24/02/17

Si estende l'adesione e proclamazione dello sciopero delle donne!

Lo slai cobas per il sindacato di classe, da sempre promotore dello sciopero delle donne proletarie, su l'indicazione storica agente del movimento femminista proletario rivoluzionario, ha trovato ora, sull'onda dell'estensione dello sciopero delle donne a livello internazionale e nazionale, nuove realtà del sindacalismo di base e nelle stesse file del sindacalismo confederale che aderiscono e promuovono: USB, Cobas, USI, SGB.
Interessante l'adesione dello slai cobas trentino - se si considera che lo slai cobas ufficiale, in occasione di un altro sciopero delle donne del 2016 aveva fortemente contrastato la decisione dello slai cobas per il sindacato di classe - organizzazione distinta e autonoma - di aderire e promuovere lo sciopero delle donne operaie e proletarie.
Nell'universo del sindacalismo confederale è arrivata l'adesione della Flc CGIL comparto scuola, ricerca e università.
La Cgil della Camusso invece fa resistenza e fa ostacolo, così come la Fiom dell'allineato Landini - ma in queste file una componente sta premendo perchè tante operaie metalmeccaniche si uniscano alla giornata di lotta.
NON UNA IN MENO, il cartello che unisce parte del movimento femminista insiste:
"sono moltissime le lavoratrici, precarie, disoccupate che stanno organizzando lo sciopero nei posti di lavoro, nelle strutture sanitarie, nelle aziende private, nelle scuole. Lo sciopero è lo strumento che il movimento femminista ha scelto - sarebbe stato onesto affermare che questo strumento nel nostro paese è stato lanciato e praticato già da 20.000 lavoratrici, dato certificato, nelle due scadenze lanciate dal MFPR - e che si darà contemporaneamente in 40 paesi del mondo...".

Ora è fondamentale discutere su quale piattaforma questo sciopero si fa e come essa debba raccolgliere le istanze della maggioranza delle donne. Questo è il senso della campagna del MFPR in questi giorni, ovunque è presente e questo è il ruolo che svolgono le manifestazioni indette il prossimo 8 marzo.

info a cura
MFPR

23/02/17

8 marzo 2017 SCIOPERO DELLE DONNE ANCHE A PALERMO - INVITIAMO TUTTE A SCIOPERARE E A PARTECIPARE



Che le scintille accese con gli scioperi delle donne del 25 novembre 2013 e dell' 8 marzo 2016 si trasformino in un fuoco divampante della lotta delle lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti, braccianti, giovani...
Contro i padroni, il governo, questo Stato, contro ogni forma di violenza e oppressione prodotta da questa società capitalistica.

Piazza Indipendenza dalle ore 10,30 - Palermo

22/02/17

Palermo: 4 donne Rom strappate dai figli e portate con forza nel CIE... 8 marzo scioperiamo tutte

l'8 marzo 2017 scioperiamo tutte anche 
Per il Diritto di residenza, cittadinanza, casa, reddito per tutte le migranti, uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate che lavorano
Contro la detenzione nei Cie, hotspot luoghi di violenza, stupri da parte delle forze dell'ordine
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L'unica "colpa" è quella di non avere ancora riconosciuta, dopo ben 20 anni di vita sul suolo italiano, la cittadinanza che a causa di allucinanti leggi e procedure complesse e farraginose rimane sempre un miraggio.

4 donne Rom, accusate di essere clandestine, sono state strappate in modo barbaro dai loro figli e familiari e portate subito da Palermo a Roma nel CIE per essere espulse dall'Italia, dopo un vergognoso blitz dei carabinieri, messo in atto alcuni giorni fa, al Campo Rom, sito in una zona periferica della città, che con i mitra spianati hanno fatto perquisizioni a raffica senza assolutamente preoccuparsi dei tanti bambini impauriti, cui è stato impedito di andare a scuola.

Bambini che hanno poi raccontato ai loro compagni quanto subito in modo barbaro, bambini divisi dalle proprie mamme in modo assolutamente indegno, bambini dai volti segnati dalla paura per quelle facce coperte che gli passavano minacciose accanto. 

Due delle donne portate a  Roma erano scappate dalla guerra in ex Jugoslavia, le altre due
giovani nate a Palermo nel 1993 e nel 1996 sono in attesa della cittadinanza. Oggi le 4 donne sono state liberate perchè il giudice di pace di Roma non ha convalidato il fermo dei carabinieri, e nel frattempo a Palermo il campo alla fine non è stato posto sotto sequestro, ma resta il gravissimo fatto che nel nostro paese chi sta al potere e si riempie la bocca di belle parole come "Accoglienza"e "Integrazione" ogni giorno mette in campo invece politiche sempre più reazionarie  e razziste contro i migranti, i Rom, i sinti, i caminanti che attaccano diritti basilari per la vita e cancellano la dignità di tanti uomini, donne e bambini la cui unica "colpa" è quella di fuggire da paesi martoriati dalla guerra imperialista o da condizioni di estrema povertà. 

E' questa l'accoglienza e integrazione di cui si riempie la bocca oggi il nuovo ministro degli Interni Minniti, che da quando si è insediato non ha perso tempo a mettere sul piatto un decreto legge  che in nome della lotta al terrorismo mostra tutto l'odio di classe della borghesia più reazionaria contro i migranti ma non solo!,  con cui si vogliono potenziare i CIE e riaprirne altri, rendere sempre più complesse le procedere per avere il permesso di soggiorno e facilitare invece le espulsioni.

Minniti qualche giorno prima del blitz al campo Rom è stato a Palermo per un incontro all'Università di Palermo... Si è voluto cominciare a fare pulizia?

Mfpr palermo

Le condanne per l'uccisione di Sarah Scazzi - una vicenda che ha messo in luce il fango di questo sistema - riprendiamo l'analisi del MFPR

La condanna definitiva all'ergastolo di Sabrina e della madre Cosima per l'uccisione di Sarah di Avetrana (TA) è la conclusione di una vicenda bruttissima che non si è voluta capire e si è continuata ad avvolgere in un alone di “oscuro”. Questa vicenda negli anni, e soprattutto all'inizio, è stata emblematica di tutto un sistema sociale che ha ruotato attorno, fatto di sciacallaggio mass mediatico (con trasmissioni televisive di 24 ore su 24, che si compiacevano di scavare nella vita di Sabrina), e di un sistema di avvocati e avvocaticchi, psicologi, che hanno fatto fortuna sui corpi, sia quelli morti che vivi, delle ragazze ,
Noi avevamo detto che “qualunque sia la natura e l'esito della vicenda, essa affonda nella condizione di vita e di relazione delle ragazze di questo paese, Avetrana, come di tante realtà del sud, ed essa si muove nel contesto generale della doppia oppressione che si vive e del bi-sogno di ribellarsi e fuoriuscirne. Invece di spezzettare la vita di Sarah, bisognerebbe guardarsi attorno, forse si potrebbe capire perchè e cosa è accaduto: Sarah non è una ragazza diversa da tante altre”.
La condanna di Sabrina non cambia questo discorso di fondo e in un certo senso rafforza la nostra denuncia sulla condizione delle ragazze, fatta già all'inizio della vicenda. Essa mostra la realtà che dietro ogni uccisione delle donne vi è l'intera condizione delle donne fatta comunque di oppressione sia di vita, ma anche ideologica, perfino quando si tratta di una donna che uccide un'altra donna; che dietro ogni violenza e uccisione vi sono cause sociali e vi è un sistema capitalista, di cui il patriarcalismo/maschilismo (nelle sue varie forme), con i suoi falsi valori e sentimenti individualistici, è un'ideologia fondamentale e costitutiva e per questo anche dominante e deviante a volte della coscienza delle stesse ragazze.
La morte di Sarah, la vicenda di Sabrina non sono, quindi, una brutta vicenda privata, ma trovano le loro vere ragioni nella condizione di centinaia, migliaia di ragazze a volte fatta di vuoto, ma anche di deviazione dei desideri delle ragazze di un mondo diverso, per imporre falsi, deviati bisogni individuali che puntano a dividere, a contrapporre in una competizione, le ragazze invece che a trovare le ragioni comuni di ribellione e di lotta.
Tutta la vicenda è stata anche uno smascheramento della “famiglia”, chiusa, oppressiva, ora da difendere anche quando è barbarie e morte, ora terreno di “lotta intestina”; mostrando a chi vuole vedere e capire come essa, più viene esaltata da questo sistema sociale come “sacra famiglia”, luogo di solidarietà, sostegno, più nella realtà, di abbrutimento, crisi del sistema capitalista, della sua marcia ideologia, è luogo di “guerra”, in cui, comunque, a farne le spese sono soprattutto le donne, anche quando partecipano a questa guerra. Nella vicenda processuale, prima c'è stata la difesa omertosa della famiglia, da difendere nella sua “onorabilità” verso l’esterno, poi la lotta di tutti contro tutti (a cui grande mano hanno dato i mass media: prima “Michele” era il “mostro” poi il povero zio “schiavizzato” dalle “perfide” donne di casa, ecc.). Una famiglia che è una catena, in cui se cade uno cadono tutti.

Come abbiamo accennato prima, questa triste vicenda di Sarah è stata emblematica per il fango, lo sciacallaggio, l'impazzimento dei Talk Show, la morbosa curiosità per mesi e mesi che si è costruita attorno, sempre più pianificata per eccitare e dare sfogo agli humus della "gente".
Ricordiamo brevemente alcuni fatti. Subito dopo l'uccisione di Sarah, calano in massa nel piccolo paese di Avetrana, le forze dell'ordine: polizia, carabinieri, i Ros, che stazionano per mesi. Mentre comincia in maniera assurda la presenza e pressione mediatica. Il paese, la casa di Sabrina, diventano un luogo di macabro turismo della domenica.
La maggior parte della stampa e delle Tv cerca di sguazzare nelle sofferenze, di trovare la notizia piccante sulla vita amorosa delle ragazze di Avetrana... Vi sono per mesi e mesi Tv nazionali e locali che fanno trasmissioni non stop; che quando inizia il processo si piazzano al Tribunale e ad Avetrana e arrivano a pagare i “cittadini” da intervistare, suggerendo loro anche cosa dire perchè si faccia notizia.
La morte di Sarah, la questione di Misseri prima e di Sabrina e Cosima dopo, diventano uno spettacolo da “grande fratello”, non è più reale, non deve più provocare emozioni, rabbia, ribellione, ma morbosa curiosità, facendo volutamente un’operazione di capovolgimento: non si parte dalla vicenda personale per comprenderne le ragioni sociali, ma si cancellano di fatto le ragioni sociali e tutto si riduce a scandagliare i particolari. Come una dittatura viene imposto a migliaia di persone di parlare solo di questo, di pensare solo a questo, di concentrare l’attenzione della gente sul particolare, per non interessarsi al generale della loro condizione e della stessa condizione delle donne.
Poi c'è lo sporco ruolo degli avvocati, tutti, e degli “esperti”, che si vendono a fior di soldi le loro dichiarazioni e indiscrezioni sugli atti processuali; gli avvocati parlano più in televisione e sui giornali che nell'aula giudiziaria; mentre indirizzano le bugie, mezze verità dei loro difensori.  E poi c'è il sindaco di Avetrana che cerca di sfruttare l'attenzione per rendere più interessante il suo paese a fini turistici (pensa anche di far costruire nella piazza una statua di Sarah). Poi lo stupido fratello di Sarah che cerca di avere da Raffaele Mora anche una sua piccola e squallida pubblicità...
Infine, non possiamo non rilevare un altro fatto. Sabrina e Cosima sono state condannate al massimo della pena: l'ergastolo. Questo avviene in una situazione, anche recente, in cui altre sentenze, che hanno riguardato terribili violenze e perfino uccisioni di donne da parte di uomini, non hanno visto affatto dure condanne, anzi sono state spesso sentenze scandalose per la loro leggerezza.  Della serie che se è l'uomo ad uccidere ha sbagliato e addirittura va perdonato, se è una donna, è un 'mostro'! Anche questo c'è in questa brutta vicenda e pensiamo che anche questo abbia pesato.

Movimento femminista proletario rivoluzionario

21/02/17

8 marzo: facciamo entrare il vento forte dello sciopero delle donne anche nelle nere galere dei cie, dei centri di (non)accoglienza, nelle carceri - appello alle immigrate, alle detenute a farsi sentire in ongi modo!

Roma – CIE di Ponte Galeria: lo Stato risponde alla violenza di genere con le deportazioni

Retate nelle strade, stupri, soprusi e continue violenze nei centri di detenzione: questa è la quotidianità che lo stato offre alle donne migranti. Uno stato fascista e razzista fondato su machismo e cultura dello stupro; al di là dei propagandati progetti della polizia in difesa delle donne contro la violenza di genere, questo è uno stato che dice di proteggerti e nella realtà, al contrario, si trasforma in un ulteriore pericolo per la tua libertà e la tua vita.
Questo è ciò che è successo a Olga (nome di fantasia), una delle tante donne che spesso trovano il coraggio di liberarsi dalle loro relazioni violente. Olga è una donna ucraina che, nel momento in cui si è rivolta alle forze dell’ordine per denunciare le violenze agite da quello che era il suo compagno, è stata rinchiusa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, da dove la deporteranno a breve, perché la sua condizione di “irregolare” ha prevalso sulla sua richiesta di aiuto. Non si tratta di un caso isolato: ogni giorno le migranti devono vivere sulla propria pelle gli effetti di questo stato che le umilia, le sfrutta, le criminalizza e imprigiona per perpetuare poi le stesse violenze all’interno delle mura infami di un CIE.
Ogni giorno le donne migranti portano avanti le loro resistenze a questo sistema razzista fatto di confini e galere.
Non chiediamo allo stato di difenderci dalla violenza che esso stesso produce e di cui si nutre.
Quello che vogliamo è continuare a sostenere le lotte di chi a tutta questa brutalità si ribella, di chi resiste nei CIE, di chi si oppone alle deportazioni.
Quello che vogliamo è la libertà per tutte le donne recluse.

nemiche e nemici delle frontiere

Verso lo sciopero delle donne l'8 marzo - Solidarietà a Higui

L'autodifesa non è reato, solidarietà a Higui, a tutte le donne che si ribellano, alle migranti, alle donne che per sfuggire alla violenza sessuale, economica, strutturale di questo sistema capitalistico e patriarcale, sono ora rinchiuse nelle nere galere dei CIE e nelle carceri imperialiste!

MFPR
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Una corrispondenza dall'Argentina...

Vorrei raccontarvi la storia di eva, higui per le amic*
Higui è una compagna lesbica che vive in uno dei 700mila quartieri di buenos aires.
A ottobre scorso è stata attaccata da 10 merde che l'hanno violentata e picchiata e minacciata di morte.
Higui ha reagito, si è autodifesa, riuscendo a salvarsi la pelle.
Una delle merde è morto.
Higui ora è in carcere accusata di omicidio. Non sono bastati i segni della violenza e delle botte.
Manda a dire in una lettera che si sente fortunata ad essere viva, anche se in carcere, il che da i brividi.

In questi mesi si sono susseguite tante iniziative di solidarietà e sostegno a lei e alla sua famiglia che continua a subire minacce e intimidazioni che potete immaginare.
Quello per cui si combatte è l'immediata liberazione di higui, ma anche e soprattutto per far cadere tutte le infami accuse che le sono state rivolte.
Ovviamente la solidarietà si può esprimere anche dall'altra parte del mondo per questo vi scrivo.
Ci stiamo vedendo in assemblea una volta a settimana per organizzare la giornata del 7 marzo (giornata della "visibilità lesbica") e dell'8 dove si sta organizzando un grosso spezzone in solidarietà a higui, più vari cartelli, "bandiere", striscioni per tutto il corteo. L'appoggio a tutte queste iniziative è arrivato anche dalle realtà organizzatrici del corteo, e la speranza è che la forza di tutte possa cambiare qualcosa.
Vi incollo un articolo che racconta un pò meglio, forse anche troppo, quello che è accaduto. da tradurre è un pò lungo, ma con un minimo sforzo si capisce
http://kaosenlared.net/argentina-higui-presa-por-ser-mujer-y-lesbiana/

non mi dilungo in considerazioni perchè è tutto molto complesso e delicato, soprattutto rispetto alla questione intersezionalità, però l'unica cosa che ho fissa in testa è che autodifendersi non può essere reato.

Le tante ragioni per lo sciopero delle donne l'8 marzo