26/09/16

Appello a tutte le lavoratrici,operaie,precarie,braccianti,migranti,disoccupate per una manifestazione a Roma contro governo, padroni, Stato

NON CI AVETE FERMATO E NON CI FERMERETE!

Come precarie delle Cooperative Sociali di Palermo lottiamo da anni in difesa del posto di lavoro. E in questi ultimi mesi lo stiamo facendo in forme ancora più intense, visto che una legge approvata di recente dal parlamento siciliano, a firma PD/M5S, stabiliva il licenziamento in tutta la regione di 2000 precari, di cui la maggioranza siamo donne.

Ma lottare per non farci ricacciare a casa significa difendere anche la nostra vita più generale di donne che ogni giorno viene attaccata dal governo, dai padroni, da questo Stato.
Come donne ne subiamo le conseguenze con una condizione di lavoro che è diventata sempre più precaria con contratti a termine sempre più ridotti, con riduzioni di ore per evitare licenziamenti, con salari bassi, contrastando con i padroncini delle Coop che nei confronti di noi precarie in alcuni casi fanno anche discriminazioni di genere; una condizione di lavoro precaria che si ripercuote inevitabilmente sulla nostra vita, a cui il governo e padroni ci costringono togliendoci ogni futuro, per inchiodarci ad un presente faticoso e instabile in cui non sai spesso come arrivare a fine mese, come campare i figli, o come andare avanti da single… , in cui devi far fronte alla mancanza sempre più pesante di servizi pubblici che aggrava il doppio lavoro - fuori e in casa - cui siamo soggette.

Per lottare contro tutto questo vogliamo unirci ad altre lavoratrici, operaie, precarie, disoccupate, migranti che lottano nel nostro paese, dobbiamo far confluire le varie proteste ed esperienze specifiche in un’unica voce, in un’unica denuncia, in un’unica lotta. E questo è cominciato ad avvenire con 'due scioperi delle donne': il 25 novembre 2013 con la partecipazione di circa 20.000 donne e ancora tante donne hanno partecipato l'8 marzo.

Ora la situazione  è ancora peggiorata. Leggi scellerate come il Jobs Act hanno attaccato nel profondo la nostra condizione di lavoro, aumentando le discriminazioni sul lavoro, sul salario, per l'assunzione e i licenziamenti; la riforma della “buona scuola” del governo Renzi ha colpito migliaia di insegnanti e lavoratrici ATA; i tagli alla sanità, ai servizi sociali, hanno ridotto pesantemente il lavoro e i diritti per le precarie e iperprecarie sempre più sfruttate, mentre il Ministero della sanità ci spinge a fare sempre più figli, pure colpevolizzandoci, le lavoratrici braccianti sono trattate come vere e proprie moderne schiave nelle campagne, e le donne migranti sono le ultime delle ultime per questo governo. E tutto questo mentre l’Italia è il paese che va sul podio in Europa per numero di donne disoccupate, quasi una su due non lavora, e sappiamo bene come la mancanza di lavoro è una delle principali cause che impediscono a tante donne di liberarsi da vincoli familiari oppressivi e repressivi a causa di cui si rischia di essere uccise.
Tutto questo è violenza contro le donne – tutto questo si unisce alle violenze sessuali – oppressione.
E' giusto e necessario che questo si affermi nella giornata internazionale della violenza contro le donne.

Non possiamo e non vogliamo accettare tutto questo!
Prendiamo la lotta e la vita nelle nostre mani!


Organizziamo per il 25 novembre 2016, in concomitanza della giornata internazionale contro la violenza sulle donne che tocca ogni aspetto della nostra vita, una manifestazione nazionale della lavoratrici, operaie, precarie, braccianti, migranti, disoccupate a Roma, che porti la nostra ribellione, le nostre richieste direttamente al Palazzo del governo, ai Ministeri.

Lavoratrici Precarie Coop Sociali in lotta a Palermo.

Per costruire insieme la manifestazione, per adesioni, contatti, informazioni scrivete a:

o contattate Giorgia 370/1313642




22/09/16

La lorenzin, col "fertilityday", persevera nella campagna anti donne e razzista - questa campagna va bloccata!

Ripubblichiamo un'articolo del Mfpr uscito tempo fa:


“L'utero è loro e lo gestiscon loro”.

E dopo? L'attacco al diritto d'aborto...


Una campagna fascista, la “Fertilityday” del Ministero della Sanità, che di fatto afferma che le donne devono fare figli a seconda delle esigenze di questo sistema.

Siamo anche oltre “le donne macchine riproduttive”, ora bisogna aggiungere: “macchine riproduttive a comando” per dare figli allo Stato!

Ora c'è una presa di distanza “trasversale”, da “sinistra”, centro e destra. Perfino Renzi dice: “io non le avevo viste quelle pubblicità...”. Ma tutti questi ipocriti stanno contestando al massimo il modo, ma non il merito.

Questa campagna in realtà esprime una posizione, una concezione, un humus comune ai rappresentanti di questo Governo e di questo Stato.
Essi da un lato negano, reprimono il diritto di decisione delle donne, negano la procreazione assistita, negano i figli alle coppie gay/lesbiche, perchè queste scelte hanno a che fare con la decisione della donna, delle persone, e questo “non può e non deve essere”; dall'altro dicono: "tu devi fare figli", ma quando e come decide lo Stato.

Uno Stato che nega lavoro, possibilità economiche alle donne, a mettere su famiglia; uno Stato in cui se le donne lavorano le costringe a fare i salti mortali per badare ai figli; uno Stato in cui i padroni per i loro profitti, possono tranquillamente mettere a rischio la salute delle donne, la loro, appunto, fertilità (leggete le terribili denunce delle tante stanche e ammalate operaie della Fca Sata di Melfi di padron Marchionne, grande amico di Renzi); uno Stato e un governo che taglia sugli asili, sulla sanità, che chiude ospedali (a volte proprio i reparti maternità come in Puglia), scaricando sulle masse popolari gli alti costi per avere figli.
Uno Stato e un governo che spende decine di migliaia di euro per questa campagna pubblicitaria, ma che non spende un centesimo una volta che questi bambini nascono (al massimo la miseria di un bonus).
Uno Stato che per sostenere i profitti dei padroni assassini, inquina aria, terra, mare, fa ammalare donne, mette in pericolo la loro capacità riproduttiva, o fa nascere bambini già condannati (come a Taranto)

Un governo che prepara le guerre e la morte, osa parlare di nuove vite!
Un governo che è responsabile della morte di tanti bambini migranti, che nega cittadinanza agli immigrati, ai loro figli e chiama le donne italiane a fare figli “bianchi” - cos'è questo se non razzismo?!

Il Ministero della sanità dice che “la fertilità è un bene comune”, ma vuole dire più precisamente che: il “bene”, le future forze-lavoro da sfruttare per il capitale, sono “comuni”, ma i problemi del crescere i figli sono “privati”.

Questa campagna unisce riproposizione di valori patriarcali contro le donne – di cui si rilancia il ruolo soprattutto di fattrice di figli, di cura della famiglia (perchè così non allarmino più i dati sempre più in basso dell'occupazione femminile, dei bassi salari, della precarietà, del peggioramento dei diritti delle lavoratrici sulla maternità, ecc.) - a posizioni e concezioni moderno fasciste, che tentano, arrampicandosi sugli specchi, su vari terreni di dare risposte alla crisi economica, sociale, politica di questo sistema imperialista, attaccando i fondamentali diritti delle persone.

Ma ciò che sta dietro a questa squallida campagna – che potremmo liquidare stendendo un velo pietoso – è anche peggio: è una ripresa dell'attacco al diritto d'aborto.
Se le donne devono essere fertili, devono fare figli, ne consegue una futura campagna, questa molto più concreta e pesante, per impedire in ogni modo che le donne possano decidere di abortire.
Lo stanno già facendo in tante parti in maniera non plateale, però costante: dai tagli ai consultori, alla chiusura di reparti, all'aumento di medici obiettori per cui in certi ospedali non si può proprio abortire, dal porre ulteriori restrizioni alla possibilità di abortire, a bloccare ogni avanzamento della ricerca per anticoncezionali che non facciano male alle donne, ecc.
Ma aspettiamoci che lo facciano in maniera aperta, usando tutte le armi: pratiche, ideologiche, religiose...

21/09/16

Nel 50° anniversario della grande rivoluzione culturale proletaria


La campagna di proletari comunisti - PCm in Italia per il 50° anniversario della Grande rivoluzione culturale proletaria è cominciata e si svilupperà in maniera più intensa, prima e dopo la celebrazione internazionale che si tiene il 14 ottobre in Brasile a cui partecipiamo.
Si tratta di una campagna prolungata, data l'ampiezza della questione da propagandare, analizzare, approfondire, proporre e riproporre a livello teorico, ideologico e politico, a livello nazionale nel movimento comunista e rivoluzionario, a livello di massa, tra i proletari, studenti, donne, intellettuali, masse popolari, e a livello internazionale insieme ai partiti e organizzazioni comuniste mlm nel mondo.

Questa campagna è partita  a livello internazionale con la Dichiarazione Congiunta del 1° Maggio, cui è seguita in Italia, per iniziativa del MFPR il 14 maggio con la commemorazione di Chiang Ching, la pubblicazione in questo blog della circolare del 16 Maggio 1966, la pubblicazione di un
primo articolo sul giornale proletari comunisti e in agosto la pubblicazione della Dichiarazione dell'8 agosto; e, punto per  noi in Italiaimportante, l'uscita di un primo libro "A 50 anni dalla Rivoluzione Culturale", a cura di proletari comunisti, che contiene una prima raccolta sommaria di documenti e scritti.

 
La seconda fase in Italia riparte dalla presentazione del libro ovunque è possibile, in mare aperto e ovunque ci saranno richieste.
Le presentazioni avranno una funzione di divulgazione, semina, confronto, per affermare attraverso esse la grande esperienza storica del movimento comunista, e soprattutto per sviluppare e seminare il maoismo e la nostra concezione di fondo della GRCP come programma per il socialismo.
Nel 1967/68 approfondiremo alcuni capisaldi  e nodi di fondo:
- il ruolo della classe operaia: la Comune di Shanghai, la classe operaia deve dirigere tutto con la trattazione dal punto di vista della classe operaia di tutti gli elementi programmatici della trasformazione socialista dello Stato, della fabbrica, del rapporto fabbrica/società, la continuazione della rivoluzione dopo la presa del potere
- il ruolo del movimento rivoluzionario degli studenti e della gioventù, ispirato dall'esperienza storica della Guardie rosse, come ideologia, indirizzo e direzione.
Concluderemo la campagna con l'anniversario del '68 perchè sebbene la Rcp è cominciata nel 1966 è fondamentalmente nel '68 che essa irradia la sua funzione internazionale.
Ha un rilievo importante anche il lavoro teorico sulla GRCP, a cui sarà dedicato un numero speciale della rivista teorica del PCm  'La Nuova Bandiera' che riproporrà il valore e l'opera della ala maoista che ha guidato la GRCP in Cina, la critica a Lin Piao, contro le interpretazioni neo limpiaoiste, presenti nel movimento comunista internazionale di ispirazione maoista
La GRCP infine sarà riproposta nella Formazione Operaia on line, come corso speciale aggiuntivo a carattere quindicinale dal mese di ottobre e come organico terzo ciclo di essa, dopo Marx  svolto l'anno scorso e Lenin sull'imperialismo i corso di svolgimento.

proletari comunisti -PCm Italia
settembre 2016

17/09/16

messaggi di solidarietà alla compagna del MFPR indagata, perquisita, criminalizzata per non avere taciuto contro stupratori e chi li difende

QUESTA SOCIETA' CAPITALISTA E MASCHILISTA CI VUOLE ZITTIRE IN TUTTE LE FORME, MA NON CI FARANNO MAI STARE ZITTE! 

TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETA' ALLA NOSTRA COMPAGNA DI LOTTA, CHE ABBIAMO CONOSCIUTO AL SEMINARIO DEL MFPR A PALERMO IN OCCASIONE DEL 20 ANNIVERSARIO DEL MFPR! LA NOSTRA DOPPIA LOTTA NON SI DEVE FERMARE!
LE PRECARIE ASSISTENTI DISABILI IN LOTTA A PALERMO



La massima solidarieta' a voi
Catia


Forte solidarietà e un abbraccio , insieme vinceremo, la repressione aumenta la rabbia e non ci fa per niente paura!! Ciao Layla 


Fiorella Onofri Tutta la mia solidarietà a voi 


Università Negativa nulla scalfisce l'impeto della compagna

Ce la siamo cercata..e'una frase disgustosa e priva di senso logico...di certo se cerco qualcosa non devo tornare con lacerazioni e ecchimosi di certo se cerco qualcosa non cerco qualcuno che mi umili che mi taccia con bastonate solidarieta'massima a luigia e a chi lotta per i diritti delle donne oppresse
SONIA MEDDA Palermo

Compagne sono daccordo con quello che scrivete e trovo anch'io disgustoso quello che dicono e fanno in questi giorni pieni di odio e violenza verso donne e ragazze. Violenza in-civile e istituzionale.Io che questi giorni sono stata più volte in piazza a sensibilizzare contro la chiusura della nostra casa di accoglienza qui a Pordenone vi dico che sono anche indignata dalla tanta indifferenza mostrata sopratutto dalle donne a cui parlo.
Non mi capacito quante poche siano quelle che reagiscono con attenzione e solidarietà, molte di fronte al discorso di donne sfruttate e trafficate, carcerate, violentate ecc...  dicono "non mi interessa" e non prendono neanche un volantino.
saluti solidali e di lotta
pia covre  - Comitato per i diritti civili delle prostitute


dalle lavoratrici MFPR di Taranto
 A parte la gravità di un procedimento penale verso la compagna del Mfpr de L'Aquila, per una lettera giustissima e pienamente legittima (l'avvocato si sente "diffamato" per una lettera e non per il fatto di aver a suo tempo difeso uno stupratore, quasi assassino),
E' GRAVISSIMO CHE PER UNA LETTERA, TRA L'ALTRO PUBBLICA, ABBIANO FATTO LA PERQUISIZIONE E I RELATIVI SEQUESTRI.
QUESTO È UN ABUSO DI POTERE ILLEGALE, DA PARTE DELLA PROCURA E DEI CARABINIERI, CHE NON HA ALCUNA GIUSTIFICAZIONE, E CHE NOI DOBBIAMO DENUNCIARE IN TUTTE LE FORME e pretendere l'immediata fine dell'azione persecutoria, la restituzione degli strumenti sequestrati.
E' chiaro che il tipo di intervento vuole soprattutto intimidire, minacciare. Ma anche questi hanno sollevato una pietra che gli deve ricadere sui piedi!
Noi non abbiamo nulla da cui "difenderci", ma abbiamo da rafforzare la denuncia e la lotta verso lo Stato che protegge i suoi stupratori e reprime le donne che lottano - questo, in occasione anche dell'avvicinarsi della giornata mondiale contro la violenza sessuale deve essere chiaro. A questo Stato vanno bene chi al massimo si lamenta di stupri e femminicidi e chiede a questo stesso sistema, ai suoi uomini, di "difendere le donne"; mentre reprime chi lotta apertamente contro il sistema sociale che alimenta, sviluppa, copre la violenza contro le donne.
Chiaramente non è un caso che venga preso di mira l'Mfpr (Da L'Aquila a Taranto - sulla questione processo per diffamazione da parte avv. stupratore di Carmela - per cui c'è processo il 30 gennaio 2017); viene attaccata e si tenta di mettere a tacere e fermare, una realtà organizzata delle donne, proletaria e rivoluzionaria.

Le lavoratrici, precarie, disoccupate del Mfpr di Taranto, si rivolge e fa appello soprattutto a livello di massa a respingere questa provocazione repressiva.
Questa denuncia e azioni conseguenti le porteremo anche nelle iniziative che stiamo organizzando per la MANIFESTAZIONE NAZIONALE DELLE LAVORATRICI, PRECARIE, DISOCCUPATE, IMMIGRATE, BRACCIANTI, DI FINE NOVEMBRE.
Per cui ricordiamo a tutte l'assemblea del 29 settembre a Taranto

14/09/16

Continua la caccia alle streghe della Procura dell’Aquila con la persecuzione delle donne che non tacciono

Questa mattina i carabinieri di l’Aquila hanno perquisito la casa e l’auto di una compagna del mfpr, indagata per il reato di cui all’art. 595 c.p., diffamazione aggravata.
Hanno sequestrato 1 PC fisso, un portatile, uno smartphone e diversi pen-drive, dove si presume possano ritrovare la “lettera diffamatoria”.
Sul mandato non si dice nulla di chi sarebbe la “vittima” del reato, né si specifica in che cosa consisterebbe la “diffamazione aggravata”, tantomeno gli agenti che hanno effettuato la perquisizione hanno voluto dire nulla in proposito, ma sembra chiaro si tratti dello stesso procedimento repressivo intentato nei confronti di una compagna di Roma, anche lei perquisita lo scorso maggio. L’avvocato aquilano di un efferato stupratore l’aveva denunciata per aver diffuso una lettera in cui si diceva che era meglio che il difensore di uno stupratore alla Casa Internazionale delle Donne non entrasse. Grazie anche a quella lettera, un’ampia solidarietà della rete femminista fece sentire forte la sua protesta e riuscì a difendere uno spazio di tutte le donne, nato contro la violenza di genere, dall’ingresso di chi quella violenza aveva agito in perfetto stile di “processo per stupro”
Una criminalizzazione inaccettabile!
La procura di L’Aquila si fa strumento dell’arroganza e vendetta di chi ha difeso uno stupratore nel modo più oltraggioso per tutte le donne e ora vuol farla pagare a chi lo ha mostrato per quello che è. Così si è aperta la caccia, ieri a Roma, oggi a l’Aquila, a chi ha scritto e diffuso quella lettera.
Ma chi ci persegue si illude se crede che le loro accuse possano farci mai tacere.
Le donne che quella lettera hanno condiviso e diffuso sono tante, molte più di quante possano mai perseguirne. Centinaia hanno già risposto all’invito lanciato dal sito ciriguardatutte.noblogs.org/ a sottoscrivere la lettera incriminata e altre ancora lo faranno perché non staremo mai zitte e non ci stancheremo mai di lottare contro gli uomini che odiano le donne, contro le istituzioni che vorrebbero tapparci la bocca, contro lo stato che reprime le donne che si ribellano!
Perché “CI RIGUARDA TUTTE l’efferatezza e la viltà degli uomini che in una notte di febbraio hanno massacrato il corpo e la vita di una donna lasciata sulla neve a morire.”

 
13/09/16
MFPR

 
Riportiamo di seguito la lettera incriminata e una breve cronistoria dei fatti (dal sito ciriguardatutte.noblogs.org/):

E’ il 12 febbraio 2012, all’Aquila fa freddo e c’è la neve, nonostante sia passato più di un anno dal terremoto la città è ancora distrutta e presidiata dai militari. Quella sera Rosa viene stuprata fuori da una discoteca a Pizzoli da Francesco Tuccia, uno dei militari dell’operazione “strade sicure” e lasciata ferita e agonizzante nel parcheggio a quattordici gradi sotto zero. Scatta la denuncia e parte il processo, Antonio Valentini, un noto avvocato locale, assume la difesa dello stupratore Tuccia e la gioca tutta sul dimostrare il consenso di lei. Intorno a Rosa si mobilitano centinaia di donne che la sostengono dentro e fuori dal tribunale e che quando l’avvocato Valentini nell’arringa pronuncia le parole “reciproco consenso” per protesta escono tutte insieme dall’aula. Tuccia verrà condannato in tutti i gradi di processo.
13 Novembre 2015, l’avvocato Antonio Valentini viene invitato a parlare al convegno “Verso la cassazione” sulla commissione Grandi Rischi organizzato da un’associazione di Chieti presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma. La cosa non passa inosservata, il nome viene riconosciuto e in molte segnalano la presenza dell’avvocato dello stupratore Tuccia in un luogo dedicato alla politica delle donne. La Casa Internazionale delle Donne scrive una lettera pubblica in cui dichiara che non sarà consentito all’avvocato Valentini l’ingresso alla Casa. Il convegno si svolge regolarmente nell’assenza dell’avvocato Valentini.
18 maggio 2016, in seguito alla denuncia per diffamazione aggravata sporta dall’avvocato Valentini, il pm de L’Aquila firma un ordine di sequestro del computer, pad e cellulare di una donna di Roma che ha diffuso in una chat di facebook una lettera arrivata da L’Aquila e indirizzata alle donne di Roma e alla Casa Internazionale. Una lettera che riportiamo qui sotto, che vi invitiamo a leggere e a firmare, per diventarne tutte idealmente autrici, perché non dice nulla che non diremmo e che non dovrebbero dire tutte e tutti.
Vi invitiamo a firmare perché gli avvocati che difendono gli stupratori cercando di dimostrare che le vittime sono le colpevoli rafforzano e perpetuano una cultura dello stupro per cui “ce la siamo cercata”, “portavamo i jeans” , “lo volevamo”, “abbiamo provocato”, “ci piaceva”, “eravamo in minigonna” ,“eravamo sole”, e il processo si trasforma in una nuova inaudita violenza.
QUESTA LA LETTERA “INCRIMINATA”
“Alla Casa internazionale delle donne
Premetto che sono un’aquilana terremotata e che ho perso persone, luoghi e ricordi a me tanto cari con il terremoto.
Quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre non lo dimentico.
Non dimentico la violenza e la militarizzazione con cui lo stato ha cercato di nascondere le sue responsabilità, sorvegliare i terremotati e reprimere chi osava lottare
Non dimentico lo sciacallaggio di comitati politico-affaristico-mafiosi sulla pelle degli sfollati.
Non dimentico le iene che ridevano, ma neanche gli sciacalli che piangevano e dietro quelle lacrime affilavano i coltelli.
La prima volta che ho visto e sentito l’avvocato Valentini fu quando, in un’assemblea al tendone di piazza duomo ribadì quanto scritto sui giornali e cioè che avrebbe assistito gratis tutti gli aquilani terremotati.
Pensai fosse un uomo coraggioso, ma poi ho capito che non era coraggio quello, ma solo un esercizio di potere. Fatto sta che l’avvocato Valentini, con quella mossa, ha acquisito molta popolarità e forse alle amministrative del 2017, se si presenterà, porterà a casa ben più di quel 3,7% che raccolse con “lega italica per L’Aquila” nel 2002.
No, non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Circa 70.000 militari arrivati da tutta Italia a sorvegliare neanche 35.000 sfollati nelle tendopoli. Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati.
Quando in una sala stracolma di gente arrivò Bertolaso, fui sola a contestarlo, circa metà sala si rivolse allora contro di me e mi mandarono le guardie: “fatela tacere!” esclamavano.
Erano loro i padroni del territorio, non gli aquilani terremotati
No non dimentico quel che è successo a L’Aquila nel 2009 e oltre.
Quando la notte del 12 febbraio 2012, in una discoteca di Pizzoli (AQ), una giovane donna di 20 anni, “Rosa”, fu stuprata e ridotta in fin di vita da un militare, Tuccia, in compagnia di 2 altri commilitoni del 33° reggimento artiglieria “Acqui”.
Sono loro i padroni del territorio e alcuni sono anche aquilani.
Gli aquilani fanno numero all’Aquila, ma non tutti hanno lo stesso peso. Ora l’avvocato Valentini, che è “amico” di tutti, doveva correggere il tiro e conquistare quelli più potenti, quelli del braccio armato dello Stato. Così si offrì di difendere gratuitamente lo stupratore avellinese Francesco Tuccia.
Alle prime udienze per stupro, le compagne, le donne arrivate da tutta Italia percepirono netta la sensazione che a L’Aquila il militare stupratore si trovava in un ambiente amico
Sono loro i padroni del territorio e molti sono aquilani.
Ricordo che in aula, alla seconda udienza, l’avvocato Valentini, che è amico di tutti, avvicinò il testimone che salvò Rosa da morte certa per offrirgli una “dritta” per una buona occasione di lavoro lontano da L’Aquila.
Ricordo le minacce di stampo mafioso e fascista indirizzate all’avvocata di “Rosa”, Simona Giannangeli: “Ti passerà la voglia di difendere le donne […] Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”.
Ricordo nettamente la sensazione appiccicosa di schifo e violenza, esercitati sulla mia pelle di donna, alle parole dell’avvocato Valentini: “Tra i due ragazzi vi fu consenso esplicito. La pratica del fisting presuppone una particolare posizione della donna, assolutamente incompatibile con le modeste ecchimosi refertate sulla ragazza e soprattutto con il fatto che aveva, sebbene scesi, i pantaloni addosso”.
Modeste ecchimosi le lacerazioni all’apparato digerente e genitale di Rosa! “Solo” 48 punti per ricostruire le parti interne lese!
Ricordo che uscimmo in massa dall’aula, disgustate e indignate per la violenza che l’intervento dell’avvocato “amico di tutti” evocava.
E ricordo anche che una volta c’era a Roma una casa internazionale delle donne
Uno spazio di tutte le donne, contro la violenza di genere, dove ti sentivi veramente al sicuro e la sorellanza non era retorica o ipocrisia, la sentivi sulla pelle come una carezza, la stringevi nella mano, come qualcosa di prezioso, qualcosa per cui valga la pena “entrare nel merito dei convegni che si ospitano” perché CI RIGUARDA TUTTE l’efferatezza e la viltà degli uomini che in una notte di febbraio hanno massacrato il corpo e la vita di una donna lasciata sulla neve a morire.
***
E’ chiaro che l’ingresso di un tale individuo in un posto così è un insulto, una minaccia a tutte le donne e una provocazione: perché proprio alla casa internazionale delle donne?
Mi ci gioco le ovaie se l’idea non è stata proprio sua, dell’avvocato “amico di tutti”
CI RIGUARDA TUTTE –
FIRMA E DIFFONDI