18/06/18

Apriamo i porti - La mobilitazione lanciata a Roma da NUDM


Da dinamopress

Nella mobilitazione lanciata a Roma da Non Una di Meno, il presidio si è mosso in corteo da Castro Pretorio fino alla sede del Ministero dei Trasporti dove il corteo è stato spintonato dalle forze dell’ordine per impedirne lo spostamento.
La piazza ha ribadito il completo rifiuto nei confronti del razzismo di Stato, inaugurato dal precedente governo e dal Ministro Minniti e oggi radicalizzato dall’alleanza Lega-Cinque Stelle. Gli interventi si sono concentrati sulla necessità di proseguire una mobilitazione capace di comporre le istanze delle donne, dei migranti e degli sfruttati contro le politiche razziste che le vorrebbero dividere e contrapporre.

 

Da FB, per Lavinia Flavia Cassaro.

L'ho conosciuta Lavinia, quella cattiva maestra, eravamo insieme alla CAROVANA 15 SETTEMBRE 2015, come osservatori internazionali, a portare gli aiuti umanitari a Kobane. Ho conosciuto l'umanità di Lavinia, l'ho vista giocare con quei bambini sopravvissuti alla guerra, in quei campi profughi che abbiamo visitato nel Kurdistan turco, ai confini con la Siria.
Questa maestra così vivace, allegra, piena di vita che difende i diritti di ogni persona sulla terra, il diritto di vivere che spetta ad ogni bambino ma che viene tolto grazie alle atrocità dei potenti. La potete vedere in questa foto la cattiva maestra, gioca con quei bambini che così piccoli hanno visto solo bombe e distruzione invece di giocare con una palla o con una bambola.
Occhi innocenti che nel sorriso di Lavinia hanno dimenticato le bombe del capitalismo, dell'indifferenza, della cattiveria, le bombe di una società che si definisce civile. E dov'è la civiltà quando si è indifferenti alla morte?
La colpa di Lavinia è quella di essersi difesa con parole di rabbia contro un sistema violento per il quale non interessa neppure l'esistenza di vite umane? Certo, meglio i massacri legalizzati che uno sfogo di chi difende l'umanità. Meglio colpevolizzare Lavinia che è una persona scomoda che non obbedisce al sistema. In questa società bisogna essere pecore per andare avanti e per avere rispetto perché se non obbedisci, sei un terrorista, sei un facinoroso, sei un violento, sei...
Certo, colpevolizzare è facile come lo è far parte di un sistema corrotto senza neppure rendersene conto, un sistema che ha ridotto questo mondo in un cesso sotto tutti i punti di vista, l'indifferenza e la partecipazione al sistema, di chi non vuol vedere oltre il palmo del proprio naso e non vuol sentire oltre quello che gli viene violentemente inculcato.
Allora scusate se le nostre coscienze sono troppo sveglie e sensibili, scusate se Lavinia per difenderci e difendersi dalla violenza, ha esasperatamente urlato contro chi applica violenza. Scusate se stiamo cercando di rendere questo mondo vivibile, mettendoci la faccia e rischiando ogni volta. Scusate... continuate tranquillamente a dormire e a credere nelle favole sporche di sangue, noi siamo svegli e difenderemo anche voi da ogni scempio... Scusate, vi chiedo solo di guardare ancora la foto di una ribelle che ama e difende la vita !

17/06/18

In ricordo di Iolanda Palladino, uccisa dalla violenza e dal terrore fascista.



Napoli 17 giugno 1975 

Per la prima volta, il Partito Comunista vince le elezioni amministrative. Per tutta la città i cittadini scendono in strada a festeggiare, creando numerosi ingorghi e cortei di auto. A via Foria una ragazza, Iolanda Palladino, sta tornando a casa con la sua 500 dopo avera raggiunto una cabina telefonica per chiamare il suo fidanzato.
Intanto un gruppo di fascisti esce dalla “Berta”, sede prima del Msi ed ora di Casapound. I fascisti raggiungono la manifestazione e si appostano sulle scalinate di via Michele Tenore, da lì lanceranno una bottiglia  molotov  sulla 500 di Iolanda, che aveva il tettuccio aperto. La ragazza scende dall'auto quando le fiamme l'hanno già ricoperta e trasformata in una torcia  umana. Quando alcuni passanti la soccorrono e la portano in ospedale,  Iolanda è completamente ustionata. Dopo essere stata trasferita al  centro ustioni di Roma, muore il 21 giugno dopo una lunga agonia, in cui  rimane sempre cosciente.

I tre attentatori Umberto Fiore, Giuseppe Torsi e Bruno Torsi vengono arrestati dopo una breve latitanza e condannati a pene non superiori ai 6 anni. Successivamente entreranno nel gruppo terrorista dei Nar.
Il 24 a Napoli nella basilica si svolgono i funerali di Iolanda. Vi partecipano migliaia di persone, tra cui moltissimi operai dell'Alfasud e tanti antifascisti napoletani, che durante il funerale e durante il  trasporto al cimitero salutano Iolanda con cori antifascisti e corone di  fiori.
Durante il percorso del corteo funebre verso il cimitero, alcune  migliaia di antifascisti, si dirigono prima in via San Giovanni e poi in  via Foria, dove c'è la sede missina a cui appartengono gli assassini di  Iolanda.
In via San Giovanni, viene divelta e danneggiata un'insegna  dell'Msi, poi in via Foria il corteo viene caricato duramente dalla  polizia.  
Il segretario della sede degli assassini era allora Michele Florino; oggi quella sede di assassini e razzisti non è più del MSI bensì di casapound, ma il nome della segretaria è sempre lo stesso. Emmanuela Florino è la  degna figlia di suo padre. Una tradizione di razzismo, infamia e  vigliaccheria che si tramanda da generazioni.

In occasione dei funerali di Iolanda, Michele Florino e i gli altri fascisti infangarono la memoria di Iolanda esponendo uno striscione provocatorio che recitava “Solo Dio può fermare la volontà fascista, gli uomini e le cose no”. La polizia caricò duramente il corteo che rimosse quello scempio. Proprio come allora, anche oggi i fascisti di casapound hanno dimostrato di non avere alcun rispetto per vita. Mentre era in corso l’iniziativa in ricordo di Iolanda, hanno fatto capolino dalla loro sede e, sempre nascosti dietro i cordoni della celere, hanno cominciato a intonare cori vergognosi.

Già due anni fa apponemmo una targa dedicata alla memoria di Iolanda ma i fascisti di casapound la hanno rimossa, dimostrando il loro disprezzo  per la vita e l'umanità.
Possono rimuovere tutte le targhe ma non potranno mai cancellare la memoria e il desiderio di giustizia che vive dentro ognun* di noi.

Una nuova Resistenza attraversa le nostre strade.
Una resistenza che porta nel cuore il nome di Iolanda Palladino.

Da Mensa occupata, 26 aprile 2018

Solidarietà dalle lavoratrici delle pulizie scuole statali a Lavinia Flavia Cassaro: la tua lotta é anche la nostra!

NOI LAVORATRICI PULIZIE DELLE SCUOLE STATALI DI TARANTO
ESPRIMIAMO TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETA' A LAVINIA FLAVIA CASSERI,
INSEGNANTE ANTIFASCISTA DI TORINO, CONTRO L'INGIUSTO E INGIUSTIFICATO LICENZIAMENTO!
IL LICENZIAMENTO DI LAVINIA DEVE ESSERE RITIRATO!

Lavinia Flavia Casseri, l'insegnante antifascista, in una manifestazione ha espresso la sua rabbia contro la polizia che proteggeva i fascisti di Forza nuova, e invece caricava violentemente giovani, donne e lavoratori che in piazza numerosi protestavano a Torino in difesa dei valori antifascisti e antirazzisti della Resistenza e della nostra Costituzione

Lavinia è stata licenziata per essere antifascista, per aver difeso i  valori che nelle nostre scuole dovrebbero essere materia di insegnamento, cardini della nostra Costituzione.

Noi lavoratrici e i lavoratori impiegati nelle scuole statali ormai da più di 20 anni, sfruttati, malpagati, in balia delle decisioni di Governo-Miur, di appalti in cui agiscono corruzione e interessi vari, sappiamo benissimo cosa vuol dire protestare e vedere calpestati i propri diritti.
Per questo non possiamo che essere al fianco di Lavinia e lottare insieme per il rietro nel suo posto di lavoro.

SEGUONO FIRME (che si stanno continuando a raccogliere)

Solidarietà alla moglie e alla figlia di Assane Diallo, ucciso con 12 colpi di pistola. Sappiamo chi è Stato



Dalla Stampa:



Senegalese ucciso in un agguato nel Milanese

Una vera e propria esecuzione a Corsico: Assane Diallo di 54 anni è stato freddato con 12 proiettili



Di Monica Serra

Ha i contorni di una esecuzione, ma potrebbe avere anche sfondo razzista, l’omicidio avvenuto ieri sera a Corsico, alle porte di Milano. Assane Diallo, senegalese di 54 anni, sposato e con una figlia di 11, è stato ucciso con dodici colpi di pistola: sei alla testa, quattro al petto e alcuni alle braccia. Molti sparati da distanza ravvicinata, quando la vittima era già a terra. L’uomo aveva piccoli precedenti, alcuni di oltre vent’anni fa per aver speso di denaro falso. Lavorava nel settore della security, anche come buttafuori in alcuni locali. I carabinieri di Corsico sono a caccia, ma la moglie della vittima ha raccontato agli inquirenti di una lite avvenuta la sera precedente con un uomo che aveva aggredito il marito insultandolo per il colore della pelle. 



La lite si sarebbe verificata vicino a un chiosco del quartiere popolare Tessera di Cesano Boscone dove viveva il 54enne. «Gli diceva sono il nipote di Mussolini, era pieno di tatuaggi. Lo ha seguito fino a casa e lo ha aggredito. Quando è tornato aveva le ginocchia ferite. Noi volevamo scappare da questo paese razzista, ora lo hanno ammazzato», ha detto la donna arrivata sul luogo dell’omicidio insieme alla figlia undicenne. Gli investigatori però sono molto cauti sul movente razziale, e avrebbero già imboccato una pista precisa che porta dritta al mondo dello spaccio.

La zona di Corsico, peraltro, è da sempre considerata un’area a forte presenza di clan della criminalità organizzata calabrese. Negli ultimi trent’anni sono stati moltissimi gli arresti di uomini legati alla ‘ndrangheta e in particolare alla cosca Barbaro-Papalia di Platì (Reggio Calabria).

Assane Diallo è stato colpito alle 22,54 di sabato all’angolo tra via Curiel e via delle Querce, in un piccolo parco che si trova sul retro del bar «Erica», gestito da cinesi. Una zona dove non ci sono telecamere. I carabinieri non hanno trovato testimoni diretti del delitto, nonostante sulla zona si affaccino diversi stabili di case popolari. L’allarme è stato lanciato da un passante ma quando sono arrivati i soccorsi per l’uomo non c’era più niente da fare. Chi ha ucciso il 54enne, gli ha svuotato addosso l’intero caricatore di una pistola semiautomatica 9 per 21 millimetri. 

Siamo tutte con Lavinia - dalle Lavoratrici SLAI Cobas sc –Policlinico Palermo




IL LICENZIAMENTO DI LAVINIA E’ UN CHIARO
E MERO ATTO POLITICO DEL FASCISMO CHE AVANZA!

OGGI HA COLPITO LAVINIA, DOMANI POTRA’ COLPIRE OGNI ALTRA LAVORATRICE O  LAVORATORE DEL PUBBLICO IMPIEGO CHE DISSENTE DALL’AZIENDA, DAL  GOVERNO E DA QUESTO STATO DI COSE.
NEL PRIVATO HA GIA’ COLPITO ACUNI OPERAI DELLA FIAT DI NAPOLI

Non vi sono dubbi che  il licenziamento di Lavinia Flavia Cassaro sia un chiaro atto politico, che denota l’avanzare sempre più del fascismo di stampo mussoliniano, teso a reprimere l’antifascismo militante, così come pure ogni dissenso, ribellione, lotta  ed opposizione di classe.

La fascistizzazione delle istituzioni ne  è un’ovvia conseguenza, ed ecco che, così come ha fatto l’ufficio scolastico regionale di Torino ( su imput dell’ex  presidente del Consiglio Matteo Renzi, che durante una trasmissione di Matrix disse che Lavinia andasse licenziata su due piedi), si arriva finanche a licenziare un’ottima insegnante, sol perché durante una manifestazione antifascista contro CasaPound che stava tenendo un comizio elettorale, ha legittimamente espresso la propria opinione contro la polizia che aveva appena caricato pesantemente il corteo, in difesa della melma fascista.

Non è servito neanche che  l’Associazione dei Giuristi Democratici intervenisse con un comunicato chiedendo la sospensione del provvedimento disciplinare  rimarcando che “il lavoratore non vende più se stesso ma solo le attività indicate nel contratto e nell’orario di lavoro previsto, restando irrilevante la sua vita extra –lavorativa”. 

Si tratta di un fatto gravissimo, senza precedenti dalla nascita della Repubblica, come sono stati costretti a riconoscere anche alcuni giornali. Essere licenziati per le proprie opinioni politiche, espresse, tra l’altro, fuori dal proprio luogo di lavoro e, quindi, NON nell’esercizio delle proprie funzioni, viola oltre che  lo Statuto dei Lavoratori, anche la stessa Costituzione. Altro che solo una “sanzione sproporzionata”!

E l’altra aberrante cosa che dà  il segno dei tempi… è che mentre si criminalizza e licenzia Lavinia per “reato di opinione”, si alimenta e difende il rigurgito fascista, lasciandone impuniti gli innumerevoli crimini fino ad oggi commessi. Così come sono stati lasciati impuniti chi, come Lega, FN e CasaPound hanno di fatto legittimato la tentata strage di Macerata.

Il licenziamento di Lavinia è un caso eclatante ed inaccettabile, che si aggiunge a quello dei cinque operai della Fiat di Napoli licenziati per avere inscenato, dopo il suicidio di un loro collega ed il trasferimento forzato di altri operai,  l’impiccagione di Marchionne tramite un  fantoccio. Licenziati per avere espresso liberamente la propria rabbia ed opinione rispetto al massacro sistematico delle proprie condizioni di lavoro e della propria stessa vita, sempre più sacrificata sull’altare dei profitti padronali, tanto che sono oltre mille che ogni anno ci lasciano la pelle o rimangono invalidi.

Per questo sistema si  deve essere, come si suole dire, “cornuti e mazziati”, altrimenti, se si osa ribellarsi,  si finisce in galera. Se questo non è fascismo!

La tendenza al fascismo, come la storia ci insegna, è organica all’imperialismo e si manifesta ancora più  in tempi di crisi per il capitale,  come adesso, portando ad un inasprimento soprattutto della repressione delle lotte sociali e di classe.

Ma a tutto c’è un limite e la repressione non fa altro che alimentare la ribellione!
Rispedire con ogni mezzo possibile al mittente il licenziamento di Lavinia così come pure quello degli operai della Fiat di Napoli è una necessità storica di classe, che ci tocca tutte e tutti. 

Siamo tutte e tutti antifascisti, siamo tutte e tutti Lavinia!

Lavoratrici SLAI Cobas sc –Policlinico Palermo

Sfruttamento sessuale? Prima gli italiani!

Turismo per far sesso coi minori? Italiani primi al mondo e Salvini lo sà. Così dopo averli sfruttati "a casa loro", eccolo riproporre le case chiuse a "casa nostra".
In occasione della presentazione alla Camera del disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis, ha affermato: "Io sono personalmente contrario, io sarei per la regolamentazione della prostituzione perché fino a prova contraria il sesso non fa male, la cannabis sì". Da secoli presente nelle farmacopee europee per le svariate proprietà terapeutiche, note sin dal 2737 a.c., la storia della cannabis come farmaco si chiuse bruscamente, in America e in Europa, da poco prima della seconda guerra mondiale fino agli anni 70. E adesso il duce Salvini vuol chiuderla di nuovo, riproponendo in alternativa le case chiuse e la leva obbligatoria per «liberare i giovani dalla cannabis». Ma quale governo del cambiamento, siamo ad un moderno medioevo! Sulla pelle dei migranti, delle donne, dei giovani il governo fascio-populista Salvini/Di Maio sta edificando in gran fretta un'enorme prigione, uno stato militare, dove usare le donne come fattrici, se italiane (per la difesa della razza), come puttane da chiudere nei bordelli, se immigrate.
Tutte sfruttate, questa volta, comodamente a "casa nostra"


Da vesuviolive.it:

Turismo per far sesso coi minori, italiani primi al mondo: le loro mete preferite


Foto dall’ archivio di SOS Villaggi dei Bambini Onlus


Ogni anno, migliaia di italiani viaggiano per chilometri allo scopo di raggiungere mete nel Sud Est Asiatico, Africa e Sud America. Questa volta, però, parliamo di turismo sessuale sui minori e purtroppo il primato è italiano.

Secondo gli ultimi dati di Ecpat Italia Onlus (organizzazione contro lo sfruttamento sessuale dei bambini), gli italiani sono al primo posto come clienti sessuali di questi bambini, seguiti da turisti provenienti dalla Germania, Giappone, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Cina.

Motivo che spinge migliaia di persone a dirigersi in questi paesi e ad avere rapporti con minori, diversamente a quanto si pensi non è la pedofilia, ma una sorta di trasgressione. Si tratta, infatti, di persone spesso sposate o anche single, maschi o femmine (le donne sono in netta minoranza), ricche o con budget limitato, di livello sociale alto o anche basso. Il presidente della sezione italiana dell’organizzazione Marco Scarpati spiega a “The Telegraph”: “Queste persone non sono pedofili. I pedofili abituali sono il 5 per cento, la maggioranza invece dei turisti sessuali è composta da persone che vanno all’ estero per provare un’esperienza trasgressiva“. Pertanto i turisti sessuali vengono divisi in tre categorie: quelli occasionali ( spesso in visita per lavoro); quelli abitudinari (molti risiedono lì per alcuni periodi acquistando residenze); infine i pedofili ( rappresentano circa il 5% ).

Tra i paesi più a rischio c’è il Kenya che conta dalle 10.000 alle 15.000 bambine tra Malindi, Bombasa, Kalifi e Diani, coinvolte nella prostituzione. Si tratta per lo più di minori di età compresa tra i 12 e i 14 anni, e i turisti sessuali interessati risultano essere nel mondo circa un milione. Le mete preferite degli italiani sono il Kenya, Santo Domingo, Colombia e Brasile.

Oltre quello di voler provare una nuova esperienza, tra i motivi della prostituzione minorile rientra anche l’anonimato e l’impunità, e sopratutto la falsa convinzione che avere rapporti con un minore riduca il rischio di contrarre l’Aids (spesso i bambini africani nascono già con questa malattia perché la contraggono dal genitore affetto)