12/12/18

ARRESTATE 28 MILITANTI CURDE IN SCIOPERO DELLA FAME



Nella città di Êlih nel Kurdistan del nord sono state arrestate 28 attiviste del movimento delle donne curde che sono entrate in uno sciopero della fame di tre giorni per protesta contro l’isolamento di Abdullah Öcalans.
ANF -    ÊLIH
Lunedì, 10 dicembre 2018
A Êlih (Batman) la polizia ha fatto irruzione nella sede dell’HDP e arrestato 28 donne.
In risposta all’appello del movimento delle donne TJA oggi in diverse città sono iniziati scioperi della fame di tre giorni con i quali si vuole sostenere la deputata HDP Leyla Güven da 33 giori in sciopero
della fame nel carcere di Amed (Diyarbakir).
Dopo l’assalto della sede HDP ad Amed nella quale sono state arrestate 25 donne, anche la sede del partito di Êlih è stata perquisita. In precedenza l’edificio era stato circondato da veicoli corazzati. Nella retata sono state arrestate 28 persone.
La polizia assalta donne in sciopero della fame: 25 arresti
La polizia turca ha aggredito uno sciopero della fame del movimento delle donne curde ad Amed. 25 donne sono state arrestate.
 ANF -  AMED
 Lunedì, 10 dicembre 2018
Nella sede centrale del Partito Democratico dei Popoli (HDP) ad Amed (Diyarbakir) il movimento delle donne TJA ha organizzato uno sciopero della fame di solidarietà per sostenere la deputata HDP Leyla Güven che da 33 giorni è in sciopero della fame contro l’isolamento di Abdullah Öcalan. Solo poche ore dopo l’inizio dell’azione, unità speciali della polizia turca hanno attaccato l’edificio e hanno arrestato 25 donne. La centrale del partito è circondata da idranti e veicoli corazzati.
Durante la retata della polizia, le attiviste hanno protestato con forza gridando: „La repressione non ci intimidisce!“ L’intero edificio è stato perquisito dalla polizia, sono stati sequestrati diversi striscioni. I fermi sono stati eseguiti in modo violento, diverse donne sono state trascinare sul pavimento. Alle arrestate non è stato consentito nemmeno di mettersi le scarpe. Tra loro  c’è anche la Madre per la Pace Makbule.
Le donne fermate sono state portate al comando di polizia e continuano lì il loro sciopero della fame.

11/12/18

Nadia Lioce, la tortura (S)conosciuta del 41 bis e noi. 2° parte



Dal Convegno del 20 ottobre a Firenze "Il 41 bis, una tortura (S)conosciuta? - A 26 anni dalla sua istituzionale, le restrizioni imposte ai detenuti sono servite (e servono) a indebolire le organizzazioni criminali?", pubblichiamo oggi gli interventi dell’avvocata di Nadia Lioce, Carla Serra, e del Professor Giuseppe Antonio Di Marco.
Dal primo emerge con forza l’obbiettivo immediato, concreto del 41 bis su Nadia Lioce in quanto prigioniera politica, attraverso la lettura dei dispositivi che negli anni le sono stati applicati e la narrazione delle continue vessazioni cui è stata sottoposta.
L'intervento di Di Marco è importantissimo, perché parte da un'analisi scientifica, marxista, del concetto proprietario di sicurezza nelle costituzioni borghesi. Ma per introdurre quest'analisi è dovuto partire da una lunga premessa, sulla base di alcuni interventi che lo hanno preceduto e che in parte sono rimasti impantanati in un discorso prettamente “costituzionalista” e dello stato di diritto

La sessione pomeridiana è stata aperta dalla toccante performance dell’attrice Monica Serra, che con la mordacchia di Giovanna D’Arco e la bottiglietta di Nadia Lioce è riuscita a dare densità e corpo all’atroce tortura invisibile del 41 bis. I Video che qui sotto riportiamo sono estratti da:
https://www.radioradicale.it/scheda/555053/il-41-bis-una-tortura-sconosciuta-a-26-anni-dalla-sua-istituzionale-le-restrizioni






Carla Serra, Avvocata di Nadia Lioce

Io, unitamente alla collega Caterina Calia e a un'altra collega, l'avvocato Luna, che oggi non è potuta essere presente, in qualità di difensori di Nadia Lioce, è da quindici anni che discutiamo, parliamo, portiamo avanti la nostra battaglia, diciamola così, anche se sempre nelle sedi istituzionali, contro il quarantuno bis. Perché già dall'inizio, già dal momento della sua applicazione per i detenuti politici, erano evidenti le storture e il suo assetto, già dall'inizio, strideva con i principi dell'ordinamento, del nostro ordinamento costituzionale.
Abbiamo portato avanti la nostra battaglia sempre nelle sedi opportune, dinanzi alla magistratura, perché questo è il nostro compito e questa battaglia si è snodata attraverso varie fasi, vari momenti, che mi piacerebbe, brevissimamente ripercorrere, per capire appunto a che livello si è arrivati oggi. Dall'inizio, parecchio tempo fa, noi ci scontravamo e contestavamo l’inumanità di questo regime, nel momento in cui la Lioce e le altre donne del carcere di L'Aquila si trovavano in questo reparto, chiamato area gialla o riservata. E già il nome appunto rimandava ad un luogo segregativo, già rimandava alla sua natura segregativa. Nell'isolamento e nella segregazione il livello di restrizioni e di vessazioni aumentava sempre più, ed era giunto al punto in cui venivano censurate, scusatemi, le parole e le idee, tanto che si era reso necessario, in quel periodo, un intervento, da noi ovviamente sollecitato come difensori, da parte della Corte di Cassazione. La Corte di Cassazione aveva in quel momento ricordato alla magistratura di sorveglianza, ma io direi all'intero sistema, quali fossero i limiti invalicabili di un sistema democratico.
E vi leggo brevissimamente quelle due frasi della motivazione della Corte di Cassazione. Diceva così: “Ebbene va rilevato che in particolare è stato rifiutato l'inoltro di una rivista, in libera vendita nelle edicole, solo perché dal sommario è emerso che esso contiene un articolo su “strategie della controrivoluzione” e che inoltre si rimprovera alla detenuta - ovviamente alla Lioce - di aver criticato il precedente ministro della giustizia. Ciò che allarma i giudici del merito insomma, sono parole come comunismo, lotta di classe, controrivoluzione. Al proposito non si vede per quale motivo anche un detenuto non possa avere e coltivare le sue idee politiche e non si vede perché lo stesso debba essere censurato, quando tale condotta non ponga in alcun modo in pericolo l'ordine intramurario. Il provvedimento in questione si limita a censurare le idee politiche della Lioce”.
Poco più avanti e per concludere, diceva la Corte di Cassazione nel 2008: “In sintesi, da un lato non viene spiegato per quale motivo costituirebbe un atto rivoluzionario la lettura di un quotidiano, sia pure caratterizzata da una radicale connotazione politica, dall'altro il giudice del rinvio neanche si pone il problema di dimostrare per qual motivo le convinzioni politiche della Lioce possano di per sé sole - badate - per il solo fatto di essere presenti, come si ipotizza, nella mente della detenuta, costituire un'insidia per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza all'interno del carcere.”
Dopodiché all'Aquila è arrivato un nuovo presidente - noi abbiamo avuto l'onore, ovviamente, di sentire la dottoressa Laura Longo stamane e insieme a lei degli altri magistrati, che io sommessamente dico illuminati - che ha cercato, diciamo così, di umanizzare il quarantuno bis, per quel che consentivano, certo, quelle maglie strettissime, appunto, di quella disposizione normativa.
Pertanto in quegli anni i magistrati cos'hanno fatto? Sono entrati in quei reparti e ne hanno potuto respirare tutta la disumanità, ve ne ha parlato, appunto, la dottoressa Longo stamane.
Ma è durato poco, davvero poco, giusto il tempo per far dimenticare le indicazioni che aveva dato la Corte di Cassazione nel 2008. E’ bastato, ora è brutto dirlo così, un ricambio della magistratura, perché appunto si sia scordato tutto, tutto quello che era avvenuto.
E oggi è completamente sepolto ogni residuo di libertà e garanzie costituzionali. Anzi, io direi che si è tornati indietro, molto indietro! Si è alzato il livello di quelle vessazioni, appunto, e di quei soprusi, tanto che oggi leggiamo dei provvedimenti di trattenimento della corrispondenza, che io oggi non commento, vi leggo dei passaggi di questi trattenimenti. Non commento perché poi li dovrò commentare dinanzi alla magistratura di sorveglianza e non vedo l'ora di commentarli davanti a loro e davanti alla Corte di Cassazione.
A luglio del 2008 la Lioce riceve una missiva, che porta come mittente tal Bondi Alessandro, che evidentemente chiederà alla Lioce di spiegare quali siano le condizioni concrete che ella sta vivendo, ma ovviamente non arriva alla Lioce, come potrete ben immaginare, e questa è la motivazione del trattenimento: “Considerato che la missiva proviene da un mittente sconosciuto - badate - sia alla direzione dell'Istituto che, secondo quanto si evince dalla lettura della stessa, anche alla detenuta; considerato che, come emerge dalla lettera, il mittente, dopo essersi presentato alla destinataria, manifesta la volontà di iniziare ad intrattenere con la stessa una corrispondenza epistolare per non meglio motivate fondate ragioni, se non quella di raccontare la propria vita e di conoscere meglio quella della detenuta. Ritenuto che, atteso il fatto che il mittente, persona sconosciuta, ripete sia alla direzione che alla Lioce, si trattiene” e quindi non si invia alla Lioce.
Questa è la prima, La seconda è di un giornalista, Giorgio Sturlese Tosi. Anche lui manda una lettera alla detenuta e le chiede di spiegare quali siano le condizioni, e questo è il motivo del trattenimento: “Si dispone il trattenimento poiché le condizioni detentive dei soggetti in quarantuno bis possono essere valutate tramite atti ufficiali”. Leggetevi gli atti ufficiali e saprete quali sono le condizioni, questa è la motivazione!
Ed ultima, che ritengo la più grave, una lettera che l'associazione “Liberarsi Onlus” manda alla Lioce. E questo è il motivo del suo trattenimento: “Rilevato che risulta che il mittente della missiva è un membro di un'associazione, di cui non si conosce il reale scopo, di cui non si conosce l'incensuratezza dei suoi componenti; ritenuto quindi che non si può escludere che tale associazione, per il tramite dei suoi membri, possa farsi portatrice di messaggi tra la detenuta e il gruppo criminale di appartenenza, e che quindi la missiva cerchi di eludere il controllo sotteso al visto della corrispondenza”. E si trattiene anche questa.
Ma quello che volevo sottolineare in questa sede, è come attraverso questa progressione crescente di violazioni, negli anni si sia arrivati a tollerare, appunto, nel nostro ordinamento, un regime che non solo censura l'idea, che già di per sé è grave in sé, ma che addirittura vieta la parola.
E questo è quel lato parossistico che io appunto volevo portare alla vostra attenzione. L’esasperazione di questo regime, che trova la sua consacrazione in un processo, che probabilmente conoscerete, che si è appena svolto presso il tribunale ordinario di L'Aquila, che vedeva appunto come imputata la Lioce, per avere - e vi leggo brevemente il capo di imputazione - per avere, mediamente schiamazzi o rumori, provocando o sbattendo ripetutamente una bottiglia di plastica contro le inferriate della propria cella, disturbava le occupazioni o il riposo delle persone detenute”.
Noi arriviamo a processo, io e la collega Calìa, dove evidentemente, come ho detto là, grazie a Dio questa questa bottiglietta ha fatto così tanto rumore e ha avuto così tanta forza da aver rotto, scoperchiato quel vaso di Pandora, da cui sono fuoriuscite prepotentemente tutte le storture di questo regime speciale.
E quindi quel che è stato processato poc'anzi, non è stata più la Lioce, ma è stato un regime speciale, per un motivo semplicissimo: perché la Lioce, essendo vietata la parola, anche il buon giorno, e quindi anche alle altre detenute di dire alla Lioce “smettila di sbattere perché mi stai dando fastidio con quella bottiglietta”, allora c'era, come dire, la mancanza di consapevolezza da parte della Lioce evidentemente, di stare arrecando disturbo alle altre detenute.
E quindi era un reato impossibile dal nostro punto di vista, perché la Lioce non poteva sapere, perché nessuno glielo poteva dire che stava arrecando disturbo alle persone!
Badate, una battaglia che lei ha fatto, perché le erano stati sottratti gli atti processuali nel corso di una perquisizione, quindi ha portato avanti questa battaglia, fino al momento in cui gli atti non le sono stati restituiti! E poi ha terminato con questa battaglia.
Ma quel che è stato rilevante è che un giudice di uno Stato italiano, perché era un giudice, appunto, ordinario, ha potuto vedere e toccare con mano quale quali fossero le reali condizioni, ha potuto toccare con mano e capire che le detenute in quarantuno bis all'Aquila non possono parlare, non si possono nemmeno dire ciao!
Ma quando si ledono i diritti fondamentali e le prerogative della persona così pervasivamente, prima o poi si è chiamati a renderne conto, perché prima o poi quelle storture producono degli effetti dirompenti!
E’ per questo che un processo come quello, che è nato da un reato bagatellare, è diventato portatore di questioni capaci, appunto, di travolgere la tenuta di un sistema! Di un sistema giuridico, di una civiltà giuridica e democratica!
Un regime che in una progressione costante di vessazioni e di soprusi è giunto appunto al parossismo di vietare ad un essere umano l'uso della parola! Che è una prerogativa coessenziale alla stessa natura umana, allo stesso essere umano! E’ quello che ci distingue dagli animali, noi parliamo, abbiamo bisogno di parlare.

E io su questo vorrei far riflettere!
Se noi vedessimo sulla bocca della Lioce e delle altre detenute un bavaglio fisico, come quello che stamattina aveva mia sorella quando ha fatto la performance, la mordacchia, cosa succederebbe? Che tutti insorgerebbero alla tortura! Tutti, io immagino.
Ma quel bavaglio, siccome non si vede, ma c'è, allora siamo in pochi a insorgere! 
Però per fortuna almeno noi parliamo comunque di tortura, anche se, come dire, non si vede fisicamente.
Però volevo concludere così: che ritengo che non ci si debba mai fermare, mai arrendere.
Più sale il livello di violazione dei diritti umani e più deve crescere il desiderio di sensibilizzare tutti, anche quando si ha la sensazione che, come dire, di scontrarsi con degli ostacoli insormontabili, che appaiono in quel momento insormontabili, ma che se noi piano piano questi ostacoli non li togliamo, come dire, non ci sarà un momento in cui verrà via da sé questo muro e quindi dovremmo farlo, piano piano.
Noi, io per il canto mio, come i colleghi, lo facciamo quotidianamente dinanzi a tutte le magistrature. E quindi anche per ricollegarmi all'intervento del costituzionalista, quando diceva la Cassazione non è un inferno, la magistratura non è un inferno, Non è un inferno, io mi ci rivolgo tutti i giorni! Alla Cassazione, alla magistratura di sorveglianza, perché spero che, come dire, piano piano anche la magistratura torni ad avere una sensibilità diversa e torni ad ascoltarci. Almeno la magistratura di sorveglianza, Grazie

Ascolta il suo intervento



Professor Giuseppe Di Marco ((già Ordinario di Filosofia della Storia presso l'Università Federico II di Napoli)

Allora buonasera e grazie dell'invito. Non essendo né giurista come studioso, né operatore proprio del diritto, il mio discorso potrà sembrare che si muova ai margini del discorso giuridico. In verità credo che sia essenziale, anche per il discorso specificamente giuridico, cercherò di argomentare questo punto.
E d'altra parte degli spunti che portano oltre e fuori del discorso giuridico sono emersi da alcune relazioni di oggi pomeriggio. In primo luogo il discorso di Caterina Calia. Perché? Perché Caterina ha fatto vedere poco fa come in queste misure, in questi dispositivi, detti eccezionali, di eccezione che poi adesso è diventata stabile, e questo sarà il problema che dopo voglio affrontare, che cosa accade? Che l'imputato, colui che ha commesso un reato, diventa il nemico. Questo tipo di passaggio avviene - e lo dico invece per appunti giuristi con poco di filosofia del diritto insomma, un poco - avviene esattamente all'inverso di quello che un giurista importante del secolo scorso, ma che io considero reazionario dal mio punto di vista, Carl Schmitt, diceva: col diritto contemporaneo il nemico diventa un criminale. Qui invece abbiamo proprio l’inverso, il criminale diventa nemico.
E mi ha colpito una parte del dispositivo, credo che fosse proprio in riferimento alla questione Nadia Lioce. Cioè, come ragiona l’estensore del dispositivo? C'è una situazione sociale esplosiva, e chi può dubitarne, c'è la disoccupazione, c'è il pericolo futuro di eventi sovversivi, ergo Nadia Lioce, o chi sia, la pensa in un certo modo, allora io che cosa faccio? Faccio la misura preventiva, né più né meno - e questo punto di riferimento che faccio non è una semplice analogia, perché costituisce il perno del mio discorso - né più, né meno di come chi gioca in borsa fa una scommessa sul plusvalore futuro. Perché il carattere tutto omogeneo alla moderna società capitalistica, al moderno mercato mondiale del diritto penale insomma, è proprio visibile dentro i linguaggi di questi dispositivi.
Ecco perché, dicevo, il mio discorso si muoverà ai limiti, non perché, lo dico già dall'inizio, io disdegni, tutt’altro, non venivo qua, l’importanza di tutti i lavori che fanno i giuristi per mitigare, riformare, attenuare, portare ai limiti, appunto, del possibile queste orribili misure, perché questo è il punto assolutamente essenziale, ma vanno contestualizzati in un discorso che non può essere chiaramente sono del diritto, così come il mio non può essere solo della filosofia o quello che sia - sappiamo, c'è la divisione del lavoro insomma, però la divisione del lavoro non è l'ultima parola delle società umane.
Allora se noi non andiamo a contestualizzare la cosa, l'azione che si fa è efficacissima sul breve periodo; sul medio - lungo periodo fa vedere i limiti - oggi si dice con un pessimo linguaggio, le criticità, linguaggio molto aziendale, da auto-valutazione ma non è questo, e allora perché è importante contestualizzare? Per sapere, nel senso anche più positivo i limiti entro cui si muove anche l'importantissimo e opportunissimo discorso giuridico. Però bisogna guardarlo anche in questo contesto più ampio. E il contesto più ampio - lo dico con molta chiarezza, in questo distinguendomi con le impostazioni che ho sentito prima, ma nell'ottica appunto di un confronto chiaramente - emergeva, come emergeva? Prima di tutto da quanto diceva Caterina, ma anche da quanto emergeva in due interventi che ho sentito circa l'inefficacia del quarantuno bis, in ultima istanza, per la lotta alla mafia. E che cosa emerge qui? Emerge un punto che, per il metodo che uso, è decisivo, cioè che tutto il movimento concreto, effettivo, effettuale del diritto, non quello che sta nella legge chiaramente, ma il movimento concreto, la sua applicazione, si muove entro rapporti sociali determinati.
Allora se io dico che ho avuto la sensazione, insomma, che non si potesse quasi dire, che sono rapporti di sfruttamento, che sono rapporti di classe, la cosa va presa con massima serietà, anche perché, se mi consentite una battuta - io sono marxista e Marx, che certo di lotte di classe se ne intendeva, diceva guardate che l'esistenza delle classi e della lotta di classe non l'ho inventata io, sono proprio gli economisti borghesi che l'hanno inventata! E, se aprite il trattato dell'economia politica della tassazione di David Ricardo, comincia esattamente con i conflitti delle classi in cui è divisa la società moderna. - Vabbé,  a questo punto arrestate Ricardo, arrestate Adam Smith, arrestate tutti i moderni che pure hanno creato questo tipo di diritto insomma, sembra un serpe che si morde la coda! Capite?
E quindi questo discorso va fatto!
Trovo sinceramente un po' riduttivo mettersi a fare il discorso “ma allora, allora dobbiamo fare la rivoluzione, me la sento non me la sento” (da un costituzionalista intervenuto precedentemente).
Beh, le rivoluzioni sono dei processi sociali complessissimi, sono processi di epoche, dove ci sono in gioco soggetti collettivi. Certo sono gli individui che fanno la storia, che fanno questi soggetti collettivi, ma la loro azione supera di gran lunga la loro volontà.
E quindi se noi vediamo la cosa in questa prospettiva, lo facciamo qui, in questa sede, poi ognuno si fa le sue scelte chiaramente, per andare a capire questi nessi di lungo periodo, entro cui questi fenomeni giuridici immediati si muovono e in cui è giustissimo, opportuno, non c'è altro da fare che l’intervento immediato del giurista o di chi sia, insomma, ma che vanno visti entro questo tempo, non fosse altro che per poterli capire!
Ma l’azione, in ultima istanza, è frutto di un processo collettivo, per cui direi di seguire queste piccole analisi proprio entro questa ottica. Ho voluto fare questa premessa circa appunto il metodo di lavoro per potere rendere chiaro l'ambito entro cui faccio il mio discorso.
E allora quando altre relazioni ci hanno fatto questo discorso, anzi, una delle ultime che ho sentito, mi pare del Garante insomma, non so, diceva “ma allora se non c'è un effetto concreto rispetto al fine allora perché ci sta?!”
Chiaramente, vista in questa prospettiva, il problema dove è? Che i rapporti sociali attuali, gli assetti proprietari attuali siano diventati insostenibili rispetto alle esigenze della società circa la produzione e la distribuzione della ricchezza - e non lo dice insomma l'ultimo bolscevico, lo dicono i manager della City di Londra insomma. Cioè, che ci sia una questione cruciale circa l’intera forma di produzione esistente è qualche cosa che emerge anche alla consapevolezza immediata!
Non si comprenderebbero i movimenti populisti come risposta sbagliata, come risposta omogenea, però a tutto quanto il processo, se non come gli indicatori di questo punto, che è assolutamente strutturale.
E allora, se questo è il punto, allora come funzionano le misure eccezionali? Funzionano per creare la paura! Cioè il meccanismo della paura dentro un rapporto sociale che dovrebbe avere altra soluzione, verso forme di produzione che indicano una forma superiore di umanità, non ne dobbiamo parlare qui, è un processo di lunghissima durata però non dipende da noi, prima avvengono i processi poi la scienza li teorizza!
Allora entro questo processo di lungo periodo, l'ipotesi che vorrei per un attimo schizzare è che allora la questione dell'eccezione che, come dicevo prima, sembra anche nell'andamento del quarantuno bis sembra diventare la stabilità, diventa a poco a poco un fenomeno strutturale. L'eccezione diventa in qualche modo costitutiva dentro il discorso, perché? Ma è esattamente per la struttura stessa di tutto quanto l'assetto produttivo e organizzativo di questa società! 
E allora se noi prendiamo, perché ho cercato comunque di leggere, per quello che i miei strumenti teorici lo permettono perché non faccio il giurista, il quarantuno bis, il primo elemento che mi ha colpito è proprio l'esordio: “In casi eccezionali di rivolta o di altre gravi situazioni di emergenza, il ministro ecc.”.
Rivolta, e questo ci obbliga - avevo detto che avrei fatto il discorso di più lungo periodo - a spostarci a quarant'anni fa, tra gli anni settanta e ottanta, quindi in un clima completamente diverso, quando dentro le carceri ci fu un processo continuativo di rivolte, che non possono essere lette semplicemente come fenomeni autoreferenziali dentro il carcere, ma vanno messe in connessione con tutti quanti gli altri processi sociali, che stavano avvenendo nella società in quel periodo.
E quali erano?
Certamente una forte conflittualità di classe classica - operai, l'industria, la grande industria fordista. E questa sicuramente. Ma furono significativi, in un quella fase, l'emergenza di processi sociali altamente conflittuali entro le sovrastrutture della società borghese. La scuola e l'università in primo luogo, ma, il carcere, il manicomio, l'ospedale. Cioè tutte queste figure che alcuni teorici che io non seguo, ma che molto opportunamente, cioè con un termine comunque pregnante, chiamano biopolitici.
Carla Serra, quando aveva fatto riferimento al divieto del linguaggio, dice si vieta il linguaggio, cioè la vita, c'è una politica che ha come oggetto la vita immediata.
La vita immediata, considerata come essa stessa una risorsa da sottomettere, disciplinare o regolamentare.
Sembra che sia la vita stessa l'oggetto dello sfruttamento, si tratta di capire l'epocalità di questo passaggio, ecco perché, dicevo, sono perfettamente d'accordo, anzi, è quanto più necessario fare degli interventi riformatori, ma se non teniamo presente la posta in gioco che c'è qua dietro, chiaramente la cosa rischia di pigliare fiato corto. Ripeto, non che non bisogna farli, però capite che qui ci troviamo dinanzi a un torno di un’epoca che è pesante, e che se vogliamo veramente essere coerenti con il nostro appartenere alla specie umana, dobbiamo essere capaci di ragionare sul breve, sul medio e sul lungo periodo.
Allora, in questo passaggio di quarant'anni fa, dove si sono fatti i giochi rispetto a cui capiamo poi globalizzazioni e crisi, cioè i passaggi esattamente dentro queste istituzioni, che un teorico francese, molto letto nei movimenti contemporanei, Michel Foucault, chiamava istituzioni disciplinari - scuola, fabbrica, manicomi. E come li definiva? Come istituzioni che sono caratterizzate dall'antitesi dentro/fuori. Ecco l'isolamento, è il dentro o fuori dell'Istituzione disciplinare, che non è solo il carcere - ospedale, scuola, università
Andiamo a inquadrare quindi questo processo complessivo della società. Fu una messa in discussione complessiva dell'Istituzione come tale. Ma che cosa c'era dietro questa parola astratta l'Istituzione come tale?
C'era una crisi di un determinato modo di produrre, che in quel momento andava ad investire, per motivi diversi, il capitalismo e il socialismo sovietico, che cominciava ad entrare in crisi. E perché cominciava ad entrare in crisi? Perché per il capitalismo si comprende, il problema del socialismo sovietico invece, e che tanta importanza ha avuto poi nel discorso su queste istituzioni, in che cosa consisteva?
Checché se ne possa pensare, quale giudizio si possa dare di quell'esperienza, dopo un primo tentativo, giusto o sbagliato non dobbiamo discuterlo qui, dell'umanità di attivare un processo di emancipazione umana. Checché se ne possa pensare, poi sugli esiti si può discutere.
Ebbene Antonio Gramsci, che con pochissimi strumenti informativi osservò l'esordio della rivoluzione sovietica, annotò in uno scritto, in un articolo - non era ancora entrato in carcere - una cosa caratteristica di quella rivoluzione. Il primo atto, diceva Gramsci, che i rivoluzionari fecero, fu quello di liberare tutti i detenuti politici e comuni dal carcere di Odessa. I detenuti, appena uscirono giurarono solennemente di redimersi e non commettere più crimini.
Certo Gramsci a modo suo poi interpretava: qui i rivoluzionari avevano capito allora la morale kantiana, avevano capito la questione dell'umanità, e in questo Gramsci era perfettamente nella linea; in uno scritto che Marx ed Engels avevano fatto, di commento critico al diritto penale di Hegel, quando Hegel definiva la pena come l'auto giudizio che il delinquente pronuncia su sé stesso, affidando a certi uomini l'esecuzione di questo giudizio, beh, Marx ed Engels osservavano in maniera molto ironica: meno chiacchiere, questo è il neo di bellezza alla legge del taglione, che Kant considerava essere l'unico significato del diritto penale e che purtroppo sembra appunto dargli ragione se pensiamo, per esempio, che il sindaco di Riace ha acchiappato il Daspo! Sarà pure formalmente corretto il provvedimento perché c'è la violazione amministrativa formale, però questo è proprio il diritto penale come lo dice Kant e su cui Hegel pone il neo di bellezza insomma, non ci sta niente da fare!
Per cui Marx, Engels dicevano: ma questa di Hegel rimane assolutamente astratta, perché? Chi sarebbero questi rispettabili onorevoli uomini che dovrebbero poi aiutare il reo a auto infliggersi la condanna? Cioè, detto fuori da questo linguaggio aulico, chi è che deve andarla ad applicare insomma?
E qua torniamo al discorso che ho sentito poco fa - non è il giudice, non è il secondino, sì, ma sicuramente, ma io non è che conosco quel giudice o quel secondino, non è questo! Si tratta della funzione sociale, questo è il punto!
Cioè vedete che tutta la questione è l'applicazione del diritto! E beh, certo! Io potrei anche sottoscrivere che ogni esecuzione della pena è specifica per ogni individuo; come diceva Marx, non sarebbero individui se non fossero diseguali! Ma il problema è che anche coloro che dovrebbero aiutare il reo a…, sono individui e sono diseguali!
E Marx diceva: e grazie, c’era bisogno di te caro Hegel, ci stava già Platone che aveva detto che la legge è astratta e va a incappare nella casistica concreta, è una vecchissima storia!
E dopodiché loro concludevano, ed ecco perché il carcere di Odessa, concludevano: in una diversa società il reo pronuncia direttamente il giudizio su sé stesso ed affida agli altri uomini, socialmente, l'esecuzione della pena. Utopia?
Vi ho detto che penso delle rivoluzioni, sono processi di lungo periodo, non è in nostro potere, poi prima succedono questi eventi e poi si teorizzano.
Però vi posso dire una cosa. Voi sapete che qualche anno fa a Napoli, vengo da Napoli, a rione Traiano, durante un posto di blocco della polizia, tre ragazzi sullo scooter, Davide Bifolco, uno dei tre, fu sparato da un carabiniere che ebbe prima quattro anni, adesso la Corte d'appello l’ha riportata a due, ci sono state proteste, a mio parere giustamente, ma comunque adesso andiamo al punto, a questo riferimento.
Dunque subito dopo l'uccisione, i ragazzi di rione Traiano, spontaneamente, andarono a piazza Carità sotto il comando dei carabinieri, e quando uscì il colonnello comandante gli dissero: a noi non interessa se gli date 40 - 30 anni, non glieli date, datecelo un’ora a noi! Che significa datecelo un’ora a noi? Vi sbagliereste se pensaste che … non dicevano questo. Datecelo un’ora, perché, che significa che me lo andate nascondendo? Ci vogliamo parlare, vogliamo sapere perché. Vogliamo sapere perché. Cioè guardate che è tutta un’essenza di questo testo di Marx per chi pensasse che si tratti di utopia, cioè è umano! E’ umano porre il problema della redenzione della colpa socialmente. Ma non in una socialità delegata ad altri uomini, ma nella socialità!
Ecco invece come ha funzionato il diritto poi? nascondiamo, per carità insomma, perché poi dopo le rappresaglie
Cioè vedete lo stato d'eccezione come è strutturale, perciò ho fatto questo discorso. Magari l’ho preso un po'da lontano, ma si tratta di andarci a leggere dietro questi fenomeni; ripeto, lo so che nell'immediato si dice: che dobbiamo fare? Quello che state dicendo da stamattina, però il problema é capire in che tipo di contesto metterla.
Allora, vedete che gli anni settanta portarono all'ordine del giorno questo tipo di problematica.
Per motivi che qui non dobbiamo, diciamo, sviluppare, voi sapete che tra gli anni ottanta e oggi c'è stata invece una profonda reazione, una profonda riforma della società, nel senso specificamente capitalistico.
Allora, anche qui, checché si possa pensare di questo tipo di passaggio, qui potete però subito vedere i caratteri specificamente capitalistici del discorso sul quarantuno bis.
Ecco perché dicevo l'eccezione ha degli elementi di strutturalità. E infatti il passaggio successivo che ho annotato parla di applicabilità del dispositivo in caso della sussistenza di collegamenti con un'associazione criminale, terroristica o eversiva.
Vedete che qui sono stati messi insieme reati cosiddetti comuni, reati politici, poi il concetto di terrorismo, vorrei che qualche giurista spiegasse dove sta la nozione di fattispecie, ma non voglio dire questo. Allora sono messi sullo stesso piano le tipologie le più diverse. E che cos'hanno in comune queste tipologie? L'associazione, il carattere associativo.
Questo è il punto, associazione, perché l'isolamento che cosa deve fare? Deve impedire l'elemento dell'associazione. Adesso non mi interessa sapere che quella mafiosa va bene, quell'altra
Ma vorrei far notare la questione dell'associazione che ci porta a quanto diceva Carla Serra - il linguaggio. Che poi prima del linguaggio c’è la società, cioè i rapporti sociali per cui si, era stato detto, misure umanitarie, più umane. Ma che cos’è umanità, ci vogliamo intendere su che cosa è umanità?
L'umanità è la società.
Ma allora che cosa vuol dire questo che l'umanità é la società?
E’ proprio Marx che ci fa vedere come funziona - poi chiudo su quest'ultimo passaggio ma è questo punto a cui volevo arrivare - come funziona tutto il dispositivo dei diritti umani borghesi.
Voi sapete, dalla proclamazione dei diritti dell'uomo, sono: Libertà, Proprietà, Uguaglianza, Sicurezza. Notiamo che sicurezza è quello che chiude.

Guardiamo un attimo il punto:
Libertà 
La convenzione della Rivoluzione francese come la definisce? “Ciascuno è libero fino a che la libertà di ciascuno non vada a nuocere a quella altrui, a quella dell’altro”.
Dice Marx: e che razza di libertà è questa, dove l’altro diventa il limite, diventa il negativo della mia libertà! E’ questa la libertà della monade, sta come un cippo! 
Ma infatti che cosa rende possibile l'esercizio di questa libertà? La proprietà privata.
Saltiamo l'eguaglianza, perché è chiaro che qui i fondamenti della diseguaglianza sono dati, sapete Marx come definisce la sicurezza? E arriviamo al punto, che questa è la questione, Ordine e sicurezza. “Il concetto sociale più alto della società borghese”
Cosa significa? Significa che in termini di socialità, la società borghese, che pure rappresenta un grandissimo progresso nella storia dell'umanità, non è questo il problema. Assolutamente non sono per ritornare indietro, cioè la società che io voglio deve essere preparata dalla più alta socializzazione dei mezzi di sussistenza, di produzione, che solo questa società ha potuto creare.
Ma che cosa è qui la sicurezza? E’ l’assicurazione della proprietà privata.
Cioè, il massimo di socialità è che la società ti serve solo come strumento per assicurare il tuo egoismo. Da questo punto di vista, ovviamente voi capite dal mio discorso quanto possa essere contrario! Eh, ma purtroppo, ma purtroppo Matteo detto Salvini (come dice Crozza per quell'altro) quando nel nuovo decreto mette insieme gli immigrati, il pericolo dell'immigrazione clandestina e lo sgombero delle case occupate perché bisogna difendere la proprietà privata, guardate che non stanno insieme con il decreto mille proroghe, c'è un nesso interno, che vi dico insomma, studio Marx, cacchio, non ha trovato letteratura secondaria migliore sulla questione ebraica! Cioè questo, cacchio, me lo ha spiegato… purtroppo insomma.
Capite il nesso che qui c'è?
E allora questo ci porta sul concetto specifico di sicurezza borghese che Marx esaminò - e veramente finisco qui, ma questo passaggio è veramente interessante - in un testo che scrisse nel 1842, che per chi non l'ha letto è veramente da leggere, “Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte”, cioè la controrivoluzione di Napoleone III dopo i fatti del 48. Allora a questo punto cosa succedeva? Che nell'assemblea costituente e poi nell'assemblea nazionale, si era aperto - o guarda un po'! Eh, ma è società borghese, quindi pare oggi - il conflitto sulla Costituzione. Si era aperto in realtà a proposito di un altro fatto, ma anche qua pare qualche anno fa, insomma, la spedizione a Roma del generale Udinò a bombardare Roma insomma. Quindi più o meno siamo qua, cioè la Costituzione vieta eccetera eccetera.
Bene allora Marx fa questo ragionamento:
Ogni Costituzione (questo è molto familiare ai giuristi) contiene sempre 2 parti. Una prima parte - quindi ogni articolo della Costituzione - in cui fa una solenne proclamazione della libertà (di stampa ecc.). Dopodiché, dice Marx, in ogni articolo della Costituzione c'è sempre il rinvio a una legislazione organica che dice entro quali limiti è esercitabile questo diritto purché non leda la sicurezza.
E lui diceva ogni Costituzione contiene il testo e la nota a margine, la Camera alta e la Camera bassa. Questo è il decreto Minniti, il decreto Salvini. E’ la camera bassa, ma voi capite che si fa nella Camera bassa, non nel Senato. Nel Senato ci stanno i senatori, oh oh.
E’ la Camera bassa, è nella Camera bassa che si fa la sicurezza.
Ma il problema qual è? E siamo al punto, che cosa s'intende per sicurezza, questo è il punto!

L'ordine e la sicurezza
Ma ché cos’è sicurezza? E’ evidente che qui si tratta della sicurezza borghese, e cioè della sicurezza della proprietà privata, che è minacciata perché essa crea povertà, miseria, eccetera, perché la stessa socializzazione dei mezzi di produzione - Carrefour, le sette sorelle, Benetton, le banche… Eh! non sono solamente quello schifo che combattono - però i populisti vedendo solo questo aspetto - ma sono un momento di socializzazione dei mezzi di produzione che urtano contro il regime di proprietà privata.
Noi non sappiamo come finirà, è chiaro, qua si tratta di capire la contraddizione! E allora, ecco la paura, ecco qui la sicurezza borghese che è legata alla proprietà privata.

Qual è la sicurezza che a me piacerebbe? Non è il migrante che fa paura, ma esattamente i confini! La libera circolazione degli uomini sulla faccia della terra, perché, come dice Marx, la terra non è proprietà di nessuno, manco di uno Stato. Dice lui, con finissima conoscenza della filosofia del diritto di Hegel, “essa è possesso e usufrutto degli uomini, che hanno il dovere di conservarla e trasmetterla migliorata alle nuove generazioni”, pazzesco! Cioè rivendicare il possesso su una parte di superficie terrestre è come rivendicare il possesso di un altro uomo da parte di un uomo, cioè è una irrazionalità.
Le migrazioni sono costrette, certo, nessuno emigra con piacere. Ma non volendo, qui il capitalismo apre una nuova possibilità, cioè che la terra diventi l'eterna proprietà comune dell'umanità. A me questa dà più sicurezza, questo è tutto il punto.
Adesso capite che, è chiaro, non esclude affatto tutto il discorso che fanno i giuristi.
Se però fosse visto in questa prospettiva, la cui realizzazione non dipende da nessuno, quindi è inutile dire camma fa a questo livello. Ma allora forse sarebbe un passo avanti, non fosse altro perché è migliore come prospettiva per il genere umano
Grazie

Ascolta il suo intervento


Nadia Lioce, la tortura (S)conosciuta del 41 bis e noi. 1° parte



Dal Convegno svoltosi a Firenze il 20 ottobre, "Il 41 bis, una tortura (S)conosciuta? - A 26 anni dalla sua istituzionale, le restrizioni imposte ai detenuti sono servite (e servono) a indebolire e organizzazioni criminali?", registrato da Radio radicale, trascriviamo alcuni degli interventi più importanti e significativi, perché, a nostro avviso, fanno luce sul ribaltamento, a livello sociale, di tutte le misure liberticide applicate col 41 bis.
Che questo regime equivalga a tortura, è un dato di fatto di cui non si deve parlare, però deve trapelare, si deve sapere che esiste come pena eterna per chiunque si organizzi per cambiare lo stato di cose presente, per rispondere alla guerra di classe dei padroni con la lotta della classe proletaria. Di qui la sua applicazione ai prigionieri politici. Perciò combattere contro il 41 bis è una necessità che riguarda tutte e tutti noi. Non possiamo più restare indifferenti di fronte a questo laboratorio di vera e propria tortura sociale, che non ha nulla a che fare con la lotta alla “mafia” e al cosiddetto “terrorismo”.

La mafia di oggi, quella mercatista, non sta in 41 bis, ma nei colletti bianchi, nella politica e nelle istituzioni. E’ a loro che lo Stato rilascia i Nulla Osta di Sicurezza per costruire  carceri e grandi opere, sono loro che si corrompono oggi con i tagli ai servizi sociali. Lo stesso dicasi per i cosiddetti terroristi, le Brigate Rosse stanno in 41 bis, i terroristi nazifascisti e stragisti sono liberi come l’aria, sono i “bravi ragazzi” di Matteo Salvini, “il salvatore della razza bianca in Europa”, con centinaia di morti (solo quelli italiani) sulla coscienza.


Apriamo questi primi interventi con l’appassionata, ma lucida narrazione della lettera di Nadia Lioce, da parte dell’attrice Marcella Vitiello. Seguiranno, in questa prima parte, gli interventi di Laura Longo e Caterina Calia.


Laura Longo (già Presidente del Tribunale di Sorveglianza de L'Aquila)
 
Secondo me sono state dette tante cose importanti a livello giuridico, ma forse una va ricordata: quando si parla sempre e solo di inasprimento della pena, e l’ho sentito anche oggi, ma guardate che il quarantuno bis si applica anche agli imputati e agli internati, allora per gli imputati sappiamo che vige il principio di presunzione di non colpevolezza, dunque non si dovrebbe inasprire nulla, primo; gli internati, doppio binario del Codice Rocco, impongono che non debbano essere soggetti a misure afflittive, perché lo scopo deve essere solo rieducativo.
Detto questo torniamo all’Aquila. Anche L’Aquila, che è uno degli istituti dove maggiormente si fa sentire il rigore e che strutturalmente è assolutamente inidoneo a contenere quel numero che oscilla tra 160 e 170-180 detenuti e in quel regime, che esprime attraverso la direzione, a prescindere dalle persone fisiche che ricoprono il ruolo, una zelante, ossequiosa obbedienza verso le direttive e va ben oltre le direttive, bene L’Aquila è a mio avviso testimonianza di una politica che il DAP ha sempre fatto, e gli anni Settanta ce lo ricordano, di individuare fra le carceri speciali, alcune che debbono ancor più dare questo segno di forza dello stato, di impermeabilità dello Stato a qualunque tipo e forma di opposizione. Dunque quello che vi dirò e la testimonianza che vi porterò, poi sarà voi concludere se è un regime compatibile con la Costituzione, se si debba o si possa aggiustare, o non si debba proprio rivedere tutto, una carcerazione ordinaria con ovviamente taluni accorgimenti che la natura di taluni reati, ma per taluni soggetti, i vertici, non per tutti come ora, richiede necessariamente.
Ed allora strutturalmente L’Aquila non è in condizioni di garantire neppure due ore d’aria - e oggi sappiamo che la magistratura di sorveglianza addirittura alle due ore ne vuole aggiungere quanto meno un’altra, e la Cassazione gli ha dato ragione - per il semplice motivo che il numero dei locali adibiti al passeggio sono pochi, per cui si fa un’ora d’aria e ogni gruppo, ogni sette - otto giorni, ne potrà fare due!
Cosa sono questi locali? Io qui vi porto la mia testimonianza, non sono più un magistrato, non devo muovermi nell’alveo del diritto, ma come cittadino vi porto la mia testimonianza e devo dire, ne faccio anche riflessioni di tipo politico. Bene, questi locali sono corridori strettissimi, compresi fra alte mura grigie, coperti, questo va detto, da maglie con griglia! Bene, questo nel reparto normale, e il reparto normale comunque dà in sé un segno di traccia di presenza umana, perché sono talmente tanti che sebbene viga il divieto assoluto di comunicare, il rumore degli esseri umani si avverte. Ma poiché il girone, il viaggio verso l’inferno è a gironi, si va alle aree riservate, di cui non si è proprio parlato. Le aree riservate normativamente previste da nulla e cerchiamo di non pensare che ci si possa agganciare all’articolo 42 dell’ordinamento 32, non vi sto a fare discorsi giuridici e non mi interessa.
Le aree riservate sono aree separate completamente dal resto della popolazione, dove c'è un massimo di quattro o un minimo, come è attualmente, di due persone. Chi sono queste persone?
I capi clan, ma per consentire ai capi clan, e quindi rimanere su una soglia di legittimità costituzionale e internazionale di fare socialità, dei detenuti, o uno o due a seconda che i gruppi siano da 4 o da 2, vengono presi dal reparto normale, possibilmente se hanno una soglia bassissima di pericolosità, quindi non c'è alcuna correlazione fra la destinazione e la pericolosità soggettiva della persona, perché l’aria riservata in genere è destinata ai più pericolosi, incolpevolmente, in modo devo dire disumano, vengono presi e portati in queste aree, così il capo clan può fare socialità! Socialità a due, il che significa, come abbiamo sentito dalla testimonianza diretta e io ve lo confermo, che se uno dei due è impedito per qualunque ragione, salute, processi, sanzione di esclusione dall’attività in comune, l’altro è in isolamento assoluto, tanto che di questo si è interessato, oltre che noi, il garante nazionale e il Comitato per la prevenzione della tortura europea. Quindi siamo in isolamento ed è talmente introiettato in queste aree l’isolamento, il silenzio imposto, che il blindo - come lo chiamano loro, la porta blindata molto più ottimisticamente nella circolare - viene chiuso ogni qualvolta ci sia il passaggio di detenuti, ma capite bene che in un’area riservata con due soli detenuti che fanno parte ovviamente della stessa coppia, di genere, non c'è un passaggio di detenuti, ma poiché qualunque presenza umana in questi sepolcri è vista con sospetto, succede che per un automatismo la polizia penitenziaria speciale, i GOM, osassero chiudere la porta blindata e lo spioncino al mio arrivo, che ero un presidente del tribunale di sorveglianza. E ho dovuto ricordare loro che io, sia come essere umano, che come magistrato, non potevo costituire alcun pericolo, ma solo forse dare a quei detenuti il segno che esisteva una persona con cui parlare, colloquiale, che si interessava a loro. Cos’è questo, scusatemi, un regime da cambiare o un regime da abolire? E poi la lotta alla mafia, per fortuna se ne parlerà nel pomeriggio, ben altre cose a mio avviso richiederebbe!
Queste persone portate in colpevolmente sapete come le chiamava l’amministrazione penitenziaria in atti pubblici? Dame di compagnia! Cioè gli toglieva anche l’identità sessuale, una cosa tremenda e soffrivano al punto, ecco i vari gironi dell’inferno, questa loro incolpevole condizione che imploravano e si rivolgevano a noi per potere, badate bene, non andare in un istituto normale, ma tornare nel reparto normale, dove quantomeno c’erano gruppi di quattro, quanto meno non c’era la doppia griglia, perché nelle aree preposte al passeggio dell’Aquila delle aree riservate, il cielo non si vede proprio, questo va detto, perché la maglia ha doppia griglia. Le celle hanno le schermature o le stecche, le famose gelosie, anche quando di fronte alla cella c'è un muro, quindi non c'è alcun pericolo di veicolazione! Non so come bisogna intendere un sistema del genere; quindi patologie alla vista, occhio disabituato a uno spazio, impossibilità di percepire colori, la natura, non c'è nulla di tutto questo!
E poi l’altro girone, le donne. Perché è un girone? Perché c'è una specificità delle donne, già enunciata in questo scritto che abbiamo letto?
Ma perché sono intanto numericamente poche. Quando ero io Presidente erano sette, oggi sono nove, in una sezione che ospita vari gruppi omogenei potenzialmente, cioè varie detenute appartenenti allo stesso clan. La Lioce no, perché la Lioce è per delitti di carattere politico, ma le altre otto o le altre sei sono tutte persone che sono imputate o condannate per quattrocentosedici bis o reati commessi al fine di agevolare. E’ difficilissimo in questo contesto di intergruppi in un’unica sezione piccola, creare gruppi! Dunque sono due, al massimo tre. Quali sono le condizioni in una situazione che vede la convivenza di queste persone appartenenti alla stessa associazione mafiosa?
Il silenzio totale, perché qualunque parola detta può essere ascoltata da chi convive, allora sono ridotte ad un silenzio che diventa morte. Le detenute in quarantuno bis all’Aquila sono sepolte vive, private di qualunque dignità e io sono qui a testimoniarlo, parola di magistrato. Hanno paura di tutto e abbiamo lavorato sempre con il dipartimento di salute mentale, abbiamo riscontrato le stesse situazioni: sono intimorite, vi parlo delle detenute comuni, per reati associativi di mafia. La Lioce ha, da parte sua, un bagaglio culturale, un’identificazione con la sua storia che le altre detenute non possono avere: scolarità bassissima, quando non sono addirittura analfabete; provengono da un ruolo pressoché gregario, poi diventato, per supplire dopo gli arresti dei mariti, dei compagni, dei fratelli, un ruolo apicale. Ma nella consegna al dolore e al silenzio, in loro viene fuori l’identità di persone vulnerabili, di madri a cui è privato un qualunque contatto fisico con i figli, addirittura negato il colloquio se sono in quarantuno bis e la magistratura di sorveglianza deve sempre intervenire in questo. Intimidite, impaurite perché sanzionate se cantavano, sanzionate se tra loro stesse mormoravano, sanzionate se dicono Buongiorno, senza neanche indicare il nome. Buongiorno, la penalizzazione della parola. Cos’é l’essere umano senza parola? E noi ci chiediamo ancora se è un regime compatibile con la Costituzione?

E scusate, mi emoziono perché sono testimone di un sistema, che se nascostamente, subdolamente diretto a sollecitare la collaborazione è assimilabile alla tortura! E se non diretto a questo, perché ci sono situazioni come le detenute politiche per le quali gli stessi decreti ammettono che non c'è più operatività dell’organizzazione, allora a cosa serve se non c'è più operatività? E ve lo dico io, serve perché ha assunto, specie dal 2009, quel ruolo di simbolo, di deterrenza! E attenzione, perché è lo Stato di diritto e la democrazia che sono in pericolo! Perché voi sapete che questo regime si applica a taluni e determinati delitti, ma che sono stati man mano estesi! E che ci dice che un domani non vengano ulteriormente estesi, per esempio a categorie come i reati sociali, ne vogliamo parlare?
Dunque un pericolo, lo stato di diritto deve ammettere e rinunciare alla repressione anche se accade un elusione, non, come si dice nei lavori preparatori del 2009, “non devono accadere più elusioni”, perché la elusione della legge la si può evitare solo con la polizia, ogni cittadino deve avere un poliziotto! E concludo davvero ricordando quando Foucault si sofferma sul passaggio dalla pena corporale, dal supplizio, alla prigione, cosa ci dice? Perché è nata la prigione, la cosiddetta pena sobria, incorporea (di incorporeo non ha niente, perché sono tutti malati, nel corpo e nello spirito)?
Perché a un certo punto, talmente cruenti erano i supplizi inflitti, che il boia e il giudice apparivano più crudeli dello stesso criminale! Con un’inversione tremenda di ruoli, dove il criminale, anche se considerato tale dalla società, diventa vittima!
Io ho tutelato, cercato di tutelare i loro diritti, ma cosa si può fare all’interno di un sofisticato sistema di annientamento della persona?

Ascolta il suo intervento


Caterina Calia, Avvocata di Nadia Lioce

Io volevo affrontare un tema che già mi proponevo di prendere in considerazione, perché credo che sveli un pochino quella che è la natura, e anche una serie di ipocrisie che girano intorno al quarantuno bis.
In realtà qui tutti diciamo, o hanno detto e ribadito, qual’è la finalità del quarantuno bis. Quindi mi piacerebbe anche che intervenisse qualche studente, magari, se c'è.
La finalità del quarantuno bis quale sarebbe? La finalità del quarantuno bis è quella di recidere i rapporti con le organizzazioni all'esterno. Quindi va da sé che se un'organizzazione non esiste, non può essere applicato il quarantuno bis!
Poi ci si son posti altri problemi a dire: “Quante cose inutili ci sono che non servono per garantire l'ordine e la sicurezza?”
E allora la domanda che io pongo ai colleghi, ai magistrati, ex magistrati, costituzionalisti è: e allora perché ci sono? Perché diciamo e neghiamo che la finalità sia quella della collaborazione (su cui sono d'accordo anch'io)?
Quindi se non servono per mantenere l'ordine e la sicurezza, allora perché tutte queste misure, che sono normate in gran parte e in altra parte sono lasciate al GOM, che è un corpo speciale, quindi non dimentichiamo l'importanza di questo! Qui è stato sottratto, e quindi, se parliamo di costituzione, di valori costituzionali, noi abbiamo un tribunale speciale. Dall'epoca del fascismo i tribunali speciali non esistevano più! E’ stato istituito un tribunale speciale per il quarantuno bis; è stato istituito un corpo militare, che sono i ROM o i GOM, e quindi diciamo perché?
Perché si deve combattere un nemico! Quindi il nemico di volta in volta però cambia, questa è la particolarità del quarantuno bis! E se noi non riusciamo ad assumere questo, un significato complessivo che ha il quarantuno bis, insomma, saremmo anche, non so, questi buoni samaritani che si preoccupano delle sorti di queste settecento persone poste in quarantuno bis.
Io credo che se stiamo qui a interrogarci e a parlare di quarantuno bis è perché da questa norma vediamo in qualche modo un pericolo per tutta una serie di libertà costituzionali, che dovrebbero essere appunto protette e dovrebbero esistere.
Allora proprio per svelare quale è la vera natura del quarantuno bis, naturalmente non è che sto qui a fare la rivelazione del terzo mistero di Fatima insomma, pongo degli interrogativi.
E vorrei che ci si confrontasse anche su questi, almeno su quello che io penso di questo: abbiamo la prigionia politica.
Non è che voglio porre l'accento sulla prigionia politica, ma perché è una dimensione micro: abbiamo tre prigionieri politici in quarantuno bis da quindici anni.
Ora io chiedo a tutti: c'è uno che mi può rispondere e dire qual è l'organizzazione armata in questo paese che negli ultimi quindici anni è attiva e ha posto in essere una serie di attentati? Esiste questa organizzazione?
E questa è la prima domanda.
La risposta è no, ma è una risposta NO, non che proviene da noi, ma che proviene dai tribunali di sorveglianza! Cioè io mi trovo ad affrontare udienze in cui il procuratore generale dice: “Beh sì in effetti qui siamo di fronte a una situazione particolare, non c'è l'organizzazione”
E allora di cosa stiamo parlando? E allora parliamo di quello che è il 41 bis!
Il 41 bis è riferito alla persona, alla pericolosità a prescindere, non perché esiste un'associazione all'esterno ma perché tu in questo caso continui a mantenere la tua identità. E si va oltre, perché si comprendono quali sono le ragioni. Allora appunto io leggo dei pezzettini del decreto e vorrei che davvero dei costituzionalisti si misurassero su questo, per capire se c'è una lesione di diritti che sono inviolabili, non del detenuto in quarantuno bis, ma di chi protesta contro il quarantuno bis, di chi fa i convegni contro il quarantuno bis! Perché i decreti vengono applicati non tanto e non solo per chi è all'interno, ma per chi è all'esterno e secondo loro li sostiene (i prigionieri politici). 
Allora si dice, si riconosce in realtà che quest'organizzazione non esiste, però si dice: “la storia dell'ultimo trentennio - in un altro passaggio dice dell'ultimo cinquantennio - sembra dimostrare che l'esperienza delle Brigate Rosse abbia uno sviluppo non lineare ma ciclico, con costanti riflussi operativi anche a distanza di molti anni. La descritta tendenza carsica induce a valutare con la massima prudenza le temporanee eclissi - quindici anni - del fenomeno brigatista e suggerisce di non escludere la possibilità di una ripresa della lotta armata da parte della citata formazione terroristica nel medio / lungo periodo.”
Quindi quando questi tre detenuti in quarantuno bis potranno vedere la revoca? Mai! Perché nel medio / lungo periodo, non sappiamo quando, prima o poi qualche rivoluzione addirittura potrà succedere se la storia non si è fermata col quarantuno bis dei tre prigionieri!
Ma non basta, poi ci dicono, perché i magistrati fanno anche politica attiva dentro al ministero, e quindi ci dicono: ma scusate un attimo, qui aumenta la disoccupazione, c’è la recessione, e allora noi non possiamo permetterci, perché prima o poi qualcosa succederà.
E quindi? Loro sono ostaggi di una lotta di classe che non dovrà mai, cioè che non possiamo prevedere! Non possiamo prevedere quello che succederà, quello che ci riserva la storia no?
Certo, abbiamo come arco temporaneo la vita di queste tre persone, oltre non possiamo andare.
Per cui non si chiede neanche una abiura dalla propria organizzazione, una distanza - l'organizzazione non esiste, questo è un dato di fatto!
Si chiede una rinuncia alla propria identità e allora che cosa è?
Cioè se uno dice, rivendica il proprio essere comunista rivoluzionario, e quindi di fronte a questo - perché è più facile rispetto alla mafia no? Tutti i mafiosi dicono io non sono mafioso, non hanno nessun problema morale e ideologico a dire “io non sono mafioso, ma quando mai! Sono gli altri che mi accusano di esserlo” - e in questo caso come la mettiamo, qual è la tenuta dei diritti?
E poi la finalità, appunto. Qui vedo anche qualcuno che ha partecipato a qualche iniziativa contro il quarantuno bis e il quarantuno bis è rivolto a loro anche - perché si dice: allora quali sono i rapporti con l'organizzazione? “al riguardo un ruolo di primo ha svolto e continua a esercitare in Italia il sodalizio Olga”. Questo finalmente il tribunale di sorveglianza di Roma, bontà sua, ha rigettato tutto, ha confermato la legittimità, però ha detto: Puntualizziamo, non è un sodalizio, è un'associazione libera, che è libera di associarsi, cioè c'è la libertà di associazione in questo Paese. Ma questi ragazzi vengono criminalizzati perché c'è questo “sodalizio Olga”, non un'associazione, che sarebbe “è ora di liberarci di tutte le galere, che sin dal suo esordio ha incentrato il proprio impegno contro l'azione repressiva dello Stato e l'applicazione dell'articolo quarantuno bis.” Quindi si conclude che il fatto che il quarantuno bis serva “é dimostrato dall'insofferenza” - perché bisogna anche essere contenti no? Cioè bisogna protrarsi e dire: datemene altre, altre misure e ancora più restrittive, perché se mi lamento allora vuol dire che il quarantuno bis sta funzionando! 
Tra l'altro chiaramente abbiamo la criminalizzazione di tutta una serie di riviste, che sono anarchiche, che nulla hanno a che vedere con la storia, diciamo, di tre militanti comunisti.
Hanno ricevuto lettere che non sono mai arrivate naturalmente, le ha lette soltanto il DAP insomma. Delle lettere da un'associazione che si chiama Barbaria o da un'altra che inviava racconti della montagna, racconti di resistenza, quindi pericolosissimi. E queste sono le letture che sono vietate naturalmente.
E in finale poi il decreto conclude dicendo: “
a fronte di tale ondata di consensi, un’eventuale mancata proroga del regime detentivo potrebbe essere interpretata dal variegato movimento protagonista delle iniziative di solidarietà, come un attestato dell’efficacia della campagna di sostegno condotta, e dai terroristi in carcere” - premetto che erano tutte iniziative contro il 41 bis, fatte anche in carceri dove non ci sono questi 3 prigionieri politici, le iniziative sono state fatte in tutte le carceri - “come un segnale della ripresa della capacità rivoluzionaria della classe”.
Quindi questo è il decreto!
Allora io dico che con l'applicazione del 41 bis a queste tre persone, cade proprio quella foglia di fico, ma perché naturalmente non c'era nemmeno prima, cioè il quarantuno bis non è più neanche finalizzato alla collaborazione. Perché ventisei anni di applicazione del quarantuno bis dimostrano che, intanto se non ho collaborato 26 anni fa o 24 anni fa, è inutile la mia collaborazione attuale!
E spesso sono gli stessi magistrati, anche quando uno collabora, che dicono: non è collaborazione utile, perché tu mi devi mandare carne fresca al macello! Ma che gli importa di quelli che sono già a loro volta attinti da vari pentiti? Quindi la finalità qual è? La finalità è una ed è chiara: è l'annientamento. Tu ti devi piegare e devi collaborare, ti devi pentire per dimostrare che il sistema è efficace.
Ma allora di che sistema stiamo parlando? E quanto questo sistema sta permeando piano, piano la società, i magistrati? E’, diciamo, emergenza su emergenza?
Il problema vero è che noi abbiamo un tribunale di sorveglianza speciale, che si occupa di quarantuno bis e abbiamo, mi dispiace dirlo, tutti gli organi internazionali, o la Corte costituzionale, che sono appiattiti!
Fa piacere che la Corte Costituzionale finalmente si sia resa conto che non è pericoloso cucinare, ma naturalmente adesso sentiremo quelli della polizia penitenziaria come protesteranno sulla possibilità del cucinare, ma io mi chiedo: ma cucinare e mangiare da solo o mangiare in due, cambia qualcosa in termini di pericolosità o mantenimento dell'ordine? E’ esattamente il contrario, perché se io voglio dare fuoco alla cella do fuoco alla cella col fornelletto che ho anche per riscaldare i cibi, altrimenti concedimi di mangiare, di fare la socialità, perché la socialità non è socialità nel nostro quarantuno bis, la socialità è niente.
Socialità vuol dire socializzare qualcosa, mangiare insieme qualcosa, potersi scambiare qualcosa e tutto questo non è possibile. La Corte costituzionale ha dichiarato legittimo il blocco dei libri! Che è una cosa gravissima, perché i libri sono cibo!
Cucinare è importantissimo e non voglio sminuire, ma se devo cucinare da solo, anche come cuoco di prestigio, per far odorare agli altri detenuti in quarantuno bis che manicaretto che ho preparato e nessuno lo potrà assaggiare, credo che il nutrimento dei libri sarebbe molto più importante!
Quando il dottore, psichiatra, parlava di quel nutrimento che è fatto di valori, di rapporti e naturalmente di cultura, .. ma noi dobbiamo cambiare la cultura! Non vogliamo cambiare quella dei detenuti in quarantuno bis perché non gli diamo neanche i libri, ma dobbiamo cambiare la cultura generale e la cultura della magistratura, secondo me, perché chiaramente non è che vivono sulla luna anche loro! Quindi 26 anni, 30 anni di bombardamento sull'emergenza, sulla sicurezza, li hanno formati. Qualche mosca bianca è uscita fuori, come la dottoressa Longo per esempio, o come altri magistrati che abbiamo sentito anche qui, però è davvero troppo poco!
Di fatto hanno uniformato un tribunale di sorveglianza, dove non passa nulla, dove tutto viene confermato.
Volevo fare un'ultima annotazione, sempre perché approfitto e spero che qualche costituzionalista mi dia qualche lume.
In tema di corrispondenza, prima c'era il trattenimento e non c'era nessuna tutela giurisdizionale.
Strasburgo è intervenuta dicendo è illegittimo, ci deve essere una valutazione, quindi si deve intervenire su questo! E va bene, hanno fatto la legge, questo articolo diciotto e via dicendo. Ora io vi leggo una perla della Cassazione, tra l'altro proveniente da magistrati che hanno fatto tanta sorveglianza. In pratica che succede? Al detenuto sequestrano la lettera, non sa che cosa dice la lettera, la motivazione dice: “contiene delle frasi che possono essere ambigue, che possono essere pericolose per l'ordine e la sicurezza. Si fa reclamo. In questo reclamo naturalmente la difesa - per dire quanto esiste il peso della difesa in questo paese - e in questo reclamo la difesa dice va bene, vediamo questa lettera e cerchiamo di capire, é ambigua? Non è ambigua? Se no come faccio a difendermi?
Non si può vedere la lettera! Perché se no “si aggirerebbe l'ostacolo” e allora arriverebbe quel messaggio “ambiguo”, “pericoloso per l'ordine e la sicurezza” per il tramite del difensore, che ovviamente si sa, che è insomma un favoreggiatore del detenuto no? Altrimenti di cosa stiamo parlando? Quindi si va e la cassazione conferma e dice “é vero, ma chi lo dice, ma dove sta scritto che è necessario il contraddittorio! E ti condanno pure a 2000 euro di cassa delle ammende”. E allora il detenuto a un certo punto dice: “va bene, tanto devo pagare l'avvocato - diciamo va! - ma poi devo pagare 2000 euro di cassa delle ammende, è logico che non lo faccio più”. Quindi vuol dire che in realtà il reclamo avverso il sequestro non esiste. Dopodiché ti sequestrano di tutto, per cui non abbiamo da invidiare nulla a nessuno. Abbiamo il Tribunale di Milano che ti ritagliano Repubblica! Io ho un detenuto condannato per appartenenza, militante delle Brigate Rosse, che però bontà sua, è romano e allora? E che è un po’ di mafia non ce l’abbiamo? Tutte le notizie di Roma Capitale vengono ritagliate da un quotidiano nazionale, Repubblica! Tutte le notizie del clan Spada, Fasciano di Ostia, che questo non ha mai sentito e mai visto, vengono ritagliate, questo è!
E sono gli unici giornali che il tribunale, di ottanta trattenimenti in un anno, le uniche due restituzioni sono state queste di Repubblica e, vi voglio fare un annuncio in diretta, una lettera dell'associazione “liberarsi”, che in realtà era stata messa, diciamo, sembra, si dice, che sia vietato ricevere lettere dell'associazione liberarsi in tutti i reparti quarantuno bis, per disposizione amministrativa. E invece in questo caso gli è sfuggita e hanno consegnato la lettera dell'associazione liberarsi a questo detenuto.
 

Quindi io credo che il problema è la tenuta e quanto poi dal quarantuno bis questo concetto di pericolo, della colpa d'autore, - chi sei e quindi per quello che sei e rappresenti io ti colpisco - non sta invece mano mano permeando la società e quindi non solo, purtroppo, mi duole dirlo, non stiamo andando nella direzione di migliorare piano piano a piccoli passi le condizioni dei detenuti in quarantuno bis, ma stiamo andando ad un'estensione! Perché c'è, magari poi il garante ci potrà anche dire qualcosa di cosa ne pensa di quella circolare che è uscita pochi giorni fa, da parte del DAP, che parte da alcuni atti di violenza che sarebbero avvenuti dentro le carceri e poi dà una serie di indicazioni che sarebbero superflue se non avessero una mira!
Io insomma sono un po' permalosa e ormai ne ho viste tante che penso sempre al peggio no? Poi tanto se arriva il meglio ce lo prendiamo, però in questa circolare si dice: “se succede qualcosa, se un detenuto attacca, aggredisce un agente di custodia, succede qualsiasi cosa, il trasferimento deve essere immediato e deve essere in un istituto posto possibilmente fuori dal distretto, diciamo, del circondario e fa riferimento in un passaggio ad apposite sezioni.
Ora io vorrei ricordare che il 41 bis è il diretto erede, diciamo, dell'articolo 90. L'articolo novanta però non prevedeva l'articolo due, che è l'attuale 41 bis. Al primo comma quindi dell'articolo quarantuno bis c'è che per motivi particolari, per gravi motivi di ordine e sicurezza all'interno degli istituti, possono essere sospese le regole di trattamento penitenziario. E’ questa indicazione, che proviene dal ministro, letta in correlazione con tutto quello che vediamo, con un decreto Salvini che si pone sulla falsariga del decreto Minniti e via dicendo, a me sembra che c'è quasi un rovesciamento sul piano sociale di misure liberticide, che chiamano misure di prevenzione ma che in realtà sono di repressione e che sono finalizzate a chiunque si organizzi, anche ad ambiti sociali. Abbiamo visto gli operai che hanno manifestato a Roma, che gli hanno fatto il daspo qualche giorno fa insomma. Quindi io credo che il quarantuno bis, oltre a porci un problema concreto, reale, che è la vita, il sangue di queste persone, che per lo più da ventisei anni, tantissimi, hanno visto mogli morire, i genitori, dei figli e non hanno mai potuto abbracciare un prossimo congiunto.
Quindi quando la Corte costituzionale - perché quando si è giuristi e si fa questo lavoro è facile trovare le parole e enunciare principi - quando dice “si richiamano i principi di ragionevolezza”, ma si richiamano i principi di ragionevolezza se fosse una misura a termine, sei mesi, un anno, due anni, ma quand'è tutta la vita, quali sono le ragioni? Non esistono ragioni se non, appunto quella dell'annientamento nei confronti di questi soggetti. E di quelli che verranno! Perché il quarantuno bis è una norma contenitore, ogni giorno se ne aggiunge uno, e c'è anche mi pare la tratta a cui accennava il professore, la tratta degli schiavi, poi bisogna vedere se ci finiscono gli schiavisti o ci finiranno gli schiavi visto le politiche che vengono portate avanti e soprattutto in questo periodo. Stiamo parlando di una norma aperta, e di conseguenza a tutti i reati previsti dalla prima parte del 4 bis può essere applicato il quarantuno bis, dopo di che è una scelta, ai No TAV hanno contestato l'aggravante di terrorismo, in teoria se si fosse innalzato il livello di conflitto sociale gli avrebbero applicato il quarantuno bis! Di questo dobbiamo parlare! Prima che davvero si arrivi al punto che si dice … chi c'è? Mi viene in mente quella famosa poesia di Brecht “prima sono venuti a prendere.. ecc, quando verranno a prendere noi non ci sarà più nessuno insomma

Quindi ecco, io credo che abbiamo tanti temi sul tappeto, certo siamo in chiusura della giornata, però credo che siano cose importanti anche. Ecco, erano delle domande che facevo a chi è costituzionalista per capire: c'è una lesione qua? Cioè il quarantuno bis applicato per colpire delle associazioni libere che agiscono all'esterno? E applicato nonostante non esista un'organizzazione all'esterno, semplicemente perché appunto potrebbero ripresentarsi occasioni perché altre organizzazioni, non quelle costruite dagli stessi (prigionieri?), si formino.


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