23/07/14

Con il popolo e la resistenza palestinese, oggi più che mai


Con le donne palestinesi e con tutti i palestinesi nel cuore

Da una compagna di Bologna:

Un genocidio organizzato voluto fatto passare sotto silenzio dagli assassini che ci governano.
Da decine e decine di anni questi assassini sionisti e loro sostenitori e foraggiatori vanno avanti. Da cosi' tanto tempo giriamo nelle nostre citta' ma con la palestina nel cuore, consapevoli di quello che da sempre succede la'. Compagne, Luigia Giovanna compagne tutte nn se ne puo' piu'. Che cosa possiamo fare? La solidarieta' l'abbiamo sempre data, la rivoluzione sembra lontana. Ma invece mi avete insegnato a osare anche quando sembra irrealizzabile.
Allora dobbiamo osare e credere fermamente che tutto questo sangue e queste lacrime diventeranno davvero armi contro chi vuole cancellare questo popolo che ha sempre eroicamente combattuto anche solo con le pietre. Con le donne palestinesi credendo che ce la faranno. Ce la faremo. Dobbiamo ribaltare il mondo.
Un abbraccio strettissimo di lotta.

Catia,
Bologna

Il sonno della ragione genera mostri, il risveglio spettri...

"Il sonno della ragione genera mostri"


E nei palazzi del potere, dove si decide il destino dei popoli, questi mostri hanno molte facce, ma parlano un’unica lingua, quella della menzogna, della negazione della verità, della mistificazione della storia, dell’ipocrisia di un sistema economico, politico e sociale che di umano non ha nulla, tanto meno la ragione e la memoria.

Il sistema capitalistico, nei suoi fronti di guerra aperta al proletariato resistente, svela tutto il suo cinismo nei confronti della vita umana. Parla con le parole di disprezzo e di odio razziale di una parlamentare israeliana o di quelle di un “insigne” professore israeliano, che incitano agli stupri di massa, allo sterminio di tutte le donne e i bambini palestinesi per dare il via alla soluzione finale: il genocidio di un popolo.

Questo sistema giustifica la pulizia etnica in Palestina con il famigerato diritto di difesa di Israele, con il negazionismo della Nakba, con la complicità politica, economica e militare degli USA e dei governi europei.

Questo sistema in Italia, parla con l’ipocrisia, la menzogna e il negazionismo delle sue massime istituzioni, con la violenza e il razzismo delle sue leggi, con il cinismo della sua industria bellica e degli enormi interessi economici nel medio oriente.

Quando nel suo discorso alla cerimonia del Ventaglio Napolitano afferma: “Spontaneo e profondo è l'orrore che suscitano in ogni persona sensibile notizie e immagini come quelle delle stragi di disperati, adulti, donne, bambini, nei nostri mari”, offende la memoria di quei morti e la nostra. E’ stato lui il precursore dei CIE nel 1998!

Quando parla delle stragi “di tanti incolpevoli e inermi uccisi nei bombardamenti su Gaza in una spirale di uso indiscriminato della forza di cui è innegabilmente parte il fittissimo lancio di missili su Israele”, Napolitano usa macchinosamente e in maniera insidiosa il linguaggio, come se i 620 morti palestinesi sinora causati dall’operazione “Protective Edge” fossero dovuti al lancio di missili su Israele, negando la verità sulla responsabilità di questi crimini, la memoria della Nakba e il diritto alla resistenza del popolo palestinese.

Ma negando il diritto alla resistenza del popolo palestinese, nega anche il diritto alla resistenza di quello italiano e conclude con un avvertimento che sa di beffa: “rivolgo un pacato e fermo appello a superare un'estremizzazione dei contrasti […] nella legittima espressione del dissenso. E per serietà e senso della misura nei messaggi che dal Parlamento si proiettano verso i cittadini, non si agitino spettri di insidie e macchinazioni autoritarie”

Il “senso della misura” di Napolitano è quello che emerge anche dal suo discorso, esso sì macchinoso e pieno di insidie.
Per quanto riguarda gli “spettri”, mi piace concludere con quello di Marx, sempre più attuale e necessario:

« Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi. [...] È ormai tempo che i comunisti espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro del comunismo un manifesto del partito stesso. »

22/07/14

Non lasciamola sola

Riceviamo e pubblichiamo, dal Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute Onlus:



Comunicato Stampa


Il Comitato per i Diritti Civili  delle Prostitute chiederà ai giudici di potersi costituire parte civile a sostegno della giovane M.U. la cittadina Romena barbaramente aggredita e violentata da due soldati americani di stanza presso le caserme Del Din e Ederle  di Vicenza.
L’aggressione violenta contro la giovane, che aveva concordato con i due militari una prestazione di servizi sessuali in cambio di pagamento, è è un atto di brutale inciviltà aggravato anche dal fatto che la giovane M.U. è visibilmente al sesto mese di gravidanza. Non possono e non debbono esserci attenuanti per il comportamento dei responsabili. Chiediamo alle nostre Autorità di non consentire che queste persone che sono per ora pesantemente indiziate si sottraggano alla giustizia italiana come troppo spesso avviene. 
Molti americani sono convinti che il sesso a pagamento sia un reato in Italia e per questo si sentono in posizione di abusare delle persone che lo praticano. Abbiamo purtroppo constatato spesso questa realtà nei pressi delle basi militari occupate da Statunitensi. Già nel 1982 abbiamo denunciato pubblicamente la violenza dei soldati americani a Pordenone. Anche lo scorso anno c’è stata una condanna di cittadino americano  per stupro di una minore a Pordenone.
Chiediamo pubblicamente anche al Sindaco di Vicenza se non ritiene che le politiche di esclusione messe in atto dalla sua amministrazione con le ripetute ordinanze antiprostituzione, non siano da ritenersi causa di aggressioni e ruberie che spesso non vengono denunciati dalle giovani  per paura di ritorsioni da parte dei tutori dell’ordine. Quanti cittadini anche italiani, si fanno l’idea che si possa impunemente violentare e derubare una persona che viene considerata una “indesiderata” per ordinanza e  priva di qualsiasi tutela? Chiediamo anche all’Assessore ai servizi sociali  se  è al corrente di altre e quante  aggressioni hanno subito le lavoratrici del sesso in questi due anni. Non basta dichiarare che si è predisposto programmi contro la tratta e poi essere indifferenti a quello che succede a chi non è trafficato/a. Così come non è corretto far diventare due volte vittima una persona che è stata aggredita affibiandole anche l’ettichetta di “prostituta  trafficata” insieme a quella di violentata per mettere in atto l’assistenza  sociale che le è dovuta comunque in quanto donna che ha subito violenza. Infine non capiamo  perché i militari dell’Arma continuino ad “interrogare” informalmente M.U. che si trova in ospedale senza la presenza del suo avvocato. La nostra lunga esperienza ci insegna che accanto a quella donna dovrebbe esserci sempre qualcuno che la tutela.  Insieme all’avvocata  Alessandra Bocchi faremo in modo che le leggi che ci sono nel nostro Paese vengano appliccate correttamente nell’interesse della sua assistita.
 Non deve essere lasciata sola. Oggi cittadine/i davanti alla caserma Ederle  manifesteranno in un Sit In  per dire basta alla violenza su tutte le donne, ci uniamo a loro perché la misura è davvero troppo colma e ricordare che la sicurezza non si ottiene ne con gli eserciti ne con le ordinanze.
SE NE TOCCATE UNA, CI TOCCATE TUTTE E TUTTI!
DON’T TOUCH OUR SISTERS!

Pia Covre- rappresentante del Comitato per I Diritti Civili delle Prostitute Onlus
3355400982
Pordenone 22-7-2014

21/07/14

Ancora attacchi dei nazisionisti contro le donne palestinesi: "stuprate le mogli e le madri dei combattenti"

Dopo l'invito della parlamentare israeliana Ayelet Shaked ad uccidere tutte le madri palestinesi durante l'attacco via terra, arriva quello del professore Mordechai Kedar, insegnante israeliano di letteratura araba presso l’Università Bar-Ilan, che in in'intervista oggi a Radio Bet, da dichiarato che “stuprare le mogli e le madri dei combattenti palestinesi impedirà gli attacchi”. “La sola cosa – ha detto Kedar – che fermerà un attentatore suicida è quella di sapere che se catturato, sua sorella o sua madre verrà stuprata”.
Al commento stupito del presentatore Yossi Hadar (“non va bene, non possiamo ovviamente prendere queste iniziative”), Kedar ha rincarato la dose: “non parlo di cosa facciamo o non facciamo. Io parlo della realtà: ‘unica cosa che dissuaderà un attentatore suicida è sapere che se preme il grilletto, la sorella sarà violentata”.

PALESTINA. La “normalità” degli abusi sui minori

Sotto le bombe a Gaza, target dell’esercito in Cisgiordania: numerosi rapporti analizzano le gravi violazioni israeliane del diritto internazionale, dall’assedio della Striscia al trattamento delle centinaia di bambini arrestati in Cisgiordania.

Roma, 21 luglio 2014, Nena News – Dall’inizio dell’operazione “Barriera Protettiva” contro la Striscia di Gaza, ogni giorno abbiamo avuto notizia della morte di uno o più minori. In molti casi si tratta di bambini molto piccoli, colpiti dai bombardamenti o, da tre giorni a questa parte, dal fuoco delle truppe di terra israeliane.

L’uccisione di civili ed, in particolar modo, di minorenni, anziani e invalidi, costituisce una grave violazione del diritto internazionale in generale e delle convenzioni di Ginevra in materia di diritto umanitario in situazioni belliche in particolare. Per far fronte a questa terribile accusa i portavoce israeliani hanno affermato che sono state messe in atto tutte le misure necessarie a minimizzare le vittime civili attraverso la comunicazione preventiva degli attacchi e che la responsabilità di queste morti deve essere esclusivamente imputata ad Hamas perché utilizzerebbe i civili come scudi umani. Nel caso dei quattro bambini colpiti sulla spiaggia da un missile sparato dal mare, il governo israeliano ha persino porto le sue ufficiali scuse perché le vittime civili sono state collaterali rispetto all’eliminazione di un obiettivo “legittimo”, un militante di Hamas. Israele afferma, dunque, di aver fatto tutto ciò che è necessario per cercare di proteggere i soggetti deboli al meglio in un contesto difficile come quello attuale.

La realtà è, però, ben diversa. La Striscia di Gaza è uno dei territori con la maggiore densità demografica al mondo, chiusa su tutti i lati, con valichi di confine dai quali è possibile uscire solo con il beneplacito di Israele, o dell’Egitto per quanto riguarda il valico di Rafah.  I minori e le loro famiglie hanno possibilità di fuga quasi nulle, soprattutto in frangenti come quello attuale e, anche se riuscissero ad allontanarsi, mancherebbe loro un posto dove andare e l’assicurazione della tutela dei loro diritti fondamentali. In tale senso si era già espresso il Comitato internazionale sui diritti del fanciullo che, l’anno passato, aveva sottolineato come un attacco in un territorio come Gaza violava sia il principio di proporzionalità sia quello di distinzione (civili-combattenti) date le condizioni fisico-demografiche dell’area. Nei rapporti di organizzazioni come Save the Children viene, inoltre, evidenziato quanto vivere nella Striscia, anche normalmente, comporti un disagio fisico e psicologico, soprattutto dei minori, che tende ad aggravarsi nelle fasi di conflitto: mancanza d’acqua e medicine; senso di insicurezza dovuto alla persistente possibilità di attacco; limitazione della libertà di movimento/emigrazione.

La condizione dei minori palestinesi è, infatti, molto difficile anche durante i periodi di non belligeranza. E’ di fine giugno la pubblicazione di un rapporto dell’Euro-mid Observer For Human Rights, organizzazione non governativa con base a Ginevra, nel quale si evidenziavano le numerose violazioni dei diritti dei minori palestinesi perpetrate da Israele. Attraverso testimonianze dirette, analisi dell’UNICEF e dichiarazioni di operatori internazionali, il rapporto presenta la condizione dei minori palestinesi, principalmente nella Cisgiordania, e cerca di descrivere il trattamento al quale può essere soggetto un minore al momento dell’arresto da parte israeliana.

Sottolineando prioritariamente che, tra inizio 2010 e metà 2014, i minori presi in custodia dalle forze armate israeliane sono stati circa 2500, di cui 400 tra i 12 e i 15 anni, il rapporto descrive in maniera analitica i diversi passaggi della presa in custodia, dall’arresto all’interrogatorio, alla detenzione. I reati generalmente contestati riguardano il lancio di sassi e molotov contro militari israeliani, la partecipazione a manifestazioni pacifiche non autorizzate, la vicinanza a gruppi considerati illegali o anche solo la conoscenza di persone appartenenti a suddetti gruppi. La contestazione delle accuse non è, però, un passaggio fondamentale al momento dell’arresto. Secondo molte testimonianze, infatti, i minori vengono portati via dalle loro case in piena notte, ammanettati e a volte bendati, senza che ai genitori venga comunicato il motivo dell’arresto o consentito di accompagnarli. Davanti alla richiesta di maggiori informazioni sulla natura del reato o sulla localizzazione del minore le risposte rimangono vaghe e, spesso, solo dopo la confessione del soggetto sotto custodia, alle famiglie viene concesso di visitare il minore e di conoscere le accuse.

A questo si aggiunga che le modalità di interrogatorio portano quasi sempre ad una piena confessione. In primo luogo mancano avvocati difensori e traduttori e i minori, in molti casi, vengono interrogati in ebraico e obbligati a firmare documenti nella stessa lingua. Se questo non bastasse, alle violazioni procedurali, spesso, si aggiunge vera e propria coercizione fisica. Nel rapporto di monitoraggio dell’UNICEF sulla condizione dei minori sotto detenzione militare israeliana di ottobre 2013, ad esempio, venivano elencati una serie di casi di minori che, sotto custodia, sono stati sottoposti a violenza fisica, anche con bastoni, e molti organismi internazionali, come il Defense for Children International – Palestine (DCI-Palestine), sottolineano come la perquisizione corporale, l’intimidazione, l’umiliazione e l’isolamento siano pratiche normalmente utilizzate benché vietate dalla Convenzione internazionale dei diritti del Fanciullo siglata da Israele nel 1991.

La mancata tutela dei minori palestinesi non si estrinseca, però, solo nel momento della presa in custodia. Proprio il comitato internazionale delegato a monitorare la messa in atto della Convenzione sopracitata, nel suo ultimo rapporto, datato giugno 2013, esprime grande preoccupazione per i trattamenti riservati ai minori palestinesi dalle forze armate israeliane. In questo senso condanna l’utilizzo dei minori come scudi umani, protezione di veicoli militari dal lancio di pietre e avanguardie in edifici potenzialmente pericolosi, ed informatori (14 casi segnalati tra gennaio 2010 e marzo 2013) e sottolinea come i responsabili di tali atti in passato non siano stati processati per tali violazioni.

Mancata garanzia dei diritti minimi dei minori, violenze sistematiche nei loro confronti e uno stato di latente conflitto fanno si che, nonostante in questi 11 giorni di attacco i minori che hanno perso la vita siano già più di 100 e che tra le decine di arresti effettuati in Cisgiordania moltissimi siano minori, questa non debba essere considerata una situazione eccezionale. Per i giovani palestinesi quello che succede in questi giorni è molto simile alla normalità.

20/07/14

BASTA CON GLI STUPRI E LE VIOLENZE IMPUNITE! Iniziativa martedì 22 luglio alle ore 19, davanti alla caserma Ederle in viale della Pace a Vicenza

BASTA CON GLI STUPRI E LE VIOLENZE IMPUNITE!
Iniziativa martedì 22 luglio alle ore 19, davanti alla caserma Ederle in viale della Pace a Vicenza
All’indomani della notizia di un nuovo stupro da parte di militari statunitensi a danno di una donna, ci appelliamo alla città, ugualmente offesa e colpita ancora, affinché reagisca chiedendo che questi reati non restino impuniti.
Nel corso degli anni, la presenza delle caserme e delle basi a stelle e strisce a Vicenza ha generato molti casi di soprusi, violenze e crimini compiuti da militari e civili statunitensi a danno della popolazione locale, ferita, oltraggiata e trascurata dalla giustizia italiana.
Sebbene non si trattasse di reati commessi nell’esercizio delle funzioni militari, ma di delinquenze comuni o violenze aggravate spesso a sfondo sessuale, gli Stati Uniti hanno preteso per prassi l’affidamento in patria dei procedimenti legali; a distanza di anni dallo svolgimento dei fatti, molte vittime non sono state risarcite e per altre non si conosce l’esito degli sviluppi giudiziari.
L’Italia si è liberata volentieri di certe responsabilità e per gli indiziati sono stati adottati altri pesi e altre misure. Il risultato evidente presenta vittime abbandonate dalla giustizia italiana e una città ferita nella sua sovranità.
Una città militarizzata non è una città più sicura, ma vede aumentare molti crimini fra cui quello della violenza contro le donne, per questo è anche tempo che siano gli uomini a scendere in piazza per prendersi la responsabilità di schierarsi contro la violenza sessuale. Invitiamo a farlo senza moralismi e paternalismi, non per difendere le donne, ma per difendere sé stessi dall’accusa di essere complici della mentalità dello stupro.
Anche se il processo relativo a questo ultimo caso di violenza pare si svolgerà a Vicenza e che sia stata rifiutata la richiesta del Comando americano di trasferire i soldati in un’altra base o negli Stati Uniti, chiediamo alla cittadinanza di partecipare numerosa all’iniziativa che si terrà martedì 22 luglio alle ore 19, davanti alla caserma Ederle in viale della Pace a Vicenza, in segno di rifiuto e condanna di questi crimini che non devono costituire la normalità a cui abituarsi e per pretendere finalmente garanzie per uno svolgimento giudiziario equo e giusto.
Venite vestiti con qualcosa di rosso!
SE NE TOCCATE UNA, CI TOCCATE TUTTE E TUTTI!
DON’T  TOUCH OUR SISTERS!
ASSEMBLEA PERMANENTE WE WANT SEX
DONNE NO DAL MOLIN
CS BOCCIODROMO
SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’ VICENZA