24/02/18

Maestre a Roma prese a calci dalla polizia, ma il 4 marzo vi licenziamo noi


Roma: le maestre in lotta, determinate e combattive, non si lasciano cavalcare dai sindacati opportunisti e non si lasciano intimidire dalle forze del disordine, arrivando sin sotto il Parlamento, passando dal Ministero di Giustizia gridando "Libertà per gli antifascisti".
La risposta sbirresca: calci.

Contro la sentenza, ora e sempre resistenza

23 febbraio 2018

Roma - Nel silenzio mediatico migliaia di maestre sono scese in piazza. La polizia le prende a calci.

Le strade di Roma oggi sono state attraversate da oltre un migliaio di maestre e maestri in sciopero contro la sentenza che manderebbe a casa circa 60.000 precari della scuola. 
La rabbia e la determinazione delle maestre ha ritenuto soffocanti le limitazioni della manifestazione che avrebbe dovuto tenersi staticamente di fronte al Ministero dell'Istruzione.
Fin da subito alcune delle organizzazioni sindacali hanno provato ad anteporre le proprie bandiere davanti ai corpi dei lavoratori e delle lavoratrici in piazza (contrariamente a quanto deciso nell'ultima assemblea nazionale tenutasi a San Lazzaro-Bologna), cercando di disinnescare l'autodeterminazione di chi dopo anni di false promesse non si sente rappresentato da nessuno. Così successivamente ad un blocco dei binari del tram lungo Viale Trastevere, le maestre hanno conteso la testa del corteo agli iscritti di alcune sigle sindacali, ponendosi come obiettivo l'arrivo al Parlamento.
Il corteo si è mosso fino al Pantheon con di fronte le bandiere dei sindacati staccate decine di metri dagli spezzoni della maestre e dei maestri autorganizzati, che scandivano slogan di lotta e indicavano senza timore i responsabili politici della prospettiva di precarietà imposta alle proprie vite. Di fronte al Ministero di Grazia e Giustizia gli spezzoni hanno gridato, senza ipocrisie, libertà per gli antifascisti detenuti. Una volta arrivati al Pantheon lo spezzone autorganizzato ha ignorato il vuoto e retorico comizio delle sigle provando in ogni modo a raggiungere Montecitorio. La polizia ha risposto schierando blindati e uomini ad ogni via di accesso. A questo punto non paghi di una già lunga giornata di lotta i lavoratori e le lavoratrici hanno cercato di aggirare i blocchi dividendosi in diversi gruppi.
Alcuni sono riusciti a raggiungere il Parlamento mentre altri sono stati fermati violentemente dalla polizia che non ha esitato a prendere a calci le maestre. In un contesto elettorale in cui tutte le forze politiche stanno ignorando il licenziamento di 60mila persone, forse troppo impegnate nei propri teatrini elettorali e a non confrontarsi con i problemi reali del paese, oggi un grido di dignità e di rabbia si è alzato nelle strade di Roma. Con la promessa chiara e scandita a più riprese: "il 4 Marzo vi licenziamo noi".
Le stesse parole d'ordine con cui domani migliaia di lavoratori autorganizzati del sindacato SiCobas, assieme a giovani, precari, studenti torneranno a riempire le strade della capitale, convinti che non siederanno mai amici nei palazzi del potere.

Non una di meno Roma lancia l’8 marzo, ma la foto è da denuncia


 una di meno Roma verso lo sciopero globale dell’8 marzo. Un flash mob nella città militarizzata
Questa mattina davanti all’altare della patria si è svolto un flash mob di Non Una di Meno Roma. Circa 15 donne hanno esposto dei cartelli rosa per comporre la scritta #WeTooGether, l’hashtag che riprende il #Metoo globale e che sarà lo slogan dell’8 marzo, giornata dello sciopero globale delle donne che avrà luogo in circa 70 paesi. In Italia tantissime città si stanno organizzando in assemblee, eventi e iniziative di avvicinamento verso l’8. A Roma, un corteo che partirà dalle 17 da Piazza Vittorio, passando poi per Piazza Esquilino, Via Cavour, Fori Imperiali e che arriverà a Piazza della Madonna di Loreto, attraversando luoghi simbolici per i corpi delle donne strumentalizzati da leggi e campagne d’odio razzista e sessista.
Oggi a Roma nessun sit-in, nessun presidio, nessun corteo, ma un’azione performativa di lancio della campagna: corpi che rivendicano il #WeTooGether non solo come slogan, ma come forza per rompere il velo di silenzio, paura e vergogna che avvolge le molestie sui posti di lavoro, lavoro ormai sempre più precario. Tutte insieme verso lo sciopero femminista che coinvolgerà le lavoratrici a tempo indeterminato, le partite Iva, le precarie, le lavoratrici in nero, il lavoro di cura e domestico, le stagiste e le lavoratrici senza contratto, le disoccupate e le studentesse.
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Non sappiamo però, quale minaccia questo flash mob abbia rappresentato per la pubblica sicurezza, sappiamo però che la Digos ha sequestrato i “pericolosi” cartelli esposti, trattenuto due delle attiviste presenti al flash mob, identificandole e denunciandone una per manifestazione non autorizzata.
A quanto pare, in una città come Roma, sempre più militarizzata, non è possibile nemmeno esprimersi per le donne.
I monumenti vanno estraniati dalla cittadinanza e lasciati come simulacri da transennare e proteggere. Eppure i monumenti di Roma hanno sempre parlato! Non c’è bisogno di scomodare Pasquino per ricordarlo. Ora sembra impossibile perfino fare dei selfie che riprendono delle donne con dei cartelli.
Una gestione dell’ordine pubblico sempre più muscolare e intimidatoria, in un clima di riduzione dello spazio democratico e di agibilità politica sempre più insopportabile.
Certo, abbiamo la rete per raccontare i nostri #metoo che diventano #wetoogether, oppure #quellavoltache, ma a noi non bastano i social, vogliamo anche una città femminista che parla e racconta le nostre vite precarie. L’8 marzo proveremo anche a ridisegnare la mappa di una città femminista.
Al grido di #WeToogether il prossimo 8 marzo questo movimento mostrerà ancora una volta la sua forza globale.
Noi scioperiamo!
Leggi il post facebook e la nota sulla pagina Non una di meno Roma

8 marzo 2018 Sciopero delle donne!

Di seguito e in allegato, vi mandiamo il testo della proclamazione dello sciopero delle donne dell'8 marzo, inviato agli inizi di gennaio 2018. Confermiamo che a tutt'oggi la Commissione di Garanzia non ha ribadito (dopo la nostra lettera di risposta) le franchigie. Per cui tutte e dovunque possiamo scioperare!
Questa comunicazione dello sciopero può essere utilizzata anche a livello locale e di singoli posti di lavoro. Oppure, segnalateceli e la mandiamo noi con la pec.
Un forte saluto a tutte. Le lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe

SLAI Cobas per il sindacato di classe
Sede: Taranto v. Rintone, 22 telefax 099/4792086 – 347/5301704 – C.F. 90177580736 - e mail: slaicobasta@gmail.com

TA. 09/01/2018
All. 1
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Coord. Amm.vo
Al Dipartimento Funzione Pubblica
Al Ministero del lavoro e delle Politiche sociali
AL MIUR – Ministero Istruzione Università e Ricerca
Alla Commissione di Garanzia
Alla Confindustria -Roma
Alla Confcommercio – Roma
Alla Confesercenti- Roma
Alla Confcooperative – Roma
Alla Lega Cooperative – Roma
Alla Confagricoltura – Roma
Alle Poste Italiane – Roma
Alle FF.SS. Treni Italia- Roma
epc
Al Dipartimento per le pari opportunità
Alla Presidente della Camera, Laura Boldrini

OGGETTO: PROCLAMAZIONE SCIOPERO GENERALE NAZIONALE IN DATA 08 MARZO 2018
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe, comunica con la presente nota la proclamazione dello sciopero generale che si svolgerà a livello nazionale e per l'intera giornata del 08 Marzo 2018, in coincidenza con la giornata internazionale delle donne, in tutti i settori lavorativi pubblici, privati e cooperativi e riguarderà tutte le lavoratrici a tempo indeterminato, a tempo determinato, con contratti precari e atipici.
La motivazione dello sciopero riguarda il peggioramento della condizione generale di vita delle donne che investe tutti gli ambiti, lavorativo, sociale, familiare.
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe, accetta le limitazioni imposte dalle leggi e dai contratti di lavoro.
Si fa presente che ai sensi dell'art. 28 L. 300/70 nessuna lavoratrice o lavoratore che aderisca allo sciopero deve subire limitazioni o essere oggetto di interventi disciplinari per aver esercitato questo diritto tutelato da leggi e Costituzione.

SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE

coordinatrice nazionale
Calderazzi Margherita

per com. 74121 Taranto via Rintone, 22 – slaicobasta@gmail.com
pec slaicobassc@pec.libero.it - T/F 0994792086 – 347530170

Filippine - all'infame minaccia della bestia fascista Duterte rispondono le donne combattenti - mfpr italy info

Rodrigo Duterte è un tiranno misogino che non tarderà a cadere!
 
La sezione del Sud Mindanao di MAKIBAKA, l'organizzazione clandestina rivoluzionaria delle donne condanna con la massima fermezza Rodrigo Duterte che ha detto che i soldati della AFP devono sparare nella vagina delle donne del NPA, al fine di rendere i loro organi riproduttivi "inutili", come punizione per aver preso le armi.
 
Riprendendo la tradizione fascista di stupro e maschilismo della AFP, Duterte pensa che può radunare le sue truppe per commettere impunemente i crimini di guerra più atroci all'interno dell'operazione antipopolare Oplan Kapayapaan.
Ci congratuliamo con tutte le donne, le organizzazioni, gli individui che aspirano alla libertà e anche le stesse donne membri di AFP che sono state offese dalle posizioni primitive e misogine di Duterte sui diritti umani e le donne. Queste posizioni stanno dalla parte sbagliata della storia, e vogliono affossare la lotta combattuta dalle donne non solo nel paese ma in tutto il mondo.
Malacañang non può più spazzare i commenti di Duterte sotto il tappeto come in passato. Il recente ordine di Duterte è ancora un altro attacco contro tutte le donne; egli ha promesso ai soldati fascisti di avere come premio la possibilità di dormire con una stellina o l'immunità se violentano le donne durante le loro azioni antiterrorismo.
Queste sono cose che non possono mai essere minimizzate. Il suo trattamento sessista delle giornaliste non può più essere messo in secondo piano come il suo generale disgusto per i mass media filippini che lottano per esercitare la loro libertà di espressione contro il suo regime tirannico. Duterte è un tiranno misogino non solo nelle parole ma anche nelle azioni. Ogni giorno, la sua nuova legge "train" si abbatte sulle madri della classe operaia che portano l'onere di far quadrare i conti a fronte di aumento dei prezzi delle materie prime e del calo dei salari che a malapena servono per vivere. Nelle fattorie, nelle piantagioni e nelle fattorie a livello nazionale, donne e uomini lavorano come schiavi perché Duterte favorisce gli investimenti esteri piuttosto che istituire una vera riforma agraria. Nelle fabbriche e nelle fabbriche di semi-trasformazione nei centri urbani, le donne al fianco degli uomini continuano a essere vittime dell'avidità delle imprese e delle politiche neoliberiste di Duterte sui contratti di lavoro.
 
Come ogni dittatore, Duterte odia le donne e le vuole inchinate all'autorità patriarcale della società semifeudale semicoloniale che condanna le donne ad essere cittadini di seconda classe, docili e non pensanti. Vuole che le donne non facciano mai domande, sollevino dubbi o protestino contro le disuguaglianze che lui stesso commette contro le masse di contadini, operai. Esige asservimento, e dove non c'è, apre la sua bocca sporca per ridicolizzare le donne o alza il pugno per soffocare il dissenso, sia contro il movimento legale democratico che il movimento clandestino.
Ma in realtà, Duterte ha terribilmente paura delle donne, specialmente delle donne forti che lo vedono come il tiranno misogino che è. Ha particolarmente paura delle donne che scelgono la difficile strada della lotta armata contro il governo reazionario e sfruttatore, che cerca disperatamente di mantenere con il fascismo e la dittatura. Sa che quando le masse si solleveranno per rovesciarlo, più della metà di loro saranno madri, ragazze e donne di tutti i settori. Sfidiamo anche la figlia del presidente e sindaco di Davao, Sara Duterte, come donna e umana, a prendere posizione contro le tirate anti-donne di suo padre. Nel nome del settore a cui appartiene e dei diritti umani in generale, deve denunciare questo ordine retrogrado che rende le donne degli oggetti e usa il nostro organo riproduttivo come strumento di subordinazione e derisione.
 
MAKIBAKA invita tutte le donne a portare avanti tutte le forme di resistenza nella lotta democratica nazionale per abbattere il regime Duterte, il nemico numero uno di tutte le donne filippine oggi. Esortiamo più donne a venire, unirsi agli uomini e camminare con il Nuovo Esercito del Popolo, che ha una lunga ed eroica tradizione di donne rivoluzionarie che combattono contro le radici della nostra schiavitù patriarcale - l'imperialismo, il feudalesimo e capitalismo burocratico.
 
Ka Teresa, portavoce Malayang Kilusan Ng Bagong Kababaihan - Mindana

22/02/18

L'8 marzo 2018 scioperiamo tutte! - è on line un questionario rivolto a tutte le lavoratrici, precarie, disoccupate

L'8 marzo è vicino e, come ci siamo dette, le lavoratrici non sono un "tema" ma sono soggetto reale, che deve prendere in mano lo sciopero e deve essere sostenuto da tutto il movimento.  Dalle ultime  assemblee nazionali è emersa l'esigenza di mettersi in collegamento, di fare "rete" tra le realtà in lotta delle lavoratrici. In particolare, nell'assemblea di Pisa e di Milano, si è ribadita la necessità del lavoro d'inchiesta, verso e oltre l'8 marzo, con un questionario per fare emergere i motivi e la necessità dello sciopero, per entrare in contatto con le donne che ancora non si ribellano, far emergere le contraddizioni, dare più forza alle donne che vengono attaccate per le lotte e lo sciopero.

Le voci delle donne proletarie per il boicottaggio elettorale - Parla Fiorella del MFPR di Taranto