25/12/17

L'ironia alla sbarra - 2 donne denunciate per una barzelletta sui carabinieri

Da osservatorio repressione

Una casalinga di 58 anni di Trento è stata denunciata per vilipendio alle forze armate per avere postato una barzelletta sui carabinieri su una pagina di Fb di Casarza Ligure, comune non lontano da Sestri Levante.
A identificare la donna sono stati i carabinieri della compagnia sestrese che hanno anche denunciato una donna di 36 anni, ritenuta, in quanto amministratore della pagina, colpevole di non avere rimosso la barzelletta ritenuta offensiva.
La barzelletta ironizzava sull’arma dei Carabinieri. Toccherà ora al giudice stabilire se in questa barzelletta ci siano gli estremi per una denuncia per vilipendio delle forze armate.

Roma 7 gennaio, iniziativa benefit per le donne accusate di diffamazione dell'avvocato aquilano di Tuccia


L' appello delle compagne di Amazora di Bologna - 22 gennaio processo per diffamazione nei confronti di 3 donne - Stupro a L'Aquila

Ciao a tutte, il 22 gennaio vi invitiamo a scendere con noi all'Aquila per dare solidarietà alle compagne denunciate per diffamazione dall'avvocato Valentini, che ha difeso lo stupratore Tuccia qualche anno fa (  altre info su Ci riguarda tutte - contro la cultura dello stupro ). E' importante rispondere in tante a questo ulteriore attacco alla solidarietà tra donne. Faremo un'iniziativa per parlarne più approfonditamente con una di loro il 14 gennaio  e ci stiamo organizzando per scendere. Scriveteci se cercate un passaggio o lo volete offrire

Le amazora

Il 22 gennaio alle ore 9 inizia il processo per diffamazione nei confronti di 3 donne

Si va e si torna insieme
Prima avvennero lo stupro e le violenze, poi l’ignobile processo e infine la denuncia a quante avevano sostenuto la donna sopravvissuta.

Lo stupro e le violenze:È il 12 febbraio del 2012 quando Rosa si trova con una sua amica in una discoteca a Pizzoli (L’Aquila). Nella discoteca non ci sono tante persone se non quei militari che il terremoto ha portato là per l’operazione “strade sicure”. Verso le 4 del mattino
Il processo:Da quando la violenza sessuale è entrata nei codici penali, tra Sette e Ottocento, i processi per stupro sono stati processi alle donne che li denunciavano, di cui si cercava di dimostrare il consenso o la provocazione distruggendone la reputazione, le intenzioni, la vita, discutendo chi frequentavano, come si vestivano, a che ora uscivano e con quanta forza si erano opposte. I movimenti delle donne negli ultimi cinquant’anni hanno fatto di quello che succedeva nelle aule dei tribunali uno dei terreni-chiave nella campagna contro la violenza. Si richiedeva, e lo si continua a fare, da una parte che le donne che denunciano e scelgono di intraprendere la via del processo penale non debbano essere sottoposte a processi di vittimizzazione ulteriore, vale a dire di colpevolizzazione, ritenute parzialmente o interamente responsabili di ciò che è accaduto loro; dall’altra che si riconosca che la condotta assunta in aula dagli avvocati che difendono gli stupratori e dai giudici che sostengono simili impianti è di natura politica, e in quanto tale implica una responsabilità individuale. Un avvocato che sceglie di difendere uno stupratore e insinua, come avvenuto in questo processo e come diversi avvocati hanno fatto nel corso della storia dei processi per stupro, che la donna fosse consenziente e avesse provato piacere durante le violenze compie una scelta precisa, niente affatto neutra o tecnica, figlia della stessa cultura dello stupro che dovrebbero processare.

Al processo di Rosa, come tante altre volte è successo in passato, hanno partecipato molte donne e femministe da tutta Italia, per sostenerla e per vigilare sull’andamento del processo.

La denuncia:Nel novembre 2015 l’avvocato Valentini è invitato ad un convegno, organizzato dall’associazione Ilaria Rambaldi Onlus di Lanciano, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, un luogo simbolico per la libertà delle donne.
Molte donne si mobilitano e alla fine la Casa delle donne di Roma segnala all’organizzazione del convegno che l’avvocato Valentini non può varcare quella soglia, perché indesiderato. Ma l’avvocato Valentini non ci sta e denuncia per diffamazione tre donne, colpevoli di avere diffuso una lettera di una aquilana in cui si cercava di spiegare alle donne romane chi fosse l’avvocato Valentini (ciriguardatutte.noblogs.org).

La posta in gioco:
A sembrarci grave non è la denuncia di per sé. A sembrarci grave è che un avvocato di uno stupratore che ha impostato il processo colpevolizzando la sopravvissuta, possa pensare che due anni dopo può impunemente varcare come ospite d’onore la soglia di una Casa delle donne; la cosa che ci sembra grave è che rifiutato, si senta nella posizione di forza e di diritto di intentare lui un processo contro tre donne; la cosa che ci sembra più grave è che uomini del genere invece di vergognarsi, nascondersi, defilarsi, continuino ad occupare la scena pubblica e a condizionare la vita delle donne.
Questa vicenda, lo abbiamo detto dall’inizio, ha un valore simbolico che non si può trascurare.
Vogliamo che diventi l’occasione per evidenziare cosa sono i processi per stupro, la responsabilità politica e individuale di chi partecipa al teatro della giustizia e chi colpisce le reti di solidarietà femminista.

Si va e si torna insieme abbiamo intitolato questo scritto.Alludendo al fatto che insieme siamo state al processo contro gli stupratori di Rosa e insieme ritorneremo a L’Aquila nel processo che coinvolgerà tre di noi per diffamazione. Il riferimento, però, è anche alla necessità di riprendere in mano, per le vecchie e nuove generazioni di donne, pratiche e strategie di autodifesa: in discoteca, nei centri sociali, per strada, ad una festa, si va e si torna insieme, ci si guarda le spalle e ci si protegge l’una con l’altra.
Appuntamento per tutte il 22 gennaio 2018 ore 9 presso il Tribunale dell’Aquila.
Assemblea Romana Ci Riguarda Tutte


SULL'INCHIESTA FIOM ALLA FCA - L'AZIONE DEL MFPR DURANTE LO SCIOPERO DELLE DONNE


 Vogliamo aggiungere che nello sciopero delle donne l'Mfpr alla Fca di Melfi, dove più di un terzo sono donne, portò la piattaforma (che segue), ora sempre più attuale in tutte le fabbriche Fca. Dicemmo allora, e lo ripetiamo oggi, che per sostenerla occorrono scioperi, lotte e un nuovo sciopero delle donne. 
La Fiom vuole fare questo nelle fabbriche Fca?

Ricordiamo che anni fa sempre la Fiom fece un'altra buona inchiesta che riguardava tutte le fabbriche metalmeccaniche e centrata proprio sulla condizione delle operaie. Purtroppo quell'inchiesta dettagliata, ancora valida tutt'oggi,- ripresa da noi negli opuscoli "S/catenate!" e "Sulla (in)sicurezza delle lavoratrici" - rimase nei cassetti sindacali. (per chi vuole conoscerla basta richiedere gli opuscoli a:mfpr.naz@gmail.com).

Non solo, nei due precedenti scioperi delle donne (nov. 2013 e marzo 2016), oltre che in quello dell'8 marzo di quest'anno le coraggiose delegate Fiom (per esempio di alcune fabbriche della Lombardia e dell'Emilia Romagna) che scesero in sciopero dovettero fare una lotta contro il Vertice Fiom e la Camusso che erano contrarie; come alla Fca di Melfi nel 2015 hanno contrastato una mobilitazione delle operaie e di alcune delegate sul problema delle tute e più in generale sulla condizione di lavoro delle operaie in questa fabbrica, come in altri stabilimenti Fca (per esempio a Termoli sul problema pause).
ORA CHE FARA' LA FIOM, dopo questa nuova grave inchiesta?

LA PIATTAFORMA PORTATA ALLA FCA MELFI dall'Mfpr
  • le pause devono tornare ad essere di 20 minuti l'una
  • riduzione dei carichi e ritmi di lavoro - No all'Ergo Uas
  • riduzione velocità delle linee per ridurre tempi e ripetitività dei movimenti
  • i bagni delle operaie devono essere di più e più vicini alle postazione di lavoro
  • riposi nei giorni di sabato e domenica, senza riduzione del salario
  • tutela della salute delle donne, miglioramento dei sistemi di sicurezza, a partire dai reparti nocivi (fumo, rumore, ecc); richiesta agli organi ispettivi di una verifica generale, sotto il nostro controllo!
  • ridurre la concentrazione di lavoratori su alcune linee, perchè anche questo ha a che fare con la dignità delle donne
  • assemblee sindacali delle operaie in più

23/12/17

Solidarietà a Barbara e Silvia, licenziate per aver lottato

Torino - In occasione della prima udienza del processo sul licenziamento, si è tenuto un presidio in solidarietà con le lavoratrici licenziate della cooperativa “Il Ponte”, che gestisce alcune comunità psichiatriche, di recente privatizzate. Barbara e Silvia sono state licenziate per aver lottato per un servizio migliore e migliori condizioni di lavoro.
Barbara e Silvia sono della Cub sanità e assistenza, facevano, come le loro colleghe turni infernali in condizioni durissime.
Di seguito l'intervista di radio blackout ad Alessandro Zanetti della Cub: 2017 12 19 zanetti licenziate
e un sunto della Cub sul processo di privatizzazione, che ha portato alla situazione attuale:

“IL PRETESTO PER LE DUE SOSPENSIONI
L’8 settembre il TAR del Piemonte ha rigettato i ricorsi presentati da aziende e associazioni contro la DGR di riordino della residenzialità psichiatrica.

21/12/17

Alla Fca sfruttamento e fatica - le donne subiscono di più

Nello sciopero delle donne l'Mfpr alla Fca di Melfi, dove più di un terzo sono donne, portò questa piattaforma, ora sempre più attuale, ma per sostenerla occorrono scioperi, lotte e un nuovo sciopero delle donne. La Fiom vuole fare questo nelle fabbriche Fca?
  • le pause devono tornare ad essere di 20 minuti l'una
  • riduzione dei carichi e ritmi di lavoro - No all'Ergo Uas
  • riduzione velocità delle linee per ridurre tempi e ripetitività dei movimenti
  • i bagni delle operaie devono essere di più e più vicini alle postazione di lavoro
  • riposi nei giorni di sabato e domenica, senza riduzione del salario
  • tutela della salute delle donne, miglioramento dei sistemi di sicurezza, a partire dai reparti nocivi (fumo, rumore, ecc); richiesta agli organi ispettivi di una verifica generale, sotto il nostro controllo!
  • ridurre la concentrazione di lavoratori su alcune linee, perchè anche questo ha a che fare con la dignità delle donne
  • assemblee sindacali delle operaie in più
(dalla stampa)
Il lavoro a Mirafiori: solo uno su dieci non ha dolori al corpo e oltre 6 soffrono di ansia o stress

E' l'esito di un questionario che Fiom ha consegnato agli ingressi dello storico stabilimento torinese e cui hanno risposto 843 dipendenti

   
Quando i volumi produttivi si abbassano, spesso si lavora molto meno di quanto si vorrebbe (e con prospettive incerte per il futuro). Ma quando gli ordinativi si alzano, ecco che i ritmi faticano a rimanere sostenibili. E' quanto rivela un'indagine realizzata da Fiom-Cgil che ha consegnato un questionario all'ingresso dello storico stabilimento di Mirafiori, cui hanno risposto 843 dipendenti, tra uomini e donne, distribuiti grossomodo in maniera omogenea tra i vari reparti. Dalla lastratura alla verniciatura, dal montaggio alla logistica, senza dimenticare gli impiegati.

L'esito è abbastanza preoccupante, visto che soltanto l'11% (poco più di uno su dieci) afferma di non aver dolori né alle braccia, né ai polsi o alle spalle. Al contrario,  oltre sei su dieci (il 66% per l'esattezza) ammette che l'organizzazione del lavoro, i ritmi produttivi e la gerarchia aziendale combinano in modo da creare ansia o stress.
Scorrendo le cifre, si scopre che il 75% degli intervistati vorrebbe più spazio lungo le linee (tra "abbastanza" e "molto", in parti quasi uguali), mentre l'87% giudicherebbe utile una pausa in più sul lavoro (27% abbastanza, 60% molto). Una buona maggioranza gradirebbe poi una rotazione tra le postazioni (in tutto il 67%, equamente suddivisi tra molto e abbastanza), mentre sono addirittura il 53% quelli che denunciano di provare dolori a braccia, polsi e spalle. Un altro 35% ammette di provarlo "ogni tanto".
Non stupisce, a questo punto, che il 55% riterrebbe "molto" utile avere ritmi di produzione più lenti (un altro 34% lo ritiene abbastanza utile) e il 58% ritiene che un'organizzazione del lavoro progettata meglio sarebbe molto utile (il 32% risponde "abbastanza").

Pollice verso, inoltre, verso il flusso e la velocità dei carrelli, così come per l'organizzazione del lavoro.

Grave ricatto di Calenda e padroni - dalle lavoratrici, precarie e disoccupate di Taranto

Comunicato stampa
Respingiamo il nuovo ricatto del governo/Calenda e di ArcelorMittal
Difendiamo con la lotta unitaria generale lavoro e salute

Al di là delle parole dei tavoli Calenda mette a nudo una solo cosa:
Ci vogliono imporre il loro piano industriale e ambientale, che prevede esuberi, divisione degli operai in serie A (in AM Investco) e serie B (in amministrazione straordinaria), taglio dei diritti, annunci sulla copertura dei parchi che non contraddicono l'allungamento dei tempi delle copertura totale dei parchi minerali e dell'ambientalizzazione delle fabbrica e del territorio e salvaguardia dei cittadini dal danno sanitario

E' scandaloso che ancora una volta i Sindacati confederali CGIL-CISL-UIL-Ugl si schierano a spada tratta con padrone e governo, contro gli interessi reali degli operai e dei cittadini di Taranto.

Il ricorso al Tar è legittimo, perchè governo e padroni non hanno tenuto in alcun conto le osservazioni critiche sul piano ambientale di associazioni ed enti locali. - tutto il resto sono pure fandonie. E'scandaloso che per ragioni elettorali
Calenda e i suoi agenti Bellanova e De Vincenti per ragioni elettorali vogliono assediarci ed evitare che il tavolo non continui a essere una fiera delle chiacchiere e degli inganni

Non è vero che il ricorso interrompe il lavoro di bonifica, non è vero che il ricorso interrompe la trattativa – è il governo che usa la trattativa come ricatto non è vero che Mittal se ne vuole andare – prendersi l'ILVA per Mittyal è indispensabile ed è l'affare del secolo in una siderurgia in preda della guerra commerciale nel mercato mondiale davanti alla crisi conclamata di sovrapproduzione, dipendente dalla logica el profitto e dello sfruttamento del lavoro e del territorio, non è vero che la fabbrica è a rischio chiusura. E' il governo che porta questa linea e mette le mani sulla fabbrica come e peggio del padrone per conto del padrone. Basta con chi sulla pelle di operai e cittadini vuole fare solo profitti e continuare a produrre morte e inquinamento.
Non facciamoci ingannare dagli agenti del padrone e del governo.
Facciamo sentire la voce operaia e popolare dentro la fabbrica contro i servi del padrone e del governo e in tutta la città contro i difensori ad oltranza di una fabbrica che vogliono solo morte e sfruttamento, quando ci sono tutte le condizioni per risanarla e ci sono le condizioni per una bonifica reale del territorio

Operai e cittadini devono dividersi dagli agenti di padroni e governo e unirsi e lottare su:
NESSUN ESUBERO – NESSUNA DIVISIONE RA OPERAI DI SERIE A E B – difesa dei diritti e dei salari
Nessun ritiro del ricorso – modifica del piano ambientale
COPERTURA ACCELLERATA E D'EMERGENZA DEI PARCHI MINERALI in pochi mesi
TANTI E TANTI NUOVI SOLDI PER LA BONIFICA REALE DEL TERRITORIO.

Costruiamo l'assemblea autonoma OPERAI/CITTADINI
per uno sciopero generale che blocchi fabbrica e città
a metà gennaio

info: slaicobasta@gmail.com via Rintone 22 Taranto 3475301704
blog tarantocontro.blogspot.it

SLAI COBAS per il sindacato di classe