuta presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, si è reso responsabile di una campagna censoria, repressiva e persecutoria nei confronti delle tre, dai risvolti vessatori ed inquietanti. Alle imputate va la solidarietà della redazione di Infoaut.org e l'esortazione a non lasciarle sole nel giorno dell'udienza, il 22 gennaio prossimo al tribunale de L'Aquila, e nel loro percorso di (auto)difesa legale e non.


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Il 22 gennaio 2018 si aprirà presso il tribunale dell’Aquila un processo che vedrà coinvolte tre donne, trascinate sul banco delle imputate dall’avvocato Antonio Valentini con l’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa (articolo 595 c.p). Abbiamo deciso di raccontare questa vicenda su Cavallette, perché in essa si concentrano temi che ci stanno a cuore e che da sempre fanno parte del nostro DNA politico: l’anti-sessimo, l’importanza delle pratiche di lotta femministe e la capacità di difenderle collettivamente esercitando in maniera radicale il diritto alla libertà di espressione.
 
Lo stupro di Pizzoli
Influente notabile dalle ambizioni politiche prematuramente frustrate – solo un misero 3,7% raccolto dalla lista Patto per l’Aquila con cui si era presentato alle amministrative del 2002 -, Antonio Valentini è considerato da molti quotidiani e portali d’informazione locali come uno dei “principi del foro” del capoluogo abbruzzese. Nel suo blasone vanta numerosi procedimenti eccellenti, come il processo Di Orio – dove si è impegnato nella difesa dell’omonimo ex-rettore e monarca assoluto dell’ateneo aquilano, cacciato dal trono nel 2012 per le accuse di concussione – o quello che lo vede come legale di alcuni dei 38 imputati, accusati dalla procura distrettuale antimafia di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina. Suo anche l’esposto che ha dato avvio al processo nei confronti della commisione Grandi Rischi, tacciata di non aver messo in guardia la popolazione aquilana del rischio sismico incombente nell’aprile del 2009.

Ma il caso più noto per cui Valentini è salito agli onori della cronaca è quello relativo allo stupro avvenuto a Pizzoli (AQ) nel 2012. A perpetrarlo il militare Francesco Tuccia, originario della provincia di Avellino e appartenente al 33mo Reggimento Artiglieri Acqui. Di stanza sul territorio per l’operazione “Strade Sicure” – rivelatasi fin dall’inizio un enorme esperimento di militarizzazione delle zone colpite dal sisma del 2009 -, il 12 febbraio Tuccia trascorre una serata di baldoria tra commilitoni presso la discoteca Guernica, che si conclude con lo stupro di una studentessa ventenne consumatosi fuori dal locale. Rosa (nome di fantasia), dopo essere stata violentata dal soldato, viene abbandonata seminuda e in stato d’incoscienza, nel parcheggio. Buttata sanguinante sul manto di neve che copriva la zona antistante l’edificio, la ragazza sarebbe certamente morta per il freddo e i traumi riportati, se un buttafuori che stava terminando il suo turno non ne avesse casualmente notato il corpo, accartocciato tra le auto posteggiate.
 
Il processo
Questo disprezzo per Rosa diventerà il leit motiv che caratterizzerà tutto l’iter giudiziario nelle sue differenti fasi. Tuccia viene infatti arrestato, e Valentini, che ne assume il patrocinio insieme all’avvocato Alberico Villani, sceglie di ricorrere ad un linea difensiva tanto orribile quanto purtroppo consueta nei processi per stupro. Per tutta la durata del procedimento l’avvocato prova infatti a derubricare la violenza subita da Rosa come “un rapporto finito male” che vedeva il “reciproco consenso” degli interessati. La dimostrazione, a detta di Valentini e Villani, sarebbe consistita nel fatto che i due erano stati visti scambiarsi effusioni amorose all’interno locale, per poi uscirne mano nella mano in un secondo momento. Un comportamento di cui il pool difensivo di Tuccia – descritto durante il dibattimento come un ragazzo di “buona famiglia”, “giovane ed inesperto” e “spinto a pratiche di sesso estremo” di cui avrebbe perso il controllo – ritiene di dover chiedere conto a Rosa: “dovrà spiegare il perché e il motivo per il quale è uscita fuori dal locale con il freddo e la neve insieme al suo giovane coetaneo”. L’obbiettivo di una simile retorica è duplice. Da un lato insinuare nella giuria il dubbio che quello consumatosi non sia stato uno stupro ma un rapporto consenziente. Dall’altro produrre un ribaltamento delle parti in causa, criminalizzando la vittima – costretta a dimostrare la violenza subita – e assolvendo il carnefice dalle sue responsabilità. Non è più quindi Tuccia ad essere chiamato a rispondere del delitto di cui si è macchiato, ma Rosa, la cui condotta morale e accondiscendenza avrebbero indotto il militare “in tentazione”.

In fase di requisitoria Valentini si spinge fino ad addurre motivazioni “tecniche” che avallerebbero la sua tesi. Tra queste spicca una dichiarazione secondo cui “la pratica del fisting presuppone una particolare posizione della donna, assolutamente incompatibile con le modeste ecchimosi refertate sulla ragazza e soprattutto con il fatto che aveva, sebbene scesi, i pantaloni addosso”. Le “modeste ecchimosi” cui l’avvocato fa riferimento consistono in ben 48 punti di sutura e in profonde lacerazioni dell’apparato genitale e digerente di Rosa, “ricuciti” solo grazie a diversi interventi chirurgici. Sono ferite talmente profonde da impressionare anche i medici che prendono in cura la ragazza, giunta in ospedale in stato di incoscienza ed in preda ad un grave shock emmorragico. Il dottor Gabriele Iangemma, ginecologo di turno quella sera e occupatosi di prestare i primi soccorsi a Rosa, dichiarerà durante una trasmissione televisiva dedicata allo stupro di Pizzoli di non aver mai visto nulla del genere in trent’anni di esercizio della professione medica.

Il clima del processo non viene però inquinato unicamente da un impianto difensivo smaccatamente misogino e sessista, ma anche da un diffuso clima intimidatorio. A pochi giorni dallo stupro, l’avvocato Villani partecipa a due differenti programmi andati in onda su Canale 5: in entrambe le occasioni rivela la vera identità di Rosa (che nel frattempo era stata trasferita in una località segreta) mettendone così a repentaglio la sicurezza e la privacy. Poi, una settimana dopo la sentenza di primo grado, arrivano anche le minacce. A farne le spese è l’avvocata Simona Giannangeli – rappresentante del centro anti-violenza dell’Aquila, costituitosi parte civile nel processo -, che il 5 febbraio 2013 trova sul cofano della sua auto un biglietto anonimo con questo messaggio: “Ti passerà la voglia di difendere le donne… Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”.

Nonostante nel gennaio 2015 la Cassazione metta la parola fine alla vicenda processuale che coinvolge Tuccia (la pena definitiva inflittagli è di 7 anni e 8 mesi), nessuna canta vittoria. Non Rosa, costretta ad un esilio forzato in un’altra città nel tentativo di riannodare le fila spezzate della sua vita. Non le parti civili, costrette ancora una volta a constatare come la denigrazione della donna continui a rappresentare una costante nei processi per stupro (come dichiarato dall’avvocata Giannangeli dopo l’ultimo verdetto, “si cerca l’elemento di verità processuale a partire dalla demolizione della persona offesa e dal suo presunto comportamento”). Non le centinaia di donne che l’hanno sostenuta durante tutto il processo, dentro e fuori l’aula di tribunale, consapevoli che uno stupratore in carcere non rappresenta certo un argine alla violenza di genere che in tutto il mondo continua a mietere vittime. E, dopo Rosa, sarà proprio questa rete di solidarietà ad essere messa sotto accusa dall’avvocato Valentini.
 
Censura, repressione, sequestri e denunce
Un territorio completamente militarizzato e devastato. Lo stupro di una studentessa perpetrato da un militare. Un processo insozzato da retoriche patriarcali, sessiste e misogine. Intimidazioni e minacce agli avvocati. A questo quadro, già di per sé vergognoso, nuovi tasselli sono andati ad aggiungersi, proprio quando la luce dei riflettori sembrava ormai essersi distolta dalle aule del tribunale dell’Aquila.

Il 13 Novembre 2015 viene infatti organizzato presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma il convegno “Verso la Cassazione”. Si tratta di un incontro chiamato per discutere delle responsabilità della commissione Grandi Rischi in merito al terremoto dell’Aquila del 2009 e del processo, ormai alle battute finali, che ne vede coinvolti diversi membri. Tra i relatori c’è anche Valentini. Il fatto non passa inosservato e suscita indignazione. In tante si chiedono come sia possibile che un personaggio di tale risma possa presenziare in un luogo da sempre considerato un porto sicuro per le donne. Una compagna originaria dell’Aquila scrive una lettera in proposito – raccontando chi fosse Valentini e quale linea difensiva avesse scelto di adottare durante tutti e tre i gradi del processo di Pizzoli – e la invia ad una mailing list chiusa. Successivamente, la missiva viene reinoltrata da una seconda persona all’associazione Ilaria Rambaldi Onlus (responsabile dell’organizzazione dell’iniziativa) attraverso Facebook Messenger. Nel frattempo partono giri di telefonate e mail che chiedono la revoca dell’invito a Valentini. Il tam tam raggiunge il suo scopo e il convegno si svolge in tutta tranquillità senza la presenza dell’avvocato.

Sembra una vicenda chiusa, ma non è così. Valentini cerca vendetta. Passano alcuni mesi, e la sera del 18 Maggio 2016 i carabinieri di Roma, imbeccati da un’informativa redatta dal Nucleo operativo dell’Aquila, bussano alla porta della persona che con Facebook Messenger aveva contattato l’associazione “Ilaria Rambaldi”. Le notificano una denuncia per diffamazione aggravata a mezzo stampa e un decreto di perquisizione e sequestro, firmato dal sostituto procuratore Antonietta Picardi. Le viene contestato di aver diffuso la lettera, il cui contenuto, si legge nell’atto, sarebbe stato “denigratorio ed offensivo, anche mediante l’attribuzione di fatti determinati e di rilevanza penale, della reputazione professionale dell’avvocato Antonio Valentini”. Dopo quattro ore di perquisizione i carabinieri se ne vanno, portandosi via un laptop, un tablet, uno smartphone e un hard disk esterno. La stessa scena si ripeterà dopo alcuni mesi: il 13 settembre la donna autrice della lettera viene a sua volta denunciata e il suo personal computer sequestrato. Il 20 dicembre l’indagine si chiude con tre richieste di rinvio a giudizio per altrettante donne.
 
“Non ci metterete a tacere”
L’avvocato Flavio Albertini Rossi, che difenderà due delle tre imputate, rigetta in toto l’accusa di diffamazione a mezzo stampa. Da una parte perché, spiega il legale, il semplice fatto di aver utilizzato Facebook Messenger – ovvero un canale di comunicazione uno a uno – “non rende fattibile una diffusione del messaggio idonea da integrare il reato”. In altre parole, affinché l’aggravante della diffusione a mezzo stampa si configuri come tale, è necessario che un dato contenuto venga fatto circolare in un pubblico composto da un numero indeterminato di persone. Circostanza, questa, non verificatasi nel caso in questione.

Al di là dell’aspetto tecnico, però, aggiunge l’avvocato, “quanto compiuto dalle mie clienti, lungi dall’essere diffamatorio, esprimeva piuttosto una preoccupazione per la presenza di Valentini in un luogo che non vede certo protagoniste persone che hanno rappresentato, difeso e sostenuto le tesi di un imputato per stupro. Tanto più” aggiunge “se la difesa è avvenuta nelle modalità che sappiamo”. E proprio su questo aspetto si concentra una sua riflessione più generale: “Io penso che oggi non sia più accettabile che qualcuno tenda ad attribuire e a dimostrare una consensualità di comportamenti tra lo stupratore e la sua vittima. Questi sono argomenti che possiamo ritrovare in un documentario come Processo per stupro, girato nel 1979: chi nel 2018 ritiene lecito continuare a ricorrervi per difendere il proprio assistito deve anche assumersi l’onere di essere oggetto di aspre critiche”.

Critiche che, per altro, non sono state espresse solo dalle tre donne che affronterranno il processo all’Aquila il 22 gennaio, ma anche da centinaia di altre persone che a gran voce avevano detto un secco “no” sull’opportunità di far entrare Valentini alla Casa Internazionale delle Donne. La diffusione di quella lettera non può essere ridotta a una mera questione di reponsabilità penale ed individuale. Anzi, ci riguarda tutte. Non solo perché, come ricordava qualche tempo fa una compagna a Radio Onda Rossa durante una trasmissione dedicata alla vicenda, quel gesto nasceva da una presa di posizione collettiva: “Solo tre di noi sono state perseguite penalmente, ma siamo state dieci, venti, trenta a mandare mail, lettere e fare telefonate in quei giorni”. Ma ci riguarda tutte anche, e sopratutto, perché l’indifferenza davanti alla cultura della violenza maschile e maschilista ci rende tutte più vulnerabili. Un punto questo che sarà ribadito alle 9 di mattina del 22 Gennaio davanti al tribunale dell’Aquila, durante un presidio di solidarietà convocato in occasione dell’apertura del processo.


Collettivo A/I

Per approfondire:
Il sito della campagna di solidarietà Ci Riguarda Tutte
La lettera “incriminata” Una delle trasmissioni di Radio Onda Rossa dedicate a questa vicenda Il documentario Processo per stupro (1979)

16/01/18

SOLIDARIETA' CON INIZIATIVE E MESSAGGI VERSO LE 3 COMPAGNE PROCESSATE A L'AQUILA IL 22 GENNAIO

(da Tavolo 4) 


L'ASSEMBLEA A BOLOGNA DI DOMENICA
L'assemblea si è svolta in un clima di accogliente e autentica solidarietà femminista
Si è partite da alcuni esempi di lotta concreta delle donne e di solidarietà femminista, che hanno portato a dei risultati, a delle vittorie, come quella del MFPR a Taranto, con il ritiro della denuncia da parte dell'avvocato denunciante una compagna, o quella delle donne argentine per la liberazione di higui, una compagna lesbica incarcerata per aver ucciso uno dei 10 uomini che la stuprò: ora lei è stata scarcerata grazie alla lotta tenace e determinata delle compagne argentine, ma nudm argentina (che non è interclassista) continua a battersi per la sua assoluzione.
Importante è il metodo e la linea. Cercare le donne, prendere direttamente contatto con loro per affiancarle e sostenerle, non lasciarle nelle mani di avvocati e famiglie che creano intorno a loro ancora isolamento (es. di Parma). Ma anche la linea è importante: l'attacco/autodifesa e non il vittimismo/difesa.
Anche qui è esemplare la linea del mfpr, che ha reso la vita e la difesa difficile agli stupratori di
Carmela (tanto da portarli a richierere il trasferimento del processo per incompatibilità ambientale) e alla fine ha vinto.
A Bologna un esempio è dato dalla lotta aperta che le compagne riuscirono a mettere in campo qualche anno fà dopo lo stupro "correttivo" di una ragazza lesbica: un centinaio di donne attraversarono le strade di Bologna, sanzionando i luoghi frequentati dagli stupratori e le loro stesse case, scrivendo e urlando nomi e cognomi degli stupratori.
Dopo aver letto la lettera siamo entrate nel merito del processo per stupro a L'Aquila, sempre evidenziando comunque l'importanza della solidarietà femminista intorno a Rosa, l'ammissione in parte civile del centro antiviolenza dell'aquila, la necessità di continuare la mobilitazione anche dopo, fino alla legittima protesta per impedire l'ingresso dell'avvocato di Tuccia nella casa delle donne e alla solidarietà femminista, che deve continuare a presidiare il processo intentato contro 3 di noi.
La solidarietà femminista non si processa, respingiamo il processo al mittente e con esso anche la richiesta di scuse di Valentini su abruzzoweb: "devi scusarti tu" è stato proposto di scrivere su uno degli striscioni il 22 gennaio a L'Aquila.

Da Bologna ci saranno 2 macchine per scendere a Roma, per l'incontro che si terrà domenica 21 gennaio alle h 14,30 a Luna e le Altre (Spinaceto, Largo Niccolò Cannella 17) su nodi, problemi, pratiche di solidarietà femminista.
E da Roma poi il 22 mattina, mi sembra verso le 7, partirà un pullman per l'Aquila, autofinanziato con l'iniziativa delle compagne romane del 7 gennaio.

ROMA

DA PALERMO
Luigia sei un grande esempio per tutte  noi, da sola riesci a portare avanti grandi battaglie e seppur con mille difficoltà non ti arrendi mai!!!
Anche se saremo  lontane fisicamente giorno 22 saremo con te e con le altre compagne processate, siamo tutte con voi a sfidare ancora una volta questo sistema violento e marcio
che vuole tapparci la bocca e reprimere le nostre più che legittime lotte di donne contra ogni forma di violenza che subiamo!!! forza compagne, se toccano una toccano tutte!!!
giorgia, antonella, grazia, maria concetta, rosy, daniela, liliana, agnese, enza, paola, sonia, anna maria, gisetta, francamaria, rita, delia, anna, nina, gina, teresa, sofia, silvana, egle, rosalia, paola francesca... 
PRECARIE COOP SOCIALI IN LOTTA A PALERMO

TORINO
Presidio "Basta violenza dei tribunali contro le donne"
Organizzato da Non Una di Meno - Torino
Lunedì 22 gennaio dalle ore 11:30 alle ore 13:30
    Tribunale di Torino C.so Vittorio Emanuele II n. 130, 10138 Torino