18/07/14

I nazisti di Israele hanno iniziato l’offensiva via terra..."Dobbiamo uccidere tutte le mamme palestinesi"


Ayelet Shaked, parlamentare israeliana e numero due del governo Netanyahu, ha scritto sulla sua pagina Facebook ufficiale che "tutte le madri palestinesi" devono essere uccise durante un eventuale attacco via terra contro la Striscia di Gaza. “Dobbiamo uccidere le madri palestinesi in modo che non diano vita a nuovi piccoli serpenti”, ha dichiarato con disprezzo la parlamentare donna dello Knesset aggiungendo, sempre contro le mamme: “Devono morire e le loro case devono essere demolite in modo che non possano portare alla luce altri terroristi. Loro sono tutti nostri nemici ed il loro sangue deve essere versato sulle nostre mani. Ciò vale anche per le madri dei terroristi morti”.Le dichiarazioni di una così importante esponente del governo dello stato di Israele confermano, se mai ce ne fosse bisogno, che l'obiettivo del governo Netanyahu è quello di portare avanti un vero e proprio genocidio di massa.
Poco tempo prima sempre Shaked aveva dichiarato: «questa non è una guerra contro il terrorismo, questa è una guerra tra due popoli, e il nemico sono i palestinesi». Se si tiene conto del fatto che il 20 per cento della popolazione israeliana è composta da arabi (molti dei quali cominciano a identificarsi come “palestinesi con cittadinanza israeliana”, o “palestinesi del 1948”) non è una dichiarazione da poco.
Ha reagito a queste dichiarazioni uno che di repressione se ne intende eccome, il premier turco Erdogan. “Una donna israeliana dice che anche le mamme palestinesi vanno uccise. Ed è un membro del Parlamento israeliano. Che differenza c’è tra questa mentalità e quella di Hitler?”.

16/07/14

Con le donne palestinesi: il loro sangue, le loro lacrime diventeranno armi!

Più di 200 palestinesi civili uccisi, tra essi decine e decine di donne e bambini. 

Non si tratta neanche di "vittime collaterali" ma di morti di un genocidio mirato che vuole massacrare e distruggere un intero popolo 

Lo Stato sionista di Israele porta avanti una guerra di sterminio e di occupazione nazista. 

Lo Stato, il governo italiano, Napolitano, la ministra degli esteri Mogherini, insieme all'imperialismo Usa e governi europei, sono fino in fondo complici di questo genocidio, mettendo sullo stesso piano lo Stato colonizzatore di Israele e la libertà e la vita di un intero popolo. 

DEVONO, DOBBIAMO FAR PAGARE CARO IL SANGUE E LE LACRIME DELLE DONNE DELLA PALESTINA! 

Le donne non sono solo "vittime", la loro lotta, la loro resistenza sono una forza potente per la necessaria guerra popolare rivoluzionaria per la libertà della palestina. Il loro sangue, le lacrime per i figli, familiari uccisi prima o poi diventeranno "armi"!

Diamo il nostro sostegno alle donne, al popolo palestinese, alzando forte il nostro grido e la nostra lotta contro lo Stato, il governo italiano, contro le ministre, esponenti istituzionali, per cui  i criminali interessi economici, politici, strategici dell'imperialismo valgono bene la vita di donne palestinesi!

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

15/07/14

LE LOTTE NON SI PROCESSANO, SOLIDARIETA' PER MARGHERITA E MASSIMO!

CONTINUANO A PIOVERE  DENUNCE PENALI CONTRO LO SLAI COBAS S.C. DI TARANTO, NEL TENTATIVO DI ARRESTARNE LA LOTTA

LE LAVORATRICI E I LAVORATORI DEL POLICLINICO DI PALERMO ESPRIMONO LA PROPRIA GRANDE SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA COORDINATRICE NAZIONALE DELLO SLAI COBAS S.C. E AL RAPPRESENTANTE DEI DISOCCUPATI ORGANIZZATI DI TARANTO GIA’ AGLI ARRESTI PER LA LEGITTIMA PROTESTA DEL 22 MAGGIO SCORSO

Margherita Calderazzi, coordinatrice nazionale dello SLAI Cobas per il sindacato di classe,  e Massimo, rappresentante dei D.O. di Taranto, nei giorni scorsi sono stati colpiti da un’ennesima denuncia penale per avere guidato la legittima protesta, occupando il ponte girevole di Taranto, contro l’indifferenza, il cinismo e l’arroganza, delle istituzioni cittadine nei confronti dei bisogni anche più elementari dei disoccupati e delle masse popolari, tra cui, il lavoro, la salute e sicurezza.

Governi e istituzioni, anziché dare risposte concrete, alle lotte sociali, dal sud al nord, rispondono sistematicamente con la repressione (multe, denunce, fermi, cariche,pestaggi,fogli di via, arresti ecc.). Ma, come avvertono anche i compagni di Taranto, non solo le lotte NON SI FERMERANNO, ma in settembre sarà sviluppata una vasta campagna CONTRO LA REPRESSIONE. REPRESSIONE tesa ad intimidire la  coordinatrice dello SLAI Cobas s.c. e le azioni di lotta portate avanti, con grande forza, coraggio e determinazione, che turbano i sonni dei governanti cittadini, di chi vorrebbe continuare indisturbato a fare i propri interessi e quelli della CASTA di appartenenza, sulla pelle delle classi più povere.

Anche a Palermo la repressione dilaga, indice del MODERNO FASCISMO che avanza, in ogni ambito, e che oltre a colpire i dirigenti dello SLAI Cobas s.c., sta colpendo anche le avanguardie dei precari (Gesip, ex Pip), i disoccupati, i senza casa, i lavoratori,gli studenti,i giovani, i NO MUOS, i NO TAV e chiunque si ribelli allo stato di cose esistente.

Perciò è necessaria la mobilitazione e la costruzione, dal sud al nord del Paese, di un FRONTE UNITO DI SOLIDARIETA’,LOTTA E RESISTENZA (SOCCORSO ROSSO PROLETARIO)  contro la REPRESSIONE E LA FASCISTIZZAZIONE dello Stato, delle sue istituzioni e dei governi.

Pa, 15.07.2014

Lavoratrici/lavoratori SLAI Cobas s.c. Policlinico-Palermo


Gaza: una strage di donne e bambini

Fonte: Contropiano

La campagna di massicci bombardamenti israeliani sulla popolazione della Striscia di Gaza è arrivata al settimo giorno. Mentre scriviamo il tragico bilancio delle vittime è arrivato a 172 palestinesi uccisi e a oltre 1250 feriti. Intanto decine di migliaia di persone, a partire da ieri, hanno dovuto lasciare le loro case nel nord della Striscia, in particolare a Beit Lahiya, per sfuggire alle operazioni omicidie di Tsahal. La maggior parte di loro si è rifugiata nei centri messi a disposizione dell’agenzia Onu per i rifugiati, l’Urnwa, che però non sono esenti dagli attacchi come dimostrano le stragi avvenute durante i bombardamenti israeliani degli scorsi anni.
Intanto Israele, che potrebbe dare presto il via ad una massiccia invasione di terra dopo aver realizzato e tentato alcuni blitz mirati nei giorni scorsi – alcuni dei quali respinti dai combattenti di Hamas e della Jihad Islamica che avrebbero respinto le forze speciali di Tel Aviv – ha di nuovo avviato una campagna di rastrellamenti in numerosi centri della Cisgiordania occupata. Decine di palestinesi sono stati arrestati, numerose case perquisite e devastate, e un uomo è stato ucciso dai militari vicino ad Hebron.

La propaganda sionista continua a descrivere “Margine Protettivo” come se fosse un’operazione antiterrorista mirata ad Hamas e agli altri gruppi islamici operanti nell’enclave assediata, ma i numeri diffusi in questi giorni da numerose agenzie umanitarie e dai pochi giornalisti obiettivi presenti sul terreno descrivono una realtà esattamente opposta, fatta di una strage di civili, e soprattutto di donne e bambini.
Secondo il Palestinian Center for Human Rights, ad esempio, dei 173 morti ben 130 sarebbero civili, e tra questi 35 i bambini e 26 le donne. Proporzioni simili tra coloro che sono rimasti feriti o sono stati resi invalidi dalle bombe sganciate dai caccia con la Stella di Davide o dai cannoneggiamenti delle navi che sparano dal mare o dei carri armati e dei cannoni che martellano Gaza da più direzioni. Anche le agenzie delle Nazioni Unite – come l’Ufficio dell’Onu per gli Affari Umanitari – confermano che almeno l’80% delle vittime dei raid israeliani sono civili inermi. L’agenzia ha denunciato che almeno 25 mila bambini traumatizzati hanno necessità di un’assistena psicologica immediata e continua mentre mancano almeno 60 milioni di dollari necessari a coprire le necessità urgenti in tema di medicinali e materiali di vario tipo.
Secondo il macabro conteggio le case finora distrutte sono oltre 940, 400mila persone rimaste senza elettricità e moltissime altre senza acqua potabile mentre le medicine e il cibo scarseggiano. Nei bombardamenti finora sono stati colpiti e danneggiati otto centri medici, quattro ambulanze, un medico è stato ucciso e 19 lavoratori della sanità sono stati feriti dalle bombe di Tel Aviv.

14/07/14

Da Arundhati Roy: Nuovo appello per la libertà di Saibaba!

info csgpindia@gmail.com - srpitalia@gmail.com

Comunicato stampa sulla formazione del Comitato per la difesa e il rilascio di GN Saibaba

Inviato da ICSWP â‹… 6 lug 2014

Il Dr. GN Saibaba, che è stato rapito da Delhi dalla polizia del Maharashtra il 9 maggio 2014 e accusato secondo la legge UA(P)A, rimane fino ad oggi a languire nella prigione centrale di Nagpur, senza alcuna ragione sostanziale per rimanere in carcere. SaiBaba aveva chiesto la libertà su cauzione per forti motivi giuridici e umanitari. Questi ultimi motivi poggiano sul fatto che come si sa il carcere non ha le strutture mediche per ospitare una persona disabile al 90% come lui, e che egli soffre gravemente per la mancata assistenza medica. Nonostante ciò, la Corte ha respinto la sua domanda di libertà su cauzione sull'assurda base che le autorità carcerarie non hanno fornito alcuna documentazione sulla mancanza di strutture mediche.

Dal suo arresto, SaiBaba non ha avuto la possibilità di vedere il magistrato che potesse accertare il suo stato di salute. Egli rimane senza assistenza medica adeguata, e la sua condizione sta deteriorando rapidamente. Egli è svenuto due volte in carcere e ancora non c'è stata assistenza medica. Alla luce di tali circostanze, è stato costituito un comitato di 17 persone per la Difesa e la Liberazione di GN Saibaba per accelerare il suo rilascio su cauzione, e per garantire che egli venga curato e trattenuto in conformità a tutte le disposizioni di legge e costituzionali. I seguenti membri costituiscono il Comitato.

1. Prof AK Ramakrishnan (Centro di Studi Asiatici occidentali, JNU - Jawaharlal Nehru University, New Delhi)

2. Prof Amit Bhaduri (Professore Emerito, JNU)

3. Prof Anand Teltumbde (Scrittore e attivista)

4. Arundhati Roy (Scrittore e attivista)

5. Ashok Bhowmick (artista e attivista)

6. Prof. G Hargopal (Centro per i Diritti Umani, Università di Hyderabad, [in pensione.]) (Presidente)

7. Prof Jagmohan Singh (Retd.) (Associazione per i diritti democratici)

8. Karen Gabriel (St Stephens College, DU-Delhi University) (Segretario Generale)

9. N Raghuram (Università IP, ex-presidente, IPUTA)

10. Nandita Narain (St Stephens College, DU, Presidente, DUTA)

11. P K Vijayan (Hindu College, DU)

12. Sanjay Kak (regista indipendente e attivista)

13. Seema Azad (giornalista, editore, Dastak, PUCL attivista)

14. Sri Krishnadeva Rao (Registrar, National Law University, Delhi)

15. Sudhir Dhawale (Giornalista, Redattore Vidrohi, Attivista)

16. Sumit Chakravartty (Editor, Mainstream)

Taranto: ancora repressione per chi lotta!

Da settembre una grande campagna e mobilitazione di solidarietà!

Una nuova denuncia è arrivata in questi giorni alla coordinatrice dello Slai cobas, Margherita Calderazzi, e a uno dei rappresentanti dei Disoccupati Organizzati, Massimo già arrestato per la protesta del 22 maggio. 
Ancora, mentre nessuno risposta viene data dal Comune e dalle Istituzioni sull'emergenza lavoro, si cerca di attaccare pesantemente coloro che organizzano e lottano per il diritto al lavoro, al salario, alla dignità. 
In questo sistema sociale al servizio dei padroni, fatto di partiti borghesi e politicanti, rappresentanti istituzionali che pensano solo ai loro interessi e al loro squallido potere, lottare per il diritto al lavoro è un reato!

Di quali "grandi crimini" sono accusati?
Di aver manifestato sul ponte girevole, dopo l'ennesimo silenzio del sindaco e degli assessori e la venuta meno dei loro stessi impegni di aver provocato un danno alla città - un'accusa che sembra della serie: "fare dello spirito ad un funerale", visto che i danni, questi gravissimi, alla città li provocano ogni giorno chi governa Taranto;
di aver fatto appello agli altri disoccupati, lavoratori, a lottare, a ribellarsi. 
 
A questa nuova denuncia e nuovo processo, che si aggiunge a tante altre denunce che stanno colpendo lo Slai cobas e i Disoccupati Organizzati, e che si aggiunge al processo per i 2 disoccupati arrestati, dobbiamo rispondere non solo non fermando alcuna lotta per il lavoro - le cui forme a volte dure sono assolutamente necessarie 
ma sviluppando da settembre una vasta campagna contro la repressione, contro le denunce, i processi, gli arresti per chi lotta per il lavoro, che vogliono colpire e fermare i Disoccupati Organizzati, ma vogliono soprattutto bloccare, riempendo di denunce la sua coordinatrice, l'azione dello Slai cobas per il sindacato di classe, unica realtà in questa città che lotta coerentemente. 

GIU' LE MANI DAI DISOCCUPATI ORGANIZZATI!
GIU' LE MANI DALLO SLAI COBAS 
chi denuncia l'emergenza lavoro, come l'emergenza salute in questa città, stia concretamente al fianco di chi lotta, contro la repressione!

Foggia, “Vuoi abortire? Paga 100 euro”. Arrestati due medici, almeno 20 i casi


Un anestesista e un ginecologo, l'unico non obiettore dell'ospedale Tatarella di Cerignola, sono stati incastrati da un video. La coppia agiva durante il normale orario di servizio minacciando le ragazze che altrimenti non sarebbero riuscite a fare l'intervento entro novanta giorni

Quando le donne, spesso giovanissime, si rivolgevano a lui per interrompere la gravidanza entro i tre mesi dal concepimento, la sua risposta era sempre la stessa: sì, a patto di ricevere in contanti 100 euro (oltre all’eventuale pagamento del ticket), altrimenti non avrebbe eseguito l’aborto entro il novantesimo giorno, cioè il limite previsto dalla legge. Un anestetista e un ginecoloco del presidio ospedaliero di Cerignola sono stati messi agli arresti domiciliari con l’accusa di avere costretto giovani pazienti, che chiedevano di essere sottoposte ad interruzione di gravidanza, a pagare 100 euro per un intervento che è a carico del sistema sanitario. I soldi erano chiesti per velocizzare i tempi di attesa e la quota era poi divisa a metà tra i due che erano gli unici della struttura a non essere obiettori di coscienza.
Agli arresti Osvaldo Battarino, 56 anni, dirigente medico responsabile del servizio di interruzioni volontarie delle gravidanze all’ospedale Giuseppe Tatarella, e Giuseppe Belpiede, 62, direttore dell’unità di anestesia e rianimazione della stessa struttura. L’accusa nei loro confronti è di concussione continuata in concorso. Un’indagine iniziata a fine 2013, quando un uomo ha denunciato ai Carabinieri che Battarino aveva preteso 100 euro in contanti per eseguire l’aborto della figlia. Di fronte ai dubbi dell’uomo, il medico avrebbe detto che se non avesse pagato, l’intervento non sarebbe stato compiuto prima del novantesimo giorno di gravidanza. Le indagini dei Carabinieri hanno accertato che l’episodio non era occasionale ma che i due usavano sistematicamente questa pratica, tanto che sarebbero almeno venti i casi accertati sinora.
I due  sono stati incastrati da un video, dopo che i Carabinieri di Cerignola hanno avviato una serie di operazioni di intercettazione. Particolarmente esplicito sarebbe stato il comportamento di Battarino quando l’intervento veniva richiesto da donne straniere a cui l’uomo chiedeva il consueto versamento di 100 euro sostenendo che, in caso contrario, anziché dopo due giorni le avrebbe fatte aspettare un mese. Per rincarare la dose avrebbe aggiunto che se fossero andate in un altro ospedale l’attesa sarebbe stata lunga con il rischio che la gravidanza avrebbe superato i novanta giorni. Le donne, a quel punto, si sarebbero rassegnate a pagare. Da un’intercettazione telefonica in cui il ginecologo spiega al suo interlocutore il funzionamento del meccanismo, è emerso che il sistema di malaffare andava avanti da molto tempo: “Io faccio 500 interruzioni all’anno da 25 anni. 500 all’anno: hai capito?”.  Dalle intercettazioni si evince che Battarino dava ai colleghi la disponibilità a intervenire velocemente, anche il giorno successivo alla telefonata, sempre che pagassero la somma richiesta: “Se tu vuoi”, si legge nella trascrizione di una telefonata intercettata, “io la posso fare pure domani mattina. Se lei sa che praticamente io le faccio il certificato e la visita di Belpiede (Giuseppe, l’anestesista) sono cinquanta e cinquanta“.