16/03/19

Verona - impedire il summit della destra piu' reazionaria fascista-cattointegralista



Il summit della destra più reazionaria fascista catto-integralista sulla "famiglia" convocato a Verona per fine mese rappresenta una tappa della marcia a grandi passi di un moderno fascismo-nazismo, dagli Usa, agli Stati del cortile di Trump, in testa il Brasile di Bolsonaro, ai vari paesi in Europa, in primis l'Italia

E' un Convegno esplicitamente impegnato a far regredire le donne ad un moderno medioevo, togliendo diritti conquistati da decenni, come l'aborto, il divorzio, a far tornare tempi bui, di caccia, messa al bando degli omosessuali, dopo e insieme alla guerra razzista e illegale contro i migranti

Per questo va impedito in ogni modo.

Su questo nessuno può nascondersi

Tantomeno Mattarella

Di fronte ad un'aperta violazione della Costituzione e dei suoi principi antifascisti, hanno stufato dichiarazioni a cui non segue neanche mezzo fatto.

Se non si impedirà prima, si dovrà farlo durante

In questo, massimo appoggio in primis alla manifestazione convocata dalle donne/Nudm,

 

Da Il Manifesto

"Sostengo la mozione che prevede la pena di morte per il reato di omosessualità aggravata e chiedo ai miei colleghi di fare lo stesso con forza» (Lucy Akello, parlamentare ugandese)

«Le donne che abortiscono sono assassine che non possono trovare alcune felicità

Queste cannibali hanno bisogno di essere cancellate dalla faccia della terra» (Dimitrij Smirnov, Presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità della Chiesa ortodossa russa)

«L’omosessualità è degradante per la natura umana

Essere gay distrugge il senso stesso

dell’essere umani» (Brian Brown, Presidente dell’organizzazione internazionale per la famiglia)

«Il preservativo è una trappola, esportata in Africa per soffocare la vita» (Theresa Okafor, Presidente Foundation for African cultural Heritage).

«L’unico modo di far fronte al declino demografico è fare in modo che le donne ungheresi abbiano più figli, e non accogliere i migranti» (Katalin Novak, Segretario di Stato e ministro per la Famiglia ungherese)

Queste sono solo alcune tra le “migliori” citazioni degli ospiti di spicco del Congresso Mondiale delle Famiglie

A Verona ci sarà mezzo governo, tre ministri (Matteo Salvini, Lorenzo Fontana, Marco Bussetti), due presidenti di Regione (Luca Zaia e Attilio Fontana), vari parlamentari (da Simone Pillon a Giorgia Meloni) e il sindaco di Verona, Federico Sboarina, che invece il logo del Comune lo ha lasciato sull’evento

E che lo ospiterà nella cornice più prestigiosa della città, quella del Palazzo della Gran Guardia..

trasformata in un laboratorio della destra estrema

Dopo la mozione anti aborto approvata dal Consiglio comunale nello scorso ottobre, oggi viene trasformata nel quartier generale dei reazionari di tutto il mondo

Piano piano si fanno meno timide le uscite di chi, da posizioni di governo apicali a quelle più basse, avanza un racconto nuovo – ma tanto vecchio – sulle donne, sulle persone omosessuali, sulle famiglie

Così se Lorenzo Fontana esordisce nel suo dicastero dicendo «Perché, esistono le famiglie arcobaleno?», dall’altra parte un assessore a Castiglione delle Stiviere gli fa eco «le donne nascono fertili o inutili»

Nel mezzo c’è un volantino della Lega di Crotone che elogia il ruolo naturale delle donne di cura della casa e della famiglia come augurio per l’8 marzo, una levata di scudi da ogni direzione su uno slogan come “Dio, Patria e Famiglia”, e una miriade di episodi piccoli e grandi di discriminazioni che emergono con sempre meno ritegno

E che ormai, messi insieme, non sono più episodi scollegati, ma manifestazioni di un’unica potente ondata omofoba, misogina e razzista..."

GIU' LE MANI DAL DIRITTO DI SCIOPERO DELLE DONNE! Solidarietà all'USI



ALLA SEGRETERIA USI-CTS e RSA appalto portinerie e servizi ausiliari ROMA 3 ALLE LAVORATRICI, LAVORATORI CHE HANNO SCIOPERATO L'8 MARZO

Tutta la nostra solidarietà per questo aperto attacco/violazione del diritto di sciopero!
Padroni e Istituzioni si uniscono per attaccare le lavoratrici in lotta; lor signori possono anche sopportare un flashmob, ma lo sciopero che è lotta vera contro chi ci sfrutta e ci opprime ogni giorno, No!
Come lo dimostra anche la vergognosa sanzione della Commissione Garanzia Sciopero per lo sciopero delle donne dell'anno scorso, arrivata proprio in prossimità dell'8 marzo di quest'anno.
Lo sciopero delle donne dà molto fastidio, perchè mette in discussione e lotta contro l'intera condizione di genere e classe delle lavoratrici - Per questo è un pericolo!
Ed è bene che lo sia sempre più!
Come sempre rispondiamo: "La vostra repressione non ci fa paura! La nostra lotta sarà sempre più dura!"

Le lavoratrici dello Slai cobas per il sindacato di classe


Il 13/03/2019 12.05, usiait1@virgilio.it ha scritto:
Comunicato sindacale per affissione e volantinaggio ex artt. 1, 14, 25 L. 300/70

A ROMA TRE NON SI RISPETTA NEMMENO
LA LEGGE SUGLI SCIOPERI – E QUESTO PROPRIO
IN OCCASIONE DELL’8 MARZO

Il personale delle portinerie e servizi ausiliari dell’Università ROMA TRE che ha aderito allo sciopero generale dell’8 marzo, è stato sostituito dalla soc. coop. COOPSERVICE aderente alla CNS con altri dipendenti violando così il diritto di sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori (art. 40 della nostra vigente Costituzione).
Un fatto gravissimo di per se, visto che la proclamazione di sciopero generale e la comunicazione fatta dall’USI vedeva tra le priorità delle rivendicazioni, la lotta contro le violenze e le discriminazioni alle donne.
Non è la prima volta che in occasione di uno sciopero le cooperative utilizzino altro personale o precari per coprire i lavoratori in sciopero. Diversi servizi di questo appalto non sono qualificabili come “servizi pubblici essenziali”. Coopservice se fossero stati corretti, avrebbero avuto l’obbligo 5 giorni prima dello sciopero, di predisporre l’elenco del personale comandato per garantire i servizi essenziali, con il diritto di chi fosse stato inserito di dichiararsi aderente allo sciopero con la sostituzione con dipendente in organico non scioperante (Legge 146/90 e 83/2000).
Nulla di tutto questo è stato attivato, a differenza di tanti altri.
Una Cooperativa Nazionale che non rispetta il diritto costituzionale dei propri dipendenti a scioperare, ci lascia perplessi come possa gestire per questo appalto, il piano di ristrutturazione concordato tra CNS e ROMA TRE, con tutti i diritti e la parità di trattamento del personale utilizzato. Né è possibile ipotizzare che clausole mal scritte nel capitolato di appalto abbiano la legittimità e l’effettività di derogare la COSTITUZIONE REPUBBLICANA e ANTIFASCISTA, lo STATUTO DEI LAVORATORI (art. 15 L. 300/70) e le pur restrittive leggi che disciplinano il diritto di sciopero.

SEGRETERIA USI-CTS e RSA appalto portinerie e servizi ausiliari ROMA 3
ROMA 13/3/2019 LARGO VERATTI 25 ROMA

Aumentano le morti in itinere delle lavoratrici - Anche questi aridi dati testimoniano la condizione di doppio sfruttamento e doppia oppressione delle donne



Recentemente sono usciti dati dell'Inail che indicano un aumento degli infortuni in itinere in particolare per le donne.
Ma perchè questi avvengono e non possono che aumentare senza lottare contro la condizione di doppio sfruttamento e oppressione delle donne.

Pubblichiamo una parte dell'opuscolo: "UNA REALTA' DI CUI SI PARLA POCO - sulla condizione di (in)sicurezza delle lavoratrici" 


“Negli infortuni in itinere, invece, la quota rappresentata dalle lavoratrici, è rilevante e pari esattamente al 46,1%. e le morti delle donne in questi infortuni vanno oltre il 50% dei decessi (contro il 22,3% tra gli uomini)” -
Come mai questo dato così alto? Questi infortuni denunciano la morte di lavoratrici, come braccianti, precarie che per arrivare sui posti di lavoro a volte devono viaggiare, spesso assiepate nei pulmini dei caporali o degli intermediari, mezzi spesso non a regola che vanno veloci per portare prima sul lavoro o dal lavoro.
Ma denunciano soprattutto la corsa che le donne devono fare per e da lavoro, per affrettarsi, già stanche e stressate, a fare l’altro lavoro, quello gratis in casa. Le donne, se hanno famiglia, vanno al lavoro dopo aver fatto a volte ore di lavoro prima per “mettere a posto la casa”, per preparare da mangiare, per i figli – vi sono lavoratrici che per andare a fare il primo turno lavorativo si alzano alle 4 di notte e fino alle 6 hanno già lavorato due ore e già comincia la stanchezza; lo stesso avviene al rientro dal posto di lavoro. E questo fa vivere le donne in una continua corsa, le costringe anche a uno sforzo mentale, dovendo pensare a più impegni, e la stanchezza si somma a tensione, nervosismo.

Questi dati testimoniano che, a parte infortuni simili e rischi uguali agli altri lavoratori, c’è, anche sul fronte della sicurezza/salute, una condizione diversa delle donne rispetto ai lavoratori uomini. Le lavoratrici, per il doppio lavoro che sono costrette a svolgere, non riposano, se non per lo tempo strettamente necessario. Rispetto ad un lavoratore che va al lavoro e si stanca, rischia, ma prima e dopo può riposarsi, per le donne, anche oggi, la fine del lavoro fuori è solo l’inizio del lavoro in casa; per tante donne, proletarie, sembra quasi, pur nel 2009, che il lavoro fuori se lo devono ogni giorno conquistare, perchè si aggiunge al lavoro “normale” che devono fare per la famiglia.
Quindi il doppio lavoro – le donne lavorano complessivamente da un minimo di 60 ore settimanali (più della metà delle donne) a 70 ore (più di un terzo delle donne – mentre solo il 15% degli uomini lavora per 60 e solo l’1% degli uomini dà un aiuto nel lavoro domestico) - porta alla “doppia fatica”, al doppio stress, ad un peggioramento della salute (tante lavoratrici soffrono di dolori diffusi, costanti, di ansia, insonnia, dolori allo stomaco, ecc. che si dovranno portare per anni: “circa un’operaia su due soffre di dolori alla schiena, alle spalle, alle braccia e alle mani, tanto più se lavora in un settore come quello della produzione di automobili o di elettrodomestici” - inchiesta Fiom).
Un attacco alla salute e alla vita meno quantificabile nelle tabelle statistiche sulla sicurezza, ma molto più generale e costante..."

"I Ritmi di lavoro ci logorano la vita" - Ma i dati delle donne vengono nascosti dall'INAIL - Da una denuncia all'Inail di Nudm di Pisa



Comunicato stampa per INAIL

Durante il percorso verso l'8 marzo, dalle lavoratrici delle pulizie, della ristorazione, della metalmeccanica riunite in assemblea, si è alzato unanime un grido di denuncia: i ritmi di lavoro sempre più elevati compromettono i tendini delle mani e delle braccia, ci comprimono le terminazioni nervose, ci spaccano la schiena … e l'INAIL spesso non riconosce la natura professionale delle lesioni!


Il mancato ricambio generazionale, il lavoro sotto organico, fa sì che, per una manciata di euro di profitto, ci si accanisca a estrarre sempre più prestazioni da donne già logorate da una vita di lavoro.
Siamo andate a studiarci i dati sulle malattie professionali diffusi dall'INAIL che conferma la nostra denuncia.
La provincia di Pisa, insieme a Lucca, è quella dove si registra il maggior numero di denunce di malattie professionali rispetto alle restanti province toscane, mediamente 1500 denunce ogni anno (anni dal 2015 al 2017). Di queste, però, l'INAIL ne riconosce solo il 55 %.
Per quanto riguarda la provincia di Pisa, non vengono riportati i dati divisi per genere: il dato regionale ci dice però che il riconoscimento delle malattie professionali nelle donne cala di circa 10 punti percentuali rispetto a quello degli uomini per cui si può evincere che nella provincia di Pisa solo il 45 % delle denunce di malattia professionale che riguardano le donne vengano riconosciute.
Le denunce di malattia professionale sono numericamente molto inferiori nelle donne che negli uomini (circa la metà), anche a causa del più basso livello di occupazione femminile, ma i numeri si invertono quando si parla di malattie muscoloscheletriche, dovute ai movimenti ripetitivi: il tunnel carpale interessa un terzo in più di donne che di uomini, le altre malattie muscoloscheletriche sono circa due terzi di quelle degli uomini! Mentre per gli uomini le malattie professionali risultano diversificate, le malattie professionali denunciate dalle donne riguardano nella quasi totalità tunnel carpale, altre malattie miscoloscheletriche e malattie del rachide (schiena), che sommate costituiscono il 90 % delle malattie professionali denunciate dalle lavoratrici.
Facendo gli opportuni calcoli si può stimare quindi che ogni anno a Pisa 450 donne subiscano i danni della violenza di ritmi forsennati di lavoro, delle carenze di organico, di turni di lavoro prolungati.
Anche di questa ulteriore violenza sui corpi delle donne vuole parlare Non Una Di Meno in questa giornata di sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo.
Vuole inoltre denunciare il ruolo delle istituzioni che da una parte si ergono a paladine della “sicurezza delle donne” e dall'altra creano le condizioni strutturali perchè questa violenza si perpetui.
L'INAIL è una di queste istituzioni che dovrebbe tutelare lavoratori e lavoratrici, ma che in realtà ammicca alle Aziende elargendo sconti sui premi assicurativi, e sempre più preferisce credere alle autocertificazioni dei datori di lavoro di assenza del rischio, piuttosto che a quanto dichiarato sulle condizioni lavorative dalle donne che richiedono il riconoscimento di malattia professionale.
In questo anno, come negli altri, stimiamo che a 250 donne delle 450 di cui sono pervenute le denunce a questi uffici dell'INAIL di Pisa non verrà riconosciuta la malattia professionale

Forse nella deriva patriarcale che il nostro paese sta vivendo anche l'INAIL vuole tornare alle sue origini, quando nel 1929 fu fondato col nome di INFAIL “Istituto Nazionale Fascista per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro”
Noi non lo permetteremo! L'INAIL va riformato e saremo noi a farlo!


Non Una Di Meno Pisa