03/12/16

Il NO delle operaie, delle lavoratrici...

Le ragioni del NO OPERAIO al referendum del 4 dicembre, spiegate da una lavoratrice di Taranto:

Boldrini, ma quale dalla parte delle donne!



DONNE/26 NOV: LA BOLDRINI METTE A SUO MERITO IL DECRETO SUL FEMMINICIDIO - DENUNCIATO DA TANTE DONNE (di cui riportiamo sotto un'analisi critica) - E... GESTI SIMBOLICI... CHE SONO ARIA FRITTA PER LE DONNE; MENTRE NULLA DICE DEL PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA, DELL'ATTACCO AL LAVORO DELLE DONNE, DEL TAGLIO DEI SERVIZI SOCIALI, FATTI DAL SUO GOVERNO E FATTI PASSARE DAL SUO PARLAMENTO

(Da Il manifesto del 27.11) - 'Alla vigilia della manifestazione «Non una di meno» ha gioito del ritorno in piazza delle donne contro la violenza...
(Domanda della giornalista alla Boldrini): ...Dalla piazza è arrivato un messaggio alle istituzioni. E alcune richieste precise, fra cui quella di comporre insieme un piano antiviolenza. Le istituzioni sapranno coglierlo?
(Risposta della Boldrini): ...Per quanto riguarda le istituzioni, con l’intergruppo delle deputate abbiamo incontrato le organizzatrici a Montecitorio per farci spiegare i contenuti della manifestazione. Si è creato un clima positivo e collaborativo. Ho voluto chiarire che le donne delle istituzioni e quelle delle associazioni stanno dalla stessa parte...
...Per quanto riguarda Montecitorio, ho voluto ricordare quello che abbiamo fatto in questa legislatura... In parlamento abbiamo ratificato la Convenzione di Istanbul e approvato il decreto sul femminicidio, inasprendo le pene per alcuni reati, aumentando le tutele per le vittime e inserendo il piano straordinario contro la violenza.
(Domanda della giornalista): Lei sa che alcune associazioni non hanno apprezzato quella legge.
(Risposta della Boldrini): Ne discuteremo ancora, ma quello che abbiamo fatto in questa legislatura non ha precedenti (?!). Personalmente mi sono spesa anche in gesti simbolici (Ah, ecco...): dal drappo rosso esposto sulla facciata di Montecitorio, ad abbassare in segno di lutto la bandiera italiana in memoria delle donne ammazzate e degli orfani di femminicidio; ho istituito la Sala delle donne con le foto delle donne della Repubblica... infine ho dato il via, da un anno, all’intergruppo delle deputate. Grazie al quale nella legge di bilancio sono stati inseriti emendamenti per il sussidio agli orfani di femminicidio, alle vittime di stupri di guerra, l’estensione del congedo per violenza alle lavoratrici autonome, e l’aumento di 5 milioni di euro del contributo ai centri antiviolenza. Le deputate hanno dato la priorità al fatto di essere donne, prima ancora che espressione di gruppi politici. Aggiungo: alla Camera abbiamo approvato la legge che consente di dare il cognome della madre ai figli, ora ferma al Senato. Ed io ho introdotto il linguaggio di genere negli atti parlamentari, che fin qui prevedevano solo il maschile...

(Tornando infine sulla manifestazione del 26): ...una volta che saranno partiti i tavoli di lavoro, subito ci incontreremo con le organizzatrici insieme alle deputate dell’intergruppo per confrontarci sulle proposte. Funzionerà se saremo tutte coinvolte e tutte determinate a raggiungere l’obiettivo. Non più ’noi’ e ’voi’: cammineremo insieme'.

QUESTO FILO DIRETTO TRA ASSOCIAZIONI ORGANIZZATRICI DEL 26 E LA BOLDRINI PER UN PIANO ANTIVIOLENZA, SERVIRA' ALLA PRESIDENTE DELLA CAMERA PER METTERSI ALTRE 'MEDAGLIE' SUL PETTO, MA NON CERTO ALLE MIGLIAIA DI DONNE CHE SONO SCESE IN PIAZZA.

Sul decreto sul femminicidio

NORME SU FEMMINICIDIO E STALKING O PACCHETTO SICUREZZA?

'...il provvedimento, presentato da Alfano e approvato dal consiglio dei ministri come decreto contro femminicidio e stalking, contiene tutta un'altra serie di provvedimenti che non hanno nulla a che vedere con il tema ma hanno invece molto a che vedere con l'ordine, la sicurezza e la repressione di altre manifestazioni. La cosa più eclatante e grave è l'inserimento di misure di rafforzamento della repressione del movimento No Tav, tra cui vi sono tantissime donne, che prevedono una punizione più severa per “l'accesso abusivo” nei cantieri della Tav; tra l'altro anche una vera provocazione, visto che proprio recentemente le forze dell'ordine nel reprimere e arrestare giovani, donne, compagni/e del movimento No Tav, hanno usato anche molestie e pesanti offese sessuali verso una donna arrestata, Marta.
Poi vi sono altre misure, sempre all'insegna di più repressione, più presenza delle forze dell'ordine, tra cui: estendere gli arresti differiti nelle manifestazioni sportive; rafforzare e dare maggiore flessibilità (= più compiti) all'impiego dei militari sui territori; ecc.
Quindi se vogliamo parlare delle norme su 'femminicidio e stalking' innanzitutto pretendiamo la cancellazione dal decreto di tutte le altre norme e non permettiamo che in nome delle donne si impone un pacchetto sicurezza da Stato di polizia e moderno fascismo.
In questi termini respingiamo nettamente questo decreto.

LA FILOSOFIA DI FONDO
Ma dobbiamo dire che anche nelle norme su femminicidio e stalking, la logica generale che le guida è all'insegna del potenziamento del ruolo di controllo dello Stato... Questo decreto crea un clima e una politica non di difesa e aumento dei diritti da parte delle donne, non di rispetto per le scelte, la vita, l'autodeterminazione delle donne, non di più libertà, ma di messa sotto controllo e “tutela” delle donne, quindi di minore libertà. Questo rende questo decreto - al di là di singole misure che in parte già erano presenti ma inapplicate, in parte sono inevitabili di fronte a un'emergenza oggettiva – non accettabile dal movimento delle donne...
...sarà una mera coincidenza, ma proprio negli stessi giorni in cui il governo ha approvato queste norme contro femminicidi e stalking, il Tribunale de L'Aquila ha concesso la libertà di uscire per lavoro (dopo già la condanna vergognosa degli arresti domiciliari) all'ex militare Tuccia stupratore e quasi assassino di “Rosa”.

NEL MERITO
Pur considerando, e su questo sono le donne che lo hanno per prima e sempre denunciato, che le violenze, i femminicidi avvengono soprattutto in famiglia o nelle relazioni personali, questo decreto introduce, oltre l'aggravante se l'autore della violenza è il coniuge, anche se separato o divorziato, o il partner pure se non convivente, altre aggravanti - se alla violenza assiste un minore di 18 anni o se la donna è incinta – che guardano non alla gravità del reato nei confronti della donna ma di fatto delle donne in essa, derubricando oggettivamente le violenze sessuali in tutti gli altri ambiti (posti di lavoro, “strade”, carceri, ecc.) e sulle altre donne non inquadrabili nel sistema famiglia – guarda caso, ma per esempio queste norme parlano poco di “stupri”.

Altre misure sono necessarie, come: le forze di polizia potranno buttare fuori di casa, con urgenza, il coniuge violento, impedendogli di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla donna; l'arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamenti contro familiari e conviventi o per stalking; la corsia preferenziale; il gratuito patrocinio; la protezione dei testimoni; la procedibilità anche su denuncia di terzi; il permesso di soggiorno per motivi umanitari ai cittadini stranieri che subiscano violenze di questo tipo.
MA SU QUESTO LE DONNE NON POSSONO AVERE FIDUCIA E DELEGARE ALLO STATO.
Già ora alcune misure utili vi erano, ma gestite da questo Stato, dalle forze dell'ordine, da questa Magistratura, da centri antiviolenza istituzionali o non vengono applicate o diventano anch'essi strumenti di violenza della volontà delle donne – vedi l'andamento dei processi.
Le donne vengono considerate come “vittime” al massimo da “tutelare” e non come soggetti attivi, principali nella battaglia contro femminicidi e stupri; anzi quando lo sono, con le lotte, le si vuole riportare ad una condizione di “delega” alle istituzioni o le si reprime. Si vuole soffocare, impedire il protagonismo delle donne, la ribellione delle donne, e nascondere che “gli uomini che odiano le donne” sono una reazione oggi anche al fatto che le donne, come donne, vogliano decidere della propria vita.
Quindi, anche là dove si vogliono introdurre norme utili, SENZA LA LOTTA E L'AUTORGANIZZAZIONE DELLE DONNE, diventano inutili e anche controproducenti...

...Tornando alle norme. In alcuni casi vogliono toccare solo alcuni aspetti, ma volutamente restano in superficie, vedi la questione dei processi, in cui si parla di “corsia preferenziale” ma nulla si dice su come vengono svolte le udienze, sulla doppia violenza che vi devono subire le donne, e soprattutto nulla si dice per impedire le scandalose condanne anche di questi ultimi mesi, non considerando esplicitamente le violenze sessuali contro le donne tra i reati più gravi.
In altri casi, la “tutela” diventa uno strumento di oppressione, vedi il divieto del ritiro della querela, che potrà avere come risultato la rinuncia delle donne a farla.
Nel decreto si parla, poi, di potenziare i centri antiviolenza e i servizi di assistenza, formare gli operatori. Questo nel momento in cui si tagliano le risorse ai centri autogestiti direttamente da associazioni di donne, fa capire, lì dove dalle parole, per ora generiche, si passasse ai fatti, che verrebbero incrementati e finanziati solo i centri istituzionali.

Infine il governo, andando indietro anche alla stessa Convenzione di Istanbul, nulla dice contro le discriminazioni, oppressioni, contro le condizioni di vita che sono alla base delle violenze sessuali e femminicidi...
...Su questo... i governi sono direttamente responsabili della condizione di doppio sfruttamento e oppressione delle donne...'

29/11/16

Grande manifestazione Delle donne/ragazze del 26 - nostra speranza...

MARTEDÌ 29 NOVEMBRE 2016- GRANDE MANIFESTAZIONE DELLE DONNE/RAGAZZE DEL 26 - LA NOSTRA SPERANZA... E' CHE LA QUANTITA' SI TRASFORMI IN QUALITA'/ROTTURA

E' stata sicuramente una grande manifestazione quella di sabato 26 nov. a Roma contro la violenza sessuale. 200mila è un dato realistico, ed è stata veramente nazionale, erano presenti grandissimi o piccoli gruppi di donne, come donne singole venute da tutte le Regioni e da tutte le province, città, anche piccole.
Non dagli anni '70 come scrive erroneamente "Il manifesto", ma dalle grandi manifestazioni a Milano, Roma del 2006 e 2007, non c'era stata una mobilitazione così ampia.
Vi erano, insieme a donne non giovani o anziane, tante ragazze, giovani, vi erano in migliaia le universitarie della Sapienza di Roma, ecc.
Un corteo che è iniziato a muoversi quando sono arrivate tutte, tutti i pulmann - fermati ancora una volta (dopo la manifestazione nazionale dei migranti) dalla polizia/carabinieri, su una nuova direttiva del Ministero degli Interni che bisogna subito contrastare, non accettare (una direttiva che si aggiunge al divieto di cortei a Roma dal lunedì al venerdì, vergognosamente accettata dai sindacati), perchè se non contrastata diventerà un modo per impedire le manifestazioni, come vi sarà una terza, una quarta direttiva repressiva...
E' stato un corteo che ha occupato come un fiume le strade centrali di Roma.

Noi speriamo che tutta questa quantità - come succede nelle leggi delle natura - si trasformi in qualità. Sia in termini di continuità, estensione di una mobilitazione che tocchi tutti i nodi della violenza reazionaria contro le donne, sia soprattutto in termini di elevamento della lotta, di agirla contro tutti i nemici delle donne, non solo gli uomini che odiano le donne ma i padroni, governo Renzi, Stato che odiano sistematicamente le donne e hanno pure il potere di mettere in pratica questo odio che diventa attacco quotidiano.
Ma questo sarà possibile se la quantità produca anche al suo interno delle "rotture".
Perchè la manifestazione è stata bella e grande, ma la sua organizzazione/direzione nei contenuti, negli scopi di essa è stata, dall'inizio fino alla fine, al di là delle affermazioni, nelle mani dei centri antiviolenza, di associazioni paraistituzionali, di aree che fino a poco fa gravavano nell'area dell'attuale partito di governo (vedi Udi).

Queste realtà hanno reso una potenzialità di lotta di massa delle donne che poteva far preoccupare i veri nemici delle donne, una manifestazione che non poteva dare fastidio e non ha dato fastidio - "Con i complimenti - scrive Il Manifesto - del questore per l'organizzazione".
Lo stesso giornale il giorno dopo si sorprende che il premier Renzi non ha detto "neanche una parola. Neanche in onore della delega alle pari opportunità che si è tenuta fino allo scorso giugno". E perchè avrebbe dovuto dirla? Quella manifestazione, per lui, per il governo, non faceva paura, non era "contro". Era veramente un'impresa trovare un cartello, uno striscione
contro Renzi, nonostante con il suo Jobs act abbia reso permanente la precarietà, di cui le donne sono state e continuano ad essere le prime colpite, e stia permettendo ai padroni di licenziare tantissime lavoratrici, o nonostante questo governo, per i suoi interessi imperialisti, stia uccidendo ogni settimana centinaia di nostre sorelle migranti e bambini, ecc. ecc., nonostante processi e incarceri le donne che lottano (dalla No Tav a L'Aquila); come erano rari i cartelli contro le ministre che tagliano il diritto allo studio alle ragazze, tagliano o peggiorano asili, servizi sociali, che chiudono interi reparti ospedalieri, anche di maternità - e poi la Lorenzin, fa le campagne per la fertilità aprendo la strada a un nuovo attacco al diritto d'aborto; come era impossibile vedere cartelli contro i padroni che tolgono pure i minuti di pausa alle donne che devono correre tra lavoro e casa - ma qui chi li avrebbe potuti portare fondamentalmente non era presente in questa manifestazione...
E, allora, perchè meravigliarsi che Renzi, la stampa dei padroni non abbia parlato della manifestazione di sabato?
Il corteo non esprimeva, non poteva esprimere tutta la rabbia, il dolore, la ribellione delle donne che non ce la fanno più, non esprimeva la necessità di una guerra di classe e di genere, contro la guerra di bassa intensità e continua che subiamo.
Esprimeva una "marea", come è stata chiamata, ma tranquilla.
Da cui vengono "richieste" al governo, "richiami al suo dovere" per avere "più soldi, più servizi sociali, più educazione di genere, leggi migliori"", ma non certo viene un messaggio di lotta che faccia paura e preoccupi. E nei fatti, al massimo le richieste a cui questo governo moderno fascista potrà rispondere, sono soltanto una elemosina di fondi ai centri antiviolenza. Un governo che col suo Ministro degli Interni proprio nella giornata mondiale contro al violenza sulle donne, in un paese dove sono state uccise (per quelle che si sanno) 116 donne finora e tante ferite nel corpo e nell'anima, tante stuprate, ha sciorinato, a suo merito, presentando il calendario della polizia, cifre che dimostrerebbero una riduzione delle violenze sessuali.

Infine, due, ma veramente due, parole sul fatto della presenza degli uomini - tanto sottolineata, invece. Un bel cartello di una ragazza diceva: "In questo giorno tanti uomini sono pubblicamente solidali poi arriva domani, chiudono le porte e ti alzano le mani".
La questione non è uomini sì o uomini no, ma la necessità della lotta autonoma, separata delle donne, una lotta dura, che ponga chiaro la priorità del contro, non pacifica, accogliente (gli uomini hanno potuto partecipare e prendere la parola anche il giorno dopo, ai Tavoli). Questa lotta può e deve porre anche tra gli uomini, anche tra i proletari, rotture reali che continuino il "giorno dopo", non adesioni o sostegno, comprensione, o "battiture sul petto" che restano molto ma molto in superficie senza una rivoluzione.
Lenin - come abbiamo ricordato ieri - scriveva: "Pochissimi uomini - anche tra i proletari - si rendono conto della fatica e della pena che potrebbero risparmiare alla donna se dessero una mano al "lavoro della donna". Ma no, ciò è contrario ai "diritti e alla dignità dell'uomo"; essi vogliono pace e comodità..."; "Gratta un comunista (un compagno, diremmo oggi) e troverai un filisteo! Evidentemente bisogna grattare il punto giusto: la sua concezione della donna...".

Questa manifestazione non ha posto all'OdG la necessaria guerra come classe e come donne; ma è stata sì di classe, cioè espressione di una classe, quella della piccola e media borghesia, che vuole, appunto, miglioramenti, non rovesciare questo sistema capitalista che, come 100 anni fa, sempre e di più, si basa sulla proprietà privata, sulla famiglia, sulla conservazione dell'ordine statale esistente, e per questo non potrà che attaccare le condizioni di vita, di lavoro, opprimere sempre più le donne. Certo anche il 26 tante lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, ecc. stavano alla manifestazione, ma non potevano stare come voce, come ideologia, come bi/sogni, come necessità di rompere tutte le catene, di rivoluzione.

La voce di queste donne proletarie stava ed era rappresentata il giorno prima, il 25, a piazza Montecitorio, nell'assedio al parlamento.
A queste donne, la polizia non ha fatto "i complimenti", ma è giunta in forze, con uomini e blindato, minacciando quando una parte di loro si è recata al giornale Il Messaggero.
Queste donne non sono entrate in parlamento per creare un "clima positivo e collaborativo" (come ha detto la Boldrini sull'incontro con le organizzatrici della manifestazione del 26), ma hanno imposto con l'assedio, espressione delle lotte di ogni giorno nelle loro realtà, di entrare in Parlamento, rompendo le regole sulle modalità e partecipazione agli incontri e ponendo subito, con gli interventi di forte denuncia delle lavoratrici, disoccupate, che noi non vogliamo sentire chiacchiere e false promesse, ma che dovete voi starci a sentire e noi vi giudicheremo sui fatti.

Queste donne, il giorno 26 hanno chiamato tutte ad un nuovo, più grande, esteso e forte sciopero delle donne - dopo quello da noi cominciato nel 25 novembre 2013 e nell'8 marzo di quest'anno e come hanno cominciato a fare anche in Argentina, Polonia, Islanda, Francia.

Ora lo "sciopero delle donne" nella giornata dell'8 marzo 2017, è diventata una parola d'ordine e un impegno assunto anche nei Tavoli del 27 novembre.
Ma sono e devono essere le donne proletarie, più sfruttate e oppresse, quelle che subiscono non una ma tutte le violenze fasciste, sessiste, razzista di questo sistema ad essere l'avanguardia e il riferimento, per contenuti, pratica, prospettiva.

LO SCIOPERO DELLE DONNE È OGGI L'ARMA DELLE DONNE LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, DI CHI LOTTA OGNI GIORNO, PERCHÈ VI SIA UNA LOTTA GENERALE CONTRO TUTTO QUESTO SISTEMA BORGHESE, LOTTA RIVOLUZIONARIA.

Per questo non basta dire "facciamo come l'Argentina", ma anche capire e dire quello che hanno detto le donne argentine:
"In mezzo all’aumento della flessibilizzazione e ai licenziamenti, in un contesto dove la disoccupazione giunge al 9,3%, arrivando al 10,5% nel caso delle donne, con una crescente inflazione, in mezzo alla perdita di potere d’acquisto e al congelamento del consumo, noi donne ci siamo riappropriate della parola sciopero come uno strumento storico di lotta ma che, risignificandolo, lo usiamo noi doppiamente oppresse per rifiutare questa oppressione. Scioperiamo sia come classe e sia come donne, scioperiamo mentre i “ragazzi” della CGT vanno di riunione in riunione, civettando con il governo e difendendo i loro propri interessi, scioperiamo in mezzo a tagli, mancanze, precarietà... Oggi, noi donne dimostriamo che siamo molto più coscienti e, per questo, occupiamo le strade per mandare un messaggio chiaro: non siamo sole, siamo organizzate e daremo battaglia. Questo sciopero non farà finire i femminicidi. Non farà finire la violenza che esercitano su di noi, con la discriminazione che subiamo nel lavoro, con la criminalizzazione di quelle di noi che abortiscono, con la stigmatizzazione di quelle di noi che non sono madri, né vogliono esserlo, o con la repressione che colpisce quelle di noi che si organizzano contro il patriarcato.
Ma dopo questo 19 ottobre staremo un po’ più insieme, un po’ più organizzate, saremo un po’ più coscienti… Continueremo a trasformare l’ingiustizia, la rabbia e il dolore in più lotta".

Non ci avete fermato e non ci fermerete. Ora lo sciopero delle donne!

Contro tutte le violenze di padroni, governo,
Stato, uomini che odiano le donne
le donne proletarie chiamano allo sciopero delle donne!

 
 
il 25 novembre lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, di varie città, dal sud al nord, in nome di tutte le donne più sfruttate, oppresse da questo sistema sociale, hanno fatto una manifestazione in piazza Montecitorio combattiva e vivace, piena di interventi, denunce, piena delle loro esperienze di lotta.

Affermando che “Noi donne proletarie siamo contro tutte le violenze, e la prima violenza è quella sistemica di padroni, governo, Stato capitalista, imperialista che alimenta e produce le orribili stupri e femminicidi”, abbiamo assediato il palazzo del parlamento, rappresentativo di tutti i Palazzi del potere, e abbiamo detto “Basta! Non ci fermeremo! Noi lottiamo e lotteremo fino in fondo per mettere fine a questo orrore senza fine”. E' questo sistema capitalista che va rovesciato, dalla terra al cielo, e come donne dobbiamo rompere non una ma mille catene perchè tutta la nostra vita deve cambiare, perchè non ci sia oppressione, doppio sfruttamento delle donne, violenze sessuali.

il 25 novembre abbiamo fatto anche altro. Abbiamo sintetizzato tutte le istanze che vengono dalle nostre lotte in una piattaforma, in un “quaderno” in cui abbiamo raccontato, raccolto le nostre condizioni di lavoro/non lavoro, di vita, tutti gli attacchi verso noi donne, dai padroni grandi e piccoli sui posti di lavoro, dai governi di questi anni che con le loro leggi hanno peggiorato la condizione della maggioranza delle donne sui posti di lavoro, nei quartieri, nelle case, tagliando spese e servizi sociali essenziali - dagli asili alle pensioni, ai diritti alla loro salute sul territorio, pensiamo alle donne dei quartieri di Taranto e delle città inquinate, mentre riprendono attacchi al diritto di aborto e attacchi razzisti che colpiscono due volte le nostre sorelle immigrate.

Questa Piattaforma/quaderno l'abbiamo portata come sfida ai Palazzi.  questo ha prodotto due primi incontri, in parlamento e col ministero del lavoro, risultato solo della forza delle nostre lotte.

Ma in questi incontri, dove “rompendo le loro regole” siamo andate in ampie delegazioni, e tante lavoratrici disoccupate hanno fatto duri interventi, abbiamo detto che noi donne non vogliamo sentire le loro parole ipocrite, siamo noi donne che vogliamo parlare e pretendere risposte ai nostri bi/sogni, porre le nostre condizioni. E la loro mancata risposta o falsa risposta sarà anche la ragione dell'innalzamento, indurimento della nostra lotta.

Ai giornali abbiamo detto: non “parlate su di noi” una volta all'anno, con grigie statistiche o articoli scoop che ci offendono, ma “parlate con noi!” E a dimostrazione che la maggior parte di essi sono contro le donne, ieri “Il Messaggero”, dove era andata una delegazione di lavoratrici per parlare, ha chiamato la polizia, venuta in forza con uomini e camionette, per impedirci di entrare.

il  26 novembre siamo con tutte le donne alla manifestazione nazionale per dire:

E ora lo sciopero delle donne!
Come in Argentina, in Polonia, in Francia...

Nel nostro paese lo sciopero delle donne è già cominciato: 20mila donne, lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, hanno partecipato finora, nel novembre 2013 e quest'anno, allo sciopero indetto dal Movimento femminista proletario rivoluzionario.

Lo sciopero delle donne è una forte arma di lotta. E' lo sciopero delle donne che fa paura a padroni, governi, sindacati collaborazionisti, agli uomini!

le donne proletarie che hanno acceso in Italia questa “scintilla” e hanno lanciato un messaggio anche in altri paesi, chiamano tutto il movimento delle donne a prenderla in mano.


Grandi manifestazioni di donne, come questa, non bastano per cambiare i rapporti di forza tra i nostri veri nemici e la maggioranza di noi donne, se non sono all'interno di un percorso di lotta continua contro l'intero sistema sociale, i padroni, il governo, lo Stato, i loro maschi fascisti, sessisti, razzisti.

Lo sciopero delle donne, l'autorganizzazione del femminismo proletario sono le tappe attuali del percorso della nostra liberazione, che deve essere rivoluzionario.

Perchè senza rivoluzione non c'è liberazione!


26.11.16
Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

mfpr.naz@gmail.com -3475301704
 
 


 



28/11/16

Un film sulla condizione delle donne operaie

Una recensione
Se sette minuti vi sembran pochi…
di Riccardo Tavani

Undici donne, undici operaie, chiuse in uno spogliatoio, dentro una fabbrica vuota, deserta, attorno a un tavolo, tra gli armadietti metallici. Devono decidere della loro condizione ma – soprattutto – di quella delle loro compagne e compagni di lavoro che sono di fuori con cartelli e striscioni ai cancelli. Questo è il contesto di 7 minuti, l’ultimo film di Michele Placido. Un film tratto da una storia vera, accaduta in Francia, a Yssingeaux, nell’Alta Loira, dalla quale Stefano Massini, uno degli sceneggiatori del film, aveva tratto un suo precedente lavoro teatrale con la regia di Alessandro Gassmann. 
L’azione è spostata in Italia e ambientata nella zona delle piccole e medie fabbriche di Latina, per farne un racconto cinematografico tratto da situazioni e caratteri umani della nostra attuale condizione operaia, e femminile in particolare. La vicenda, d’altronte, ha tratti ormai comuni non solo a tante fabbriche ma anche a molti altri posti di lavoro con contratti sia a tempo indeterminato sia – soprattutto – soggetti al frastagliato arcipelago di contratti o non contratti del precariato.
Quella di questo film è la fabbrica tessile dei Fratelli Varrazzi (uno dei quali interpretato dallo stesso Placido) che stanno cedendo il pacchetto di maggioranza azionaria a una multinazionale francese. Da Parigi giunge, con il primo volo della mattina, Madame Rochette per stipulare l’atto formale di accordo con la vecchia proprietà. Questo dovrà essere poi approvato dal Consiglio di Fabbrica e quindi ratificato dal resto del personale. Le operaie delegano una loro rappresentate a partecipare come osservatrice alla stesura dell’accordo padronale. È Bianca – interpretata da Ottavia Piccolo, come nella precedente pièce teatrale di Massini –, l’operaia più esperta, con trenta anni di anzianità aziendale alle spalle. Madame Rochette ha molta fretta di concludere il tutto entro le cinque del pomeriggio, per essere la sera di nuovo a Parigi, a festeggiare il compleanno di un suo nipote.
Quando Bianca torna nello spogliatoio, tra le sue dieci compagne del Consiglio di Fabbrica, ci sono dunque poche ore di tempo per votare sì o no a quell’accordo. L’atto di cessione prevede questo: la fabbrica non chiude, non ci sarà alcun licenziamento, i turni di lavoro rimarranno immutati. La nuova proprietà chiede il taglio di soli sette minuti di pausa. Sembra un grande risultato, le delegate telefonano all’esterno, dove iniziano canti e balli, e vogliono immediatamente, compattamente votare sì, per chiudere subito l’intera vicenda e tornarsene a casa. L’unica che annuncia il suo voto contrario è proprio Bianca. Quando lei è entrata in fabbrica, la pausa era di 45 minuti, ridottasi progressivamente fino a 15. Tolti questi sette, ne rimarranno solo 8. Bianca invita le compagne a ragionare, a riflettere, prima di precipitarsi a votare sì, perché quei sette minuti in meno si trascinano inevitabilmente dietro molte altre rinunce.
Inizia una discussione tesa, drammatica, acre, a tratti violenta, con accuse, recriminazione reciproche che spacca l’organismo di fabbrica e contrappone le singole compagne di lavoro l’una all’altra. Attraverso questo aspro confronto, Placido ci mostra, anzi, compie una vera e propria vivisezione dell’attuale composizione di classe umana dentro questa realtà industriale italiana. Donne sposate, single, separate, con molti, nessun figlio, immigrate dall’Africa, provenienti dall’ex Est europeo, condizionate, ricattate, soggette ad attenzioni padronali di tipo sessuale. Una composizione umana frammentata, dispersa, i cui vuoti neanche gli slanci di affetto e solidarietà cementati in anni di lavoro in reparto riescono autenticamente a superare. Su questa divisione strutturale punta il padronato per affermare le proprie imposizioni. 
Sta divenendo sempre più un fatto di cronaca quotidiana la recrudescenza padronale su controllo, rigida regolamentazione, riduzione, negazione delle pause lavorative, siano esse tra i turni, per il pasto o per i bisogni corporali. Una recrudescenza che tocca dunque non più soltanto la sfera fisico-meccanica esterna della forza lavoro, ma direttamente quella biopsichica più intima. Un bio-potere pervasivo che vuole appropriarsi dell’accresciuta componente sensibile, culturale, intellettiva e immateriale che ogni lavoratrice, lavoratore porta oggi all’interno del processo lavorativo, senza che essa sia loro minimamente riconosciuta.
Una vicenda cinematografica resa viva dalle undici attrici che formano questo sfrangiato ventaglio di classe e che sono: Cristiana Capotondi (Isabella), Ambra Angiolini (Greta), Fiorella Mannoia (Ornella), Violante Placido (Marianna), Ottavia Piccolo (Bianca), Clémence Poésy (Hira), Maria Nazionale (Angela), Balkissa Maiga (Kidal), Luisa Cattaneo (Sandra), Erika D'Ambrosio (Alice), Sabine Timoteo (Micaela). A completare un cast tutto al femminile c’è inoltre Anne Consigny nel ruolo di Madame Rochette. Donne che – riprendendo il celebre canto di protesta delle mondine tra le risaie “Se otto ore vi sembran poche” – potrebbero ora intonarlo ai più intimi minuti di vita che vorrebbero loro strappare via.
È importante che un regista e un attore italiano di successo come Michele Placido – invece di dedicarsi a copioni che sarebbero certamente più redditizi per lui – porti sullo schermo temi legati alla condizione della resistenza operaia sul fronte del lavoro. Se pensiamo anche a un altro film operaio, quello del regista inglese Ken Loach I, Daniel Blake, vincitore di Cannes 2016, una cosa colpisce: il lavoro vivo non appare più sullo schermo cinematografico. Appare invece, e come, in un film sul lavoro precario più crudele ambientato tra Nettuno e la zona Tuscolana di Roma. È Sole Cuore Amore di Daniele Vicari, presentato all’ultima Festa del Cinema di Roma. Un altro film da non mancare e del quale Stampa Critica ha già scritto.

27/11/16

25 NOVEMBRE PIAZZA MONTECITORIO... E NOI CONTINUIAMO... E NOI TORNEREMO!

Le lavoratrici, precarie, le ragazze disoccupate, le donne proletarie che sono venute, da Milano, Taranto, L'Aquila, Roma, Bologna, Bergamo, ecc, e in tante da Palermo, in piazza Montecitorio, insieme ad altre che volevano stare a Roma, ma non sono potute venire per mancanza di soldi, per i padroni che non le concedono neanche in questo giorno una ferie, per le tante varie catene che le legano all'assistenza dei familiari, ecc. ma che comunque hanno mandato messaggi, foto, hanno fatto, come a Palermo, un presidio in contemporanea, tutte hanno detto nella manifestazione del 25 novembre: "NOI TORNEREMO!".
Noi che ogni giorno siamo in lotta contro tutte le violenze reazionarie contro le donne, contro i padroni, contro il governo Renzi, contro lo Stato, in tutte le sue Istituzioni, contro gli uomini fascisti che stuprano e uccidono, anche a Roma abbiamo appena iniziato ad assediare i Palazzi del potere,i responsabili di questo sistema di guerra infinita contro noi donne.


Noi non vogliamo solo una "marea",  vogliamo che la marea di donne vi sommerga...
E gli interventi, gli slogan, fatti ininterrottamente, sono stati come delle lance di sfida contro i veri nemici della nostra vita.


A Piazza Montecitorio sono state anche rappresentanti delle madri coraggiose, che di fronte alle figlie uccise portano avanti la battaglia... e in questa maniera le figlie VIVONO..., è stata la madre di Nicole uccisa a 23 anni a Roma, come è stata, sia pur con una sua lettera, la madre di Federica, uccisa con il suo bambino a Taranto.




Abbiamo portato la voce forte delle donne che resistono alla repressione, e la solidarietà a chi denuncia gli stupratori e i loro avvocati e viene processata, alle compagne decine e decine di volte arrestate, condannate della No Tav, a Nicoletta Dosio, che non accetta la (in)giustizia borghese.


Le donne proletarie hanno dichiarato ancora una volta il loro impegno al fianco delle sorelle che combattono in prima fila nella lotta, nelle guerre popolari contro i regimi fascisti, massacratori, "stupratori e torturatori legali", contro l'imperialismo, come inIndia.
*****
E' stata questa manifestazione diversa, combattiva, ha "convinto" nei Palazzi a fare gli incontri, che fino al giorno prima ci avevano negato (di cui parleremo a parte).

Ora verso un nuovo sciopero delle donne!

Noi in Italia abbiamo già lanciato questa scintilla, presa in mano da più di 20mila lavoratrici, precarie, immigrate... Questa ora comincia ad estendersi in altri paesi, dalla Polonia, all'Argentina, alla Francia.

Anche il 25 novembre in tante realtà, Bologna, Genova, Venezia, Gorizia, Milano, Modena, Reggio Emilia, ecc. (solo per quelle di cui abbiamo avuto notizie ufficiali) le lavoratrici hanno scioperato, scuole sono state chiuse per sciopero... (benchè fosse stato indetto in questo caso lo sciopero solo per dare copertura sindacale alle lavoratrici che non andavano al lavoro), mostrando come questa arma di lotta sia voluta dalle donne.
Chi oggi esalta lo sciopero delle donne degli altri paesi, in Italia quando c'è stato ha voltato la testa dall'altra parte. Si agita lo slogan 'facciamo come..', poi, quando concretamente queste forme di lotta 'storiche' si fanno in Italia, non si supportano o non vengono valorizzate o, ancora peggio, vengono contrastate.
Ma ora, non può essere ancora così.


Per questo, nella grande manifestazione del 26, abbiamo portato l'indicazione: "Contro tutte le violenze di padroni, governo, Stato, uomini che odiano le donne, le donne proletarie chiamano allo sciopero delle donne". 

Lo sciopero delle donne, l'autorganizzazione del femminismo proletario sono le tappe attuali del percorso della nostra liberazione, che deve essere rivoluzionario. 

24/11/16

Volantino lavoratrici del policlinico di Palermo

Alle lavoratrici del Policlinico

25 NOVEMBRE 2016

SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DELLE LAVORATRICI E DELLE DONNE
proclamato da SLAI Cobas s.c. e USI

In occasione della “GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE”, delegazioni di lavoratrici, operaie, precarie,braccianti, disoccupate, giovani…, del sud, del centro e del nord del Paese, manifesteranno a Roma, sotto i palazzi del potere, contro la doppia violenza che si vive quotidianamente dai posti di lavoro, alla famiglia, al sociale.

Oramai da tempo assistiamo ad un sempre più crescente peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita delle donne, grazie a politiche governative moderno fasciste, come quelle di Renzi e CO,che attaccano  sistematicamente i diritti e le conquiste delle lavoratrici/donne. Infatti : si  bloccano i contratti e si tagliano i salari, mentre aumentano incessantemente le tasse, i prezzi e le tariffe; si precarizza selvaggiamente il lavoro e aumentano i licenziamenti, grazie al jobs act; cresce  il supersfruttamento e la schiavizzazione, a cominciare dalle operaie e dalle braccianti; la sicurezza sul lavoro è inesistente, mentre aumenta notevolmente lo stress lavoro-correlato e le malattie professionali; le discriminazioni, i ricatti e il mobbing sul lavoro sono una costante; andare in pensione è divenuto una vera e propria chimera, mentre vi è una massiccia crescita della disoccupazione femminile;  i tagli ai servizi sociali (sanità, scuola ecc.) continuano indisturbati, e sono tesi a spingere le lavoratrici a ritornare a casa e a fungere da ammortizzatori sociali ancor più, oltre che da incubatrici, in nome di “Patria Chiesa e Famiglia”, di mussoliniana memoria.

La scellerata politica dei tagli, che colpisce anche la sanità pubblica, si è abbattuta e continua ad abbattersi pesantemente  pure sui dipendenti del Comparto, ma soprattutto sulle lavoratrici che, oltre a non riuscire più a tirare avanti la carretta, a causa del carovita e del  blocco degli stipendi,  vedono anche accrescere giorno dopo il giorno il proprio carico di lavoro, gli infortuni, le vessazioni, lo stress, con gravi conseguenze per lo stato di salute soprattutto per quelle addette all’assistenza (infermiere,OSS,OTA, ecc.) .
 
ANCHE TUTTO QUESTO E’ VIOLENZA SULLE DONNE!

Contestualmente a quanto sopra, si assiste ad una vera e propria recrudescenza della violenza sessuale e di ogni genere sull’universo femminile  (molestie, aggressioni fisiche e psicologiche, stupri, femminicidi),consumata per il 90% all’interno della “sacra famiglia”, per mano di mariti,fidanzati,conviventi,figli, padri,parenti, spasimanti. Violenza che oltre le mura domestiche, vede teatro anche i luoghi di lavoro, le strade, le scuole ecc.

Pertanto questo SCIOPERO, parte dal lavoro, ma si estende all’intera condizione di vita dell’altra metà del cielo, ed è un’ARMA per unire  e scatenare, dal sud al nord, la RIBELLIONE delle donne, principalmente di quelle proletarie- italiane e migranti- le più povere,  sfruttate ed oppresse. Donne che devono prendere nelle loro mani la LOTTA per i diritti, la dignità e la libertà, contro il MODERNO MEDIOEVO e questo sistema economico,politico,culturale e sociale, che avvelena quotidianamente la vita delle donne, che vuole subalterne,remissive e schiave dei padroni, della famiglia, degli uomini e di questa infame, maschilista, oscurantista ed assassina società.


CONTRO VIOLENZA, FEMMINICIDI, MISERIA, SFRUTTAMENTO E CAROVITA,
CON QUESTO GOVERNO E QUESTO SISTEMA, FACCIAMOLA FINITA!


Pa, 20.11.2016

Lavoratrici SLAI Cobas sc. Policlinico Palermo

nel retro la Piattaforma dello sciopero che sarà portata ai ministeri