Lo Slai cobas per il sindacato di classe, e in particolare le lavoratrici dello Slai cobas sc, come ogni anno dal 2013, chiaramente ha proclamato lo sciopero del 9 marzo.
Dal 2013 siamo state tra i primi sindacati di base, e spesso da sole, a indire lo "SCIOPERO DELLE DONNE" - che noi riteniamo giusto definire così e non "sciopero transfemminista" che appare riferito solo ad un settore delle donne.
Per tale proclamazione abbiamo ricevuto ben due sanzioni dalla Commissione Garanzia Scioperi di 2500 euro l'una che stiamo ancora pagando (insieme ad altri soldi per aver fatto opposizione alla sanzione del 2020 e aver ricevuto condanna). Queste sanzioni sono state possibili anche perchè la CGS ha usato a piene mani pure il fatto che tutti gli altri sindacati di base avevano accettato di revocare quegli scioperi, accettandone i divieti.
Noi NO! Abbiamo giustamente resistito, perchè si trattava di un illegittimo attacco al diritto di sciopero e in particolare un attacco alle donne nella giornata dell'8 marzo che subiscono non uno sfruttamento ma un doppio sfruttamento, non un'oppressione ma una oppressione totale, fino ai femminicidi, stupri, violenze sessuali.
Abbiamo detto: ribellarci è giusto e necessario! contro padroni, governi, istituzioni borghesi, maschi fascisti che ogni giorno rovinano le nostre vite.
L'abbiamo detto e l'abbiamo fatto, perchè la repressione non ci deve fermare!
Anche quest'anno il governo fascista Meloni - che, ultima schifezza, vuole attaccare nuovamente la libera volontà delle donne con la legge "Bongiorno" sulla violenza sessuale - cercherà di impedire lo sciopero. Confidiamo che quest'anno in maniera unitaria nessun sindacato si tiri indietro, e ci sia una risposta unitaria, compatta.
Chiaramente non abbiamo nessuna fiducia nei sindacati confederali, che sui posti di lavoro spesso sono concausa delle condizioni di discriminazione che subiscono le lavoratrici.
LAVORATRICI SLAI COBAS per il sindacato di classe
L'appello di Nudm
LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI
SCIOPERIAMO!
APPELLO ALLE
ORGANIZZAZIONI SINDACALI, ALL3 SINDACALIST3, ALL3 DELEGAT3
PER LO SCIOPERO
TRANSFEMMINISTA DEL 9 MARZO 2026
Viviamo un
tempo in cui patriarcato e capitalismo ricorrono alla guerra per risolvere
la crisi in cui versano.
Le guerre,
la corsa al riarmo e la deriva autoritaria attraversano il pianeta massacrando vite, impedendone la
stessa riproduzione, rendendo i processi di liberazione e autodeterminazione
delle esistenze minati da feroce repressione, chiudendo spazi di dissenso e
pensiero critico.
La guerra
è sempre più impattante anche dove non ci sono conflitti armati in corso: la respiriamo nella nostra
quotidianità, nell’incertezza del futuro, nella precarietà delle nostre
esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica, nella scuola
delle prescrizioni a docentə, studentə e contenuti.
Vogliamo
ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello
sciopero transfemminista, politico, sociale e vertenziale, che tiene
insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dai e dei
consumi, dai e dei generi, nel momento in cui la propaganda di governo getta la
maschera e diventa guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone
razzializzate, alle persone disabilizzate e povere.
Deriva
autoritaria, controllo dei corpi e economia di guerra non sono aspetti
disgiunti ma costruiscono quotidianamente l’arruolamento morale e materiale
della società nello Stato e l’irrigidimento dei ruoli di genere e di
classe.
Ultima
violenza istituzionale il disegno di legge sulla violenza sessuale che sostituisce il “consenso libero e
attuale” con il “dissenso”, riavvolgendo il nastro della storia indietro di
alcuni decenni. Il dissenso presuppone una disponibilità fino a manifestazione
contraria e scredita la parola di chi ha subito per tutelare chi ha abusato.
Le
conseguenze dell’approvazione sarebbero aberranti non solo nei contesti
familiari ma anche nei contesti lavorativi e in particolare quelli di maggiore
ricattabilità e sfruttamento. Le denunce stanno facendo registrare un aumento
vertiginoso dei casi mentre il governo continua a negare l’educazione
psicosessuo-affettiva e al consenso nelle scuole.
La legge
va bloccata con ogni mezzo: anche con lo sciopero.
Il riarmo
sta imponendo una pesante austerity in un momento di durissima crisi economica
e di guerra commerciale mentre
si programma la spesa a debito per finanziare la riconversione bellica della
produzione industriale.
Le donne,
le persone trans e non binarie, le persone razzializzate, disabili e
neurodivergenti, giovani e meno giovani vengono espulse dal mondo del lavoro e
pagano la crisi con
l'aumento del lavoro povero e precario, l'aumento dei prezzi e la distruzione
del servizio pubblico e del welfare. Si fa sempre più significativo il gender
gap salariale mentre il governo continua a incentivare il part-time imposto e a
enfatizzare il ruolo delle donne in quanto madri e lavoratrici, con misure una
tantum e bonus. È lo stesso sistema che produce l'espulsione e
l’invisibilizzazione sistematica dal mondo della formazione e del lavoro delle
persone trans.
Vogliamo
uscire dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione
attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito
per il bene della nazione. Vogliamo contratti di lavoro stabili e salari
adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da
situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa, una sanità
pubblica universale e gratuita e un welfare efficace per tutt.
Per questo chiediamo
a tutti i sindacati di proclamare e sostenere lo sciopero generale per l’intera
giornata nei posti di lavoro per consentire la più ampia partecipazione.
Auspichiamo un sempre maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali
nel sostegno attivo degli snodi organizzativi quanto nelle ipotesi politiche
che da ormai 10 anni pratichiamo, fra tentativi ed errori sperimentando
pratiche e strumenti, sempre in dialogo attraverso assemblee pubbliche
Lo Sciopero
del 9 marzo si svolgerà durante le Paralimpiadi Milano Cortina che, come ogni
Grande Evento, è una macchina moltiplicatrice del lavoro precario e volontario,
di turistificazione e devastazione ambientale, ma non solo. Sappiamo del
tentativo di sfruttare l'evento per imporre alle organizzazioni sindacali una
sospensione degli scioperi al fine di "garantire il regolare svolgimento
delle manifestazioni". Respingiamo l'ennesimo attacco al diritto di
sciopero da parte del Governo: rispondiamo che se bisogna bloccare qualcosa,
allora sono Olimpiadi o guerre, non uno dei pochi strumenti di conflitto
sociale ancora praticabili, ovvero lo sciopero.
Al di là
di ogni rischio di ritualità,
la sperimentazione aperta dallo sciopero dell’8 marzo in questi 10 anni ha
risuonato negli scioperi contro il genocidio dell’autunno passato al grido di
Blocchiamo tutto! e nello sciopero generale contro l’ICE a Minneapolis. Intendiamo
continuare a fare dello sciopero una pratica collettiva di lotta e di
organizzazione capace di superare frammentazioni e di incidere su una realtà
inaccettabile.
Il 9
marzo 2026 sarà sciopero transfemminista!
Non una di
meno