30/08/16

(Dal blog Proletari Comunisti) Bikini e burkini, quando il patriarcato nega la libertà


GIOVEDÌ 25 AGOSTO 2016


Bikini e burkini, quando il patriarcato nega la libertà


Commento da un nostro compagno che vive e lavora in Tunisia

Da settimane imperversa un dibattito indotto sul tema burkini/bikini alimentato dalla condotta delle autorità amministrative e di polizia francesi.
La giustificazione é ancora una volta la "laicità" intesa alla francese quindi un esasperato laicismo che si abbatte non su tutti i cittadini ma solo su quelli di serie B ovvero i non cristiani, i non bianchi, i non "francesi" se per francese intendiamo il cittadino bianco, cristiano e non di origine extraeuropea.
La "laica" Francia con tutto il proprio apparato ideologico e militare attacca ancora una volta e in particolare la libertà delle donne.
La borghesia imperialista francese pretende che le masse popolari di fede musulmana, che da decenni vivono in Francia, lavorano, contribuiscono al pubblico risparmio pagando le tasse, non debbano essere libere di professare la propria fede.
L'hijab (il velo che copre la testa ma non il viso) é un simbolo religioso che le donne musulmane indossano al pari di una catenina con crocifisso, una donna musulmana puo' disporre del proprio corpo e sentirsi più a proprio agio coprendosi (eccetto mani, piedi e viso).
I valori occidentali si conformano alla struttura della società capitalista in cui la tendenza é quella alla mercificazione di tutto o quasi, compreso il corpo delle donne che deve essere sempre disponibile e ad uso e consumo del maschio.
Quindi laicità fa rima con nudità.
Andare in una spiaggia nella laica Francia coprendo il proprio corpo non é quindi conforme ai valori occidentali e "laici", al contrario dubitiamo che una donna in bikini ma indossante un crocifisso sia oggetto dello zelo della polizia francese di questi giorni.

polizia francese obbliga una donna musulmana a spogliarsi del burkini. La foto gira recentemente in rete con la didascalia "Francia, 2016, non perdoneremo mai"

Una donna dovrebbe essere libera di andare in spiaggia come meglio crede, in bikini o burkini, disponendo del proprio corpo, infatti finché non interviene lo stato, che a tutte le latitudini rimane patriarcale, il dibattito attuale non si sarebbe neanche posto. Negli ultimi servizi giornalistici sulla questione, ragazze in burkini stanno tranquillamente in spiaggia accanto a ragazze in bikini senza la pretesa di dare lezioni morali ed etiche.
In Tunisia, il paese in cui vivo e lavoro, sta avvenendo qualcosa di simile che in Francia.
In alcune spiagge del paese le ragazze vanno in spiaggia come meglio credono, chi col bikini, chi col burkini, chi con pantaloncini e magliettina.

Giocatrici delle squadre di beach volley femminile egiziana e italiana alle ultime olimpiadi brasiliane

Nelle ultime settimane è successo che in alcuni hotel di Hammamet sia stato vietato il burkini, per non offendere il sentimento di "laicità" del turista occidentale, contemporaneamente in alcune spiagge di Nabeul la polizia ha intimidito delle ragazze tunisine perché indossavano il bikini che a detta loro non era rispettoso nei confronti delle famiglie frequentanti la spiaggia.
In tutti questi casi, dalla Francia alla Tunisia, dalla spiaggia pubblica in entrambi i paesi all'hotel turistico, é lo stato patriarcale e maschilista che dice alle donne come devono vestirsi conformemente alla morale dell'uomo-padrone.
Il patriarcato a certe latitudini prende la forma del laicismo esasperato in altre del fondamentalismo religioso: in entrambi i casi sono dinamiche subite dalle donne.
Il braccio armato dello stato é ugualmente odioso sia se intima a scoprirsi che se fa il contrario nel nome di una "moralità" imposta alle donne.
Ugualmente odiose le "femministe" borghesi occidentali al servizio dell'Occidente che in nome di questa "laicità" esultano di fronte alla violenza poliziesca in Francia contro le donne musulmane inneggiando alla "libertà".
Queste donne "libere" pensano che una donna musulmana sia direttamente costretta ad indossare un hijab, al contrario di una ragazza occidentale che invece é "totalmente libera", nonostante sia  cresciuta in un contesto di incitamento alla mercificazione del proprio corpo, e mostra sempre piu le proprie grazie rispettosa della "laicità".
I comportamenti sociali sono sempre socialmente determinati, in una società non libera dallo sfruttamento e in cui la donna e ancor più assoggettata dal patriarcato, sia in Francia che in Tunisia come anche in Italia ecc., la  libera scelta "individuale"é sempre relativa e mai assoluta.
É sicuro pero' che la supposta libertà individuale tanto propugnata dagli esegeti della società attuale è incompatibile con l'imposizione poliziesca.
Queste finte femministe dovrebbero preoccuparsi di più del fatto che nella società di cui difendono i valori, cresce sempre più il fenomeno del femminicidio e della violenza contro le donne: proprio qualche giorno fa nell'Italia cattolica, una ragazza é stata gambizzata dal fratello per aver indossato una minigonna e non aver obbedito al divieto di farlo da parte di quest'ultimo.
Questo sistema discriminante che attacca tutto cio' che non rientra nei canoni occidentali di "libertà" e "democrazia" semina vento e raccoglie tempesta.
Ad ogni azione (leggi repressione di stato) corrispondono periodicamente rivolte popolari da Parigi a Londra, da Stoccolma alle metropoli americane.
Noi come sempre tifiamo rivolta, sperando che il sistema oppressivo venga colpito dagli oppressi e dagli sfruttati che non si facciano deviare e confondere da finte e facili "soluzioni" come potrebbe essere l'islam politico nella sua versione salafita rappresentata ultimamente da Daech.



01/08/16

Dall'8 marzo dello sciopero delle donne alla manifestazione nazionale delle donne in autunno - Memoria e formazione rivoluzionaria


Quest’8 marzo tante lavoratrici e precarie hanno scioperato!
Questo sciopero ha contrastato e di fatto strappato dalle mani del femminismo borghese e del riformismo, politico e sindacale, il loro uso ipocrita dell'8 marzo, volto ad impedire l'8 marzo delle donne proletarie, per mantenere incatenata la questione della maggioranza delle donne in un illusorio miglioramento di questo marcio sistema capitalista [...]
Ora riprende e va avanti la lunga marcia.
Ora il suo obiettivo è una MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLE LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, DI TUTTE LE DONNE SFRUTTATE E OPPRESSE A ROMA IN AUTUNNO,

VIVA L'8 MARZO!
VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!
LE DONNE HANNO UNA MARCIA IN PIU' E LA DEVONO USARE!
SIAMO S/CATENATE!

Tutte le pubblicazioni del MFPR possono essere richieste a  mfpr.naz@gmail.com o scaricate, quando disponibili, dal nostro archivio digitale. Ricordiamo che è disponibile un CATALOGO, frutto del seminario sul 20° anniversario del movimento femminista proletario rivoluzionario ed è da lì che vogliamo ripartire per questa formazione estiva, perché dalla lettura degli atti del seminario di Palermo del 6 luglio 2015, è anche possibile fare un bilancio dell'attività svolta dal MFPR nell'arco di un anno.
Attività senz'altro positiva, che ha mantenuto i suoi impegni nella teoria come nella pratica, mettendo a segno il secondo sciopero delle donne in Italia e proiettandosi verso una manifestazione nazionale delle donne in autunno. 

Atti del 20° anniversario del MFPR

Come testimoniano questi Atti, al seminario sul 20° non si è parlato solo delle tante lotte fatte, ma della teoria su cui si fonda il Mfpr.

Abbiamo spiegato che i 4 termini (movimento - femminista - proletario - rivoluzionario) non sono una sigla presa a caso ma storicamente determinata, con al centro la concezione della rivoluzione nella rivoluzione.

Le proposte pratiche, lanciate al seminario e contenute negli Atti - dal nuovo sciopero delle donne al lavoro internazionalista, dalla solidarietà con le prigioniere rivoluzionarie alla formazione delle donne proletarie - non si sono fermate ai buoni propositi, ma sono state attuate. Scarica

Una marcia in più...

Per il 20° anniversario del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario è uscito il libro “Una marcia in più…”, un almanacco che raccoglie tutti i fogli del MFPR usciti dal 1995 al 2015.
 

Fogli vivi, che non stanno in un cassetto a marcire e parlano di una esperienza difficile ma entusiasmante, che ha posto/spiegato la concezione dell’Mfpr dall'alto e dal basso del lavoro di massa.
 

Questo è il percorso storico originale del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, raccontato in un quaderno di 180 pagine (A3), da richiedere a mfpr.naz@gmail.com.
Qui è possibile scaricarne una presentazione in formato ridotto (peso 165 MB)

Formazione rivoluzionaria delle donne – 1° parte

Scopo di questo studio è rafforzare la teoria, le basi storico materialistiche della condizione delle donne, come indispensabile arma di lotta della battaglia rivoluzionaria, teorica, ideologica, pratica, delle donne.

La formazione rivoluzionaria delle donne offre molti spunti di critica verso altre teorie, idealiste o parziali, come quelle che vedono la lotta contro la condizione di doppio sfruttamento e oppressione delle donne, principalmente dal campo delle idee e quindi lasciano alle intellettuali borghesi il ruolo di protagoniste; o quelle che vedono l'albero e non la foresta di cui l'albero è parte e prodotto, l'effetto (il maschilismo) e non le cause (il sistema sociale che lo produce); altre teorie vedono il genere e non la classe (ed altre vedono la classe e nascondono/soffocano la condizione delle donne). Teorie che in ultima analisi portano ad una stessa conseguenza politica e pratica: il riformismo, che nel campo del movimento delle donne è ancora più criminale. Per riceverlo scrivere a mfpr.naz@gmail.com.

Una mattina mi son svegliata...


Perché un nuovo lavoro su "donne e Resistenza"?
Nel seminario di Palermo del 6- 7 giugno 2015 per il 20° anniversario del movimento femminista proletario rivoluzionario ci siamo rese conto di aver prodotto poco sulle donne nella Resistenza antifascista, considerazione che non poteva sfuggirci proprio nel 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Pertanto, abbiamo deciso di colmare questa lacuna partendo da un lavoro di ricerca della pubblicistica disponibile “perché per la nostra lotta è essenziale, perché una parte delle cose che diciamo si sono già fatte. Quindi è una ricchezza e ce la dobbiamo riprendere tutta e riconsegnarla”.
 Iniziamo, quindi, a presentare un lavoro su donne e Resistenza, una sorta di work in progress. Certamente un lavoro  non ordinato, in questa prima fase, ma necessario per non ricominciare sempre da zero. Senza memoria non c’è futuro e questo, per le donne, vale doppiamente. Ci baseremo su raccolte di testimonianze orali, atti di convegni, memorialistica delle operaie, studentesse, casalinghe, intellettuali che hanno dato il loro contributo nella lotta contro il fascismo e nella Resistenza partigiana, testi che, oggi, a 70 anni di distanza dalla Liberazione sono di fondamentale importanza per la ricchezza di elementi di conoscenza, la comprensione anche delle contraddizioni interne, la doppia, tripla  lotta che le donne hanno dovuto fare sia all’interno della famiglia e contro le convezioni sociali sia contro  la diffidenza nell’accettarle nella lotta partigiana. Del resto le concezioni oscurantiste e reazionarie contro le donne profuse a piene mani dal regime fascista avevano avuto tutto il tempo di attecchire e permeare profondamente la società.
L’opuscolo raccoglie i testi usciti on line dal 25 gennaio al 25 aprile 2016 e altri materiali non pubblicati. Per richiederlo: mfpr.naz@gmail.com

Chiang Ching - la rivoluzione nella rivoluzione di una donna comunista


Chiang Ching è un esempio luminoso della forza dirompente e rivoluzionaria delle donne. Per questo la sua vita va conosciuta e divulgata.
 


Noi abbiamo cercato di farlo con la Formazione Rivoluzionaria. Ma invitiamo tutte le compagne, le donne che vogliono ribellarsi alla loro doppia, tripla oppressione ed essere in prima fila nella battaglia rivoluzionaria ad approfondire questa importante conoscenza.
 


L'opuscolo integrale su Chiang Ching si può richiedere a MFPR scrivendo a: mfpr.naz@gmail.com

31/07/16

FORMAZIONE RIVOLUZIONARIA DELLE DONNE - CHIANG CHING "LA RIVOLUZIONE NELLA RIVOLUZIONE" (conclusione)

Pubblichiamo, in conclusione del lungo testo/opuscolo su Chiang Ching - di cui abbiamo nei due mesi precedenti riportato ampi stralci - altri passi importanti, che riguardano in particolare il ruolo decisivo avuto da Chiang Ching per e durante la Rivoluzione Culturale Proletaria - che portò l'"altra metà del cielo" dal profondo abisso in cui stava prima della rivoluzione al "cielo" appunto.
Nella GRCP Chiang Ching si rivelò ancora di più la compagna determinata, amata dalle masse, soprattutto dai giovani, dalle donne, e odiata dai vecchi e nuovi borghesi, che alla fine la incarcerarono e uccisero.
Chiang Ching è un esempio luminoso della forza dirompente e rivoluzionaria delle donne. Per questo la sua vita va conosciuta e divulgata.
Noi abbiamo cercato di farlo con la Formazione Rivoluzionaria. Ma invitiamo tutte le compagne, le donne che vogliono ribellarsi alla loro doppia, tripla oppressione ed essere in prima fila nella battaglia rivoluzionaria ad approfondire questa importante conoscenza.
L'opuscolo integrale su Chiang Ching si può richiedere a MFPR scrivendo a: mfpr.naz@gmail.com

Riprenderemo a fine settembre la Formazione Rivoluzionaria.
 

"...Per più di un decennio di potere proletario si erano fatti giganteschi passi avanti verso la trasformazione della Cina arretrata, semifeudale e semicoloniale le proprietà privata aveva subito una profonda trasformazione mediante la collettivizzazione e la nazionalizzazione dell'industria... la perversa spirale di miseria e indebitamento era stata interrotta e la fame e l'analfabetismo erano stati in gran parte eliminati. Le donne cominciavano in gran numero ad entrare nelle scuole e a prendere parte attivamente alla vita produttiva ed politica.
Allo stesso tempo, importanti progressi in molte sfere furono bloccati, in parte o del tutto, dalla linea revisionista e dall'oppressivo peso del passato... In alcune fabbriche l'amministrazione, nelle mani dei revisionisti, invitava gli operai a limitare le discussioni politiche a 30 minuti al giorno, perchè non si interrompesse la produzione...
Questa contraddizione tra il socialismo e le vestigia del semifeudalesimo, assieme al nascente capitalismo, emerse con chiarezza nella lotta, intensa e difficile, per la liberazione della donna cinese,
che iniziava sì ad integrarsi nell'industria, nell'educazione e nei livelli inferiori del Partito e del governo, ma che ancora aveva di fronte le enormi barriere delle idee feudali e dei ruoli tradizionali di oppressione domestica. Solo scatenando la lotta cosciente nel campo della sovrastruttura si poteva cominciare a rompere questi anelli ideologici e, allo stesso tempo, favorire una maggiore trasformazione socialista della base economica.
La lotta divampata nel campo dell'arte era un riflesso di tutto questo processo...

Chiang Ching fece molta ricerca, intervistando molte compagnie di teatro, parlando con interpreti, vedendo film e assistendo ad opere teatrali e musicali in tutto il paese. Vi trovò non innovazioni socialiste, che esaltassero le imprese e l'eroismo delle masse, bensì o un asfissiante miscuglio di nuovo revisionismo e vecchie opere tediose e oppressive, che difendevano privilegi e differenze di classe, mettendo in scena ridondanti e superstiziosi personaggi tradizionali, o la totale imitazione di opere straniere di scrittori borghesi... Nell'arco di pochi anni furono creati 37 opere e drammi, nuovi e rivisitati... Chiang Ching adottò nelle arti il metodo della combinazione di “tre in uno”, coinvolgendo quadri di Partito, soggettisti (che erano stati inviati a vivere tra i contadini, soldati e operai per comprendere meglio l'esperienza che dovevano rappresentare) e masse rivoluzionarie, che assistevano e criticavano per migliorare in corsa le produzioni. Per esempio nel 1963 Chiang Ching assistette alla rappresentazione di un'opera di Pechino. Sulle banchine... Fu inizialmente elaborata con la collaborazione entusiasta degli operai dei moli di Shanghai: “Ai vecchi tempi eravamo solo coolies (servi), non avevamo diritto di far parte del pubblico, tanto meno salire in scena”. Ma il teatro dell'opera di Pechino di Shanghai era una roccaforte revisionista e i suoi scrittori cominciarono immediatamente a modificare il copione, per affievolirne l'internazionalismo ed elevare “personaggi medi” ai ruoli principali. I lavoratori portuali erano furiosi: “Ognuna delle nostre famiglie ha una storia di amara sofferenza... Quando aderiamo alla causa rivoluzionaria del Partito, noi operai e veterani siamo viviu, pronti e decisi. La vostra opera ci presenta stupidi e fiacchi... Non approveremo mai un'opera così”...
Queste lotte fra le due linee nelle arti annunciavano le tormente ancora maggiori a venire, quando la cultura e la sovrastruttura in generale si trasformeranno in un'importante arena della lotta di classe, nella travolgente decennale battaglia della Rivoluzione Culturale...
...Con l'apparizione del manifesto a grandi caratteri (tatsebao) nell'Università di Pechino nel maggio del 1966, pienamente appoggiato da Mao, tutte le chiuse del flusso della Rivoluzione Culturale furono aperte. Chiang Ching è sul campo fin dai primi assalti. Nel luglio 1966 circola all'Università di Pechino e in altre scuole per parlare agli studenti e seguire il dibattito che si sviluppava. Denunciò subito il ruolo controrivoluzionario svolto dai “gruppi di lavoro” che cercavano di soffocare la ribellione degli studenti...
Una delle cose di Chiang Ching, come dello stesso Mao, che sempre si ricorderanno e illoro forte legame con i giovani... sostenendo con energia e audacia la ribellione della gioventù...
Le Guardie Rosse fecero il loro trionfale ingresso a Pechino tra l'agosto e il settembre del 1966, preparando l'ormai imminente partecipazione di operai e contadini al movimento... Chiang Ching la si riconosceva subito con il suo berretto...
L'esempio di Chiang Ching fu di sprono perchè altri osassero essere come lei, osassero dare tutto di sé per il potere politico del proletariato, evitando ogni esitazione di fronte ad astuti e calcolatori controrivoluzionari... Essa dimostrò una straordinaria capacità di combinare fiducia rivoluzionaria nelle masse e disprezzo per il nemico, in una direzione pratica che guidò la trattazione delle complesse e molteplici contraddizioni che irrompevano da ogni parte mentre il popolo scatenava la sua lotta per strappare il potere ai seguaci della via capitalista...

(Alcuni effetti della Rivoluzione Culturale)... Una miriade di cose nuove... operai, contadini e soldati che andavano a studiare nelle università; giovani acculturati che andavano nelle campagne; quadri di Partito che partecipavano al lavoro produttivo; operai che partecipavano all'amministrazione e alla riforma di vecchie regole e regolamenti... cambiamenti comprese innovazioni tecnologiche nelle fabbriche e nelle zone rurali, e scoperte scientifiche in generale; parole d'ordini quali “rosso ed esperto” o “la politica al comando sui professionisti” unirono chi era in possesso di una corretta linea politica e chi aveva conoscenze specialistiche; le donne raggiunsero posti di comando nel Partito... si mise al servizio delle campagne una rete di cliniche gratuite, del tutto o in parte, grazie ai “medici scalzi” formatisi tra i contadini....

Onore e gloria alla compagna Sandra - fondatrice del Movimento Feminino Popular del Brasil

Nella notte del 27 luglio, una delle menti più inquiete e brillanti con la quale abbiamo avuto l'opportunità di socializzare e condividere esperienze ha smesso di pensare. È morta, dopo aver affrontato con fermezza e serenità un intervento chirurgico per rimuovere un tumore al cervello, all'età di 61 anni, la compagna Sandra Lima.Fondatrice e dirigente del Movimento Feminino Popular e militante rivoluzionaria, convinta marxista-leninista-maoista, la compagna Sandra ha reso un contributo inestimabile di pensiero e di azione alla lotta delle masse popolari della città e della campagna, nel nostro paese e nel mondo.
La compagna Sandra Lima ha dedicato la sua vita alla Rivoluzione Brasiliana.Sono stati più di 40 anni di militanza, organizzando le masse nei quartieri proletari e nelle fabbriche, nella lotta per la casa, nella lotta per la terra, con il movimento operaio e sindacale di classe. Si è dedicata come pochi al compito della formazione politica delle nuove generazioni. Ha tenuto lezioni e conferenze in tutto il paese per la gioventù rivoluzionaria. Paziente e inquieta, ascoltava e istruiva i giovani, orientandoli nella condotta proletaria nei confronti delle masse e nell'impegno per la rivoluzione nel nostro paese.
Si è dedicata alla costruzione del Movimento Feminino Popular in diverse regioni del paese, in particolare nelle campagne. Sempre nei suoi discorsi ha richiamato l'attenzione sulla necessità per le donne del nostro popolo di lanciarsi nella lotta fianco a fianco con i suoi compagni per formarsi come quadri rivoluzionari che padroneggiano l'ideologia del proletariato per assolvere i compiti della Rivoluzione di Nuova Democrazia nel nostro paese.
Con abnegazione, mai si è fermata a causa dei problemi di salute. Si dedicò senza riserve alla mobilitazione, politicizzazione e organizzazione delle masse.
Ha lavorato in prima linea nella lotta contro il regime militare fascista, nelle battaglie per la creazione di un cammino per la lotta rivoluzionaria nel nostro paese; ha avuto un ruolo importante nelle battaglie delle masse proletarie per la casa nella regione metropolitana di Belo Horizonte; ha partecipato agli scioperi combattivi; ha combattuto in maniera implacabile il revisionismo e ogni tipo di opportunismo. Ha condotto una intensa agitazione contro la farsa elettorale chiamando le masse a boicottare attivamente le elezioni reazionarie, ad organizzarsi e combattere. Si è impegnata senza lesinare sforzi, alla lotta per la punizione dei mandanti ed esecutori di torture, uccisioni e sparizioni forzate di militanti rivoluzionari durante il regime militare-fascista. Ha seguito da vicino e con entusiasmo i giorni della gioventù combattente nel giugno/luglio 2013.Il giornale A Nova Democracia aveva nella compagna Sandra Lima una instancabile sostenitrice e una grande collaboratrice.
La sua morte significa una grande perdita per tutti i rivoluzionari e democratici del nostro paese.
Guardiamo e ci appoggiamo al fulgido esempio di vivacità, combattività e ottimismo sempre debordante della compagna Sandra Lima in modo da trasformare, come sempre ci ha insegnato, il nostro dolore e la nostra indignazione in una più forte decisione di lottare per la completa emancipazione del nostro popolo.

Compagna Sandra: Presente nella lotta!
"Risvegliare la furia rivoluzionaria delle donne!"

* Il 28 luglio, compagne e compagni, familiari e amici hanno reso omaggio a Sandra Lima al suo funerale. Nel prossimo numero del giornale, e, presto, anche nel blog della redazione, daremo conto degli onori resi alla grande rivoluzionaria Sandra Lima.
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I compagni di proletari comunisti/Partito Comunista maoista Italia, le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario, con dolore e amore alzano forte il pugno nel dare l'ultimo saluto alla compagna Sandra Lima, fondatrice e dirigente del Movimento Feminino Popular del Brasile e militante rivoluzionaria marxista-leninista-maoista.
Il MFPR Italia ha avuto la gioia e l'onore di conoscere la compagna Sandra, la sua forza, il suo indomito e sereno spirito rivoluzionario.
Porteremo sempre con noi il suo ricordo, diffonderemo le sue parole, e sarà per noi un riferimento nella difficile ma entusiasmante lotta rivoluzionaria delle donne, in cui ancora una volta le compagne come Sandra danno un esempio di determinazione combattente, di coraggio fino all'ultimo momento della loro vita, per scatenare la furia rivoluzionaria delle donne.
Ci uniamo al grido delle compagne e compagni del Brasile:
"Companheira Sandra: Presente na luta!"

Proletari Comunisti/PCm – Italy
MFPR – Italy
luglio 2016

Onore e gloria alla compagna Sandra - fondatrice del Movimento Feminino Popolar del Brasile

in via di traduzione


 
Na noite de 27 de julho, uma das mentes mais inquietas e brilhantes com quem tivemos a oportunidade de conviver e compartilhar experiências cessou de pensar. Faleceu, após enfrentar com firmeza e serenidade a cirurgia para a remoção de um tumor cerebral, aos 61 anos, a companheira Sandra Lima.
Fundadora e dirigente do Movimento Feminino Popular e militante revolucionária, convicta marxista-leninista-maoísta, a companheira Sandra prestou inestimável contribuição de pensamento e ação para a luta das massas populares do campo e cidade, no nosso país e no mundo.
A companheira Sandra Lima dedicou sua vida à Revolução Brasileira. Foram mais de 40 anos de militância, organizando as massas nos bairros proletários e fábricas, na luta pela moradia, na luta pela terra, junto ao movimento operário e sindical classista. Dedicou-se como poucos à tarefa de formação política das novas gerações. Ministrou cursos e palestras em todo o país para a juventude revolucionária. Paciente e inquieta, ouvia e instruía os jovens, orientando-os na conduta proletária perante as massas e no compromisso com a revolução em nosso país.
Dedicou-se na construção do Movimento Feminino Popular em diferentes regiões do país, especialmente no campo. Sempre em suas intervenções chamou a atenção para a necessidade das mulheres de nosso povo em se lançarem a luta ombro a ombro com seus companheiros e se formarem como quadros revolucionários que dominem a ideologia do proletariado para cumprir as tarefas da Revolução de Nova Democracia em nosso país.
Abnegada, nunca resignou perante os problemas de saúde. Dedicou-se sem reservas à mobilização, politização e organização das massas.
Atuou nas primeiras filas da luta contra o regime militar fascista, nas batalhas por pavimentar um caminho para a luta revolucionária em nosso país; teve papel destacado nas batalhas das massas proletárias pela moradia na Região Metropolitana de Belo Horizonte; atuou em greves combativas; combateu de forma implacável o revisionismo e todo o oportunismo. Realizou intensa agitação contra a farsa eleitoral conclamando as massas a boicotarem ativamente as eleições reacionárias, se organizarem e lutarem. Dedicou-se, sem medir esforços, à luta pela punição dos mandantes e executores de torturas, assassinatos e desaparecimentos forçados de militantes revolucionários durante o regime militar-fascista. Acompanhou de perto e com entusiasmo as jornadas da juventude combatente em junho/julho de 2013.
O jornal A Nova Democracia teve na companheira Sandra Lima uma incansável apoiadora e uma grande colaboradora.
Seu falecimento significa uma grande perda para todos os revolucionários e democratas de nosso país.
Miramos e nos apoiamos no radiante exemplo de vivacidade, combatividade e otimismo sempre transbordados pela companheira Sandra Lima para que, como ela sempre nos ensinou, converter nossa dor e indignação em mais decisão para lutar pela completa emancipação de nosso povo.

Companheira Sandra: Presente na luta!

“Despertar a fúria revolucionária da mulher!”

*No dia 28 de julho, companheiras e companheiros, familiares e amigos prestaram homenagens a Sandra Lima em seu funeral. Na próxima edição do jornal e, em breve, também no blog da redação, publicaremos sobre as homenagens prestadas a grande revolucionária Sandra Lima.


I compagni di proletari comunisti/Partito Comunista maoista Italia, le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario, con dolore e amore alzano forte il pugno nel dare l'ultimo saluto alla compagna Sandra Lima, fondatrice e dirigente del Movimento Feminino Popular del Brasile e militante rivoluzionaria marxista-leninista-maoista.
Il MFPR Italia ha avuto la gioia e l'onore di conoscere la compagna Sandra, la sua forza, il suo indomito e sereno spirito rivoluzionario.
Porteremo sempre con noi il suo ricordo, diffonderemo le sue parole, e sarà per noi un riferimento nella difficile ma entusiasmante lotta rivoluzionaria delle donne, in cui ancora una volta le compagne come Sandra danno un esempio di determinazione combattente, di coraggio fino all'ultimo momento della loro vita, per scatenare la furia rivoluzionaria delle donne.
Ci uniamo al grido delle compagne e compagni del Brasile:

"Companheira Sandra: Presente na luta!"



Proletari Comunisti/PCm - Italy
MFPR - Italy

luglio 2016

29/07/16

INDIA: la repressione nei confronti delle donne maoiste non ferma la loro straordinaria partecipazione alla guerra popolare

Sospette maoiste avevano una vita sotto copertura per reclutare militanti

Le tre presunte donne maoiste hanno scelto sedi remote per evitare di essere intercettate dalla polizia.
Anche se analfabeta, la principale leader Kala è addestrata nell’uso delle armi, ben versata nell'ideologia degli estremisti.
 

CHENNAI / Karur: Le tre presunte donne maoiste arrestate dal settore Q della polizia giovedì conducevano una vita nell’ombra lavorando in diverse parti del paese per anni, secondo fonti della polizia.
Tra le tre, Kala alias Janaki (52 anni) si dice sia il leader più in vista del movimento maoista nel Tamil Nadu e si crede essere ben addestrata nell’uso delle armi. "Veniva chiamata 'Amma' dagli altri quadri. È analfabeta, ma ha una profonda conoscenza dell'ideologia maoista ed è anche addestrata nell’uso delle armi", ha detto una fonte della polizia a Karur.
Aveva lavorato come operaia giornaliera a Karur. Ma spesso cambiava il luogo dove viveva. La maggior parte delle aree in cui è stata erano villaggi remoti per evitare il controllo della polizia.
Secondo le fonti, è stata una delle persone che hanno formato nuovi quadri maoisti ai confini tra Tamil Nadu, Kerala e Karnataka, che si ritiene essere la zona di incontro più comune per gli estremisti di sinistra. Il marito di Kala, Manikavasagam, anche lui un attivista maoista, era ancora
latitante, secondo i dati della polizia. La polizia sospetta che Kala è anche coinvolta nel reclutamento di militanti che potessero unirsi al movimento. Circa 29 denunce sono pendenti contro di lei, ha sostenuto la polizia.

Un’altra sospettata, Renna Joyce Mary (32 anni), dicono si sia trasferita a Padapai nel distretto di Kancheepuram appena un mese fa e si andando a lavorare come sarta in una azienda tessile privata. "Ci sarà lavoro solo per pochi giorni a settimana in azienda. Gli altri giorni li passerà a convincere le persone ad aderire al movimento", ha detto una fonte della polizia di Kancheepuram. Il marito di Reena, Kannan, anche lui un sospetto militante maoista, è in carcere dal 2002. È stato arrestato in un'operazione della polizia di Stato a Uthangarai.

La terza persona arrestata, Chandra (42 anni), stava con Kala a Karur e stava lavorando come giornaliera. Le tre persone arrestate sembra avessero messo a punto un metodo di comunicazione segreto con altri quadri, che la polizia ha rifiutato di spiegare.

Il sovrintendente della polizia del settore Q S Maheswaran, ha interrogato gli imputati che sono stati successivamente portati dinanzi ai magistrati. Dal momento che le due donne - Kala e Chandra - hanno detto di non aver mangiato, da quando la polizia le ha arrestate, il magistrato ha ordinato alla polizia di comprare loro del cibo. Il magistrato le ha mandate presso la prigione centrale Tiruchy per 15 giorni di custodia giudiziaria e rinviato alla discussione del caso al 5 agosto. Reena è stata rimandata presso la prigione di Vellore.

dalla stampa borghese indiana online 

28/07/16

Nelle carceri turche pestaggi, torture e stupri


L'organizzazione dei diritti umani denuncia gravi violazioni dei diritti umani in seguito alla repressione partita dopo il fallito colpo di Stato:  “Servono osservatori internazionali”

Bruxelles - Nelle carceri turche, che si riempiono ogni giorno degli oppositori di Recep Tayyip Erdoğan e di presunti autori e fiancheggiatori del golpe, avvengono pestaggi e torture, compresi stupri. Lo denuncia Amnesty International che afferma di aver raccolto “informazioni credibili” di queste accuse e per questo chiede che osservatori indipendenti abbiano immediato accesso a tutti i centri di detenzione, tra i quali stazioni di polizia, centri sportivi e palazzi di giustizia. "Le notizie di pestaggi e stupri sono estremamente allarmanti, considerando soprattutto l'alto numero di arresti dell'ultima settimana. I crudi dettagli di cui siamo in possesso sono solo un esempio di quello che potrebbe star accadendo nei luoghi di detenzione", ha dichiarato John Dalhuisen, direttore per l'Europa di Amnesty International. “È assolutamente fondamentale che le autorità turche fermino queste pratiche ripugnanti e consentano agli osservatori internazionali di incontrare tutti i detenuti", ha aggiunto Dalhuisen.
A seguito del fallito colpo di Stato, sono state arrestate oltre 10mila persone, e i detenuti sono trattenuti arbitrariamente anche in centri informali, non possono incontrare avvocati né familiari e non sanno esattamente di cosa siano accusati.
Amnesty International afferma di aver parlato con avvocati, medici e una persona in servizio all'interno di una struttura detentiva e da loro ha ricevuto numerose denunce che dipingono un quadro estremamente allarmante soprattutto nel centro sportivo della polizia di Ankara, nel palazzetto dello sport Başkent e nelle stalle di un centro ippico, sempre nella capitale. Secondo queste denunce, la polizia costringe i detenuti a rimanere in posizioni che causano dolore fisico, nega loro cibo acqua e cure mediche, li sottopone a insulti e minacce e infligge loro pestaggi e torture, compresi gli stupri e le aggressioni sessuali. Due avvocati di Ankara hanno riferito ad Amnesty International che i loro clienti hanno assistito allo stupro, con un manganello e con le dita, di un militare di alto grado ad opera di agenti di polizia.

DIAMO LA MASSIMA DIFFUSIONE ALLA DENUNCIA
MFPR