22/03/19

Verona - Contro il Congresso sulla famiglia, CGIL/Camusso e gli altri - No! Noi vogliamo eccome "disturbare"!



La Camusso vuole a Verona una mobilitazione "colorata e allegra", rigorosamente senza nulla di "rosso", e soprattutto che non disturbi il "Congresso sulla famiglia" - il summit dei peggiori fascisti, cattointegralisti, che vedrà la presenza dei più reazionari capi di governo e dei fascisti/razzisti nostrani, da Salvini a Fontana, Pillon

NOI, LE DONNE CHE SI VEDONO TORNARE AD UN "MODERNO MEDIOEVO", VOGLIAMO INVECE DARE IL PIU' FORTE E COMBATTIVO DISTURBO POSSIBILE!

MFPR 



CONFEDERAZIONE GENERALE ITALIANA DEL LAVORO
Ufficio Politiche di Genere
A tutte le Strutture
Roma, 20 marzo 2019

Care compagne e cari compagni, a fine marzo, come certamente saprete, si terrà a Verona una conferenza mondiale per la famiglia, organizzata ed animata dalle associazioni più oscurantiste del pianeta
Alla conferenza è annunciata la presenza dei ministri Salvini, Fontana e Bussetti, il  patrocinio del governo, nonostante gli annunci dei cinque stelle tuttora campeggia sulla propaganda della conferenza
Molte associazioni sono mobilitate perché si senta la voce di chi difende i diritti di libertà delle donne, del mondo LGBT, delle famiglie arcobaleno e via discorrendo
In particolare ringraziamo la Camera del Lavoro di Verona e la CGIL del Veneto che hanno svolto un prezioso e paziente lavoro di relazione con il composito mondo delle associazioni a partire da nonunadimeno

Il 30 mattina si terrà un’incontro pubblico, seguito da un flash mob al quale partecipano CISL e UIL e molte altre associazioni
Poi parteciperemo al corteo che partirà alle 14.00 dalla stazione FS di Verona in piazzale XXV aprile
La manifestazione dovrà essere grande e partecipata e la presenza della nostra organizzazione visibile, colorata, allegra
Per questo magliette, fazzoletti, distintivi, fantasia

Contrariamente alla prima comunicazione sono previsti striscioni di “contenuto”ed ovviamente con il quadrato rosso

La CGIL Nazionale avrà uno striscione
È molto importante una presenza della CGIL grande e visibile, il nostro punto di ritrovo sarà reso visibile da un significativo numero di palloncini della campagna sulla carta dei diritti, predisposti dalla Camera del Lavoro di Verona
Quello è l’appuntamento per tutte e tutti noi

Pur essendo a pochi giorni dalla manifestazione è possibile favorire ed allargare la partecipazione, rispondendo ad una domanda delle delegate, di tante e tanti
Susanna Camusso

Solidarietà a Fatima e alle altre picchiate sul bus



Torino, la denuncia di Fatima: "Picchiate sul bus da una donna che ci ha strappato il velo e chiamate terroriste"

Interviene la polizia, gli altri passeggeri solidarizzano con le vittime. Lo sfogo in un video: "Con quel gesto hai gettato via i valori dell'Europa". Solidarietà da Appendino e Chiamparino

Tre amiche, ragazze che indossano l'hijab e ieri sera stavano tornando a casa dal centro di Torino, sono state aggredite a bordo del bus 59 barrato. Un'aggressione a sfondo razzista, come spiega una di loro: "Siamo state prese a calci e pugni e a una delle mie amiche una donna ha strappato il velo". Lo racconta Fatima Zahara Lafram, giovane torinese, cittadina italiana di origine marocchina così come le amiche.

La ragazza ha denunciato quello che è successo su Facebook postando un video dal pronto soccorso
dove è stata portata dopo l'aggressione insieme a due sue amiche...
"E' successo tutto perché una di noi si è spaventata per un cane che era a bordo e si è spostata -  racconta Samira, che è anche esponente dei "Giovani musulmani d'Italia" -  Una passeggera ha iniziato a urlare dicendoci: 'Avete paura di un cane ma non di farvi saltare in aria negli attentatì ". Poi la ragazza, una ventenne italiana come hanno stabilito più tardi i poliziotti del commisssariato San Donato che l'hanno identificata, si è lanciata sulle tre amiche. "Ci ha riempito di pugni e ha strappato il velo di Nouhaila lasciandola con la testa scoperta".

Tutto il bus, racconta Fatima, si è ribellato a quella scena. "E' stato bellissimo sentire tutto il bus che diceva: 'Ragazze, l'Italia siamo noi'. Si sono schierati dalla nostra parte". La donna che ha aggredito le ragazze è stata isolata, e il bus si è fermato in via San Donato angolo via Saccarelli. "Abbiamo chiamato la polizia". Le tre amiche sono state portate al pronto soccorso, medicate e dimesse in serata.

"Non è la prima volta che io o le mie amiche siamo vittime di gesti e parole razzisti, ma minacciarci di accoltellarci e aggredirci, questo no, non era mai successo. Quella ragazza ha sfidato anche la polizia". E Fatima aggiunge: "Con il velo della mia amica quella donna ha strappato anche tutti i valori su cui è fondata l'Europa. Per tutti quelli che pensano che l'islamofobia  e il razzismo non siano reali, questa è la dimostrazione che lo sono eccome. E' la prima volta che le prendo ed è stato umiliante, questo è il clima politico in cui viviamo. Non è questa l'Italia in cui vorrei far crescere il miei figli".

21/03/19

Appello delle combattenti Filippine per l'8 marzo

Filippine, metti fine al regno del terrore di Duterte! 
Unisciti al Nuovo Esercito del Popolo e distruggi il sistema feudale-patriarcale!
12 marzo 2019
A nome del movimento rivoluzionario nelle Visayas orientali, MAKIBAKA, l'organizzazione di massa clandestina democratica nazionale delle donne, estende i suoi più alti saluti a tutte le lavoratrici filippine in occasione della Giornata internazionale della donna lavoratrice. Solleviamo i pugni in alto per tutte le donne sfruttate e oppresse che in vari campi - sia come casalinga, attivista o combattente rossa - lottano contro il sistema feudale-patriarcale del regime Duterte sostenuto dagli Stati Uniti.
La donna filippina oggi soffre molto nelle condizioni peggiori di una società semicoloniale e semifeudale in putrefazione. Con il sudore della fronte si affatica in un lavoro massacrante nelle fabbriche, nelle campagne e nelle case, ricevendo poca o nessuna paga mentre viene abusata e ridotta a una semplice macchina per l'allevamento dei bambini. Milioni di famiglie povere si affidano alla sua volontà e spirito forte per trovare i modi di arrangiarsi con i prezzi alle stelle dei beni di prima necessità, con il valore decrescente delle retribuzioni giornaliere e l'aumento della disoccupazione. Soffre le molestie da parte dei capi sul posto di lavoro che minacciano di toglierle il lavoro se solo accenna a parlarne.

Nessuna donna è risparmiata dall'ira del mostro nato da questo sistema: Duterte, il leader terrorista del regime, che ha apertamente fatto appello ad atti di violenza così osceni contro di lei e la sua gente. Nelle campagne, è costretta a fuggire con la sua famiglia mentre la sua comunità è bombardata e terrorizzata dalla sua guerra totale, mentre nelle città, la sua casa o viene demolita o rimane una promessa di rilocalizzazione insoddisfatta. Duterte rappresenta il peggio del macho-fascismo, che attacca la femminilità delle lavoratrici, contadine, insegnanti, aiutanti domestiche, lavoratrici all’estero, giornaliste, persone di chiesa, avvocatesse - tutte le donne di varia estrazione sociale.
Ma la donna filippina dovrebbe essere orgogliosa di aver suscitato l'ira di un tale tiranno per i suoi coraggiosi atti di sfida. Ogni giorno ispira milioni di filippini nel sollevarsi contro questo misogino e nel persistere nel rovesciare la sua dittatura.
Mentre celebriamo oggi le vittorie del movimento di liberazione delle donne filippine, ricordiamoci anche che questo sistema feudale-patriarcale che la opprime può infine essere distrutto dalla vittoria della rivoluzione democratica nazionale e dal passaggio al socialismo. La donna filippina può essere libera solo se il popolo filippino è libero.
Noi donne troviamo così il nostro posto nella rivoluzione democratica nazionale: come attiviste, membri di organizzazioni di massa clandestine, compagne di partito e combattenti rosse a tempo pieno. La lotta ci abbraccia e ci dà una piattaforma non solo per far avanzare le questioni femminili, ma per affermare la nostra posizione di uguaglianza con gli uomini. Nell'esercito popolare serviamo come comandanti rosse, ufficiali politici, medici, educatrici, propagandiste e operatrici culturali - ruoli che non potremmo mai raggiungere altrove. La donna filippina viene liberata afferrando il potere del fucile.
Poiché il paese è a un bivio tra l'approfondimento delle crisi politiche ed economiche, siamo chiamate a sfruttare queste condizioni favorevoli per la guerra popolare e contribuire al suo avanzamento e alla sua vittoria finale. Facciamo parte della ricca storia rivoluzionaria del Nuovo Esercito del Popolo, che per cinquant'anni sotto la guida del Partito ci ha dato una voce e ha aperto la strada alla nostra liberazione.
Mentre affrontiamo un'altra dittatura fascista, emuliamo l'esempio di Evelyn Dublin, martire di Leyte del Sud, che, dopo aver lasciato la sua vita agiata come insegnante e aver servito a tempo pieno nel NEP durante la legge marziale, ha compiuto l'ultimo sacrificio, dando la sua vita in modo che altre truppe fasciste potessero essere eliminate.
Viva la rivoluzione! Viva la donna filippina rivoluzionaria!
Cacciamo il macho-fascista Duterte! Servi il popolo e unisciti al Nuovo Esercito del Popolo!


MAKIBAKA - VISAYAS ORIENTALE
MALAYANG KILUSAN NG BAGONG KABABAIHAN
FRONTE DEMOCRATICO NAZIONALE DELLE FILIPPINE
8 marzo 2019

20/03/19

CONTRO/VERONA - "IN MORTE DELLA (VOSTRA) FAMIGLIA"

Il Congresso mondiale fascista, cattointegralista, che si vuole tenere a verona a fine mese ha al centro la questione della "Famiglia". 
Ma cos'è la "famiglia" in questa società borghese e qual'è oggi il suo ruolo nella marcia verso il moderno fascismo?

Dall'opuscolo: "Uccisioni delle donne, oggi"
"...La famiglia è stata sempre terreno di oppressione per la donna, di tomba dell’amore, di ghetto. Noi diciamo “in morte della famiglia” perché la maggior parte delle uccisioni avvengono nell’ambito familiare o di rapporti familiari. Che cos’è la famiglia? Perché la famiglia è morte?
In termini sociali è la cellula della società, che esprime in sintesi processi, contraddizioni che avvengono poi nell’intera società. Il problema è che ora la famiglia, da un lato effettivamente è in crisi, non riesce più a conservare, ad essere un elemento di conservazione, nello stesso tempo viene iper-esaltata dalla Chiesa, dal governo, dallo Stato. Anche questo aspetto rende in un certo senso diversa, moderna la questione delle uccisioni delle donne.
Noi diciamo “In morte della Famiglia” per dire in modo provocatorio che la famiglia è un anello chiave della marcia verso il moderno fascismo del governo e dello Stato. Il moderno fascismo non potrebbe realizzarsi senza fare della famiglia una sua base principale, sia in senso di subordinazione, di essere piegata, funzionale alle scelte del governo e dello Stato, sia in senso di sostenitrice attiva, combattente in termini ideologici di simbolo e propaganda di valori di quelle scelte politiche.

La famiglia, soprattutto proletaria, è il luogo centrale in cui si gestisce un’economia sociale sempre più povera, si amministrano i salari sempre più ridotti o inesistenti, si gestiscono gli aumenti del costo della vita. La famiglia proletaria garantisce nella fase di attacco, di crisi, di attutire l’impatto devastante di queste politiche. L’assistenza tra familiari, da normale relazione tra persone basata sui legami sentimentali diventa un obbligo, diventa uno schiavismo insopportabile per le donne, e spesso provoca crisi e depressione. Nella famiglia ritornano i lavoratori licenziati, restano per anni figli
disoccupati. La famiglia comunque garantisce il loro sostentamento e di limitare conseguenze più gravi e più pericolose per il sistema sociale. La famiglia, per questo sistema, deve fare da paracadute alle frustrazioni, alla messa in crisi di posizioni di privilegio dell’uomo in famiglia.
Ma la famiglia, in particolare la famiglia medio, e a volte anche piccolo borghese, ma influenzante anche settori di famiglie proletarie, svolge nella marcia verso il moderno fascismo, anche una funzione attiva, sostenitrice di valori reazionari, come la difesa della sicurezza (antimmigrati), il controllo sui giovani ecc. Non c’è scampo per le donne, le catene della famiglia diventano sempre più strette anche se a volte vengono indorate. Per le proletarie, per le donne delle masse popolari questa famiglia è sempre più un ritorno ad un moderno medioevo, con fenomeni di abbrutimento, di violenza, di apparente ritorno al passato, soprattutto nei rapporti uomo–donna, che trovano la loro manifestazione più eclatante appunto nei femminicidi.
La ‘famiglia’ per la chiesa che pesa in modo sempre più opprimente e sfacciato nella vita sociale e politica e sociale, per il governo, per lo Stato è diventata invece la “sacra famiglia”. Volutamente sempre più astratta, più neutra, non reale. La famiglia è una realtà concreta, in quelle proletarie non si arriva alla quarta ma anche alla terza settimana non si riesce a mandare i figli agli asili per le rette alte, in queste famiglie le donne consumano anni della loro vita ad assistere gli anziani, devono fare le serve in casa e fuori casa perchè è spesso il solo lavoro che si trova e quando hai uno straccio di lavoro più decente, per esempio in fabbrica, con i turni non riesci per giorni o settimane a stare insieme a tuo marito e ai tuoi figli, ecc.
Non c’è poi la “famiglia”, ci sono “le famiglie”, le famiglie dei borghesi, dei capitalisti, dei ricchi, in cui come diceva Marx il fondamento dei rapporti tra uomo e donna, tra genitori e figli è dato solo dal capitale, dalla proprietà privata, in cui l’unico valore che si tramanda è quello della capacità di far soldi e spesso le donne sono delle ricche prostitute legalizzate o delle ligie/oscure segretarie delle oscure scalate dei mariti finanzieri, banchieri, padroni che siano. E ci sono le famiglie dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, in cui nel come tirare avanti, nel come arrangiarsi, nelle speranze deluse di una vita migliore, si consuma la vita e anche spesso i sentimenti, in cui le uniche “distrazioni” per le donne due volte sfruttate, due volte oppresse, devono essere i reality show delle tv di Berlusconi, in cui, però, si insinuano, abbrutiti e senza neanche la contropartita degli scintillanti miliardi dei borghesi, i valori della borghesia: la proprietà che può essere solo verso la donna e i figli, il ruolo del maschio che schiacciato sul lavoro, nella società si rivale sulla “propria” moglie, la misera ideologia maschilista e fascista verso le donne.
Ma la famiglia deve essere per forza astratta. Perchè essa e il ruolo della donna in essa devono essere il fondamento che salva l’ordine esistente - cioè che salva il loro sistema capitalista - che agisca da “ammortizzatore sociale” del peggioramento delle condizioni di vita della maggiorparte delle masse popolari, in cui le donne devono, come scriveva Ratzinger, “lenire le ferite, far zittire chi vuole urlare e lottare...”, per impedire che le contraddizioni di classe, sociali escano fuori ed esplodano in ribellione, rivolta, rivoluzione.

Scrive Bebel su “L’emancipazione della donna” che la forma della famiglia esistente in un’epoca determinata non può essere disgiunta dalle condizioni sociali esistenti.
Marx scrive che la famiglia contiene in sé in miniatura tutti gli antagonismi che si svilupperanno più tardi largamente nella società e nel suo Stato. Engels dice che la famiglia monogamica fu la forma cellulare della società civile e in essa possiamo già studiare la natura degli antagonismi e delle contraddizioni che nella civiltà si dispiegano con pienezza.
Nell’attuale condizione sociale in cui la borghesia può produrre solo distruzione, guerre con orrori che sono la negazione dell’umanità, in cui il governo, lo Stato sta marciando verso un moderno fascismo/razzismo, un sistema sociale in cui le donne valgono meno di un embrione, in cui la scienza viene usata contro la scienza, non per far progredire l’umanità e quindi il benessere, la salute, ma per costruire mostruosità, distruzione dell'ambiente, la famiglia e i rapporti uomini/donne cambiano in rapporto e funzionalmente a questo moderno medioevo e nello stesso tempo ne contengono in embrione tutte le contraddizioni.
In questo senso non si tratta di una famiglia “arretrata” rispetto ad una società avanzata, non si tratta di rapporti uomo/donna apparentemente inconcepibili rispetto ai progressi delle donne, come a volte viene detto; ma si tratta di una famiglia fino in fondo moderna, nel senso adeguata a quello che oggi è il sistema sociale capitalista esistente, e a cui serve.
Non è possibile lottare contro questa famiglia senza rovesciare questo sistema sociale che la produce e di cui se ne fa puntello. Questa lotta non ha niente a che fare (e anzi deve smascherare) con la politica del femminismo piccolo borghese che vuole liberarsi dalla famiglia in una logica tutta individualista, né può essere ridotta a mera lotta contro gli uomini.
Nella famiglia, anche proletaria, gli uomini sono privilegiati rispetto alla condizione delle donne, ma quanto miseri sono questi privilegi! La famiglia è una catena ed è insopportabile anche per i proletari, per i giovani, che restano in famiglia scaricando il loro peso sulle donne, che spesso usano la famiglia, ma non vedono l’ora di scappare da questo carcere arrivando ad odiarla.
Questa lotta, se non può che essere fatta innanzitutto in prima persona dalle donne, che subiscono tutte le catene, non è però interesse solo delle donne, ma di tutti i proletari, perché è una lotta per una nuova umanità, nuovi rapporti sociali.
Per noi comuniste “in morte della famiglia” vuol dire fare della famiglia, invece che puntello del sistema capitalista e oggi della marcia verso il moderno fascismo, leva della ribellione delle donne per rovesciare il sis

18/03/19

Al summit fascista di Verona un tema centrale sarà l'attacco al diritto di aborto - PERCHE' LA QUESTIONE DELL'ABORTO E' COSI' IMPORTANTE PER LA BORGHESIA?

Il Ministro della famiglia clerico-fascista antiabortista Fontana, ha dichiarato: “Le donne non fanno abbastanza figli, è ora di farli, basta figli delle migranti che hanno “invaso” l’Italia”


Dall'opuscolo "DIRITTO D'ABORTO - PERCHE' SI'!"

Richiedere l'opuscolo a
mfpr.mi1@gmail.com
LA QUESTIONE DELL’ABORTO È CENTRALE NELLA POSIZIONE GENERALE DELLA DONNA NELLA SOCIETÀ E NEL FUNZIONAMENTO STESSO DELLA SOCIETÀ

Nell'attacco al diritto d'aborto c'è un aspetto economico/di classe, uno politico/ideologico.

Economico/di classe: 
Tutti i paesi capitalisti, mentre da un lato hanno sempre attaccato il diritto d'aborto perchè rappresenta in un certo senso il cuore della libertà di scelta delle donne e questo chiaramente si scontra con la funzione delle donne nel sistema borghese; nello stesso tempo in alcuni periodi e in alcuni paesi hanno utilizzato l'aborto, con un ritorno e rinnovo delle teorie malthusiane, di politiche di impedimento delle nascite, come di sterilizzazione forzata (India, Perù), selezione di genere – unica eccezione è stata la Cina nel periodo della Grande rivoluzione culturale proletaria dove si affermava che i “paventati rischi della cosiddetta “esplosione demografica” erano un'invenzione delle superpotenze contro i paesi del Terzo mondo.
Dall'altra parte abbiamo, come oggi, politiche di incentivazione alle nascite quando c'è un profondo squilibrio demografico, di forze-lavoro. Le leggi contro l'aborto sono prima di tutto leggi profondamente classiste, borghesi e reazionarie. Esse penalizzano la maggioranza delle donne: le ricche possono abortire, le povere muoiono.

Politico/ideologico:
Per lo Stato, i governi, la Chiesa, è molto importante esercitare il controllo sociale sulla riproduzione
della donna, specialmente in tempi di crisi. Il sistema capitalista nella sua fase morente porta a rompere i precedenti ruoli e rapporti che fungevano da puntello sociale, ideologico, pratico della conservazione di questo sistema. E’ il capitalismo stesso che distrugge, introduce abbrutimento, imbarbarimento, per imporre la legge del suo profitto, la sua dittatura.
Per impedire che tutto questo porti ad una disgregazione generale, incontrollabile, lo Stato risponde con il moderno medioevo, in cui riaffermare i valori più conservatori, oppressivi, la morale reazionaria e i valori della famiglia tradizionale, in contrasto con il modo di vivere della maggioranza delle donne. I nazisti misero la maternità su un piedistallo e l’aborto arrivò ad essere un simbolo di degenerazione, perché la famiglia era uno strumento importante di controllo sociale.

CONTROLLARE LA RIPRODUZIONE DELLA DONNA È UN ASPETTO CENTRALE DEL DOMINIO DELLA BORGHESIA, E UNA BATTAGLIA CENTRALE DELLA LIBERAZIONE DELLA DONNA.
Da quando la società si divise tra chi ha la proprietà e chi non possiede nulla e da quando si impose il dominio maschile nella famiglia e nella società, alla donna si impedì il diritto di prendere decisioni sulla riproduzione. Quindi, la condizione delle donne e la riproduzione attiene ai rapporti di proprietà.  Proibire l’aborto equivale ad una violenza, la violenta dichiarazione del dominio maschile e della società capitalista sopra le donne, il violento controllo del corpo delle donne a livello più personale.
La proibizione dell’aborto è la soppressione della volontà della donna da parte della legge e dello Stato. La lotta contro l'aborto è un terreno centrale su cui la borghesia riversa e sparge continuamente l'humus oscurantista, da moderno medioevo contro le donne come una delle basi ideologiche e politiche determinanti per lo sviluppo di un moderno fascismo necessario a mantenere il suo potere economico e politico, un potere che attraverso le politiche reazionarie e antipopolari dei propri governi, si concretizza in un doppio attacco contro le donne per frenarne il cammino di emancipazione.
Per questo, per le donne, per il movimento di lotta di liberazione, la battaglia per difendere il diritto d'aborto diventa anche per le donne centrale. E' parte importante della battaglia rivoluzionaria per cambiare tutta la società borghese.

CONCLUSIONI
In questa società borghese, capitalista i diritti non sono mai conquistati una volta per tutte, ma continuamente bisogna lottare per difenderli. La “questione” aborto è illuminante a questo proposito: anche quando esiste la possibilità di praticarlo legalmente si trova sempre il modo di metterlo in discussione, lo si vede bene in Italia dove il ricorso all’obiezione di coscienza presso gli ospedali è diventato talmente alto da impedire in intere regioni di potervi ricorrere.
Soprattutto, però, la “questione” aborto scoperchia la reale condizione delle donne in questa società e il ruolo subalterno che esse devono avere per supportarla.
Mette all’ordine del giorno la necessità di rivoluzionare l’intera società. Ecco perché la lotta per la conquista e/o la difesa dell’aborto libero e sicuro assume un significato dirompente in tutti i paesi. Il rifiuto della maternità imposta come unico possibile destino delle donne viene chiaramente ed apertamente messa in discussione. Si allude chiaramente ad altri rapporti sociali, ad altri rapporti uomo-donna che non l’alienazione e lo svilimento nella famiglia.

16/03/19

Verona - impedire il summit della destra piu' reazionaria fascista-cattointegralista



Il summit della destra più reazionaria fascista catto-integralista sulla "famiglia" convocato a Verona per fine mese rappresenta una tappa della marcia a grandi passi di un moderno fascismo-nazismo, dagli Usa, agli Stati del cortile di Trump, in testa il Brasile di Bolsonaro, ai vari paesi in Europa, in primis l'Italia

E' un Convegno esplicitamente impegnato a far regredire le donne ad un moderno medioevo, togliendo diritti conquistati da decenni, come l'aborto, il divorzio, a far tornare tempi bui, di caccia, messa al bando degli omosessuali, dopo e insieme alla guerra razzista e illegale contro i migranti

Per questo va impedito in ogni modo.

Su questo nessuno può nascondersi

Tantomeno Mattarella

Di fronte ad un'aperta violazione della Costituzione e dei suoi principi antifascisti, hanno stufato dichiarazioni a cui non segue neanche mezzo fatto.

Se non si impedirà prima, si dovrà farlo durante

In questo, massimo appoggio in primis alla manifestazione convocata dalle donne/Nudm,

 

Da Il Manifesto

"Sostengo la mozione che prevede la pena di morte per il reato di omosessualità aggravata e chiedo ai miei colleghi di fare lo stesso con forza» (Lucy Akello, parlamentare ugandese)

«Le donne che abortiscono sono assassine che non possono trovare alcune felicità

Queste cannibali hanno bisogno di essere cancellate dalla faccia della terra» (Dimitrij Smirnov, Presidente della Commissione patriarcale per la famiglia e la maternità della Chiesa ortodossa russa)

«L’omosessualità è degradante per la natura umana

Essere gay distrugge il senso stesso

dell’essere umani» (Brian Brown, Presidente dell’organizzazione internazionale per la famiglia)

«Il preservativo è una trappola, esportata in Africa per soffocare la vita» (Theresa Okafor, Presidente Foundation for African cultural Heritage).

«L’unico modo di far fronte al declino demografico è fare in modo che le donne ungheresi abbiano più figli, e non accogliere i migranti» (Katalin Novak, Segretario di Stato e ministro per la Famiglia ungherese)

Queste sono solo alcune tra le “migliori” citazioni degli ospiti di spicco del Congresso Mondiale delle Famiglie

A Verona ci sarà mezzo governo, tre ministri (Matteo Salvini, Lorenzo Fontana, Marco Bussetti), due presidenti di Regione (Luca Zaia e Attilio Fontana), vari parlamentari (da Simone Pillon a Giorgia Meloni) e il sindaco di Verona, Federico Sboarina, che invece il logo del Comune lo ha lasciato sull’evento

E che lo ospiterà nella cornice più prestigiosa della città, quella del Palazzo della Gran Guardia..

trasformata in un laboratorio della destra estrema

Dopo la mozione anti aborto approvata dal Consiglio comunale nello scorso ottobre, oggi viene trasformata nel quartier generale dei reazionari di tutto il mondo

Piano piano si fanno meno timide le uscite di chi, da posizioni di governo apicali a quelle più basse, avanza un racconto nuovo – ma tanto vecchio – sulle donne, sulle persone omosessuali, sulle famiglie

Così se Lorenzo Fontana esordisce nel suo dicastero dicendo «Perché, esistono le famiglie arcobaleno?», dall’altra parte un assessore a Castiglione delle Stiviere gli fa eco «le donne nascono fertili o inutili»

Nel mezzo c’è un volantino della Lega di Crotone che elogia il ruolo naturale delle donne di cura della casa e della famiglia come augurio per l’8 marzo, una levata di scudi da ogni direzione su uno slogan come “Dio, Patria e Famiglia”, e una miriade di episodi piccoli e grandi di discriminazioni che emergono con sempre meno ritegno

E che ormai, messi insieme, non sono più episodi scollegati, ma manifestazioni di un’unica potente ondata omofoba, misogina e razzista..."

GIU' LE MANI DAL DIRITTO DI SCIOPERO DELLE DONNE! Solidarietà all'USI



ALLA SEGRETERIA USI-CTS e RSA appalto portinerie e servizi ausiliari ROMA 3 ALLE LAVORATRICI, LAVORATORI CHE HANNO SCIOPERATO L'8 MARZO

Tutta la nostra solidarietà per questo aperto attacco/violazione del diritto di sciopero!
Padroni e Istituzioni si uniscono per attaccare le lavoratrici in lotta; lor signori possono anche sopportare un flashmob, ma lo sciopero che è lotta vera contro chi ci sfrutta e ci opprime ogni giorno, No!
Come lo dimostra anche la vergognosa sanzione della Commissione Garanzia Sciopero per lo sciopero delle donne dell'anno scorso, arrivata proprio in prossimità dell'8 marzo di quest'anno.
Lo sciopero delle donne dà molto fastidio, perchè mette in discussione e lotta contro l'intera condizione di genere e classe delle lavoratrici - Per questo è un pericolo!
Ed è bene che lo sia sempre più!
Come sempre rispondiamo: "La vostra repressione non ci fa paura! La nostra lotta sarà sempre più dura!"

Le lavoratrici dello Slai cobas per il sindacato di classe


Il 13/03/2019 12.05, usiait1@virgilio.it ha scritto:
Comunicato sindacale per affissione e volantinaggio ex artt. 1, 14, 25 L. 300/70

A ROMA TRE NON SI RISPETTA NEMMENO
LA LEGGE SUGLI SCIOPERI – E QUESTO PROPRIO
IN OCCASIONE DELL’8 MARZO

Il personale delle portinerie e servizi ausiliari dell’Università ROMA TRE che ha aderito allo sciopero generale dell’8 marzo, è stato sostituito dalla soc. coop. COOPSERVICE aderente alla CNS con altri dipendenti violando così il diritto di sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori (art. 40 della nostra vigente Costituzione).
Un fatto gravissimo di per se, visto che la proclamazione di sciopero generale e la comunicazione fatta dall’USI vedeva tra le priorità delle rivendicazioni, la lotta contro le violenze e le discriminazioni alle donne.
Non è la prima volta che in occasione di uno sciopero le cooperative utilizzino altro personale o precari per coprire i lavoratori in sciopero. Diversi servizi di questo appalto non sono qualificabili come “servizi pubblici essenziali”. Coopservice se fossero stati corretti, avrebbero avuto l’obbligo 5 giorni prima dello sciopero, di predisporre l’elenco del personale comandato per garantire i servizi essenziali, con il diritto di chi fosse stato inserito di dichiararsi aderente allo sciopero con la sostituzione con dipendente in organico non scioperante (Legge 146/90 e 83/2000).
Nulla di tutto questo è stato attivato, a differenza di tanti altri.
Una Cooperativa Nazionale che non rispetta il diritto costituzionale dei propri dipendenti a scioperare, ci lascia perplessi come possa gestire per questo appalto, il piano di ristrutturazione concordato tra CNS e ROMA TRE, con tutti i diritti e la parità di trattamento del personale utilizzato. Né è possibile ipotizzare che clausole mal scritte nel capitolato di appalto abbiano la legittimità e l’effettività di derogare la COSTITUZIONE REPUBBLICANA e ANTIFASCISTA, lo STATUTO DEI LAVORATORI (art. 15 L. 300/70) e le pur restrittive leggi che disciplinano il diritto di sciopero.

SEGRETERIA USI-CTS e RSA appalto portinerie e servizi ausiliari ROMA 3
ROMA 13/3/2019 LARGO VERATTI 25 ROMA