17/08/18

Genova... ora!

Riceviamo e condividiamo:

pc 16 agosto - La tragedia di Genova domanda la mobilitazione proletaria e popolare - Editoriale

Innanzitutto la solidarietà popolare verso le vittime e le loro famiglie!
Innanzitutto il sostegno alle famiglie sfollate e trattate malissimo da Governo e Amministrazioni locali!

Ancora una volta dopo che la tragedia avviene 
tutti dicono che è una tragedia annunciata,
tutti dicono che l'avevano detto,
tutti si trasformano in ingegneri che avevano o hanno la soluzione...

Il governo di turno, oggi quello fascio populista Di Maio/Salvini, che è da troppo poco tempo in carica per avere responsabilità dirette, scarica sui governi precedenti. Vero... ma tra i governi precedenti ci sono sicuramente i governi Berlusconi, sostenuti da Lega/Salvini, e sono dello stesso colore di Salvini, la Giunta Regionale e Giunta comunale, come sono anche di stampo Grillo/5stelle le dichiarazioni che il ponte non potesse crollare mai...
Per cui avrebbero fatto meglio a non lanciarsi subito nella speculazione politica che è una forma di sciacallaggio demagogico e populista. Salvini, poi, fa come al solito di peggio, tra un selfie al mare e viaggi palesemente strumentali come quello a San Luca in Calabria, dichiara subito: 'case da abbattere quelle sotto il ponte pericolante', gettando nella disperazione le famiglie sfollate - dichiarazioni fatte forse anche perchè tra gli sfollati ci sono varie famiglie ecuadoriane e di migranti.

Noi dobbiamo partire decisamente dalla solidarietà con le vittime e i dispersi, la cui storia e biografia raccontata dai giornali ci tocca profondamente, perchè ci mostra ancora una volta la verità:
che le colpe sono vostre - capitalismo, profitto, soldi, padroni, governi, organi di controllo, ruberie e corruzione - e i morti sono nostri;
che non siamo sicuri sui treni, sulle strade, come in ogni aspetto della vita quotidiana, vita che può essere spezzata da un momento all'altro per disastri di ogni genere che quando avvengono ci mostrano che questo sistema non è in grado di assicurarci un presente e un futuro.

Parlano di "sicurezza" solo in termini di polizia e carabinieri, caccia ai migranti, ai 'ladri', agli ambulanti, ai mendicanti, ecc., e invece della sicurezza vera quella della nostra vita, del nostro lavoro, delle nostre vacanze se ne fottono e ci fanno andare allo sbaraglio.

Per questo non sono credibili i vecchi governi come il nuovo quando ci assicurano che non succederà più... Purtroppo finchè ci saranno questi governi, succederà ancora!

1
Il ponte Morandi è vecchio e da tempo bisognoso di manutenzione reale che non c'è stata.
Il ponte Morandi è stato fatto in tempi in cui non aveva questo gigantesco carico di trasporto con i Tir enormemente potenziati nel carico trasportabile su un solo camion.
E' vero che denunce, allarmi, documenti che ponevano il problema ce ne sono stati diversi e non se n'è tenuto conto.
Quindi le responsabilità dei gestori padroni AUTOSTRADE sono certe 
Essi hanno pensato ai profitti e non alla manutenzione! Come tutti i padroni peraltro!
Sono aumentate a dismisura le tariffe ed è peggiorato il servizio ovunque come in tutti i settori dei trasporti e servizi essenziali.
La privatizzazione produce tutto questo e la nazionalizzazione che pure è giusta è necessaria per autostrade e trasporti non è di nessuna garanzia, perchè in questo sistema borghese anche lo Stato usa gli stessi criteri dei privati, come è dimostrato dove gestisce lo Stato.
2
Le concessioni - i cui documenti sono considerati 'segreti di Stato' - e questo è davvero inaccettabile -
danno tutte le garanzie ai gestori e sono pieni di clausole e cavilli che li mettono al riparo dai danni che eventualmente compiono - e questo è sicuramente il caso di AUTOSTRADE.
Per cui effettivamente la REVOCA SAREBBE NECESSARIA ma è complicata e complessa e comunque garantisce gestione e profitti ancora per molti anni.
REVOCA, poi, per affidare a chi e a che cosa? Se tutto il sistema del profitto capitalista rimane identico?
3
I controlli. Un sottobosco in cui, tranne alcune lodevoli eccezioni ed energie che ci sono, incapacità, leggi inadeguate, pastoie burocratiche, intrecci politica/malaffare la fanno da padroni, nelle Autostrade, come sui posti di lavoro e sul territorio. "Controlli", quindi, che non permettono di intervenire realmente dove gravi problemi, come quello del ponte Morandi, ci sono e richiederebbero interventi tempestivi e radicali, che sarebbero eccome possibili!
AUTOSTRADE DICHIARA CHE PUO' RIFARE IL PONTE IN 5 MESI... E PERCHE' IN ANNI E ANNI NON LO HA FATTO? 
ALLORA PER DAVVERO SONO DEGLI 'ASSASSINI CONSAPEVOLI ' AUTORI DI OMICIDIO E DISASTRO AMBIENTALE, COME DICE LA PROCURA DI GENOVA, MA SOLO ADESSO!

I controlli, peraltro, sono competenza dei Ministeri che finora si sono susseguiti, ma  non ci risulta nè che Toninelli, nè che il cosiddetto "contratto di programma" DI MAIO/SALVINI prevedesse un intervento sul Ponte Morandi e/o su AUTOSTRADE...
Ma ora il Min. Toninelli dice che il suo Ministero si potrebbe costituire "parte civile"... Contro se stesso?

Altri fattori vanno analizzati, ma si può fare in seguito. Primi fra tutti la questione della viabilità e del carico di trasporto che pesano sull'arteria e la questione della Gronda.

Ma ora...

le famiglie sfollate denunciano che non hanno avuto gesti di solidarietà dai genovesi: "nessuno ci ha chiesto se avevamo bisogno di andare in bagno, se avevamo bisogno di qualcosa, noi che siamo stati costretti ad abbandonare le case lasciando tutto"... con tanti anziani e malati privi anche delle medicine vitali necessarie.
Questo ci fa male! Questo non doveva succedere! Genova rischia di diventare anch'essa una brutta città dove la solidarietà può morire!  
La devastazione sociale portata da questo sistema e dalle forze reazionarie e fasciopopuliste che dominano, orientano e formano la coscienza di massa porta a questa trasformazione che deve essere risolutamente contrastata e che necessita un cambio di rotta con un impegno in prima persona.

Una donna sfollata gridava "tutti alla tastiera... 'siamo con voi', ma nessuno che viene direttamente a parlare con noi ad aiutarci realmente".
Questo vale a Genova, ma vale per tutti, nessuno escluso.

Senza solidarietà e impegno diretto in prima persona nulla cambia e non si creano le condizioni e la forza materiale collettiva che può aiutare e in prospettiva cambiare le cose

Ora bisogna lottare e le famiglie lo comprendano subito. Nessun abbattimento - se le case debbono essere realmente abbandonate e abbattute - ci sia senza garanzia della casa per tutti. Solo la lotta e l'autorganizzazione popolare non altro può permettere questo risultato e tutto il movimento proletario e popolare deve sostenere questa lotta, non lasciando sole le famiglie.
Ora bisogna costruire un movimento di lotta sulla questione del ponte e tutti i problemi connessi che imponga bisogni e soluzioni .

proletari comunisti/PCm Italia
16 agosto 2018

14/08/18

Per ora un esposto... ma a Piazzale Loreto c'è ancora posto

Da NUDM Verona

Martedì 14 agosto è stato presentato alla procura di Verona il primo dei due esposti contro il consigliere di maggioranza Andrea Bacciga che lo scorso 26 luglio in aula si è rivolto ad alcune componenti del movimento Non una di Meno alzando il braccio destro teso dando vita ad una manifestazione fascista. Il gesto, ripetuto nell’aula, è stato visto da diverse persone: consiglieri comunali di opposizione e di maggioranza, esponenti della cittadinanza e naturalmente dalle esponenti del movimento Non una di meno, presenti in aula quel giorno perché era prevista la discussione di due mozioni proposte da due consiglieri della Lega Nord volte a dare ampio spazio alle associazioni cattoliche per contrastare l’aborto libero e gratuito e per sistematizzare il programma di “sepoltura dei bambini mai nati”, anche senza il consenso della donna coinvolta e a carico della sanità pubblica.
Alcune attiviste di Non Una di Meno, movimento che a livello nazionale aveva deciso di opporsi all’approvazione delle due mozioni attraverso un’azione di pressione sui social network, avevano quel giorno deciso di mettere scena, così come già avvenuto in molte altre città e paesi del mondo, una protesta pacifica, il cui messaggio era trasmesso dall’abbigliamento. Indossavano cioè vestiti simili a quelli della serie tv The Handmaid’s Tale, cioè tuniche e mantelli rossi e copricapo bianchi. Nel libro e nella serie, le donne vestite in questo modo vivono come schiave sessuali e incubatrici viventi.
In seguito ai fatti accaduti nel corso della seduta del 26 luglio 2018 il consigliere Bacciga ha rivendicato il suo gesto in un tweet nel quale (a seguito del clamore derivato dal suo gesto e dalla denuncia pubblica di Non Una di Meno che ne ha chiesto le immediate dimissioni e che ha anticipato che avrebbe agito per vie legali) citava Benito Mussolini: “Se mi assolvete mi fate un piacere se mi condannate mi fate un onore”.
Sulla sua pagina Facebook il consigliere Bacciga ha anche pubblicato i numeri di telefono cellulare di due donne appartenenti al movimento Non Una di Meno, numeri tuttora visibili così come i commenti sessisti e denigratori nei loro confronti.
Nell’esposto presentato in procura dall’avvocata Federica Panizzo si ritiene che la condotta del Consigliere Comunale Andrea Bacciga integri il reato di cui all’art. 5 della legge n. 645 del 1952 (la cosiddetta legge Scelba). Bacciga, ostentando il saluto romano, ha messo in atto una manifestazione del disciolto partito fascista, comportamento che risulta ancora più grave visto che si è svolto all’interno dell’aula del Consiglio Comunale e che è stato fatto da una persona che è stata democraticamente eletta secondo le norme della Repubblica dello Stato Italiano e della sua Costituzione.
Il primo esposto è stato presentato da Non Una di Meno, il secondo sarà presentato tra qualche giorno da decine di cittadini e cittadine, alcuni e alcune delle quali appartenenti ad associazioni che hanno saputo, dai media, quanto accaduto nella seduta del Consiglio Comunale del 26 luglio.
Tra le associazioni ci sono, per ora: Circolo Pink, Arcigay Pianeta Milk Verona - LGBT Pianeta Center A.P.S., l’associazione sindacale Orma, il Circolo della Rosa, l’ANED (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti), Isolina e.

12/08/18

Montello: giovane operaia scaricata durante la maternità

A proposito di sfruttamento nelle cooperative

Montello: se sei in maternità  non hai diritto al rinnovo del contratto

Questo è quanto successo ad una giovane operaia  della cooperativa Eko-var nell'appalto della Montello, quando alla fine di giugno 2018 alla scadenza dell'ennesima proroga del contratto determinato, dopo 18 mesi consecutivi per la coop Eko-var e 3 anni di lavoro alla Montello con altre cooperative, si è trovata senza lavoro mentre era in maternità  che terminava a fine agosto.

Così, mentre altri lavoratori hanno avuto la proroga o il contratto a tempo indeterminato a questa lavoratrice, colpevole il 6 maggio 2018 di essere diventata mamma, à stata negata questa opportunità, una evidente discriminazione verso le donne lavoratrici, doppiamente sfruttate e ricattate in quanto operaie e donne, come era emerso in maniera chiara nello sciopero dell'8 marzo: 8 ore di lavoro, devono essere pagate 8.

L'azienda ha detto alla lavoratrice che il motivo per cui non gli fanno il rinnovo del contratto è perchè ci sono rischi legati al lavoro pesante durante l'allattamento e che quindi fino a 7 mesi di vita del bambino non possono farla lavorare, di fatto solo una scusa per liberarsi della lavoratrice, in quanto l'azienda poteva comunque tenerla in forza dando continuità  al rapporto di lavoro, questo avrebbe permesso di usufruire di altra maternità  alla lavoratrice per terminare l'allattamento e poi essere assunta.

La cgil, sindacato a cui la lavoratrice era iscritta, da giugno ad oggi non aveva fatto niente, e solo dopo che lo slai cobas con la lavoratrice si è rivolto per chiedere un'intervento all'ispettorato del lavoro, la cgil ha contattato la lavoratrice per cercare di tenerla buona invitandola ad un incontro in azienda il 20 agosto, questo perchè gli uffici della cooperativa erano stati chiamati per avere informazioni  dalla dtl.
Questo ha convinto ancor di più la lavoratrice ad avere forza per non accettare di essere scaricata e fare uscire questa situazione che alla Montello non è un caso isolato, altre lavoratrici dopo la maternità non sono più tornate al lavoro..

La direzione del lavoro che in un primo momento si era resa disponibile ad aprire una segnalazione, anche perchè era risultato anche che i contratti determinati, che sono centinaia, nonostante si lavori a ciclo continuo 8 ore per minimo 6 giorni, spesso anche 7, sono part time per 30 ore settimana, ma quando si è andati dagli ispettori di turno le risposte sono state tutte di giustificazione verso le cooperative che possono fare questo e fare quello, il contratto, il jobs act.
Praticamente gli organi ispettivi non possono mettere becco sul potere dell'azienda in merito allâ'organizzazione del lavoro e quindi possono avere anche questa tipologia di contratto, anzi si sono spinti a dire che questi contratti sono giustificati anche perchè la cooperativa è legata alle proroghe degli appalti  della Montello.

Slai cobas per il sindacato di classe - Bergamo

11/08/18

- La solidarietà di classe è un'arma! DALLE MAESTRE IN LOTTA A MILANO ALLE ASSISTENTI PRECARIE DI PALERMO




























Lavoratori della Scuola Auto-Organizzati

Riceviamo, pubblichiamo ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza a questa lotta che sentiamo come nostra lotta.
Ancora una volta a pagare il prezzo più alto saranno i più deboli, gli alunni disabili ai quali verrà precluso il diritto all'istruzione e le lavoratrici igienico sanitarie di Palermo che vorrebbero condannare alla disoccupazione dopo numerosi anni di servizio nella pubblica amministrazione che oltre ad esternalizzare i servizi di propria competenza sta cercando di azzerali. 

Da Milano a Palermo un'unica lotta. Sempre dalla parte giusta.

09 AGOSTO 2018
50 licenziamenti netti
su un bacino di 145
assistenti igienico-personale degli studenti disabili gravi nelle scuole
E' uscito il "nuovo" bando della Citta Metropolitana PALERMO
Nessuna clausola di salvaguardia per gli Ass.ti ig-personale, cioè tutti a rischio, nel bando della Citta Metropolitana PA
https://www.youtube.com/watch?v=lroOc1vqCsMSi fanno tavoli e tavoli , PAROLE SU PAROLE sulla disabilità e i diritti dei disabili nei vari palazzi istituzionalI, come ieri all'Assessorato regionale alla Famiglia in cui si svolgeva un tavolo di Osservatorio con vari personaggi istituzionali e dove gli Assistenti igienico-personale agli studenti disabili delle scuole superiori hanno protestato bloccando l'Assessore Ippolito, visto la normativa vigente dà competenze principali sul tema alla Regione Siciliana.
 Ma nei fatti escono bandi di gara nuovamente vergognosi e illegittimi come quello pubblicato dalla Città Metropolitana di Palermo che rimette sul piatto per l'anno scolastico prossimo venturo un licenziamento netto di più di 50 Assistenti specializzati su un bacino di 145 circa con la postilla illegale che dovrebbero essere sostituiti dai collaboratori scolastici. secondo l'interpretazione errata della "buona scuola" (DL 66/2016).
Ma quest'anno nel bando la Città Metropolitana fa un salto di qualità in peggiore: toglie la clausola di salvaguardia rendendola per le Coop Sociali assolutamente facoltativa per cui tutto il bacino deli Assistenti specializzati è a rischio serio lavorativo.
E' cosi che si vogliono difendere i diritti degli studenti disabili e dei lavoratori?
E' così che le tante parole che si spendono nei pomposi tavoli istituzionali si traducono nei fatti?
Difendiamo questi diritti da circa 10 anni e continueremo a dare battaglia
Si tratta di diritti inalienalbili che non si possono e non si devono svendere sulla pelle degli studenti disabili e di lavoratori che da anni e anni garantiscono il servizio nelle scuole
Stamattina presidio all'USR Sicilia.
Assistenti igienico-personale Slai Cobas sc Palermo

‘Come una terrorista’: il racconto di una mamma No TAP

Anna Maria Vergari è indagata per la manifestazione No TAP non autorizzata svoltasi il 6 dicembre 2017 insieme ad altre persone. Contestati i reati Danneggiamento, Oltraggio a un pubblico ufficiale, Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Ma lei si difende.

 
Ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, Anna Maria Vergari, una mamma e anche nonna No TAP, che la indagata per i reati di Manifestazione non autorizzata, Danneggiamento (art. 634 c.p.), Oltraggio a un pubblico ufficiale (art. 650 c.p.), Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, in concorso con altri, nell’ambito della manifestazione del 6 dicembre 2017 svolta a San Foca.
Il reato di Danneggiamento si riferisce ad un sasso che sarebbe stato scagliato contro un’auto di Almaroma (servizio di vigilanza privata), rendendola addirittura “inservibile”. Più che un sasso sembrerebbe essere stato un macigno a colpire il mezzo.
Il reato di Oltraggio a pubblico ufficiale sarebbe dovuto, invece, ad un frase che sarebbe stata pronunciata dalla stessa nei confronti di un carabiniere: ‘E non mi tocchi! Mi ha toccato con la pancia da dietro!’. Il reato di Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (art. 341 bis c.p.) consisterebbe nell’aver oltrepassato la “zona cuscinetto”.
La vicenda TAP molto spesso sfiora il grottesco e si ha l’impressione di una volontà di infierire con la repressione su una popolazione che proprio non si rassegna ad accettare un’opera che potrebbe avere un forte impatto il territorio, l’economia locale e fa sorgere fondati dubbi sulla sicurezza e sulle potenziali conseguenze sulla salubrità dell’ambiente, dove la volontà, la voce dei cittadini e delle istituzioni locali valgono poco più che zero.
Qui non si vuole dare un parere giuridico sull’azione degli inquirenti, ma si vuole comunque dare voce ad una persona che in ogni caso sta pagando un prezzo per l’amore verso il suo territorio ed il futuro delle prossime generazioni.
Questo il suo messaggio pubblicato su facebook:
‘Mi chiamo Anna Maria, ho 60 anni, i capelli bianchi e per una vita ho insegnato musica ai ragazzi della scuola media. Oggi sono una pensionata, vedova, madre di 2 figlie e nonna di due splendidi nipoti. Incensurata, ligia ad ogni mio dovere di cittadina italiana, mai neanche una multa per eccesso di velocità, leggo e rileggo questi 7 fogli su cui è riportato il mio nome e non riesco a capacitarmene.
AVVISO DELLA CONCLUSIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI.
INDAGATA!
Per i reati di cui agli artt. 110 codice penale, 18 R.D N. 773 (T.U.L.P.S.), 650 codice penale, 635, 341 bis codice penale.
Vi assicuro che FA PAURA! E tanta, troppa RABBIA.
Mi si accusa di aver partecipato ad una riunione pubblica non preavvisata al Questore, cioè in pratica, mi si accusa di aver esercitato il mio diritto di manifestare sancito all’articolo 21 della Costituzione, quando, in data 6 dicembre scorso, mi sono recata con mia figlia a Melendugno per unirmi ai 6000 del corteo contro il gasdotto TAP.
Mi si accusa di aver oltrepassato, durante la manifestazione, l’area cuscinetto del gasdotto TAP (fatto che non ho mai commesso, e, se anche lo avessi fatto, la zona cuscinetto non è certo zona rossa interdetta alla circolazione!)
Mi si accusa, in unione e concorso con altre 27 persone, di aver reso in parte inservibile la carrozzeria dell’auto di servizio dell’istituto di vigilanza colpita dal lancio di un sasso. (27 persone indagate per un solo sasso ed io in quel frangente non ero neanche su territorio melendugnese!)
Mi si accusa per aver offeso l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale ed in particolare per avere rivolto al Capitano dei Carabinieri, dopo essere stata spinta, la seguente espressione oltraggiosa: “Non mi tocchi! Mi ha toccato con la pancia da dietro!” (Espressione PIU’CHEOLTRAGGIOSA… OLTRAGGIOSISSIMA direi!)
Mi si accusa e mi si colpisce nel più profondo della mia INTEGRITA’ MORALE!
In un Salento stuprato da una multinazionale che fa affari con un Paese dittatoriale quale l’Azerbaijan accusato di calpestare i diritti umani.
In un Salento avvelenato dalle mafie dei rifiuti, dalle mafie speculative sottese alle selvagge distese di fotovoltaico, e non da ultimo dal “Mafiodotto”TAP.
In un Salento reso irrespirabile da un Sistema corrotto che, guardando solo alla concentrazione degli utili in poche mani private e a lla socializzazione di danni e perdite, ci dona mostri quale ILVA, CERANO, COLACEM e TAP.
In un Salento costellato da Comuni sciolti per mafia.
In un salento terra di conquista per affaristi senza scrupoli.
In questo Salento. In questa Italia. Io sono INDAGATA!
La difesa dei diritti miei, dei miei figli e dei miei nipoti, la difesa della terra che è stata di mio padre e di mio nonno, la lotta per il diritto al futuro, all’ambiente, alla dignità… sono queste le mie uniche colpe, perseguite ogni giorno nella piena consapevolezza delle mie libertà costituzionalmente garantite.
“E non mi tocchi! Mi ha toccato con la pancia da dietro!”‘
Anna Maria Vergari

09/08/18

8 agosto, mobilitazioni in sostegno alle donne Argentine per l'aborto libero e sicuro

La marea verde attraversa le frontiere. In tutto il mondo sono convocate manifestazioni a sostegno della lotta delle sorelle argentine per l'aborto sicuro, legale e gratuito. Il movimento femminista argentino ha iniziato il conto alla rovescia in vista della discussione della legge al Senato e spinge verso la massima mobilitazione. In questi giorni anche in Brasile si sta discutendo sulla decriminalizzazione dell'aborto alla Corte Suprema.

8 agosto a Roma

8 agosto a Milano


Argentina, il Senato respinge la legalizzazione dell’aborto. Scontri in piazza - "Domani continuiamo"


Subito dopo la bocciatura sono scoppiate le proteste nelle piazze della capitale, la polizia usa gli idranti per disperdere le attiviste


Dopo mesi di mobilitazioni e l'approvazione da parte della Camera, il Senato argentino respinge la legge per l'aborto legale.

Ieri il Senato argentino era chiamato a esprimersi in maniera definitiva sulla proposta di legge per la depenalizzazione dell'aborto nel paese, che aveva già ricevuto il via libera della Camera lo scorso 14 giugno. Dopo una discussione durata 16 ore, a tarda notte è arrivata la decisione: con 38 voti contrari, 31 favorevoli e 2 astenuti il Senato ha bocciato la legge.

Per una manciata di voti, l’interruzione volontaria di gravidanza in Argentina continuerà dunque a essere prevista esclusivamente in caso di stupro o di pericolo di vita per la donna: una legge estremamente restrittiva che ogni anno costringe centinaia di migliaia di donne a ricorrere agli aborti clandestini, mettendo a repentaglio la propria salute e la propria vita e rischiando il carcere. Il progetto di legge bocciato dal Senato avrebbe invece reso legale l’IVG entro la 14esima settimana, in modo sicuro e gratuito. Ora il progetto non potrà essere ripresentato prima di un anno.

Il percorso di approvazione della legge è stato accompagnato in questi mesi da una mobilitazione straordinaria di milioni di donne in tutto il paese, riunite nella “Campagna per il diritto all’aborto legale, sicuro e gratuito”. Una battaglia che ha saputo fare pressione e che ha portato al centro del dibattito la libertà delle donne di decidere sul proprio corpo, inondando le strade argentine con la marea verde, sostenuta anche da una vasta solidarietà internazionale.

“Educazione sessuale per decidere, anticoncezionali per non abortire, aborto legale per non morire” lo slogan che anche ieri risuonava in tutta l’Argentina. Per le strade di Buenos Aires una manifestazione oceanica di più di 2 milioni di persone ha infatti atteso per ore l’esito del voto, assediando il Parlamento, mentre in tantissime parti del mondo era stato raccolto l’appello a una mobilitazione internazionale per sostenere la lotta argentina, con cortei, presidi e iniziative sotto i consolati e le ambasciate. Alla notizia della bocciatura è esplosa la rabbia attorno al Parlamento argentino e le prime notizie riportano di scontri con la polizia e di alcuni arresti.
Nonostante la rabbia e la delusione per la decisione del Senato, il movimento argentino ha accolto l’esito del voto al grido di “Mañana seguimos!” (Domani continuiamo!), rilanciando in avanti per proseguire questa battaglia con ancora più forza e determinazione e preparandosi già a riproporre l'iter tra un anno. La vastissima mobilitazione che si è espressa in questi mesi ha rappresentato infatti un risultato straordinario, segnando un percorso su cui non è possibile tornare indietro.

En la calle ya es ley!

La battaglia delle donne argentine per l’aborto non si ferma

Abbiamo vinto. Di fronte alle menti arretrate si è imposta una fervente gioventù che ha trovato nel fazzoletto verde, emblema del movimento delle donne argentine, un simbolo di uguaglianza. Abbiamo vinto i fondamentalismi, perché è diventato evidente ed è stato messo in discussione il sostegno del culto cattolico da parte dello stato e la pretesa della gerarchia ecclesiastica di influenzare le politiche di sanità pubblica e di istruzione. E ora nelle strade si vendono i fazzoletti arancioni, la bandiera della richiesta di separazione tra chiesa e stato.
Abbiamo vinto, perché le argomentazioni basate su convincimenti religiosi hanno rivelato le bugie di chi è contrario ai diritti. Abbiamo vinto, perché l’aborto ha smesso di essere un tabù ed è uscito allo scoperto, socialmente depenalizzato. Abbiamo vinto, perché madri e nonne hanno raccontato alle loro figlie e alle loro nipoti dei loro aborti, perché gli adolescenti hanno portato il dibattito nelle loro case e scuole. Abbiamo vinto, perché il mondo ci ha guardato e ha scoperto che in Argentina le donne non hanno ancora il diritto di decidere sui loro corpi e siamo stati vergognosamente additati come un paese in cui noi donne non godiamo ancora della piena cittadinanza.
Non ci hanno mai regalato niente. Per studiare all’università, per avere il diritto di voto, per essere in grado di decidere sulla vita dei nostri figli, per avere libero accesso agli anticoncezionali abbiamo sempre dovuto scendere in piazza e combattere. Le lotte femministe i margini. I voti che sono mancati per depenalizzare e legalizzare l’aborto sono solo una pietra d’inciampo sul cammino. Non è stato ieri. Sarà domani. 

Da Internazionale, Traduzione di Stefania Mascetti